rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170“Accogliamo positivamente il parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali allo schema di disegno di legge che prevede l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in diversi settori tra cui quello sanitario. Tuttavia non vorremmo che certe condizioni e posizioni sollevate dal Garante appaiano come una difesa di un sistema ottocentesco che si configura come un limite ingiustificato all’applicazione di questo strumento innovativo. Uso, tra l’altro, previsto anche dal Pnrr che presuppone riforme innovative che possano permettere la gestione corretta di fenomeni incipienti come la Ia in sanità. Favorire l’evoluzione scientifica, la ricerca e un miglior accesso alle cure da parte dei nostri pazienti deve essere il faro della nostra azione politica. Pretendere che tutto venga gestito a livello ministeriale senza capire la complessità delle nuove sfide condanna il Paese ad una condizione di arretratezza”. Lo afferma in una nota la deputata della Lega Simona Loizzo, capogruppo in commissione Affari Sociali.
]]>Sebbene la prima beta di Apple Intelligence in iOS 18.1 sia disponibile solo negli Stati Uniti, in realtà non è proprio così. Ottenere l’accesso da altri paesi è sorprendentemente semplice. Apple ha scelto di limitare inizialmente l’accesso a una sola lingua per semplificare il processo, ma se siete disposti a convivere con questa limitazione, potete comunque utilizzare Apple Intelligence, il sistema di IA che debutterà sul prossimo sistema operativo di iPhone. È importante notare che avrete bisogno di un dispositivo compatibile, ossia un iPhone 15 Pro o Pro Max, o un iPad con chip M1 o superiore.
Indipendentemente dal paese in cui vi trovate, i primi passaggi sono gli stessi. Bisogna installare la beta per sviluppatori di iOS 18.1. Per farlo, è necessatio unirsi al programma sviluppatori: non è necessario un account sviluppatore a pagamento. Utilizzate le vostre credenziali Apple ID su developer.apple.com per iscrivervi. Quindi, aprite l’app Impostazioni e andate su Generali > Aggiornamento Software. Toccate il pulsante Aggiornamenti Beta e selezionate iOS 18.1 Developer Beta. Scaricate e installate l’aggiornamento 18.1 di iOS.
Per chi si trova fuori dagli Stati Uniti, ci sono alcuni passaggi aggiuntivi da seguire, innanzi tutto impostare la lingua e la regione. Andate su Impostazioni > Lingua e Regione. Toccate Lingua e selezionate Inglese (US). Accanto a Regione, cambiate a Stati Uniti. Per configurare Apple Intelligence e Siri, tornate al menu principale e selezionate Apple Intelligence & Siri. Cambiate la Lingua in Inglese (Stati Uniti). Cambiate la Voce in una delle opzioni americane e aspettate che venga scaricata, e infine riavviate il vostro iPhone.
Questi passaggi dovrebbero funzionare in molti paesi, anche se nei paesi dell’Unione Europea i risultati sono variabili, ed è consigliabile provare più volte. Alcuni dispositivi potrebbero non funzionare, o funzionare a intermittenza. Se desiderate utilizzare una VPN per impostare la regione negli Stati Uniti, Apple è in grado di rilevare questa impostazione se fatta direttamente sul telefono, quindi avrete bisogno di un router wireless capace di accesso VPN.
Una volta completati i passaggi sopra, proseguite come se foste negli Stati Uniti. Sotto il testo di Apple Intelligence & Siri, dovreste vedere un’opzione per unirvi alla lista d’attesa. Toccatela e questa cambierà in “Joined Waitlist”. L’attivazione richiede generalmente pochi minuti. Una volta attivata, il messaggio cambierà in “Turn On Apple Intelligence”. Toccate questo messaggio e riceverete un messaggio di benvenuto. In questo modo potrete iniziare a utilizzare Apple Intelligence anche fuori dagli Stati Uniti.
]]>Parlami del tuo percorso accademico e di cosa ti ha motivato a studiare presso l’American University di Dubai. In particolare, cosa apprezzi di più nei tuoi studi in intelligenza artificiale e robotica?
Ho scelto di frequentare l’American University di Dubai perché offriva un percorso formativo unico nel suo genere, con laurea ingegneria, che si concentra sull’esperienza pratica e sulla collaborazione diretta con aziende locali e internazionali. Questa prospettiva mi ha ispirato, poiché ho sempre creduto che il potenziale dell’istruzione si manifesti appieno attraverso l’applicazione pratica delle conoscenze acquisite. Ciò che apprezzo di più nei miei studi è la possibilità di utilizzare le mie competenze per ideare soluzioni tangibili a problemi reali. La sfida di applicare la teoria a scenari concreti mi motiva costantemente a cercare approcci innovativi e praticabili per contribuire al progresso nel campo.
