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Emily in Paris 4 e l’omaggio a Vacanze Romane
Immersa in un piccolo borgo alle porte di Roma, la protagonista interpretata da Lily Collins si lascia affascinare dalle bellezze locali – e non parliamo solo del paesaggio. Prima, però, occorre fare un passo indietro. In vacanza nello chalet sulle Alpi francesi della famiglia di Camille, Emily ha un piccolo incidente sulla pista di scii che la porta a conoscere il suo affascinante salvatore: l’italiano Marcello (interpretato da Eugenio Franceschini). La simpatia è immediata, e i due si incontreranno più avanti nel corso della stagione. Sarà forse per lui che Emily deciderà di trascorrere un piacevole soggiorno in Italia? La scelta di ambientare la seconda parte di Emily in Paris 4 a Roma non è casuale, ed è un chiaro omaggio a Vacanze Romane. Come una moderna Audrey Hepburn, anche Emily si aggira per la città ammirando gli splendidi monumenti storici, come il Colosseo, Piazza di Spagna e l’iconica Fontana di Trevi, protagonista di una delle scene più famose di Vacanze Romane.
Non mancano, però, i classici stereotipi sugli italiani come vedere panni penzolanti tra una casa e l’altra, bambini che corrono per strada, e una tavolata enorme gremita di parenti. Qualcuno potrebbe storcere il naso davanti all’ennesima rappresentazione del nostro Paese all’estero. Qualcun altro potrebbe farsi semplicemente una risata perché del resto Emily in Paris ha già presentato (e anche troppo) i suoi cliché sui francesi, in particolare sui parigini, visti attraverso gli occhi della giovane protagonista.
Emily in Paris 4: la seconda metà di stagione ne vale la pena?
Emily in Paris è una serie glamour e leggera che abbiamo imparato ad amare grazie alla sua simpatia e spensieratezza. Lily Collins è riuscita a farci piacere un personaggio tuttofare, che fin dal suo arrivato nella capitale francese si è subito sentita un’estranea, incapace di pronunciare una singola parola del posto. Eppure, nel corso delle sue quattro stagioni, l’abbiamo vista maturare almeno in campo lavorativo. Sul fronte sentimentale, duole ammetterlo, ma Emily è un completo disastro: è una giovane donna che ancora sta cercando il suo posto nel mondo, e probabilmente ha tanta confusione nel suo cuore. Il tira e molla con Gabriel alla lunga stanca, col rischio di finire in un loop temporale dove né lui né Emily sembrano trovare una via d’uscita. L’ingresso del bel Marcello rappresenta un punto di svolta nella narrazione, anche se presenta l’ennesimo triangolo amoroso di cui faremmo volentieri a meno.
Nonostante qualche debolezza, Emily in Paris è una serie che ha la capacità di rinnovarsi. E chissà se il finale della quarta stagione aprirà le porte a una sorta di reboot.
]]>M. Night Shyamalan ci sorprese tutti quando nel 1999 girò Il Sesto Senso. Un thriller psicologico denso di colpi di scena, specialmente nel finale, che ci costrinse a rivedere tutto il film per renderci conto che la svolta principale era sempre stata là, sotto ai nostri occhi. Lo Shyamalan degli ultimi anni, duole ammetterlo, ma ha un po’ perso questa magia. Trap parte con una premessa buonissima, che non ci fa intuire nulla: un padre di famiglia, apparentemente tranquillo, simpatico e socievole con tutti, accompagna la figlia al concerto del suo idolo pop – una sorta di Taylor Swift, acclamata dalle adolescenti di tutto il mondo. L’evento è qualcosa di davvero grande, tant’è che richiede anche la presenza di un copioso numero di agenti di polizia. In realtà, il concerto è la trappola per catturare, una volta per tutte, il Macellaio, un serial killer psicopatico che ha seminato vittime ovunque. Cooper, l’amato padre di famiglia, potrà aiutare le autorità? E in che modo è coinvolto nella catturare dell’assassino seriale?
Trap è più che altro una comedy, tenuta in piedi dalla straordinaria interpretazione di Josh Hartnett
Dopo questa bella premessa da thriller claustrofobico, lentamente la trama di Trap comincia a svilupparsi. Il concerto è un luogo in cui Cooper si dimena, cammina con sua figlia, oppure in solitaria. Si comporta letteralmente come un topo in gabbia. Uscire da lì è impossibile. Ma perché l’uomo si comporta in modo così strano non appena vede gli agenti di polizia? Il misfatto viene svelato fin da subito: Shyamalan sceglie così di rivelare il colpo di scena a inizio film, lasciando lo spettatore senza parole, a dimostrazione che nulla è come sembra e che le apparenze ingannano. Tolta la prima parte del film, senza troppa tensione, la seconda metà regala più che altro scene comedy e al limite del surreale nel tentativo di catturare il tanto nominato Macellaio.
