rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170“La Zona logistica semplificata (Zls) è una misura importante per il rilancio della Regione Lazio, poiché può favorire lo sviluppo infrastrutturale e industriale delle aree interne e di tutti quei territori, che, negli anni, hanno avuto difficoltà a far crescere le aziende, soprattutto per problematiche logistiche, di condizioni di svantaggio amministrativo e di aiuti. In questo senso, la Zls, una delle misure chiave per il rilancio delle aree portuali e industriali, punta a semplificare i processi amministrativi e a incentivare nuovi investimenti, promuovendo sia la competitività delle imprese locali e nazionali sia l’insediamento di nuove aziende. Grazie alla delibera approvata in Giunta e all’ottimo lavoro di squadra portato avanti con il presidente Francesco Rocca, la vicepresidente Roberta Angelilli e l’assessore Giancarlo Righini, possiamo presentare un sistema integrato di sviluppo”. Lo ha dichiarato l’assessore ai Lavori pubblici, alle Politiche di ricostruzione, alla Viabilità e alle Infrastrutture della Regione Lazio, Manuela Rinaldi.
La Zona Logistica Semplificata ha degli obiettivi strategici per permettere uno sviluppo verticale della Regione Lazio, garantendo l’attrazione di nuovi investimenti e operatori attraverso infrastrutture adeguate e il potenziamento degli snodi logistici nei territori.
All’interno del Piano di Sviluppo Strategico sono infatti presenti 49 Comuni del Lazio. La selezione è stata effettuata seguendo una logica per uno sviluppo sostenibile. Tra questi sono presenti territori nevralgici per lo sviluppo regionale, che permetteranno investimenti per superare le problematiche logistiche e infrastrutturali di lunga data. “Il Piano ci consente di promuovere lo sviluppo di molte aree, comprese quelle che rientrano nel cratere del sisma del 2016. Infatti, sarà importante garantire degli investimenti alle aziende che, dopo il terremoto, hanno continuato a investire in provincia di Rieti. Sarà importante modernizzare le infrastrutture stradali e investire sul trasporto ferroviario, poiché nel reatino è stata spesso trascurata dagli investitori a causa degli evidenti problemi logistici. Con gli investimenti che, oltre alla Zls, stiamo portando avanti, come ad esempio il completamento della Umbro Laziale, l’ampliamento della Salaria e il collegamento ferroviario, sarà importante riportare l’attenzione anche nelle aree interne del reatino. Grande sviluppo interesserà l’ormai avviato centro logistico di Fara in Sabina e Fiano Romano, che può garantire un ampliamento dell’offerta nell’hinterland romano e nella provincia di Rieti”, ha continuato l’assessore alle Infrastrutture della Regione Lazio.
Dei 49 Comuni da inserire nella Zls, sono sei i Comuni del Reatino: Accumoli, Amatrice Cittaducale, Leonessa, Fara in Sabina e Rieti. L’area industriale del reatino, trasformata dopo il terremoto, ha visto una ripresa grazie a investimenti in edilizia e diversificazione produttiva. Il rafforzamento dei collegamenti con i porti di Civitavecchia e Fiumicino è cruciale per consolidare questa crescita. Aziende come Takeda, Microdos e Gisaf, assieme all’agroalimentare e al Polo logistico di Passo Corese, giocano un ruolo chiave nel rilancio economico del territorio, supportato dal Consorzio Industriale del Lazio e dall’Its della Logistica.
“Abbiamo portato avanti un lavoro minuzioso, cercando di non lasciare indietro nessuno, soprattutto quelle aree territoriali che per troppi anni sono state trascurate. La missione della nostra Giunta è di costruire una regione moderna, continuando a investire nelle infrastrutture. Il Piano di Sviluppo Strategico rappresenta un altro capitolo della nostra governance, che ci consentirà di connettere sempre di più la nostra regione”, ha concluso l’assessore Manuela Rinaldi.
