rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170Sono state infatti realizzate 135 operazioni, rispetto alle 177 dell’anno precedente. Questa tendenza è stata riflessa anche nell’ammontare complessivo degli investimenti, che è sceso a circa 356,61 milioni di euro, segnando una diminuzione del 30,07% rispetto ai 510 milioni di euro raccolti nello stesso periodo dell’anno scorso. Un trend negativo testimoniato dalla recente analisi prodotta da McKinsey & Company, che riflette come, nonostante l’importanza del settore privato, gli investitori sono sempre più cauti e selettivi, probabilmente a causa dell’incertezza economica globale e delle tensioni geopolitiche.
Una difficoltà macroeconomica che influenza in maniera diretta anche l’ecosistema startup, che continua comunque a svolgere un ruolo cruciale nella promozione dell’innovazione e nella crescita economica. Come dimostra un’analisi di Cerved, nel nostro Paese le startup sono fondamentali anche per la creazione di nuove opportunità di lavoro, dimostrando una resilienza e un adattamento particolarmente efficaci in periodi di crisi economica. L’Italia rappresenta quindi un terreno più che fertile per gli investimenti in startup che però faticano a prendere piede.
“Il calo degli investimenti è sintomatico di una cultura finanziaria non ancora matura, che preferisce investimenti più tradizionali e meno rischiosi. Secondo una recente ricerca del Politecnico di Milano, infatti, le aziende italiane tendono a investire in settori vicini al proprio core business con ticket di investimento medi relativamente bassi e scelgono di interagire con le startup tramite iniziative di Open Innovation e rapporti cliente-fornitore, piuttosto che attraverso investimenti diretti, indicando una certa riluttanza a scommettere su nuovi progetti”, spiega Alessio Boceda, co-fondatore di Startup Geeks.
Ma cosa frena gli investitori italiani a credere nell’ecosistema startup? Oltre a una cultura finanziaria ancora poco approfondita, secondo Startup Geeks, il più grande incubatore online italiano di startup e società attiva nel campo della formazione imprenditoriale, è colpa delle ancora numerose false credenze nel panorama italiano degli investimenti. Molte persone, infatti, siano esse privati cittadini o imprenditori, non iniziano a investire in startup a causa di preconcetti e della difficoltà di reperire informazioni chiare e accessibili.
Tra le false credenze più comuni in tema di investimenti rilevate da Startup Geeks emergono quattro fattori. 1) Il pensiero che sia necessario disporre di milioni di euro per investire in startup, quando per iniziare posso essere sufficienti anche quote minori di 500 euro. 2) L’opinione che investire in startup sia troppo rischioso e simile a giocare d’azzardo, mentre una diversificazione oculata del portafoglio può mitigare i rischi e aumentare le possibilità di successo.
3) La convinzione che solo chi ha già esperienza diretta nel settore o è uno startupper possa comprendere il funzionamento e le dinamiche degli investimenti in startup: non è necessario essere un esperto come Jeff Bezos per iniziare a investire. 4) Pensare che investire sia difficile e riservato a pochi eletti, quando invece con una corretta formazione, un’adeguata preparazione e una semplificazione dei concetti, anche investire in startup può diventare alla portata di chiunque.
Proprio per colmare il gap informativo che distanzia l’Italia dagli altri Paesi, Startup Geeks, la piattaforma italiana leader nella formazione per aspiranti imprenditori e investitori, annuncia il lancio di una nuova Masterclass gratuita dedicata a chi desidera investire in startup, ma non sa da dove iniziare. Questa iniziativa è parte della missione di Startup Geeks di rendere l’ecosistema imprenditoriale italiano più accessibile e competitivo a livello europeo.
La Masterclass gratuita, che si terrà in modalità virtuale il 9 e 10 settembre dalle 18 alle 20, guiderà i partecipanti attraverso il mondo degli investimenti in startup. La Masterclass, tenuta da Manuel Urzì, dealflow & new business manager di Startup Geeks, e dai fondatori di Startup Geeks, coprirà una vasta gamma di argomenti, inclusi: Valutazione delle startup, processi legali, analisi finanziaria, burocrazia, strategie di investimento.
“Per far crescere il nostro Paese serve che crescano le startup. Ma per crescere a loro volta le startup hanno bisogno di fondi e di investimenti sempre maggiori. Gli investimenti in startup non solo offrono opportunità di rendimento finanziario, ma portano anche valore significativo all’occupazione giovanile e all’innovazione. Le startup sono una fonte vitale di nuovi posti di lavoro, spesso orientati verso i giovani e i talenti emergenti. Inoltre, incentivano la creazione di tecnologie innovative e soluzioni che possono migliorare vari aspetti della società”, aggiunge Manuel Urzì, dealflow & new business manager di Startup Geeks.
