Notice: Function _load_textdomain_just_in_time was called incorrectly. Translation loading for the rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170

Notice: Function _load_textdomain_just_in_time was called incorrectly. Translation loading for the metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170

Notice: La funzione _load_textdomain_just_in_time è stata richiamata in maniera scorretta. Il caricamento della traduzione per il dominio newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170

Warning: Cannot modify header information - headers already sent by (output started at /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php:6170) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/feed-rss2.php on line 8
Monica Pasero – Italianinews https://stage.italianinews.com La voce degli italiani nel mondo Fri, 29 Nov 2024 20:44:08 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://stage.italianinews.com/wp-content/uploads/2024/11/cropped-Logo-Italiani-news-def-copia@2x-32x32.png Monica Pasero – Italianinews https://stage.italianinews.com 32 32  Granita e Baguette, il nuovo romanzo di Catena Fiorello Galeano https://stage.italianinews.com/2024/07/31/granita-e-baguette-il-nuovo-romanzo-di-catena-fiorello-galeano/ https://stage.italianinews.com/2024/07/31/granita-e-baguette-il-nuovo-romanzo-di-catena-fiorello-galeano/#respond Wed, 31 Jul 2024 16:03:06 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/07/31/granita-e-baguette-il-nuovo-romanzo-di-catena-fiorello-galeano/  

 Sono pagine che profumano di tradizioni, di vita, 

famiglia, di donne e soprattutto d’amore.

L’autrice tramite dialoghi in dialetto siciliano e descrizioni accurate ci catapulta nel piccolo borgo di Monte Pepe, dove riesce a farci avvertire tutti i sapori, i profumi e l’atmosfera festosa della sua amata Sicilia. Una terra dove si respira convivialità; in cui l’ombra della malavita è ancor presente ma combattuta ogni giorno da uomini e donne generosi e sempre pronti ad aiutarsi a vicenda.  Occhi che guardano fieri, senza più paura.

“La vita sapeva aggiustarsi da sola”.

Il sole è alto a Monte Pepe come il coraggio dei suoi abitanti.  In questa narrazione si parlerà spesso di coraggio: il coraggio delle donne di scegliere chi amare liberamente, di denunciare, di ribellarsi ai soprusi e violenze, di fidarsi nuovamente e aprire le braccia all’ amore. Quel coraggio di essere libere nonostante tutto e tutti, volare oltre l’impossibile… sognare una vita nuova, un amore nuovo, perché un cuore ferito sanguina sì, ma mai smetterà di battere per amore. E il cuore di Nunziatina canta ogni giorno tra le note di Piaf e il suo amor per la poesia, per Parigi che traccerà il suo destino…

Nunziatina, la protagonista, rappresenta un po’ tutte noi; una donna dalle mille sfaccettature: una mente sempre in movimento, riflessiva, che trae in ogni poesia e lettura consigli, insegnamenti, una donna curiosa, romantica, sognatrice che si alza cantando e porta il sole con sé, tramite la sua innata vivacità,  camminando un po’ sopra le nuvole nel suo essere semplicemente se stessa; quell’ anima bambina che non invecchia mai… e poi la sua parte  più accorta,  matura, diffidente; quell’ armatura che al cuore che si mette dopo le troppe delusioni. Una donna ferita che non vuole più accontentarsi e trova il coraggio di spiccare il volo.

È l’amore il fulcro del nuovo romanzo di Catena Fiorello Galeano. Quell’ amore spesso sognato, immaginato… e come in una delle più belle favole moderne, Nunziatina, cuoca a  Monte Pepe, vola a Parigi: terra d’innamorati, poeti,  pittori e inaspettate possibilità. Ed è qui che dovrà fare i conti con le sue paure e desideri… Affidarsi o rinunciare?

“E in mezzo a quel deserto di rabbia e lacrime era arrivato Pietro”.

Tra queste pagine saranno molte le storie di donne che dovranno decidere “il loro bene”. L’autrice ci regala un testo allegro, solare, colorato come la bella Sicilia, mettendo l’accento accento su realtà, purtroppo non ancor debellate del tutto, come la malavita e la violenza sulle donne…

Il messaggio però arriva forte al lettore. “C’è sempre una strada da percorrere, un nuovo amore da trovare e per farlo occorre prendere la rincorsa e volare…

“Perché tutte noi abbiamo delle ali di cui non conosciamo l’esistenza”.

Lettura consigliata.