“Questo strumento è fondamentale per la crescita del Lazio, poiché consente di snellire le procedure amministrative e burocratiche, assicurando tempi rapidi per la realizzazione delle opere. I 49 Comuni scelti e inseriti all’interno della Zls fanno parte di territori importanti per lo sviluppo delle province della regione. Grazie al Piano di Sviluppo Strategico, è stato possibile sviluppare una progettazione strutturale a favore dei nodi logistici e degli assi infrastrutturali”, ha spiegato l’assessore Rinaldi.
]]>Dopo la presentazione del bilancio 2023 di Sogin chiuso a 3,6 milioni di euro con il contributo della controllata Nucleco, Federcontribuenti plaude ai numeri della societa’ che si occupa di smantellare i vecchi siti nucleari. ”Soldi pubblici ben gestiti – si legge nella nota dell’ associazione dei contribuenti italiani – nell’ interesse della comunita’ e dei progetti futuri della Sogin. Esprimiamo dunque piena condivisione dei valori e degli intenti di questa societa’ pubblica stranamente sotto attacco in questo periodo da maleinformati che tentano di discriminare il lavoro che questa governance sta portando avanti”. A cominciare dal processo di decommisioning, sottolinea Federcontribuenti cioè ”dello smantellamento degli impianti messi fuori dal circuito della produzione di energia. Una attività che impone alti standard di sicurezza per ogni singola fase del processo con competenze di elevato livello e complessita”’. Cosa che, nel nostro Paese, è garantito da operatori di livello accademico di eccellenze, che hanno scelto questo campo perché affascinati dalle sue prospettive. ”Tra le eccellenze tecnologiche italiane più ricche e allo stesso tempo sfortunate c’è quella dello smantellamento degli impianti nucleari, l’ultima fase del ciclo di vita di una centrale dopo la costruzione e l’esercizio. L’Italia, infatti – ricorda Federcontribuenti – con il referendum seguito al disastro di Chernobyl (1986) è stato uno dei primi Paesi a fermare la produzione di energia da fonte nucleare. Era il 1987 e da quel momento è iniziato un lunghissimo e accurato di processo smantellamento delle centrali nucleari. Per realizzare questo processo venne fondata nel 1999 una società ad hoc, Sogin, che in questi due decenni – e soprattutto negli ultimi tre anni – ha acquistato un know-how e un’esperienza che non ha eguali in nessun altro Paese del mondo. Tanto che – conclude Federcontribuenti – nel 2019 l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha conferito a Sogin il prestigioso riconoscimento di Centro di collaborazione per la trasmissione di conoscenze e pratica per il decommissioning degli impianti nucleari. Questa collaborazione è stata confermata a fine 2023 e fino al 2027 con un particolare ringraziamento per aver contribuito ad ispirare altri piani di decommissioning, in particolare in paesi dell’est”.
