rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170“Le proposte in discussione sul nuovo Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria contengono disposizioni che rendono fortemente recessiva la posizione dei magistrati di legittimità nel conferimento di tutti gli incarichi semidirettivi e direttivi di merito. La proposta ‘A’, addirittura, per come congegnata, impedisce l’utile partecipazione dei magistrati di legittimità ai concorsi per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi di merito di primo e secondo grado, attraverso l’individuazione del criterio dell’esercizio delle ‘medesime funzioni giudicanti e requirenti del posto a concorso’”. È quanto si legge in un documento firmato da 73 magistrati della Procura Generale della Cassazione, tra cui il Procuratore generale aggiunto, i 6 Avvocati generali e 66 Sostituti procuratori generali, e inviato al comitato di presidenza del Csm e ai consiglieri di Palazzo Bachelet.
Un documento che arriva alla vigilia del plenum straordinario dove verranno votate le due proposte contrapposte sul nuovo Testo Unico della Dirigenza Giudiziaria relative al conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi dei magistrati. Una prima proposta è sostenuta da AreaDG e da Magistratura Indipendente mentre una seconda proposta, con un sistema di punteggi, è voluta da Unicost e Md. “Per converso, la stessa proposta attribuisce specifico rilievo – sottolineano – all’esperienza maturata nell’esercizio nelle funzioni direttive e semidirettive requirenti di merito. Con ciò realizzando un assetto che da un lato oblitera la peculiarità delle funzioni requirenti di legittimità, del tutto dissimili da quelle requirenti di merito, dall’altro rende ‘unidirezionale’ la mobilità dei magistrati, in quanto favorisce l’accesso dei magistrati di merito alle funzioni direttive requirenti di legittimità e, di contro, pregiudica totalmente il percorso opposto. Non solo, ma la proposta ‘A’ impedisce di fatto ai sostituti procuratori generali di legittimità la possibilità di concorrere utilmente anche al conferimento degli incarichi direttivi giudicanti di legittimità, in quanto si dà prioritaria rilevanza alle ‘funzioni giudicanti di legittimità’ e peso totalmente residuale – ultimo criterio in ordine ‘decrescente’ – all’‘esperienza …. requirente di legittimità’”.
“Già in una precedente occasione avevamo rappresentato, con una nota inviata al Comitato di Presidenza del Csm, la centralità e rilevanza delle funzioni di legittimità e, nell’ambito di esse, di quelle requirenti, evidenziando che in sede di legittimità la distinzione tra giudice e pubblico ministero quasi svanisce e il pubblico ministero è un organo che collabora col giudice nell’interesse della legge e in funzione dell’attuazione della nomofilachia”, sottolineano. “Formuliamo, pertanto, il forte auspicio che il Consiglio Superiore della Magistratura, nell’esaminare ed approvare il nuovo Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria tenga conto delle criticità segnalate e riconosca ai magistrati requirenti di legittimità i requisiti e le attitudini per potere utilmente concorrere al conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi di merito nonché agli incarichi direttivi giudicanti di legittimità”, concludono.
]]>”Ha un bel compito”. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, saluta così il nuovo ‘super ministgro’ per il Pnrr, Tommaso Foti, al termine della cerimonia di giuramento al Quirinale, dopo avergli augurato buon lavoro. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sorride e condivide l’impegno delicato che attende l’ex capogruppo di Fdi alla Camera: ”Eh, lo sa, lo sa…”.
Gasparri, ‘Foti? Primo a mandare auguri, non abbiamo chiesto quel ruolo’
Foti ministro? “Sono molto contento, è solo una leggenda metropolitana che noi avessimo chiesto quel ruolo. Ho mandato a Tommaso un messaggio di congratulazioni alle 2:54 di questa notte, forse sono stato il primo. Con lui ci conosciamo da 45 anni, è una buona scelta, è persona solida e molto capace. Auguri a Foti”. Così Maurizio Gasparri, capogruppo Fi in Senato ad Un Giorno da Pecora.
Foti giura al Colle, Mattarella al neo ministro, ‘ha un bel compito’
”Ha un bel compito!”’. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, saluta così il nuovo ‘super ministgro’ per il Pnrr, Tommaso Foti, al termine della cerimonia di giuramento al Quirinale, dopo avergli augurato buon lavoro. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sorride e condivide l’impegno delicato che attende l’ex capogruppo di Fdi alla Camera: ”Eh, lo sa, lo sa…”.
