rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170L’inizio delle riprese è fissato per il 15 agosto negli studi di Borehamwood e in varie location inglesi, oltre che svizzere, tedesche, americane e africane. L’uscita del film è preventivata per l’autunno del 1966. Contrariamente a quanto immaginato, le tempistiche si allungano notevolmente e il film vede l’alba della sua prima proiezione di prova soltanto il 31 marzo del 1968. All’evento è presente anche Clarke che «nonostante cerchi di fare del suo meglio per dissimulare le emozioni, è visibilmente scosso e disorientato». La sorpresa è grande per lo scrittore, che si sarebbe aspettato un lavoro diverso, ma anche per la MGM che fino a quel momento conosce assai poco della realizzazione di questo film, oltre che per il pubblico di critica presente in sala che rimane esterrefatto dall’originalità senza precedenti di questo capolavoro.
Un’opera monumentale
2001: Odissea nello spazio è un’opera monumentale, colossale, rivoluzionaria, controversa, costata all’epoca ben 12 milioni di dollari, che ne frutterà 17 volte tanti, e che nel corso del suo lungo processo di creazione è sottoposta da parte di Kubrick a numerosi ripensamenti e dietro front, talvolta anche dell’ultimo minuto, a partire dal suo titolo, inizialmente annunciato come Journey Beyond the Stars («Viaggio oltre le stelle»), che viene cambiato all’inizio delle riprese, con la precisa volontà di creare un collegamento con l’Odissea omerica: «Abbiamo pensato che per i greci le vaste distese del mare dovevano rappresentare lo stesso tipo di mistero e di lontananza che lo spazio rappresenta per la nostra generazione, e che le isole remote visitate dai meravigliosi personaggi di Omero per loro non fossero meno lontane di quanto lo sono per noi i pianeti su cui atterreranno presto i nostri astronauti». Le musiche vengono a loro volta riconsiderate e cambiate radicalmente più volte nel corso della realizzazione del film con un lavoro meticoloso e maniacale da parte di Kubrick. Nell’agosto del 1967 Christiane, sua moglie, nel corso di un ascolto di un programma radiofonico della BBC, sente un’esecuzione del Requiem di György Ligeti e, ritenendo che quella musica fosse semplicemente perfetta per 2001: Odissea nello spazio, suggerisce a Kubrick di mettersi alla ricerca di quel brano.
L’odissea per la ricerca delle musiche di Ligeti
La strada per arrivare alle opere di Ligeti e ancora di più per ottenerne i diritti per l’utilizzo all’interno del film si rivela assai tortuosa: dopo aver inutilmente tentato di ottenere la registrazione di Ligeti dalla BBC e dopo aver spedito il cognato Jan Harlan a Vienna per rintracciare il compositore a casa sua, Kubrick riesce finalmente ad ascoltare il Requiem con un nastro inviato dalla casa discografica. Nel frattempo aveva acquistato tutte le opere di Ligeti che aveva trovato nei negozi di Londra. Per questa ragione 15 dicembre del 1967 incarica il compositore Alex North, con il quale ha lavorato in precedenza per la musica di Spartacus, di comporre alcuni brani, in particolare in sostituzione a quelli di Ligeti per i quali non è ancora riuscito a ottenere i diritti d’autore. North, nell’accettare l’incarico, insiste però sul fatto di voler scrivere la colonna sonora per l’intero film e nel farlo imita alcuni brani inseriti da Kubrick nelle temporary tracks.
La sorpresa per North
Il 1° aprile 1968, nella seconda anteprima per la critica avvenuta a New York, tocca questa volta a North rimanere sconvolto: dei brani commissionatagli da Kubrick e che gli sono stati retribuiti, non viene usata nel film neppure una sola nota. Tutte le musiche di 2001: Odissea nello spazio sono infatti brani preesistenti e la versione definitiva del film vede nella sua soundtrack: Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra), di Richard Strauss del 1896, Sul bel Danubio blu (An der schönen blauen Donau), di Johann Strauss Jr. del 1866, l’«Adagio» presente nella suite Gayaneth di Aram Kačaturjan del 1942, rivisto nel 1957, e quattro opere di György Ligeti: Atmosphères (1961), Lux aeterna (1966), Requiem (1965) e Aventures (1966). Quest’ultimo brano non compare nei titoli di coda poiché i titoli i diritti d’autore vengono ottenuti soltanto il 27 marzo 1968, troppo a ridosso della prima proiezione del film per poter essere ormai inseriti.