 

]]>
https://stage.italianinews.com/2024/07/31/granita-e-baguette-il-nuovo-romanzo-di-catena-fiorello-galeano/feed/ 0
Premio Strega, Giovani 2024. L’età fragile un libro di Donatella di Pietrantonio https://stage.italianinews.com/2024/07/20/premio-strega-giovani-2024-leta-fragile-un-libro-di-donatella-pietrantonio/ https://stage.italianinews.com/2024/07/20/premio-strega-giovani-2024-leta-fragile-un-libro-di-donatella-pietrantonio/#respond Sat, 20 Jul 2024 16:17:35 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/07/20/premio-strega-giovani-2024-leta-fragile-un-libro-di-donatella-pietrantonio/  Nelle prime pagine, una dedica: “A tutte le sopravvissute”.

Così inizia il libro vincitore del Premio Strega, giovani, 2024. Molte di noi sono “sopravvissute” ad eventi che hanno scosso fortemente il nostro cammino, alcune ce l’hanno fatta a rinascere; di altre è rimasta solo cenere.

Protagonista di questa storia è Lucia, una madre, una figlia, un’amica, una donna.

Sarà lei a liberare il passato, ad aprire tutti quei cassetti della memoria carichi di dolore che ora rivivono su queste pagine.

 

“Lucia capisce che c’è una forza che la attraversa.

Forse la nostra unica eredità sono le ferite”.

 

Quelle ferite che ci colgono impreparati, durante l’età fragile.

 

Tra queste pagine l’autrice ci porterà a chiederci: “Esiste davvero un momento nella nostra esistenza che si può definire “Età fragile”? E in quale stagione della nostra vita possiamo collocarlo? Forse è insito nell’infanzia o nell’adolescenza, nei grandi cambiamenti che ne susseguono; o è nella maturità oppure ancora nella vecchiaia quando le forze vengono meno e le debolezze si sentono di più?”.

La risposta ce la dà l’autrice stessa, attraverso questa narrazione, portandoci a comprendere che la fragilità non conosce una sola stagione della vita ma ci colpisce in varie fasi, e ci coglie sempre impreparati…  

Siamo tutti vittime di fragili attimi, qualunque sia la nostra età. Nessuno escluso! Non basta l’esperienza, tantomeno la spensieratezza giovanile per proteggerci da quelle improvvise debolezze che ci colgono durante il nostro percorso terreno.

Protagonisti di questa narrazione sono i rapporti generazionali, i sentimenti, le vecchie e nuove vedute di pensiero che si scontrano; uomini e donne di “età fragili” diverse, che devono combattere il loro demoni.  Dal malessere giovanile a quello alla soglia del trapasso.

Storie che come un fiume in piena, confluiscono in queste pagine, con tutta la sua forza devastatrice, portando a riva rimorsi, rancori, paure e riversando quei detriti, quei segreti celati per troppo tempo paragonabili a massi troppo pesanti da portare.

Sono i ricordi a essere diseppelliti nelle terre del Dente del Lupo e a portare in Lucia in quel viaggio a ritroso tra quelle vallate dove ode ancora le voci della sua giovinezza, quei giorni spensierati in campeggio; e poi tutto viene sopito dalle urla straziate di dolore in quella maledetta notte dove tutto è mutato, si è fermato, cambiando l’animo dei paesani che a poco a poco si spento, in attesa che il tempo rimarginasse le ferite.

Ma si sa il tempo lenisce le ferite del corpo ma poco può innanzi a quelle dell’anima, lasciando in noi cicatrici, come ne lasciò a Doralice, l’unica sopravvissuta di quella brutta storia, e ai suoi genitori.  A Lucia che ora deve decidere che fare di quelle terre, macchiate dal sangue della giovinezza, donate in eredità dal padre, alle nuove responsabilità che ora come massi incombono su di lei; e poi la giovane Amanda, sua figlia, che si ritrova a rintanarsi in camera sua  e dover fare i conti non solo con il suo timore di ritornare alla sua vita, ma anche con il periodo pandemico che rilascia in lei, come in molti altri giovani, quell’ inerzia di vivere.

Sono generazioni a confronto che cercano di proteggersi tra loro cercando quel bisogno di controllo che è insito in ognuno di noi.  

Ci illudiamo troppo spesso di conoscere i nostri figli, di sapere esattamente ciò di cui hanno bisogno. Spesso facciamo l’errore di credere che il loro bene sia esattamente ciò che vogliamo noi per loro; e questo accavallarsi di decisioni già prese, pesano sul rapporto tra generazioni diverse, entrambe convinte d’essere nella via giusta.