]]>Distribuite su circa 460 mila edifici, le detrazioni per superbonus maturate tra novembre e dicembre sfiorano ormai la cifra di 100 miliardi, come certifica l’Enea, con un incremento nell’ultimo mese dei crediti di oltre 10 miliardi. Assistiamo ad una corsa finale che, a causa delle difficoltà a cedere il credito, sta producendo squilibri nei cassetti fiscali delle imprese che ora rischiamo di collassare sotto il peso degli asset illiquidi che si sono formati nei loro bilanci. La nostra associazione ha varato nel luglio 2023 la piattaforma Federbonus. Tale strumento consente a coloro che hanno crediti relativi al superbonus di incontrare aziende o banche che possono acquistarli, considerando che le ultime normative varate dal Parlamento hanno stabilito dei paletti dopo il caos generato da un anno a questa parte”. È quanto si legge in una nota di Federcontribuenti che ha annunciato nuove iniziative per far fronte alle difficolta’ che stanno incontrando famiglie e imprese. ”Abbiamo riaperto la cessione dei crediti fiscali da bonus edilizi – annuncia in tal senso Flavio Zanarella vicepresidente di Federcontribuenti e responsabile sviluppo Pmi – e in particolar modo il superbonus estendendolo per tutti con la piattaforma Federbonus. La grande novita’ e’ che la piattaforma e’ oggi in grado di gestire anche i crediti non solo delle imprese ma anche delle famiglie quindi – fa presente l’esponente di Federcontribuenti – i privati possono rivolgersi alla nostra Associazione”. Ma e’ sui microcrediti che Federcontribuenti prende in considerazione: ”esempio – spiega Zanarella – da 10.000 euro in su, sempre attraverso la piattaforma Federbonus a cui possono fare richiesta di liquidazione del proprio cassetto fiscale anche gli ‘esodati’ del superbonus”. L’indirizzo a cui accedere e’ il seguente: https://federcontribuenti.it/federbonus-riscossione-agevolata-crediti-fiscali/
]]>“Sono fiducioso, Caterino conosce bene il nostro territorio, avendo ricoperto il ruolo di prefetto a Rovigo e Ravenna. Ora che finalmente abbiamo un interlocutore, siamo pronti a presentargli un piano di interventi. Spero di incontrarlo al più presto, magari subito dopo Ferragosto. Dopo tutto il tempo perso, è necessario accelerare il più possibile”. Lo afferma Paolo Mancin, presidente del Consorzio cooperative pescatori del Polesine di Scardovari (Rovigo), la cui produzione di vongole e molluschi è stata gravemente compromessa dal granchio blu. “Sul totale del raccolto giornaliero, il 90% è composto da granchi” sottolinea Mancin. La nomina di Enrico Caterino a commissario straordinario per l’emergenza ha riacceso qualche speranza nel Delta del Po, dove i danni subiti dagli allevatori superano ormai i 100 milioni di euro. “Il commissario rappresenta il primo segnale concreto dopo oltre un anno di emergenza, ma nel frattempo non siamo rimasti con le mani in mano – prosegue Mancin – e abbiamo preparato un elenco di priorità che chiederemo di finanziare, anche perché da soli abbiamo risorse molto limitate: riusciamo a coprire i costi per lo smaltimento dei granchi solo fino a fine agosto. Almeno l’Emilia Romagna ha destinato ai pescatori di Goro due milioni, mentre a noi solo 380mila euro”.
I costi per lo smaltimento delle 20 tonnellate di granchi blu pescate ogni giorno sono ormai la principale preoccupazione del Consorzio, soprattutto perché la domanda commerciale da parte di mercati e ristoranti, dopo un iniziale boom, è ora minima “nemmeno se li regaliamo”. “Chiederemo anche forme di sostegno al reddito, poiché molti dei nostri soci si sono dovuti reinventare lavorando nel turismo, e fondi per il ripopolamento e la protezione degli allevamenti, sia attraverso recinzioni che reti, che in determinati contesti si sono dimostrate efficaci” elenca il presidente Mancin, che non nasconde come la somma degli interventi richiesti possa raggiungere cifre significative. “Caterino ha davanti a sé due anni di lavoro e, dato che prenderà in mano la situazione nel suo complesso, gli chiederemo di avviare la questione della vivificazione dei canali lagunari, i cui lavori non sono ancora iniziati, nonostante ci sia un fondo di 14 milioni di euro. Spero possa dare impulso anche a questo aspetto essenziale, poiché incide sull’equilibrio ambientale delle nostre zone di allevamento”. Oltre ai poteri straordinari, il commissario Caterino avrà a disposizione anche 10 milioni di euro da gestire. “Sì, ma quello che deve essere chiaro è che non chiediamo elemosine, vogliamo solo tornare a svolgere il nostro lavoro come prima” conclude Mancin.