Trap è principalmente sorretto dall’interpretazione di Josh Hartnett. L’attore americano, che ha avuto il periodo di massimo splendore agli inizi degli anni 2000, si era un po’ perso nei decenni successivi (per motivi personali), scegliendo con cura i progetti in cui lavorare. Il grande ritorno è stato con Oppenheimer, il film premiato con l’Oscar di Christopher Nolan. In Trap, Shyamalan sceglie di concentrarsi sulla straordinaria capacità di Hartnett di interpretare un padre di famiglia con un lato oscuro. Il suo sguardo rassicurante cambia da un minuto all’altro, non appena subentra l’istinto di sopravvivenza; ed è lì che il suo personaggio, Cooper, si trova nel bel mezzo di un dilemma morale: salvare se stesso oppure la sua famiglia? Trap mette molto in gioco a livello psicologico, ma lo sviluppo del film – poco prevedibile e senza colpi di scena clamorosi – è piuttosto mediocre, specie nella seconda parte. Altra interpretazione degna di nota è quella della cantante Saleka nei panni di Lady Raven, l’idolo delle adolescenti: l’artista regge il confronto con Josh Harnett in un confronto faccia a faccia, nonostante sia protagonista di una scena d’azione poco credibile.
Trap non è il film migliore di Shyamalan, ma un prodotto estivo da consumare senza troppe pretese
Come dicevamo all’inizio, Shayamalan ci ha abituati a fin altro tipo di tensione emotiva, non solo con Il Sesto Senso. Ricordiamo anche il fantascientifico Signs e il sorprendente The Village, chiaro esempio di cui “niente è come sembra.” Trap, rivelando fin da subito il suo colpo di scena, perde la magia e il tratto che ha da sempre contraddistinto il regista indianoamericano. Al di là delle evidenti falle nella pellicola – frutto anche di una sceneggiatura non sempre all’altezza – Trap può essere considerato un prodotto estivo che intrattiene, da consumare senza troppe pretese.
]]>Gli storici devono astenersi dal guardare My Lady Jane. La serie tv Prime Video lo dice fin dall’inizio: si tratta di un prodotto che riscrive completamente la storia di Lady Jane Grey, regina d’Inghilterra e d’Irlanda per nove giorni dal 10 al 19 luglio 1553. La Storia ci insegna che la consorte fu deposta e condannata a morte di Maria I per evitare una sommossa protestante. My Lade Jane, invece, ipotizza che la futura regina sia riuscita a sopravvivere e sia ora determinata a riscrivere il proprio destino. Così, nell’Inghilterra del Sedicesimo secolo, Jane è costretta dalla sua famiglia a sposare Lord Guildford Dudley. Lei, in quanto cugina di Edoardo VI , è in linea di successione al trono. Oltre a guardarsi le spalle dalle minacce interne al suo regno, l’Inghilterra deve vedersela anche con gli Etiani, umani che possono assumere forma animale. Gli umani comuni, noti come Veritiani, hanno iniziato una vera e propria campagna di odio verso gli Etiani per cacciarli dalla società ed isolarli. Come riuscire quindi a mantere saldo il potere della corona e, allo stesso tempo, scongiurare una guerra tra le due fazioni?
My Lady Jane è la risposta ironica a Bridgerton
Period drama, che passione: My Lady Jane è solo una delle tante (ma non ultima) serie tv in costume, un genere che appassiona da sempre il pubblico. Sia che si tratti di opere di pura fantasia – come Bridgerton – sia di produzioni ispirate a fatti realmente accaduti – come appunto My Lady Jane – il period drama è un genere intramontabile. Se Bridgerton, basata sulla saga letteraria omonima di Julia Quinn, rievoca la Regency Era della Londra di inizio Ottocento, attraverso una sfarzosa ricostruzione del periodo tra glamour e sensualità, la serie Prime Video è ambientata due secoli prima ma il suo scopo non è quello di fare una lezione di storia, piuttosto di intrattenere chi guarda. My Lady Jane condivide con Bridgerton il tocco moderno, tramite personaggi forti e indipendenti e una colonna sonora tutta da ballare. La prima è una serie rock e tosta, la seconda molto più romantica. Una è ironica e non si prende sul serio, l’altra fa sognare con le storie d’amore dei fratelli Bridgerton, ciascuna esplorata in ogni stagione.
Non mancano antagonisti, arrampicatori sociali (Frances, la madre di Jane, è un arrivista peggio di Portia Featherington, la mamma di Penelope in Bridgerton), ma anche playboy dal cuore tenero (Lord Guildford Dudley è un mix tra Anthony e Benedict Bridgerton) che farebbero di tutto per la propria amata. My Lady Jane aggiunge il fantasy per rendere la storia surreale, a tratti grottesca, e raccontando un’assurda guerra tra uomini e animali. L’ironia è un escamotage per esplorare la paura dello straniero, di quel qualcuno diverso da noi che percepiamo come una minaccia.
