rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170”Il Governo ha dimostrato di collocarsi spesso dalla parte delle aziende, e la stessa riduzione del provvedimento sulle banche dimostra la sensibilità dell’esecutivo di fronte alle ragioni del business piuttosto che a quelle dei cittadini”. Lo afferma il Codacons, in una nota, dopo la rassicurazione dell’esecutivo nei confronti delle imprese per cui non ci saranno altri interventi in materia di extraprofitti.
L’associazione sottolinea che negli ultimi anni ”alcune realtà di grandi dimensioni hanno visto crescere enormemente fatturato e giro d’affari: basti pensare alle case farmaceutiche (che hanno incamerato enormi profitti per un biennio) o alle imprese assicuratrici (che sono state avvantaggiate dal crollo dell’incidentalità). Per non parlare delle aziende del comparto difesa, dell’alimentare, del digitale e dei big dell’e-commerce e della logistica”. ”Estendere a queste, e altre, aziende l’iniziativa sugli extraprofitti, fissando al 90% l’aliquota della tassa, darebbe vita a un benefico contributo di solidarietà, che permetterebbe di sostenere i redditi delle famiglie e incentivare i consumi devastati dall’inflazione”, secondo il Codacons.
”Le famiglie sono state tartassate e hanno pagato il prezzo principale nel corso della difficile congiuntura economica che va dalla pandemia a oggi, passando per guerra e inflazione”. “Mentre questa bufera si accaniva su di loro, altri fatturavano montagne di soldi. Escludere la possibilità di interventi sugli extraprofitti significa rinunciare a interventi di giustizia sociale, capaci di distribuire in modo più equo sacrifici e rinunce tra tutte le componenti della società”, conclude l’associazione.
]]>Le famiglie e le imprese italiane pagheranno più tasse e contributi, in percentuale del Pil, nel prossimo biennio rispetto alle stime ufficiali e nel 2024 il gettito sfonderà per la prima volta il muro dei mille miliardi di euro. La pressione fiscale “vera”, misurata come rapporto tra il totale delle entrate nelle casse dello Stato e il prodotto interno lordo, sfiorerà, infatti, il 49% nel 2023 e si avvicinerà al 48% nel 2024, attestandosi a livelli superiori rispetto a quanto inserito nell’ultimo Documento di economia e finanza, laddove si indicano rispettivamente 43,3% e 43%. La forbice tra le percentuali nasce nella differente modalità di calcolo, con il Def che esclude dal conteggio una parte delle entrate, considerando un ammontare ridotto del gettito tributario e ottenendo così un risultato finale meno “doloroso” se lo si guarda al punto di vista dei contribuenti. È quanto emerge dalla “Operazione Fact Checking sul Def” realizzata dal Centro studi di Unimpresa, secondo la quale il totale delle entrate nel 2023 e nel 2024 è pari, rispettivamente, a 986,1 miliardi e 1.002,8 miliardi, mentre il governo ha tagliato, nei due anni in esame, 88,1 miliardi l’anno.
”Di là dalle percentuali, che in qualche modo non sorprendono i piccoli imprenditori italiani che periodicamente versano denaro all’amministrazione finanziaria e dunque conoscono i numeri reali, è necessario che il governo, anche andando oltre quanto appena annunciato, avvii seriamente un percorso volto alla riduzione del carico fiscale. Siamo ancora in una situazione di incertezza e le tasse vanno tagliate subito”, commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.
Secondo i calcoli del Centro studi di Unimpresa, il totale delle entrate nel 2023 sarà pari a 986,1 miliardi mentre nel 2024 supereranno per la prima volta la soglia dei mille miliardi (1.002,8 miliardi): prendendo in considerazione questi due valori, la pressione fiscale reale si attesta al 48,9% e al 47,7% del prodotto interno lordo che, nei due anni in esame, sarà pari a 2.018,1 miliardi e 2.102.8 miliardi. Nei suoi calcoli, invece, il Def “taglia” dalla base di calcolo la voce del bilancio pubblico “altre entrate correnti” (88,1 miliardi l’anno), ottenendo, in questo modo, una percentuale meno alta di tasse pagate rispetto al Pil.
Analogo discorso vale per gli anni successivi, con la pressione fiscale “vera” sempre più alta ai dati ufficiali: 47,6% nel 2025 (42,9% nel Def) e 47,1% nel 2026 contro il 42,7% “dichiarato” dal governo. Nel 2025 e nel 2024 il gettito totale si attesterà a 1.035,3 miliardi e 1.055,1 miliardi restando, quindi, stabilmente oltre la soglia dei mille miliardi. Complessivamente, tra il 2023 e il 2026 si registrerà un aumento del gettito di 123,6 miliardi rispetto al 2022 (+13,3%). Anche la spesa dello Stato è destinata a salire nei prossimi anni, nonostante alla fine del 2023 si registrerà una lieve diminuzione rispetto allo scorso anno (1.074,1 miliardi contro 1.083,3 miliardi): nei prossimi tre anni, dalle casse dello Stato usciranno 1.076,8 miliardi, 1.101,4 miliardi e 1.111,9 miliardi. In totale, tra il 2023 e il 2026, rispetto al 2022, ci saranno uscite aggiuntive per 28,5 miliardi (+2,6%). A pesare sulla crescita sarà la spesa corrente, per quale non è mai stato fatto abbastanza in termini di “sforbiciate”, destinata a crescere di 76,2 miliardi (+8,1%), mentre gli investimenti pubblici si assottiglieranno di 47,6 miliardi (-32,9%), prosegue Unimpresa.
Quanto agli altri “numeri chiave” del Documento di economia e finanza, si osserva un aumento della spesa per le pensioni in percentuale del pil e anche in termini assoluti: dal 15,6% del 2022 (296,9 miliardi), si passa al 15,8% quest’anno (317,9 miliardi), al 16,2% nel 2024 (340,7 miliardi) e al 16,1% sia nel 2025 (350,9 miliardi) sia nel 2026 (361,8 miliardi).
Si spenderà mano, invece, per la sanità: dal 6,9% del 2022 (131,1 miliardi) si passa al 6,7% quest’anno (136,1 miliardi), al 6,3% nel 2024 (132,7 miliardi) e al 6,2% sia nel 2025 (135,1 miliardi) sia nel 2026 (138,3 miliardi). In discesa anche, la spesa per gli stipendi dei dipendenti pubblici che nel 2022, con 186,9 miliardi, “valevano” il 9,8% del pil, percentuale che quest’anno scenderà al 9,4% (189,2 miliardi), nel 2024 all’8,9% (186,2 miliardi), nel 2025 all’8,6% (197,3 miliardi) e nel 2026 all’8,4% (187,7 miliardi), conclude Unimpresa.
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