rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170Prosegue così un’espansione internazionale iniziata in Svizzera dove a Lugano e Locarno operano già due punti vendita Risparmio Casa. Stefano Battistelli, socio fondatore di Risparmio Casa insieme al fratello Fabio, ha dichiarato: “L’apertura del primo punto vendita a Malta è un passo importante nel processo di crescita internazionale di Risparmio Casa: dopo la Svizzera, portiamo anche a Malta un modello consolidato e di successo in Italia che siamo certi possa diventare un punto di riferimento in un mercato drugstore e fai-da te come quello dell’Isola caratterizzato da piccole realtà locali”. “I primi 15 nuovi professionisti della squadra Risparmio Casa sull’Isola sono al lavoro – ha aggiunto Fabio Battistelli – ma si tratta solo dell’avvio di un importante piano di assunzioni e aperture che ci vedrà protagonisti: nei prossimi anni prevediamo di ampliare la nostra rete a Malta con l’apertura di circa 10 punti vendita e l’assunzione di circa 250 persone”.
L’Ambasciatore d’Italia a Malta Fabrizio Romano ha aggiunto: “L’apertura di questo esercizio, che si aggiunge ai tanti già presenti sul territorio nazionale, dimostra l’importanza commerciale di questo Paese per l’Italia. È un tassello che si aggiunge all’articolata rete di imprese ed aziende italiane presenti sul territorio maltese, che arricchiscono indubbiamente la presenza italiana e i legami economico-commerciali tra i due vicini mediterranei”.
Il primo punto vendita Risparmio Casa di Malta è un negozio da mille metri quadrati che sarà gestito da 15 nuovi assunti. Il format adottato è quello consolidato nei punti vendita italiani dedicati all’home e personal care e che da sempre punta a dare alla clientela il miglior rapporto qualità prezzo su tutto il mondo che ruota attorno all’universo casa e tempo libero. Il Format Maltese esprimerà in mille metri quadri il meglio dell’ampio assortimento che nella soluzione più ampia vanta oltre 25 mila referenze di cui più di 3000 articoli sotto la fascia prezzo di 2 euro a cui si aggiungono oltre 8.000 prodotti stagionali e 25 linee a marchio privato per la pulizia e la cura della casa, la bellezza e l’igiene della persona, i casalinghi, il tessile per la casa, i giocattoli, il pet food e i prodotti per animali domestici, i giocattoli, gli accessori auto, i piccoli elettrodomestici.
“Risparmio Casa è un’eccellenza italiana -ha aggiunto Stefano Battistelli – che nasce da un’intuizione vincente, ma che ha saputo negli anni rinnovarsi e adattare sempre il proprio modello al mercato e ai territori di riferimento raggiungendo obiettivi che ne fanno un esempio a livello europeo: l’espansione in Svizzera prima e a Malta poi conferma come il pubblico ci scelga ogni giorno per un’offerta unica e completa. Il nostro punto di forza? Coniugare in un unico modello di business sia prodotti every day low price che promozioni super aggressive. Queste le caratteristiche di una insegna che si posiziona sul mercato tra le più aggressive con una forte promessa di risparmio e convenienza”.
L’attenzione alle persone, in particolare le donne è un elemento fondativo e identitario del Gruppo Risparmio Casa che si concretizza a livello centrale e nelle scelte di ogni punto vendita: l’impegno di Risparmio Casa è diventato ‘DoniAmo solidarietà’, un’iniziativa nata per sostenere cause e opere benefiche di enti e associazioni in tutta Italia, attraverso eventi e iniziative dedicate. “Dal sostegno a Komen Italia – ha sottolineato Fabio Battistelli – per la lotta contro il tumore al seno con i prodotti in rosa di ottobre fino alla famosissima Pigiama Run in programma il prossimo settembre a favore della Lilt, Risparmio Casa non ha mai messo in secondo piano la vicinanza alle persone che ogni giorno affollano i nostri punti vendite e la lotta attiva e concreta contro le problematiche di tutta la popolazione”.
“Anche questo è un modello – ha concluso Fabio Battistelli – che deve essere sempre più diffuso in Italia come all’estero: la crescita del business deve essere accompagnata con l’impegno verso il sociale e l’ambiente: in molte occasioni lo portiamo avanti coinvolgendo direttamente i nostri clienti generando così valore, ma anche una vera e propria cultura della solidarietà”. Il punto vendita di Malta in Constitution Street, località Mosta, è aperto al pubblico tutti i giorni dalle ore 8:00 alle 20:00.
