rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170“L’America è stata sempre divisa ma funzionava l’ascensore sociale, ora non funziona più. E c’è una grande divisione tra colti e incolti. Dentro l’università erano tutti per Harris ma fuori tutto per Trump. L’accoppiata Trump-Musk ha saputo creare un sogno americano per il futuro, cosa che l’Europa non riesce a fare. Il problema in Europa è andare d’accordo e creare un sogno o ameno una prospettiva. Divisi scivoliamo nel nulla e Trump dividerà tutto fetta per fetta e se ci riesce non conteremo più nulla. Per questo serve l’esercito comune europeo, serva difesa comune, serve superare i veti”. Lo dice Romano Prodi alla presentazione del suo libro con Massimo Giannini ‘Il dovere della speranza’.
]]>“Carlos Tavares ha commesso tanti errori e nessuno lo rimpiangerà, ma sbaglia la maggioranza di governo a usarlo come capro espiatorio della crisi dell’auto”. Lo affermano in una nota Gaetano Pedullà e Pasquale Tridico, europarlamentari del Movimento 5 Stelle. “La sofferenza del settore – continuano – viene da lontano, è in parte strutturale, conseguenza delle diverse abitudini dei cittadini, e in parte dovuta ai cambiamenti nel settore della mobilità. Davanti alla sfida epocale della transizione verso l’elettrico, il governo ha deciso di restare immobile, abbandonando case automobilistiche e lavoratori in un momento decisivo”.
Il Movimento 5 Stelle “ha presentato un emendamento alla manovra per ripristinare i fondi destinati all’automotive, scippati dal governo per destinarli alla difesa, e vuole andare oltre. La crisi è europea, come dimostrano gli scioperi in Germania e le chiusure di stabilimenti in Belgio, e serve una risposta europea. Con un nuovo fondo, sul modello di Sure che con successo ha funzionato durante il Covid, potremmo salvaguardare i posti di lavori a rischio a condizione che le case automobilistiche facciano i compiti a casa”.
“Nessun finanziamento a pioggia, ma precise condizionalità che permettano al settore dell’automotive di programmare i necessari investimenti richiesti per le auto elettriche. Il governo porti questa battaglia in Europa, batta i pugni a Bruxelles per salvaguardare l’interesse nazionale e salvare così l’industria italiana dalla tragedia. Basta scaricabarile”, concludono.
]]>“Le proposte in discussione sul nuovo Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria contengono disposizioni che rendono fortemente recessiva la posizione dei magistrati di legittimità nel conferimento di tutti gli incarichi semidirettivi e direttivi di merito. La proposta ‘A’, addirittura, per come congegnata, impedisce l’utile partecipazione dei magistrati di legittimità ai concorsi per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi di merito di primo e secondo grado, attraverso l’individuazione del criterio dell’esercizio delle ‘medesime funzioni giudicanti e requirenti del posto a concorso’”. È quanto si legge in un documento firmato da 73 magistrati della Procura Generale della Cassazione, tra cui il Procuratore generale aggiunto, i 6 Avvocati generali e 66 Sostituti procuratori generali, e inviato al comitato di presidenza del Csm e ai consiglieri di Palazzo Bachelet.
Un documento che arriva alla vigilia del plenum straordinario dove verranno votate le due proposte contrapposte sul nuovo Testo Unico della Dirigenza Giudiziaria relative al conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi dei magistrati. Una prima proposta è sostenuta da AreaDG e da Magistratura Indipendente mentre una seconda proposta, con un sistema di punteggi, è voluta da Unicost e Md. “Per converso, la stessa proposta attribuisce specifico rilievo – sottolineano – all’esperienza maturata nell’esercizio nelle funzioni direttive e semidirettive requirenti di merito. Con ciò realizzando un assetto che da un lato oblitera la peculiarità delle funzioni requirenti di legittimità, del tutto dissimili da quelle requirenti di merito, dall’altro rende ‘unidirezionale’ la mobilità dei magistrati, in quanto favorisce l’accesso dei magistrati di merito alle funzioni direttive requirenti di legittimità e, di contro, pregiudica totalmente il percorso opposto. Non solo, ma la proposta ‘A’ impedisce di fatto ai sostituti procuratori generali di legittimità la possibilità di concorrere utilmente anche al conferimento degli incarichi direttivi giudicanti di legittimità, in quanto si dà prioritaria rilevanza alle ‘funzioni giudicanti di legittimità’ e peso totalmente residuale – ultimo criterio in ordine ‘decrescente’ – all’‘esperienza …. requirente di legittimità’”.
