Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da enormi mutamenti causati dal virus COVID-19. Nonostante tutto, tale sconcerto potrebbe far scaturire delle condizioni favorevoli per una ripresa, consolidando le tendenze positive che sicuramente servono per irrobustire l’economia del nostro Paese ma anche di tutto il contesto europeo. Di certo, la pandemia ha messo in risalto ciascuno dei punti di forza della popolazione e dell’economia nel contrastare la crisi che ha minacciato la salute collettiva, il sistema economico e, come se non bastasse, migliaia di posti di lavoro. Minacce che tutt’ora sussistono inesorabilmente. Il COVID-19 però ha anche rimarcato la parte più fragile del nostro essere umani. Da questa vulnerabilità esplode la forza di carattere latente nell’uomo, favorendo idee e iniziative per uscire dalla crisi. Qui di seguito verranno ponderati alcuni fattori che hanno permesso di contrastare il crollo economico.
Un primo fattore è evidenziato da una più veloce digitalizzazione. Più del 90% di tutte le aziende hanno aumentato il numero di dipendenti da remoto, e oltre il 60% ha aumentando le vendite con offerte di servizi e con acquisti esclusivamente online. Questo ha favorito un’accelerazione della produttività e di conseguenza una crescita redditizia dell’economia d’impresa. anche se i risultati veri e propri lo si noteranno nel lungo termine. Tutta questa digitalizzazione ha portato ad un investimento aziendale e industriale per migliorare la struttura e ambire così a vestire i panni di azienda digitale leader nei rispettivi settori.
Altro fattore essenziale per far fronte alla crisi si concretizza nella forza delle catene di approvvigionamento a livello globale. Le cosiddette Supply Chain si sono rivelate molto vulnerabili durante la pandemia, il 75% di loro ha fatto fronte alle difficoltà di produzione e di conseguenza nella distribuzione. Anche in questo caso le aziende hanno integrato nelle proprie iniziative operazioni digitali. Vedendo un netto miglioramento della produttività e generando una crescita assai cospicua e sostenibile.
Terzo fattore si presenta nella funzione fondamentale del settore privato per l’economia a impatto zero. Da un Rapporto sui rischi si evince che i maggiori pericoli sono di natura ambientale. Vedasi gli episodi estremi meteorologici che hanno procurato danni all’uomo e molto spesso verificatosi per una scarsa misura di tutela ambientale, per non dire che in certi casi tali protezioni sono state inesistenti. La crisi ha spinto l’Europa a sollecitare i vari governi a aderire alla transizione verde come parte integrante del piano di ripresa e di crescita. Questa iniziativa ha portato agli investimenti essenziali per la decarbonizzazione dell’economia. Delle attente analisi hanno mostrato che i risparmi sui costi potrebbero equiparare gli investimenti utilizzati e che un’economia basata sulle emissioni zero favorirebbe un aumento netto di ben 5 milioni di posti di lavoro in tutto il vecchio continente (Analisi riportata da McKinsey & Company). Una trasformazione verde dell’economia mette il settore privato come fulcro di tale cambiamento. È d’uopo precisare, infine, che un tale impegno non soltanto favorirà la diminuzione delle emissioni ma condizionerà l’atteggiamento di ciascun consumatore avendo a disposizione più potere di scelta.






