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Economia – Italianinews https://stage.italianinews.com La voce degli italiani nel mondo Tue, 03 Dec 2024 22:01:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://stage.italianinews.com/wp-content/uploads/2024/11/cropped-Logo-Italiani-news-def-copia@2x-32x32.png Economia – Italianinews https://stage.italianinews.com 32 32 Stellantis: M5S, ‘governo sbaglia a fare di Tavares capro espiatorio’ https://stage.italianinews.com/2024/12/02/stellantis-m5s-governo-sbaglia-a-fare-di-tavares-capro-espiatorio/ Mon, 02 Dec 2024 16:36:26 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/12/02/stellantis-m5s-governo-sbaglia-a-fare-di-tavares-capro-espiatorio/ ‘Ma nessuno lo rimpiangerà’

“Carlos Tavares ha commesso tanti errori e nessuno lo rimpiangerà, ma sbaglia la maggioranza di governo a usarlo come capro espiatorio della crisi dell’auto”. Lo affermano in una nota Gaetano Pedullà e Pasquale Tridico, europarlamentari del Movimento 5 Stelle. “La sofferenza del settore – continuano – viene da lontano, è in parte strutturale, conseguenza delle diverse abitudini dei cittadini, e in parte dovuta ai cambiamenti nel settore della mobilità. Davanti alla sfida epocale della transizione verso l’elettrico, il governo ha deciso di restare immobile, abbandonando case automobilistiche e lavoratori in un momento decisivo”.

Il Movimento 5 Stelle “ha presentato un emendamento alla manovra per ripristinare i fondi destinati all’automotive, scippati dal governo per destinarli alla difesa, e vuole andare oltre. La crisi è europea, come dimostrano gli scioperi in Germania e le chiusure di stabilimenti in Belgio, e serve una risposta europea. Con un nuovo fondo, sul modello di Sure che con successo ha funzionato durante il Covid, potremmo salvaguardare i posti di lavori a rischio a condizione che le case automobilistiche facciano i compiti a casa”.

“Nessun finanziamento a pioggia, ma precise condizionalità che permettano al settore dell’automotive di programmare i necessari investimenti richiesti per le auto elettriche. Il governo porti questa battaglia in Europa, batta i pugni a Bruxelles per salvaguardare l’interesse nazionale e salvare così l’industria italiana dalla tragedia. Basta scaricabarile”, concludono.

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Boom cripto, mercato da 2,2 miliardi in crescita del 64% https://stage.italianinews.com/2024/11/30/boom-cripto-mercato-da-22-miliardi-in-crescita-del-64/ Sat, 30 Nov 2024 16:28:46 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/30/boom-cripto-mercato-da-22-miliardi-in-crescita-del-64/ Investire in criptovalute: opportunità e rischi

Investire in criptovalute si sta rivelando più redditizio rispetto al deposito di denaro su un conto corrente, ma con rischi decisamente superiori rispetto al mercato azionario. Gli italiani sembrano attratti da questa forma di investimento: secondo il sindacato dei bancari Fabi, circa 1,35 milioni di persone hanno acquistato criptovalute, con una spesa media di 1.600 euro ciascuno, per un mercato che in Italia vale complessivamente 2,22 miliardi di euro. Tuttavia, la Fabi avverte sui pericoli legati alla volatilità e alla mancanza di tutele per gli investitori.

Crescita e volatilità del mercato

Il settore dei criptoasset è tornato sotto i riflettori per due motivi principali: l’aumento del valore del Bitcoin, favorito dalla vittoria di Donald Trump, e la decisione del governo di incrementare l’aliquota sulle plusvalenze. A livello globale, a novembre, il mercato delle criptovalute ha raggiunto i 3.000 miliardi di dollari, segnando un +79,2% rispetto a gennaio 2024. Bitcoin domina il mercato con il 60% delle transazioni, seguito da Ethereum (13%) e altre criptovalute minori.

In Italia, il valore complessivo del mercato è aumentato del 64% rispetto a giugno 2023, passando da 1,35 miliardi a 2,22 miliardi di euro a giugno 2024. Tuttavia, il trend ha mostrato forti oscillazioni: dopo aver toccato i 917 milioni a settembre 2023, il mercato è risalito a quasi 1,5 miliardi a dicembre e ha raggiunto i 2,9 miliardi nel primo trimestre del 2024, per poi ridursi del 22% nei successivi tre mesi.

Chi investe in criptovalute

La quasi totalità degli investitori italiani (oltre il 99%) è composta da persone fisiche. I millennial rappresentano il 37% dei detentori, ma detengono il 39% del valore complessivo. Gli investitori tra i 40 e i 60 anni, pur essendo il 28% del totale, detengono quasi la metà degli investimenti (49%). Fabi sottolinea che questi dati non coprono l’intero mercato italiano, poiché molte transazioni avvengono su piattaforme non registrate in Italia e quindi non monitorate.