Sisto, ‘buon lavoro a Foti, da lui apporto importante’
“Congratulazioni e auguri di buon lavoro a Tommaso Foti, neoministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr. Sarà sicuramente un validissimo componente nella squadra di governo, manifestando quell’equilibrio e quella competenza che già ha espresso da capogruppo di Fratelli d’Italia. Il Pnrr resta una grande priorità del Paese e sono certo che il suo apporto sarà determinante per mantenere gli impegni con l’Europa e proseguire nella realizzazione degli obiettivi che ci siamo prefissi ”. Lo dichiara il vice ministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto.
Casellati, ‘auguri buon lavoro a Foti, incarico premia doti professionali e politiche’
“Auguri di buon lavoro a Tommaso Foti per la nomina a ministro degli Affari europei, un incarico che premia le doti professionali e politiche dimostrate in questi anni. L’attuazione del Pnrr e il ruolo dell’Italia in Europa sono sfide decisive per il futuro del nostro Paese. Sono certa che saprà affrontarle con grande competenza”. Lo scrive sui social Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministra per le Riforme istituzionali.
Donzelli, ‘Foti affronterà sfida con serietà e determinazione’
“I miei migliori auguri di buon lavoro a Tommaso Foti per il suo nuovo incarico di Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e per il Pnrr. Sono certo che saprà affrontare questa sfida con la serietà e la determinazione che lo contraddistinguono”. Lo scrive su Facebook il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli.
]]>Ecco i principali risultati:
La Lega di Matteo Salvini rimane sostanzialmente stabile, con un 8,7%, mentre Forza Italia continua a perdere terreno, fermandosi all’8%. Sebbene la Lega mantenga una posizione superiore, entrambi i partiti sembrano ormai in difficoltà, con un’elettorato che fatica a decollare o a rimanere defeli. Infine, l’Alleanza tra Verdi e Sinistra che rimane stabile, confermando il suo sostegno intorno al 6%.
Il sondaggio Ipsos riflette un panorama politico in fermento, con una contrazione dei partiti di governo che apre scenari di incertezza e possibilità di evoluzione futura. La risalita del PD, la piccola caduta di Fratelli d’Italia che però resta primo e il continuo declino del M5S sembrano disegnare una mappa elettorale che potrebbe riservare sorprese nei prossimi mesi. Il focus sarà ora sul comportamento dell’elettorato, che appare sempre più volatile e pronto a premiare chi saprà interpretare meglio le esigenze di una società in trasformazione.
]]>I primi dati suggeriscono scenari contrastanti: se in Emilia-Romagna il centrosinistra appare saldamente in testa, in Umbria la competizione tra i candidati è serrata, con un vantaggio minimo per la candidata di centrosinistra Stefania Proietti.
Emilia-Romagna: De Pascale domina
La prima proiezione, basata su un campione del 7%, conferma un risultato netto per il centrosinistra. Michele De Pascale, sindaco di Ravenna, guida con il 56,7%, mentre la candidata del centrodestra, Elena Ugolini, si ferma al 39,4%. La seconda proiezione, aggiornata al 19% del campione, non cambia la situazione: De Pascale mantiene il 56,5% e Ugolini il 39,8%. Il Partito Democratico, principale forza politica della regione, si conferma leader con il 41,5%, mentre Fratelli d’Italia si attesta al 23%, seguito da Alleanza Verdi e Sinistra al 5,4% e dalla Lega al 4,9%.
Un dato rilevante riguarda l’affluenza: solo il 46,42% degli elettori si è recato alle urne, un calo drastico rispetto al 67,27% registrato nella precedente tornata del 2020. Bologna e Ravenna, con affluenze del 51,67% e 49,72%, rispettivamente, registrano i migliori risultati, mentre Rimini si ferma al 40,73%.
Umbria: testa a testa tra Proietti e Tesei
In Umbria la competizione è molto più serrata. I primi exit poll hanno indicato un vantaggio risicato della candidata del centrodestra, Donatella Tesei, presidente uscente, con una forbice tra il 46,5% e il 50,5%, contro il 46%-50% della sfidante del centrosinistra, Stefania Proietti. La prima proiezione ufficiale (copertura del 7%) ha poi invertito la situazione, con Proietti al 48,5% e Tesei al 48,3%. La seconda proiezione Swg-La7, aggiornata al 20% del campione, ha confermato un margine minimo, con Proietti ancora leggermente avanti (48,5% contro 48,3%).