La tua carriera scolastica è stata notevole, con la vittoria di numerosi premi fin da giovane. Qual è stato il momento più gratificante per te fino ad ora?
Ogni premio che ho ricevuto rappresenta un capitolo significativo della mia esperienza, ognuno con la sua storia e i suoi bei ricordi. Senza dubbio, la menzione nel registro italiano delle eccellenze per meriti accademici è stato estremamente gratificante. Tuttavia, la soddisfazione personale più profonda l’ho ottenuta vincendo la competizione “Future Disruptors” al tech show GITEX di Dubai, organizzato da Software AG. Questo momento è stato speciale perché mi ha offerto l’opportunità di lavorare autonomamente su un progetto di dimensioni notevoli, guadagnandomi poi il riconoscimento da parte di alcuni dei più autorevoli esperti internazionali nel settore.
Quindi parliamo del tuo interesse per la robotica. L’ultimo premio che hai vinto riguardava la costruzione di un robot. Puoi condividere alcuni dettagli sul progetto e su come hai affrontato questa sfida?
Certamente. Il mio ultimo progetto si è concentrato sulla progettazione di un robot con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e la salute dei minatori, una categoria di lavoratori con un’aspettativa di vita spesso ridotta. Il robot è stato concepito per esplorare autonomamente le miniere, creando simultaneamente una mappa digitale e individuando la presenza di gas nocivi. La sfida più significativa che ho affrontato è stata la programmazione dell’algoritmo di intelligenza artificiale che consente al robot di operare in completa autonomia, anche in aree della miniera completamente isolate e prive di accesso a Internet e isolate. Questo ha richiesto un approccio innovativo per garantire che il robot potesse muoversi con successo in ambienti ostili e svolgere le sue funzioni in modo efficace.
Essere così giovane e già specializzato in intelligenza artificiale è davvero impressionante. Quali sono le tue aspettative per il futuro in questo campo?
Grazie per il complimento. Guardando al futuro, credo che stiamo assistendo a un cambiamento di rotta significativo verso l’intelligenza artificiale, in modo simile a quanto accadde con Internet circa vent’anni fa. Ritengo che, se utilizzata in modo responsabile ed etico, l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento fondamentale per migliorare la vita delle persone. La mia aspirazione è essere parte attiva di questa trasformazione, contribuendo a guidare il settore nella direzione giusta. Il mio obiettivo è lavorare per garantire che l’intelligenza artificiale sia sviluppata e implementata nel rispetto dei valori umani, promuovendo soluzioni innovative e etiche che possano avere un impatto positivo sulla società.
Hai studiato in Italia prima di trasferirti a Dubai. Puoi descrivere le differenze nel sistema educativo e nelle opportunità di apprendimento che hai riscontrato tra i due luoghi?
La differenza principale che ho notato riguarda l’approccio all’educazione. In Italia, sembra che l’istruzione sia vista come un fine a sé stessa, con un focus sulla conoscenza teorica piuttosto che sull’applicazione pratica. A Dubai, ho trovato un approccio diametralmente opposto, con una costante attenzione a come le conoscenze acquisite possano essere applicate. Ad esempio, dopo un corso di intelligenza artificiale all’università, ho avuto l’opportunità di utilizzare quelle competenze in una competizione di programmazione organizzata dal MIT in collaborazione con il centro spaziale internazionale MBR. Il mio codice è stato utilizzato per controllare un robot sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Cosa consiglieresti a chi è appassionato di intelligenza artificiale e robotica e desidera intraprendere un percorso simile al tuo?
Il consiglio migliore che posso dare è di lanciarsi senza esitazioni, di provare e riprovare. Non c’è alcuna conoscenza appresa dai libri che possa eguagliare il valore dell’esperienza diretta.
Hai progetti futuri o obiettivi accademici che desideri condividere? C’è qualcosa di cui sei particolarmente entusiasta?
Intendo continuare i miei studi per diventare un punto di riferimento nel mio settore. Il mio obiettivo finale è lavorare nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale chiamati LLM. Attualmente, sto lavorando su un algoritmo di machine learning con l’obiettivo di pubblicare i risultati nelle riviste accademiche più importanti del settore.
Essendo in una posizione privilegiata nel campo dell’intelligenza artificiale, come pensi che questa tecnologia possa influenzare il nostro quotidiano e il mondo nel prossimo decennio?