My Lady Jane è la storia di una donna che avuto il coraggio di cambiare il suo destino
La Storia è stata crudele con Jane Grey, ma il romanzo di Jodi Meadows e poi la serie tv le hanno permesso di avere una seconda occasione. Dotata di coraggio e di intraprendenza, la protagonista interpretata da Emily Bader sfida il suo destino e decide di cambiarlo, affrontando pericoli e avventure in un universo alternativo. Nella realtà, Jane Grey è una figura che si è persa nelle pagine di Storia, finché Prime Video non ha deciso di portarla sullo schermo, donandole coraggio, libertà e sentimento. A volte, la narrazione di My Lady Jane raggiunge picchi grotteschi, ma viene compensata dall’ilarità dei suoi personaggi e dalla consapevolezza che tutta la storia è puramente riscritta per il gusto di creare spettacolo.
]]>MaXXXine si conclude dove tutto ha avuto inizio: la ricerca del successo della sua protagonista, interpretata in modo magistrale da Mia Goth, la quale ormai ha fatto suo (anima e corpo) un personaggio già iconico. La trilogia diretta da Ti West, iniziata qualche anno fa con X: A Sexy Horror Story e consacrata poi con lo spin-off prequel Pearl, è un cult per gli amanti dell’horror. Il giovane regista e sceneggiatore continua ad esplorare il genere attraverso i decenni. Se con il primo film raccontava l’horror splatter degli anni Settanta, il secondo si immergeva nelle atmosfere semi-fantasy della Hollywood dell’età d’oro degli anni Quaranta. MaXXXine, invece, omaggia l’horror degli anni Ottanta, sfruttando a pieno il fenomeno in tutte le sue sfumature. Il film vede una Maxine che ottiene con successo una parte in nel sequel di una produzione hollywoodiana di serie B, diretto da un’ambiziosa regista. Il suo passato, però, torna prepotentemente a bussare alla sua porta, lasciando dietro di sé una scia di sangue.
MaXXXine: un omaggio al cinema horror al maXXXimo
Gli anni Ottanta sono l’ambientazione ideale per far fiorire il genere horror. Ti West pone le basi della sua storia nella Los Angeles del 1985, terrorizzata dagli omicidi di Night Stalker (al secolo il serial killer Richard Ramirez) e dalla paranoia dell’abuso del rituale satanico. Maxine s’impone come un’eroina femminista che riesce con disinvoltura a navigare all’interno di un universo composto da soli uomini. Con la sua fermezza e sicurezza che l’ha sempre contraddistinta, nonostante il suo passato da attrice in film per adulti, la ragazza riesce con intraprendenza ad ottenere un ruolo importante in The Puritan II, sequel di uno dei film horror di maggior successo che ha reso la sua protagonista, Molly Bennett (che ha il volto di Lily Collins) una reginetta del genere. Per Maxine sembra l’inizio della scalata a Hollywood che ha sempre sognato, ma il suo passato torna nella sua vita. La città è terrorizzata da un serial killer che miete quotidianamente vittime, e anche alcune colleghe della ragazza rimangono vittime di questa follia omicida. Come se non bastasse, Maxine è inseguita da un arrogante detective privato (interpretato da Kevin Bacon) che la cerca per conto di un’oscura e misteriosa figura. Riuscirà la nostra eroina a diventare una vera stella del cinema e, allo stesso tempo, sopravvivere alla carneficina?
MaXXXine: l’ultimo capitolo della trilogia horror è un po’ sottotono
MaXXXine è il capitolo meno riuscito della trilogia horror di Ti West, colpa di una storia un po’ debole (specialmente nel finale), che perde man mano coesione col resto della narrazione. Nonostante i difetti, il film mantiene lo stile folle e originale che ha contraddistinto la trilogia fin dal suo esordio. Il viaggio nella delirante America degli anni Ottanta funziona, così come il cast (anche se poco sfruttato). Mia Goth è eccezionale, resta l’anima del franchise. Il fulcro della storia rimane la sua folgorante e arrivista Maxine: una forza della natura, in grado di sopravvivere da sola (e farcela con le sue forze) contro ogni ostacolo. Maxine non ha paura a camminare da sola nel cuore della notte, e lo notiamo in una scena in cui affronta con una tale semplicità uno stalker vestito da Buster Keaton che intende ucciderla. Ti West la dirige seguendola con frenesia mentre si aggira in questa Los Angeles disperata che trasuda di paura, sangue e paranoia. E mentre il serial killer continua a fare vittime, Maxine si erge come un’eroina su tutti: e il film consacra Mia Goth come una degna reginetta dell’horror.