]]>In programma a Veronafiere dal 14 al 17 aprile – con una squadra di 110 cantine, di cui 63 con stand, nella collettiva ospitata dal Consorzio nello spazio simbolo di oltre 800mq (padiglione 9, dallo stand B4 allo stand B8). Diversi gli appuntamenti in programma, a partire da OperaWine, il super tasting che come da tradizione fa da anteprima al Salone internazionale dei vini e distillati, in calendario sabato 13 aprile alle Gallerie Mercatali.
E tra le 131 etichette selezionate quest’anno da Wine Spectator, la rivista di settore americana tra le più influenti al mondo, 10 sono Brunello di Montalcino.
Si prosegue poi in fiera domenica 14 aprile con “Brunello ten years challenge – A projection of ten years. A lookback and beyond”, la seconda edizione della masterclass – su invito – condotta dal master of Wine Gabriele Gorelli con uno sguardo al passato e una prospettiva sul futuro del principe dei rossi toscani attraverso il confronto tra le annate 2009 e 2019. Lunedì 15 aprile focus – sempre su invito – sulla versatilità e contemporaneità del Rosso di Montalcino, con “Red Montalcino – l’anima contemporanea del Sangiovese” guidato dal giornalista e sommelier Andrea Gori. Il Consorzio del vino Brunello di Montalcino sarà poi red wine sponsor per la serata Vinitaly and the Night, l’evento di Veronafiere quest’anno in collaborazione con Agivi, l’Associazione dei giovani imprenditori vinicoli italiani di Unione italiana Vini, dedicato a operatori ed espositori in programma martedì 16 aprile al Palazzo della Gran Guardia in piazza Bra.
Allo stand, inoltre, per tutta la durata della manifestazione sono previsti incontri b2b e tasting su appuntamento. In assaggio al banco di degustazione consortile, oltre al Brunello di Montalcino e il Rosso di Montalcino, anche le altre due produzioni della denominazione, il Moscadello e il Sant’Antimo.
Il Consorzio del vino Brunello di Montalcino riunisce 219 soci, per una tutela che si estende su un vigneto di oltre 4.400 ettari nel comprensorio del Comune di Montalcino (oltre 2mila gli ettari a Brunello, contingentati dal 1997), in favore di quattro Dop del territorio (Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino, Moscadello e Sant’Antimo).
]]>L’amministrazione Biden ha annunciato i limiti più severi del pianeta per le emissioni delle auto e dei camion, nell’ambito dello sforzo per accelerare la transizioni alle auto elettriche. La misura dell’Environmental Protection Agency richiederà alle case produttrici di aumentare le vendite di auto elettriche mentre diminuiscono le emissioni dei modelli a benzina, che rappresentano un quinto del contributo degli Stati Uniti al riscaldamento globale.
Ma, con una concessione dal sapore elettorale nei confronti in particolare dei sindacati del settore automobilistico, una base elettorale chiave dei democratici, l’aumento delle vendite delle auto elettriche non dovrà avvenire fino a dopo il 2030, a differenza delle regole proposte lo scorso anno.
La misura annunciata oggi impedirà l’emissione di 7,2 miliardi di tonnellate metriche di emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera entro il 2055, secondo l’Epa. Verrà ridotta anche la diffusione delle polveri sottili e ossido di azoto, prevenendo fino a 2500 morti premature provocate annualmente dall’inquinamento a cominciare dal 2055.
]]>Un costo d’opera previsto di 13,5 miliardi, 36.700 occupati stabili, un contributo complessivo di 23,1 miliardi al Pil del Paese, un gettito fiscale per lo Stato di 10 miliardi, un contributo complessivo di 22,1 miliardi ai redditi delle famiglie, 10,9 miliardi di redditi da capitale, 8,8 miliardi di redditi da lavoro e 3,4 miliardi di imposte indirette. Sono alcuni dei numeri del nuovo studio sull’impatto che il cantiere del Ponte dello Stretto avrà sull’economia dei territori nei suoi 8 anni di durata. L’analisi costi-benefici di OpenEconomics è stata illustrata da Dino Ferrarese in occasione del convegno ‘Logistica e infrastrutture per le imprese siciliane fattore chiave per la competitività’ organizzato da Unioncamere Sicilia, Uniontrasporti con la Camera di Commercio Palermo Enna, con il patrocinio della Regione siciliana.
