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Interviste – Italianinews https://stage.italianinews.com La voce degli italiani nel mondo Tue, 03 Dec 2024 22:00:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://stage.italianinews.com/wp-content/uploads/2024/11/cropped-Logo-Italiani-news-def-copia@2x-32x32.png Interviste – Italianinews https://stage.italianinews.com 32 32 “Vi racconto Lost Tapes vol. 21: Pino Minafra – The Beginnings ‘70 & ’80” Intervista al compositore e musicista Livio Minafra. https://stage.italianinews.com/2024/12/03/vi-racconto-lost-tapes-vol-21-pino-minafra-the-beginnings-70-80-intervista-al-compositore-e-musicista-livio-minafra/ Tue, 03 Dec 2024 12:02:42 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/12/03/vi-racconto-lost-tapes-vol-21-pino-minafra-the-beginnings-70-80-intervista-al-compositore-e-musicista-livio-minafra/ Con “Lost Tapes vol. 21: Pino Minafra – The Beginnings ‘70 & ‘80”, il pianista e compositore pugliese Livio Minafra offre al pubblico uno sguardo privilegiato sulle radici musicali del padre, Pino Minafra, tra i più noti trombettisti jazz d’avanguardia italiani.

Con una straordinaria celebrazione del talento e dell’eredità familiare nel jazz italiano, Minafra junior dedica, così, un nuovo capitolo del progetto “Lost Tapes” al padre Pino con un cd uscito a partire dal 20 novembre su tutte le piattaforme digitali.

È questa una pubblicazione che ripercorre il decennio che ha plasmato la visione artistica di Pino Minafra, dagli esordi nella musica corale e bandistica pugliese fino ai primi passi nel jazz internazionale. Attraverso registrazioni rare e inedite, recuperate con dedizione e fatica da Livio, emerge una visione del jazz che affonda le sue radici nel contesto culturale europeo, slegata dalle canoniche influenze d’oltreoceano e perfettamente integrata nella storia musicale della Puglia.

Il progetto Lost Tapes è nato da un’idea di Livio Minafra nel 2017. Ogni volume della serie è una scoperta, e questo omaggio a Pino Minafra riavvolge il nastro alla ricerca dei primi passi di un artista che ha contribuito a dare forma al jazz europeo. Di esso ce ne parla nel dettaglio in questa intervista.

Come nasce l’ispirazione per il progetto Lost Tapes?

Franco Chiarulli, un gommista. Eravamo a metà degli anni 2000 a Ruvo di Puglia ed io ero lì per la revisione della macchina. Si rivolge a me in dialetto locale:

– Vìnə dò, Mənà, vìnə dò. Vìnə a səndèjə. (Minafra, vieni qui a sentire!) Mi avvicino. Lui era seduto in una vecchia Fiat Uno e stava maneggiando il vecchio stereo a cassetta.

– Vieni, ascolta!

Parte la Musica.

– U gìezzə. E mò secondo tàikə, ci è ka stè a sənò? (Il Jazz! E ora, secondo te chi sta suonando?)

Preso alla sprovvista ma identificato in linea di massima lo stile cominciai a fare dei nomi: Duke Ellington? Fletcher Henderson? Count Basie? Ma più ne dicevo e più lui rideva fino a che, come una mitraglietta disse:

– Kìsse sò Mimì Laganàrə cu Zənghənnìddə au kondràltə, Pipùccə au tenòr e Menghìne Saullə a la trùambə. (Questi sono Mimì Laganara con Zənghənnìddə (Enzo Lorusso) al sassofono contralto, Pipuccio Pellicani al tenore e Menghino Saulle alla tromba). Orchestra di Bisceglie. Anni ’50.

Rimasi a bocca asciutta. Possibile?

Avevo sentito parlare da mio padre di alcuni musicisti che nel dopoguerra si erano distinti. Erano di Ruvo ed erano nati nella banda. Un certo Santino Tedone aveva persino suonato in Rai. Ma più di tanto non avevo approfondito. Passarono gli anni. Arrivò il 2017, il 16 ottobre 2017.  Di notte sognai Pinuccio De Leo, musicista di Ruvo, che mi diceva: – Fai presto. Pinuccio De Leo era stato compagno di mio padre nei primi giri dei night club a fine anni ’60 in Medio Oriente. Lui suonava il sax tenore, mio padre la tromba. Avevano girato Libano e Persia, prima che divenisse Iran. Con Pinuccio ci salutavamo ma non c’eravamo mai più di tanto intrattenuti a parlare, né tantomeno c’era una forte amicizia. A maggior ragione perché era venuto in sogno e cosa aveva voluto dirmi? Mi tornò in mente quell’episodio dal gommista Franco e decisi di fare qualche ricerca su questi musicisti di cui avevo sentito solo parlare da persone dai 70 anni in su. L’idea fu di fare delle interviste ad alcuni di loro viventi, o ai figli, per scoprirne di più. Nacque in quel momento il docufilm Iazz Bann, che vedrà la luce 5 anni dopo. Ma perché Pinuccio mi era venuto in sogno? Perché proprio lui? Lo andai a trovare e scoprì che… proprio il giorno in cui l’avevo sognato, gli avevano diagnosticato un male, che in effetti alcuni mesi dopo se lo portò via. Mi aveva dunque voluto mandare un messaggio con l’inconscio? Ma perché proprio a me? Cominciai allora da Enzo Lorusso. Un musicista prodigioso, dicevano. Franco Lorusso, il fratello, me ne aveva sempre parlato. Così lo andai a trovare. Lessi subito in lui gioia per le ricerche che intendevo intraprendere ma anche dello scetticismo. Il fratello era morto da 51 anni… cosa mai avrei potuto recuperare e ricostruire? Partirono in quel momento una serie di ricerche che nella mia mente erano tutte aghi nei pagliai, quasi impossibili da trovare. Poi non sono riuscito più a fermarmi. Era come se questi spiriti, dapprima infastiditi di essere disturbati innanzi al loro placido oblio, avessero poi riconsiderato le mie intenzioni e mi avessero quindi cominciato a mandare segnali, indizi e tanto altro sulla mia strada, sulla mia vita, che non sarebbe stata più quella di prima. Ed ecco Lost Tapes, i nastri perduti, con Simone De Venuto, Angapp Music, mio vecchio alunno. Storie di uomini, storie di tempi che furono, delle nostre origini, storie di povertà, speranza, vitalità e professionismo… che non andava fatto morire due volte. Perché la morte tocca a tutti, ma l’oblio è una nefandezza dell’uomo e non del Creato.

Tre aggettivi per definire Lost Tapes vol 21?

Antico, moderno, necessario.

Quanto è importante per lei diffondere con il progetto Lost Tapes la cultura del jazz europeo?

In realtà sul Jazz Europeo ho scritto un libro assieme a Ugo Sbisà, di nome “Jazz Europeo, non di solo passaporto”, edito Digressione, perché in Europa abbiamo amato il jazz ma molti hanno saputo/voluto integrarlo alla propria cultura facendone diventare qualcos’altro. Jan Garbarek, Misha Alperin, Gianluigi Trovesi, Enrico Rava… Con Lost Tapes invece vado alla ricerca di nastri perduti di artisti dimenticati, dei quali non c’è nulla. Parlo della comoda, pigra ma efficace ricerca YouTube, Google, Spotify… e così colmo un vuoto culturale. Guardi, tra fare una guerra e dimenticare un artista non c’è differenza. Vi è carenza di esercizio di memoria in entrambi i casi.

Quando e come emerge la sua passione nei confronti della musica?

Da piccolo, figlio di musicisti, cresciuto a pane e musica!

Quanto è importante il costante studio e la sperimentazione per lei?

Importante studiare. Fondamentale creare per trovare sè stessi. E invece assisto ancora a ciò che io definisco il “conformismo didattico”. Siamo ancora lontani da e-ducere, educare veramente, ovvero tirare fuori. Ecco perché per me abc, storia ed invenzione. Fin dalla prima lezione, perché se si pretende di inventare dopo aver imparato… la mente risulta satura e incapace di giocare.

In che misura il talento di suo padre l’ha motivata nel perseguire la sua carriera artistica?

Anche mi madre suona. Clavicembalo. In repertori barocchi e contemporanei. Mio padre invece, jazzista e sperimentatore. In questo senso mia madre mi ha incoraggiato a formarmi (ho oggi 4 lauree musicali) mentre mio padre mi ha insegnato a coltivare un pensiero compositivo. E questo provo a fare in Conservatorio. Ma purtroppo, assomigliare a dei modelli è ancora forte come tentazione, piuttosto che… assomigliarsi.