“Già in una precedente occasione avevamo rappresentato, con una nota inviata al Comitato di Presidenza del Csm, la centralità e rilevanza delle funzioni di legittimità e, nell’ambito di esse, di quelle requirenti, evidenziando che in sede di legittimità la distinzione tra giudice e pubblico ministero quasi svanisce e il pubblico ministero è un organo che collabora col giudice nell’interesse della legge e in funzione dell’attuazione della nomofilachia”, sottolineano. “Formuliamo, pertanto, il forte auspicio che il Consiglio Superiore della Magistratura, nell’esaminare ed approvare il nuovo Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria tenga conto delle criticità segnalate e riconosca ai magistrati requirenti di legittimità i requisiti e le attitudini per potere utilmente concorrere al conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi di merito nonché agli incarichi direttivi giudicanti di legittimità”, concludono.
]]>”Ha un bel compito”. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, saluta così il nuovo ‘super ministgro’ per il Pnrr, Tommaso Foti, al termine della cerimonia di giuramento al Quirinale, dopo avergli augurato buon lavoro. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sorride e condivide l’impegno delicato che attende l’ex capogruppo di Fdi alla Camera: ”Eh, lo sa, lo sa…”.
Gasparri, ‘Foti? Primo a mandare auguri, non abbiamo chiesto quel ruolo’
Foti ministro? “Sono molto contento, è solo una leggenda metropolitana che noi avessimo chiesto quel ruolo. Ho mandato a Tommaso un messaggio di congratulazioni alle 2:54 di questa notte, forse sono stato il primo. Con lui ci conosciamo da 45 anni, è una buona scelta, è persona solida e molto capace. Auguri a Foti”. Così Maurizio Gasparri, capogruppo Fi in Senato ad Un Giorno da Pecora.
Foti giura al Colle, Mattarella al neo ministro, ‘ha un bel compito’
”Ha un bel compito!”’. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, saluta così il nuovo ‘super ministgro’ per il Pnrr, Tommaso Foti, al termine della cerimonia di giuramento al Quirinale, dopo avergli augurato buon lavoro. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sorride e condivide l’impegno delicato che attende l’ex capogruppo di Fdi alla Camera: ”Eh, lo sa, lo sa…”.
Sisto, ‘buon lavoro a Foti, da lui apporto importante’
“Congratulazioni e auguri di buon lavoro a Tommaso Foti, neoministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr. Sarà sicuramente un validissimo componente nella squadra di governo, manifestando quell’equilibrio e quella competenza che già ha espresso da capogruppo di Fratelli d’Italia. Il Pnrr resta una grande priorità del Paese e sono certo che il suo apporto sarà determinante per mantenere gli impegni con l’Europa e proseguire nella realizzazione degli obiettivi che ci siamo prefissi ”. Lo dichiara il vice ministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto.
Casellati, ‘auguri buon lavoro a Foti, incarico premia doti professionali e politiche’
“Auguri di buon lavoro a Tommaso Foti per la nomina a ministro degli Affari europei, un incarico che premia le doti professionali e politiche dimostrate in questi anni. L’attuazione del Pnrr e il ruolo dell’Italia in Europa sono sfide decisive per il futuro del nostro Paese. Sono certa che saprà affrontarle con grande competenza”. Lo scrive sui social Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministra per le Riforme istituzionali.