Ci troviamo ad un bivio cruciale. La direzione che prenderemo nello sviluppo dell’intelligenza artificiale avrà un impatto enorme sul nostro futuro. Prevedo che, nel giro di pochi anni, l’intelligenza artificiale permeerà così profondamente la nostra vita quotidiana che faticheremo a ricordare come si viveva prima.
Mantenendo un legame con le tue radici italiane, ci sono elementi della cultura italiana che porti con te nella tua vita quotidiana o nel tuo percorso accademico a Dubai?
Una caratteristica importante della cultura italiana è l’intraprendenza e la volontà di mettersi in gioco. Questa filosofia è qualcosa che porto sempre con me, cercando di cogliere ogni opportunità che mi si presenta.
Come gestisci il bilanciamento tra gli impegni accademici e la tua passione per la robotica? Hai qualche consiglio per chi sta cercando di perseguire una carriera accademica simile?
Il mio impegno accademico si fonde con la passione perché gli studi che sto seguendo sono ciò che farei nel tempo libero, con passione, se non stessi studiando. Si dice che chi fa il lavoro che ama non lavora un giorno della propria vita. Il mio consiglio è fare ciò che si ama.
Essendo un giovane talento nel campo dell’intelligenza artificiale, hai avuto opportunità di collaborare con aziende o partecipare a progetti di ricerca all’esterno dell’ambito accademico?
Sì, ho collaborato con diverse grandi aziende internazionali che operano anche negli Emirati Arabi. Ho lavorato con Software AG, un’azienda leader nel settore dell’IoT, che collabora strettamente con Google. Ho anche collaborato con il MBR Space Center per una competizione di programmazione organizzata dal MIT.
Puoi condividere un aneddoto o un momento divertente che hai vissuto durante i tuoi studi a Dubai o durante la costruzione di uno dei tuoi robot?
Passare dalla programmazione di software all’interazione con i robot ha creato situazioni divertenti. Una volta ho speso molto tempo alla ricerca di un bug nel mio codice che non faceva funzionare il robot: non era un bug, solo un cavo scollegato!
]]>La trasformazione digitale è una delle sfide più complesse che il mondo sta affrontando, e Giorgia Meloni ha sottolineato l’importanza di affrontare questo “tsunami tecnologico” con saggezza e responsabilità. Nel suo discorso di apertura al ComoLake, un importante evento dedicato all’innovazione digitale, Meloni ha enfatizzato il ruolo cruciale dell’intelligenza artificiale nel futuro e ha sottolineato la necessità di regole globali per garantire che questa tecnologia sia un’opportunità al servizio dell’umanità.
La Rivoluzione Digitale:
Nel suo videomessaggio, Giorgia Meloni ha evidenziato come la trasformazione digitale stia cambiando il mondo che ci circonda e il modo in cui interagiamo con esso.
L’Importanza dell’Intelligenza Artificiale:
Tra i temi al centro dell’attenzione, c’è l’intelligenza artificiale, che rappresenta una delle sfide più significative per l’umanità. Meloni ha sottolineato che mentre in passato il progresso tecnologico mirava a ottimizzare le capacità umane e a migliorare la vita delle persone, ora ci troviamo in un mondo in cui l’intelletto umano è a rischio di essere soppiantato. Questa trasformazione potrebbe portare a conseguenze imprevedibili, tra cui maggiori disuguaglianze e concentrazioni di potere sempre più ingiuste nel mercato del lavoro.
La Necessità di Regole Globali:
La presidente del Consiglio ha sottolineato che l’intelligenza artificiale non può essere considerata un dominio senza regole. Al contrario, è necessario immaginare un futuro in cui questa tecnologia sia al servizio dell’umanità e non minacci il benessere delle persone. Meloni ha affermato che questa è una sfida globale che le singole nazioni non possono affrontare da sole. Ha richiamato l’attenzione sul fatto che la comunità internazionale deve lavorare insieme per sviluppare meccanismi di governance globale che possano garantire l’uso responsabile e etico dell’intelligenza artificiale.
L’Etica degli Algoritmi:
Meloni ha anche menzionato il concetto di “algoretica”, che indica la strada da seguire per dare un’etica agli algoritmi. Ha sottolineato l’importanza di affrontare questa sfida epocale in modo responsabile e ha elogiato il fatto che l’argomento sia al centro delle discussioni al ComoLake.
Il Ruolo del Governo:
Infine, Giorgia Meloni ha dichiarato che il governo italiano è impegnato a raccogliere spunti e proposte emerse durante l’evento e a trarre insegnamenti da esse. Ha sottolineato l’importanza del confronto e del dibattito delle idee come strumento per trovare soluzioni efficaci e innovative per i problemi del nostro tempo.
