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Iran: proteste davanti ad un carcere forse fanno rinviare doppia esecuzione - Italianinews

Iran: proteste davanti ad un carcere forse fanno rinviare doppia esecuzione

Centinaia di persone si sono riunite, ieri sera, davanti ad una prigione di Teheran chiedendo che fosse sospesa l’esecuzione di due giovani, (accusati di avere investito un agente di  polizia durante le proteste dello scorso novembre)  di cui la madre di uno di loro aveva dato notizia. Video pubblicati sui social media mostrano la madre di uno degli uomini, il 22enne Mohammad Ghobadlou, che implorava clemenza per il figlio, fuori dalla prigione di Rajaei-Shahr a Karaj, una città satellite a ovest di Teheran. Gli attivisti per i diritti umani avevano lanciato l’allarme dopo che Ghobadlou e il compagno di prigionia Mohammad Broghani erano stati portati in isolamento, che spesso è un passaggio preliminare prima dell’esecuzione. I loro avvocati sostengono che i due uomini hanno chiesto un nuovo processo presso la corte suprema.  Finora quattro persone sono state giustiziate in relazione alle proteste che hanno travolto l’Iran dalla morte in custodia della giovane Mahsa Amini a settembre. Alcuni avvertimenti di imminenti esecuzioni si sono rivelati falsi, forse perché le proteste intorno a determinati prigionieri hanno innervosito le autorità. Gli ambasciatori iraniani in Europa sono ancora convocati per l’esecuzione di due uomini sabato, e l’Iran deve ora valutare se ignorare la condanna internazionale per la mancanza di un giusto processo, compreso il divieto ai prigionieri di accedere ad avvocati di loro scelta. La repressione sta soffocando ogni possibilità di trattative per un rinnovato accordo sul nucleare, spingendo parte del regime iraniano a cercare relazioni più strette con la Russia in alternativa all’occidente. L’esecuzione di due uomini, Mohammad Mehdi Karami e Mohammad Hosseini, sabato ha portato a proteste in tutto il mondo, ma senza sanzioni immediate. Intanto, cancellando la possibilità che siano allentate le rigide regole su come indossare l’jijab, il Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale ha affermato in un lungo comunicato che le società occidentali hanno distrutto la famiglia promuovendo la sessualità femminile. “Coprirsi fa sì che una donna venga riconosciuta nella società dai suoi pensieri e dalla sua personalità, non dal suo corpo e dalla sua bellezza”, si legge nel comunicato. “Questo è il più grande servizio che le religioni, in particolare l’islam, hanno reso alla donna, che la obbliga a osservare l’hijab in modo che la sua dignità sia preservata e non sia venduta o fatta circolare come una merce”

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