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fratelli D’Italia – Italianinews https://stage.italianinews.com La voce degli italiani nel mondo Fri, 29 Nov 2024 20:31:05 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://stage.italianinews.com/wp-content/uploads/2024/11/cropped-Logo-Italiani-news-def-copia@2x-32x32.png fratelli D’Italia – Italianinews https://stage.italianinews.com 32 32 Il programma di Fratelli d’Italia rischia di portarci fuori dall’Europa https://stage.italianinews.com/2022/08/01/il-programma-di-fratelli-ditalia-rischia-di-portarci-fuori-dalleuropa/ https://stage.italianinews.com/2022/08/01/il-programma-di-fratelli-ditalia-rischia-di-portarci-fuori-dalleuropa/#respond Mon, 01 Aug 2022 07:48:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/01/il-programma-di-fratelli-ditalia-rischia-di-portarci-fuori-dalleuropa/ Il programma di Fratelli d’Italia, nella parte relativa all’Europa, è inattuabile. Ma il rischio è che si arrivi a scenari simili a quelli del 2011.

Per “ridiscutere” i trattati europei servirebbe l’unanimità degli altri Paesi.

C’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui i programmi elettorali dei partiti erano “mallopponi” di decine e decine di pagine, dettagliati in modo talvolta maniacale in quanto a coperture finanziarie dei singoli provvedimenti. È rimasto celebre quello dell’Unione prodiana, nel 2006, con le sue oltre 200 pagine.

Oggi invece i tempi sono decisamente cambiati. Sarà che è l’epoca dei tweet, delle story che durano pochi secondi su vari social network; sta di fatto che i programmi dei partiti sono oggi assai più sintetici. Secondo molti commentatori troppo sintetici, soprattutto per quanto riguarda le suddette coperture finanziarie dei provvedimenti economici; ormai è considerato del tutto normale che un candidato si limiti ad elencare quanti soldi vuole dare a chi, senza preoccuparsi di specificare se e quali voci di spesa pubblica intende coprire, o – in alternativa – quali tasse vuole aumentare (o introdurre ex novo).
La ragione principale di ciò è che le due principali coalizioni sono accomunate da un’incrollabile fede nei poteri magici del deficit, e dunque non specificano le coperture perché, semplicemente, non intendono trovarne.

Ma non è solo l’economia il terreno in cui esercitare l’antica arte del raggiro di massa; l’idea che qualsiasi operazione sia fattibile (oltretutto con una certa facilità) riguarda anche la politica estera e quella comunitaria.
Ed è qui che il programma di Fratelli d’Italia svetta su tutti gli altri.
Al punto 2, ad esempio, si legge:

Ridiscussione di tutti i trattati UE a partire dal fiscal compact e dall’euro.

Il cosiddetto “fiscal compact” è quel trattato che impone ai Paesi di non impiccarsi con la corda del debito pubblico, ad esempio obbligandoli al pareggio di bilancio o a non sforare il 3% nel rapporto defict/PIL annuo. Vincoli che, è bene ricordarlo, sono stati comunque trattati con una certa flessibilità, negli ultimi anni: nel 2020 l’Italia ha portato quel rapporto al 9,5%, l’anno successivo al 7,2 (si veda qui). E questo senza che l’Europa aprisse procedure d’infrazione di alcun genere; contrariamente alla narrazione che dipinge le autorità europee come un manipolo di ottusi burocrati insensibili, pare che ai piani alti di Bruxelles vi sia la consapevolezza che allentare i cordoni del deficit fosse il male minore, di fronte ad una pandemia globale che aveva costretto a bloccare per mesi l’attività economica.
Una vasta parte dei partiti e dell’opinione pubblica italica, tuttavia, ha visto in quella decisione (cioè l’allentamento dei vincoli sulla stabilità finanziaria) la prova definitiva che “l’austerità” era sbagliata, e che permettere ai governi di fare deficit senza limiti possa far bene all’economia anche in condizioni di normalità.
Da qui il proposito di Fratelli d’Italia di “ridiscutere i trattati UE a partire dal fiscal compact”.

C’è poi un’altra questione: come ha spiegato Vincenzo Genovese su Linkiesta, al di là dell’istinto suicida da cui è animato, questo proposito è anche tecnicamente irrealizzabile: per modificare i trattati bisogna attivare l’articolo 48 del Trattato sull’Unione europea, che prevede l’unanimità. In termini più semplici: nessun Paese può “ridiscutere” (che presumo voglia dire “modificare”) un trattato europeo in modo unilaterale; dovrebbe prima convincere tutti gli altri ad accettare le modifiche. E, visto che lo scopo di tali modifiche sarebbe quello descritto sopra, si può star certi che i Paesi cosiddetti “frugali” (così chiamati dalla sola stampa italiana) non saranno mai d’accordo.

Quanto poi alla questione dell’euro, sarebbe interessante sentire il parere di chi, in questi ultimi anni, aveva esultato per la svolta “moderata” del centrodestra, e in particolare per quello che sembrava un ripensamento da parte di Salvini sul tema dell’uscita dalla moneta unica. Ammesso e non concesso che il Capitano abbia davvero riposto nell’armadio le magliette con cui faceva campagna elettorale nel 2018, dal programma di Fd’I si può se non altro dedurre che anche in quel partito albergano diversi nostalgici della lira.
Quasi superfluo ricordare che, anche in questo caso, qualsiasi modifica non può essere fatta unilateralmente, e dunque le uniche due opzioni sono il rimanere nell’Unione Europea e nell’euro o uscirne.