Anche in Umbria, l’affluenza è stata bassa: il dato definitivo si è attestato al 52,3%, in forte calo rispetto al 64,69% delle regionali del 2019. Nella provincia di Perugia ha votato il 53,02%, mentre a Terni si è raggiunto il 50,16%. L’affluenza particolarmente bassa riflette un generale disinteresse degli elettori, evidenziato anche dai dati parziali di ieri sera, quando solo il 37% degli aventi diritto si era recato alle urne.
I possibili scenari politici
I risultati finali, che emergeranno nelle prossime ore, potrebbero influenzare gli equilibri politici nazionali. In Emilia-Romagna, la conferma di De Pascale rafforzerebbe la leadership del Partito Democratico, consolidando la regione come roccaforte del centrosinistra. In Umbria, invece, un’eventuale vittoria di Stefania Proietti rappresenterebbe un’importante inversione di tendenza rispetto al 2019, quando la regione passò al centrodestra con Donatella Tesei.
Le reazioni dei partiti
Nel frattempo, i principali partiti osservano con attenzione l’evoluzione dello spoglio. Il Partito Democratico esulta per i primi dati dell’Emilia-Romagna, mentre Fratelli d’Italia minimizza la performance sotto le aspettative, sottolineando che si tratta di elezioni locali con dinamiche specifiche. La Lega e Forza Italia, invece, registrano un calo significativo in entrambe le regioni, sollevando dubbi sulla loro capacità di attrarre consensi in coalizione.
Considerazioni finali
Queste elezioni regionali, pur svolgendosi in un clima di generale disaffezione degli elettori, rappresentano un test cruciale per le coalizioni di centrodestra e centrosinistra. Con Emilia-Romagna e Umbria storicamente in bilico tra le due aree politiche, i risultati definitivi contribuiranno a delineare il panorama politico italiano in vista delle prossime elezioni generali.
Infatti, in controtendenza rispetto ai sondaggi precedenti, stavolta si nota una crescita dei partiti di governo, in particolare di Fratelli d’Italia della Premier Giorgia Meloni, mentre cala l’opposizione ad eccezione di Alleanza Verdi e Sinistra che continua a restare ad una percentuale abbastanza importante. Sono i risultati più evidenti del sondaggio settimanale di Swg per il Tg La7, realizzato tra il 6 e l’11 novembre.
Il centrodestra sorride per un aumento dei voti diffuso per tutti i partiti, seppur con percentuali nettamente diverse. Il partito di Giorgia Meloni guadagna addirittura lo 0,4% rispetto alla settimana precedente e torna a sfiorare la soglia del 30%, arrivando al 29,8%. Guadagna lo 0,1% anche la Lega, che passa dall’8,8% all’8,9%, perfettamente appaiata a Forza Italia che resta stabile all’8,9%. E’ testa a testa per conquistarsi il posto come secondo partito della coalizione. Pure Noi moderati, il partito più centrista della destra, guadagna un +0,1% e sale all’1,2%.
Perdite di percentuali diffuse, invece, nel centrosinistra. Cala il partito principale, il Partito Democratico, che perde lo 0,2% e scende al 22,1%. Aumentano, stando al sondaggio, i consensi per Alleanza Verdi e Sinistra, che guadagna uno 0,2% e passa dal 6,5% al 6,7%. Una percentuale importante per un partito in crescita.
Perdite percentuali anche per il Movimento 5 stelle che continua la sua caduta percentuale secondo i sondaggi. Si perde, infatti, un altro 0,3% e il partito scende all’11,3%. Possibile che questo calo sia dovuto anche al continuo scontro mediatico tra il fondatore Beppe Grillo e il presidente Giuseppe Conte che si sta protraendo in queste settimane.
Più o meno stabili i partiti di centro: Azione di Carlo Calenda resta al 2,6%, Italia viva cala di un decimale al 2,4%, +Europa passa dal 2& al 2,1%.
]]>Il Pentagono teme ”i grandi sconvolgimenti” che potrebbero verificarsi con il tycoon comandante in capo, con una “deriva autoritaria”, ma anche “un processo decisionale caotico che con bruschi cambiamenti renda difficile il lavoro”. Ma non solo. Si teme anche che il presidente eletto possa mantenere la promessa elettorale di schierare l’esercito a livello nazionale contro i cittadini americani, che esiga dai vertici del dipartimento fedeltà a lui e tenti di modificare una istituzione che è apartitica e apolitica in una esplicitamente leale a lui.
