La decisione del governo britannico di volere conferire nuovi poteri alla polizia nei confronti delle persone impegnate in proteste politiche e pacifiche sta scatenando le reazioni degli attivisti per i diritti umani che accusano Downing Street di tentare di sopprimere la libertà di parola. Da parte loro le opposizioni sostengono che il governo cerca semplicemente di distrarre l’opinione pubblica dalle tante cose che, dicono, vanno molto male nel Regno Unito. Il governo ha annunciato presenterà emendamenti alla legislazione in quella che è definita Legge sull’ordine pubblico, già oggetto di critiche perché accusata di porre freni alla protesta. Nello specifico, il disegno di legge prende di mira gruppi come Black Lives Matter, Extinction Rebellion e Just Stop Oil, che hanno tutti utilizzato tattiche dirompenti nelle loro proteste contro il governo. Il disegno di legge criminalizzerebbe tattiche di protesta, come i prolungati blocchi stradali, costringendo gli attivisti a indossare braccialetti elettronici. Il nuovo emendamento darebbe inoltre alla polizia il potere di sospendere le proteste prima ancora che si verifichi qualsiasi interruzione. Il primo ministro britannico Rishi Sunak è stato chiaro: “Non possiamo permettere che le proteste condotte da una piccola minoranza sconvolgano la vita del pubblico comune. Non è accettabile e gli metteremo fine”. A rendere la situazione molto complessa ci si è messo il capo del Metropolitan Police Service di Londra, Mark Rowley, che in una dichiarazione ha chiarito che la polizia non aveva chiesto al governo maggiori poteri per frenare le proteste. Adam Wagner, avvocato per i diritti umani, in proposito ha dichiarato a Cnn che ”la polizia deve già decidere in quali proteste essere coinvolta e quali lasciare stare. Qualunque cosa facciano, verrà criticata” e probabilmente non vorrebbe avere a che fare con qualcosa che le darebbe cattiva pubblicità. Yasmine Ahmed, direttore britannico di Human Rights Watch, ha detto che ”il nostro diritto alla protesta è fondamentale, soprattutto in un momento in cui siamo in preda a una crisi del costo della vita, una crisi climatica e il nostro servizio sanitario pubblico è in ginocchio. Invece di aiutare le persone che sono al di sotto della soglia di povertà – persone che lavorano, comprese le infermiere – il governo sta perdendo tempo a reprimere il dissenso”.

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