]]>Purtroppo è un problema molto serio con conseguenze anche gravi per le auto, che può dipendere da diversi fattori come problemi a monte nella raffinazione, cisterne non pulite regolarmente dai residui o vere e proprie contraffazioni del carburante che viene, in qualche modo, ‘allungato’. I casi sono così frequenti che l’Unione nazionale consumatori, on line ha reso disponibile uno sportello dedicato al ‘carburante sporco’ proprio per offrire assistenza ai consumatori che si trovassero in difficoltà. I danni possono essere diversi, ovviamente le parti più a rischio sono quelle che riguardano il sistema di iniezione. In molti casi si può risolvere solo con la sostituzione dei filtri, ma si può arrivare a dover sostituire gli iniettori o la pompa del carburante.
Purtroppo, generalmente, nel momento in cui il consumatore rileva che qualcosa non va con il proprio veicolo e capisce che si tratta di ‘carburante sporco’ sono stati percorsi alcuni chilometri e non è sempre facile risalire alle reali cause. Allora come comportarsi? Il primo consiglio è quello di risalire alla pompa ‘sospetta’.
Se si è pagato con le carte è importante conservare le ricevute per dimostrare l’effettivo utilizzo della pompa e per avere prove da presentare in caso di contenzioso, è utile, inoltre, raccogliere le dichiarazioni di eventuali testimoni e, in estrema ratio, rivolgersi alle forze di polizia per la stesura di un verbale.
Se non si ha la ricevuta o la transazione attestante il rifornimento, si potrà tornare al punto vendita e chiedere al gestore di rilasciare una ricevuta/buono che confermi l’acquisto del carburante; se il punto vendita non fosse presidiato dal gestore, quest’ultimo non fosse disponibile a lasciare quanto indicato o non fosse possibile tornare al punto vendita, si potrà indicare nel reclamo in forma scritta che si suggerisce, all’evenienza, di inviare alla stazione di servizio. Effettuata la riparazione può essere utile conservare una tanica con il carburante raccolto durante i lavori e, ovviamente, farsi rilasciare la fattura con il dettaglio dell’intervento effettuato.
La richiesta di risarcimento nei casi di ‘carburante sporco’ deve essere inviata al gestore della stazione. Attenzione perché spesso quando il consumatore reclama verso le aziende produttrici, queste sono solite respingere ogni addebito per carburante sporco.
Cosa accade? Dopo aver ricevuto la segnalazione, la società risponde di aver avviato una procedura finalizzata alla verifica sulla qualità del carburante e generalmente, alla segnalazione dell’utente segue una risposta negativa per aver la società distributrice effettuato non meglio identificati controlli (peraltro non in contraddittorio con il consumatore e sempre a considerevole distanza di tempo dai fatti). Questa procedura, naturalmente, solleva ampi dubbi circa la affidabilità del controllo nonché circa il fatto stesso che un controllo sia stato effettivamente praticato.
]]>La cooperazione bilaterale a livello economico è “eccellente”, con un interscambio “record” che nelle stime supererà i 20 miliardi di euro nel 2023. “Un trend ascendente che speriamo di confermare” anche grazie alla presenza “consistente” di imprese italiane in Romania mentre è “in aumento” il numero di quelle romene in Italia. Lo ha dichiarato la ministra degli Esteri romena, Luminita Odobescu, nel corso del Business Forum Italia-Romania alla Farnesina. “Possiamo identificare nuove opportunità per realizzare progetti comuni nei rispettivi mercati e in quelli di Paesi terzi”, ha proseguito Odobescu, dicendosi convinta che “solo attraverso la creazione di sinergie, l’investimento in nuove tecnologie e l’uso giudizioso delle risorse possiamo fronteggiare insieme le grandi sfide del presente”.
Riferendosi quindi al vertice di stamane dei capi di governo, la ministra ha evidenziato che “i nostri governi hanno dato un messaggio chiarissimo riguardo l’approfondimento dei rapporti bilaterali e il consolidamento della cooperazione a livello europeo e internazionale attraverso la firma della dichiarazione congiunta sullo sviluppo del partenariato strategico”.
Energia, con un’attenzione particolare a quella nucleare, infrastrutture e agroalimentare “sono i settori dove si può lavorare di più”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso del Business Forum Italia-Romania alla Farnesina. “Ci sono tanti settori, io direi che ci concentreremo su quelli ad alto contenuto tecnologico industriale”, ha premesso Tajani, ricordando il memorandum of understanding firmato oggi tra il gruppo assicurativo-finanziario Sace, Ansaldo nucleare e l’azienda romena per l’energia nucleare Societatea nationala nuclearelectrica (Snn).
“Il nucleare – ha spiegato – riveste una grande importanza perché la produzione di energia per un paese come il nostro, che è a vocazione industriale e non è autosufficiente, diventa una questione di primaria importanza”. Tajani ha quindi evidenziato che “le capacità italiane sono in prima linea anche nel settore agroindustriale” e, a proposito delle infrastrutture, ha citato il ponte costruito da WeBuild in Romania.