A rivelarlo è il Washington Post, ricordando come durante il suo primo mandato Trump infrangesse le norme e spesso si scontrasse con i leader del Pentagono, anche se nominati da lui.
“Il pericolo più grande che l’esercito deve affrontare” sotto una seconda presidenza Trump è una “rapida erosione della sua professionalità, che ne minerebbe lo status e il rispetto da parte del popolo americano”, ha detto al quotidiano Richard Kohn, professore e storico militare presso l’Università della Nord Carolina a Chapel Hill. “Trump non comprende veramente il valore dei rapporti civili-militari o l’importanza di un esercito apartitico e apolitico“, ha aggiunto. Una delle portavoce di Trump, Karoline Leavitt, ha detto che il voto di martedì ha dato al presidente eletto ”il mandato di attuare le promesse fatte in campagna elettorale. E lui le manterrà”.
Sono diversi i funzionari della prima amministrazione Trump che mettono in guardia da una deriva autoritaria sotto la sua presidenza. Tra loro il suo ex segretario alla Difesa Mark T. Esper, il generale in pensione Mark A. Milley, suo ex presidente del Joint Chiefs of staff, e il suo ex Chief of staff della Casa Bianca John Kelly, anche lui generale in congedo. Ognuno di loro, scrive il Washington Post, durante la precedente presidenza Trump ha cercato di ”ostacolare i suoi impulsi più oscuri” e successivamente ”ha espresso gravi preoccupazioni sul fatto che potesse violare la Costituzione impartendo ordini illegittimi all’esercito”. Il generale in congedo Jim Mattis, primo segretario alla Difesa sotto Trump, nel giugno del 2020 lo aveva descritto come ”il primo presidente in vita mia che non cerca di unire il popolo americano”.
Da presidente, Trump ha aumentato il budget del Pentagono, ha fatto pressione sugli alleati degli Stati Uniti perché spendessero di più per la difesa e ha allentato le restrizioni sul campo di battaglia che erano state introdotte dal suo predecessore Barack Obama. Una mossa accolta con favore dal dipartimento della Difesa, dove però ha creato scompiglio la natura impulsiva e anti-establishment della sua presidenza. Da presidente, Trump ha anche utilizzato i suoi social media personali per trasmettere i principali movimenti delle truppe statunitensi all’estero, tra cui il ritiro dalla Siria settentrionale e riduzioni di personale in Afghanistan mentre i funzionari Usa stavano negoziando con i Talebani.
Rachel VanLandingham, ex avvocato dell’aeronautica ed esperta di diritto della sicurezza nazionale, ha detto che la sua preoccupazione più grande è che l’esercito venga utilizzato per reprimere il dissenso negli Stati Uniti. Tutti gli ordini presidenziali sono destinati a essere interpretati dal personale di base come legittimi anche se sembrano rientrare in una zona grigia, ha spiegato al Washington Post, aggiungendo che c’è la possibilità di punizioni disciplinari per chiunque disobbedisca. “Seguiranno gli ordini del presidente Trump, in particolare perché il presidente può legalmente ordinare l’uso interno dell’esercito in varie situazioni – prevede VanLandingham – C’è un rischio enorme nel disobbedire all’ordine di un presidente e apparentemente poco rischio nell’obbedirvi”.
Peter Feaver, esperto di relazioni civili-militari alla Duke University, ha detto che la maggior parte del personale militare e dei dipendenti pubblici di carriera probabilmente considererà la propria missione come quella di servire il nuovo presidente e consentirgli di esercitare i suoi poteri di comandante in capo. “Il loro dovere professionale è quello di avvertire i capi delle conseguenze indesiderate di ciò che stanno cercando di fare – ha detto – Questa non è resistenza, questa non è slealtà, questo è letteralmente il loro lavoro”, ha concluso.
Ieri il capo del Pentagono Lloyd Austin ha garantito che i militari assicureranno ”una transizione calma, ordinata e professionale verso la nuova amministrazione Trump”. In un messaggio alle truppe Usa, Austin ha detto che “come sempre, l’esercito statunitense sarà pronto a portare avanti le scelte politiche del suo prossimo comandante in capo e a obbedire a tutti gli ordini legittimi provenienti dalla sua catena di comando civile”.