In conclusione, l’intervento di Giorgia Meloni al ComoLake ha messo in luce l’importanza di affrontare con saggezza e responsabilità la rivoluzione digitale e di garantire che l’intelligenza artificiale sia utilizzata per il bene dell’umanità. Ha richiamato l’attenzione sulla necessità di regole globali e di un’etica degli algoritmi per gestire questa sfida epocale.
]]>“Perfino quello che a uno sguardo superficiale può sembrare uno strumento per migliorare il benessere dell’umanità, a un’analisi più attenta rivela i suoi rischi. Pensiamo all’intelligenza artificiale. Le applicazioni di questa nuova tecnologia rappresentano sicuramente una grande opportunità in molti campi, ma non possiamo fingere di non comprendere anche gli enormi rischi che porta con sé. Non sono certa che ci stiamo rendendo conto abbastanza delle implicazioni connesse a uno sviluppo tecnologico che corre molto più velocemente della nostra capacità di governarne gli effetti”. Così la premier Giorgia Meloni, in un passaggio del suo intervento ieri sera all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
“Eravamo abituati a un progresso che aveva come obiettivo ottimizzare le capacità umane, e oggi ci confrontiamo con un progresso che rischia di sostituire le capacità umane. E se in passato questa sostituzione si concentrava sul lavoro fisico, così che gli uomini potessero concentrarsi sui lavori di concetto e di organizzazione, oggi è l’intelletto che rischia di essere soppiantato, con conseguenze che potrebbero essere devastanti, particolarmente nel mercato del lavoro. Sempre più persone non saranno necessarie, in un mondo sempre più dominato dall’ineguaglianza, dalla concentrazione di potere e di ricchezza nelle mani di pochi. Non è il mondo che vogliamo. E dunque non possiamo commettere l’errore di considerare questo dominio una “zona franca” senza regole”, mette in guardia la premier.
“Servono meccanismi di governance globale capaci di assicurare che queste tecnologie rispettino barriere etiche, che l’evoluzione della tecnologia rimanga al servizio dell’uomo e non viceversa. Serve dare applicazione pratica al concetto di “algoretica”, ovvero dare un’etica agli algoritmi. Sono, questi, alcuni dei temi che l’Italia porrà al centro della sua Presidenza del G7 nel 2024. Ma sono soprattutto questioni che investono la responsabilità delle Nazioni Unite. Sfide enormi, che non possiamo affrontare se non prendiamo atto anche dei nostri limiti, come Nazioni e nel sistema multilaterale”.
]]>Anzi, direi che Meloni ha realizzato di fatto un passo avanti strategico” nella direzione di una governance dell’Ia in un’ottica più globale. A dare sostegno alla strada tracciata dalla Premier al summit in India è la professoressa Barbara Caputo del Politecnico di Torino, Referente del Rettore per le iniziative sull’IA ed a capo del Centro di Eccellenza del PoliTo sull’Intelligenza Artificiale. La geopolitica delle nuove intelligenze artificiali, specialmente quella generativa, osserva Caputo conversando con l’Adnkronos, “è la chiave della transizione digitale” e che “la presidente Meloni abbia assicurato di voler mettere il tema al centro del prossimo G7 a presidenza italiana” dimostra “visione, maturità e competenza” sulla direzione che sta si intraprendendo nel nostro Paese su questa tecnologia “veramente dirompente”.
Barbara Caputo, tra i maggiori esperti di Intelligenza Artificiale italiani, confessa che nel leggere le dichiarazioni di Meloni nel suo discorso conclusivo ha provato “grande orgoglio”. “Non è mai capitato che un presidente del Consiglio italiano dedicasse tempo e pensieri – anche molto profondi – al tema dell’Intelligenza Artificiale. Meloni con le sue parole ha di fatto compiuto un passo avanti importante, strategico. E la decisione di mettere l’Ia al centro del G7 a presidenza italiana è veramente un inedito: non è mai successo”. E questo, osserva la Co-fondatrice dell’ European Laboratory for Learning and Intelligent Systems Society, “è un sintomo di maturità e di attenzione all’IA. Ne sono molto contenta come cittadina italiana perché il XXI secolo è il secolo dell’Intelligenza Artificiale ed è al centro della transizione digitale”. Barbara Caputo ritiene che se l’IA è stata uno dei capitoli più dibattuti al G20 di News Delhi è perché “l’Intelligenza Artificiale non è una moda del momento” e va gestita la geopolitica delle nuove tecnologie dirompenti “anche con accordi internazionali”.