]]>Milano, 9 Febbraio 2024 – Il 31 gennaio, nel corso dell’evento “Level-up: la tecnologia digitale come upgrade per ottenere fino al 90% di leva finanziaria”, svolto presso la sede di “Tecma Solutions S.p.a.”, una delle aziende partner coinvolte, Recrowd ha presentato una visione ambiziosa e rivoluzionaria per le società immobiliari coinvolte nel crowdfunding.
L’attenzione si è concentrata sulla necessità di prevenire ritardi nelle operazioni immobiliari, garantendo una gestione senza intoppi e mantenendo la fiducia degli investitori.
Recrowd, consolidata come la principale piattaforma di crowdfunding in Italia per il volume di raccolta, ha deciso di andare oltre la mera raccolta di fondi.
Per rispondere alle sfide complesse dello sviluppo immobiliare, la piattaforma ha creato un network dedicato di aziende specializzate. Queste aziende offrono competenze diversificate, dalla tecnologia digitale alla gestione del cantiere, dalla gestione degli imprevisti al design degli interni.
Massimo Traversi, Chief Product Officer e Co-founder di Recrowd, ha sottolineato l’importanza di questo nuovo approccio: “Recrowd, dopo 5 anni di attività, è diventata la piattaforma di crowdfunding immobiliare leader in Italia. Oggi, ci concentriamo non solo sulla raccolta di fondi, ma anche sulla restituzione. La gestione delle domande e delle perplessità degli investitori è cruciale. Recrowd non è solo uno strumento finanziario, ma un partner tecnico, di sviluppo e commerciale. L’obiettivo è chiudere le trattative nel minor tempo possibile, preservando così il rispetto dei contratti di finanziamento e mantenendo inalterata la fiducia degli investitori”.
Il team di Recrowd e le aziende partner collaborano attivamente per garantire alle società immobiliari una raccolta continua nel tempo e per fidelizzare gli investitori. Questa sinergia mira a ridurre al minimo il rischio sugli investimenti, offrendo soluzioni complete per un crowdfunding immobiliare di successo.
Le aziende partner di Recrowd, ognuna specializzata in un settore specifico, contribuiscono in modo significativo all’ecosistema collaborativo.
Questa iniziativa riflette l’impegno di Recrowd nel fornire soluzioni complete, basate sulla trasparenza, l’efficienza e la fiducia.
]]>Fitporn, la startup napoletana è nata proprio con l’intento di rivoluzionare il concetto di #foodporn.
L’hashtag #foodporn, designa l’abitudine di riprendere e condividere sui social network immagini o video del cibo che si sta per mangiare realizzati utilizzando filtri, inquadrature ed effetti particolari di editing con lo scopo di far apparire l’alimento più appetitoso e invitante. Queste immagini spesso sono associate al junk food, ossia il cibo spazzatura. La domanda che sorge spontanea è: “Ma solo i cibi appariscenti, ad alto contenuto di zuccheri e grassi e nocivi per il nostro fisico possono essere “belli da vedere”?”
La startup Fitporn rivoluziona il concetto di food porn proponendo ricette salutari dall’aspetto invitante che sono in grado di apportare benefici alla salute dell’organismo.
Questa start up nata a Napoli è formata da un team di 10 persone esperte di cucina e fitness, tra cui anche i famosi 2foodfitlovers (con oltre 1.5mln di followers sui social). Il loro obiettivo è quello di rivisitare piatti sfiziosi sostituendo le parti negative con ingredienti più salutari.
Fit Porn nasce nasce dall’idea di Luca Barone, Valentina Altobello, Paolo Barone, Alessio Nocera e i famosi 2foodfitlovers Raffaele Del Piano and Caterina Piccirilli che a pochi mesi dal lancio riescono a raggiungere risultati davvero promettenti. Nata a inizio 2022 e attiva da marzo 2023, solo nel primo anno Fitporn ha fatturato 400 mila euro. A ottobre 2022 la startup napoletana ha vinto il premio di marchio startup più innovativo d’Europa da NutraIngredients, autorità di riferimento nell’industria nutraceutica.
