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Berlusconi – Italianinews https://stage.italianinews.com La voce degli italiani nel mondo Fri, 29 Nov 2024 20:31:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.1 https://stage.italianinews.com/wp-content/uploads/2024/11/cropped-Logo-Italiani-news-def-copia@2x-32x32.png Berlusconi – Italianinews https://stage.italianinews.com 32 32 Ritorno al 2007: ora è Meloni che vuole “tutelare l’italianità” di ITA (ex Alitalia) https://stage.italianinews.com/2022/08/11/ritorno-al-2007-ora-e-meloni-che-vuole-tutelare-litalianita-di-ita-ex-alitalia/ https://stage.italianinews.com/2022/08/11/ritorno-al-2007-ora-e-meloni-che-vuole-tutelare-litalianita-di-ita-ex-alitalia/#respond Thu, 11 Aug 2022 09:48:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/11/ritorno-al-2007-ora-e-meloni-che-vuole-tutelare-litalianita-di-ita-ex-alitalia/ Il governo Draghi vorrebbe accelerare la vendita di ITA Airways (ex Alitalia) a Lufthansa, ma questa ipotesi fa “letteralmente sobbalzare” Giorgia Meloni.

Fino ad oggi la salvaguardia dell’italianità di Alitalia ci è costata 13 miliardi di euro.

Correva l’anno 2007. Al governo c’era Romano Prodi, e tra i dossier che aveva sul tavolo c’era la vendita di Alitalia, la compagnia aerea di bandiera specializzata nel provocare voragini nelle casse dello Stato. Il “Professore” aveva trovato un accordo con Air France e Kml per una vendita al prezzo di poco meno di 2 miliardi di euro, ma purtroppo per lui – e per i conti pubblici – quello era periodo di elezioni; il centrodestra, tramite il suo candidato Premier era Silvio Berlusconi, s’indignò per la svendita allo straniero della flotta tricolore. Pretese e ottenne da Prodi di lasciare in sospeso la trattativa, lasciando che fosse il successivo governo – legittimato dal voto popolare – ad occuparsene.
Il resto è storia. Il popolo sovrano scelse (di nuovo) Silvio, e costui si impegnò a tutelare l’onor della Patria nel più italico dei modi: scaricando i costi sulla collettività e regalando i profitti ad una cordata di imprenditori amici del governante di turno. Alitalia fu divisa in due; da un lato la bad company, in cuifinirono tutti i debiti e la cassa integrazione dei dipendenti, coperti dai soldi pubblici (circa 3 miliardi di euro); dall’altro la parte buona (C.A.I., Compagnia Aerea Italiana), finita in mano ai celeberrimi “Capitani coraggiosi”: Benetton, Marcegaglia, Riva (quelli del’Ilva di Taranto), Tronchetti Provera, Colaninno.

Nonostante i cambi di nomi e di proprietari, tuttavia, la compagnia ha continuato a chiudere i bilanci in rosso, a far fuggire gli altri partner stranieri e a dilapidare i conti pubblici.

“Toccare il cielo della rinascita italiana” (sic!)

Oggi, alla vigilia di elezioni che – salvo miracoli – vedrà il popolo italiano rimandare al governo gli stessi soggetti che condussero il Paese sull’orlo della bancarotta nel 2011 (quando Napolitano fu costretto a chiamare Mario Monti ad un esecutivo tecnico per scongiurare l’arrivo della Troika), il tema della difesa di ITA Airways (questo l’ultimo nome di Alitalia) è tornato attualissimo.
Il governo Draghi sembra intenzionato a chiudere un accordo con la tedesca Lufthansa, che – per mezzo del suo AD – nei giorni scorsi aveva sollecitato l’esecutivo ad accelerare i tempi; ma, esattamente come nel 2007, è arrivato l’altolà della destra italiana.
Ed è un altolà ancora più “urlato” e deciso di allora, visto che ora a guidare l’armata dei patrioti c’è la donna-madre-cristiana Giorgia Meloni. Una che, su questi temi, ha le idee chiare: “Difesa dei nostri beni strategici e della nostra capacità produttiva dall’aggressione straniera” recita l’ultimo paragrafo del secondo punto programmatico di Fratelli d’Italia. E tra i “beni strategici”, per Giorgia, c’è anche la compagnia di bandiera: in una lettera aperta datata aprile 2021, ella chiosava (grassetti miei) affermando che