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La condanna a morte e il carcere
Al processo si autoaccusa e propone egli stesso la sua condanna a morte mediante fucilazione, pieno di rammarico per aver fallito nell’impresa. Nonostante la condanna, il plotone d’esecuzione viene fermato dalla mobilitazione internazionale.
Rimane così in carcere e, dopo aver tentato inutilmente di evadere per ben due volte, viene rinchiuso in cella d’isolamento, sottoposto a torture e sevizie continue, psicologiche, sessuali, fisiche.
Nel 1973 esce dal carcere grazie a un’amnistia.
L’incontro con Oriana Fallaci
A solo un giorno di distanza dalla sua scarcerazione, incontra Oriana Fallaci per un’intervista. Immediatamente nasce fra i due un amore intenso, tormentato, fortemente passionale che dura fino alla morte di Alekos, avvenuta nel 1976 per un incidente stradale dai tratti decisamente oscuri. In moltissimi dicono che sia stato ammazzato, ma non ci sono le prove.
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Salvatore Frega, Andrea Manzoli, Marcello Filotei e Roberta Vacca sono i quattro compositori italiani protagonisti delle due serate speciali dedicate a Pasolini che, con la prima assoluta delle loro composizioni, hanno incantato il pubblico gremito ed entusiasta presente in sala.
Nel primo dei due appuntamenti musicali sono stati eseguiti Lux, Ignis di Salvatore Frega (Soprano: Livia Rado, Voce recitante: Riccardo Massai) e Luzoùr di Roberta Vacca (Soprano: Ayaka Kiwada, Voce bianca: Marina Russo, Voce recitante: Riccardo Massai), mentre la serata conclusiva ha visto in apertura il brano Ricordarsi di vivere di Marcello Filotei (Soprano: Ayaka Kiwada, Voce bianca: Nicola Peruzzi, Voce recitante: Riccardo Massai) e in conclusione Dietro l’attonita Luna di Andrea Manzoli (Soprano: Livia Rado, Voce recitante: Riccardo Massai). A dirigere magistralmente l’Ensemble In Canto il Maestro Fabio Maestri.
Le parole del Maestro Giorgio Battistelli
Giorgio Battistelli, direttore artistico del Festival, dichiara di aver voluto in un certo senso “allargare il perimetro” dell’accoglienza creativa:
Una delle funzioni fondamentali di un festival non è quella di essere un – grande, medio o piccolo – contenitore, all’interno del quale semplicemente mettere oggetti più o meno simili o contrastanti. All’interno di un festival devono essere inseriti dei progetti, dei pensieri; è necessario che vengano commissionati nuovi lavori, nuove opere che possono anche essere confrontate tra di loro. Il riferimento a La meglio gioventù non è semplicemente una questione anagrafica, è chiaro che si tratta di un’allusione straordinaria, poetica, un punto di partenza che è servito agli autori per lavorare su un testo magnifico; ma la gioventù è quella stagione, quella parte della vita, quella presenza che ognuno ha nella propria esistenza, legata alla creatività. E finché c’è creatività c’è sempre giovinezza.
Il tema è stato fortemente voluto dalla fondazione che ha preso come spunto il suggerimento dato dall’unione europea che ha dedicato l’anno 2022 proprio alla gioventù. In particolare dopo un periodo così drammatico, segnato da coronavirus, lockdown, dare un’attenzione ai giovani è stato necessario, importante: ha assunto una funzione non soltanto artistica ma anche profondamente politica. Un festival che riesce a essere proattivo, propositivo attraverso la creatività è anche un modo per entrare in contatto con la realtà locale territoriale. Uno dei problemi di moltissimi festival in Italia è infatti proprio quello di essere scollati dal territorio: talvolta non hanno nessun contatto con la realtà locale, ma rimangono incuneati dentro un’area e spesso vengono vissuti come presenze estranee. Io credo che il Festival Puccini, anche se la percentuale di stranieri presenti tra il pubblico è altissima, sia un festival che è radicato nella cultura della Versilia, della Toscana, dell’Italia, e si tratta di una cultura pucciniana, una presenza così viva, in continua fibrillazione che ha la volontà di proporre, a tal punto che tre anni fa abbiamo scelto Torre del Lago come capitale della creatività.