Fitporn nasce per fare luce e sfatare il mito del “se è sano non è buono” legato alla cucina funzionale. Utilizzando ingredienti selezionati ad altissimi standard qualitativi e sfruttando la sinergia tra numerosi nutrizionisti e chef membri del team, Fitporn realizza prodotti che hanno alla base una lavorazione trasparente e monitorata.
Fitporn è un vero e proprio canale di divulgazione. Di fatti sui propri canali è possibile scoprire numerose video-ricette con consigli su preparazioni alternative basati su una cucina fit ma gustosa. L’intento è promuovere l’healthy food buono davvero, che possa aiutare a stare in forma senza rinunciare a momenti di irresistibile dolcezza.
Fitporn ad oggi ha lanciato sul mercato più di 40 prodotti suscitando l’interesse di catene di supermercati nazionali come Conad e Carrefour e registrando una crescita annua del + 250%. I prodotti Fitporn sono presenti in più di 50 farmacie in tutta Italia e la startup collabora con circa 20 palestre, per avvicinare gli atleti a una cucina più salutare, senza rinunciare alla golosità.
]]>Seul e Pechino saranno sicuramente in grado di “far progredire le relazioni bilaterali in modo regolare e stabile” se continueranno a rafforzare la comunicazione e a rispettarsi tra sfide e difficoltà “crescenti”. Parola dell’ambasciatore cinese in Corea del Sud, Xing Haiming, che si è espresso così in un’intervista all’agenzia sudcoreana Yonhap nel giorno del summit di Camp David, un trilaterale “storico” tra il presidente americano Joe Biden, il sudcoreano Yoon Suk Yeol e il premier giapponese Fumio Kishida. Pechino ha già fatto sentire la sua voce, convinta che l’obiettivo del vertice sia mettere insieme una “mini-Nato”.
Secondo Xing, servono legami più forti tra Tokyo, Seul e Pechino, una cooperazione trilaterale che – ha detto – deve affrontare “ostacoli complessi”. “La situazione politica a livello regionale e globale si trova ad affrontare nuove sfide a causa di cambiamenti nella politica mondiale e della crisi globale”, ha affermato, sostenendo che il gigante asiatico “ha sempre sostenuto e partecipato in modo attivo alla cooperazione trilaterale tra Cina, Giappone e Corea del Sud”.
Il mese scorso il capo della diplomazia di Pechino, Wang Yi, ha proposto colloqui di alto livello fra i tre Paesi in occasione di un incontro a margine del summit Asean in Indonesia con l’omologo giapponese Yoshimasa Hayashi. L’ultimo trilaterale risale al dicembre 2019, tra le difficoltà nei rapporti fra Seul e Tokyo e le crescenti tensioni fra Pechino e Washington.
“Nonostante alti e bassi, la cooperazione amichevole (tra Cina e Corea del Sud) e la prosperità reciproca sono sempre state alla base dei rapporti bilaterali”, ha detto l’ambasciatore del gigante asiatico a Seul dopo che il mese scorso Cina e Corea del Sud hanno ripreso i colloqui bilaterali tra ministeri degli Esteri e che il Dragone, dopo sei anni, ha revocato il divieto a viaggi di gruppo in Corea del Sud. “Speriamo – ha detto l’ambasciatore – che le due parti lavorino insieme per creare il clima e le condizioni favorevoli a scambi di alto livello”.
L’ultimo incontro tra Yoon e il leader cinese Xi Jinping risale al G20 di Bali dello scorso novembre, quando i due si sono visti a margine del vertice. L’ultima visita di Xi in Corea del Sud risale al luglio 2014.
]]>l lavoro si fa sempre più digitale, e sfruttarne le potenzialità può rappresentare un’alternativa al precariato. Specie in Sicilia, dove la disoccupazione è al 20%, arrivando al 40% tra i giovani dai 15 ai 29 anni (Eurostat). Ne è convinta Etna digital academy, convenzionata con Confcommercio di Catania e con Confindustria, prima scuola siciliana che promuove cultura e formazione digitale di giovani ed aziende. Alcune realtà locali, imparando a sfruttare le piattaforme digitali, hanno ampliato il loro mercato, arrivando ad esportare cannoli cassate ed arance in Usa. Ma cultura digitale vuol dire anche un cambio di mentalità.
Come spiega Enrico Cecchini esperto di strategie di marketing, ceo de I Sarti del Web, “molti imprenditori hanno verso i loro prodotti una devozione illogica, quasi viscerale. E la loro autostima è legata proprio a ciò che offrono, commettendo l’errore di essere autocelebrativi e prodotto-centrici”.