]]>Un fondo da duecento milioni di euro rivolto alle famiglie in condizione di disagio economico, destinato alla realizzazione di impianti fotovoltaici in assetto di autoconsumo: lo prevede un decreto firmato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, da trasmettere alla corte dei conti per la registrazione. L’obiettivo è consentire l’accesso agevolato all’energia rinnovabile per persone che appartengono a nuclei familiari con Isee inferiore ai quindicimila euro o a trentamila, avendo almeno quattro figli a carico.
“Con questo provvedimento – spiega Pichetto – perseguiamo un doppio fine: quello sociale di sostegno alle fasce più indigenti e, allo stesso tempo, quello ambientale, perché promuoviamo l’utilizzo di energia rinnovabile. E’ una nuova risposta del governo per concretizzare una reale ed equa sicurezza energetica”.
Il Fondo Reddito Energetico, alla cui operatività lavora il Gestore Servizi Energetici (Gse), è di natura rotativa e mette a disposizione per le annualità 2024-2025 complessivi duecento milioni di euro, per gran parte nel Mezzogiorno: sono infatti destinatari dell’80% delle risorse le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il Fondo può essere incrementato con un versamento volontario da parte di amministrazioni centrali, Regioni, Province, ma anche organizzazioni pubbliche e realtà no-profit. E’ spiegato nell’articolato che gli impianti fotovoltaici al servizio di unità residenziali nella disponibilità di nuclei familiari in condizione di disagio economico debbano essere di potenza nominale non inferiore ai due kilowatt e non superiore ai sei, o comunque non andare oltre la potenza nominale in prelievo sul punto di connessione. Gli impianti, per i quali il decreto destina un contributo in conto capitale, devono essere realizzati su coperture e superfici, aree e pertinenze di cui il soggetto beneficiario sia titolare di un valido diritto reale.
]]>I lavori sono stati aperti dal presidente della Regione Eugenio Giani seguito dal presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo e dalla vice presidente della Regione e assessora all’agricoltura Stefania Saccardi
Tutelare l’acqua e tutelarci dall’acqua. E’ il tema dei temi, più attuale che mai, una priorità a cui la Regione Toscana ha dedicato al Teatro de La Compagnia di Firenze la 1/a Conferenza toscana: l’avvio di una stagione di pianificazione che consegnerà ai cittadini il nuovo Piano di tutela dell’acqua e quello della Transizione ecologica.
I mille volti ed usi della risorsa idrica sono al centro della giornata organizzata dalla Regione Toscana in collaborazione con Fondazione Ewa – Earth and Water Agenda, Autorità di bacino distrettuale Appennino centrale, Autorità di bacino distrettuale Appenino settentrionale, Autorità di bacino distrettuale fiume Po, Autorità idrica toscana (Ait), Associazione nazionale bonifiche irrigazione (Anbi), Associazione nazionale Comuni italiani (Anci), Agenzia per la protezione ambientale Toscana (Arpat), Confservizi Cispel Toscana, Consorzio Lamma e Unione Province d’Italia (Upi) che si è svolta oggi a Firenze. Un parterre in grado di offrire un quadro ragionato e autorevole su come migliorare la gestione dell’oro blu in Toscana. I lavori sono stati aperti dal presidente della Regione Eugenio Giani seguito dal presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo e dalla vice presidente della Regione e assessora all’agricoltura Stefania Saccardi.
A moderare l’evento Erasmo d’Angelis, che ha condotto i lavori articolati in tavoli tematici e introdotto il video messaggio del ministro Gilberto Pichetto Fratin. Sono intervenuti il presidente di Anci Toscana, Matteo Biffoni, Gianni Lorenzetti, presidente di Upi Toscana, il direttore del Dipartimento nazionale di Protezione Civile Fabrizio Curcio, l’assessora regionale all’ambiente Monia Monni, promotrice dell’iniziativa, la direttrice generale di Ispra, Maria Siclari, Alessandra Petrucci, rettrice dell’Università di Firenze, la Coordinatrice del World Water Assessment Programme (Wwap) dell’Unesco, Michela Miletto.
