Nel 2022 si dovrebbe lavorare sodo per combattere certi stereotipi e noi, paese “della pizza, degli spaghetti e del mandolino”, dovremmo saperlo meglio di altri. Eppure esistono Nazioni, come la Colombia, che faticano a staccarsi da facili accostamenti, per ragioni (purtroppo) tutt’altro che divertenti. Secondo l’Ufficio dell’ONU che monitora lo sviluppo dei crimini e della droga (UNODC), lo scorso anno in Colombia è stato registrato un raccolto record della pianta di coca, arrivata a una coltivazione di 204.000 ettari. Un numero impressionante, se si considera che il Paese sudamericano è già il maggior produttore di cocaina al mondo. Un dato che va letto in diversi modi: per anni, la classe politica ha cercato di rilocalizzare gli agricoltori colombiani in un settore diverso da quello della produzione di coca, ma, a parte vane promesse di incentivi o sussidi, poco è stato fatto in questo senso. Al punto che Gustavo Pedro, il presidente della Colombia, ha definito “fallimentare” il programma di lotta contro la droga, dicendo che è necessario accelerare i tentativi del neo-eletto governo di sinistra di regolamentare l’industria per tagliare le coltivazioni illegali. La produzione di coca però rimane, paradossalmente, uno dei settori più “floridi” in Colombia, dove è nel dipartimento di Norte de Santander che è stata censita la maggiore quantità ed estensione di coltivazioni. L’Onu quindi lancia l’ennesimo allarme, non soltanto legato a una coltivazione che irrimediabilmente va a sfociare nel mondo della criminalità (le aree vicine ai confini sono caratterizzate da una rete di lavoro fra gang armate, trafficanti di droga e produttori) ma che ha effetti anche a livello ambientale. La coltivazione di coca infatti è una minaccia alla biodiversità della Colombia, data l’inevitabile conseguenza della deforestazione dovuta alla maggior parte delle piantagioni che si trova in zone come riserve forestali. Un nuovo e difficile compito per il governo che è operativo solamente da agosto, ma che dovrà cercare di frenare un fenomeno ormai ingestibile, per salvare sia l’assetto socio-economico della Colombia, che il suo ecosistema.
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