Del resto, ricorda, “l’anno scorso parlavamo di Metaverso, ma l’IA non è una moda del momento perché tutto sta diventando digitale” ed “i dati digitali sono in ogni aspetto della nostra economia”. Oggi, indica Barbara Caputo, “chi fa la pizza la vende attraverso dati di piattaforme come Glovo e da qui decide quanti ordini dovrà coprire, come sarà l’andamento del mercato prossimo futuro e, quindi, quanta mozzarella comprare e se c’è un incremento rispetto al Natale”. L’IA è approdata ormai “nelle piccole imprese che sanno dall’Intelligenza Artificiale se fa freddo e quale sarà il trend da seguire. I commercianti, i pizzaioli sanno quanta pizza fare, quanti prodotti comprare da analisi dei dati: e le analisi dati le fanno le IA” taglia corto l’esperta italiana menzionata tra le Inspiring Fifty 2018, l’iniziativa europea sulla diversity nel mondo tech, oltre che tra le cento donne contro gli stereotipi della Fondazione Bracco.
Barbara Caputo mette poi sul tavolo il ‘grande tema’ legato all’IA. “L’Intelligenza Artificiale – dice – si basa sui dati prodotti sul web e di questi dati dobbiamo tutelarne la proprietà” di chi li ‘produce’. “Come giustamente il nostro presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato al termine del G20, in questo momento è come se avessimo messo fuori 10 miliardi di automobili, dunque bisogna che ci si metta d’accordo a livello mondiale sui segnali stradali”. “Sicuramente -argomenta ancora – è maturata la consapevolezza che bisogna sedersi e mettersi d’accordo sui temi legati all’IA, all’etica, alla proprietà del dato perché abbiamo una tecnologia fortemente impattante su lavoro, sulla vita, sulla società”. Inoltre, aggiunge, “non è possibile che si crei materiale video, testuale o altro senza che si dica che quel materiale è stato creato con l’IA”.
“Noi abbiamo diritto di sapere – incalza l’esperta – se parliamo con un operatore umano o con un robot, così abbiamo diritto di sapere se la foto pubblicata è fatta da un umano o da un algoritmo e che se prendo un farmaco e sono allergica mi parla un medico o un sistema di Ia”. Il regolamento europeo sulla privacy Gdpr, prosegue inoltre Barbara Caputo, “avverte che i dati sono nostri, quindi noi dobbiamo sapere che possiamo chiedere alle grandi company del web di non usare mai più un nostro like messo sotto una foto 13 anni fa. Il tema del dato è centrale e più grave rispetto allo sviluppo dei sistemi di Ia”.
L’Ia generativa, sottolinea, “si basa sui dati del web” quindi “bisogna che i governi inizino a ragionare su che modello di società vogliamo. Ricordiamoci che la proprietà intellettuale – estensione di proprietà privata – è alla base della società occidentale, è uno dei capisaldi della nostra società”. E allora, avverte, “attenzione a lasciar correre questo tema. La proprietà intellettuale è uno dei capisaldi della nostra architettura della società”. Caputo tocca infine il tema degli aspetti “altamente energivori” dell’IA. “Emette grandissime quantità di CO2”, e “anche questi temi vanno trattati” scandisce.
]]>I titoli di alcuni articoli ci fanno credere che l’uomo sarà sfrattato dal suo luogo di lavoro e che gli uffici, le fabbriche, i magazzini saranno invasi da robot guidati dall’intelligenza artificiale con appendici cromate e poteri da supereroe”. A dirlo l’esperto Pietro Iurato, hrd head Emea Sap.
“L’automazione guidata dall’AI – spiega – non è un gioco a somma zero in cui dominerà la macchia a sfavore delle persone. Si, probabilmente alcuni lavori saranno completamente automatizzati, ma allo stesso tempo ne verranno creati altri e alcuni potrebbero non cambiare per molto tempo. Nel frattempo, alcuni (o molti) ruoli saranno potenziati da macchine che opereranno a fianco degli esseri umani per assisterli nelle loro attività. Già oggi i sensori alimentati dall’AI facilitano il lavoro degli addetti alla manutenzione o i chatbot permettono agli operatori del servizio clienti di dedicarsi a compiti a maggior valore aggiunto”.
