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Teatro – Italianinews https://stage.italianinews.com La voce degli italiani nel mondo Fri, 29 Nov 2024 20:44:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://stage.italianinews.com/wp-content/uploads/2024/11/cropped-Logo-Italiani-news-def-copia@2x-32x32.png Teatro – Italianinews https://stage.italianinews.com 32 32 Vip: Kledi, ‘mia nonna in Albania si svegliava alle 4 di mattina per farci mangiare’. https://stage.italianinews.com/2024/08/03/vip-kledi-mia-nonna-in-albania-si-svegliava-alle-4-di-mattina-per-farci-mangiare/ https://stage.italianinews.com/2024/08/03/vip-kledi-mia-nonna-in-albania-si-svegliava-alle-4-di-mattina-per-farci-mangiare/#respond Sat, 03 Aug 2024 09:51:21 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/08/03/vip-kledi-mia-nonna-in-albania-si-svegliava-alle-4-di-mattina-per-farci-mangiare/ “Mia nonna in Albania si svegliava alle 4 di mattina per farci mangiare”.

Così il ballerino Kledi Kadiu, ospite de ‘La Terrazza della Dolce Vita’, il ciclo di salotti all’aperto condotto da Simona Ventura e Giovanni Terzi al Grand Hotel di Rimini, racconta la storia della sua vita, partito profugo dall’Albania con la nave Vlora l’8 agosto del 1991: “Eravamo in ventimila su una nave e partimmo da Durazzo senza sapere il perché”.

“Dopo 5 giorni ci hanno rimpatriato. Sono tornato con una bottiglia di Coca Cola, era il nostro sogno assaggiarla. Quella bottiglia è stata per anni a casa della nonna”. Kledi Kadiu, ballerino e artista albanese famoso nel nostro paese si commuove davanti alla moglie Charlotte ricordando la nonna che si svegliava alle 4 del mattino per fare la fila e aspettare il cibo per sfamare tutta la famiglia.

Nel 2000 Kledi è stato visto ballare durante le prove generali di Buona Domenica da Maria De Filippi. Lei si è innamorata della sua arte e l’ha voluto al suo fianco a C’è posta per te. Durante la quarta serata della Terrazza de La Dolce Vita Kledi ci ha mostrato un raro video dove lui e Maria molto giovani provano la presa di un balletto. Oggi la danza in Italia sta vivendo un ottimo periodo. “Grazie anche alla televisione”, ha detto Kledi, “Attualmente ci sono quasi un milione e cinquecentomila ragazzi che studiano nelle scuole, più del calcio”. Kledi si è sposato e da Roma si è trasferito a vivere a Rimini.

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Marcello Colasurdo, noto come il “re” della tammurriata e fondatore del celebre gruppo operaio ‘E Zezi, è scomparso. https://stage.italianinews.com/2023/07/05/marcello-colasurdo-noto-come-il-re-della-tammurriata-e-fondatore-del-celebre-gruppo-operaio-e-zezi-e-scomparso/ https://stage.italianinews.com/2023/07/05/marcello-colasurdo-noto-come-il-re-della-tammurriata-e-fondatore-del-celebre-gruppo-operaio-e-zezi-e-scomparso/#respond Wed, 05 Jul 2023 19:24:05 +0000 https://stage.italianinews.com/2023/07/05/marcello-colasurdo-noto-come-il-re-della-tammurriata-e-fondatore-del-celebre-gruppo-operaio-e-zezi-e-scomparso/ Marcello Colasurdo, icona della Tammurriata e talentuoso musicista, cantautore e attore, è deceduto oggi all’età di 68 anni.

Nato in Molise ma con radici Napoletane profonde, Colasurdo è stato il protagonista indiscusso della musica popolare campana, portando il suo talento in tutta Italia attraverso esibizioni live indimenticabili.

La sua straordinaria carriera musicale ha spaziato dalla fondazione del celebre gruppo operaio ‘E Zezi negli anni ’70, all’essere il leader dei “Marcello Colasurdo Paranza” a partire dal 1996. Nel 2000, ha collaborato con gli Spaccanapoli nel disco “Aneme perze”, pubblicato dall’etichetta Real World di Peter Gabriel. La sua versatilità artistica si è estesa anche al cinema, lavorando con registi del calibro di Federico Fellini e John Turturro.