Il Segretario alla Difesa Usa ha anche scritto che l’esercito statunitense si “distinguerà” dalla politica e continuerà a sostenere e difendere la Costituzione americana. “Non siete un esercito qualunque – ha scritto il capo del Pentagono – Siete l’esercito degli Stati Uniti, la migliore forza combattente sulla Terra, e continuerete a difendere il nostro Paese, la nostra Costituzione e i diritti di tutti i nostri cittadini”.
]]>Una “vittoria politica mai vista” negli Stati Uniti. A rivendicarla è Donald Trump nel discorso in cui si è proclamato vincitore delle elezioni presidenziali. “Grazie agli americani”, ha detto.
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Donald Trump sarebbe senza dubbio il favorito alle elezioni (PDF) se i social media rispecchiassero fedelmente la realtà. E’ quanto emerge da un’analisi di Social Data su circa 1 miliardo di citazioni e più di 6 miliardi di interazioni online.
Sui social il candidato repubblicano ottiene risultati doppi rispetto alla sua rivale democratica
In particolare, nei quattro mesi trascorsi dalla candidatura di Kamala Harris a luglio fino al giorno del voto imminente, l’analisi di 962 milioni di citazioni e 6,5 miliardi di interazioni online parla chiaro: anche osservando semplicemente le metriche di base, come il numero di citazioni sul web e su Twitter, le interazioni generate e la visibilità dei messaggi, il candidato repubblicano ottiene risultati doppi rispetto alla sua rivale democratica.
Tuttavia, è riduttivo interpretare una citazione come un endorsement, specialmente per una figura controversa come Trump, come dimostrato dall’analisi del sentiment nelle citazioni in cui l’incidenza dei post negativi è più alta per il tycoon.
Se però consideriamo il numero assoluto di citazioni positive il vantaggio di Trump persiste sia sul web che su X, ex Twitter, mantenendo sempre una proporzione vicina a 2 a 1. Un confronto tra i vari Stati basato sull’engagement positivo, scelto come metrica più rappresentativa e qualitativa, mostra Harris in vantaggio solo in 10 Stati su 50, e non tra i più influenti: New York, Delaware, Minnesota, North Carolina, New Jersey, Massachusetts, Washington, Oregon, Wyoming e New Hampshire.
Analizzando l’ultima settimana di monitoraggio (28 ottobre-4 novembre), il panorama appare leggermente più favorevole a Harris, che conquista Alabama, Nevada, Vermont, Maryland, Louisiana, Kansas, Missouri, Connecticut e Iowa. Tuttavia, perde il supporto in North Carolina, New Jersey, Washington e Oregon, portando il totale degli stati favorevoli a 15, troppo pochi rispetto ai 50 complessivi.
Guardando la performance su Facebook e Instagram nell’ultimo mese, la situazione migliora leggermente per Kamala Harris. Del resto è noto che Meta sia più vicina al mondo democratico, mentre Twitter abbia un’affinità maggiore con quello repubblicano. La differenza di follower su Facebook e Instagram si spiega con la presenza storica del candidato repubblicano. Nonostante ciò, i livelli di engagement ottenuti da Harris risultano validi se confrontati con la disparità nella fan base, mentre il sentiment su Facebook è nettamente a favore di Trump.
L’analisi demografica mostra che Harris ha un seguito femminile più pronunciato e un pubblico giovane nelle fasce di età inferiori, mentre Trump è più popolare tra gli uomini e nella fascia dai 35 ai 44 anni. Sopra i 45 anni, il coinvolgimento diminuisce per entrambi i candidati. Gli interessi degli elettori riflettono pubblici differenti: Harris è sostenuta da amanti della musica, letteratura, della legge e degli animali, mentre Trump trova sostegno tra chi è più orientato verso la famiglia e i social media.
A livello professionale, gli scrittori, insegnanti e artisti appoggiano Harris, mentre manager, militari, imprenditori e politici sono più vicini a Trump, con un orientamento più forte verso l’economia e il potere.
Infine, i temi ricorrenti nelle discussioni evidenziano un approccio più astratto e orientato al futuro per Harris, eccetto il valore simbolico della possibilità di diventare la prima presidente donna. Trump, al contrario, costruisce una narrativa basata sull’identità americana, la collaborazione con Elon Musk, e eventi come l’attentato in Pennsylvania, temi che colpiscono maggiormente l’immaginario collettivo.