 

La Pietrantonio con grande capacità descrittiva riesce a cogliere quei piccoli dettagli che animano e rendono ancor più reale la narrazione. Mirate accortezze dall’ espressività di un corpo, di uno sguardo, che rimarcano la sua bravura di narratrice, regalandoci un testo emozionante dove mette in evidenza il bisogno di sentirsi compresi e amati per quel che si è. siamo tutti esseri fragili bisognosi di un luogo sicuro chiamato casa.

 

 

]]>
https://stage.italianinews.com/2024/07/20/premio-strega-giovani-2024-leta-fragile-un-libro-di-donatella-pietrantonio/feed/ 0
Intervista alla showgirl, Patrizia Pellegrino https://stage.italianinews.com/2024/07/04/intervista-alla-showgirl-patrizia-pellegrino/ https://stage.italianinews.com/2024/07/04/intervista-alla-showgirl-patrizia-pellegrino/#respond Thu, 04 Jul 2024 18:45:56 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/07/04/intervista-alla-showgirl-patrizia-pellegrino/ È uscito il libro autobiografico: “Ho scelto di sorridere” della showgirl, Patrizia Pellegrino.

“Un libro positivo che testimonia una vita davvero sofferta, eppur Patrizia sorride ancora e questo a dimostrazione che solo affrontando con fede e forza le difficolta possiamo tornare a sorridere. Una guerriera, un bell’esempio. Un messaggio di speranza e resilienza”. M.P

Patrizia Pellegrino, conduttrice, showgirl, attrice italiana, è nota al grande pubblico per i suoi moltissimi successi sia in campo cinematografico, teatrale che televisivo. Ogni volta che si guarda Patrizia la prima cosa che colpisce di lei è proprio quel suo sorriso che le illumina il viso da sempre, quel sorriso che non è mai sparito sul suo volto. Mai!

Ma dietro una vita apparentemente favola si nascondono trascorsi di grande sofferenza che la showgirl ha sempre protetto dai Media.

Una ferita profonda la sua che l’ha vista lottare come una leonessa per proteggere nel suo grembo i suoi bambini. Una donna caparbia che ha rincorso i suoi sogni sempre e comunque.

Oggi a distanza di anni decide di racchiudere tra le pagine di un libro tutto il suo vissuto, le sue lacrime, la sua sofferenza ma anche i momenti belli e indelebili; e il suo grande amore per la vita. 

Libera i ricordi, Patrizia, e forse per la prima volta in vita sua riesce a parlarne con serenità. 

“Ho scelto di sorridere” è il titolo del suo libro autobiografico. E cosa si svelerà dietro quel sorriso da scena che per proteggersi, Patrizia, negli anni non hai mai spento? Chiediamoglielo.

Ho letto con vivo interesse la tua storia. Tra le righe si avverte il forte rapporto con tuo padre. Un consiglio che ti ha dato e ne fai tesoro ancor oggi?

Papà di consigli me ne ha dati sempre tantissimi! I valori, la forza e il coraggio li ho presi proprio da lui!  Era un grande guerriero, un avvocato meraviglioso napoletano, e mi manca, mi manca, mi mancherà per sempre.

Bellissima, giovane e piena di entusiasmo. Cosa non rifaresti se potessi tornare indietro?

Credo che farei tutto anche gli errori, perché quello che sono oggi è dovuto sia alle cose belle che mi sono capitate, sia a quelle che magari avrei potuto evitare, quindi quella che sono è il totale delle mie esperienze del passato di cui sono molto grata.

Nel tuo libro parli con affetto di Corrado che in qualche modo ti ha indirizzata in questo lavoro. Un ricordo di questo amato conduttore.

Corrado era una persona molto profonda e umana. Una bella persona! È stato un onore per me essere scelta da lui per iniziare la mia carriera. Il nostro rapporto è durato oltre “Gran Canal”, dove ho debuttato cantando la sigla Bang, l’estate successiva mi ha portata con sé al “Cantagiro” dove ho girato tutta Italia, mi ha insegnato praticamente tutto: da come si entra in uno studio televisivo, al rispetto per chi ci lavora. Mi ha insegnato che bisogna essere umani e mai superficiali. Valori che porto con me da sempre.