]]>Emily in Paris 4 risolverà il triangolo tra Emily (interpretata da Lily Collins), Gabriel (Lucas Bravo) e Alfie? Il finale della terza stagione ha lasciato le cose fra loro tutt’altro che risolte. Camille (Camille Razat) ha rivelato a tutti che Emily prova ancora dei sentimenti per Gabriel, svelando poi la sua gravidanza e il fatto che il suo matrimonio con lui non poteva andare avanti proprio per questo motivo. Anche la cerchia degli amici e colleghi di Emily non se la passa bene, tra problemi personali e professionali da affrontare. In questa quarta stagione, la vita amorosa della protagonista sarà tutt’altro che semplice.
Il matrimonio di Camille e Gabriel è stato annullato, ed Emily sente tutto il peso sulle sue spalle. La ragazza si è resa conto di provare forti sentimenti per due ragazzi diversi, ma la questione ora è complicata. Gabriel aspetta un figlio da Camille, che non è solo la sua ex, ma anche l’ex migliore amica di Emily. Inoltre, le peggiori paure di Alfie su lei e Gabriel sono state confermate. In agenzia, Sylvie è costretta ad affrontare un dilemma alquanto spinoso del suo passato se vuole salvare il suo matrimonio. Intanto, il team dell’Agence Grateau deve affrontare cambiamenti di personale che andranno a scombussolare un po’ la situazione. Mindy potrebbe finalmente realizzare il suo sogno di andare all’Eurovision con la sua band, ma avranno dei problemi finanziari: quando i fondi finiscono sono costretti a risparmiare. Emily e Gabriel non si perdono di vista, e la sintonia tra i due è sotto gli occhi di tutti mentre si trovano a lavorare insieme per raggiungere una stella Michelin. Tuttavia, due grandi segreti minacciano di mettere a rischio tutto ciò che hanno sognato.
Emily in Paris 4: tutto il cast della nuova stagione
Emily in Paris 4 arriva dopo due anni dall’uscita della terza stagione. Come ormai da tradizione, Netflix dividerà la stagione in due parti per permettere ai fan di godersi al meglio la serie tv e, allo stesso tempo, rimanere in attesa per vedere altri episodi. La prima metà di Emily in Paris è disponibile dal 15 agosto, mentre la seconda da giovedì 12 settembre. Entrambe le parti sono composte da 5 episodi, per un totale di 10. Nel cast della quarta stagione ritroviamo Lily Collins nei panni di Emily Cooper; Philippine Leroy-Beaulieu è Sylvie Grateau, il capo di Emily in agenzia; Ashley Park è Mindy Chen, la cantante migliore amica di Emily; Lucas Bravo interpreta lo chef Gabriel, attraente vicino di casa di Emily e suo interesse amoroso; Camille Razat è Camille, l’ex migliore amica di Emily; Samuel Arnold e Bruno Gouery sono rispettivamente Julien e Luc, i colleghi di Emily; William Abadie è Antoine Lambert, icliente di Emily che possiede la compagnia di profumi Maison Lavaux e ha una relazione con Sylvie; infine Lucien Laviscount nei panni di Alfie, banchiere inglese nella classe di francese di Emily e suo interesse amoroso.
Una quinta stagione di Emily in Paris è già in cantiere?
Non è ancora ufficiale, ma durante l’amfAR Gala at the Cannes Film Festival, c’è stata un’asta per raccogliere fondi per la ricerca sull’HIV e AIDS in cui il vincitore ha donato 250,000 dollari per apparire nella serie, e avere anche la possibilità di partecipare alla premiere della quarta stagione di Los Angeles. Le riprese della quinta stagione della serie tv dovrebbero iniziare a gennaio del prossimo anno. Netflix non ha ancora fatto alcun annuncio, ma un rinnovo di Emily in Paris non dovrebbe sorprendere: la serie tv rappresenta uno dei successi della piattaforma.
]]>Ci sono voluti mesi, ma alla fine Immaculate – La Prescelta è sbarcato anche in Italia. Il film horror diretto da Michael Mohan rivaluta il genere del nunsploitation, dove le protagoniste sono giovani suore e l’ambientazione è quella di un convento. Sydney Sweeney (la Cassie della serie tv Euphoria) ha voluto apertamente realizzare questa pellicola, tanto da risultarne anche la produttrice. Dopo due anni, Immaculate – La Prescelta ha finalmente visto la luce. L’attrice interpreta Cecilia, una giovane suora super devota che viene mandata in un convento di campagna per iniziare il suo noviziato. Qui cerca di ambientarsi, imparando la lingua e facendo amicizia con una sua coetanea, Suor Gwen. Ben presto, Cecilia si rende conto che nel convento aleggia una strana atmosfera di stranezze e misteri, finendo per scoprire dei segreti oscuri sul luogo (e sulle persone) che la circonda. Lei stessa finirà per essere coinvolta in uno di questi misteri.