Tra i sostenitori che generano più engagement per Trump spiccano figure di forte richiamo legate all’identità americana, mentre per Harris emergono celebrità internazionali come Beyoncé e Taylor Swift, oltre a ex presidenti come Biden, Obama e Carter. Tutto sembra indicare un’ampia vittoria di Trump, ma i social media non rappresentano una copia fedele della realtà, bensì un piano parallelo che può influenzare la percezione pubblica e, di conseguenza, spostare gli indecisi. Resta da vedere come si tradurrà questo panorama nel voto effettivo.
]]>“Ora riusciamo a vedere tutti i siti in cui la Russia sta radunando i soldati nordcoreani sul suo territorio. Potremmo centrarli preventivamente, se avessimo la capacità di colpire abbastanza lontano. Tutto dipende dagli alleati“, dice il presidente, ribadendo la richiesta di missili a lungo raggio e evidenziando ancora una volta la necessità di ottenere l’ok per colpire obiettivi militari in territorio russo.
Gli Stati Uniti hanno fornito a Kiev i missili Atacms ma Washington non autorizza il lancio in territorio nemico. In questo quadro, dice Zelensky, i partner di Kiev preferiscono “aspettare che l’esercito nordcoreano inizi a colpire gli ucraini invece di fornire le armi a lungo raggio di cui hanno estremo bisogno. L’America resta a guardare, il Regno Unito resta a guardare, la Germania resta a guardare“.
“Chiunque al mondo -dice ancora- voglia veramente fermare la guerra della Russia contro l’Ucraina e evitare che si espanda dall’Europa ad altre regioni, non può limitarsi a guardare. Dobbiamo agire, è necessario che alle parole contro l’escalation e l’espansione della guerra corrispondano azioni”.
Le parole di Zelensky arrivano in un momento particolarmente critico. Secondo le stime di Bloomberg, la Russia continua a guadagnare terreno con un trend che appare consolidato. Dal 6 agosto, le forze di Mosca hanno preso il controllo di 1.146 km quadrati, circa il 25% in più di tutto il territorio conquistato nei primi 7 mesi dell’anno. La strategia di Mosca, nel Donetsk, punta verso Pokrovsk e Kurakhovo, nodi logistici che consentirebbero di organizzare la successiva fase dell’offensiva verso ovest.
Zelensky recentemente ha dichiarato che l’Ucraina ha ricevuto solo il 10% degli aiuti autorizzati a maggio dal Congresso degli Stati Uniti. Inoltre, Kiev attende almeno 6 sistemi di difesa aerea promessi da altri paesi. Intanto, il Pentagono ha annunciato nuovi aiuti. Il pacchetto della Presidential Drawdown Authority (Pda), del valore stimato di 425 milioni di dollari, fornirà ulteriori capacità per soddisfare le esigenze più urgenti, tra cui intercettori per la difesa aerea, munizioni per sistemi missilistici e artiglieria, veicoli blindati e armi anticarro.
Nello specifico, il pacchetti include: munizioni per i sistemi missilistici superficie-aria avanzati nazionali (Nasams), missili Stinger, apparecchiature e munizioni per sistemi aerei senza equipaggio (c-Uas), munizioni aria-terra, munizioni per sistemi missilistici di artiglieria ad alta mobilità (Himars), munizioni per artiglieria da 155 mm e 105 mm, missili Tube-launched a tracciamento ottico filoguidati (Tow), sistemi anti-carro Javelin e At-4, carrelli corazzati Stryker, armi leggere e munizioni, attrezzature mediche, attrezzature e munizioni per la demolizione, pezzi di ricambio, attrezzature ausiliarie, servizi, formazione e trasporto.
Il problema principale per il paese, però, non è rappresentato dalla carenza di armi. All’Ucraina, evidenzia il New York Times citando informazioni provenienti dal Pentagono, mancano uomini e la situazione, senza un’inversione di rotta, rischia di precipitare nel giro di 6-12 mesi.
Kiev ha trasferito alcune brigate nella regione russa di Kursk, invasa all’inizio di agosto, spostando reparti che avrebbero dovuto agire nel Donetsk o lungo il fronte meridionale, con la prospettiva di una controffensiva nel 2025.
Ora il quadro cambia. L’Ucraina non pare intenzionata a modificare le leggi relative all’arruolamento e, nonostante il pressing di alcuni politici americani, non pare intenzionate a coinvolgere i giovanissimi: ad oggi, al fronte vanno i 25enni o uomini di età superiore. Il gap con la Russia, che recluta 25-30mila soldati ogni mese, rischia però di allargarsi fino a diventare incolmabile.