Per quanto riguarda il Pil diretto, indiretto e indotto nelle singole regioni, la Lombardia riceverà il maggiore contributo (5,5 miliardi), seguita da Lazio (2,6), Sicilia (2,1), Emilia-Romagna (1,99), Veneto (1,98) e Calabria (1,4). Ciò perché, ha spiegato Ferrarese, “nelle regioni del Nord sono maggiormente concentrate le imprese che per dimensioni e capacità possono garantire la fornitura di materiali, servizi e tecnologie”. Ivo Blandina ha, quindi, dichiarato che nel tentativo di riequilibrare la distribuzione regionale delle ricadute sul Pil, ha sottolineato il presidente di Uniontrasporti Ivo Blandina, “Unioncamere Sicilia con Uniontrasporti e Confindustria Sicilia hanno avviato un’interlocuzione con l’ad della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, al fine di individuare in Sicilia tutte le attività che possano essere coinvolte nei cantieri e di creare localmente filiere di dimensioni adeguate”.
]]>In base alla valutazione dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), pubblicata oggi, molti di tali rischi hanno già raggiunto livelli critici, che potrebbero diventare catastrofici in assenza di interventi urgenti e decisivi.
Secondo i risultati della prima European Climate Risk Assessment (Eucra) (valutazione europea dei rischi climatici), “in Europa le politiche e gli interventi di adattamento non tengono il ritmo con la rapida evoluzione dei suddetti rischi. In molti casi, un adattamento incrementale non sarà sufficiente. Inoltre, poiché numerose misure volte a migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici richiedono molto tempo, possono essere necessari interventi urgenti anche per rischi non ancora critici”. Alcune regioni d’Europa, poi, sono aree in cui si concentrano rischi climatici multipli. In particolare, “l’Europa meridionale è particolarmente a rischio a causa degli incendi boschivi nonché degli effetti delle ondate di calore e della scarsità di acqua sulla produzione agricola, sul lavoro all’aria aperta e sulla salute umana. Le inondazioni, l’erosione e l’infiltrazione di acqua salata minacciano le regioni costiere europee a bassa quota, comprese molte città densamente popolate”.
“Dalla nostra ultima analisi – dice Leena Ylä-Mononen, direttrice esecutiva dell’Aea – si evince che l’Europa si trova di fronte a rischi climatici urgenti che si acuiscono più rapidamente di quanto le nostre società riescano a prepararsi. Per garantirne la resilienza, i responsabili politici europei e nazionali devono agire immediatamente con interventi volti a limitare i rischi climatici, sia mediante una rapida riduzione delle emissioni sia con l’attuazione di politiche e di interventi di adattamento forti”.
La valutazione dell’Aea individua in Europa 36 principali rischi climatici nell’ambito di cinque grandi gruppi: ecosistemi, alimenti, salute, infrastrutture, economia e finanza. “Sono già necessari interventi più incisivi per oltre la metà dei principali rischi climatici individuati dalla relazione – avverte l’Agenzia – di cui otto da attuare con particolare urgenza, principalmente per preservare gli ecosistemi, limitare l’esposizione umana al calore, proteggere la popolazione e le infrastrutture da inondazioni e incendi boschivi e garantire la sostenibilità dei meccanismi di solidarietà europei, come il Fondo di solidarietà dell’Ue”.