Donzelli, ‘Foti affronterà sfida con serietà e determinazione’
“I miei migliori auguri di buon lavoro a Tommaso Foti per il suo nuovo incarico di Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e per il Pnrr. Sono certo che saprà affrontare questa sfida con la serietà e la determinazione che lo contraddistinguono”. Lo scrive su Facebook il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli.
]]>Di Ahmed Bin Sulayem
L’industria globale dei diamanti si trova nuovamente a un bivio. Sebbene la necessità di limitare il commercio di diamanti da conflitto e garantire approvvigionamenti etici rimanga fondamentale, la proposta dell’Unione Europea di creare un unico nodo di controllo dei diamanti ad Anversa solleva gravi preoccupazioni in merito alla sovranità e all’efficienza, compromettendo al contempo l’integrità del Processo di Kimberley (KP).mina,dalì
In una dichiarazione rilasciata dal Servizio Diplomatico dell’Unione Europea, i miei commenti espressi durante la riunione plenaria del Processo di Kimberley (KP), in qualità di Presidente del KP, sono stati definiti “deplorevoli” e si è affermato che il Processo di Kimberley avrebbe “fallito, per il terzo anno consecutivo, nell’affrontare le implicazioni della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina sul settore globale dei diamanti grezzi.”
Il KP, come organizzazione, ha una funzione molto specifica: unire amministrazioni, società civili e industria per ridurre il flusso di diamanti da conflitto. Non ha alcun mandato per approvare sanzioni politiche contro nazioni sovrane. Come processo che ha dimostrato la propria utilità e funzione, in particolare identificando i diamanti alla fonte, l’UE dovrebbe prima chiedersi perché ora desideri sostituire un’operazione che ha considerato affidabile per una generazione con una proposta meno efficace, non sperimentata, non testata e non necessaria. Dovrebbe inoltre interrogarsi sul perché la sua posizione si sia isolata all’interno della comunità globale dei diamanti, che sempre più considera questa proposta un tentativo di egemonia a scapito delle esigenze olistiche del settore.
Al contrario, la soluzione decentralizzata del KP è ampiamente supportata dai membri del settore, dagli osservatori del KP, incluso il World Diamond Council, dalla società civile e da numerosi stakeholder belgi, molti dei quali hanno paura di esprimersi per timore di ritorsioni. In qualità di Presidente del Processo di Kimberley, ho costantemente espresso la mia preoccupazione riguardo a questo approccio centralizzato. Non solo interrompe il quadro consolidato del KP, una rete decentralizzata di 59 nodi (60 se si include l’Uzbekistan recentemente integrato), che ha funzionato efficacemente per oltre due decenni, ma, peggio ancora, mina la fiducia e la collaborazione che hanno sostenuto la partecipazione equa e la sovranità di tutti gli Stati membri.
Al contrario, il modello a nodo unico impone una prospettiva eurocentrica sul commercio globale di diamanti, gravando in modo sproporzionato sui produttori africani e richiedendo loro di canalizzare i propri diamanti attraverso Anversa per la verifica prima di accedere ai mercati del G7. Questo non solo aumenta i costi logistici e finanziari, ma mina anche la capacità delle nazioni africane di autoregolarsi e gestire autonomamente le proprie risorse naturali. In altre parole, l’agenda dell’UE appare chiaramente mirata a preservare la propria rilevanza in un settore che, in gran parte, rifiuta la supervisione e la burocrazia a favore di una collaborazione decentralizzata.
Francamente, è scoraggiante vedere che, nonostante l’opposizione esplicita delle nazioni africane, tra cui Botswana, Namibia e Angola, e le preoccupazioni sollevate dall’African Diamond Producers Association (ADPA), l’Europa rimanga sorda e ostinatamente impegnata nel suo concetto di nodo unico, stabilendo un precedente inquietante che ricorda il suo passato coloniale. Anche dal punto di vista dell’efficienza pratica, questo approccio centralizzato crea un punto unico di fallimento, rendendo il sistema vulnerabile alla corruzione, ai colli di bottiglia e alle inefficienze; vulnerabilità che Anversa ha già dimostrato in modo inequivocabile
E quale logica sceglie Anversa? Non il consenso. Non il suo passato operativo. Il Belgio, e in particolare Anversa, è stato a lungo considerato il cuore del commercio globale di diamanti. Tuttavia, questa brillante reputazione è offuscata da una storia di corruzione, contrabbando e violazioni etiche. Il Caso Monstrey ha svelato una rete di 220 commercianti di diamanti corrotti, di cui 107 sono stati accusati di falsificazione su larga scala, inclusi certificati falsi del Processo di Kimberley e riciclaggio di denaro. Altri casi degni di nota includono Agim De Bruycker, il Commissario della Polizia Federale di Anversa e capo della Squadra Diamanti, arrestato due volte e condannato a una pena detentiva per accuse simili.