Sono le 10:25 del mattino, di una giornata estiva come tante, in cui in molti sono in partenza per le vacanze, in cui si sogna di lasciarsi alle spalle al più presto la calura insopportabile della città; sono le 10:25 di un giorno afoso apparentemente uguale a qualsiasi altro di inizio agosto, quando tutta Bologna trema al mostruoso fragore di un boato disumano. Il bilancio è terribile: ci sono 85 morti e più di 200 feriti. Bologna è incredula, raggelata, si ferma come se per un attimo il tempo si fosse cristallizzato. Morti e feriti vengono trasportati su un bus di linea, il 37, che fa la spola dalla stazione all’ospedale. Si invocano medici, ambulanze. Sangue, pezzi di corpi dilaniati, mani, gambe, polvere, detriti, ovunque. Bologna rimane in silenzio, si odono solo le voci dei soccorritori. È una strage.
Le indagini
Ci si chiede cosa abbia potuto causare una devastazione simile. Si pensa inizialmente a un’esplosione di caldaia. Le indagini si rivelano man mano sempre più intricate e la sentenza definitiva arriva soltanto nel 1995 e vede la condanna all’ergastolo come esecutori di Francesca Mambro e “Giusva” Fioravanti. Condannati a dieci anni per depistaggio invece Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte. Dei mandanti, invece, a oggi nessuna traccia.
Il Concorso internazionale di Bologna
Dal 1994 a Bologna si tiene un Concorso internazionale di composizione patrocinato e promosso dall’Associazione Familiari delle Vittime della Strage alla Stazione e dal Comitato di Solidarietà alle Vittime delle Stragi che si intitola proprio “2 agosto” e vuole, oltre che ricordare le vittime innocenti di una strage alla quale non si troverà mai un senso, rispondere alla violenza con l’arte, la creatività e la musica. Concerto finale dell’evento in diretta streaming da Piazza Maggiore su Rai5 e Rai Radio3, domani alle 21:15.
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Liszt è un intellettuale, eccentrico, cosmopolita amante dei viaggi, virtuoso sensazionale del pianoforte nonché un gran seduttore che fa stragi di cuori tra il pubblico femminile. Heinrich Heine conia difatti il termine lisztomania per descrivere lo smisurato successo che ottiene nelle sale. I suoi concerti sono sempre gremiti di pubblico: in assoluto è una delle personalità più brillanti e colte nel mondo della storia della musica classica.
L’incontro rivoluzionario con Paganini
Le sue capacità musicali si palesano da subito come eccezionali, ma l’incontro con il virtuosismo di Paganini segna una vera e propria rivoluzione nel suo modo personalissimo e suadente di comporre ed eseguire la musica. Paganini diviene il suo grande ideale artistico e l’imprinting che dà alle sue composizioni ha un approccio tipico del virtuosismo di questo strumento ad arco: picchi dirompenti, ostici e taglienti, complessità e maestrìa si mescolano audacemente con un lirismo unico, mistico, mai sperimentato prima di lui sulla tastiera.
Liszt, l’universo femminile e l’amore per l’Italia
Sono molto gli aneddoti che ci parlano del suo rapporto tempestoso con il genere femminile: da tentativi di suicidio di nobildonne, minacce con arma da fuoco, richieste di ciocche di capelli o infinità di ritratti fatti da signore, che lo raffigurano al pianoforte nelle pose più svariate.
Franz Liszt si innamora dell’Italia e la visita in lungo e in largo con la sua compagna, Marie D’Agoult, soggiornando a Verona, Brescia, Padova, Bologna, Pisa, Lucca, poi Firenze, Napoli, Roma e ancora lago di Como, Milano, Venezia. In Italia nascono i due figli di Liszt e il compositore dà vita a splendide opere all’interno delle quali “riscrive” in musica alcuni degli affascinanti capolavori di arti visive, poetiche, architettoniche, che incontra nel Bel Paese.