Colasurdo ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama musicale italiano, collaborando con artisti di diverse correnti musicali come i Modena City Ramblers, i 99 Posse e gli Almamegretta. Le sue performance sul palco sono state ammirate in tutto il mondo, trasmettendo calore e vitalità attraverso la sua voce e il suo coinvolgimento diretto con il pubblico.

Il percorso di Colasurdo è stato segnato da una profonda connessione con le radici e la tradizione musicale contadina, considerandola un fondamentale passaggio culturale per il ripristino dei valori politici e sociali autentici. Negli anni ’70, si è distinto anche come un artista attivo nelle battaglie sociali, contribuendo a un’epoca di cambiamenti tumultuosi.

La sua vita non è stata priva di sfide e difficoltà. Colasurdo ha affrontato una dolorosa infanzia segnata dalla povertà e da una separazione familiare precoce. Tuttavia, grazie ai suoi talenti e alla sua determinazione, è riuscito a superare le avversità, trovando nella musica una via di fuga e di espressione.

Purtroppo, Colasurdo ha lottato contro problemi di salute e difficoltà economiche negli ultimi tempi. Nel novembre 2022, l’amministrazione comunale di Pomigliano d’Arco ha approvato una delibera per richiedere il sostegno della legge Bacchelli in suo favore. Il musicista stesso aveva comunicato di aver perso la vista. Il suo impatto nella scena musicale e la sua figura diriferimento hanno ricevuto il sostegno e l’attenzione anche da importanti figure pubbliche, come l’ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.

Marcello Colasurdo, con la sua musica coinvolgente e la sua voce vibrante, ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore degli amanti della tammurriata e della musica popolare. La sua scomparsa rappresenta una perdita irrimediabile per il panorama musicale italiano, lasciando un vuoto che sarà difficile colmare.

L’eredità di Colasurdo vivrà attraverso le sue indimenticabili esibizioni, i suoi brani intramontabili e il suo impegno nel promuovere la cultura e le tradizioni del Sud Italia. La sua musica ha attraversato i confini geografici, unendo persone di diverse origini e creando un legame emotivo con il pubblico.

Il ricordo di Marcello Colasurdo resterà vivo nelle menti e nei cuori di coloro che hanno avuto la fortuna di ascoltare la sua musica e di essere toccati dalla sua passione. La sua voce e il suo talento continueranno a ispirare generazioni future di musicisti e appassionati di musica popolare.

Marcello Colasurdo ha dimostrato che la musica può superare le barriere culturali e linguistiche, trasmettendo emozioni universali. La sua musica è un omaggio alle radici e alla tradizione, un messaggio di gioia e vitalità che continuerà a risuonare nei cuori di chiunque abbia avuto il privilegio di ascoltarla.

Oggi, il panorama della musica popolare campana piange la perdita di un grande artista, un vero e proprio “re” della tammurriata. Lasciamo che la sua musica sia un tributo duraturo al suo talento straordinario e alla sua dedizione senza pari alla cultura e alla musica del Sud Italia.

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Giornata Internazionale dell’Infermiere 2023 https://stage.italianinews.com/2023/05/10/giornata-internazionale-dellinfermiere-2023/ https://stage.italianinews.com/2023/05/10/giornata-internazionale-dellinfermiere-2023/#respond Wed, 10 May 2023 19:56:49 +0000 https://stage.italianinews.com/2023/05/10/giornata-internazionale-dellinfermiere-2023/ 2020 Florence Nightingale e la sfida dell’assistenza infermieristica.

Bergamo, Auditorium Parenzan – Ospedale Papa Giovanni XXIIIIngresso gratuito con prenotazione Sabato 13 maggio 2023 ore 18.30

Il talento degli infermieri. Arte e scienza in evoluzione”: a Bergamo e Brescia, capitali 2023 della cultura, in occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere è in programmasabato 13 maggio alle ore 18.30all’Auditorium Parenzan, all’interno dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII “L’Arte Bella. 2020 Florence Nightingale e la sfida dell’assistenza infermieristica”, un spettacolo promosso e organizzata da OPI (ordini delle professioni infermieristiche) Brescia e Bergamo in collaborazione con FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche).