Immaculate – La Prescelta: un horror non-sense che piace
Immaculate – La Prescelta non è certamente un film capolavoro del genere, e risente soprattutto a livello di trama: non è così originale, e fin da subito si possono intuire i colpi di scena. A creare l’effetto da brivido c’è l’ottima fotografia che regala quell’atmosfera lugubre e sinistra. La pellicola, pur non brillando nella narrazione, sfrutta il non-sense per giocare molto sull’interpretazione di Sydney Sweeney, bravissima in una parte non facile che la consacra a nuova regina dell’urlo (la scream queen, per dirlo all’americana). L’attrice classe ’97 è stata in grado di calarsi in ruoli sempre più diversificati, dimostrando di non essere solo la bella e frivola Cassie della serie tv Euphoria. Nonostante una narrazione che prosegue con diversi buchi di trama e scene (talvolta divertenti) che sembrano non avere collegamenti, Immaculate – La Prescelta si salva grazie a un finale inaspettato, agghiacciante a modo suo, con una scena che resterà nelle menti di molti spettatori ancora per molto: da tenere d’occhio la performance della Sweeney. Fredda ma impeccabile, che arriva come un colpo al cuore.
Immaculate – La Prescelta: tutto iniziò con The Nun – La vocazione del male
Il filone del nunsploitation è nato negli anni Settanta, inizialmente presentato come un genere in cui le protagoniste novizie vogliono ribellarsi della loro condizione dopo essere state costrette a prendere il velo contro la loro volontà. Successivamente, specie nell’ultimo decennio, il filone si è evoluto, andando a mescolarsi con l’horror. In principio c’era The Nun – La vocazione del male, nato come spin-off di The Conjuring 2 – Il caso Enfield, e incentrato sul personaggio antagonista, il demone Valak. Il film del 2018 è un gioiellino del genere, in grado di mescolare l’horror con il thriller e il mistero. Visto il successo, ne è stato prodotto un sequel con lo stesso antagonista e Taissa Farmiga è tornata nel ruolo di Suor Irene, incaricata di indagare sulla morte sospetta di alcuni preti.
Tra gli ultimi film recenti c’è Sorella Morte, uscito lo scorso anno. Inquietante con un pizzico di elemento psicologico, la pellicola del 2023 è lo spin-offprequel di Veronica ed esplora il personaggio di Narcisa. Nella Spagna del 1939, la giovane viene spedita in un convento che da poco è diventato anche un istituto per bambine. Il suo arrivo genera fermento in quanto Narcisa sia dotata di un particolare potere che le consente di avere delle visioni divine. E infatti, non appena giunge in convento, percepisce una presenza che infesta l’edificio.
]]>Immaginate “Deadpool e Wolverine che fanno un gran casino” insieme: queste sono le parole di Wade Wilson, al secolo Deadpool, mentre è intento a riesumare la tomba di Logan, alias Wolverine. Ancora più folle e politicamente scorretto che mai (ma con sentimento, perché anche un casinista come lui ha un cuore tenero alla fine), Deadpool & Wolverine rappresenta un punto di svolta nel Marvel Cinematic Universe. Shawn Levy (che aveva già diretto Ryan Reynolds in Free Guy – Eroe per gioco) dirige un film grande, non a livello di trama, ma per la quantità di personaggi – sia in un cameo, sia fissi – che appaiono nel corso dei 127 minuti di pellicola. Forse si può parlare di un film alla pari di Avengers: Endgame o di Avengers: Infinity War, in cui eroi del passato e del presente si incontrano tra loro per una missione improbabile.
Deadpool & Wolverine è un concentrato di politicamente scorretto, ma non se ne preoccupa (e non se ne è mai preoccupato)
Forte del suo essere politicamente scorretto, Deadpool non si preoccupa di ciò che pensa il pubblico. Anzi, come già ci aveva abituati, lo rende partecipe, infrange la quarta parete, e sa che noi, in quanto spettatori siamo “abituati ai film lunghi.” Spazio quindi alle scene d’azione, che siano anche con un pizzico di trash, o con sequenze d’autore (verso il finale, c’è un long take fatto da combattimenti mozzafiato), il tutto condito da musiche di vario genere: dal rock, al pop, a successi cult. Deadpool si adatta a ogni cosa: balla, si esegue in siparietti musicali (tutta la gustare la scena iniziale al ritmo di “By Bye Bye”, successo degli *NSYNC), oppure si lancia in lotte furibonde – e ambigue – con Wolverine mentre in sottofondo parte “You’re the one that I Want”, colonna sonora di Grease.