Quasi tutti i rischi nel gruppo ecosistemico richiedono “interventi urgenti o più incisivi; di questi, i rischi per gli ecosistemi marini e costieri sono valutati come particolarmente gravi”. Come ricorda la relazione dell’Aea, “poiché gli ecosistemi rendono molteplici servizi alle popolazioni, questi rischi hanno un elevato potenziale di ricaduta su altri settori, tra cui quelli della produzione alimentare, della salute, delle infrastrutture e dell’economia”. I rischi posti dal caldo eccessivo e dalla siccità alla produzione agricola “sono già a un livello critico nell’Europa meridionale, ma interessano anche i paesi dell’Europa centrale”. Sul fronte della salute, “il calore è il fattore di rischio climatico più grave per la salute umana e quello che richiede gli interventi più urgenti”. Quanto alle infrastrutture, “eventi meteorologici estremi più frequenti aumentano i rischi per l’ambiente urbano e i servizi critici in Europa, tra cui l’energia, l’acqua e i trasporti”. Numerosi rischi climatici interessano, poi, anche l’economia e il sistema finanziario europei.
In conclusione, secondo l’Agenzia, “l’Ue e i relativi Stati membri hanno compiuto notevoli progressi nella comprensione dei rischi climatici e nella preparazione ad affrontare tali rischi. Tuttavia, la preparazione della società in generale è resa insufficiente dal ritardo nell’attuazione delle politiche rispetto al rapido aumento dei livelli di rischio”. La valutazione dell’Aea sottolinea che, “per affrontare e limitare i rischi climatici in Europa, l’Ue e gli Stati membri devono collaborare coinvolgendo anche i livelli regionali e locali laddove si rivelino necessari interventi urgenti e coordinati”.
]]>I volti emergenti delle aziende vitivinicole siciliane sono giovani dinamici, spesso con studi ed esperienze fuori dalla Sicilia, un bagaglio formativo in diversi campi, dal marketing all’architettura, dall’economia all’enologia e l’hospitality. Tutti hanno in comune la passione, la storia familiare e aziendale legata al vino, la voglia di portare contributi nuovi, frutto delle loro esperienze formative. Next Generation è già una realtà per Assovini Sicilia: secondo il sondaggio curato da Assovini Sicilia e P&G, il 58% delle aziende presenta almeno un/una under 35 in ruoli strategici di management, promozione, produzione ed ospitalità. La maggioranza della Next Generation in Assovini Sicilia è costituita da donne.
Secondo il sondaggio che ha coinvolto le aziende associate di Assovini Sicilia, circa il 77% delle cantine intervistate è rappresentato da aziende agricole e il 7% da cooperative di viticoltori. Piccole e medie realtà – il 74% delle cantine sono gestite a conduzione familiare – che lavorano per offrire un prodotto sempre più identitario. Sempre più donne occupano ruoli strategici nelle cantine di Assovini Sicilia. Nel futuro vitivinicolo siciliano, in crescita la presenza delle donne in azienda: il 97% delle cantine ha almeno una donna in ruoli strategici, il 59% rappresenta la propria cantina e il 46% riveste ruoli di management nel settore del marketing e promozione, mentre nel 25% dei casi occupa ruoli di direzione tecnica e controllo di qualità.
Consapevoli del trend in crescita dell’enoturismo siciliano, i soci di Assovini Sicilia hanno scommesso sul binomio turismo e vino e contribuiscono con successo a trainare il brand Sicilia valorizzando il proprio il territorio. Competenza, determinazione e professionalità, insieme a strategie di marketing, pianificazione e comunicazione, hanno portato le aziende di Assovini Sicilia ad investire sempre di più nell’enoturismo. Il 90% delle aziende di Assovini Sicilia ha una struttura adibita all’enoturismo per la degustazione in cantina. Il 32% di queste possiede una struttura ricettiva con posti letto e il 30% offre una proposta di ristorazione. I servizi offerti dalle cantine Assovini sono sempre più curati e diversificati, trasformandosi in wine experience: oltre il 51% offre dai corsi di cucina ai percorsi benessere, dal wine trekking ai tour che interagiscono sempre più con il paesaggio e la cultura dei luoghi.