Se si dovesse scegliere un paradigma di efficienza, Anversa difficilmente sarebbe una scelta convincente, portando alla conclusione che la decisione sia stata presa a livello geopolitico per il beneficio di pochi. Questo non significa che esista una località perfetta. Qualsiasi posizione unica, per sua natura, è la scelta sbagliata. L’argomento a favore di un sistema decentralizzato basato sulla trasparenza, rispetto a una cieca fiducia nell’UE per la certificazione, è semplicemente una questione di buon senso. Anche allontanandosi per un momento dall’industria dei diamanti nello specifico, l’attuale clima politico globale, con il suo spostamento verso il nazionalismo e l’autodeterminazione, sottolinea ulteriormente la necessità di un approccio decentralizzato. Come ha affermato in modo appropriato l’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, il futuro della competitività risiede nell’abbracciare la decentralizzazione e nel dare potere alle singole nazioni.
Nel corso della sua storia ventiquattrennale, il Kimberley Process (KP) ha dimostrato la sua efficacia nel ridurre i diamanti da conflitto e nel promuovere un approvvigionamento etico. I suoi processi, collaudati e comprovati, hanno la capacità di adattarsi e migliorarsi, garantendo che tutte le nazioni abbiano il diritto di autoregolare le proprie risorse naturali. Inoltre, la piattaforma di certificazione KP proof-of-concept presentata dagli Emirati Arabi Uniti durante la Plenaria del KP a Dubai è una prova del potenziale innovativo all’interno del framework esistente. Essa dimostra che la tecnologia può essere utilizzata per migliorare la trasparenza e la tracciabilità senza compromettere la sovranità o imporre oneri finanziari e logistici eccessivi. In questo contesto, attendo con entusiasmo di collaborare con la famiglia del KP per costruire un futuro in cui tutti gli stakeholder, in particolare le nazioni produttrici africane, continuino ad avere voce in capitolo e a beneficiare equamente delle proprie risorse naturali.
]]>Nella giornata contro la violenza sulle donne arriva oggi il verdetto nel processo a Alessandro Impagnatiello, l’ex barman che ha ucciso la compagna Giulia Tramontano con 37 coltellate. Giulia, 29 anni, era incinta al settimo mese. Ecco tutte le tappe dell’assassinio avvenuto a Senago.
“E’ sicuramente in difficoltà in quanto al settimo mese di gravidanza”. E’ il testo che segnala la scomparsa e dà il via alle ricerche di Giulia Tramontano, la ventinovenne incinta di Thiago, sparita la sera di sabato 27 maggio 2023 dall’appartamento di Senago, alle porte di Milano, in cui vive con il compagno Alessandro Impagnatiello. Nulla fa pensare a un allontanamento volontario.
Le ricerche si concentrano sul fidanzato. E’ lui, il pomeriggio di domenica, a denunciare la scomparsa ai carabinieri. Racconta di una lite la sera prima, di aver lasciato Giulia mentre dormiva e di essere andato a lavoro. La versione non convince e le testimonianze di chi lavora con lui svelano la doppia vita del barman. Le tracce di sangue trovate nell’auto danno un’accelerata alle indagini: viene indagato dalla procura di Milano per omicidio volontario aggravato.