Nel corso della sua carriera lei ha stretto diverse collaborazioni con grandi musicisti. Una collaborazione che l’ha segnata più di tutti e perché?

Ho suonato con Louis Moholo, con Bobby McFerrin, con Jerry Gonzalez… ma la “collaborazione” che più mi ha segnato mi vedeva infante alle prese col gruppo di mio padre negli anni ’80, con Antonello Salis al pianoforte. Quella forza della natura a 3, 4, 5 anni mi ha colpito per sempre. Una musica sulfurea, roots ma anche delicata, che mi ha segnato per future visioni.

Un consiglio che darebbe ad un giovane musicista che vuole emergere nel panorama jazz italiano…

Fare i conti con la sua geografia sonora e solo dopo unire la modernità più sfrenata. Amo Renaud-Garcia Fons perché si sente il flamenco; amo Gabarek perché sento le steppe; amo Galliano perché si sente la Francia. Tutto il resto è globalità? No, tutto il resto è Findus.

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Oncofood, cosa mangiare se si seguono terapie per curare il cancro. Intervista alla Dottoressa Rachele Aspesi https://stage.italianinews.com/2024/11/28/oncofood-cosa-mangiare-se-si-seguono-terapie-per-curare-il-cancro-intervista-alla-dottoressa-rachele-aspesi/ Thu, 28 Nov 2024 14:29:15 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/28/oncofood-cosa-mangiare-se-si-seguono-terapie-per-curare-il-cancro-intervista-alla-dottoressa-rachele-aspesi/ Anche se mancano ancora prove scientifiche definitive per stabilire se la dieta sia in grado di incidere in modo diretto sull’evoluzione del tumore

Sappiamo che il cambiamento delle proprie abitudini alimentari, attuato ancora prima dell’inizio delle terapie e continuato durante il trattamento, può attenuare o risolvere vari disturbi gastrointestinali che accompagnano spesso il percorso verso la guarigione.

Per trattare nel dettaglio l’argomento abbiamo consultato la Dottoressa Rachele Aspesi, farmacista specializzata in Nutrizione e Dietetica Applicata, autrice del volume “La dieta anti-cancro esiste? La prevenzione a tavola tra verità e scienza – Con le ricette della salute” (Edizioni Lswr) e curatrice del blog  http://nutrirelasalute.farmacista33.it/

Dottoressa Aspesi, cosa non deve mancare nella dispensa di un malato oncologico?
Questa è la fase in cui è indispensabile controllare l’introito adeguato di nutrienti per garantire di non incappare in carenze nutrizionali o errati bilanciamenti. Sicuramente in questa fase occorre risolvere condizioni di malnutrizione molto avanzate, in cui il rischio di sarcopenia del paziente è dietro l’angolo.

Chi segue cure oncologiche rischia di soffrire di disturbi gastrici come vomito e nausea. Come combattere questi disturbi a tavola?

Il piatto della salute che vi propongo, secondo le indicazioni della World Cancer Research Fund e in base alle caratteristiche della nostra dieta mediterranea, prevede la presenza di tre componenti volumetricamente simili e sono ortaggi, verdure, cereali integrali e proteine sane. Per attuare le combinazioni alimentari corrette, si consiglia un menù che preveda la composizione adeguata del monopiatto e, in particolare, ricordiamoci di preferire il consumo di frutta lontano dai pasti o almeno mezz’ora prima, meglio se a colazione o negli spuntini. Occorre provare a utilizzare una porzione di verdure crude a inizio pasto, seguite dal monopiatto composto da cereali integrali, proteine nobili e verdure cotte. Fa tanto abbinare proteine vegetali a carboidrati integrali per ridurre l’effetto di digestione lenta che, purtroppo, alcune proteine animali potrebbero creare, generando fenomeni fermentativi fastidiosi. Ricordiamoci che i legumi si digeriscono e si assimilano molto bene se preceduti da insalate crude e accompagnati da verdure verdi cotte per poco tempo; sono, inoltre, più digeribili quanto più sono piccoli, come lenticchie e azuki.

La soluzione maggiormente consigliata per contrastare nausea e vomito, soprattutto a ridosso dei giorni di terapia, è mangiare poco e spesso, spezzando i tre pasti principali in circa 6 spuntini al giorno.  Inoltre utile è  evitare i piatti troppo elaborati o pesanti e i cibi con sapori e odori molti forti.

Come contrastare invece astenia e stanchezza?

Quando dormire non basta per ricaricare le pile e le normali attività quotidiane appaiono come ostacoli insormontabili, in gergo si parla di fatigue, una sorta di malattia nella malattia. Il consiglio è di puntare su cibi integrali, legumi, fibre con un po’ di olio extravergine di oliva, che aiutano a mantenere livelli di energia più stabili nel tempo.

Qual è la merenda ideale?

Per fare una merenda veloce e leggera si può optare per una porzione di frutta fresca accompagnata da piccole porzioni di frutta essiccata o secca come noci, mandorle o anacardi che, contenendo una buona dose di magnesio, aiutano a combattere la fatigue.

Cosa deve esserci nelle nostre dispense, per fare sempre prevenzione?
Ci sono diversi alimenti che non devono mai mancare, eccone tre. In primis il riso integrale Dal punto di vista nutrizionale è una buona fonte di vitamine del gruppo B, alleate del buon funzionamento del metabolismo, di potassio amico della salute cardiovascolare, di calcio e fosforo utili per la salute di ossa e denti, di rame e ferro necessari per la produzione di globuli rossi e di selenio, minerale necessario per il buon funzionamento delle difese antiossidanti naturali dell’organismo. Seguono i frutti di bosco che rappresentano una fonte ineguagliabile di polifenoli dall’accertato effetto antitumorale. Lo ribadiscono molti studi, a partire da una famosa ricerca statunitense, apparsa già nel 2009 sulla rivista dell’American Association for Cancer Research, che ha dimostrato l’utilità di una specie di lamponi neri, simili alle more, diffusi soprattutto nell’America settentrionale con spiccata azione antitumorale, contribuendo in modo significativo alla diminuzione del rischio di numerose forme neoplastiche. Infine il lino  che negli ultimi anni ha assunto un ruolo speciale negli studi in ambito oncologico per il suo contenuto preziosissimo di acidi grassi essenziali della serie Omega-3.

 

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L’amore per il romance e i sogni come motore per ogni cosa. Intervista a Lea Landucci https://stage.italianinews.com/2024/11/21/lamore-per-il-romance-e-i-sogni-come-motore-per-ogni-cosa-intervista-a-lea-landucci/ Thu, 21 Nov 2024 12:32:55 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/21/lamore-per-il-romance-e-i-sogni-come-motore-per-ogni-cosa-intervista-a-lea-landucci/ Lea Landucci è tornata in libreria con Love Island, Always Publishing, un romance ricco di ingredienti capace di renderlo memorabile.

Protagonisti sono Viola, una scrittrice curvy e pasticciona alle prese con il tanto temuto “blocco dello scrittore” e Nicolas un dipendente solitario e introverso della Guardia Costiera in congedo. I due si incontreranno su un’isola toscana, il luogo che per Viola sembrerà ideale per scrivere una nuova commedia romantica di successo che le ha commissionato la sua casa editrice.

Giunta sull’isola si imbatterà in uno scenario imprevisto e in personaggi stravaganti che diventeranno per lei fonte di ispirazione e spunti di riflessione. Uscita dalla sua comfort zone e grazie all’incontro con Nicolas, Viola acquisirà nuove consapevolezze su sé stessa e sul suo modo di abitare il mondo. La storia tra Viola e Nicolas si intreccerà con quella emozionante e non priva di difficoltà tra Vasco e Andrea.

Love Island è un romance ricco di colpi di scena e avventure tutte da leggere col fiato sospeso. Fa sorridere e riflettere al tempo stesso perché narrato con una punta di ironia molto apprezzata dai lettori. Ci invita a vivere l’amore e tutte le belle esperienze che ci può riservare con leggerezza e intensamente senza “se e ma”. Una lettura frizzante e profonda al tempo stesso con dei personaggi ai quali è facile affezionarsi.

Di amore, di “blocco dello scrittore” e del successo del genere romance al giorno d’oggi conversiamo piacevolmente con Lea Landucci in questa intervista che ci ha rilasciato.

Lea, com’è nata l’idea di scrivere questo romance avvincente ed emozionante?