Sono oltre 19.600 gli ettari coltivati dalle cantine intervistate, distribuiti su tutto il territorio siciliano, dei quali il 34% in biologico (6.750 ha). Una Sicilia sempre più sostenibile grazie anche alle aziende del vino: il 34% delle cantine intervistate Assovini ha una certificazione SOStain, programma di sostenibilità per la vitivinicoltura siciliana, promosso dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e da Assovini Sicilia, allo scopo di certificare la sostenibilità del settore vitivinicolo regionale.
Il 75% delle cantine produce vini biologici e il 13% possiede la certificazione carbon footprint. In un contesto dove cresce la sensibilità per la tutela dell’ambiente, sono molteplici gli investimenti che riguardano azioni a sostegno della biodiversità (71% delle aziende), a realizzazione di impianti fotovoltaici (64%), la riduzione delle emissioni di gas effetto serra, insieme al risparmio idrico e la tutela e la conservazione del paesaggio (12%).
Quasi la totalità delle aziende, negli ultimi anni, ha investito in soluzioni gestionali che permettono un maggiore controllo di qualità sia in termini di produzione (56%) che di logistica (46%), un controllo in tempo reale dei vari processi aziendali, oltre ad un nuovo approccio dinamico e professionale verso la comunicazione digitale e l’e-commerce, favorendo il dialogo con potenziali clienti e la fidelizzazione di clienti ed appassionati in tutto il mondo. Il 72% delle aziende ha investito in processi e strumenti digitali per il marketing. Apporto fondamentale che ha contribuito ad una trasformazione digitale importante, con l’introduzione di una serie di cambiamenti tecnologici, ma anche con nuovi approcci organizzativi, culturali e manageriali, associati all’utilizzo di nuove tecnologie digitali.
Il 29% delle aziende di Assovini Sicilia intervistate ha attivato progetti grazie a partnership con varie università, istituti, enti e centri di ricerca, e sta conducendo una serie di sperimentazioni in vigna e studi che riguardano, oltre le varietà reliquia, l’analisi dei suoli, la genetica delle varietà impiantate, la valutazione dell’efficienza idrica di nuovi portainnesti di vite, il contrasto alla diffusione della cicalina con trappole cromotropiche, l’utilizzo di sistemi sempre più sostenibili per la lotta alla malattia delle piante.
Il 16% ha intensificato la sperimentazione e la produzione di varietà reliquia che fino a qualche decennio fa sembravano essersi estinte. Ricerca, investimenti e sperimentazione che riguardano oltre 20 varietà reliquia: Vitrarolo (10%), Lucignola (7%) e Minnella Bianca (6%) sono le varietà maggiormente utilizzate.
]]>Cresce l’offerta di eventi e spettacoli dal vivo nei parchi divertimento italiani: nel cuore della stagione estiva i dati registrati dall’Associazione parchi permanenti italiani-Federturismo evidenziano un trend in netta accelerazione, sul modello di quanto già da tempo avviene in molti parchi esteri.
Si stima che, entro la fine del 2023, le strutture del Belpaese avranno investito in totale più di 15 milioni di euro in allestimenti, scenografie, effetti speciali, costumi e, naturalmente, ingaggi di artisti provenienti da ogni parte del mondo. A questi si affiancano gli accordi commerciali relativi a concerti e festival musicali che si svolgono all’interno dei parchi, particolarmente frequenti nell’estate in corso. Cifre rilevanti, che si sommano agli oltre 120 milioni già spesi nel 2023 in nuove attrazioni ed ampliamenti, a conferma del dinamismo del settore.