La storia della nascita della professione infermieristica diventa arte teatrale.  Lo spettacolo “LArte Bella” sarà presentato al pubblico per riflettere sul valore della cura e del benessere dei curanti a quasi due anni dalla pandemia, con protagoniste un’attrice e una vera infermiera.

Ideato da Valerio Dimonte, professore di Scienze Infermieristiche dell’Università di Torino, e dalla regista Alessandra Rossi Ghiglione, direttrice di SCT Centre, lo spettacolo porta in scena una narrazione teatrale che prende spunto dalla drammatica esperienza del Covid coinvolgendo idealmente una figura di grande ispirazione per la professione infermieristica, Florence Nightingale, in dialogo con un’infermiera dei nostri giorni. La pioniera inglese nell’Ottocento dettò le prime regole in corsia trasformando l’assistenza ai malati in vera e propria professione ed è ancora oggi considerata “pietra miliare” per coloro che decidono di intraprendere questo percorso formativo. «L’assistenza è unarte e se deve essere realizzata come un’arte, richiede una devozione totale e una dura preparazione, come per qualunque opera di pittore o scultore; con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano, il tempio dello spirito di Dio. È una delle belle arti. Anzi, la più bella delle arti belle», era solita dire la Nightingale. Un principio che continua ad ispirare le nuove generazioni di infermieri e che il testo teatrale restituisce nella sua narrazione.  

Sul palco mito e realtà si incontrano in una scelta registica insolita. Florence è un personaggio interpretato da un’attrice professionista, Antonella Enrietto, mentre Teresa Siena interpreta se stessa, poichéé nella vita è realmente una infermiera e al pubblico offre una narrazione esperienziale dell’emergenza sanitaria, vissuta tra le corsie di un reparto ospedaliero torinese. «La narrazione teatrale si rivolge a un mito fondatore per interrogarlo e sfidarlo. Il teatro ritrova la sua necessità di luogo di catarsi collettiva, come nellantica Grecia, e di rito civile. La finzione teatrale ci consente collettivamente di ritrovarci insieme curanti e cittadini ed elaborare le emozioni e i sentimenti vissuti in questo biennio pandemico e rifondare così le condizioni del nostro esser società civile poichéé vediamo e condividiamo i valori sui quali vogliamo essere società futura e società della cura», spiega la regista Alessandra Rossi Ghiglione.

Due storie di vita in scena, due generazioni distanti, due luoghi temporali che dialogano. Passato e presente si rincorrono per narrare della cura e della sua sapienza, per dare voce al ruolo di chi ogni giorno si impegna professionalmente e umanamente per prendersi cura della salute di tutti. «Lo spettacolo fa emergere i principi fondamentali promossi da Florence: la considerazione della persona umana, la vicinanza ai malati, laccudimento, ma non come spirito caritatevole bensì come elementi che accompagnano la formazione e strutturano la competenza – spiega il professor Valerio Dimonte – Sono valori ancora attuali che la pandemia non solo ha rivalutato allinterno della professione ma ha reso evidenti allesterno».

Il programma completo de “Il talento degli infermieri. Arte e scienza in evoluzione”, dal 12 al 14 maggio 2023 a Bergamo e Brescia, è disponibile al link https://fondazionesoldano.com/progetti/talento-infermieri/.

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Rai 2: Vincenzo Salemme presenta “Napoletano? E famme ‘na pizza” https://stage.italianinews.com/2023/04/15/rai-2-vincenzo-salemme-presenta-napoletano-e-famme-na-pizza/ https://stage.italianinews.com/2023/04/15/rai-2-vincenzo-salemme-presenta-napoletano-e-famme-na-pizza/#respond Sat, 15 Apr 2023 09:22:03 +0000 https://stage.italianinews.com/2023/04/15/rai-2-vincenzo-salemme-presenta-napoletano-e-famme-na-pizza/ In diretta dall’Auditorium Scarlatti della sede Rai di Napoli

Dopo il grande successo ottenuto a dicembre 2019 con il teatro in diretta televisiva, che ha conquistato pubblico e critica, torna con un programma di Rai Cultura, Vincenzo Salemme, uno tra i più importanti esponenti del teatro italiano, degno erede della grande tradizione “scarpettiana”.