La verità? Dagli alpaca. Un paio di anni fa sono andata a visitare un allevamento vicino a casa mia, gestito da una mia cara amica: è a lei e a su fratello che ho dedicato questo romanzo. Mi sono totalmente innamorata di quegli animali. L’ “Alpaha onlus” è una realtà che crea lavoro per ragazzi con la sindrome di Down e nello spettro dell’autismo, e quando mi hanno spiegato il perché, ho trovato il tutto di una bellezza struggente. Mi sono ripromessa che prima o poi avrei raccontato del potere incredibile che hanno questi animali sugli esseri umani. Ed ecco com’è nato Love Island.

Il tuo romance ci insegna che l’amore arriva quando meno te l’aspetti. È giusto o no nutrire delle aspettative in amore?

Credo che i sogni siano il motore di ogni cosa. Penso che tutti noi, la mattina, ci alziamo sperando di fare un passettino in più verso ciò che desideriamo. A volte ci riusciamo, a volte ci tocca tornare indietro, ma non perdiamo mai la speranza. È giusto crearsi delle aspettative, basta che siano sensate e assennate. Ed essere pronti a concedere e concederci dei compromessi.

Oltre alla storia d’amore tra Viola e Nicholas, nel tuo romanzo racconti la storia tra Vasco e Andrea e del loro amore in grado di superare qualsiasi tipo di distanza o avversità. In questa epoca dominata dall’ego secondo te esistono ancora questo tipo di legami?

L’egoismo fa parte della natura degli esseri umani, è un meccanismo ancestrale per proteggere noi stessi. Quando, invece, è portato all’esasperazione, inizia a essere tossico. Credo che l’egoismo sia trasversale alla storia e al tempo. Lo stesso Andrea ha fatto delle scelte molto egoistiche, l’importante è riconoscere i propri sbagli e cercare di rimediare, come ha fatto lui. Ne parlo come se fosse una persona reale LOL. E quindi, sì, credo che il vero amore sia tuttora capace di superare qualsiasi ostacolo: adesso sono diversi, ma non è detto che siano meno aspri o sembrino meno insormontabili.

Un dilemma che assalirà anche Viola è “per scrivere d’amore bisogna ispirarsi alla realtà, al proprio vissuto o no? Tu cosa ne pensi al riguardo?

Non ho mai scritto un romanzo autobiografico, ma l’istinto, soprattutto per chi si approccia per la prima volta alla scrittura, è sicuramente quello di scrivere di sé stessi. A tutti noi sembra che la nostra storia sia straordinaria per qualche motivo che, però, spesso lo è solo per noi e per chi, magari, divide con noi lo stesso percorso. L’ispirazione è una cosa diversa: tutte le mie storie sono ispirate a qualcosa di mio, o che considero molto vicino a me. Quindi, sì: credo che ispirarsi a qualcosa che si è vissuto sulla propria pelle sia un’ottima idea, soprattutto a livello emotivo. Per il resto, a mio avviso è sempre bene parlare di qualcosa che si conosce o che, in mancanza di esperienza diretta, abbiamo studiato e sviscerato a lungo prima di metterlo su carta.

Viola sta vivendo il cosiddetto blocco dello scrittore. Tu cosa consigli per superarlo?

È una brutta bestia. Per chi scrive per lavoro, è come un infortunio. Io utilizzo la terapia d’urto: quando ho un blocco, apro un file nuovo ogni giorno e ci scrivo cose che mi ispirano, osservazioni che faccio rispetto al mondo che mi circonda, sprazzi di dialoghi decontestualizzati, descrizioni di personaggi: tutto. A un certo punto, come per magia, ritrovo la via, l’ispirazione e la voglia di tornare alla mia storia. Ma devo essere sincera: quando il blocco arriva nel bel mezzo di una stesura, mi interrogo sull’effettivo valore di ciò che sto scrivendo. Un paio di volte ho abbandonato dei romanzi che stavo sviluppando e non li ho più ripresi. Perché per me non ha senso scrivere qualcosa che non leggerei, e visto che io mi avvalgo della così detta tecnica del Discovery Writing, è come se leggessi e scrivessi nello stesso tempo. Se perdo interesse vuol dire che non sono stimolata a sapere come prosegue la storia, e che non lo saranno nemmeno i miei lettori.

C’è un personaggio di Love Island al quale sei particolarmente legata e perché?

A Vasco, sono innamorata dei suoi contrasti: del suo aspetto rude, del suo atteggiamento a orso, del suo cuore accogliente ed empatico e del suo codice d’onore. Più volte, durante la stesura, mi sono chiesta se non fosse il caso di concentrarmi sulla sua storia con Andrea, piuttosto che su quella di Viola e Nicholas. Alla fine, credo di aver trovato il giusto compromesso.

In Love Island tu scrivi “Ed è proprio questo che dovrebbe fare una storia, no? Trasportarci altrove, toccarci nel profondo e farci sentire meno soli”. Qual è il ruolo dei romance nel panorama letterario odierno secondo te?

Il romance, tanto bistrattato dall’élite culturale della letteratura italiana, nasce e si sviluppa come strumento di evasione. Alla fine del Settecento le donne, soprattutto benestanti, passavano ore e ore a rompersi le scatole in queste case meravigliose ma deserte. I romanzi rosa le hanno fatte evadere, dando loro la sensazione di non buttare via il proprio tempo. Più tardi sono arrivati tra le mani delle classi meno abbienti, diventando uno strumento di proiezione in vite più gentili e felici. Di nuovo: evasione. E se prima le eroine protagoniste dei romance erano tutte principesse bellissime e, spesso, ricchissime, piano piano le trame e i personaggi hanno iniziato ad assomigliare di più alla vita reale, diventando conforto per chi, leggendo, poteva sentieri meno sol*. Leggere di qualcuno che ha i nostri stessi problemi è la sublimazione del concetto di mal comune, mezzo gaudio, no?

Ed è questo che continua a essere, per me, il romance: uno strumento di evasione che offre spunti di riflessione e approfondimento, che ti fa conoscere mondi lontani o che ti immerge in realtà simili alle tue con cui, magari, riesci anche a fare pace.

 

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Perché l’alimentazione migliora la fertilità. Intervista alla Dottoressa Elisabetta Colonese https://stage.italianinews.com/2024/11/20/perche-lalimentazione-migliora-la-fertilita-intervista-alla-dottoressa-elisabetta-colonese/ Wed, 20 Nov 2024 15:31:24 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/20/perche-lalimentazione-migliora-la-fertilita-intervista-alla-dottoressa-elisabetta-colonese/ Alimentazione e fertilità sono connesse, infatti, l’alimentazione è importante, anche per mantenere ovociti e spermatozoi in buona salute.

La scelta dei prodotti che mettiamo nel nostro carrello e poi poniamo sulle nostre tavole è un momento importantissimo cui sarebbe utile dedicare un pensiero a priori, una pianificazione prima dell’acquisto e una conoscenza maggiormente approfondita. Non solo riguardante la loro composizione, ma anche la provenienza e l’impatto che hanno su di noi, relativamente all’equilibrio ormonale e quindi della salute in toto.

Le diverse associazioni di cibi, le diverse tipologie di cottura e il momento della giornata in cui li ingeriamo hanno effetti differenti su di noi. E’ facile dedurre che anche sulla fertilità e sulla salute riproduttiva le scelte alimentari hanno un ruolo impattante.
Abbiamo affrontato il tema con l’aiuto di un’esperta la dottoressa Elisabetta Colonese, specialista in Ginecologia e ostetricia presso Fertility Clinic di Milano.

Dottoressa Colonese che legame c’è tra alimentazione e fertilità?
Mantenere uno stile di vita sano e dinamico aiuta l’apparato cardiocircolatorio a esser performante e a ridurre la possibilità di problemi cardiaci e pressori.
Per questo la predilezione per alimenti ricchi di antiossidanti, vitamine e fibre, associato a attività fisica e normopeso aiuta a evitare problemi metabolici tra cui insulino resistenza, diabete e sindrome metabolica. La scelta di una alimentazione a basso impatto infiammatorio fornisce un indiscusso contributo anche in caso di condizioni ginecologiche come la sindrome dell’ovaio policistico e l’ endometriosi. Il mantenimento della quota proteica quotidiana (che varia da persona a persona così come il fabbisogno calorico e la scelta dei macronutrienti) e’ essenziale.

Di cosa dovremmo cibarci per migliorare la fertilità?
Prediligere proteine nobili e di alta qualità come carni grass fed (ovvero appartenenti ad animali allevati al pascolo e che si nutrono solamente di erba) uova di alta qualità e pesce (anche quello congelato) può migliorare la qualità di vita e la fertilità. In sostanza, il consumo di frutta e verdura di stagione è fondamentale per assumere la giusta quantità di molecole antiossidanti ed è sempre consigliabile ridurre i cibi confezionati e processati a livello industriale, a favore di quelli più freschi e nutrienti.
Come integrare questi alimenti?