Confronto internazionale e volumi di mercato

A livello globale, gli Stati Uniti guidano il mercato delle criptovalute con una quota del 16,58%, seguiti da India (9,44%) e Brasile (8,10%). Tuttavia, il volume complessivo rimane marginale rispetto ai mercati finanziari tradizionali: la capitalizzazione delle borse mondiali ha raggiunto 112.000 miliardi di dollari a novembre.

I rischi delle criptovalute

Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, mette in guardia gli investitori: «Chi acquista criptovalute deve sapere che non sono paragonabili a valute tradizionali come euro o dollaro». Le criptovalute, infatti, non sono emesse da istituzioni o governi centrali, ma possono essere create da chiunque, ovunque nel mondo, attraverso una rete decentralizzata.

Sileoni evidenzia il carattere speculativo e non regolamentato delle criptovalute: «In caso di perdite o truffe, non esistono strumenti di tutela legale o contrattuale». Inoltre, la Fabi, nella sua Guida alle criptovalute realizzata per il Mese dell’educazione finanziaria, avverte anche sui rischi legati alla sicurezza informatica, poiché i cyber attacchi alle piattaforme di scambio sono sempre più frequenti.

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Un Unico Punto di Rottura. https://stage.italianinews.com/2024/11/30/un-unico-punto-di-rottura/ Sat, 30 Nov 2024 11:58:18 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/30/un-unico-punto-di-rottura/ Perché il nodo di controllo dei diamanti in Europa mina la sovranità africana e il processo di Kimberley.

Di Ahmed Bin Sulayem

L’industria globale dei diamanti si trova nuovamente a un bivio. Sebbene la necessità di limitare il commercio di diamanti da conflitto e garantire approvvigionamenti etici rimanga fondamentale, la proposta dell’Unione Europea di creare un unico nodo di controllo dei diamanti ad Anversa solleva gravi preoccupazioni in merito alla sovranità e all’efficienza, compromettendo al contempo l’integrità del Processo di Kimberley (KP).mina,dalì

In una dichiarazione rilasciata dal Servizio Diplomatico dell’Unione Europea, i miei commenti espressi durante la riunione plenaria del Processo di Kimberley (KP), in qualità di Presidente del KP, sono stati definiti “deplorevoli” e si è affermato che il Processo di Kimberley avrebbe “fallito, per il terzo anno consecutivo, nell’affrontare le implicazioni della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina sul settore globale dei diamanti grezzi.”

Il KP, come organizzazione, ha una funzione molto specifica: unire amministrazioni, società civili e industria per ridurre il flusso di diamanti da conflitto. Non ha alcun mandato per approvare sanzioni politiche contro nazioni sovrane. Come processo che ha dimostrato la propria utilità e funzione, in particolare identificando i diamanti alla fonte, l’UE dovrebbe prima chiedersi perché ora desideri sostituire un’operazione che ha considerato affidabile per una generazione con una proposta meno efficace, non sperimentata, non testata e non necessaria. Dovrebbe inoltre interrogarsi sul perché la sua posizione si sia isolata all’interno della comunità globale dei diamanti, che sempre più considera questa proposta un tentativo di egemonia a scapito delle esigenze olistiche del settore.  

Al contrario, la soluzione decentralizzata del KP è ampiamente supportata dai membri del settore, dagli osservatori del KP, incluso il World Diamond Council, dalla società civile e da numerosi stakeholder belgi, molti dei quali hanno paura di esprimersi per timore di ritorsioni. In qualità di Presidente del Processo di Kimberley, ho costantemente espresso la mia preoccupazione riguardo a questo approccio centralizzato. Non solo interrompe il quadro consolidato del KP, una rete decentralizzata di 59 nodi (60 se si include l’Uzbekistan recentemente integrato), che ha funzionato efficacemente per oltre due decenni, ma, peggio ancora, mina la fiducia e la collaborazione che hanno sostenuto la partecipazione equa e la sovranità di tutti gli Stati membri.

Al contrario, il modello a nodo unico impone una prospettiva eurocentrica sul commercio globale di diamanti, gravando in modo sproporzionato sui produttori africani e richiedendo loro di canalizzare i propri diamanti attraverso Anversa per la verifica prima di accedere ai mercati del G7. Questo non solo aumenta i costi logistici e finanziari, ma mina anche la capacità delle nazioni africane di autoregolarsi e gestire autonomamente le proprie risorse naturali. In altre parole, l’agenda dell’UE appare chiaramente mirata a preservare la propria rilevanza in un settore che, in gran parte, rifiuta la supervisione e la burocrazia a favore di una collaborazione decentralizzata.