Politicamente scorretto vuol dire anche prendere (e prendersi) un po’ in giro: Deadpool parla della Disney, della Marvel, di come Topolino abbia inglobato la 20the Century Fox, che vediamo ironicamente in deserto nello stile di Mad Max. Attenzione alle troppe citazioni: Deadpool ci ricorda che potrebbe essere violazione dei diritti d’autore!
La magia di Deadpool & Wolverine sta tutta nell’accoppiata Reynolds-Jackman
Il punto di forza di Deadpool & Wolverine non è certo la trama, che appare banale e per certi versi prevedibile. Piuttosto, la magia sta tutta nella sintonia tra Ryan Reynolds e Hugh Jackman. Amici anche nella vita reale, l’alchimia tra i due è visibile sullo schermo. Il primo è chiacchierone, il secondo parla a monosillabi. Uno è scherzoso e irriverente, l’altro è burbero e preferisce tagliar corto con le questioni. L’improbabile coppia di antieroi unisce le proprie forze nel Multiverso, ormai entrato prepotentemente nel MCU, per una missione che li vedrà protagonisti assoluti, a combattere non solo per salvare il loro presente (senza cambiare il passato), ma anche per provare ad essere delle persone migliori per il futuro.
In questa missione del tutto inedita, Deadpool e Wolverine incontreranno altri outsiders, personaggi che come loro sono stati rigettati perché non abbastanza ‘eroici’: tra loro c’è l’annunciata Elektra (interpretata di nuovo da Jennifer Garner), l’amata compagna di Daredevil, che dopo il film da solista è sparita nel dimenticatoio. Il modo e il perché Wade e Logan incroceranno la strada con lei è tutto da scoprire. Ma Elektra non sarà la sola ad accompagnarli in questa assurda avventura oltre i confini del Multiverso. Come già detto, Deadpool & Wolverine affronta il fenomeno in maniera del tutto inedita, andando a riscrivere quelli che erano i canoni originali. Appaiono personaggi che forse avete dimenticato, e l’effetto nostalgia funziona alla grande. Molto più di Spider-Man: No Way Home. Siamo comunque nel MCU, quindi non è detto che tutto ciò che vedrete nel film rimanga un concetto mobile. Deadpool & Wolverine anticipa un ulteriore cambiamento in atto nella linea temporale, e questo include anche diversi personaggi del film.
Menzioni d’onore: ad Emma Corrin cattivissima e inquietante, come non l’avete mai vista, nei panni di Cassandra, sorella gemella di Charles Xavier, mentre Matthew Macfadyen è Paradox, agente della TVA (Time Variace Authorithy, organizzazione introdotta in Loki), un personaggio che ricorda molto la figura dell’abile calcolatore Tom Wambsgans di Succession.
]]>Un amore forte e passionale diviso dalle tensioni sociali: The Family è la nuova serie turca dell’estate di Canale 5, che promette di tenere incollati allo schermo i telespettatori orfani di Terra Amara. Gli ingredienti per il successo ci sono tutti: due protagonisti agli antipodi, lotte familiari, alleanze, tradimenti, azione e ovviamente romanticismo. Trasmessa in Turchia dal 7 marzo 2023 al 30 gennaio 2024 per un totale di due stagioni, The Family (Aile è il titolo originale) va in onda in Italia a partire dall’8 luglio 2024, tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì.
The Family: una storia tra amore e crimine
La tavola è l’unico momento della giornata in cui tutti i membri della potente famiglia Soykan si trovano insieme e si riuniscono. Vietato alzarsi senza il consenso, così come lasciare il proprio posto: la cena è un momento sacro. The Family ruota intorno a uno dei suoi componenti, il giovane Aslan (interpretato da Kıvanç Tatlıtuğ, già visto in Italia in Brave and Beautiful, e La ragazza e l’ufficiale). I Soykan sono una delle principali cosche criminali di Istanbul, e lui ne è il capo. Uomo dall’aspetto affascinante, è però tormentato da un passato difficile, che gli conferisce un’aurea di mistero. Il suo destino è legato a quello di Devin (interpretata dall’attrice e modella turca Serenay Sarıkaya), brillante psicologa che lui incontra per caso. Tra i due scoppia il colpo di fulmine; si guardano ed è evidente che si piacciono all’istante, ma entrambi hanno qualcosa da nascondere: un fardello da portare sulle spalle che si ripercuote sul loro presente. E mentre Aslan è cupo e misterioso, Devin è più solare e sorridente.
Sebbene abbiano caratteri opposti, tra loro nasce una forte passione fin da subito, ostacolata, però, dalla famiglia di lui che non vede di buon auspicio questo rapporto. Aslan farà di tutto per difendere e portare avanti la sua storia con Devin, non sapendo che anche lei ha una situazione simile alla sua. Riuscirà il loro amore a sopravvivere a tutte le avversità?