In caso di desiderio riproduttivo le linee guida consigliano la assunzione di acido folico in dosaggio da 400 mcg al giorno almeno tre mesi prima della ricerca di gravidanza. In alcuni casi specifici, questo dosaggio potrebbe essere maggiore, ad esempio in caso di problematiche coagulative: in questo caso il ginecologo prescriverà un dosaggio personalizzato. Talvolta può essere utile anche la associazione di inositolo (o vitamina B7 utile per la produzione di lecitina sostanza in grado di mantenere pulite le pareti interne delle arterie e di ridurre, di conseguenza, la presenza di colesterolo nel sangue) all’acido folico. Qualora vi fossero carenze vitaminiche (facilmente diagnosticabili con un prelievo di sangue mirato, in base alla anamnesi eventualmente prescritto) potrà esser necessario introdurre anche integrazione di vitamina D o ferro, o anche di vitamine del gruppo B come la B12 utilissima ad esempio nei vegetariani.
Capiamo come la salute riproduttiva vada a braccetto con vitamine che si possono introdurre con la dieta e con la esposizione al sole (vitamina D) ma talvolta a causa dello stile di vita, di patologie e dell’ impoverimento dei suoli come possa essere utile integrare.
Prima del concepimento bisogna sottoporsi ad alcune visite specialistiche?
Certamente resta sempre essenziale la visita preconcezionale da eseguire prima (almeno tre mesi prima) di concepire, meglio appena si palesi il futuro desiderio di riprodursi, per eseguire gli accertamenti del caso ed anche impostare una alimentazione più idonea o se necessario una integrazione.
E il controllo del peso assume un ruolo importante?
Sappiamo molto bene come peso e fertilità siano connessi, infatti accade che disturbi del comportamento alimentare e rapidi dimagrimenti o variazioni di peso anche in eccesso possano alterare la fisiologia ormonale dell’asse ipotalamo- ipofisi-ovaio portando in alcuni casi a ciclo irregolare, assenza di ovulazione e nei casi più gravi ad amenorrea secondaria. In questo caso un approccio multi disciplinare e’ essenziale al fine di ristabilire un benessere integrato.
Come prevenire le infiammazioni che possono ostacolare la fertilità?
Una alimentazione secondo natura che prediliga cibo vero e il meno industriale possibile e’ già di per sé uno stile alimentare antinfiammatorio, che si ripercuote positivamente anche sul microbiota intestinale il quale è strettamente connesso alla salute di vagina, vulva e vescica. Sappiamo infatti che gli alimenti ricchi di conservanti e zuccheri possono alterare il microbiota favorendo vaginiti e disbiosi a vario livello. Una alimentazione priva di zuccheri o prodotti industrializzati e processati aiuta a mantenere in ordine la glicemia, i trigliceridi e la tolleranza insulinica remando contro una delle patologie tra le più diffuse ormai nel mondo occidentale quale resistenza insulinica obesità e diabete. Inoltre il tessuto adiposo, poiché organo endocrino, quando in eccesso può essere alla base della produzione di ormoni estrogeni più alti e causa di iperplasia endometriale e carcinoma dell’endometrio.

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Il legame tra equilibrio e longevità. Intervista al Dottor Pietro Marconi https://stage.italianinews.com/2024/11/19/il-legame-tra-equilibrio-e-longevita-intervista-al-dottor-pietro-marconi/ Tue, 19 Nov 2024 12:56:11 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/19/il-legame-tra-equilibrio-e-longevita-intervista-al-dottor-pietro-marconi/ Lo abbiamo fatto tutti a scuola il gioco dell’equilibro, senza sapere quante informazioni preziose si nascondevano seguendo una linea o camminando sulla trave.

Un “gioco” che è diventato oggetto di uno studio che, analizzando chi riusciva a rimanere in equilibrio su una gamba per almeno 10 secondi, ha confermato quanto possa incidere sulla probabilità di vivere più a lungo e con una qualità di vita migliore.

Per fare chiarezza sugli aspetti  e le dinamiche che l’equilibrio cela e come  migliorarlo abbiamo consultato il Dottor Pietro Marconi, fisioterapista, esperto del movimento e ideatore di fisioallenamento.it .

Dottor Marconi cosa cela l’equilibrio?
L’equilibrio non è solo una questione di stabilità o una dote fisica da raccontare. Il coordinamento richiesto da questo studio per mantenersi su una sola gamba, dipende dalla collaborazione di vari sistemi corporei come quello nervoso, muscolare e cardiovascolare che sono contemporaneamente coinvolti per mantenere la postura corretta. Questa prova di equilibrio, pur sembrando semplice, implica anche una grande stabilità interiore e una buona propriocezione, ovvero la capacità del nostro corpo di percepirsi nello spazio.

A cosa serve indagare il proprio livello di equilibrio?
Oltre al semplice gesto di mantenersi in equilibrio su una gamba, esistono altri “campanelli di allarme” che ci raccontano molto della nostra salute. Indagare il proprio livello di equilibrio rappresenta una sfida non solo fisica, ma anche mentale dimostrando la collaborazione tra vari sistemi corporei e coinvolgendo muscoli, sistema nervoso e cardiovascolare. Se tra gli effetti della buona stabilità c’è la riduzione del rischio di cadute e infortuni, un sistema cardiovascolare sano e una circolazione efficiente, che contribuiscono a mantenere l’equilibrio, sono associati a una vita più lunga. Non dimentichiamoci che la prontezza del sistema nervoso, che coordina movimenti e reazioni, è un segnale di salute cerebrale, mentre una mente attiva e concentrata è legata a una migliore qualità della vita.

Come testare il proprio livello di equilibrio?
 Un primo passo è quello di mettersi alla prova con questi semplici movimenti e, nel caso uno o più dovesse risultare difficile, potrebbe essere il momento di intervenire per migliorare il proprio equilibrio. Ecco gli esercizi che consiglio:

1.    Riesci a rimanere su una gamba sola per almeno 30 secondi

2.    Riesci a rimanere su una gamba sola ad occhi chiusi per almeno 10 secondi

3.    Rimani sulle punte dei piedi per più di 10-15 secondi

4.    Non oscilli e non hai difficoltà a inginocchiarti per 5 volte

5.    Non fai fatica a rialzarti dalla sedia per 10-15 volte.

Si può migliorare il proprio livello di equilibrio?

La propriocezione, cioè la capacità di percepire il proprio corpo nello spazio, contribuisce ad aumentare l’equilibrio fondamentale, per evitare cadute e migliorare i movimenti quotidiani e la postura. Migliorare la propriocezione significa migliorare la nostra sicurezza nel compiere ogni passo e movimento, come salire le scale, camminare, correre e saltare.

Quando si percepisce un declino dell’equilibrio?

Il declino dell’equilibrio è un messaggio che il nostro corpo ci invia con l’avanzare dell’età. Se allenato e curato fin dai 40 anni  l’equilibrio può diventare una risorsa preziosa per mantenere l’autonomia e la sicurezza nei movimenti e svolgere le attività sportiva o dedicarsi alle proprie passioni”.

Come migliorare l’equilibrio ma senza forzature e sotto controllo?
L’obiettivo non è solo migliorare l’equilibrio, ma è anche rafforzare i muscoli, costruendo una connessione mente-corpo e rendendo ogni movimento più fluido. Chiunque può migliorare il proprio equilibrio rispettando i limiti del proprio corpo e senza forzature. Serve innanzitutto testare le proprie capacità magari attraverso i “campanelli di allarme” oppure facendo una  lezione online gratuita di forza funzionale. Provare è il primo passo per capire il proprio livello di stabilità e iniziare un percorso di miglioramento. Con piccoli esercizi mirati, è possibile potenziare il proprio equilibrio e guadagnare in sicurezza e qualità di vita.

 

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La Sfida dell’Antibiotico-Resistenza tra Prevenzione e Innovazione. La parola agli esperti https://stage.italianinews.com/2024/11/18/la-sfida-dellantibiotico-resistenza-tra-prevenzione-e-innovazione-la-parola-agli-esperti/ Mon, 18 Nov 2024 12:47:06 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/18/la-sfida-dellantibiotico-resistenza-tra-prevenzione-e-innovazione-la-parola-agli-esperti/ Ogni anno, la terza settimana di novembre è dedicata alla Giornata Mondiale di Sensibilizzazione sulla Resistenza agli Antibiotici.