Cosa accadrà davvero?

Posto dunque che questi (e altri) punti del programma di Fd’I sono irrealizzabili, la vera domanda è fino a che punto si spingerà il governo guidato (salvo miracoli) da Giorgia Meloni. La sensazione è che la donna-madre-cristiana voglia comunque tentare di fare una manovra in forte deficit per mantenere almeno una parte delle promesse elettorali, “sfidando” Bruxelles; se ciò avverrà, è pressoché certo che possano ripresentarsi gli scenari del 2011, con la fuga degli investitori dai nostri titoli di Stato e conseguente spread a livelli improponibili.
A quel punto il governo patriottico potrebbe chiedere agli odiati burocrati di Bruxelles di attivare il cosiddetto Scudo anti-spread; solo che, come ha chiarito Ursula Von der Leyen, questo non è uno strumento che si attiva automaticamente, ed anzi è soggetto al rispetto di alcuni parametri (primi fra tutti quelli di bilancio) da parte del richiedente.

E qui finisce la parte facilmente pronosticabile. La gigantesca incognita inizia dopo questo punto. Cosa faranno i patrioti? Andranno allo scontro finale proponendo l’uscita dall’Europa? Si dimetteranno e insedieranno un nuovo esecutivo tecnico? O si “piegheranno” alla realtà, come sostanzialmente fece Tsipras in Grecia?
Chi vivrà saprà. L’unica certezza è che ci aspettano mesi difficili.

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Meloni d’accordo con Letta: “La scelta è tra loro e noi” https://stage.italianinews.com/2022/07/29/meloni-daccordo-con-letta-la-scelta-e-tra-loro-e-noi/ https://stage.italianinews.com/2022/07/29/meloni-daccordo-con-letta-la-scelta-e-tra-loro-e-noi/#respond Fri, 29 Jul 2022 09:48:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/29/meloni-daccordo-con-letta-la-scelta-e-tra-loro-e-noi/ Giorgia Meloni per una volta condivide il punto di vista di Enrico Letta: ”O noi, o loro”

La leader di Fratelli d’Italia avverte gli alleati durante la direzione del partito: “No alle polemiche, non dobbiamo concedere neanche un millimetro agli avversari”

“Letta ha detto che l’Italia dovrà scegliere tra lui e noi. È vero: noi vogliamo un ritorno del bipolarismo e questo confronto non ci spaventa. Quando la storia chiama bisogna rispondere e noi non ci siamo mai tirati indietro”. Parola di Giorgia Meloni, che alla direzione di Fratelli d’Italia parla chiaramente della strada intrapresa dai suoi: “Siamo orgogliosi del percorso che abbiamo fatto finora soprattutto perché lo abbiamo fatto senza indugi, scegliendo sempre la strada più difficile, senza accettare scorciatoie e senza ammiccare al pensiero unico. Rivendichiamo la nostra diversità e chiediamo rispetto“.

Il vertice del centrodestra e le imminenti elezioni

Ieri si è tenuto il vertice di centrodestra a Roma, in cui sono state impostate le linee guida in vista delle elezioni del 25 settembre. E sul tema Meloni ricorda ai suoi alleati che “per avere un governo forte e duraturo, è necessaria un’alleanza solida. Si vince e si perde insieme. In questa campagna elettorale non ci dovrà essere alcuna polemica tra noi. Le polemiche aiutano gli avversari, e noi non vogliamo concedere neanche un millimetro. Sono contenta che alla fine abbia prevalso per tutti il buonsenso. E mi diverte vedere oggi la profonda delusione della sinistra di fronte alla capacità del centrodestra di trovare immediatamente la sintesi e dimostrarsi unito e compatto”.

La numero uno di FdI prende le distanze dai nostalgici

La Meloni fa chiarezza anche sui nostalgici del fascismo, che le impedirebbero di fare quel salto di qualità che a elezioni imminenti è essenziale: “Se qualcuno pensa di poter, sotto le nostre insegne, avere comportamenti che consentono alla sinistra di dipingerci come nostalgici da operetta, quando noi stiamo costruendo un grande partito conservatore, sappia che ha sbagliato casa e che lo tratteremo come merita: uno che fa gli interessi della sinistra è dunque un traditore della nostra causa”.

Il sostegno a Kiev e i rapporti con Salvini

Giorgia Meloni conclude il suo intervento con il sostegno al popolo ucraino, dimenticando però come prima della guerra la stima di Salvini per Putin era solida e senza compromessi. Senza parlare del legame oscuro, fatto di finanziamenti in rubli, mai chiarito dal leaser del Carroccio. La verità è che Matteo Salvini è impresentabile per qualunque ruolo di governo: il caso dei rapporti con i russi e del possibile interesse di Mosca alla caduta dell’esecutivo di Mario Draghi è solo l’ennesima conferma. Eppure la Meloni sembra di non rendersi conto di avere un problema in casa: “Dobbiamo essere chiarissimi sulla guerra. Da opposizione abbiamo chiesto al Governo di fare ciò che era necessario perché l’Italia non fosse l’anello debole dell’Occidente, mostrandosi fiera e leale e allontanando lo stereotipo della nazione spaghetti e Mandolino tanto cara ai detrattori. Ribadiamo che saremo garanti, senza ambiguità, della collocazione italiana e dell’assoluto sostegno all’eroica battaglia del popolo ucraino”.

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