La sovranità prevista dalla Costituzione si compone di tanti tasselli, tra cui la libertà di volare autonomamente, proprietari dei propri interessi, capaci di salvaguardare una delle tradizioni aviatorie più prestigiose della storia moderna. Una mini compagnia non ci farà toccare il cielo della rinascita italiana

Difendere l’italianità (a spese dei contribuenti)

Per un’analisi-debunking dei contenuti di quella lettera mi limito a rimandare a questo articolo. Ciò che preme sottolineare in questa sede è un altro aspetto, cioè il carattere sfacciatamente corporativista del suo programma economico; carattere che si estende ben oltre la vicenda Alitalia, ovviamente.
Per Giorgia il compito dello Stato è la difesa dell’Italia(nità) così com’è. Le imprese italiane – soprattutto quelle piccole e piccolissime – vanno difese dalle “aggressioni straniere”, dalla concorrenza che è sleale per definizione. Lo ha ribadito in modo esplicito anche lo scorso 29 aprile, alla conferenza programmatica del partito:

Continueremo a difendere i nostri balneari, non accetteremo supinamente che 30mila aziende italiane vengano espropriate per calmare gli appetiti delle multinazionali straniere e il servilismo del governo italiano

Già, proprio quei balneari salvati svariate volte dai governi di ogni colore dall’applicazione della famigerata direttiva Bolkenstein, che solo ora – dopo una sentenza del Consiglio di Stato e l’approvazione del dl concorrenza del governo Draghi – sembravano poter essere finalmente applicata anche in Italia.
Ma l’avvento di Giorgia a Palazzo Chigi stravolgerà verosimilmente anche questo piccolo passo in avanti: Meloni vorrebbe addirittura creare un apposito Ministero del mare, “che possa mettere in relazione tutte le attività del mare, dalla pesca alla nautica, al turismo balneare”.

E pazienza se all’estero le concessioni vengono messe a gara, o i tassisti lavorano insieme ad Uber abbassando i costi del trasporto locale e migliorando l’efficienza del servizio; noi siamo l’Italia, e se all’estero non fanno come noi sono loro che sbagliano.

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La flat tax è un furto ai poveri? No, se l’aliquota è alta https://stage.italianinews.com/2022/08/10/la-flat-tax-e-un-furto-ai-poveri-no-se-laliquota-e-alta/ https://stage.italianinews.com/2022/08/10/la-flat-tax-e-un-furto-ai-poveri-no-se-laliquota-e-alta/#respond Wed, 10 Aug 2022 09:48:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/10/la-flat-tax-e-un-furto-ai-poveri-no-se-laliquota-e-alta/ La flat tax non è automaticamente un’ingiustizia verso i poveri: dipende dall’aliquota e da come la si finanzia

La campagna elettorale italiana procede spedita, e il “centro”-destra rispolvera un grande classico del suo repertorio: la flat tax

Flat tax: Si tratta di una proposta risalente già al 1994, anno della discesa in campo di Berlusconi, ma tornata prepotentemente di moda con la campagna elettorale di Salvini di cinque anni fa, quando il Capitano girava l’Italia con magliette che recitavano “Flat Tax al 15%: si può”. Di recente è tornato sul punto anche lo stesso Berlusconi, rilanciando l’aliquota unica al 23%.

Ma non ci sono solo i partiti ad aver riflettuto su questa proposta. L’Istituto Bruno Leoni, in un documento firmato da Nicola Rossi, ipotizzava uno sistema al 25% (qui il pdf).

Cos’è la Flat Tax

Si tratta di un sistema fiscale che prevede un’unica aliquota, in luogo di diversi scaglioni progressivi al crescere del reddito. In Italia, a dire il vero, un esempio di flat tax è già in vigore, ed è l’IRES, che prevede un’aliquota al 24%. Diversa invece la situazione dell’IRPEF, riformata dal governo Draghi e che attualmente prevede quattro scaglioni:

  • fino a 15.000 euro: aliquota del 23%
  • da 15.000 a 28.000 euro: aliquota del 25%
  • da 28.000 a 50.000 euro: aliquota del 35%
  • oltre 50.000: aliquota del 43%

In caso di introduzione della flat tax, questi scaglioni verrebbero quindi aboliti e tutti pagherebbero una stessa aliquota.