Si celebra il 18 novembre tale giornata europea, su iniziativa del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) che fornisce supporto per le campagne nazionali sull’uso prudente degli antibiotici nell’UE.

Questa giornata ricade all’interno della Settimana Mondiale per l’Uso Consapevole degli Antibiotici (World Antibiotic Awareness Week – WAAW), organizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per aumentare la consapevolezza della resistenza antimicrobica e promuovere le migliori pratiche per ridurre l’emergenza e la diffusione di infezioni resistenti agli antibiotici.

Durante questa settimana, vengono organizzati vari eventi e attività di sensibilizzazione, tra cui conferenze, campagne sui social media e iniziative educative per informare il pubblico e i professionisti della salute sull’uso corretto degli antibiotici. Il tema è recentemente sollevato anche in occasione del G7 Salute di Ancona, durante il quale i ministri hanno rinnovato il loro impegno a sostenere finanziamenti per incentivare la ricerca e lo sviluppo di nuovi antimicrobici, vaccini e metodi diagnostici. È necessario intervenire su quella che viene definita “pandemia silenziosa”, in quanto l’antibiotico-resistenza, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, diventerà la prima causa di morte nel 2050.

Che cos’è la resistenza agli antibiotici e come prevenirla

Sull’argomento abbiamo consultato la Dottoressa Laura Mazzotta, Specialista in Igiene e medicina Preventiva, Nutrizione clinica, e Medicina Estetica presso AEsthe Medica a Ferrara.

Dottoressa Mazzotta perché la resistenza agli antibiotici è una pandemia in crescita?
La resistenza agli antibiotici   è definita come una “pandemia silenziosa” per una serie di motivi.  L’uso di antibiotici senza prescrizione medica e il loro uso per trattare infezioni virali, come l’influenza o il raffreddore, rappresentano una causa principale. Molti pazienti assumono antibiotici senza seguire le linee guida, interrompendo il trattamento non appena i sintomi migliorano. Questo comportamento contribuisce all’evoluzione di batteri resistenti, poiché una dose insufficiente di antibiotici permette ad alcuni batteri di sopravvivere e mutare. L’utilizzo massiccio di antibiotici negli animali da allevamento e nell’agricoltura è un altro fattore critico. Gli antibiotici sono spesso somministrati agli animali per prevenire malattie e promuovere la crescita, creando un ambiente ideale per lo sviluppo di batteri resistenti. Tali batteri possono passare dagli animali agli esseri umani attraverso la catena alimentare e l’ambiente, amplificando ulteriormente il problema. Negli ultimi decenni inoltre la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici hanno subito una drastica riduzione, poiché la produzione di antibiotici non risulta redditizia per le case farmaceutiche. I nuovi farmaci antibiotici hanno un ciclo di vita breve, poiché devono essere usati con parsimonia per prevenire ulteriori resistenze, riducendo così la loro redditività per l’industria farmaceutica

Quali sono le conseguenze della resistenza agli antibiotici?

Le conseguenze della resistenza agli antibiotici sono numerose e riguardano diversi aspetti della vita e della società. Le infezioni da batteri resistenti agli antibiotici sono più difficili e costose da trattare, aumentando la probabilità di complicanze gravi e decessi. Trattare pazienti con infezioni resistenti richiede spesso l’uso di farmaci più costosi e una degenza ospedaliera prolungata, con costi elevati per i sistemi sanitari e le famiglie. Molte procedure mediche avanzate, come trapianti e terapie oncologiche, richiedono l’uso di antibiotici per prevenire infezioni. La resistenza antibiotica compromette la sicurezza di queste procedure.

Come affrontare la resistenza agli antibiotici?

Affrontare la resistenza agli antibiotici richiede un impegno globale e una risposta multidisciplinare che coinvolga sia i professionisti sanitari che i pazienti. Le campagne di sensibilizzazione, come la Giornata Mondiale di Sensibilizzazione sugli Antibiotici, sono fondamentali per informare la popolazione sui rischi della resistenza e sull’uso responsabile degli antibiotici. È essenziale promuovere l’educazione nelle scuole, negli ospedali e nelle comunità per cambiare comportamenti dannosi. Incentivare la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici e trattamenti alternativi, attraverso investimenti pubblici e privati, è fondamentale per avere soluzioni contro i batteri resistenti. Esistono approcci innovativi, come la terapia batteriofaga, che utilizzano virus per attaccare i batteri resistenti, ma è necessario ulteriore sostegno per svilupparli. È necessario che i governi e le istituzioni sanitarie implementino politiche rigorose per monitorare l’uso di antibiotici, sia in ambito umano che animale, e promuovere pratiche sostenibili negli allevamenti.

Che impatto può avere promuove delle misure preventive nei confronti delle infezioni?

Promuovere misure preventive, come le vaccinazioni e una corretta igiene, può ridurre la necessità di antibiotici, diminuendo il rischio di infezioni. La prevenzione delle infezioni ospedaliere, ad esempio, è un passo cruciale per contenere la diffusione di batteri resistenti. La resistenza agli antibiotici è una minaccia globale e richiede una collaborazione internazionale per monitorare la diffusione di batteri resistenti e condividere risorse e strategie efficaci.

Le Alternative fitoterapiche

Secondo una recente analisi globale pubblicata su The Lancet, si prevede che le infezioni resistenti agli antibiotici causeranno oltre 39 milioni di morti entro il 2050.

Le proiezioni– evidenzia la Dottoressa Lara Pauletto, specializzata in omeopatia e fitoterapia, consulente in floriterapia (BFRP) dipartimento scientifico di Schwabe Pharma Italia–  indicano un incremento costante dei decessi legati alla resistenza agli antibiotici nei prossimi decenni, con un incremento di quasi il 70% entro il 2050 rispetto al 2022, soprattutto tra le persone anziane. Purtroppo– prosegue l’esperta- i nuovi antibatterici in fase di sviluppo sono insufficienti per far fronte al problema.

Un aiuto potrebbe venire dall’utilizzo di altre molecole per trattare problematiche virali, specie dell’albero respiratorio, e quindi evitare l’utilizzo improprio degli antibiotici.

Nelle patologie infettive di competenza ORL, è necessario trovare un buon equilibrio nell’utilizzo di antibiotico che possa da una parte evitare l’insorgenza di complicanze anche gravi, ma dall’altra favorire meccanismi di resistenza.” – afferma il Prof. Andrea Nacci, Specialista in Otorinolaringoiatria, dirigente Medico. U.O. Otorinolaringoiatria, Audiologia e Foniatria Universitaria, Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana.

In questo contesto si inserisce l’estratto brevettato delle radici di Pelargonium sidoides EPs® 7630, un geranio sudafricano della famiglia delle Geraniaceae. L’estratto di Pelargonium sidoides EPs® 7630 mostra un complesso meccanismo d’azione. E’ antivirale, antibatterico, secretomotorio ed immunomodulante. In particolare in tema di contenimento delle terapie antibiotiche, uno studio retrospettivo ha analizzato i dati di circa 230.000 pazienti affetti da infezioni respiratorie acute, di cui 117.000 trattati con farmaci fitoterapici. Tra questi, EPs® 7630 risulta efficace sia nei soggetti adulti che nei bambini nel ridurre la prescrizione successiva di antibiotici, ed è associato ad una minore durata della malattia.

 

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La lentezza come opportunità per recuperare sè stessi. Intervista a Luca Carozzi https://stage.italianinews.com/2024/11/16/la-lentezza-come-opportunita-per-recuperare-se-stessi-intervista-a-luca-carozzi/ Sat, 16 Nov 2024 12:37:16 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/16/la-lentezza-come-opportunita-per-recuperare-se-stessi-intervista-a-luca-carozzi/ Ci sono storie in grado di sfiorare le corde dell’anima e lasciare un segno indelebile in essa.

Per ogni mia mezz’ora” di Luca Carozzi, edito da Bookabook è una di quelle che ci smuovono nel profondo perché affrontano tematiche che ci riguardano in prima persona come esseri umani, con le nostre passioni, gli ideali, i desideri e anche le nostre fragilità, contraddizioni e crepe.

Protagonista di questo romanzo breve che si legge tutto d’un fiato è Filippo, uno studente fuorisede a Trieste che si ritrova a vivere la propria vita con la sensazione che qualcosa tra mille impegni di studio e una routine ormai radicata gli stia sfuggendo di mano.

Un incontro dettato dal Destino con Rachele, un’operaia con una passione innata per il disegno lo sveglierà dal torpore e lo condurrà verso ciò che è in coerenza con il suo essere e i suoi ideali. La vita di Filippo cambierà radicalmente e ogni giorno dall’uscita del lavoro dedicherà una mezz’ora della sua vita per connettersi con quell’esistenza che sarebbe potuta concretizzarsi con Rachele.

