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Il segretario del Pd insiste molto su questo concetto: “La legge elettorale non postula coalizioni – sottolinea – ma semplicemente delle alleanze elettorali”.
Il cuore del ragionamento è nell’individuazione di un “Belzebù” da sconfiggere a tutti i costi: la Meloni. Un errore costato caro anni fa, quando per demonizzare Berlusconi, la sinistra vinse le elezioni con un piccolo margine e il governo cadde dopo qualche mese.
In pratica non serve un programma comune, secondo Letta, ma un obiettivo comune. Sembrerebbe un modo per rendere più agili le intese, specie con Azione. E tra gli interlocutori ci sono anche Luigi Di Maio, orfano dei 5 stelle, e Giuseppe Sala, che a Milano ha un suo seguito. Entrambi molto presto incontreranno il leader dei democratici a Roma. “Non sarò parte di questa partita – chiarisce Sala – sto solo cercando di dare una mano”.
“Bisogna derubricare questa assurda discussione della premiership”, ribadisce Letta rispondendo indirettamente a Carlo Calenda che, proprio negli stessi momenti, in Tv rilancia: “O Draghi o come presidente del consiglio mi candido io”. Per sperare di vincere, servono forze che corrano insieme al Pd.
“Con il Movimento 5 Stelle, purtroppo lo dico perché abbiamo fatto insieme un bel percorso, non ci sono in questo momento le condizioni per allearci: verrebbe meno la credibilità di una proposta politica a questo punto”. Lo ha detto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti a Radio anch’io, su Radio Rai, parlando di possibili alleanze.
Italia viva è pronta a correre da sola in caso di veti. Lo annuncia nella sua Enews Matteo Renzi: “A sinistra – scrive l’ex presidente del consiglio – stanno mettendo insieme di tutto e di più. Dicono che l’obiettivo sia evitare il fascismo e per questo provano a fare una grande coalizione anche con idee opposte. Secondo me non funziona: per prendere voti bisogna avere le idee chiare e non prendere in giro gli elettori. Sbaglio? Qualcuno di voi mi scrive: ‘Matteo, come si fa ad andare soli alle elezioni?’. Rovescio la domanda: come si fa ad andare con chi non condivide nulla?”.
“Come si fa a pensare – ribadisce il leader di itslia viva – che le coalizioni servano a utilizzare il voto dei cittadini per poi dividersi il giorno dopo? Come si fa a stare insieme, se l’odio e il risentimento personale è più forte della politica e delle scelte per i nostri figli? C’è qualcuno che mette il veto su di noi in coalizione, per antichi rancori personali. E va bene. Chi fa questa scelta si assume una bella responsabilità in caso di sconfitta. Chi vuole costruire una coalizione vera, sui contenuti, sa dove trovarci. Chi pensa di comprarci con tre posti, non ci conosce”.
Renzi poi fissa l’obiettivo: “A destra sono sicuri di vincere e già litigano su chi deve andare a Palazzo Chigi. Io lavoro perché non abbiano i numeri e siano costretti a tornare a bussare alla porta di Mario Draghi”.
Ribadendo l’intenzione di Italia viva di correre da sola alle elezioni del 25 settembre, Matteo Renzi prova a delineare la sua proposta: ”Se prevale l’intelligenza politica e si costruisce una coalizione vera, ci siamo, ma se ciascuno vuole tenere le sue bandierine e pensa di poterci abbindolare con due seggi o tenerci fuori con un veto, beh, non ci conoscono”.
L’ex premier avverte come un veto sul suo partito possa far male a tutto lo schieramento: “Se c’è un veto politico su di noi, ne prendiamo atto. E dopo le elezioni ciascuno risponderà delle sue scelte. Se il veto di Letta è legato all’astio per le vicende del 2014, non possiamo farci niente”.