“I cambiamenti climatici- ha dichiarato il presidente Giani in apertura dei lavori- sono sotto gli occhi di tutti e in Toscana li abbiamo affrontati con forza e determinazione, mettendo in campo una serie di proposte che oggi sono confermate”. Il presidente ricorda gli episodi dell’estate scorsa: “I primi giorni di agosto dichiaro lo stato di emergenza per siccità e incendi – a Massarosa, Camaiore, Maremma, con ettari di bosco andati distrutti –, con la necessità di attingere acqua dai laghetti per far fronte agli incendi con i canadaier; dopo ferragosto dichiaro lo stato di emergenza per la bomba d’acqua che ha colpito tutta la costa e devastato il territorio al di qua e al di là delle Apuane. La situazione è questa, da un giorno all’altro si passa dalla siccità alla bomba d’acqua”. E’, appunto, il segno dei cambiamenti climatici: “I fiumi debbono avere casse di espansione e in Toscana siamo al primo posto in Italia: dal lago di Bilanciano, al Roffia, con 5 milioni di metri cubi d’acqua; poi c’è quello che stiamo facendo a Pizziconi e Restoni nell’area di Figline Incisa, e contemporaneamente quello che stiamo pensando nella Val di Cecina e studiando con piano di fattibilità a San Piero In Campo”.
Durante la mattinata sono sono stati presentati anche i risultati dei tavoli tematici (svolti fra il 12 e il 15 giugno): tra i temi trattati l’agricoltura, il ruolo dei Consorzi di bonifica, il servizio idrico integrato, la tutela della risorsa, i cambiamenti climatici e i corpi idrici in Toscana, la prevenzione e il sistema regionale di Protezione civile.
“Dopo due anni molto impegnativi in cui le emergenze si sono succedute l’una all’altra, ho voluto fortemente organizzare un momento di confronto sull’acqua con enti, istituzioni, cittadine e cittadini – ha detto Monni -. I tavoli tematici che si sono svolti nelle scorse settimane sono stati molto partecipati e hanno offerto spunti importanti per la redazione del Piano della transizione ecologica e del Piano per la tutela dell’acqua. L’obiettivo è una pianificazione moderna, contemporanea che tenga conto del tempo che viviamo caratterizzato dalla crisi climatica. Oggi affrontiamo fenomeni che sono facce della stessa medaglia: piogge forti, localizzate, sempre più intense, meno prevedibili che si alternano a periodi di grande siccità. Il tema è quello di tutelare l’acqua e tutelarci dall’acqua; lavorare alla resilienza dei nostri territori. Investiamo ogni anno 100 milioni in manutenzione e altrettanti in nuove opere. Abbiamo cantieri aperti per quasi 500milioni contro il dissesto idrogeologico. Ma bisogna lavorare anche sulla causa dei cambiamenti climatici e quindi fare una campagna di lotta e di riduzione delle emissioni climalteranti che passa soprattutto dalla conversione verso le energie rinnovabili.
Sul tema della siccità la Toscana, con un lavoro corale, ha presentato al governo un piano da 800 milioni di opere pronte ad essere cantierabili e che ci permetterebbero di mettere ancora più in salvaguardia una risorsa fondamentale per la nostra comunità toscana. Confidiamo che il Governo dia seguito agli annunci con un impegno altrettanto concerto”.
Gestire acqua non significa solo difendere il territorio dal dissesto idrogeologico e idraulico. L’agricoltura lo scorso anno, precisa l’assessora al ramo Stefania Saccardi “ha scontato moltissimi problemi e conseguenze anche sotto il profilo della concorrenza che c’è da altre parti del mondo. Un tempo sarebbe stato inimmaginabile irrigare colture come vite e ulivo, oggi invece, se non pensiamo a un’irrigazione anche di queste colture, rischiamo di non avere una produzione che di qualità che normalmente questa regione e che della Toscana è il punto di forza”. “E oggi lo scopo è ritrovare e recuperare i tanti laghetti esistenti e lavorare sulla semplificazione amministrativa per realizzarne altri”.
“In assenza di grandi infrastrutture dobbiamo spingere per la realizzazione di piccoli invasi anche aziendali che consentano fare tesoro dell’acqua – continua l’assessora Saccardi -; ma senza una forte semplificazione di tipo amministrativo, molte delle risorse che abbiamo messo nel Psr sull’idrico aziendale, quasi 8 milioni, rischiano di rimanere sulla carta”. Operativamente si tratta di “riaprire i termini per denunciare i laghetti esistenti, il Lamma anni fa ne aveva censiti circa 16mila; fare un accordo con i consorzi di bonifica per capire se il pubblico si può far carico anche della gestione dei piccoli laghetti privati e soprattutto introdurre norme che consentano alle imprese agricole di realizzarli, così da non andare ad attingere all’acqua delle falde del sottosuolo attraverso i pozzi”. Il problema, conclude Saccardi, sono “una quantità di lacci e lacciuoli, e di autorizzazioni – e non penso solo da parte della Regione – che rendono complicato fare gli invasi anche avendo risorse e la volontà di farli”.