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Da quando i talebani nell’agosto del 2001 hanno preso il controllo dell’Afghanistan, vengono sempre più spesso violati i diritti di donne e bambine al lavoro, all’istruzione, alla libertà di movimento, al sostegno e alla protezione nei casi di violenza domestica e si vede un preoccupante incremento di matrimoni precoci e forzati di bambine in età infantile. Il rapporto di Amnesty International denuncia inoltre dati inquietanti che riguardano intimidazioni, sparizioni, torture fisiche e psicologiche, arresti di donne che provano a ribellarsi all’oppressione dei talebani.
Il diritto di vivere in modo dignitoso
Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, ci racconta come
A poco meno di un anno dalla presa del potere dei talebani, le loro spietate politiche stanno privando milioni di donne e bambine del diritto a vivere in modo sicuro, libero e prosperoso. Considerate nel loro insieme, quelle politiche formano un sistema che discrimina le donne e le bambine in quasi ogni aspetto della loro vita. Ogni azione quotidiana – se andare a scuola, se e come lavorare, se e come uscire di casa – è controllata e fortemente limitata. Questa soffocante repressione aumenta ogni giorno. La comunità internazionale deve pretendere urgentemente che i talebani rispettino i diritti delle donne e delle bambine.
Dall’agosto del 2021 i talebani detengono di fatto il potere autoritario dell’Afghanistan e, nonostante avessero inizialmente pubblicamente espresso di volere rispettare i diritti umani di donne e bambine, di fatto stanno attuando in modo sistematico una politica fortemente discriminatoria nei loro confronti. Amnesty International chiede pertanto un cambiamento radicale delle politiche dei talebani.
L’indagine avviata da Amnesty
Una missione di ricerca di Amnesty International ha visitato l’Afghanistan e avviato un’indagine, partita nel settembre 2021 che si è conclusa a marzo 2022, nella quale sono state intervistate 11 bambine e 90 donne, di età compresa tra 14 e i 74 anni residenti in province sparse dell’Afghanistan. Secondo diverse fonti, emerge che sempre più donne vengono arrestate se si trovano fuori dalle mura domestiche senza un mahram, ovvero un accompagnatore di sesso maschile, o se si trovano in compagnia di un altro uomo che non sia un mahram e pare che il numero di donne arrestate stia aumentando di mese in mese. In queste interviste emergono inoltre vicende agghiaccianti nelle quali donne, in particolare quelle che osano manifestare dissenso nei confronti del regime talebano, subiscono pesanti torture fisiche e psicologiche (scosse elettriche, percosse, minacce ai familiari che si trovano fuori dal carcere). Dopo la pubblicazione di immagine di manifestanti ferite, i talebani hanno attuato una nuova strategia punitiva, come un’attivista racconta ad Amnesty:
Ci hanno picchiate sul seno e in mezzo alle gambe, in modo che non potessimo mostrare le ferite. Un soldato talebano mi ha detto: “Posso ucciderti proprio in questo momento e nessuno dirà nulla”. Ci picchiavano e ci insultavano ogni giorno.
Le condizioni disumane delle manifestanti detenute e i matrimoni forzati
Le donne sottoposte ad arresto per “corruzione morale” si ritrovano in condizioni disumane, obbligate a isolamenti, torture, pestaggi, a vivere in celle sovraffollate, senza la possibilità di utilizzare medicinali, con pochissimo accesso al cibo o all’acqua e nei mesi invernali al riscaldamento.
Una giovane donna sulla trentina ha raccontato ad Amnesty di aver dovuto dare in sposa la figlia appena tredicenne al vicino di casa di trent’anni per un prezzo che corrisponde a circa 650 euro; la donna ha dichiarato di sentirsi sollevata all’idea che sua figlia, almeno, smetterà di soffrire la fame.