“La sfida per un hr manager quindi – sottolinea – non è predire quanti posti di lavoro la sua organizzazione perderà o quanti l’AI ne creerà, ma come dovrà cambiare il modo di lavorare. L’intelligenza artificiale sta già causando più cambiamenti nel lavoro di qualsiasi altra tecnologia l’abbia preceduta. Un tempo le macchine seguivano semplicemente le regole definite dall’uomo. Ora stanno emergendo macchine intelligenti che sono sempre più in grado di agire in base a ciò che imparano. Con l’affermarsi dell’AI, i responsabili HR dovranno rispondere, come già successo in passato di fronte a grandi momenti di ‘disruption’, investendo massivamente sull’aggiornamento e la riqualificazione della forza lavoro.
Inoltre, “la creazione di una collaborazione intensa tra HR, Business e IT offrirà alle aziende la migliore possibilità di bilanciare le capacità umane con l’intelligenza delle macchine”. Sono tre le strategie per farlo. 1.Abbracciare l’AI, rispettando le inclinazioni dei lavoratori. Nonostante i tanto sbandierati vantaggi dell’automazione, come l’aumento della produttività e la fine di operazioni noiose e ripetitive, bisogna tener conto che non tutti i dipendenti detestano il lavoro di routine e non tutti si preoccupano di risvegliare l’artista che è in loro. Parte delle nuove responsabilità delle risorse umane consisterà nello stimolare i dipendenti e sviluppare una migliore collaborazione con le macchine. Si tratta di una formazione diversa da quella tipica dell’IT, in cui un progettista di prodotto impara a usare un nuovo software per implementare un flusso di lavoro più efficiente o gli analisti provano una nuova modellazione dei dati.
2.Abbinare le capacità degli esseri umani all’AI. Man mano che questi sistemi diventano più comuni, spetterà alla funzione hr far conciliare i punti di forza e le aree di miglioramento delle persone con le macchine con cui lavorano. Ciò inizia con il risvegliare nei dipendenti non solo le qualità che li rendono distintamente umani (come l’empatia e il pensiero critico), ma anche il riconoscimento dei modi in cui queste qualità possono integrarsi e trarre maggior valore dall’AI. Si pensi, ad esempio, a come i chatbot alimentati dall’AI possano raccogliere informazioni critiche sulla spedizione sbagliata di un cliente, utilizzare l’analisi del sentiment per identificare quando il cliente diventa sempre più frustrato e passare automaticamente la chiamata a un agente in carne e ossa che abbia l’empatia e l’autorità necessarie per proporre una soluzione.
Le aziende che cercano di investire sull’AI dovrebbero al tempo stesso mostrare lo stesso tipo di empatia verso i dipendenti che quella richiesta verso i clienti. Un modo per farlo è gestire correttamente le aspettative dei dipendenti nei confronti dell’AI. Comunicare chiaramente come verrà utilizzata la tecnologia nell’organizzazione può ridurre lo scetticismo ed aiutare a promuovere una maggiore sinergia uomo-macchina.
Ad esempio, i lavoratori più senior di un’impresa manifatturiera potrebbero non accettare l’idea che i sensori intelligenti assumano il compito di monitorare le apparecchiature e prevedere gli interventi di manutenzione al loro posto. Tuttavia, un programma di coinvolgimento e di incentivazione che premi gli operai che imparano a far funzionare questi sistemi di sensori può favorire una maggiore adozione, aumentare la soddisfazione delle persone e il loro senso di appartenenza all’azienda.
3.Difendere le persone in un ambiente di lavoro influenzato dall’AI. Man mano che l’AI si integra nel lavoro quotidiano, i leader delle risorse umane devono fungere da ‘difensori’ dei dipendenti. Da un lato, la funzione hr deve passare dal trattare l’AI come una tecnologia a considerarla come un agente di cambiamento della forza lavoro con il potere di ridefinire le responsabilità, influenzare i colleghi e cambiare la natura del lavoro. Ma come gli esseri umani, anche i sistemi di AI sono fallibili: è risaputo che i chatbot dell’AI possono lanciare epiteti ingiuriosi, Chatgpt (e sistemi simili) può fornire risposte sbagliate, le auto a guida autonoma possono ancora provocare incidenti. Coltivando una cultura di apertura, inclusività e trasparenza, i responsabili delle risorse umane possono creare spazi in cui i dipendenti si sentano a proprio agio e stimolati a denunciare gli errori indotti dall’AI o mettere in discussione i risultati delle macchine intelligenti.
Sostenere i dipendenti significa anche garantire che il lavoro rimanga incentrato sull’uomo. Lavorando insieme, i manager IT, i professionisti delle risorse umane e i leader delle funzioni di business possono ridefinire i ruoli delle persone in modo che l’AI lavori per soddisfare le esigenze degli esseri umani, piuttosto che gli esseri umani debbano soddisfare le esigenze dell’intelligenza artificiale. Stabilendo una nuova cultura umanista del lavoro, forte e sana, e rafforzando positivamente la capacità di riconoscere e risolvere i problemi (un’abilità prettamente umana) si può creare un ambiente stimolante in cui le persone vengono prima di tutto. Assicurandosi che gli uomini intelligenti sfruttino i punti di forza delle macchine e non viceversa, in questo modo le organizzazioni possono promuovere una cultura che favorisca la sinergia e non la competizione tra uomo e macchina.