“Per ogni mia mezz’ora” è una storia profonda ed emozionante che ci invita a rivalutare la lentezza e il silenzio come opportunità per connetterci con la parte più autentica del nostro essere, per risvegliare creatività e linfa vitale che ci consentono di diventare ciò che siamo veramente. 

Il lettore seguirà le vicende narrate con partecipazione e interesse ed entrando in empatia con il protagonista Filippo. Una storia che ci fa intraprendere un viaggio nelle emozioni più vere e spesso contrastanti e che valorizza l’incontro con l’altro come occasione per rintracciare parti del nostro essere che necessitano di essere ascoltate, accettate e assecondate.

Di incontri che lasciano il segno, di lentezza e di Destino conversiamo piacevolmente con Luca Carozzi in questa intervista.

Luca, partiamo dall’origine, com’è nata l’idea di scrivere questo romanzo breve?

Io sono un fisioterapista da 15 anni. Amo il mio lavoro e l’ho sempre amato. Il Covid ha cambiato per anni il nostro modo di vivere e, nel mio caso, molti aspetti e dinamiche del mio lavoro. Ho iniziato ad avvertire un senso di insofferenza, come un cerchio che si stringeva intorno a me con il passare del tempo. Quando al mattino ti alzi, ti guardi allo specchio e quello che vedi riflesso ti sembra molto meno di come ti senti, allora capisci che è necessario qualcosa di più. Un’evasione. Dare respiro e tempo alle passioni, alle proprie inclinazioni. Avevo in passato provato a cimentarmi con la scrittura, ma forse non avevo abbastanza contenuti e vita da raccontare o mancava quella scintilla e tutto mi pareva una splendida vanità. Poi si è trasformata in una necessità e tutto è cominciato conoscendo una persona interessante a lavoro. Persona che ringrazio per aver condiviso tempo e discorsi interessanti riguardanti quello che è un tema importante poi sviluppato nella narrazione. Nella vita andiamo sempre troppo di fretta, abbiamo obiettivi e scadenze da rispettare e spesso ci dimentichiamo che esistono cose che sono importanti non perché “necessarie”, ma perché semplicemente ci fanno sentire bene.

Per ogni mia mezz’ora affronta la tematica di quegli incontri che lasciano un segno memorabile nel proprio percorso di crescita. Come li definiresti?

In un mondo così veloce come il nostro, dove i flussi e i movimenti sono all’ordine del giorno, paradossalmente dovremmo essere ricchissimi di amicizie, legami e connessioni. In realtà ho la sensazione che stiamo diventando sempre più poveri. Una “povertà relazione collettiva” dovuta alla sempre più ingombrante presenza della tecnologia, degli smartphones e della rete web. Per fortuna esistono ancora quegli incontri in grado di cambiarti la vita e donare quelle emozioni di cui ci stiamo dimenticando. Io li definisco incroci. Due rette che per qualche motivo (chiamiamolo destino) si intersecano e non possono da lì in poi fare a meno di restare vicine. L’incrocio di due anime come Filippo e Rachele è un esempio di trasfigurazione letteraria di quegli incontri che, per fortuna, succedono ancora nella vita reale di tutti i giorni.

L’Incontro tra Filippo e Rachele sembra dettato dal Destino. Ci credi nel suo potere e che ruolo ha nell’esistenza di ognuno di noi secondo te?

Assolutamente sì, credo nel destino e nel suo potere. Da uomo “scientifico”, con il lavoro che svolgo e i miei percorsi di studio, non riesco a concepire una questione di fede come il motore di ogni cosa. Lascio ovviamente ad ognuno la libertà di credere a qualsiasi Dio possibile. Il libero arbitrio è una condizione umana indispensabile. Però personalmente credo che nulla accada per caso. Il mondo è nato dal caos originario; un insieme di particelle che con il loro movimento casuale si sono avvicinate e hanno dato origine alla vita mi fa riflettere che anche nel caos ci sia sempre stato un disegno. E quello che succede non è frutto del solo volere di un Dio, ma è un insieme di condizioni connesse e sinergiche. Siamo noi, con il nostro porci come individui nel mondo e nella società, che ci predisponiamo agli eventi. In qualche modo li attiriamo. Destino, individuo, caso, fortuna, probabilità. Fanno tutte parte del disegno di costruzione di quello che siamo e di quello che diventeremo.

Filippo ogni mezz’ora intraprende un viaggio mentale che lo conduce verso quell’esistenza che sarebbe potuta essere con Rachele. Quanto è importante per noi concedersi una mezz’ora di silenzio per sé stessi?

Non mi sento di parlare a nome di tutti, ma nella mia esperienza essermi ritagliato un lasso di tempo per me stesso, per rallentare e ascoltarmi, è stato veramente importante. Terapeutico. La scrittura ha rappresentato un meraviglioso percorso di crescita. Mentre scrivevo la mia storia mi “svuotava” di ansie e di una sensazione di inquietudine che mi accompagnava da tempo. Se da un lato ho fatto spazio dentro di me, dall’altra si è creato spazio per qualcosa di positivo. Nuova fiducia in sé stessi, stimoli differenti, mettersi in gioco e vincere il muro della timidezza attraverso la finzione letteraria. Parlare di sé, scrivendo d’altro. Sono molto diverso da quello che ero un anno e mezzo fa e tutto questo lo devo alla mia mezz’ora di silenzio.

Un interrogativo che la tua storia solleva è: “è più facile vivere di rimorsi o di rimpianti?”. Tu cosa risponderesti?

È più facile vivere con i rimorsi e le conseguenze che i fatti hanno portato. Almeno nel momento in cui gli eventi non erano ancora rimorsi e non si erano caricati di significati negativi, chi li stava vivendo stava affrontando una propria scelta. Voluta, giusta o sbagliata che si rivelerà. Non scegliere equivale sempre ad una rinuncia; l’immobilismo, il poco coraggio non possono mai portare ad una crescita personale. E poi se rifletto sulla mia condotta… i rimpianti che ho tornano sempre alla mente. I rimorsi li attenua il tempo.

Il tuo romanzo è ambientato nella città di Trieste, che legame hai con essa?

Quando ho pensato a che città sarebbe stata quella giusta dove ambientare la storia d’amore tra Filippo e Rachele, ho scelto Trieste per due motivi. Il primo è semplice; ero alla ricerca di una città “nordica” ma italiana, che regalasse un senso di freddezza climatica a fare da contenitore alla vicenda calda e passionale dei due protagonisti. Secondo motivo, ho avuto la fortuna in passato di visitare molti luoghi per turismo e avevo bisogno di una città dove non fossi mai stato, in modo da non essere condizionato dai ricordi e dal mio vissuto. L’obiettivo era sempre il medesimo: rendere il contenitore il più asettico e anaffettivo possibile, per esaltare il sentimento, il vero protagonista del mio romanzo.

Per te cosa significa “mettere nero” su bianco le tue storie?

Significa cercare di comunicare ad altri quello che provo e farlo in un modo più semplice ed efficacie rispetto alla trasmissione orale. Per carattere sono una persona chiusa e riservata, mi sento molto più a mio agio a scrivere qualcosa “di difficile” che ad aprirmi di persona. La scrittura è stata una terapia e un modo di mettermi in gioco, dove mi sono sentito per la prima volta padrone dei propri mezzi.

A chi consigli la lettura di “Per ogni mia mezz’ora”?

Non sono un amante delle etichette o dei generi; preferisco immaginare il mio romanzo come un qualcosa di più fluido e dinamico, in grado di raggiungere diverse tipologie di lettori. In ogni caso il mio lettore ideale credo potrebbe essere qualsiasi persona che sta attraversando un periodo simile a quello che ho passato io. Un individuo che si sente in qualche modo costretto in una situazione che non sente più sua, che non sa come uscire dal suo immobilismo, che crede nelle proprie qualità ma ha la sensazione che esse non vengano percepite all’esterno nel modo corretto. La mia storia parla di volontà e tenacia e l’esperienza che ho vissuto in tutto questo sorprendente viaggio, rafforza i concetti che ho provato a riversare ed infondere tra le pagine del mio romanzo.