“L’ho uccisa io”. E’ il primo giugno del 2023 quando Impagnatiello, 30 anni, confessa il delitto e indica il posto – in via Monte Rosa, in un anfratto accanto ad alcuni box – in cui l’ha nascosta. Il corpo è avvolto in sacchetti di plastica. Ammazzata a coltellate – l’autopsia restituisce la crudeltà dei 37 colpi – ha provato a darle fuoco due volte (nella vasca e nel box), ne ha inscenato la scomparsa (nascondendola in cantina, nel garage nel bagagliaio, prima di disfarsene a meno di 700 metri da casa) e ha provato a depistare le indagini.
Il 3 novembre 2023, la procuratrice aggiunta Letizia Manella e la pm Alessia Menegazzo chiedono il giudizio immediato per omicidio volontario aggravato, interruzione non consensuale di gravidanza e occultamento di cadavere. Il delitto è premeditato come dimostrerebbe il tappetto della sala spostato per non macchiarlo e il veleno per topi somministrate più volte alla compagna e trovato anche nel feto: è la prima arma usata (fin dal dicembre 2022) per uccidere. L’omicidio è aggravato dalla crudeltà, dai futili motivi e dal legame che univa Giulia e Alessandro.
Il 18 gennaio davanti alla prima corte d’Assise di Milano, presieduta dalla giudice Antonella Bertoja, è presente la famiglia Tramontano – papà Franco, mamma Loredana Femiano, i fratelli Chiara e Mario -. In gabbia Impagnatiello tiene lo sguardo basso. Lontano dalle telecamere, vietate in aula, fa brevi dichiarazioni spontanee. “Ci sono tante persone a cui devo delle scuse, ma vorrei rivolgermi a Giulia e alla famiglia. Non ci sono parole corrette da dire, affronto una cosa che rimarrà per sempre inspiegabile per la disumanità. Quel giorno ho distrutto la vita di Giulia e di nostro figlio, quel giorno anch’io me ne sono andato perché non vivo più”. Le scuse non vengono accettate.
Il processo che vede sfilare investigatori e familiari trova un punto centrale nell’interrogatorio dell’imputato. “L’ho colpita all’altezza del collo, solo in cella con un servizio in tv ho saputo di averle sferrato 37 colpi. Giulia non si è difesa” è il racconto di Impagnatiello. In aula aggiunge qualche dettaglio crudele – “Andrai a pranzo da mia madre e in auto c’era il cadavere” – e ammette il suo “castello di bugie” (per tenere in piedi due relazioni parallele), un mare “in cui sono annegato”. Sostiene di aver avvelenato Giulia “solo due volte, nella prima parte di maggio, non per farle del male, ma per provocarle un aborto”. Parla per ore, ma non sa fornire un movente: “E’ una domanda che mi sono fatto miliardi di volte e che non avrà mai risposta”.
A sorpresa, il 10 giugno scorso, i giudici chiedono la perizia psichiatrica. Tre mesi dopo arriva il responso: per gli psichiatri Gabriele Rocca e Pietro Ciliberti l’imputato era capace di intendere e di volere. Alessandro Impagnatiello “non poteva accettare lo ‘smascheramento’ con le conseguenze umilianti”. L’incontro, poche ore prima del delitto, tra Giulia Tramontano e l’altra donna, fa esplodere in lui – manipolatore con tratti narcisistici – una dimensione “rabbiosa” che sfocia nel femminicidio. Pur di non vedere il suo mondo crollare in pezzi si trasforma in assassino.
In aula va in scena un “viaggio nell’orrore” il cui protagonista è l’imputato “narcisista, psicopatico, manipolatore” che ammazza Giulia e Thiago “ostacoli per la sua realizzazione”. Smascherato, uccide in modo “brutale”: nessun raptus, ma un progetto “premeditato” attuato da un uomo normale che rappresenta “la banalità del male”. Giulia ha firmato la sua condanna a morte quando gli ha detto che aspettava un bambino, e Impagnatiello “come un giocatore di scacchi” dopo l’incontro tra le due donne “fa l’ultima mossa” e uccide. La richiesta dell’accusa è di ergastolo e isolamento diurno per 18 mesi. La difesa, rappresentata dalle avvocatesse Giulia Gerardini e Samanta Barbaglia, chiede invece la “pena minima”.