Francamente, è scoraggiante vedere che, nonostante l’opposizione esplicita delle nazioni africane, tra cui Botswana, Namibia e Angola, e le preoccupazioni sollevate dall’African Diamond Producers Association (ADPA), l’Europa rimanga sorda e ostinatamente impegnata nel suo concetto di nodo unico, stabilendo un precedente inquietante che ricorda il suo passato coloniale. Anche dal punto di vista dell’efficienza pratica, questo approccio centralizzato crea un punto unico di fallimento, rendendo il sistema vulnerabile alla corruzione, ai colli di bottiglia e alle inefficienze; vulnerabilità che Anversa ha già dimostrato in modo inequivocabile 

E quale logica sceglie Anversa? Non il consenso. Non il suo passato operativo. Il Belgio, e in particolare Anversa, è stato a lungo considerato il cuore del commercio globale di diamanti. Tuttavia, questa brillante reputazione è offuscata da una storia di corruzione, contrabbando e violazioni etiche. Il Caso Monstrey ha svelato una rete di 220 commercianti di diamanti corrotti, di cui 107 sono stati accusati di falsificazione su larga scala, inclusi certificati falsi del Processo di Kimberley e riciclaggio di denaro. Altri casi degni di nota includono Agim De Bruycker, il Commissario della Polizia Federale di Anversa e capo della Squadra Diamanti, arrestato due volte e condannato a una pena detentiva per accuse simili. 

Se si dovesse scegliere un paradigma di efficienza, Anversa difficilmente sarebbe una scelta convincente, portando alla conclusione che la decisione sia stata presa a livello geopolitico per il beneficio di pochi. Questo non significa che esista una località perfetta. Qualsiasi posizione unica, per sua natura, è la scelta sbagliata. L’argomento a favore di un sistema decentralizzato basato sulla trasparenza, rispetto a una cieca fiducia nell’UE per la certificazione, è semplicemente una questione di buon senso. Anche allontanandosi per un momento dall’industria dei diamanti nello specifico, l’attuale clima politico globale, con il suo spostamento verso il nazionalismo e l’autodeterminazione, sottolinea ulteriormente la necessità di un approccio decentralizzato. Come ha affermato in modo appropriato l’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, il futuro della competitività risiede nell’abbracciare la decentralizzazione e nel dare potere alle singole nazioni.

Nel corso della sua storia ventiquattrennale, il Kimberley Process (KP) ha dimostrato la sua efficacia nel ridurre i diamanti da conflitto e nel promuovere un approvvigionamento etico. I suoi processi, collaudati e comprovati, hanno la capacità di adattarsi e migliorarsi, garantendo che tutte le nazioni abbiano il diritto di autoregolare le proprie risorse naturali. Inoltre, la piattaforma di certificazione KP proof-of-concept presentata dagli Emirati Arabi Uniti durante la Plenaria del KP a Dubai è una prova del potenziale innovativo all’interno del framework esistente. Essa dimostra che la tecnologia può essere utilizzata per migliorare la trasparenza e la tracciabilità senza compromettere la sovranità o imporre oneri finanziari e logistici eccessivi. In questo contesto, attendo con entusiasmo di collaborare con la famiglia del KP per costruire un futuro in cui tutti gli stakeholder, in particolare le nazioni produttrici africane, continuino ad avere voce in capitolo e a beneficiare equamente delle proprie risorse naturali.

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Trump presidente, i timori del Pentagono: da deriva autoritaria a uso esercito https://stage.italianinews.com/2024/11/09/trump-presidente-i-timori-del-pentagono-da-deriva-autoritaria-a-uso-esercito/ Sat, 09 Nov 2024 09:45:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/09/trump-presidente-i-timori-del-pentagono-da-deriva-autoritaria-a-uso-esercito/ Dopo la vittoria schiacciante di Donald Trump alle elezioni americane 2024

Il Pentagono teme ”i grandi sconvolgimenti” che potrebbero verificarsi con il tycoon comandante in capo, con una “deriva autoritaria”, ma anche “un processo decisionale caotico che con bruschi cambiamenti renda difficile il lavoro”. Ma non solo. Si teme anche che il presidente eletto possa mantenere la promessa elettorale di schierare l’esercito a livello nazionale contro i cittadini americani, che esiga dai vertici del dipartimento fedeltà a lui e tenti di modificare una istituzione che è apartitica e apolitica in una esplicitamente leale a lui.

A rivelarlo è il Washington Post, ricordando come durante il suo primo mandato Trump infrangesse le norme e spesso si scontrasse con i leader del Pentagono, anche se nominati da lui.

“Il pericolo più grande che l’esercito deve affrontare” sotto una seconda presidenza Trump è una “rapida erosione della sua professionalità, che ne minerebbe lo status e il rispetto da parte del popolo americano”, ha detto al quotidiano Richard Kohn, professore e storico militare presso l’Università della Nord Carolina a Chapel Hill. “Trump non comprende veramente il valore dei rapporti civili-militari o l’importanza di un esercito apartitico e apolitico“, ha aggiunto. Una delle portavoce di Trump, Karoline Leavitt, ha detto che il voto di martedì ha dato al presidente eletto ”il mandato di attuare le promesse fatte in campagna elettorale. E lui le manterrà”.