Piano di tutela dell’acqua e Piano della transizione ecologica
La Regione Toscana ha investito e tuttora investe nello studio e nella rilevazione dei dati relativi ai vari segmenti del ciclo idrologico: le piogge, le portate dei fiumi e delle sorgenti, i livelli delle falde, la chimica e la biologia delle acque e degli ambienti acquatici, fabbisogni per i vari usi dell’acqua, attuali e futuri.
La costituzione di grandi riserve e di infrastrutture per il trasporto e la distribuzione di acqua sul territorio sicuramente costituiscono la soluzione più definitiva, ma realizzabile nel lungo periodo.
Nel breve e nel medio periodo invece le strategie vincenti sono rappresentate dall’introduzione nel ciclo idrologico di risorse non convenzionali, come le acque reflue affinate e le acque marine trattate (in parziale alternativa dell’acqua prelevata da falde e sorgenti) e dalla messa in campo di soluzioni progettuali tecnologicamente avanzate. In Toscana abbiamo centri di eccellenza, sia universitari che aziendali, e questo è un dato di fatto che interessa anche il sistema della ricerca scientifica.
Piano di Tutela dell’Acqua (PTA)
Il PTA è un piano regionale che parte dall’Europa, è disciplinato dal D.Lgs.152/2006 e rappresenta lo strumento per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici fissati nei Piani di Gestione delle Acque (PGA) dei tre distretti idrografici dell’Appenino Settentrionale, Centrale e del Fiume Po in cui la Toscana è ricompresa; i PGA sono previsti dalla direttiva 2000/60 che istituisce il “Quadro per l’azione comunitaria in materia di acque “, attualmente siamo al III ciclo di pianificazione 2021-2027.
Il PTA tra le altre misure in tema di depurazione approvvigionamento e stoccaggio, incentiva gli interventi di ricarica delle falde, il riuso, il riciclo, gli interventi di riqualificazione fluviale, la realizzazione di ecosistemi filtro e altri sistemi di depurazione naturale, gli stoccaggi e drenaggi urbani, considerandoli parte importante di una strategia vincente per migliorare la qualità e la quantità delle acque, e quindi il raggiungimento degli obiettivi prefissati, promuovendo la collaborazione dei vari enti che amministrano le comunità e che operano sul territorio.
Più in generale, il PTA promuove la tutela delle acque e la corretta gestione delle risorse idriche toscane collegando e rendendo tra loro coerenti le politiche, le pianificazioni e le programmazioni regionali e fornendo un quadro conoscitivo coordinato essenziale per facilitare l’azione amministrativa regionale in materia di autorizzazioni, concessioni e pareri sul tema acqua.
Il piano è la cornice dove costruire le strategie per affrontare i cambiamenti climatici in atto incluse le periodiche e ricorrenti crisi idriche, tendenti a divenire strutturali e che investono tutte le componenti sociali e produttive della regione.
Gli strumenti che il PTA può mettere in campo per raggiungere tali obiettivi sono:
a) le disposizioni attuative, rivolte ai singoli soggetti competenti, misure di tutela quali-quantitativa e gestione dei prelievi, di risparmio idrico, riciclo e riuso della risorsa, misure di adattamento agli effetti del cambiamento climatico;
b) l’adeguamento alle previsioni del PTA, da parte dell’AIT, del piano dei gestori del SII;
c) il coordinamento operativo con le azioni del Piano di Sviluppo Rurale (PSR), specialmente riguardo all’irrigazione ed all’uso sostenibile di fitofarmaci e fertilizzanti;
d) il coordinamento con la programmazione regionale in materia di bonifiche con particolare riferimento al ripristino ambientale delle aree ad inquinamento diffuso;
e) l’adeguamento alle previsioni del PTA degli strumenti urbanistici degli Enti locali.
f) le procedure negoziate come gli accordi di programma;
g) le direttive e gli indirizzi tecnici, della Giunta Regionale, per materie e/o settori o per ambiti territoriali riguardo la tutela delle acque e la corretta gestione delle risorse idriche;
h) la promozione e il sostegno ai Contratti di Fiume, di lago e di falda, che si configurano come la fabbrica ideale per i territori di proposte strutturate e condivise che perseguono l’approccio integrato “difesa delle acque e difesa dalle acque”.
Piano della Transizione Ecologica (PRTE)
La sfida dei cambiamenti climatici e della transizione ecologica richiede una Pubblica Amministrazione che sia in grado di dare risposte complessive, non più settoriali, ma integrate e convergenti verso un unico obiettivo comune. Con questo scopo è stata recentemente approvata in Consiglio Regionale la legge n.35/20222 che ha istituito il Piano regionale per la transizione ecologica (PRTE).