La famiglia Tramontano, presente al completo nell’aula della corte d’Assise di Milano, si è stretta in un forte abbraccio, senza riuscire a trattenere le lacrime, quando la giudice Antonella Bertoja ha letto la sentenza che condanna all’ergastolo Alessandro Impagnatiello. Un “pianto consolatorio perché, al di là del dolore, quando la giustizia degli uomini prevale ci si sente più sollevati, ma per loro – sottolinea il legale della famiglia Giovanni Cacciapuoti – non è una vittoria. Loro sono stati sconfitti quando Giulia ha smesso di vivere per la bieca e malvagia responsabilità di quello che doveva essere il suo compagno e il padre di suo figlio”.
]]>Le indagini, svolte dalla Compagnia delle Fiamme gialle di Acireale sotto la direzione della Procura etnea, hanno fatto luce sul trasferimento illecito di beni aziendali e risorse umane da un’azienda fallita, attiva nel settore della produzione di manufatti in plastica, verso una nuova società operante nello stesso settore. I finanzieri hanno rilevato non solo il trasferimento illecito di beni aziendali alla nuova impresa, ma anche una vera e propria continuità operativa. La ‘new company’, infatti, pur essendo una nuova entità giuridica, ha preso piede immediatamente dopo il progressivo indebolimento della ‘bad company’. “Mentre la vecchia azienda riduceva la propria attività, la nuova ha visto un’impennata nel volume d’affari, continuando ad avvalersi della stessa rete di dipendenti, fornitori e clienti”, spiegano gli investigatori.
È stata quantificata in quasi 3 milioni di euro la distrazione di beni aziendali della società fallita a favore della neonata azienda, con un conseguente danno patrimoniale complessivo di quasi 1,5 milioni di euro a carico dei creditori, tra cui quello con la maggiore esposizione risulta essere l’erario. “Il tutto nella consapevolezza degli indagati che il rilevante debito maturato sarebbe stato completamente assorbito dal fallimento – sottolineano dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Catania -. Ciò che emerge chiaramente è il tentativo di eludere le responsabilità patrimoniali e fiscali: il patrimonio della ‘Bad – Co’ è stato di fatto trasferito alla ‘New – Co’, permettendo alla nuova impresa di proseguire l’attività economica senza interruzioni e, soprattutto, senza farsi carico dei debiti accumulati dalla fallita”. Un ulteriore elemento che rafforza l’ipotesi di frode, per gli investigatori delle Fiamme gialle, è il fatto che entrambe le società coinvolte fanno capo alla stessa famiglia.
Il sequestro è scattato per l’intero compendio aziendale della nuova impresa, comprese le quote societarie, i conti correnti e i beni strumentali. È stata, inoltre, disposta la nomina di un amministratore giudiziario per la gestione e avviata l’azione penale per bancarotta fraudolenta patrimoniale nei confronti degli indagati.
]]>I mandati, approvati all’unanimità, riguardano il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l’ex Ministro della Difesa Yoaf Gallant e il comandante militare di Hamas Mohammed al-Masri (alias Deif, probabilmente deceduto in un bombardamento). Sebbene questi provvedimenti non possano arrestare immediatamente la tragedia in corso, costituiscono un passo avanti nella lotta contro l’impunità.
Implicazioni internazionali
L’emissione dei mandati ha ristretto notevolmente la libertà di movimento di Netanyahu. Gli Stati firmatari dello Statuto di Roma, che sono 124, hanno l’obbligo di eseguire il mandato senza possibilità di invocare l’immunità, nemmeno per un capo di governo in carica. Se Netanyahu dovesse entrare in Paesi come Italia, Francia, Germania o Regno Unito, le autorità locali sarebbero tenute a procedere al suo arresto; in caso contrario, si configurerebbe un illecito internazionale.