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Sul parquet dell’Auditorium “Oscar Niemeyer” con l’Orchestra giovanile Luigi Cherubini, Muti ha scelto per Ravello e il tour estivo un programma con pagine poco conosciute ma di grande impatto emotivo, le medesime che abbiamo visto caratterizzare la serata dello scorso 21 luglio a Ravenna: la Sinfonia in do maggiore op.37 “Roma” di Bizet, Il lago incantato, poema sinfonico op.62 di Ljadov e Les Préludes, S 97. Poema sinfonico n.3 da Alphonse de Lamartine di Liszt. Per Muti e la sua Orchestra giovanile cinque minuti di applausi e con una standing ovation “placata” solo dal bis, l’Intermezzo di Fedora di Umberto Giordano.
Il saluto del Maestro Muti
Prima di congedarsi il Maestro ha parlato al pubblico di Ravello per ribadire, ancora una volta, la necessità di interventi seri per la musica, la cultura e soprattutto per i giovani: “Questi ragazzi sono il meglio dei nostri conservatori – dice il maestro – se si sono diplomati con il massimo dei voti, la loro aspirazione è trovare una sistemazione in questo mondo non solo per vivere, ma anche per fare cultura e trasferirla a voi. Molti di loro però hanno avuto la disgrazia di nascere in posti sicuramente belli, perché l’Italia è tutta meravigliosa, ma che non hanno orchestre, teatri, teatri di prosa e quindi non hanno un futuro. Il nostro paese ha una storia artistica importantissima, non importante. Questi ragazzi sono una piccola espressione numerica della qualità che c’è in Italia e sono parte di quelle persone che possono diffondere la nostra cultura ma che non hanno molte possibilità. Dico queste cose con amarezza. Siamo il paese della musica o della storia della musica?“, ha chiosato.
Nel finale Muti ha lasciato spazio per un applauso particolare a due musicisti ucraini parte dell’orchestra “perché la musica unisce”, ha aggiunto, concludendo in napoletano: “Per chi ‘o ccapisce”, strappando un’ultima risata al pubblico.
(Fonte: AdnKronos)
]]>La scelta delle musiche di Muti prevede la sinfonia in do maggiore di Georges Bizet, lavoro di rara esecuzione, il Poema sinfonico op. 62 Il lago incantato del russo Anatolij Konstantinovič Ljadov, compositore pressoché sconosciuto presso il grande pubblico eppure riconosciuto e stimato dai più grandi della sua epoca per l’inconfondibile vena creativa e infine quel monumento alle possibilità espressive e timbriche dell’orchestra che sono Les préludes, il poema sinfonico per il quale Franz Liszt si ispirò all’opera di Alphonse de Lamartine. L’evento è reso possibile dal sostegno de La Cassa di Ravenna Spa e della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna.
Il programma della serata
Apre la serata la Sinfonia Roma, che Bizet inizia a comporre nel 1861 quando è ospite della capitale italiana per essersi aggiudicato, appunto, il prestigioso Prix de Rome assegnato ai migliori dal Conservatorio parigino; e che riprende poi nel 1869 apponendo a ogni movimento evocativi titoli (Una caccia nel bosco di Ostia, Una processione, Carnevale a Roma) adatti, secondo Jules Pasdeloup che si propone di dirigerla nella sua stagione concertistica, ad attrarre l’attenzione del pubblico.
A seguire Anatolij Konstantinovič Ljadov, allievo di Rimskij-Korsakov. Il lago incantato, del 1909, è uno dei soli tre poemi sinfonici che egli compose, dando prova di perizia coloristica in un impressionistico fluttuare di suoni onirici, impalpabili, esaltati dai pizzichi argentei di arpa e celesta e dalle luminescenze dei flauti come degli archi.
Infine, Les préludes, il poema sinfonico che Liszt compone nel periodo che va da 1844 al 1852 e per il quale, però, adotta i versi di Lamartine a partitura già ultimata, quando si trova a doverla dirigere per la prima volta a Weimar, luogo in cui si dedicò alla composizione di tanti dei suoi poemi sinfonici, dove era maestro di cappella. È in quell’occasione che distribuisce al pubblico una sorta di preambolo letterario, che illustra il tema della composizione: la sorte dell’essere umano inevitabilmente destinato alla morte ma prima tormentato ed esaltato dai più diversi sentimenti, dall’amore alla guerra, alla ricerca di pace… esperienze attraverso cui passa il tema-protagonista, trasformandosi fino all’apoteosi finale.