Lunedì 17 aprile, alle 21.20, su Rai 2, in diretta dall’Auditorium Domenico Scarlatti della sede Rai di Napoli, il commediografo e regista Vincenzo Salemme porta in scena “Napoletano? E famme ‘na pizza”: un viaggio negli stereotipi e nei luoghi comuni partenopei più duri a morire. Una serata evento che offrirà ai telespettatori e al pubblico in sala la possibilità di godersi il “reality del teatro”: la magia dell’interpretazione dal vivo in tv.

“Napoletano? E famme ‘na pizza” è una delle pièce teatrali più viste negli ultimi due anni con 200 mila spettatori e 180 repliche in 25 città nel nostro Pease. Nasce dall’ultimo libro di Salemme, uscito agli inizi di marzo 2019 e il titolo fa riferimento a una battuta di una sua commedia teatrale, “E fuori nevica”, nella quale uno dei personaggi chiede al fratello di dimostrare la sua presunta napoletanità facendogli una pizza.

Lo spettacolo racchiude due delle opere più amate dall’attore: “Una festa esagerata” e “Con tutto il cuore” per un incastro perfetto di vicende e di storie, rappresentate su una terrazza che si affaccia sul fondale del Vesuvio, spazio nel quale Salemme intratterrà il pubblico con i suoi divertentissimi monologhi, su usi, costumi, vizi e virtù dei napoletani.

E sì, perché ogni napoletano che si rispetti deve saper fare le pizze, cantare, essere sempre allegro, devoto a San Gennaro e amare il caffè bollente in tazza rovente e il ragù di mammà.

Vincenzo Salemme negli ultimi 20 anni ha saputo interpretare in maniera eclettica i vari sentimenti della vita, attraverso personaggi dalle sfaccettature diverse. Non c’è sua opera, sia essa teatrale, cinematografica o narrativa, che non si cali nell’atmosfera del Golfo e che non ce ne trasmetta i colori vividi, la filosofia, il modo di intendere la vita.

“Napoletano? E famme ‘na pizza”, vuol essere un omaggio al pubblico che ha seguito fedelmente Salemme nei suoi 45 anni di carriera e a chi ha voglia di approfondire o conoscere la sua arte. È un modo per tornare a ridere ed emozionarsi tutti insieme con lo stesso sentimento di speranza nel futuro. Un futuro che, nel caso di questo spettacolo, non dimentica le belle tradizioni del passato ma ne fa un volano per immaginare un viaggio in avanti, un cammino libero e allegro verso il domani.

“Napoletano? E famme ‘na pizza”, prodotto da “Chi è di scena” per Rai Cultura, è scritto, diretto ed interpretato da Vincenzo Salemme con (in ordine alfabetico): Vincenzo Borrino, Sergio D’Auria, Teresa Del Vecchio, Antonio Guerriero, Fernanda Pinto. Scene e costumi Francesca Romana Scudiero. Musiche Antonio Boccia. Curatrice Giulia Morelli, produttrice esecutiva Serena Semprini. Coordinamento editoriale Felice Cappa. Regia televisiva di Barbara Napolitano.

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Teatro: addio a Brook un gigante del ‘900, pioniere del teatro sperimentale https://stage.italianinews.com/2022/07/03/teatro-addio-a-brook-un-gigante-del-900-pioniere-del-teatro-sperimentale/ https://stage.italianinews.com/2022/07/03/teatro-addio-a-brook-un-gigante-del-900-pioniere-del-teatro-sperimentale/#respond Sun, 03 Jul 2022 16:48:13 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/03/teatro-addio-a-brook-un-gigante-del-900-pioniere-del-teatro-sperimentale/ Peter Brook Aveva 97 anni. La sua fama è legata in modo particolare al kolossal teatrale Mahabhàrata, punto di arrivo di un lavoro multidisciplinare nella regia

Pioniere del teatro sperimentale, prima in Inghilterra e poi in Francia, il regista e sceneggiatore britannico Peter Brook – morto all’età di 97 anni sabato 2 luglio a Parigi, dove si era stabilito nel 1974 – è stato un uomo di spettacolo completo che appartiene di diritto alla generazione europea dei riformatori teatrali della seconda metà del Novecento, regista che ha firmato molte messinscene memorabili, talvolta trasferendole sullo schermo in piena autonomia espressiva.

