rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170Sedendo accanto al re, Hamad bin Isa Al Khalifa, in occasione dell’evento interreligioso che si sta tenendo nel Regno per favorire il dialogo Est-Ovest, Francesco ha anche esortato la nazione del Golfo Arabo a garantire condizioni di lavoro “sicure e dignitose” per i suoi lavoratori immigrati, che da tempo, secondo molte fonti, subiscono abusi e sfruttamento nelle industrie dell’edilizia, dell’estrazione del petrolio e dei servizi domestici. Francesco, che i problemi ad un ginocchio costringono a usare una sedia a rotelle per i suoi piccoli spostamenti, non ha esitato ad affrontare alcune delle controverse questioni sociali in Bahrain, anche perché gli sono giunte le sollecitazioni di gruppi per i diritti umani e parenti degli attivisti sciiti che si trovano in attesa della pena di morte. In Bahrain vi sono centinaia di detenuti politici, soprattutto attivisti della comunità sciita, sin da quando il Regno decise di reprimere con durezza le proteste della Primavera araba, del 2011. Da parte sua, ll governo del Bahrain sostiene di rispettare i diritti umani e la libertà di parola e di avere una “politica di tolleranza zero nei confronti di discriminazione, persecuzione o promozione della divisione basata sull’etnia, la cultura o la fede”. Francesco, nel corso del suo intervento nel palazzo reale di Sakhir, ha elogiato la tradizione di tolleranza del Bahrain e ha citato la costituzione baharanita, che vieta la discriminazione sulla base della religione, come un impegno dichiarato che deve essere messo in pratica. Così facendo, ha detto, si garantirebbe “che la pari dignità e pari opportunità siano riconosciute concretamente per ogni gruppo e per ogni individuo; che non esistono forme di discriminazione e che i diritti umani fondamentali non vengono violati ma promossi”. Riferendosi alla pena di morte, Francesco ha affermato che il governo deve assicurare prima di tutto il diritto alla vita e “la necessità di garantire quel diritto sempre, anche per coloro che sono puniti, la cui vita non dovrebbe essere tolta”. Secondo l’Istituto per il Diritto e la Democrazia baharanita, il Regno nel 2017 ha posto fine a una moratoria di fatto sulla pena di morte e da allora ha giustiziato sei prigionieri. Attualmente sarebbero 26 i detenuti in attesa della pena capitale, la metà per reati politici. Il Bahrain, come altri Stati arabi del Golfo, fa affidamento su lavoratori provenienti da nazioni asiatiche come India e Pakistan che possono affrontare condizioni terribili per una paga ridotta. Al Khalifa, da parte sua, ha elogiato gli sforzi di Francesco per promuovere la fraternità interreligiosa e ha affermato che il Bahrain è impegnato per un obiettivo simile di un mondo “in cui la tolleranza prevale mentre si lotta per la pace e rifiuta tutto ciò che divide la sua unità”. In Bahrain la comunità cattolica conto circa 80 mila persone, in un Paese con un milione e mezzo di abitanti.
]]>Il Pontefice, nel Museo delle Belle Arti di Budapest, ha incontrato il primo ministro Viktor Orban e il presidente della Repubblica d’Ungheria, Janos Ader. L’incontro di papa Francesco a Budapest con il presidente della Repubblica d’Ungheria Janos Ader, con il primo ministro Viktor Orban e il vice primo ministro Zsolt Semjen “si è svolto secondo il programma previsto, in un clima cordiale, ed è terminato alle ore 9.25”, durando in tutto circa 40 minuti. Lo comunica la Sala stampa vaticana. Erano presenti, con il Pontefice, anche il card. Pietro Parolin, segretario di Stato, e mons. Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Tra i vari argomenti trattati, “il ruolo della Chiesa nel Paese, l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, la difesa e la promozione della famiglia”.
Francesco ha incontrato i vescovi d’Ungheria, quindi il Consiglio ecumenico delle Chiese con le comunità ebraiche.
“Ogni volta che c’è stata la tentazione di assorbire l’altro non si è costruito, ma si è distrutto; così pure quando si è voluto ghettizzarlo, anziché integrarlo. Quante volte nella storia è accaduto! Dobbiamo vigilare e pregare perché non accada più. E impegnarci a promuovere insieme una educazione alla fraternità, così che i rigurgiti di odio che vogliono distruggerla non prevalgano. Penso alla minaccia dell’antisemitismo, che ancora serpeggia in Europa e altrove. È una miccia che va spenta”. Così il Papa a Budapest, incontrando il Consiglio ecumenico delle Chiese e alcune Comunità ebraiche dell’Ungheria. “Ma il miglior modo per disinnescarla è lavorare in positivo insieme, è promuovere la fraternità”, ha detto il Pontefice. Francesco ha fatto riferimento alla “evocativa immagine del Ponte delle Catene, che collega le due parti di questa città: non le fonde insieme, ma le tiene unite. Così devono essere i legami tra di noi”. E “il Ponte ci istruisce ancora: esso è sorretto da grandi catene, formate da tanti anelli. Siamo noi questi anelli – ha spiegato – e ogni anello è fondamentale: perciò non possiamo più vivere nel sospetto e nell’ignoranza, distanti e discordi”. Secondo Francesco, “il Dio dell’alleanza ci chiede di non cedere alle logiche dell’isolamento e degli interessi di parte. Non desidera alleanze con qualcuno a discapito di altri, ma persone e comunità che siano ponti di comunione con tutti”.
“In questo Paese voi, che rappresentate le religioni maggioritarie, avete il compito – ha aggiunto in un altro passaggio – di favorire le condizioni perché la libertà religiosa sia rispettata e promossa per tutti”. “E avete un ruolo esemplare verso tutti – ha aggiunto il Pontefice -: nessuno possa dire che dalle labbra degli uomini di Dio escono parole divisive, ma solo messaggi di apertura e di pace. In un mondo lacerato da troppi conflitti è questa la testimonianza migliore che deve offrire chi ha ricevuto la grazia di conoscere il Dio dell’alleanza e della pace”.
Infine, in Piazza degli Eroi, celebra la messa conclusiva del 52/o Congresso eucaristico internazionale e reciterà l’Angelus.
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