“Costrituzione a rischio violazione con ordini illegittimi”

Sono diversi i funzionari della prima amministrazione Trump che mettono in guardia da una deriva autoritaria sotto la sua presidenza. Tra loro il suo ex segretario alla Difesa Mark T. Esper, il generale in pensione Mark A. Milley, suo ex presidente del Joint Chiefs of staff, e il suo ex Chief of staff della Casa Bianca John Kelly, anche lui generale in congedo. Ognuno di loro, scrive il Washington Post, durante la precedente presidenza Trump ha cercato di ”ostacolare i suoi impulsi più oscuri” e successivamente ”ha espresso gravi preoccupazioni sul fatto che potesse violare la Costituzione impartendo ordini illegittimi all’esercito”. Il generale in congedo Jim Mattis, primo segretario alla Difesa sotto Trump, nel giugno del 2020 lo aveva descritto come ”il primo presidente in vita mia che non cerca di unire il popolo americano”.

Da presidente, Trump ha aumentato il budget del Pentagono, ha fatto pressione sugli alleati degli Stati Uniti perché spendessero di più per la difesa e ha allentato le restrizioni sul campo di battaglia che erano state introdotte dal suo predecessore Barack Obama. Una mossa accolta con favore dal dipartimento della Difesa, dove però ha creato scompiglio la natura impulsiva e anti-establishment della sua presidenza. Da presidente, Trump ha anche utilizzato i suoi social media personali per trasmettere i principali movimenti delle truppe statunitensi all’estero, tra cui il ritiro dalla Siria settentrionale e riduzioni di personale in Afghanistan mentre i funzionari Usa stavano negoziando con i Talebani.

Repressione del dissenso, i timori sull’esercito

Rachel VanLandingham, ex avvocato dell’aeronautica ed esperta di diritto della sicurezza nazionale, ha detto che la sua preoccupazione più grande è che l’esercito venga utilizzato per reprimere il dissenso negli Stati Uniti. Tutti gli ordini presidenziali sono destinati a essere interpretati dal personale di base come legittimi anche se sembrano rientrare in una zona grigia, ha spiegato al Washington Post, aggiungendo che c’è la possibilità di punizioni disciplinari per chiunque disobbedisca. “Seguiranno gli ordini del presidente Trump, in particolare perché il presidente può legalmente ordinare l’uso interno dell’esercito in varie situazioni – prevede VanLandingham – C’è un rischio enorme nel disobbedire all’ordine di un presidente e apparentemente poco rischio nell’obbedirvi”.

Peter Feaver, esperto di relazioni civili-militari alla Duke University, ha detto che la maggior parte del personale militare e dei dipendenti pubblici di carriera probabilmente considererà la propria missione come quella di servire il nuovo presidente e consentirgli di esercitare i suoi poteri di comandante in capo. “Il loro dovere professionale è quello di avvertire i capi delle conseguenze indesiderate di ciò che stanno cercando di fare – ha detto – Questa non è resistenza, questa non è slealtà, questo è letteralmente il loro lavoro”, ha concluso.

Austin e l’invito alle truppe: “Difendete Costituzione”

Ieri il capo del Pentagono Lloyd Austin ha garantito che i militari assicureranno ”una transizione calma, ordinata e professionale verso la nuova amministrazione Trump”. In un messaggio alle truppe Usa, Austin ha detto che “come sempre, l’esercito statunitense sarà pronto a portare avanti le scelte politiche del suo prossimo comandante in capo e a obbedire a tutti gli ordini legittimi provenienti dalla sua catena di comando civile”.

Il Segretario alla Difesa Usa ha anche scritto che l’esercito statunitense si “distinguerà” dalla politica e continuerà a sostenere e difendere la Costituzione americana. “Non siete un esercito qualunque – ha scritto il capo del Pentagono – Siete l’esercito degli Stati Uniti, la migliore forza combattente sulla Terra, e continuerete a difendere il nostro Paese, la nostra Costituzione e i diritti di tutti i nostri cittadini”.

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Le social skills nel mondo del lavoro, cosa sono e a cosa servono https://stage.italianinews.com/2024/11/02/le-social-skills-nel-mondo-del-lavoro-cosa-sono-e-a-cosa-servono/ Sat, 02 Nov 2024 10:38:45 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/11/02/le-social-skills-nel-mondo-del-lavoro-cosa-sono-e-a-cosa-servono/ Il mondo del lavoro è in continuo mutamento e con esso cambiano anche i suoi bisogni e le sue esigenze.

Molto richieste dai selezionatori del lavoro sono persone, potenziali lavoratori in possesso delle social skills per far fronte ad una società sempre più competitiva e in costante evoluzione. Le social skills sono delle capacità che generano comportamenti non innati ma frutto di apprendimento. Dipendono dalla qualità delle relazioni che l’individuo ha acquisito nel corso della propria esistenza in famiglia, a scuola o nel gruppo dei pari.