]]>Le regioni e le province italiane sono custodi di queste storie e tradizioni, racchiuse persino nei loro stessi nomi, che portano con sé un’eredità secolare. Da influenze latine, greche e di popoli antichi, ogni nome rappresenta un pezzo di storia. La piattaforma Preply, attraverso uno studio approfondito, ha analizzato l’etimologia delle regioni e province italiane per svelarne le radici e l’origine.
Dallo studio è emerso che la Basilicata, originariamente chiamata Lucania, prende il suo nome dalla dominazione bizantina, e in particolare dal termine greco basilikós che richiama potere e regalità. L’origine della Calabria, che in passato designava l’odierno Salento, rimanda invece ai vasti oliveti e agrumeti tipici della regione in quanto deriverebbe da kalón-bryōn (“terra che fa sorgere il bello”).
Un’ulteriore connessione con la terra è rintracciabile in uno dei significati associati alla Campania, che deriverebbe dal termine latino campus, anche se per alcuni è da associare al termine osco kampanom (terra dei Campani) e per altri alla città di Capua
Altre etimologie interessanti legate al territorio sono quelle della regione Puglia, il cui significato rimanda al suo territorio arido ma affascinante, e della Sicilia, per le sue ricche coltivazioni di fichi e ulivi. Su quest’ultima regione esistono però idee contrastanti. Alcuni infatti ritengono derivi dal greco sikelia (terra dei Siculi o dei Sicani) mentre per altri significa “tre promontori” in riferimento alla forma dell’isola. Chiudiamo con l’Umbria che deriva dal greco ombros (pioggia) e che rimanderebbe ad una leggenda secondo cui gli Umbri erano sopravvissuti a un diluvio.
Molto nomi di province rimandano a conformazioni elevate del territorio. Basti pensare a Agrigento che deriva dal greco àkragas (“terra alta”) o Asti che prende il nome dalla parola ligure ast (altura). E come non menzionare Matera, che con il suo paesaggio roccioso deriva probabilmente da mata, “cumulo di rocce”, o Trento che prende il nome dai tre monti (Bondone, Calisio, Marzola) che la circondano formando un tridente.
Un altro elemento comune è il riferimento all’acqua, in particolare a fiumi e a mari, riflettendo l’importanza cruciale che questi hanno avuto nella nascita e sviluppo delle città. Per citarne alcune, troviamo Isernia che deriva dal termine indoeuropeo ausa (acqua) e Varese dal celtico vara (lago). Siracusa invece significa “acqua salata”, richiamando l’idronimo di un’antica palude locale (Syraka). Alcune città devono il loro nome ai fiumi che le attraversano, come Rimini e Roma. Quest’ultima, secondo un’interpretazione, deriverebbe da “Rumon”, l’antico nome del Tevere.
Riflettono invece qualità, auguri e desideri di prosperità Firenze, con il nome latino Florentia (“che tu sia florida”), Piacenza (“desiderio di piacere”) e Vicenza (“vincente”). Interessante l’origine legata al nome di Benevento, che inizialemente si chiamava Maleventum, e che, dopo la vittoria romana contro i sanniti, venne cambiata a Beneventum per celebrare l’evento, mal interpretando il nome originale che non aveva alcuna connotazione negativa.
Molte province italiane nascondono inoltre dietro il loro nome leggende mitologiche. Chieti ad esempio si rifà alla ninfa Teti, madre di Achille, mentre Rieti è legata a Rea Silvia, madre di Romolo e Remo. Anche Crotone ha un’origine mitica: fondata da Eracle in memoria dell’amico Kroton. Curiosa è l’origine di Monza, che nacque da un sogno della regina Teodolinda, nel quale una colomba le avrebbe suggerito di dedicare quel luogo a Dio (utilizzando la parola latina “modo” ovvero “qui”) al quale avrebbe risposto con la parola “etiam” (“certo”). Ci sono inoltre alcune province dedicate a personaggi storici, come nel caso di Aosta e Alessandria.
Infine diverse province rimandano ad animali, oggetti e forme. Ad esempio Brindisi deriva dal termine messapico brention, che significa “testa di cervo”, in riferimento alla forma del porto, mentre Parma deriverebbe dal nome dello scudo rotondo usato dai soldati romani.
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