Non a caso, dal sondaggio effettuato da I Sarti del Web, condotto su 7.000 imprenditori, è emerso che l’83%, più di 8 persone su 10, pensano che il problema principale per il mancato acquisto dei propri prodotti o servizi sia il prezzo, giudicato troppo elevato dai possibili clienti. Quella che manca, quindi, è la capacità di mettersi in discussione e uscire da questa perversa dinamica autocelebrativa.
“Spesso quello che le aziende offrono ai clienti, non vale i soldi che chiede loro – continua Cecchini – è così da anni, e l’arrivo della concorrenza non sta facendo altro che amplificare questo limite, proprio come credere che il proprio prodotto sia il migliore a prescindere. Tanto che prima ancora di effettuare delle reali indagini di mercato, riempiono i magazzini con merci che difficilmente riusciranno a vendere. Un errore che si trasforma in un costo per l’azienda, minandone la prosperità”.
Come fare per non cadere in questa trappola? Secondo Domenico Nardiello, psicologo-psicoterapeuta “è necessaria una maggiore consapevolezza. Serve un percorso di riflessione e analisi che persone con grandi responsabilità dovrebbero affrontare con etica professionale. Solo in questo modo si può migliorare in loro la coscienza psichica per ottenere strategie di coping più performanti”.
C’è un altro aspetto da tenere a mente, la comunicazione online ha cambiato il modo di comprare delle persone. “Bisogna saper dare soluzioni a quelle problematiche la concorrenza non è in grado di risolvere – spiega Cecchini – solo in questo modo, trovare dei clienti, sarà più semplice. A ciò si arriva ascoltando le persone che sui social si lamentano del prodotto acquisto”. Anche in questo caso il gap è profondo. Dalle ricerche effettuate da I Sarti del Web, è emerso che sono davvero pochi ad avere una pagina social aziendale (il 25%), ancora meno coloro che hanno un sito aggiornato e funzionante (il 18%) e pochissime le aziende che possono vendere online con un e-commerce (appena il 7%).
“Solo creando lo strumento che ti mette in contatto con il tuo potenziale cliente, potrai ascoltarlo – spiega Cecchini – le aziende devono rimodularsi in chiave social e moderna per cercare di intercettare il cliente e soprattutto comunicare con lui”.
Ma per mettere in atto questa strategia servono gli strumenti giusti. Ed ecco che fra le imprese e il fatturato si frappone un profondo analfabetismo digitale. Molte aziende online non possiedono strumenti professionali per inviare mail o messaggi (il 91%) e comunque sia non saprebbero cosa scrivere (il 42%) o si vergognano (il 23%) o non hanno fiducia di potercela fare (il 18%).
“Serve formazione e uno sguardo diretto in avanti che intercetti quello dei clienti – conclude Cecchini – le persone non vogliono qualcosa di generico, voglio una soluzione adatta alla situazione in cui si trovano. E questo oggi è possibile unicamente aprendo un canale di comunicazione online, acquisendo gli strumenti per sfruttarlo e proponendo qualcosa di unico e accattivante”.
]]>Secondo una ricerca promossa da YouGov, almeno 9 italiani su 10 hanno vissuto almeno una volta nella vita un trasloco e hanno dovuto trovare una soluzione per imballaggio, smontaggio e trasporto dei propri oggetti da una sistemazione all’altra e spesso organizzando il lavoro in modo autonomo, senza affidarsi a professionisti o soluzioni esterne. Infatti, dai dati emersi solo il 25% degli intervistati ha usufruito dell’aiuto concreto di servizi di traslochi e deposito. E’ chiaro che il mondo dei depositi e dei traslochi sia ancora un panorama poco digitalizzato e dover trovare un modo per custodire tutti i nostri oggetti diventa sempre un momento difficile e stressante. Trovare una soluzione giusta e veloce per imballaggio e trasporto dei nostri oggetti in vista di un trasferimento richiede tanta ricerca e, spesso, soluzioni poco immediate.
Proprio per far fronte a questa problematica, nasce Wetacoo, startup di deposito on-demand. Si tratta di una soluzione flessibile per ogni esigenza di spazio (per esempio durante un trasloco o una ristrutturazione), ed è un’alternativa più pratica e flessibile rispetto alla classica azienda di traslochi o box in affitto. Il sito web di Wetacoo permette di prenotare in pochi minuti un servizio completo di trasporto, smontaggio, imballaggio e deposito per i propri oggetti e mobili, che possono rimanere al sicuro in deposito per tutto il tempo necessario.
