Giorgia Meloni è la prima donna a diventare presidente del Consiglio in Italia. E già questa è una notizia importantissima, anzi clamorosa perché lei è riuscita laddove altri (il Pd, tanto per non fare nomi) non hanno mai osato fare. Donna e presidente del Consiglio in altri Paesi è cosa abbastanza frequente. Senza andare lontano, basti pensare alla Francia, alla Finlandia e, sino a ieri, al Regno Unito. In Italia questo, fino ad oggi, era nella sfera della fantapolitica. Ed invece è accaduto e Giorgia Meloni può vantare il merito di esserci riuscita, combattendo i nemici politici e anche le ambizioni un po’ troppo avventate dei suoi alleati, che forse non hanno inizialmente ben capito con chi avevano a che fare. Lasciando da parte le ideologie – così come il passato, che a volte può anche essere ingombrante -, il risultato messo a segno dalla presidente di Fratelli d’Italia è clamoroso, avendo ottenuto una vittoria elettorale straripante (per comprenderne l’ampiezza basta guardare ai risultati di Lega e Forza Italia, che comunque hanno fruito di una legge da cambiare prima possibile) e, soprattutto, sapendola gestire all’interno di una coalizione non sempre omogenea. Gli ultimi giorni sono stati vissuti dalla politica col fiato sospeso, non perché si aspettava cosa avrebbe fatto il presidente Mattarella, quanto perché l’irrequietezza di qualcuno (cognome: Berlusconi; nome: Silvio) ha rischiato di mettere Meloni nella condizione obbligata di denunciare l’accordo di maggioranza, messo in pericolo da tesi di politica estera nettamente opposte a quelle filo-atlantiche di Fratelli d’Italia. L’approccio muscolare che Giorgia Meloni ha dato alla trattativa alla fine ha avuto la meglio sulle richieste che Salvini e Berlusconi hanno fatto per ambizioni personali – il primo, con oggetto il Viminale – o di riconoscenza – il secondo, che ha insistito per vedere Licia Renzulli con un ministero di peso -. Gli alleati hanno dovuto incassare dei secchi ”no”, sapendo che se non lo avessero fatto saltava tutto, con la prospettiva affatto fantascientifica di un ritorno alle urne nel giro di pochi mesi e che il voto avrebbe ulteriormente premiato Fratelli d’Italia.

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