Con “Il Mahabhàrata”, Brook ha dimostrato che anche il cinema e la televisione possono cimentarsi in modo creativo con i miti dell’umanità, trasformando il grande poema epico indiano in un altrettanto grande spettacolo popolare.

L’attività di Brook rientra in quel contesto sperimentale delle neoavanguardie che ha oltrepassato le barriere fra le arti, praticando un’interazione tra cinema, teatro e televisione. Fautore di una recitazione che sia portatrice di emozioni e di sorprese, il grande regista si è avvalso spesso di attori non professionisti e di diversa provenienza etnica, adottando un metodo di lavoro in cui le azioni si improvvisano sul set o sulla scena, al di là della sceneggiatura, pur prendendo spunto da un soggetto che dà il senso alla storia e che in molti casi viene mutuato da importanti testi letterari o teatrali, o da materiali del patrimonio mitologico e culturale di diversi ambiti e provenienze. Nella pratica artistica di Brook la prospettiva antropologica si è tradotta in vissuto, in esperienza di lavoro, ancor prima delle mode multiculturali degli anni Ottanta.

Brook si impose come acuto interprete del teatro di William Shakespeare e nel 1970 ha fondato a Parigi il Centre international de création théâtrale, dove, sotto l’influenza di Jerzy Grotowski e del Living Theatre di Julian Beck, sono state sperimentate le possibili applicazioni teatrali di un linguaggio non significante, improvvisato e massimamente gestualizzato (“Orghast”, 1971; “Les Iks”, 1975; “Ubu roi”, 1977; “Mahābhārata”, 1985; “Woza Albert”, 1989).

Le concezioni teatrali di Antonin Artaud e l’insegnamento brechtiano risultarono perfettamente coniugati nella messa in scena del dramma di Peter Weiss Marat-Sade. Da questo spettacolo teatrale, che tanta influenza esercitò sulle scene europee di quegli anni, rinnovando gli schemi di regia, Brook trasse il film omonimo del 1966, in cui affronta in maniera esemplare il tema del teatro nel teatro, attraverso la messa in scena della morte di Marat realizzata nel manicomio di Charenton da un gruppo di malati diretto da De Sade; al messaggio egualitario del rivoluzionario, viene contrapposto l’individualismo radicale del Divin Marchese, che assume la disuguaglianza come dato naturale e concepisce la liberazione come rivolta contro le convenzioni sociali e culturali.

 

(Fonte: AdnKronos)

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Teatro del Lido, programmazione a rischio. In un’assemblea pubblica spiegati i problemi https://stage.italianinews.com/2022/05/24/teatro-del-lido-programmazione-a-rischio-in-unassemblea-pubblica-spiegati-i-problemi/ https://stage.italianinews.com/2022/05/24/teatro-del-lido-programmazione-a-rischio-in-unassemblea-pubblica-spiegati-i-problemi/#respond Tue, 24 May 2022 14:48:32 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/05/24/teatro-del-lido-programmazione-a-rischio-in-unassemblea-pubblica-spiegati-i-problemi/ Il Teatro di Roma, secondo l’associazione TdL che gestisce la programmazione dello stabile di Ostia, non garantisce la manutenzione ordinaria della struttura, il pagamento puntuale di artisti, personale e fornitori del Teatro del Lido e approva in ritardo atti imprescindibili.

Contestata anche la richiesta del Teatro di Roma di ridurre gli eventi gratuiti

Un teatro pubblico nella periferia di Roma, unico nel suo genere in Italia, rischia il blocco della programmazione. A Ostia da vent’anni è aperto un politeama, il Teatro del Lido, dove la programmazione artistica prevede la partecipazione del territorio. La struttura serve una zona della capitale nella quale vivono 300.000 persone, l’equivalente di una città di medie dimensioni, e presenta un modello di gestione innovativo che è stato studiato anche all’estero. Ma oggi, secondo l’associazione TdL, che gestisce la programmazione dello stabile, il Teatro di Roma, la società controllata dal Campidoglio che cura l’amministrazione del Teatro del Lido, non svolge correttamente il proprio lavoro e causa gravi problemi gestionali alla struttura amministrata.

L’associazione TdL denuncia i numerosi problemi del teatro

Il politeama è stato gestito fino al 2017 da Zetema, un’azienda strumentale del Comune di Roma che opera nel settore culturale. Poi con l’amministrazione guidata dalla Raggi è avvenuto il passaggio alla nuova società, specializzata nel settore teatrale.