In queste pagine racconti l’amore per gli uomini che hanno tracciato il tuo vissuto. A oggi l’amore che posto ha nella tua vita?

L’amore nella mia vita è importante, anche se devo ammettere che do priorità al mio lavoro e ai miei figli soprattutto. Ho una relazione abbastanza stabile, tra alti e bassi come avviene a tutti noi, con una persona che conosco da quando sono ragazzina. È stato un “reincontro” e spero possa andare avanti, ma per me la cosa più importante sono i miei figli, la mia mamma, mio fratello, il lavoro e l’affetto del mio pubblico. L’amore come si dice: “viene e va…”

Le sofferenze sono state tante e credo che il lettore debba entrare nella storia per comprendere appieno il tuo vissuto. Cosa ti ha dato la forza, oltre la fede, di rialzarti ogni volta.

Oltre la fede? La fede! Perché quando mi sono sentita affranta ho sempre avuto la preghiera dalla mia parte e la speranza che un domani fosse diverso, come cosi è stato. Pregare è come raccogliersi in un angolo di pace, ritrovare noi stessi, recuperare energie per continuare a lottare. Quando posso partecipo alla messa, o vado in chiesa anche solo per dire una preghiera. La fede è la mia forza!  Un’arma vincente per me, non ci sono dubbi!

Parola d’ordine: Amarsi! Rialzarsi! Un consiglio a tutte le donne che ti seguono e magari stanno vivendo un momento difficile.

Dico a tutte loro: “Trovate il modo di pregare intensamente, credere nei valori che vi sono stati dati e se non li avete cercateli in amicizie che possano arricchirvi spiritualmente o in letture. Circondatevi di persone che vi vogliano davvero bene, che vi amino. È importante avere amore intorno, perché solo l’amore può lenire quel dolore che sentite forte dentro di voi.

Se dovessi definirti con una sola parola quale sarebbe e perché?

Ostinata! Direi che è la parola che mi calza meglio. Essere ostinata è stata la Forza che mi ha fatto andare avanti! Mi ostino a credere in un futuro migliore. Sono un’inguaribile ottimista; sono una donna piena di speranza sempre!   

]]>
https://stage.italianinews.com/2024/07/04/intervista-alla-showgirl-patrizia-pellegrino/feed/ 0
Intervista a Prof. Deb. https://stage.italianinews.com/2024/06/27/intervista-a-prof-deb/ https://stage.italianinews.com/2024/06/27/intervista-a-prof-deb/#respond Thu, 27 Jun 2024 14:11:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/06/27/intervista-a-prof-deb/ Scopri con noi chi è !

 I buoni esempi!

Quando il Social diviene mezzo di diffusione artistica e culturale.

Le belle realtà da conoscere e seguire.

Qualche giorno fa, su suggerimento di un’amica, ho iniziato a seguire una pagina Facebook e devo dire che ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. Finalmente ho trovato qualità!

Una pagina ricca di contenuti che spaziano dall’ arte, alla poesia, alla letteratura, alla musica, all’ ambiente e molto altro…

La pagina si chiama Prof. Deb e vi consiglio di seguirla. 

Ma chi è Prof. Deb?

Me lo sono chiesta e ho voluto fortemente averla ospite per conoscerla meglio e diffondere questa bella realtà virtuale e il bel messaggio che ne consegue: C’è tanto bisogno di riscoprire le bellezze artistiche, naturali, la storia e tutto ciò che concerne l’essere umano sia nel mondo artistico che letterario.

Un lavoro di divulgazione non indifferente che Prof. Deb porta avanti ogni giorno, regalando piccole perle ai suoi lettori

Tutto ha inizio nel 2022, quando Deborah crea questa pagina, con l’unico intento di divulgare le proprie conoscenze e grazie a una metodologia e un lessico semplice che rende i contenuti fruibili a un grande pubblico”.  L’idea è stata vincente visto il grande numero di follower presenti.