Nata nel 2021 da un’idea di Federico Prugnoli e Pierfrancesco Bosco, Wetacoo punta a semplificare tutto il processo di deposito degli oggetti per privati e aziende.
“L’idea di creare Wetacoo nasce a New York quando io e Pierfrancesco abbiamo lasciato casa per alcuni mesi a causa del lockdown. Dovevamo liberare il nostro appartamento rapidamente, ma avevamo acquistato alcuni mobili e avevamo, quindi, la necessità di trovare uno spazio per custodirli fino al nostro ritorno. Da questa problematica, ci è venuto in mente di creare una realtà che fosse in grado di facilitare questo processo e gestire in pochi click gli oggetti – racconta Federico Prugnoli, ceo di Wetacoo – Il nostro servizio nasce con l’esigenza di offrire al cliente la massima praticità e flessibilità nella gestione dei suoi oggetti e punta a ad innovare un mondo, quello del deposito e dei traslochi, che in Italia è rimasto fermo a 20 anni fa. Noi immaginiamo un mondo dove gestire oggetti sia semplice come organizzare file sul cloud”.
Presente sul territorio nazionale con sedi nelle principali città italiane come Roma, Milano e Bologna e con un giovane team di 13 risorse, Wetacoo ha aiutato solo nell’ultimo anno oltre 500 clienti a custodire i propri beni grazie ad un processo digitalizzato e alla portata di un click.
Traslocare o depositare i nostri oggetti è ora molto più semplice ed immediato rispetto ad affittare un box temporaneo. E questo perché Wetacoo offre una soluzione rapida e sicura per lasciare i propri oggetti, mobili e arredamento per qualsiasi periodo di tempo, offrendo un servizio su misura e basato sulle proprie necessità.
“Il nostro servizio è utile proprio a chi sta traslocando e non ha casa pronta nell’immediato, magari a causa di una ristrutturazione in corso, per tutti gli studenti erasmus o fuorisede, expat o giovani lavoratori stranieri che lasciano per un periodo di tempo la propria casa o stanza e non vogliono portarsi dietro tutti i propri oggetti o mobili – racconta Prugnoli-. Wetacoo punta ad essere un servizio facile, veloce e salvatempo. L’utente configura in pochi click il piano di deposito e i servizi extra (come lo smontaggio o l’imballaggio) di cui ha bisogno e sceglie dove e quando far ritirare i propri oggetti. Il giorno del ritiro degli oggetti, la nostra squadra va dal cliente e usa un device per mettere un’etichetta con un QR code univoco per ogni bene che deve essere depositato in magazzino. Successivamente, andiamo a creare un inventario digitale per poter gestire e tracciare al meglio tutti gli oggetti. Questo è uno strumento utile anche per il cliente perché non solo riesce a vedere cosa abbiamo ritirato e cosa è presente nel deposito, ma lo può aiutare a gestire, aggiungere richiedere indietro gli oggetti che ha depositato”.
Il deposito Wetacoo si adatta perfettamente a qualsiasi esigenza di spazio perchè il cliente paga solo per lo spazio effettivamente occupato dai suoi oggetti. Inoltre, è possibile aggiungere o richiedere indietro uno o più oggetti direttamente dal proprio account. Dopo aver inaugurato il servizio Wetacoo nella provincia di Roma, Milano e Bologna, il prossimo obiettivo sarà continuare l’espansione anche su altre grandi province italiane come quelle di Torino e Firenze.
Tra gli obiettivi, c’è anche quello di implementare e digitalizzare il trasloco sul territorio, per i clienti che non hanno la necessità di un deposito, e continuare il processo di ottimizzazione di alcuni processi per rendere ancora più intuitivo e semplice il processo di deposito. Ad esempio, il team di Wetacoo ha in programma un’ulteriore ottimizzazione dell’ Object Management System (OMS), il software di Wetacoo che permette il tracciamento univoco degli oggetti con etichette qr code, e punta a sviluppare degli algoritmi che possano permettere di ottimizzare le rotte dei trasporti per rendere più rapidi i ritiri e le riconsegne degli oggetti.
]]>Ammontano a 300mila euro i fondi che la Regione Friuli Venezia Giulia metterà a disposizione per promuovere la nascita e lo sviluppo di start-up e spin-off operanti nei settori economici tecnologicamente più avanzati. Lo ha deciso la giunta friulana approvando un’apposita delibera su proposta dell’assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini. Beneficiari delle risorse, che verranno ripartite su base provinciale e a fondo perduto, saranno imprese, Comuni e altri enti pubblici e privati.