La nuova gestione amministrativa per l’associazione TdL si è rivelata disastrosa. Un comunicato emanato dall’associazione pochi giorni fa, prima dell’assemblea di domenica con i cittadini sulla questione, ha esplicitato i problemi sopravvenuti: “A differenza del rapporto con Zétema, il precedente ente gestore del Teatro del Lido – spiega un passo della nota dell’associazione TdL – la relazione con l’Associazione Teatro di Roma non è stata sempre efficace: l’assenza di una cabina di regia – che pure era stata prevista dall’amministrazione in sede di delibera-, l’insufficiente trasparenza riguardo il budget stanziato per il Teatro del Lido, il sistematico ritardo nei pagamenti ad artist* e personale, la carenza di attenzione verso la manutenzione ordinaria e la sicurezza dei luoghi, i disservizi legati alla mancata liquidazione dei fornitori e l’estremo ritardo dell’approvazione di alcuni imprescindibili atti, in particolar modo sulla comunicazione, hanno reso problematica la continuità progettuale“. Dovrebbe essere chiaro per chiunque che un teatro che non può comunicare le attività al suo pubblico, che non può pagare le compagnie per tempo, che non può contare su una manutenzione ordinaria puntuale, non può funzionare”.  La nota dell’associazione TdL prosegue spiegando che:” Lo scenario peggiore sarebbe quello di un blocco della programmazione, ad oggi ipotesi sempre rinviata grazie all’impegno della comunità dei lavoratori e lavoratrici del TdL, allo spirito di resilienza della Direzione Artistica e dell’associazione TdL. Quando finirà questa sequela di difficoltà per il Teatro del Lido? Fino a quando il sistema Tic non verrà gestito da altro ente, quale sarà la soluzione a questi problemi? E chi si prenderà in carico la responsabilità politica se il Teatro del Lido dovesse bloccare la programmazione a causa delle ormai insostenibili criticità? Quanti inverni al freddo, ed estati al caldo, dovranno ancora subire le/ gli spettatore/trici e le/gli artist* ospiti del TdL? Quanto è paradigmatico il caso del Teatro del Lido rispetto alle condizioni generali di carenza e fragilità dei Teatri in questa città?“.

Nell’assemblea di domenica le persone che sono intervenute hanno ricordato i problemi emersi nei cinque anni di amministrazione con il nuovo ente e ne hanno aggiunti altri: poca trasparenza da parte della società nel fornire i dati relativi ai fondi a disposizione e la richiesta da parte del Teatro di Roma di ridurre gli spettacoli gratuiti nonostante una gestione economica virtuosa della struttura. All’assemblea erano presenti due esponenti politici del X Municipio: la presidente del consiglio Pau e l’assessore al bilancio Sesa, il quale ha garantito il suo impegno in favore del Teatro del Lido e la difesa del suo modello di gestione.

Marco Orlando

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ACCADDE DOMANI – Giacinta Pezzana, un sole inoffuscato https://stage.italianinews.com/2022/01/27/accadde-domani-giacinta-pezzana-un-sole-inoffuscato/ https://stage.italianinews.com/2022/01/27/accadde-domani-giacinta-pezzana-un-sole-inoffuscato/#respond Thu, 27 Jan 2022 10:37:16 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/01/27/accadde-domani-giacinta-pezzana-un-sole-inoffuscato/ Giacinta Pezzana nasce a Torino il 27 gennaio 1841.
Come riporta Luigi Rasi nel suo vasto dizionario biografico degli attori italiani, I comici italiani, 1897-1905, testo fondamentale nella storia della letteratura teatrale, Giacinta entra a far parte dell’Accademia Filodrammatica di Torino il ’57, ma ne viene cacciata per mancanza di disposizioni per l’arte
Si unisce nel 59 alla Malfatti, nel suo Comitato femminile per i soccorsi ai feriti delle patrie battaglie, con buoni risultati e nello stesso anno è interprete al Rossini di Torino nella Francesca da Rimini. 
Di figura esile e alta, con fitti capelli neri e ricci, dotata di un’intelligenza acuta e di una voce ammaliante, la Pezzana ha un carattere forte, e non si arrende di fronte a nessuna difficoltà. Neanche di fronte alle reticenze della critica, talvolta spietata nei suoi confronti. Ribelle ai compromessi, vive forti passioni politiche, ed è una donna di grande emancipazione femminista.