]]>La Mohamed bin Zayed University of Artificial Intelligence (MBZUAI) sta affrontando la crescente domanda globale nel regno dell’esplorazione scientifica e dell’intelligenza artificiale introducendo programmi post-laurea specializzati in robotica e informatica.
La previsione di una crescita esponenziale nel mercato globale è sorprendente: entro il 2030, la robotica e l’informatica dovrebbero raggiungere rispettivamente la cifra incredibile di 225 miliardi e 140 miliardi di dollari.
Affrontando questa sfida con proattività, la MBZUAI si sta preparando a soddisfare l’esigenza in continua crescita di esperti in queste discipline. L’università ha recentemente istituito due nuovi dipartimenti, insieme a quattro corsi di laurea associati, con una forte focalizzazione sulla robotica e l’informatica.
Questi nuovi dipartimenti si uniscono a quelli esistenti di visione artificiale (CV), apprendimento automatico (ML) ed elaborazione del linguaggio naturale (NLP), già classificati tra i primi 20 a livello globale secondo CSRankings.
L’obiettivo principale della MBZUAI è fornire un’istruzione superiore di alta qualità per gli studenti desiderosi di approfondire i campi affascinanti della robotica e dell’informatica. Gli stimati docenti, ricercatori e borsisti post-dottorato che si uniranno ai nuovi dipartimenti contribuiranno a plasmare una nuova generazione di esperti in Intelligenza Artificiale.
La MBZUAI sta giocando un ruolo cruciale nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, considerando la crescente richiesta in entrambi i settori, con l’istituzione dei nuovi programmi post-laurea, l’università si propone di guidare l’industria dell’IA verso il futuro, offrendo agli studenti le competenze necessarie per essere competitivi nel mercato globale. Gli studenti di MBZUAI avranno accesso a programmi di studio avanzati in robotica e informatica, che consentiranno loro di sviluppare le competenze necessarie per affrontare le sfide globali legate all’IA. L’unione di docenti, ricercatori e borsisti post-dottorato di fama internazionale garantirà un’esperienza di apprendimento unica e di altissimo livello.
La MBZUAI ha già guadagnato un’eccellente reputazione nel campo dell’Intelligenza Artificiale e, con l’introduzione dei nuovi programmi post-laurea, si aspetta di consolidare ulteriormente la sua posizione come uno dei principali istituti accademici nel settore. La collaborazione tra i diversi dipartimenti mira a promuovere l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie che plasmeranno il futuro dell’IA.
La rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale è in corso e la MBZUAI è pronta ad accogliere e formare la prossima generazione di talenti che guiderà il mondo verso un futuro intelligente e automatizzato. Con una visione audace e un impegno per l’eccellenza nell’istruzione, l’università si prepara a essere un faro luminoso nell’avanzamento dell’IA e a contribuire significativamente allo sviluppo socio-economico globale.
]]>In un prestigioso incontro presso la sede dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), il Direttore Generale Bruno Frattasi ha avuto un importante colloquio con Karan Bathia, responsabile delle Affari Governativi e delle Politiche Pubbliche di Google. L’incontro, caratterizzato da un clima di cordialità e professionalità, è stato significativo grazie alla presenza del Vicedirettore Generale dell’ACN, Nunzia Ciardi, e dei capiservizio dell’agenzia. Durante la riunione, si è avuta l’opportunità di scambiare opinioni apertamente sul tema della sicurezza informatica, nonché sul futuro dell’Intelligenza Artificiale, all’interno di un contesto di cooperazione europea e internazionale in ambito di cybersecurity. Questo incontro di alto livello ha contribuito a promuovere una discussione approfondita su questioni fondamentali per la tutela dei dati e per il potenziamento delle strategie di difesa digitale.
In un’epoca in cui la tecnologia digitale permea ogni aspetto della nostra vita, la cybersecurity si rivela sempre più cruciale per la nostra società. L’incontro tra il Direttore Generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e il rappresentante di Google sottolinea l’importanza di affrontare le sfide legate alla sicurezza informatica in modo collaborativo e globale.