“La delibera – spiega Bini – segue le disposizioni della legge regionale SviluppoImpresa ed è finalizzata a sostenere iniziative concernenti la creazione e lo sviluppo di centri di prototipazione della business idea, di centri di coworking, nonché di fab-lab (laboratori di fabbricazione digitale, ndr)”.
Tra le spese ammissibili figurano quelle per l’acquisto e locazione finanziaria di macchinari, strumenti, attrezzature ed arredi ma anche acquisto e locazione finanziaria di diritti di licenza e software, know-how e brevetti. Inoltre sono finanziabili anche gli interventi di adeguamento o ristrutturazione dei locali dedicati allo svolgimento dell’attività prevista dall’iniziativa, realizzazione o adeguamento di impiantistica generale e relative spese di progettazione, direzione e collaudo. Infine le domande potranno riguardare anche la realizzazione o ampliamento del sito internet, l’acquisizione di servizi di consulenza e di materiali e servizi concernenti la comunicazione, la pubblicità e le attività promozionali. Sono finanziabili iniziative che prevedono un importo minimo di spesa ammissibile non inferiore a 10 mila euro mentre l’intensità massima del contributo è pari al 50% della spesa ammissibile. Il limite massimo del contributo concedibile per ciascuna domanda è pari a 75 mila euro.
(fonte: ADNKRONOS)
]]>Francesca Crescentini, alias Tegamini, 169mila followers, storie quotidiane spesso in vestaglia e con una tazzina di caffè in mano, ma anche un blog che ha superato i dieci anni, Twitter e Facebook per la briosa trentaseienne emiliana che è diventata un vero punto di riferimento soprattutto per il pubblico di lettrici femminili. Ma non chiamatela bookinfluencer: “I libri sono solo una parte del mio mondo”. Definisce Tegamini “un contenitore per tutto quello che mi interessa e mi incuriosisce, per le cose piccole e grandi che capitano ogni giorno”. È inoltre autrice sul suo profilo Snapchat di LibriniTegamini, rubrica con “consigli di lettura personalizzati, schiettissimi e il più possibile gioiosi”.
È laureata alla Bocconi, economista di formazione, ma da sempre innamorata della lettura. Quella aperta, accessibile, divulgativa. Quella che si contamina con la potenza della rete e si accresce con la condivisione nella community. A voler essere precisi, Tegamini è anche una traduttrice e content creator: “Per non farti ridere dietro da grandi e piccini e qualificarti con una certa precisione, se lavori sui social inventando cose che la gente può leggere e guardare, pare vada bene la locuzione content creator. Didascalico ma neutro, senza autocelebrazioni pretenziose, pulito, schietto, funzionale”.
Fin dall’adolescenza, ha iniziato a scrivere quel diario digitale – “un esercizio di autorappresentazione” come racconta Francesca al telefono – confluito nel suo ormai celebre blog, un luogo virtuale di narrazione personale volta al prossimo, condotta tra riflessioni sul quotidiano, spunti professionali, entusiasmi per film o mete di viaggio, ma soprattutto recensioni e consigli di lettura. “Noi blogger siamo un pezzo nuovo del mondo promozionale. All’inizio nessuno di noi pensava che fosse un vero lavoro, venivamo invitati agli eventi ed eravamo super contenti. La consapevolezza del valore di ciò che facciamo si è sviluppata negli ultimi anni. Gestire il branded content richiede responsabilità nei confronti di chi ti legge. Non sempre è trasparente e naturale. Ho molte opportunità ma non è facile da fare perché può essere un boomerang. Se una cosa mi richiede elaborati collegamenti mentali – se ci devo riflettere per più di 10 secondi – significa che non si inserisce in maniera naturale nel blog o nel tuo stile comunicativo. Non devi mai dover parlare con una voce diversa dalla tua”, ha affermato Crescentini.
Di certo chi la segue sui social, in particolare su Instagram, lo fa per ascoltarla raccontare libri. Perché Tegamini ne parla come fossero fatti suoi, amici e nemici suoi, coinquilini, compagni, bicchieri, appuntamenti, parrucchieri, massaggiatori; li racconta tra un caffè e un rimprovero al gatto, tra lo shopping su Zalando e il trasloco, tra il marito che cucina e un follower che le chiede di presentarsi al compleanno della sua ragazza per farla contenta (“ti segue sempre”), mentre cammina verso il ristorante o verso la partita di tennis.