Giacinta Pezzana – alla cui gloria è mancata quella continuità di fulgore la quale non si può ottenere senza che al valore immenso sia accoppiata l’agilità degli espedienti che mantiene viva la comunione col pubblico irrequieto e variabile – resta, comunque, nella drammatica italiana un sole inoffuscato. E per questa insigne donna, che non ha mai troppo amato l’eleganza, che ha sempre eliminato stranamente dalla sua personalità quella forza muliebre che dai palcoscenici ha tanta virtù soggiogatrice, per questa donna che non s’è mai riscaldata alla fiamma d’una grande ambizione, per questa donna che ha facilmente rinunziato alle lotte contemplando senza rancore i fulgidi astri che l’ hanno seguita e indicandoli con fiducia ai diffidenti, io ho una speciale predilezione fatta di convincimenti e di reminiscenze. 
In arte, niente mi sembra più meraviglioso e più bello di ciò che pare scaturisca dalla natura stessa d’un artista come un’acqua limpida e fresca da una roccia vergine. E la recitazione di Giacinta Pezzana, con tutte le armonie di quella voce dolcissima, con tutta l’eccellenza dei suoi effetti immediati, con tutte le profondità del sentimento che sa destare, con tutte le sue gradazioni di comicità e di drammaticità, con tutto ciò che in altri artisti della scena può essere il risultato di magistero magnifico, ha avuto sempre, per me, quel carattere di vera sincerità e di congenita bellezza che esclude ogni supposizione di sforzo, di ricerche, di lavorio cerebrale e di attività volitiva. 
E queste manifestazioni genuine di arte somma paiono specchi che riflettano tutto quanto accade dinanzi ad essi. Nella recitazione di Giacinta Pezzana si sono potuti ritrovare gli atteggiamenti estetici più diversi. La sua recitazione è stata sempre la medesima; e nondimeno non è improbabile che essa sia apparsa, a volte, romantica, classica, verista, simbolica. Eleonora Duse, ricordando le sue primissime armi fatte accanto a Giacinta Pezzana – l’unica attrice da cui traesse qualche alimento la meravigliosa genialità dusiana, – mi raccontava come in una scena dolorosa d’ un dramma del quale le sfuggiva il titolo, Giacinta Pezzana, una sera, all’ improvviso, prendesse a ripetere una parola camminando concitatamente e mettendo in ogni ripetizione un suono di voce strano, intenso, irresistibile. Eleonora Duse, giovinetta, ne ebbe una impressione nuova. Ne fu scossa, ne fu meravigliata. E più tardi – cosi ella mi raccontava – provò ancora quella impressione ascoltando certe prodigiose e sublimi insistenze wagneriane.

(Corriere di Napoli, 19 febbraio 1899)

Insegnante della grande Eleonora Duse, Giacinta Pezzana è attrice capace nelle parti comiche come in quelle drammatiche, abile nel passare da Schiller a Goldoni con pertinenza, passione, grazia e un intenso carisma. 
Memorabile la sua interpretazione di Maria Stuarda di Schiller, e di forte rilievo la sua recitazione di Amleto nei panni maschili, ancora prima di Sarah Bernhardt, dimostrando tutto il suo grande coraggio e il suo spirito di innovazione.
Partecipa attivamente ad una serie di convegni internazionali sul ruolo delle attrici, guardando con diffidenza i movimenti femministi di inizio secolo, per lei troppo borghesi e, nel 1904, ricostituisce la sezione romana dell’Unione femminile. Troppo in anticipo con i tempi, evidentemente ancora acerbi per il suo femminismo così innovatore, l’esperienza risulterà fallimentare. Molte le iniziative benefiche della Pezzana nel corso della sua intensa attività: varie rappresentazioni a Madrid per fondare un ospedale italiano, altre a Buenos Aires per istituti di beneficenza, ed altre ancora a Rosario per la Società patriottica italiana.
Nel 1909 fonda una scuola di teatro in Uruguay, impegnandosi ancora una volta nel sogno di tutta la sua vita: il riscatto della donna tramite il teatro.

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