Stai già pensando a scrivere una nuova storia? Progetti futuri…

Appena terminato la fase di editing di “Per ogni mia mezz’ora” ho sentito subito l’esigenza di scrivere ancora. Non posso svelare di più perché tutto è in fase embrionale, ma posso dire che c’è una nuova storia che è stata scritta e che è nel cassetto. Devo solo capire quando posso considerarla davvero pronta per essere ascoltata da qualcuno. In ogni caso mi sento di dire che la vera natura del legame tra Filippo e Rachele ha ancora molto da raccontare e probabilmente sentiremo nuovamente parlare di loro.

 

Su You Tube il booktrailer del romanzo realizzato da Valerio Marcozzi, Visual Communication

https://www.youtube.com/watch?v=1V36CbUYjlE

 

 

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Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada. Intervista a Roberto Impero https://stage.italianinews.com/2024/11/15/giornata-mondiale-in-memoria-delle-vittime-della-strada-intervista-a-roberto-impero/ Fri, 15 Nov 2024 13:20:20 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/15/giornata-mondiale-in-memoria-delle-vittime-della-strada-intervista-a-roberto-impero/ Ogni anno, 1,19 milioni di persone nel mondo perdono la vita in incidenti stradali; solo in Italia, 8 persone muoiono ogni giorno per questa ragione.

Domenica 17 novembre, nella “Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada“, si ricorda l’urgenza di agire per garantire strade più sicure, per tutti.

Questa ricorrenza, proclamata dall’ONU nel 2005 e celebrata ogni terza domenica di novembre, è un’occasione per riflettere sulle vite perse e sensibilizzare sulla sicurezza stradale, con eventi e iniziative educative, a partire dalle scuole. Tuttavia, il cammino verso una riduzione significativa delle vittime è solo all’inizio.

Si tratta di un tema delicato, che non riguarda solo le vittime e i loro familiari, ma è cruciale per ogni Paese, a livello planetario. Il Report Globale 2023 sulla sicurezza stradale realizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ha registrato 1,19 milioni di morti per incidenti stradali.

Proprio la strada rappresenta la principale causa di morte per bambini e giovani tra i 5 e i 29 anni. L’Europa, a livello globale, con 20.385 decessi nel 2023, è la regione che ha messo maggiormente in atto politiche di prevenzione nei confronti dell’incidentalità stradale, registrando una riduzione delle vittime del 10%, rispetto al 2019. Tuttavia, il ritmo di miglioramento è inferiore all’obiettivo UE di dimezzare il numero di decessi e feriti gravi entro il 2030, che richiederebbe una riduzione annuale del 4,5%.

Nel 2023 Aci Istat ha registrato 3.039 decessi, una media di 8 morti al giorno, e 52 vittime per milione di abitanti. I numeri sono in calo del 3,8% rispetto all’anno precedente, ma l’Italia è ancora al 19° posto in Europa, ben lontana, sia dalla media europea di 45 morti per milione di abitanti, sia dalla Svezia, prima in classifica, con 22 morti per milione. Le vittime sono diminuite su tutte le tipologie di strada, con un calo significativo, del 19%, sulle autostrade. La riduzione è invece più modesta per le strade extraurbane (-3,9%) e urbane (- 0,3%).

In occasione di questa celebrazione rivolgiamo alcune domande a Roberto Impero esperto internazionale di sicurezza stradale passiva e Ceo di SMA Road Safety.

Quale significato ha la Giornata Mondiale in memoria delle vittime della strdsa?

La Giornata Mondiale in memoria delle Vittime della Strada vorrei diventasse l’occasione per riflettere e agire concretamente per migliorare la sicurezza delle nostre infrastrutture stradali.

Qual è il costo dell’incidentalità stradale?

Il costo dell’incidentalità stradale, con lesioni alle persone, nel nostro paese, resta molto elevato: nel 2023 ha raggiunto i 18 miliardi di euro; l’1% del PIL nazionale. Cifra che cresce ulteriormente, raggiungendo i 22,3 miliardi di euro, se si considerano anche i costi legati ai sinistri con soli danni alle cose (circa 4,3 miliardi di euro).

Com’ è la situazione italiana in materia di sicurezza stradale?

 Le reti autostradali italiane rappresentano un’eccellenza, ma per le strade comunali e provinciali abbiamo dati sconfortanti. Possiamo stimare che il 60% non sia a norma. Cuspidi stradali, alberi, pali segnaletici, piloni e parti terminali del guardrail, che rappresentano degli ostacoli fissi presenti in moltissime tratte stradali, sono troppo spesso completamente sprovvisti di sistemi di protezione. Mi riferisco agli attenuatori d’urto, alle barriere longitudinali o ai terminali di barriera che hanno lo scopo di assorbire l’energia cinetica, prodotta dal veicolo in caso di impatto, arrestandone la corsa e azzerando o riducendo al minimo le conseguenze negative per conducente e occupanti del veicolo. In tantissimi altri casi questi dispositivi sono presenti, ma sono danneggiati, obsoleti e in attesa di essere sostituiti, tra continui rimpalli di competenza fra comune, regione ed ente gestore.

Cosa si potrebbe fare per migliorare?

È necessaria una mappatura puntuale dei punti pericolosi, per metterli una volta per tutte in sicurezza. Non è solo una questione etica, è un obbligo di legge, perseguibile come “omicidio stradale colposo” ai danni del gestore della strada. Siamo in presenza di tantissimi dispositivi che, sulla carta, sono a norma, ma che purtroppo non garantiscono prestazioni sufficienti per i veicoli attualmente circolanti. Le barriere in uso sono state omologate conducendo crash test con auto di 900 kg a 100 km/h. Gli attenuatori d’urto, stando alla normativa vigente, effettuano test con veicoli di massimo 1,5 tonnellate, lanciati a 110 km/h. Non si tiene conto che spesso il limite stradale sia di 130 km/h e soprattutto che circolano veicoli ben più pesanti di 900 kg- 1 tonnellata, come i SUV e le auto elettriche

La sicurezza stradale è una questione culturale o di responsabilità secondo lei?

Oggi si pensa alla sicurezza stradale unicamente come una responsabilità attiva dell’automobilista. Certamente seguire le regole alla guida è cruciale, ma anche la qualità della strada che si percorre è fondamentale nel determinare l’esito di un incidente, indipendentemente dalle cause che lo hanno provocato. Il Ministro Salvini ha dichiarato che, nella settimana del 19 novembre, il nuovo codice della strada entrerà in aula per essere definitivamente approvato, dopo mesi di modifiche, emendamenti e riflessioni. Speriamo che possa rappresentare una risposta concreta all’urgenza che mina la sicurezza delle nostre strade.

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Diabete, perchè e come contrastare lo stigma. Intervista al Dottor Riccardo Candido https://stage.italianinews.com/2024/11/14/diabete-perche-e-come-contrastare-lo-stigma-intervista-a-riccardo-candido/ Thu, 14 Nov 2024 13:31:35 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/14/diabete-perche-e-come-contrastare-lo-stigma-intervista-a-riccardo-candido/ Oggi 14 novembre ricorre la Giornata Mondiale del diabete, una patologia nei confronti della quale si nutrono ancora molti pregiudizi e stigma.
 

Sulla base dello studio pubblicato su Diabetes Care sull’impatto dello stigma sulle persone con diabete e gli effetti negativi sul benessere psicologico e comportamentale l’azienda Theras ripropone anche quest’anno la campagna di affissioni su 15 città e una landing in cui ciascuno può inserire un falso mito e condividerla. Forte la collaborazione con creator e influencer, tra cui l’ex calciatore Ambrosini, papà di un bimbo con diabete.

 

Per fare chiarezza sullo stigma nei confronti del diabete abbiamo intervistato il Dottor Riccardo Candido, Presidente Associazione Medici Diabetologi (AMD).
 Dottor Candido come è possibile che i pregiudizi possano incidere sulla gestione del diabete?

Oggi il problema non è solo la malattia, ma i pregiudizi che la circondano e credere che chi ha il diabete debba limitarsi e condurre una vita diversa rispetto agli altri è un errore dannoso. Le ricerche ci mostrano chiaramente che lo stigma può portare ad un controllo non adeguato dei livelli di glicemia, a disordini alimentari e a un peggioramento della qualità della vita. Sono conseguenze che possiamo e dobbiamo prevenire, diffondendo una corretta informazione. I pregiudizi è il primo passo per migliorare la consapevolezza e la comprensione di una condizione che riguarda milioni di persone in tutto il mondo.

Gestire al meglio il diabete significa evitare complicanze. Quali sono i suoi suggerimenti?