Ad attrarre il pubblico c’è sicuramente l’innegabile simpatia con la quale spiega, recensisce, scrive e condivide eventi della sua vita quotidiana. I suoi lettori apprezzano anche i consigli di moda, cinema e tv che arricchiscono il suo blog. Tutte le sue avventure le abbiamo conosciute tramite le sue storie su Instagram, dove alterna recensioni a libri per bambini, racconti di libri di fantascienza e l’imperdibile rubrica Pupazzi, che detta così par nulla, ma la sceneggiatura tiene incollati allo schermo del telefonino.
Grazie alla sua attività di bookblogger, Francesca ha ricevuto nel corso degli anni diversi premi. Nel 2018 e nel 2019 ha ricevuto il premio come “Miglior sito letterario” ai Macchianera Internet Awards. Di sé stessa e della sua attività di Book blogger, afferma: “Tegamini esiste perché amo scrivere in generale. Ho avuto tanti filoni; ci sono i pezzi dove racconto della mia vita, del matrimonio, di Cesare e delle riflessioni quotidiane. Poi ci le recensioni letterarie – che possono essere anche lunghe e complicate in barba alle statistiche – ma anche le wishlist delle cose che mi piacciono e che sono molto apprezzate. La parte più importante del mio lavoro è la cura dei social e della community di Tegamini. Ultimamente mi sono appassionata al podcast e mi piacerebbe creare contenuti di quel tipo”.
]]>Si chiama Just Knock: un’agenzia media che offre servizi di comunicazione per aiutare le aziende a creare contenuti e strategie di employer branding. Arriva dove si ferma il classico curriculum vitae: il mondo del lavoro si sa è sempre in fermento perchè da una parte le aziende hanno difficoltà a trovare candidati qualificati, dall’altra i candidati qualificati non riescono a mettersi in contatto con le aziende. Il motivo? Le Risorse Umane delle aziende sono ancora gestite con un’ottica di venti (o dovremmo dire trenta) anni fa, ma tutto è cambiato e più veloce e se non afferri il candidato giusto subito rischi che vada all’estero.
Da giovane neolaureata piena di sogni, la sua fondatrice Marianna Poletti, imprenditrice milanese, cercava lavoro inviando centinaia di cv senza ottenere risposte. “Dopo un diploma in Art Direction allo IED e un master in Brand Communication al Politecnico di Milano, ho realizzato quanto sia difficile trovare lavoro senza aver maturato esperienze professionali e con un cv che dice davvero poco delle reali capacità e competenze di una persona. Il mio lavoro è diventato così quello di aiutare gli altri a trovarlo”. Continua sempre Poletti, “Just Knock è stata la mia più grande scuola di vita. Ponendomi continue sfide mi ha permesso e mi permette di crescere continuamente cercando ogni giorno soluzioni ai problemi, imparando dai successi ma soprattutto dagli errori. Grazie a Just Knock, oltre a crescere professionalmente, ho imparato ad essere più consapevole delle mie potenzialità, ho capito che ambizione e umiltà dovrebbero essere una parola sola, e che sono le persone e i rapporti umani a fare davvero grande un’azienda”.
Così nel 2016 è nata questa realtà, ovvero il sito che permette alle persone di candidarsi in modo efficace mostrando alle aziende il reale potenziale spesso nascosto dietro asettici curriculum. La nuova piattaforma è stata realizzata principalmente con l’intento di risolvere un’esigenza degli studenti universitari, ma questi ultimi non solo l’unico target. Infatti, oltre ai vantaggi per i giovani studenti, Just Knock è un’ottima possibilità per le imprese aderenti che potranno ricevere idee innovative e individuare candidati di livello, che probabilmente avrebbero avuto fatica a trovare all’interno dell’oceano di curriculum vitae ricevuti quotidianamente.