“Il legame tra parchi divertimento e spettacoli – afferma Luciano Pareschi, presidente Associazione Parchi Permanenti Italiani – si consolida già negli anni ’50 con Disneyland e trova oggi una delle sue massime espressioni nell’esperienza di Puy du Fou, parco francese con 2 milioni di visitatori l’anno, basato esclusivamente sull’offerta di spettacoli con produzioni mastodontiche, migliaia di figuranti e soluzioni scenografiche innovative. Oggi anche i parchi italiani hanno compreso il valore di questa componente di intrattenimento e propongono un’offerta di qualità spesso superiore alle aspettative del pubblico: in molti casi gli spettacoli sono diventati vere e proprie attrazioni, al pari delle giostre”.
Protagonisti sul palco e anima dell’intrattenimento sono i cast di artisti professionisti, per la maggior parte acrobati, giocolieri, ballerini e performer provenienti da tutto il mondo, con un background legato al mondo della danza, del teatro e del circo. Nella maggior parte dei casi, gli spettacoli sono prodotti internamente: reparti specializzati coordinano autori, registi, musicisti e coreografi, e curano la realizzazione di scenografie e costumi. In altri casi, gli show sono prodotti da società esterne, tra le più note e qualificate, alimentando tutto l’indotto dello spettacolo dal vivo, che coinvolge oltre 1.500 persone, in un periodo dell’anno nel quale teatri e altre attività sono chiuse.
Il risultato è un insieme eterogeneo di proposte, declinato in funzione della formula di ogni parco, con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico di visitatori sempre più ampio per fasce di età ed interessi: si spazia dai musical ai recital, dalle esibizioni acrobatiche alle parate, fino ad animazioni itineranti e stunt show, solo per citarne alcuni. A questi si aggiungono mini-live show per bambini, baby dance e meet&greet con i personaggi del mondo della fantasia. Il tutto supportato da una generosa dose di tecnologia ed effetti speciali, inclusi video-mapping, fuochi di artificio e giochi d’acqua, per un’esperienza sempre più immersiva.
La costante ricerca di stimoli e innovazioni in grado di stupire e sorprendere il pubblico si accompagna al monitoraggio del gradimento e delle aspettative degli spettatori. Per questo, i palinsesti sono frequentemente aggiornati: a differenza delle giostre, lo spettacolo è un prodotto flessibile, modulabile in funzione dell’alternanza delle stagioni all’interno del parco, e diventa quindi uno strumento per fidelizzare il pubblico e invitarlo a tornare più volte. Parallelamente, l’offerta di spettacoli in teatri e arene consente di decongestionare il flusso degli ospiti verso le attrazioni negli orari di punta e di differenziare la gamma di proposte e di attrattive nel corso della giornata, allungando anche la permanenza delle persone nel parco.
L’impegno profuso nella produzione si traduce in un crescente apprezzamento da parte del pubblico che approfitta degli spettacoli per rilassarsi e alternare alle sollecitazioni delle giostre, più o meno adrenaliniche, un’esperienza altrettanto coinvolgente dal punto di vista emotivo, sebbene meno stancante dal punto di vista fisico.
Maurizio Crisanti, segretario nazionale Associazione parchi permanenti italiani, commenta: “Dalle nostre analisi risulta che gli aspetti più apprezzati dal pubblico sono la presenza di cantanti dal vivo, la qualità dei costumi e la ricerca di soluzioni innovative nelle scenografie e nelle coreografie. L’unico vero limite è legato agli investimenti. Lo spettacolo deve superare le aspettative ed essere all’altezza delle altre attrazioni: questo richiede uno sforzo produttivo notevole. Solo i parchi maggiori hanno le risorse per produrre internamente gli show”.
“Queste attività di spettacolo – auspica – devono trovare maggiore considerazione presso il ministero della Cultura, se pensiamo che in Italia ci sono parchi che destinano oltre 2,5 milioni di euro alla produzione di spettacoli, assai di più di tanti altri soggetti sostenuti dal Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo. Le produzioni hanno raggiunto una qualità molto elevata e coinvolgono artisti e complessi noti a livello internazionale”.
]]>