La finalità è proprio quella di definire un unico quadro programmatico aggiornato agli obiettivi di livello internazionale e proporre politiche volte sia alla riduzione delle emissioni e all’incremento delle energie rinnovabili che alla promozione di azioni di adattamento ai cambiamenti climatici già (palesemente) in atto (come ad esempio la tutela della biodiversità e della risorsa idrica).
Il PRTE intende divenire uno strumento programmatico strategico coordinato con Agenda 2030, con il Piano Nazionale della Transizione Ecologica e con Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
La redazione del Piano è già stata avviata ed a breve sarà presentata l’Informativa preliminare, il primo momento formale che aprirà una fase di partecipazione con tutti i cittadini toscani, poiché il cambiamento passa anche e soprattutto dalla loro condivisione degli obiettivi.
Allo stesso tempo la legge ha istituito un “Comitato Scientifico per la transizione ecologica della regione Toscana” che svolgerà una funzione propulsiva e consultiva rispetto alle fasi di programmazione, attuazione, e monitoraggio del Piano.
Sarà l’occasione per associare all’azione amministrativa la competenza del mondo della ricerca e dello sviluppo tecnologico, con il coinvolgimento delle nostre Università e dei Centri di ricerca toscani.
La Toscana si è data l’obiettivo di trasformarsi in una regione circolare, carbon neutral, resiliente ai cambiamenti climatici, il PRTE e il PTA potranno rappresentare gli strumenti principali in cui veicolare questo cambiamento.
]]>“Da quando mi sono insediato sto chiedendo ai Governi di accelerare la realizzazione del rigassificatore di Gioia Tauro. Ci sono due imprese private che hanno tutte le autorizzazioni intonse per fare un rigassificatore che produrrebbe la metà dell’energia che prima importavamo”. Lo ha detto il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, intervenuto al forum “Verso Sud” organizzato da The European House-Ambrosetti a Sorrento.
“Cosa lo impedisce? Dovrebbe essere qualificata come opera strategica – ha spiegato Occhiuto – per garantire all’investitore che in caso il prezzo del gas scendesse il tutto fosse ammortizzato. E’ un’opera strategica perché darebbe grande potere negoziale al nostro paese. Se potessimo mettere sul tavolo la circostanza che abbiamo in essere un rigassificatore pronto tra 3 anni in qualche modo potremmo fare a livello nazionale il prezzo del gas”.
]]>Quali sono i piatti tipici più conosciuti e apprezzati dai turisti del gusto? A svelarlo sono le anticipazioni del Rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2023 di Roberta Garibaldi (presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico, professore di Tourism Management all’Università degli studi di Bergamo e vicepresidente della Commissione Turismo dell’Ocse) e realizzato sotto l’egida dell’Associazione italiana turismo enogastronomico, che sarà presentato a maggio. Vini, carni e salumi, pasta e formaggi sono nell’ordine le categorie più menzionate. Il vino è il prodotto più identificativo per Veneto e Friuli-Venezia Giulia, oltre a figurare nella top3 di numerose altre regioni italiane del Centro-Nord. I salumi primeggiano in Calabria, il Lazio è la regina della pasta, con ben tre specialità nella top3 (carbonara, amatriciana e cacio e pepe); la Valle d’Aosta, invece, dei formaggi, con fonduta e fontina tra i prodotti più identificativi. L’olio entra in classifica con la Puglia.
I risultati mostrano regioni italiane i cui piatti tipici sono immediatamente associati come eccellenze del territorio, mentre per altre regioni si evidenzia una certa difficoltà nell’individuare un piatto rappresentativo. In vetta alla classifica si impone l’Emilia-Romagna: l’80% degli intervistati è stato in grado di indicare almeno un piatto tipico della regione e il più conosciuto è il tortellino (39%), davanti alla piadina (17%). In seconda posizione si piazza la Campania (77%), principalmente grazie alla pizza (37%) e alla mozzarella di bufala campana (18%). Medaglia di bronzo per la Sicilia con il 76%: il prodotto più conosciuto è un dolce ovvero il cannolo (23%), a seguire gli arancini/ne (18%).
In evidenza, al quarto posto, un’altra regione del Sud. Si tratta della Calabria, che arriva a pari merito con il Lazio a quota 73%, con un balzo di ben sette posizioni dall’edizione 2021 del Rapporto a quella attuale. Il sesto posto appartiene alla Liguria, che invece esprime la ricetta con il punteggio più alto in assoluto tra quelli indicati dal campione di riferimento: più di un intervistato su due ha infatti ricollegato la cucina ligure al pesto.