La cyber sicurezza è diventata un tema centrale in quanto le minacce informatiche si sono evolute e intensificate nel corso degli anni. Gli attacchi cibernetici possono avere gravi conseguenze sulla privacy dei cittadini, sulle infrastrutture critiche e sulle attività economiche. Pertanto, proteggere i nostri sistemi informatici è diventato un imperativo per garantire la continuità e la sicurezza delle nostre operazioni quotidiane.
La cooperazione tra enti governativi e aziende private, come nel caso dell’incontro tra l’ACN e Google, è fondamentale per affrontare queste sfide in modo efficace. La condivisione di conoscenze, esperienze e soluzioni può contribuire a creare una difesa più solida contro le minacce cibernetiche sempre più sofisticate.
Inoltre, l’Intelligenza Artificiale (IA) gioca un ruolo sempre più importante nella cybersecurity. Le tecnologie di IA possono essere utilizzate per identificare e contrastare gli attacchi informatici in tempo reale, consentendo una risposta più rapida ed efficace. L’incontro tra l’ACN e Google offre l’opportunità di discutere e definire il futuro dell’IA nel contesto della sicurezza informatica, promuovendo un approccio collaborativo e orientato alla protezione delle reti digitali.
In conclusione, la cybersecurity è diventata una priorità fondamentale nella società moderna, e l’incontro tra l’ACN e Google sottolinea l’importanza di una stretta collaborazione per affrontare le sfide emergenti. Solo attraverso un approccio congiunto possiamo garantire una società digitale sicura, proteggendo i dati, le infrastrutture e la privacy di tutti i cittadini.
]]>Il talk ‘In prima fila: C’è Connected Economy’ ha presentato, venerdì 23 giugno, l’istantanea del rapporto tra Pmi e intelligenza artificiale firmata dall’Università Politecnica delle Marche (Univpm). Con Paolo Crepet, Matteo Colaninno e il sottosegretario all’Economia Lucia Albano.
“L’appuntamento con l’innovazione aziendale firmato da Tai Think About It per la sua seconda edizione ha scelto – spiega Filippo Barbetta (Tai) – di esporre la prima istantanea compiuta della relazione tra Pmi e Ai. Il talk, condotto dal vicedirettore del TgLa7, Andrea Pancani, ha riunito, venerdì 23 giugno, dalle 16 a Castelfidardo alla Sala Conferenze della Garofoli, amministratori delegati e dirigenti d’azienda italiani. Al centro della discussione che ha coinvolto manager, intellettuali ed economisti, il racconto dell’indagine su impresa ed Ia a cura dell’Università Politecnica delle Marche”.
“Lo studio – prosegue Barbetta – presentato dal prof Luca Marinelli (Univpm) rivela che un terzo delle aziende interpellate (35%) ha avviato un progetto di intelligenza artificiale o dichiara che investirà in AI entro l’anno. Il 10% ritiene che questa innovazione introdurrà cambiamenti dirompenti. L’80% ritiene che avrà un impatto sulla produzione. I principali ambiti di applicazione riguardano la manutenzione preventiva, il controllo della qualità dei prodotti e le simulazioni (digital twins, 3-D modelling). L’avvento di Chat Gpt ha generato un enorme interesse verso l’Ai, soprattutto quella di tipo generativo. Tuttavia, secondo gli intervistati, la conoscenza e la consapevolezza delle imprese rispetto ai reali campi applicativi è ancora piuttosto scarsa.
“Dobbiamo salvare l’intelligenza reale – è intervenuto Paolo Crepet – e non abbandonarci alla seduzione di credere che l’intelligenza sia la comodità. É esattamente il contrario. Lo insegna la vita. L’ intelligenza é un rischio. Non un algoritmo. L’algoritmo deve darmi da mangiare ma il pensiero deve darmi da immaginare, da creare e da sperare”.
Per Matteo Colaninno (Vicepresidente Esecutivo Gruppo Piaggio) occorre “una visione che contemperi, un quadro chiaro di regole da un lato e dall’altro la possibilità di avere una gestione di informazioni e dati di livello più elevato per stare dentro quest’epoca. Ci sono 24 miliardi nel Pnrr dedicato a questo”.
“L’intelligenza artificiale è entrata a far parte anche dell’attività politica – ha commentato il sottosegretario all’Economia e Finanze Lucia Albano – Strumenti di Ia sono previsti anche all’interno della legge delega fiscale attualmente all’esame del Parlamento per combattere l’evasione fiscale. Tuttavia, come ha sottolineato il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è opportuno trattare la materia sia a livello europeo che internazionale. Sarà uno dei temi che verranno affrontati nell’ambito del prossimo G7 che si terrà in Puglia”.
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