Il sistema garantisce infatti all’utente la tutela automatica della proprietà intellettuale delle idee caricate. A loro volta le aziende, entrando a far parte del network, possono accogliere visioni esterne e stimoli creativi, che le aiutino a rispondere alle esigenze di un mercato in costante evoluzione e ad individuare più efficacemente i talenti su cui investire. In soli quattro anni di attività l’azienda è riuscita ad arrivare a circa 70.000 iscritti e più di 60 aziende clienti tra cui alcune delle più importanti multinazionali come EY, Esselunga, Moncler, Ikea e Gucci. Ha dichiarato Sara Bozzini, partner e co-fondatrice della startup: “Abbiamo voluto trovare un modo per giudicare i candidati non solo sulla base delle informazioni presenti nel curriculum vitae, ma chiedendo ai candidati di mandare una soluzione a un business case, a un problema aziendale (ad esempio per ridurre tempi di acquisto in uno store). Le aziende, quindi, valutano il candidato solo sul progetto e non sul curriculum, ma al termine dei progetti le aziende vedono anche il curriculum. Naturalmente i candidati sono tutelati, perché le aziende si impegnano da contratto a rispettare la proprietà intellettuale del candidato”. Ora l’obiettivo dell’azienda è di uscire dai confini nazionali, dove sono arrivate a fatturare attorno ai 300mila euro, partendo dalla Spagna nel corso del 2019. Anche perché le opportunità non mancano: non esiste infatti nulla di simile a JustKnock a livello internazionale.
]]>“A fine 2013, Naldini mi ha fatto vedere una sua pubblicazione, accettata da un’autorevole rivista scientifica, ‘Science Translational Medicine’: parlava dell’uso di un vettore per la cura ed il trattamento dei tumori. Ne sono rimasto affascinato. Con un esame che assomiglia ad un prelievo del sangue, si recuperano cellule staminali del paziente. Grazie ad un vettore virale preparato in laboratorio si inserisce, all’interno di queste cellule, una proteina antitumorale. A questo punto la cellula staminale, ingegnerizzata ed ‘armata’, viene rimessa nel sangue del paziente. La cellula madre produrrà cellule figlie, con all’interno la proteina antitumorale che andrà a rinforzare il sistema immunitario”, ha spiegato il co-fondatore dell’azienda Pierluigi Paracchi. La società, una piccola multinazionale, esegue tutta la sua ricerca in italia. Naldini è una delle tante eccellenze italiane che hanno avuto significative esperienze professionali all’estero. È uno dei massimi esperti di genetica nel mondo ed ha sviluppato i primi vettori lenti virali, ovvero ha trovato il modo di trasformare l’involucro del virus HIV, responsabile dell’AIDS, in un veicolo per la terapia da infondere al cliente. Era il 1996, negli Stati Uniti. Ma agli inizi del Duemila, Naldini ha fatto una scelta controcorrente, ovvero di rientrare in Italia e continuare le sue ricerche al Tiget del San Raffaele per curare i tumori in modo innovativo. Già nel 2014 l’Economist aveva definito il lavoro di Genenta Science “una fiction scientifica che sta diventando un fatto”. Gli ingredienti del successo di questa startup sono dovuti sicuramente all’internazionalità del progetto, basato sulla qualità della ricerca italiana e sostenuto dai più prestigiosi family office del nostro Paese. A febbraio 2015 la società ha chiuso un round di investimento da 10 milioni di euro. Dopo due anni e mezzo, ne ha chiuso uno nuovo, da 7 milioni di euro. Risorse che le hanno permesso di completare la sperimentazione pre-clinica. “Un’eccellenza del biotech italiano taglia un traguardo straordinario: Genenta Science è la prima realtà nazionale a quotarsi a Wall Street di New York, nel listino tech americano. Una conferma importante del valore della nostra ricerca e delle nostre capacità imprenditoriali, un’ulteriore dimostrazione per il comparto delle biotecnologie della volontà di guardare avanti e di impegnarsi per rispondere alle esigenze dei pazienti e per la costruzione di un futuro migliore”, ha dichiarato Riccardo Palmisano, presidente di Federchimica Assobiotec. Nel marzo 2021 la società ha accolto nel board Anthony Marucci, presidente e Ceo di Celldex therapeutics, e ha nominato come cfo Richard Slansky, ex CFO di Biological Dynamics e di OncoSec Medical. Sono stati inoltre nominati tre nuovi advisor nelle persone di Alec Ross, docente all’Università di Bologna, Gaurav Shah, Ceo di Rocket Pharma – e Brad Loncar – fondatore e Ceo di Loncar Investment, tra i principali investitori in biotech negli Usa; inoltre, circa un anno fa lo stesso Paracchi ha nominato Stephen Squinto come chairman del board of directory, considerato un peso massimo nell’ambito dell’industria biotech, nella quale ha 25 anni di esperienza. Il metodo sta venendo testato in Italia su pazienti affetti da glioblastoma che provengono dal Policlinico Gemelli di Roma, l’Istituto Besta e il San Raffaele a Milano da altri ospedali lombardi.
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