Quali sono gli altri prodotti più conosciuti, regione per regione? Oltre il 70% del campione sa citare almeno un prodotto della Puglia e in testa ci sono le orecchiette; subito dopo viene la Lombardia, dove a dominare è l’idea del risotto. Al nono posto la Toscana, prevalentemente ricollegata alla bistecca. Decima posizione per la Sardegna, con il pane carasau davanti a porceddu e pecorino. La seconda parte della classifica si apre con il Piemonte (al top la bagna cauda), che precede il Trentino-Alto Adige (canederli) e il Veneto (ricollegato al vino).
L’Abruzzo segna lo spartiacque tra le regioni per le quali almeno la metà degli intervistati sa indicare un piatto tipico e nel caso della cucina abruzzese si rivelano decisivi gli arrosticini (34%). Scendendo sotto la soglia del 50% di riconoscibilità, troviamo nell’ordine: Friuli-Venezia Giulia (con il vino considerato prodotto-icona), Valle d’Aosta (domina la fonduta), Umbria (primo il tartufo), Marche (olive ascolane) e Basilicata (peperone crusco). A chiudere la classifica è il Molise: solo due intervistati su dieci sono in grado di indicare un piatto tipico molisano e i più gettonati sono, a pari merito, la pasta, il caciocavallo e il vino.
“I prodotti e le specialità enogastronomiche sono potenti strumento di marketing territoriale in grado di promuovere una destinazione, oltre che essere un elemento chiave attorno cui costruire l’offerta turistica”, afferma Roberta Garibaldi. “Dall’indagine emerge un quadro eterogeno, con regioni che possono sfruttare questa riconoscibilità attraverso le proprie tipicità per accrescere l’attrattività come meta enogastronomica. Altre, invece, necessitano di un’azione volta ad accrescere la conoscenza nel grande pubblico di ciò che possono e sanno offrire; spesso si tratta di produzioni e specialità note al pubblico, ma non immediatamente identificabili con il territorio di origine”, conclude.
]]>Per poter garantire la massima sicurezza, il volo è programmato in un orario con condizioni di traffico stradale minimo e il drone sarà monitorato da osservatori lungo tutto il percorso. “Il primo volo sperimentale per il trasporto di organi e di materiale biologico con drone – sottolinea Antonio Amoroso, presidente della Fondazione Dot e direttore del Centro Regionale Trapianti Piemonte e Valle d’Aosta – è un risultato importante che ci avvicina sempre di più al momento in cui si potranno ridurre in maniera significativa tempi e rischi per il trasporto di organi. I trasferimenti avvengono ora prevalentemente su strada e risentono dei rallentamenti e degli inconvenienti dovuti al traffico. Quelli con drone avranno invece rilevanti miglioramenti in termini di velocità e sicurezza, che avvantaggeranno in particolare i pazienti in attesa di trapianto.
L’uso di droni potrà avere ripercussioni importanti su tutto il sistema sanitario pubblico perché consentirà di contenere anche i costi che si sostengono attualmente per il trasporto su strada o tramite elicottero, con un consistente risparmio complessivo su tutta la filiera. Ipotizziamo di poter avere un prototipo di drone utilizzabile entro il 2023 e ci auguriamo di poter effettuare il primo vero volo di trasporto di materiale biologico entro un paio di anni”.
La sperimentazione dell’utilizzo di Aeromobili a Pilotaggio Remoto nella medicina dei trapianti tra gli ospedali piemontesi è realizzata nell’ambito del progetto di ricerca Indoor avviato nel 2021 dalla Fondazione Dot in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti il Centro Regionale Trapianti, la Città della Salute e della Scienza di Torino, il Politecnico di Torino, l’Università degli Studi di Torino, l’Enac, il Pic4SeR del Politecnico, ProS3 (azienda specializzata nella progettazione di sistemi aerei a pilotaggio remoto), Mavtech (società di sviluppo di prodotti innovativi per la sorveglianza aerea e per il supporto operativo rivolto ad applicazioni civili), Abzero (startup che ha progettato e brevettato un contenitore sensorizzato per il trasporto di materiale biologico e di organi tramite drone) e Lma Aerospace Technology (azienda attiva nella realizzazione di prodotti aerospaziali con tecnologie e materiali innovativi).
Alla presentazione del primo volo sperimentale oggi alle Molinette è intervenuto di Giovanni La Valle, dg della Città della Salute e della Scienza di Torino. “Il nostro ospedale si colloca al vertice in Italia per la medicina dei trapianti. Sappiamo bene come questa attività sia di raccordo per tutte le discipline mediche e chirurgiche. L’esperienza ci insegna che molteplici innovazioni importanti per la medicina siano scaturite grazie ai trapianti. Per questo il nostro ospedale è impegnato nella ricerca e sviluppo in questo settore”.