The Family: in che modo sarà simile a I Soprano?
Nominata come una delle migliori serie tv di sempre, I Soprano andava in onda per sei stagioni su HBO dal 1999 al 2007. La storia ruota intorno a Tony Soprano, un boss della malavita italoamericana che vive nel New Jersey insieme alla sua famiglia. Nonostante la posizione di potere e di controllo di cui gode (non solo ha contatti con le cosche di New York, ma anche con la camorra), l’uomo è soggetto a frequenti attacchi di panico. Per questo motivo è sotto cura presso una psicoanalista, alla quale ben presto confessa tutti i turbamenti e le preoccupazioni legate alla sua famiglia, in particolare con la temuta madre Livia. Ai problemi personali si aggiungono quelli lavorativi con la criminalità, dove Tony deve destreggiarsi ogni giorno tra l’FBI, parenti serpenti che mirano alla sua posizione, e i boss rivali che vogliono spodestarlo.
Anche in The Family, Aslan è a capo di una famiglia criminale e si ritrova a intrecciare una relazione con la psicologa Devin. Al contrario de I Soprano, però, tra paziente e dottore nasce una vera e propria storia d’amore che è contrastata dalla famiglia di lui. La serie HBO affrontava tematiche anche filosofiche, curata nei dettagli con dialoghi intelligenti e ironici, senza nessuna sbavatura. Resta da capire se The Family seguirà lo stesso stile narrativo de I Soprano.
]]>Era solo questione di tempo prima che Oswald Cobblepot si guadagnasse una serie tutta sua: The Penguin, spin-off del film The Batman, è in arrivo a settembre in esclusiva su Sky e in streaming solo su Now. Il candidato premio Oscar Colin Farrell riprende il ruolo della pellicola del 2022 di Matt Reeves in questa nuova avventura sul piccolo schermo. Composta da otto episodi, ognuno di questi sarà rilasciato settimanalmente in contemporanea assoluta con gli Stati Uniti, e poi disponibile on demand e in streaming. Lauren LeFranc è showrunner. Matt Reeves, Dylan Clark, Colin Farrell, Lauren LeFranc (anche sceneggiatore) sono i produttori esecutivi insieme a Craig Zobel (che dirige i primi tre episodi), e Bill Carraro. The Penguin continua la storia dell’iconica nemesi di Batman e si collega direttamente al film The Batman. Nel cast anche Cristin Milioti (nei panni di Sofia Falcone), Rhenzy Feliz (Victor Aguilar), Michael Kelly (Johnny Viti), Shohreh Aghdashloo (Nadia Maroni), Deirdre O’Connell (Francis Cobb), Clancy Brown (Salvatore Maroni), James Madio (Milos Grappa), Scott Cohen (Luca Falcone), Michael Zegen (Alberto Falcone), Carmen Ejogo (Eve Karlo) e Theo Rossi (Dr. Julian Rush).
The Penguin: uno dei nemici più famosi di Batman al cinema e in tv
L’universo di Batman, con le sue atmosfere dark, ha da sempre affascinato la settima arte e il piccolo schermo. La DC Comics, famosa per essere una versione meno scanzonata della Marvel, ha raccontato storie di supereroi pieni di contraddizioni e sfaccettature. E a Gotham City, una città dipinta dal peccato, anche un giustiziere come Bruce Wayne, che di notte diventa l’iconico Batman, può diventare un’ombra minacciosa su coloro che non rispettano la legge. L’Uomo Pipistrello ne ha conosciuti di nemici; il più famoso è senza dubbio Joker, con cui si è scontrato da sempre. Anche Il Pinguino si è però guadagnato un suo posto di rilievo. Alter ego di Oswald Chesterfield Cobblepot, questo personaggio ha subito diversi cambiamenti nel corso della sua storia editoriale. Da ladro ad emarginato, il Pinguino si è via via fatto strada nella criminalità di Gotham City, diventando principale avversario di Batman e il suo fidato alleato Robin.
Al cinema, la prima trasposizione risale al 1966 con il film Batman: qui è interpretato da Burgess Meredith. L’interpretazione più famosa del Pinguino è quella di Danny DeVito, che Tim Burton vuole per il film Batman – Il ritorno (1992). Nella pellicola viene definitivo come un “freak”, un mostro nonché scherzo della natura, per via della sua deformità alle dita dei piedi (simili a quelle dei pinguini) e del naso adunco come il becco di un uccello. Nel film The Batman (2022), il Pinguino è l’antagonista secondario e odia quel soprannome. Piuttosto è un aspirante boss della criminalità che alla fine inizierà la sua ascesa al potere.