Un furto ai poveri?

Solitamente la flat tax trova la ferma opposizione dei partiti di sinistra, secondo i quali essa sarebbe una misura di cui beneficerebbero molto più i ricchi dei poveri; effettivamente, ad una prima occhiata, le fasce di reddito che attuamente pagano aliquote più alte (35% e 43%) avrebbero lo “sconto” maggiore, mentre meno benefici ci sarebbero per le fasce più povere. Tuttavia, si possono fare alcune considerazioni:

  1. Più alta è l’aliquota, più alta dovrebbe essere la soglia di tassazione, cioè la soglia di reddito entro la quale non si pagano tasse. Se attualmente tale soglia è poco più di 8000€ per i lavoratori dipendenti e 8500€ per i pensionati (5500€ per gli autonomi), ipotizzando – a mero titolo d’esempio – un’aliquota unica al 30%, la soglia di tassazione potrebbe alzarsi a 15.000€. Paradossalmente, dunque, è più un “furto ai poveri” un sistema fiscale con flat tax al 15% di uno al 30%; la difficoltà principale sta nel comunicarlo agli elettori
  2. Più alta è l’aliquota, minore sarà la necessità di tagliare la spesa. Se normalmente a proporre la flat tax sono coloro che vogliono alleggerire la pressione fiscale generale, è anche ovvio che minori entrate comportano la necessità di tagliare la spesa pubblica (a meno che, naturalmente, non siamo politici italiani: in quel caso si può sempre sostenere la tesi che si può fare tutto in deficit, tanto i tagli alle tasse si ripagano da soli con il boom economico generato negli anni successivi all’introduzione della flat tax).
    Ora, nel caso di un’aliquota unica “medio-alta” (ipotizziamo ancora il 30%) ci sarebbe pur sempre l’opzione di accorpare tasse già esistenti (IRPEF e IRES) e, soprattutto, di andare a disboscare la fittissima selva di tax expenditures, le agevolazioni fiscali che, nel 2016, ammontavano a 313 miliardi di euro. Eliminando anche solo una parte di esse si liberebbero risorse da destinare alla flat tax

Il problema della costituzionalità

Il sistema delle deduzioni sarebbe poi, secondo i sostenitori della flat tax, la chiave di volta per scongiurare il rischio di incostituzionalità. L’articolo 53 della Costituzione italiana, infatti, al secondo comma recita

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

L’opzione sarebbe quella di riformare il TUIR; sul sito Informazione fiscale si ipotizza:

  • i nuclei familiari con reddito compreso tra 0 e 35.000 euro hanno diritto alla deduzione fissa di 3.000 euro per tutti i membri del nucleo familiare;
  • per redditi da 35.000 euro a 50.000 euro la deduzione è ammessa soltanto per i carichi familiari;
  • i redditi superiori ai 50.000 euro non hanno diritto ad alcuna deduzione.

Vantaggi della flat tax

Posto dunque che un’ipotetica flat tax “medio-alta” non sarebbe né ingiusta né incostituzionale, viene da chiedersi quali benefici potrebbe portare.

  1. Complessivamente si avrebbe una riduzione della pressione fiscale (quella italiana è attualmente tra le più alte al mondo)
  2. In conseguenza del punto 1, ci si può aspettare una diminuzione dell’evasione fiscale. È infatti appurato che, laddove la pressione fiscale è più bassa, l’evasione diminuisce, in quanto meno conveniente in termini di rapporto rischio-benefici
  3. Ci sarebbe una drastica semplificazione del fisco, di cui beneficerebbero sia i cittadini (dichiarazioni dei redditi molto più semplici) sia lo Stato.
  4. L’Italia diventerebbe maggiormente attrattiva per capitali esteri e non, il che è fondamentale per il buon andamento dell’economia.


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