]]>“Il caso Silicon Valley Bank dimostra che le banche centrali siano in qualche modo vittime delle proprie politiche monetarie eccessivamente accomodanti e allo stesso tempo obbligate a risolvere delle situazioni di stress sui mercati che loro stesse hanno contribuito a generare”. E’ quanto scrive in un’analisi Alberto Conca, responsabile degli investimenti di Zest Asset Management.
Le banche centrali, si legge, sono diventate allo stesso tempo il prigioniero e il carceriere dei mercati finanziari. La Silicon Valley Bank appariva solida a fine 2022, con circa l’80% delle passività rappresentate dai depositi dei clienti, i tre quarti dei quali investiti in obbligazioni governative o in liquidità; tutti i ratio patrimoniali indicavano una banca solida secondo i criteri del regolatore statunitense. Un decennio di politiche monetarie ultra accomodanti, con tassi a zero e Quantitative Easing, hanno tolto agli investitori la possibilità di investire a breve/medio termine senza rischio, spingendoli ad aumentare la duration dei loro portafogli alla ricerca di rendimento, aumentando quindi il rischio che un rialzo dei tassi, non adeguatamente sterilizzato, portasse a una riduzione del valore del portafoglio investimenti.
]]>Presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva, si è tenuta la presentazione dell’indagine “EISI – Empathy Index del Sistema Italia – Verso un indice nazionale di empatia nei processi decisionali e di informazione”, promossa da VERA Studio in collaborazione con la Fondazione Luigi Einaudi.
Francesco Schlitzer, fondatore di VERA Studio, ha introdotto i risultati di questa indagine qualitativa che, per la prima volta in Italia, rileva il grado di empatia nell’ambito dei processi decisionali e di informazione, nata dalla percezione, piuttosto diffusa nell’opinione pubblica e tra gli osservatori dell’Italia, che la società italiana sia sempre più divisa e conflittuale. Ne hanno discusso Andrea Cangini, Segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi, Laura Boella, docente di Filosofia Morale all’Università Statale di Milano e Gianfranco Rotondi, giornalista e deputato.
La ricerca che ha analizzato i tre ambiti che compongono l’empatia, ovvero Ascolto, Persuasione e Cambiamento, ha visto il coinvolgimento di 100 manager CEO o a Capo della Comunicazione del settore profit e no-profit. Al panel è stato chiesto di esprimere, mediante un’intervista diretta, un giudizio articolato sull’empatia dei tre Corpi Sociali – Istituzioni, Media e Rappresentanze Sociali – che giocano un ruolo da protagonisti sia nell’ambito della costruzione delle regole che in quello della (in)formazione dell’opinione pubblica. L’Indice EISI, espresso in virtù di una media ponderata calcolato su un punteggio da 1 a 10, è stato di “5” espressione di un paese fermo, impantanato.
Le Istituzioni hanno raggiunto uno score di “4,5” insufficiente. Il panel, infatti ritiene che la classe politica sia eccessivamente condizionata dalla ricerca del consenso a scapito del ruolo di indirizzo politico. Ma è la burocrazia a risultare il principale ostacolo al cambiamento.
Per i Media il punteggio raggiunto è di “5,5” vale a dire mediocre. Il tema degli assetti proprietari e quindi dell’indipendenza nel settore dell’informazione appare centrale in questa sezione dell’indagine. Inoltre per rincorrere la disintermediazione dell’informazione i Media hanno perso autorevolezza.
Per le Rappresentanze sociali, il modello di rappresentanza andrebbe profondamente ripensato soprattutto in un’ottica di condivisione meno corporativismo e più responsabilità. Punteggio“5,5” vale a dire mediocre.
“La sensazione è che anche oggi nel nostro Paese ci sia un guasto, tanta ruggine che impedisce al sistema di funzionare, facendoci perdere molte opportunità non solo di crescita economica ma anche culturali e d’innovazione” – dichiara Francesco Schlitzer, che aggiunge – “Quello che ci siamo chiesti quindi è se sia possibile, attraverso l’utilizzo di un elemento psicologico, di un sentimento, contribuire a conoscere meglio le ragioni del guasto o quanto meno se sia possibile individuare gli elementi per rimuovere un po’ di questa ruggine nelle dinamiche sociali”.
“L’empatia si alimenta del pregiudizio, il pregiudizio si nutre del contesto, il contesto è in larga parte dovuto al modo di porsi dei tre soggetti testati – commenta Andrea Cangini – se politica, media e parti sociali non avessero passato gli ultimi decenni a delegittimarsi a vicenda e si fossero limitati a svolgere ciascuno la propria funzione nell’interesse dei cittadini, oggi sarebbero senz’altro più popolari e verrebbero ritenuti più empatici”.
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