In tv lo ricordiamo interpretato da Burgess Meredith nella serie iconica degli anni sessanta Batman, e, più recentemente in Gotham, show che racconta le origini di Batman e dei suoi più famosi alleati e antagonisti. Qui, Oswald è interpretato da Robin Lord Taylor in una versione più giovane e con diverse differenze rispetto al materiale del fumetto. Spesso il personaggio è un antieroe controverso, a volte aiuta Jim Gordon nella lotta al crimine, altre volte si dimostra manipolatore pur di arrivare ad acquisire il potere e il controllo a Gotham.
Infine, impossibile non citare la serie animata Batman del 1992, nata sulla scia del successo del film di Tim Burton del 1990 incentrato proprio sull’Uomo Pipistrello interpretato da Michael Keaton. La versione animata del personaggio è infatti molto simile a quella di Danny DeVito dell’omonimo film.
]]>Cosa succede nella nostra testa quando siamo preda delle emozioni? Il primo Inside Out si limitava ad esplorare i nostri stati mentali e fisiologici all’interno di un campo limitato: Riley, la giovane protagonista, era un’undicenne che tentava di ambientarsi nella nuova casa e soprattutto a scuola, in relazione al rapporto con la sua famiglia. Inside Out 2 si amplia: Riley compie 13 anni ed è ufficialmente un’adolescente, il che vuol dire guai. La pubertà viene affrontata con il solito guizzo che ha contraddistinto la prima pellicola: tante risate, leggerezza, ma senza dimenticare il sentimento e la riflessione morale. Crescendo, la giovane protagonista (doppiata nella versione italiana da Sara Ciocca) ha maturato il seme della convinzione, ovvero una serie di frase motivazionali che l’hanno spinta a formarsi come persona.
In automatico, il Quartier Generale delle emozioni, comandato da Gioia (c’è ancora la spumeggiante Stella Musy a prestarle la voce) si è evoluto: c’è un luogo dove gettare nell’inconscio i brutti ricordi, quei traumi che siamo tutti portati a voler dimenticare perché ci hanno provocato vergogna o cattive sensazioni. Tutto procede per il meglio fino al giorno in cui suona l’allarme: il Quartier Generale viene smantellato come fosse un cantiere per far spazio a quattro nuove emozioni: Ansia (doppiata da Pilar Fogliati), Invidia (Marta Filippi), Imbarazzo (Federico Cesari) e Noia (Deva Cassel).
Inside Out 2: la pubertà, ovvero la lotta tra Gioia e Ansia
Gioia, che è sempre stata il capo del Quartier Generale, nonché punto di riferimento per Riley che l’ha resa una persona solare e sorridente fin da bambina, si trova improvvisamente spaesata. Ansia arriva come un uragano e sembra avere un piano per ogni cosa che riguarda la giovane protagonista. Anche programmarle il suo lontano futuro. Lo scontro è inevitabile, e rappresenta anche il delicato passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza: Gioia non accetta di essere messa da parte da Ansia, che si è palesata come un fulmine a ciel sereno, pronta a plasmare una nuova Riley. Nel mondo “umano”, la ragazzina si trova di conseguenza a dover prendere scelte importanti che riguardano le sue amicizie e il suo destino. L’hockey è una componente importante nella sua vita, e Riley, ormai adolescente, sta per affrontare la sfida più importante da cui dipende tutto. La crisi adolescenziale diventa una lotta tra emozioni vecchie (Gioia, Invidia, Imbarazzo, Rabbia e Tristezza) e nuove, pronte a prendere il loro posto.
Inside Out 2 ci insegna prima di tutto ad amare noi stessi
Inside Out non era una pellicola solo per bambini, ma riusciva ad abbracciare anche il pubblico degli adulti. Allo stesso modo, Inside Out 2 non cambia format e continua a rappresentare alla perfezione il mondo dei piccoli come quello dei grandi. Del resto, le emozioni fanno parte dell’animo umano ed è impossibile non trovare quella che più di tutte ci identifica. Attraverso gag, risate e tanto divertimento, alla scoperta anche di luoghi più reconditi della nostra mente (avete presente quella zona in cui nascondete i vostri più oscuri segreti?), il regista debuttante Kelsey Mann prende in mano il sequel Disney Pixar del 2015 rendendolo un film ancora più universale. Inside Out 2 ci insegna che prima di ogni cosa bisogna imparare ad amare noi stessi: solo conoscendoci a fondo possiamo controllare meglio anche le nostre emozioni e accettarci per ciò che siamo. Non spetta a loro comandarci, ma dobbiamo imparare a domarle, accettarle e a conviverci. Che siano esse la Rabbia, l’Ansia o l’Imbarazzo, nessuna di esse ci abbandonerà mai, neanche in età adulta.
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