Sono delle abilità che ci rendono performanti nel mondo del lavoro e non solo perché sviluppano comportamenti pro-sociali che migliorano le relazioni con i colleghi. Sono richieste nei lavori di squadra e a contatto con le persone e sviluppano positività, appartenenza al contesto di lavoro, autoefficacia e autostima, motivazione per quello che si fa.

Quali sono le social skills

Ecco le principali Social Skills da non sottovalutare in campo lavorativo e che sono utili nel proprio curriculum vitae:

1)   Capacità di problem solving: risolvere problemi in contesti lavorativi complessi. È correlata all’elasticità mentale, utile per trovare una soluzione di fronte a situazioni impreviste o del tutto nuove. È una capacità che si acquisisce col tempo e soprattutto con l’esperienza;

2)   Intelligenza emotiva: avere la capacità di comprendere le emozioni e gli stati d’animo dei colleghi serve per creare armonia e benessere all’interno del contesto lavorativo. È utile per creare un ambiente di lavoro ottimale in cui si può lavorare con qualsiasi tipo di persona e in qualsiasi momento e contesto;

3)   Service orientation: capacità di aiutare gli altri individuando i bisogni e le esigenze delle persone con le quali interagiamo. È una capacità che sarà vitale nel mercato del lavoro sempre più competitivo in cui occorre soddisfare al massimo le esigenze dei consumatori proponendo continuamente prodotti nuovi e originali;

4)   Creatività: capacità di elaborazione di nuove idee per poter creare qualcosa di nuovo e differente. Si ciba di curiosità ed è tipica di una mente elastica;

5)   Gestione dello stress: abilità che consente di riconoscere il proprio livello e stato di stress. Serve per trovare le strategie utili per modificare noi stessi e l’ambiente in cui operiamo. È utile per attuare significativi cambiamenti ai propri pensieri, emozioni e azioni;

6)   Pensiero critico: saper analizzare informazioni, situazioni ed esperienze in modo oggettivo. Ci aiuta a mantenerci lucidi quando si devono prendere delle decisioni importanti;

7)   Potere decisionale: capacità di valutare le diverse possibilità che ci sono offerte in una situazione e le conseguenze che ne derivano. Riuscire a fare scelte in maniera efficace;

8)   Flessibilità cognitiva: riuscire ad avere una mente elastica che ci consente di destreggiarci e muoverci in diversi contesti. Va allenata con il continuo studio e aggiornamento e coltivando variegati interessi.

 

Il mondo del lavoro si arricchisce di Intelligenza Emotiva

Il mito del lavoratore asettico, razionale e instancabile è superato. Al suo posto i selezionatori di risorse umane puntano su lavoratori più “sociali” ed “emotivi”. Nell’analisi del curriculum vitae si dà importanza ad abilità come l’empatia, la resilienza, le capacità comunicative, la motivazione. Sono esse le componenti dell’intelligenza emotiva.

L’intelligenza emotiva si basa su:

– autoconsapevolezza: porre attenzione ai propri stati emotivi interrogandosi sulla propria natura attraverso un vitale “dialogo interiore” che ci accompagna sin da quando siamo bambini ma che da adulti sottovalutiamo o lasciamo perdere;

– gestione delle emozioni: non significa “controllare” o “reprimere” perché le emozioni vanno espresse e manifestate ma, significa calibrare la loro intensità in maniera produttiva ed efficace;

– sospensione del giudizio: aprirci mentalmente senza lasciarci influenzare ed ostacolare da pregiudizi, limiti mentali o pensieri illogici e irrazionali;

– linguaggio non verbale: la mimica facciale, la postura. I gesti comunicano più di tante parole inutili. Se imparassimo a decodificare i messaggi che essi trasmettono, ci avventureremo in un mondo inedito tutto da esplorare.

Gli studi sull’intelligenza emotiva furono condotti nel 1995 dal noto psicologo Daniel Goleman che valorizza il “mondo del sentire”. L’intelligenza emotiva non è altro che la capacità di riconoscere e gestire le proprie e altrui emozioni. Un’azienda che punta sull’intelligenza emotiva è un ambiente vitale positivo che considera i propri lavoratori “risorse essenziali” per la propria “missione”.

Il tutto si concretizza con politiche aziendali che prevedono una formazione continua e costante dei lavoratori, un’attenzione particolare al loro benessere psicofisico, orari flessibili e personalizzati, assunzione di psicologi. L’intelligenza emotiva consente di sviluppare ottime doti comunicative, potenzia la leadership, sviluppa relazioni significative per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, genera il senso di appartenenza ad un gruppo di lavoro, potenzia la motivazione nello svolgimento di un compito.