Tuttavia, per gli Stati che non aderiscono allo Statuto della Corte, come Cina, Stati Uniti e Russia, non vige lo stesso obbligo. In questi Paesi, Netanyahu potrebbe beneficiare dell’immunità internazionale almeno fino a quando manterrà la carica.
Sfide e precedenti
L’effettiva esecuzione dei mandati è essenziale per il progresso della giustizia internazionale, poiché la Corte non può celebrare processi in contumacia. Nonostante ciò, il sistema ha mostrato limiti: per esempio, la Mongolia, obbligata dallo Statuto, non ha eseguito il mandato di arresto contro Vladimir Putin. Questo episodio, sebbene significativo, non mina il valore dei mandati, che rimangono strumenti di pressione politica. Lo stesso Putin, infatti, ha annullato un viaggio in Sudafrica per evitare rischi legati al mandato di arresto.
L’isolamento politico
I mandati di cattura emessi da tribunali penali internazionali possono avere un impatto rilevante, contribuendo all’isolamento politico degli accusati. In questo contesto, le accuse mosse dal Procuratore contro Netanyahu e Gallant assumono un significato ancora più importante, delineando un percorso che rafforza la giustizia internazionale nonostante le sfide.
Almeno 22 persone sono rimaste uccise stamane in un attacco israeliano a Gaza City. Lo riferisce Al Jazeera. Secondo quanto si apprende, il raid ha colpito un edificio a più piani nel quartiere di Sheikh Radwan, riducendolo in macerie: 22 i morti accertati finora, afferma l’emittente qatariota.
Secondo il dottor Hussam Abu Safia, direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahia, la maggior parte delle vittime dormiva al momento dell’attacco. “È arrivato un numero molto elevato di vittime e ci sono ancora molti corpi da recuperare.
Si tratta soprattutto di bambini e donne», ha detto, riferisce al Jazeera. «La situazione è onestamente molto grave. Non riusciamo a far fronte all’enorme numero di feriti e vittime che sono arrivati all’ospedale Kamal Adwan», ha proseguito. Il pediatra ha affermato che il raid ha colpito un intero isolato residenziale vicino a Kamal Adwan, distruggendo almeno 5 abitazioni, e che il personale dell’ospedale era sul posto per recuperare i corpi e salvare le persone rimaste intrappolate sotto i detriti. «Stiamo già operando a corto di risorse, la maggior parte del nostro personale è ora impegnata a soccorrere i feriti sul posto a causa della mancanza di ambulanze», ha aggiunto. Gaza, media: “Oltre 60 morti in raid israeliano nel nord”
Almeno 66 persone, la maggior parte donne e bambini, sono rimaste uccise e più di 100 ferite in un attacco aereo israeliano avvenuto all’alba nel nord di Gaza. Lo riferiscono Al Jazeera e l’agenzia di stampa palestinese Wafa. L’attacco ha distrutto un intero isolato residenziale, vicino all’ospedale Kamal Adwan a Beit Lahia in quello che la Wafa ha descritto come un «orribile massacro». Molte persone sono ancora disperse, secondo la Protezione civile di Gaza.
]]>Il Papa ha nominato vescovo ausiliare e vicegerente della Diocesi di Roma mons. Renato Tarantelli Baccari, coordinatore dell’ambito giuridico e amministrativo della medesima Diocesi, assegnandogli la Sede titolare di Campli. Lo fa sapere il Vaticano.
Mons. Tarantelli Baccari è nato il 25 aprile 1976 a Roma. Ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza e la Licenza in Diritto Canonico. Ha ricevuto l’Ordinazione presbiterale il 22 aprile 2018 per la Diocesi di Roma. È Vicario episcopale giuridico-amministrativo e Coordinatore dell’ambito giuridico e dell’ambito dell’amministrazione dei beni e delle risorse del Vicariato di Roma, Rettore della Chiesa di Santa Maria del terzo millennio alle Tre Fontane, Primicerio delle Arciconfraternite del SS. Sacramento e di Maria SS. del Carmine e di Maria SS. del Buon Consiglio e dei Pellegrini.
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