(Fonte: AdnKronos)
]]>Fra il 20 e il 22 luglio, durante il G8, Genova è duramente messa alla prova. Un morto, quasi seicento feriti, oltre duecento arresti e milioni di euro di danni. La città è in ginocchio.
La situazione degenera nel momento in cui un battaglione di 300 Carabinieri si dirige verso il centro per contrastare un gruppo di manifestanti violenti a ridosso di Brignole, ma si ritrova a scontrarsi con un corteo autorizzato. Da quel momento una serie di concatenazioni di eventi porta al caos di Piazza Alimonda in cui Giuliani perde la vita.
Gli orrori della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto
Il giorno seguente, dopo numerosi scontri, la polizia fa irruzione nella scuola Diaz di via Cesare Battisti, ufficialmente per una perquisizione, ma di fatto la spedizione si trasforma in un bagno di sangue: 61 feriti, 93 attivisti fermati, una persona in coma e tre in prognosi riservata. Gran parte degli attivisti fermati sono portati nella caserma di Bolzaneto, anche qui seguono innumerevoli accuse di spaventosa violenza, torture, pesanti insulti da parte delle forze dell’ordine.
Dei 25 manifestanti finiti sotto processo per accuse di saccheggio e devastazione, 10 sono condannati a pene fino a 14 anni, mentre per le vicende della scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto e l’omicidio di Carlo Giuliani la maggior parte delle accuse finisce in prescrizione.
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“La riforma del codice degli appalti è stata approvata – ricorda -, ed è in corso il lavoro di predisposizione degli schemi di decreti delegati. Questi devono essere licenziati entro marzo del prossimo anno. La riforma della concorrenza serve a promuovere la crescita, ridurre le rendite, favorire investimenti e occupazione. Con questo spirito abbiamo approvato norme per rimuovere gli ostacoli all’apertura dei mercati, alla tutela dei consumatori. La riforma tocca i servizi pubblici locali, inclusi i taxi, e le concessioni di beni e servizi, comprese le concessioni balneari. Il disegno di legge deve essere approvato prima della pausa estiva, per consentire entro la fine dell’anno l’ulteriore approvazione dei decreti delegati, come previsto dal PNRR. Ora c’è bisogno di un sostegno convinto all’azione dell’esecutivo – non di un sostegno a proteste non autorizzate, e talvolta violente, contro la maggioranza di governo”, rivendica.
“Per quanto riguarda la giustizia, abbiamo approvato la riforma del processo penale, del processo civile e delle procedure fallimentari e portato in Parlamento la riforma della giustizia tributaria. Queste riforme sono essenziali per avere processi giusti e rapidi, come ci chiedono gli italiani. È una questione di libertà, democrazia, prosperità. Le scadenze segnate dal PNRR sono molto precise. Dobbiamo ultimare entro fine anno la procedura prevista per i decreti di attuazione della legge delega civile e penale. La legge di riforma della giustizia tributaria è in discussione al Senato, e deve essere approvata entro fine anno. Infine, l’autunno scorso il Governo ha dato il via al disegno di legge delega per la revisione del fisco. Siamo consapevoli che in Italia il fisco è complesso e spesso iniquo. Per questo non abbiamo mai aumentato le tasse sui cittadini. Tuttavia per questo occorre procedere con uno sforzo di trasparenza. Intendiamo ridurre le aliquote Irpef a partire dai redditi medio-bassi; superare l’Irap; razionalizzare l’Iva. I primi passi sono stati compiuti con l’ultima legge di bilancio, che ha avviato la revisione dell’Irpef e la riforma del sistema della riscossione. In Italia l’Agenzia delle Entrate-Riscossione conta 1.100 miliardi di euro di crediti residui, pari a oltre il 60% del prodotto interno lordo nazionale – una cifra impressionante. Dobbiamo quindi approvare al più presto la riforma fiscale, che include il completamento della riforma della riscossione, e varare subito dopo i decreti attuativi“.
(Fonte AdnKronos)
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