Un ambiente sano e positivo per il lavoratore contrasta il burnout (sindrome da stress) che lo fa ammalare sino a perdere il posto. La mancanza di intelligenza emotiva provoca frustrazioni, insicurezza, mina l’autostima e favorisce l’insorgere di paure e ansie. Prima di un cervello pensante l’essere umano ha a disposizione un cervello emozionale che è la sua parte più arcaica. Le nostre emozioni non sono un nemico da sconfiggere ma una componente utile che ci rende lavoratori dinamici, vitali ed efficienti.

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Digitale: Cingolani, ‘puntare su sicurezza globale, non più solo difesa’ https://stage.italianinews.com/2024/10/17/digitale-cingolani-puntare-su-sicurezza-globale-non-piu-solo-difesa/ Thu, 17 Oct 2024 12:22:50 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/10/17/digitale-cingolani-puntare-su-sicurezza-globale-non-piu-solo-difesa/ “Il futuro della sicurezza non è più solo la difesa, ma è la sicurezza globale. Dunque la difesa è una parte importante di qualcosa di più grande, cioè la sicurezza globale, in cui noi dobbiamo cominciare da adesso ad avere tutto disegnato per essere cybersicuro. Il digitale ha sovvertito il rapporto attacco-difesa. Ciò vuol dire che un giorno noi vedremo nei Paesi la loro forza di difesa contando quanti byte di memoria per cittadino hanno e quale è la capacità di calcolo media di un Paese”. Lo ha detto Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, alla conferenza Comolake 2024.

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“Netanyahu? Per Biden è un bugiardo”, le rivelazioni del giornalista del Watergate https://stage.italianinews.com/2024/10/08/netanyahu-per-biden-e-un-bugiardo-le-rivelazioni-del-giornalista-del-watergate/ Tue, 08 Oct 2024 19:10:56 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/10/08/netanyahu-per-biden-e-un-bugiardo-le-rivelazioni-del-giornalista-del-watergate/ Per Joe Biden Benjamin Netanyahu è un “bugiardo” interessato solo alla sua sopravvivenza politica.

E, sfogandosi nei mesi scorsi con suoi collaboratori, il presidente americano ha espresso la convinzione che gran parte dei collaboratori del primo ministro israeliano, 18 su 19 disse, sono “bugiardi”. E’ quanto rivela Bob Woodward, leggendario giornalista del Watergate, nel suo nuovo libro “War” anticipato in parte dal Washington Post.

Il cronista racconta come, in una telefonata tra i due leader lo scorso aprile, Netanyahu promise a Biden che l’offensiva a Rafah sarebbe durata solo tre mesi.

Un impegno che il presidente non prese sul serio: “durerà mesi”, rispose Biden che poi quindi espresse ai suoi il suo giudizio sulla tendenza a mentire del leader israeliano. Nel libro si rivela anche come gli americani riuscirono a bloccare anche un tentativo israeliano di lanciare, nei giorni immediatamente successivi al 7 ottobre, un attacco preventivo contro le basi di Hezbollah sulla base di informazioni di una presunta mobilitazione sul confine nord di Israele, che gli esperti americani definirono “fantasma”.

“Gli israeliani fanno sempre così”, fu la reazione, secondo la ricostruzione di Woodward, di Brett McGurk, il coordinatore di Biden per il Medio Oriente. “Affermano ‘abbiamo le informazioni di intelligence, vedrete’, ma nel 50% dei casi queste informazioni non arrivano”. Nonostante questo, nel libro si sottolinea come l’amministrazione Biden abbia fatto ben poco per mutare la sua politica verso Israele anche se i suoi vertici non nutrivano la convinzione che Tel Aviv stesse agendo in buona fede.

Trump nega le rivelazioni sul rapporto con Putin: “Storie inventate”

“Nessuna di queste storie inventate da Bob Woodward è vera”. Così il portavoce della campagna di Donald Trump, Steven Cheung, liquida intanto come totalmente infondate le rivelazioni sul suo conto contenute nel libro riguardo ai molteplici contatti telefonici che il tycoon avrebbe avuto con Vladimir Putin una volta lasciata la Casa Bianca.

Nel libro si rivela anche che Trump quando era ancora presidente nel 2020 inviò segretamente a Putin dei kit per il test del Covid, allora difficilmente reperibili in Russia. Per Cheung, Woodward “è affetto da un debilitante caso di sindrome di follia da Trump”.

Il portavoce ha poi affermato che l’ex presidente non ha concesso nessuna intervista al giornalista, come invece ha fatto per i suoi precedenti libri. Ed ha ricordato la causa da 50 milioni di dollari che Trump ha intentato contro Woodward per aver pubblicato le registrazioni delle interviste che gli aveva concesso tra il dicembre 2019 e l’agosto 2020, poi confluite nel libro “Rage” pubblicato nel 2020.