Grazie alle attuali conoscenze e ai progressi nella gestione della malattia, molte di queste credenze non solo sono false, ma rischiano anche di peggiorare il benessere psicologico e la qualità di vita delle persone che convivono con questa condizione. È fondamentale che la popolazione capisca che il diabete non impedisce di condurre una vita piena e sana e di coltivare i propri sogni. Con una dieta equilibrata, il supporto della tecnologia e un’adeguata gestione della terapia, le persone con diabete possono evitare complicanze gravi e godere di una buona qualità di vita. La tecnologia oggi ci offre strumenti avanzati per monitorare e gestire il diabete in modo discreto ed efficace, permettendo alle persone di vivere senza compromessi.

La campagna sui falsi miti di Theras, ironizza su alcuni pregiudizi. . Eccone un piccolo esempio: come li commenta?

Chi ha il diabete non può mangiare dolci.: E’ falso perché le persone con diabete possono mangiare dolci, gestendo carboidrati e insulina.

Il diabete colpisce solo gli anziani. : E’ falso perché  il diabete può insorgere a qualsiasi età, inclusi bambini e giovani.

Chi ha il diabete non può fare sport. : E’ falso perché l’attività fisica è altamente raccomandata, con una gestione adeguata.

 Il diabete è causato solo dallo zucchero.: E’ falso perché molti fattori, inclusi genetica e stile di vita, concorrono allo sviluppo del diabete.

Le persone con diabete devono evitare tutti i carboidrati.: E’ falso perché i carboidrati complessi sono parte di una dieta equilibrata per chi ha il diabete.

Chi ha il diabete deve seguire una dieta speciale. : E’ falso perché una dieta sana ed equilibrata è sufficiente per la gestione del diabete.

Il diabete è solo ereditario : E’ falso perché la genetica è un fattore, ma il diabete può svilupparsi anche senza una storia familiare.

 Le persone con diabete devono mangiare solo cibi specifici. : E’ falso perché una alimentazione sana è indicata per chiunque, inclusi i pazienti con diabete.

 Chi ha il diabete è sempre malato o debole. : E’ falso perché con una buona gestione, le persone con diabete conducono una vita attiva e sana.

Il diabete porta inevitabilmente a complicanze gravi : E’ falso perché con un controllo adeguato, molte persone convivono con il diabete senza complicanze.
 

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Giornata Mondiale del Diabete, i consigli di salute per la gestione e prevenzione. Intervista alla Dottoressa Laura Mazzotta https://stage.italianinews.com/2024/11/13/giornata-mondiale-del-diabete-i-consigli-di-salute-per-la-gestione-e-prevenzione-intervista-alla-dottoressa-laura-mazzotta/ Wed, 13 Nov 2024 13:08:33 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/13/giornata-mondiale-del-diabete-i-consigli-di-salute-per-la-gestione-e-prevenzione-intervista-alla-dottoressa-laura-mazzotta/ Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina.

L’insulina è l’ormone, prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno.

Oggi si stima siano oltre 4 milioni le persone affette da diabete in Italia. Piuttosto stabile nel tempo, la prevalenza di diabete in Italia, si caratterizza per un gradiente geografico a sfavore delle regioni meridionali (fra gli ultra65enni è pari al 25% nel Sud-Isole contro il 15% nel Nord e 18% del Centro) e da un importante gradiente sociale, a sfavore delle persone meno istruite o con maggiori difficoltà economiche.  Dopo i 65 anni di età la prevalenza di diabete, fra le persone che riferiscono di avere molte difficoltà ad arrivare alla fine del mese, raggiunge e supera il 30%.

Per fare chiarezza sull’argomento abbiamo consultato la Dottoressa Laura Mazzotta, Specialista in Igiene e medicina Preventiva, Nutrizione clinica, e Medicina Estetica presso AEsthe Medica a Ferrara.

Dottoressa Mazzotta perché una giornata dedicata a questa patologia?

La Giornata Mondiale del Diabete, celebrata ogni anno il 14 novembre, è dedicata alla sensibilizzazione su questa malattia cronica, che affligge milioni di persone di ogni età e sesso in tutto il mondo. Conoscere il diabete, comprendere come prevenirlo e imparare a gestirlo sono passi importanti per ridurre i rischi di complicanze. Questa giornata rappresenta un invito per tutti a informarsi sui modi per preservare la salute e affrontare il diabete in modo consapevole e responsabile.

Come si manifesta il diabete?
Il diabete è una condizione in cui il corpo non è in grado di gestire correttamente il glucosio nel sangue. Si presenta principalmente in due forme. Il primo è il diabete di tipo 1 che è di origine autoimmune, solitamente diagnosticato in giovane età e richiede un trattamento con insulina.. il secondo è il diabete di tipo 2. È quello più comune, spesso associato a fattori di rischio come dieta non equilibrata, sedentarietà e obesità, è più frequente in età adulta. Esiste anche il diabete gestazionale, che può colpire le donne durante la gravidanza. Riconoscere i sintomi e fare controlli periodici è essenziale, in quanto il diabete, se non trattato, può portare a gravi complicanze per il cuore, i reni, la vista e il sistema nervoso.

Cosa è importante sapere per convivere al meglio con questa patologia?

La convivenza con il diabete richiede uno stile di vita attento e alcune buone pratiche quotidiane.  Un’alimentazione sana è fondamentale per controllare i livelli di zucchero nel sangue e prevenire complicanze.  Importante è privilegiare i carboidrati complessi come cereali integrali, verdure e legumi che sono ricchi di fibre e aiutano a mantenere costanti i livelli di glicemia. Occorre inoltre ridurre zuccheri e cibi processati, ossia dolci, bibite zuccherate e snack industriali che causano picchi glicemici dannosi per chi ha il diabete e ne aumentano il rischio per chi non ne soffre. Includere nella dieta pesce, carne magra, legumi, noci e olio d’oliva aiuta a mantenere una buona energia senza eccessi di zuccheri.

Quanto è importante l’attività fisica?

Il movimento è essenziale per chi ha il diabete o vuole prevenirlo. L’attività fisica aiuta a bruciare calorie, migliorare la circolazione e regolare il metabolismo. Camminare, correre, andare in bicicletta o fare nuoto aiutano a migliorare la sensibilità all’insulina e a mantenere la glicemia sotto controllo. L’importante è essere costanti. Di fatti anche una camminata di 30 minuti al giorno fa la differenza. Allenamenti con pesi o resistenza migliorano il tono muscolare e la risposta metabolica, beneficiando anche la salute delle ossa e delle articolazioni.

Come la medicina estetica può essere di supporto alla gestione di questa patologia?

La medicina estetica può offrire supporto per alcune delle problematiche legate al diabete, migliorando l’aspetto della pelle e il benessere psicologico. La pelle dei pazienti con diabete è spesso soggetta a secchezza e irritazioni. Trattamenti con acido ialuronico o creme idratanti a lunga durata aiutano a mantenere la pelle sana e idratata, riducendo il rischio di infezioni. Problemi di circolazione e gonfiore agli arti inferiori sono comuni nel diabete. Trattamenti come il massaggio linfodrenante e la pressoterapia aiutano a stimolare la circolazione, migliorando il benessere e riducendo il rischio di problemi circolatori.

Quali sono i trattamenti estetici più efficaci in caso di diabete?

Il diabete influisce spesso sulla circolazione, specialmente nelle estremità inferiori, aumentando il rischio di problemi circolatori. Trattamenti estetici come il massaggio linfodrenante o la pressoterapia e la carbossiterapia possono essere utili per migliorare la circolazione e ridurre il gonfiore alle gambe. Gli sbalzi di peso e i cambiamenti ormonali possono causare una perdita di tonicità cutanea e muscolare. Trattamenti come l’elettrostimolazione e l’uso di tecnologie a ultrasuoni aiutano a rafforzare i muscoli e a migliorare la tonicità della pelle, favorendo un aspetto più giovane e fresco.

E dal punto di vista emotivo come gestire la patologia?
Gestire il diabete può essere impegnativo anche dal punto di vista emotivo. Il supporto di gruppi di auto-aiuto e la partecipazione a eventi come la Giornata Mondiale del Diabete possono aiutare le donne a sentirsi meno sole nella loro battaglia contro questa malattia. Anche rivolgersi a professionisti come psicologi o counselor può essere utile per affrontare le sfide emotive legate alla malattia.
La Giornata Mondiale del Diabete  è un’occasione per riflettere sulla salute e sulle scelte di vita che possono prevenire o gestire questa patologia. Per tutte le età e per entrambi i sessi, un’alimentazione equilibrata, l’attività fisica regolare e l’attenzione alla cura della pelle sono elementi centrali per affrontare il diabete in modo positivo e consapevole. Grazie a piccoli accorgimenti e alla medicina estetica, si può vivere bene e sentirsi bene, anche con il diabete.

 

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