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Bitcoin e Ethereum nella banca top USA: BNY Mellon riceve l’ok dalla SEC. https://stage.italianinews.com/2024/09/27/bitcoin-e-ethereum-nella-banca-top-usa-bny-mellon-riceve-lok-dalla-sec/ Fri, 27 Sep 2024 18:15:06 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/09/27/bitcoin-e-ethereum-nella-banca-top-usa-bny-mellon-riceve-lok-dalla-sec/ BNY Mellon avrebbe presentato alla SEC un piano dettagliato per la custodia di Bitcoin e altre criptovalute

BNY Mellon, una delle principali banche degli Stati Uniti, ha ricevuto l’approvazione della Securities and Exchange Commission (SEC) per custodire criptovalute, in particolare Bitcoin ed Ethereum. Questa decisione rappresenta un passo importante per il mondo delle criptovalute, in quanto BNY Mellon diventa una delle prime banche tradizionali di alto livello ad offrire un servizio di custodia di asset digitali.

Con questa approvazione, la banca potrà fornire servizi di custodia per Bitcoin ed Ethereum, due delle criptovalute più popolari e capitalizzate a livello globale. Questa mossa è vista come un segnale di crescente accettazione e integrazione delle criptovalute nel sistema finanziario tradizionale. BNY Mellon sfrutterà la sua vasta esperienza nel settore della custodia per garantire la sicurezza e la gestione efficiente di questi asset digitali, offrendo un livello di fiducia e stabilità che potrebbe attrarre sia investitori istituzionali che privati.

L’approvazione della SEC è un’ulteriore conferma dell’interesse delle istituzioni regolatorie nei confronti delle criptovalute, un segnale che potrebbe accelerare l’adozione di massa degli asset digitali e stimolare ulteriori innovazioni nel settore.

BNY Mellon verso la custodia di Bitcoin e criptovalute negli Stati Uniti: approvazione della SEC in vista

BNY Mellon, uno dei maggiori istituti bancari a livello globale, potrebbe presto iniziare a offrire servizi di custodia per criptovalute come Bitcoin negli Stati Uniti. Da tempo circolano voci su questa possibilità, e sembra che la banca sia vicina a ottenere anche un’esenzione dalla discussa regola SAB 121, che finora ha impedito agli istituti bancari americani di detenere criptovalute per conto dei propri clienti. La Securities and Exchange Commission (SEC), che ha giurisdizione sulla SAB 121, sta valutando questa eccezione. Tuttavia, non è ancora chiaro quando BNY Mellon inizierà effettivamente a offrire questi servizi, che inizialmente si concentreranno su Bitcoin ed Ethereum, le due criptovalute che le autorità statunitensi non considerano titoli finanziari (securities).

Il piano strategico di BNY Mellon

BNY Mellon avrebbe presentato alla SEC un piano dettagliato per la custodia di Bitcoin e altre criptovalute, ricevendo una risposta positiva sotto forma di “non-objection”. Questo significa che l’istituto potrà procedere con l’offerta di tali servizi senza le limitazioni imposte dalla SAB 121, una normativa che richiede alle banche di detenere una copertura di capitale pari al 100% del valore delle criptovalute custodite. La norma, molto contestata negli Stati Uniti, è stata oggetto di discussione anche in sede congressuale, ma il presidente Joe Biden ha posto il veto su un tentativo di revisione.

Non è ancora noto quali garanzie aggiuntive BNY Mellon abbia offerto alla SEC per ottenere questa approvazione, ma sembra che la banca abbia proposto una soluzione organizzativa solida, che ha trovato il favore dell’agenzia guidata da Gary Gensler, senza obiezioni da parte della SEC.

Servizi di custodia anche oltre gli ETF

Oltre alla custodia di criptovalute per i gestori di ETF, BNY Mellon potrà offrire questi servizi anche a una clientela più ampia. Secondo quanto confermato dalla SEC e riportato da Bloomberg, questo passo è indicativo dell’interesse crescente dei clienti, soprattutto istituzionali, verso Bitcoin e altre criptovalute come strumenti di investimento a lungo termine.

Questa novità rappresenta un’importante evoluzione per l’intera industria delle criptovalute, specialmente negli Stati Uniti, considerato il peso economico e finanziario del paese a livello globale. La conferma dell’esenzione, riportata da Bloomberg e confermata dallo stesso Gary Gensler della SEC, segna un passo decisivo verso una maggiore integrazione delle criptovalute nel sistema bancario tradizionale.

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LAVORO: MANDICO (FEDERCONTRIBUENTI), CON NUOVO DECRETO LEGGE GOVERNO CONTRASTA ABUSO CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO. https://stage.italianinews.com/2024/09/24/lavoro-mandico-federcontribuenti-con-nuovo-decreto-legge-governo-contrasta-abuso-contratti-a-tempo-determinato/ Tue, 24 Sep 2024 16:42:08 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/09/24/lavoro-mandico-federcontribuenti-con-nuovo-decreto-legge-governo-contrasta-abuso-contratti-a-tempo-determinato/

ROMA, 24 SETTEMBRE – ”Il recente Decreto Legge 131/2024 ha introdotto significative novità nel panorama dei contratti di lavoro a tempo determinato in Italia. Spinto dalla necessità di allinearsi alle direttive europee e di evitare una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea, il Governo ha messo in atto una serie di misure volte a contrastare l’abuso di tali contratti, in particolare nel settore pubblico”. E’ quanto sottolinea, in una nota, l’avv. Monica Mandico del Comitato Tecnico Scientifico di Federcontribuenti ricordando come ”L’Unione Europea aveva sollevato preoccupazioni riguardo all’eccessivo ricorso ai contratti a tempo determinato in Italia, soprattutto nel settore pubblico. La successione prolungata di questi contratti, spesso utilizzata per eludere l’assunzione a tempo indeterminato, poneva i lavoratori in una condizione di precarietà e instabilità”. Tra le novita’ introdotte, ricorda Federcontribuenti ci sono le ”indennita’ maggiorate per i lavoratori”: ”per il pubblico impiego il Decreto ha stabilito una indennita’ risarcitoria piu’ elevata per i lavoratori pubblici vittime di abusi nei contratti a tempo determinato, con un range che va da 4 a 24 mensilita’ dell’ultima retribuzione”. Ma anche nel settore privato e’ stata ampliata la possibilita’ per i lavoratori, fa presente l’avv. Mandico, di ottenere un risarcimento maggiore, oltre al tetto massimo precedentemente previsto. ”La decisione del Governo di intervenire in modo così deciso su questa materia è dettata da diverse ragioni. L’Italia – afferma l’avv. Mandico – si adegua alle direttive comunitarie, evitando così sanzioni e procedure di infrazione.Le nuove norme garantiscono maggiori tutele ai lavoratori precari, offrendo loro maggiori certezze e possibilità di risarcimento. Il Decreto si inserisce inoltre in un contesto più ampio di lotta alla precarietà lavorativa”. Mentre da un lato i lavoratori a tempo determinato avranno maggiori strumenti per tutelare i propri diritti e ottenere un risarcimento in caso di abusi, dall’altro le imprese, soprattutto quelle che fanno un uso eccessivo dei contratti a tempo determinato, potrebbero dover sostenere costi maggiori per i risarcimenti. ”A questo punto, il Decreto potrebbe spingere le imprese a stabilizzare i rapporti di lavoro – rileva l’associazione dei consumatori – favorendo l’assunzione a tempo indeterminato”. Il Decreto Legge 131/2024 ”rappresenta un passo avanti significativo nella tutela dei lavoratori a tempo determinato. Le nuove norme, pur non risolvendo completamente il problema della precarietà, offrono strumenti più efficaci per contrastare gli abusi e garantire maggiori certezze ai lavoratori. Sarà interessante – conclude la rappresentante di Federcontribuenti – osservare come le imprese si adatteranno a questo nuovo scenario e quali saranno gli effetti a lungo termine sulla flessibilità del mercato del lavoro”.

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Perquisita casa di Maria Rosaria Boccia, sequestrato telefonino. https://stage.italianinews.com/2024/09/21/perquisita-casa-di-maria-rosaria-boccia-sequestrato-telefonino/ Sat, 21 Sep 2024 17:46:50 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/09/21/perquisita-casa-di-maria-rosaria-boccia-sequestrato-telefonino/ ULTIMA NOTIZIA

I carabinieri del nucleo investigativo hanno perquisito l’abitazione a Pompei di Maria Rosaria Boccia in relazione all’indagine aperta in seguito alla denuncia presentata dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano. Nel corso dell’attività istruttoria è stato sequestrato materiale informatico tra cui il telefonino dell’imprenditrice, che è iscritta nel registro degli indagati.

Tra il materiale trovato e sequestrato dai carabinieri, delegati dai pm capitolini, ci sarebbero anche gli occhiali smart che Boccia aveva utilizzato all’interno di Montecitorio.

Tra il materiale trovato e sequestrato dai carabinieri, delegati dai pm capitolini, ci sarebbero anche gli occhiali smart che Boccia aveva utilizzato all’interno di Montecitorio.

Bomba di Dagospia sul caso Boccia-Sangiuliano: “Primo atto dopo la denuncia di Gennaro Sangiuliano, la procura di Roma ha perquisito l’abitazione e sequestrato il telefonino di Maria Rosaria Boccia”. Il sito diretto da Roberto D’Agostino ricorda che la donna, nativa di Pompei, è indagata per lesioni e violazione della privacy, mentre l’ex ministro della Cultura del governo Meloni è sotto indagine per peculato e rivelazione del segreto d’ufficio.

La notizia è confermata anche ufficialmenet: “I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, su delega della procura di Roma, hanno perquisito l’abitazione di Maria Rosaria Boccia in relazione all’indagine nata dalla denuncia dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano. I militari si sono recati a Pompei dove hanno acquisito il cellulare della donna e altri supporti informatici. L’indagine è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dal procuratore aggiunto Francesco Cascini”

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