Ma conosciamo meglio Prof. Deb

Deborah nasce a Catania nel 1971. Dopo aver conseguito la maturità linguistica con il massimo dei voti nel 1991, si iscrive nell’ateneo catanese, proseguendo i suoi studi linguistici e inizia un corso per conseguire il diploma di accompagnatrice turistica, svolgendo vari stage all’estero. Si laurea nel 1995 in Lingue e Letterature straniere, cum laude, con una tesi sulla poesia prévertiana, realizzata raccogliendo nella Bibliothèque Nationale de Paris materiale altrimenti introvabile a Catania. Nel settembre dello stesso anno inizia ad insegnare e, da allora, svolge tale attività, in qualità di docente in scuole secondarie di secondo grado, avendo comunque fatto esperienza anche in scuole secondarie di primo grado, come insegnante di sostegno e curriculare, di lingua francese e inglese. Al momento insegna lingua inglese in un I.I.S.S. a indirizzo enogastronomico a Catania. In parallelo, partecipa annualmente a corsi di perfezionamenti e master in seno a un personale life long learning project. 

Come potete capire la nostra ospite ha un vasto mondo da raccontarci fatto di esperienze, studi e tanta passione.

Innanzitutto, grazie di essere qui.  Prof, come è nata l’idea di questa pagina?

L’ idea di questa pagina nasce dopo aver partecipato a un’intervista radiofonica, trasmessa anche online. Questa ebbe, in modo del tutto inaspettato, milioni di visualizzazioni. Così, l’intervistatore mi suggerì l’apertura di un canale o di una pagina online visto che quanto avevo detto aveva raggiunto un pubblico così vasto. Già in precedenza, tra l’altro, avevo pensato a uno spazio professionale in rete dove poter riversare tutte le mie conoscenze e i miei interessi per poterli condividere con altri.

Spesso ci si dimentica che l’arte, come la cultura in generale, è un bene comune. Ci si distacca da questo concetto, riportando testi di difficile comprensione. La sua idea Prof, di utilizzare e un lessico semplice che rende i contenuti fruibili ad un grande pubblico, la trovo vincente. Ha avuto dei riscontri in tal senso?

Certamente. I riscontri sono quotidiani nel mio ambito lavorativo, con i miei studenti, ma anche su Facebook, dove molteplici membri della community sottolineano che l’utilizzo da parte mia di un linguaggio facilmente comprensibile rende i contenuti ancora più accattivanti e interessanti.

Cosa ne pensano i suoi allievi della sua pagina?

Ne sono entusiasti, anche perché spesso narro aneddoti che li rendono protagonisti.

Picasso diceva: “Ogni bambino è un’artista. Il problema è poi come rimanere un’artista quando si cresce”.  Una sua considerazione. 

Da bambini non si hanno limiti alla creatività e non si è costretti a colorare entro i bordi. Poi, crescendo, i genitori e i docenti insegnano a rispettare le linee di demarcazione, la creatività si riduce e si diventa adulti. Invece, bisognerebbe sempre conservare la capacità di esprimere sé stessi, eliminare qualsiasi censore interno e, talvolta, disimparare le regole. Io mi ritengo creativa, così come tutti i membri della mia famiglia, e resto aggrappata alla mia creatività e alla bambina che è in me.

Picasso, si dice fosse amico di lunga data del Poeta francese Jacques-Prévert a cui lei ha dedicato la sua tesi; e qui le chiedo cosa l’affascina della poesia prevértiana?

Ho scoperto Prévert da adolescente, curiosando nella libreria del salotto di casa dei miei genitori. Trovai “Paroles”, la prima raccolta di versi del poeta francese in questione, un libro appartenente a mia madre, che mi rapì subito. Jacques Prévert fu un artista poliedrico ed eclettico, pacifista convinto, libertario, cantore dell’amore assoluto, ma anche dell’anticonformismo, della libertà, dell’indignazione verso le disuguaglianze e le ingiustizie, un “artigiano delle parole”, un ribelle romantico, innamorato della musica, dei bambini, degli animali, dell’amore e dell’espressione semplice. Come non apprezzare un artista così?

Qual è l’opera d’arte che l’affascina di più di tutte?

Questa è una domanda difficile. Io non ho un colore, un cibo, un cantante, un attore, un’opera preferita. Io amo tutto ciò che è bello, tutto ciò che scatena in me un’emozione. Tantissime, innumerevoli opere riescono in ciò.

Se potesse viaggiare nel tempo e conoscere un artista o letterato del passato chi sarebbe e cosa gli chiederebbe?

Mi piacerebbe tanto viaggiare indietro nel tempo. Innanzitutto, mi recherei a conoscere  “Il Sommo Poeta”, il nostro Dante Alighieri, il genio assoluto, un visionario attuale  che secoli e secoli fa scrisse un capolavoro che ancora oggi resta un punto di riferimento, che insegna l’arte di vivere, a riflettere, a compiere autoanalisi e a tener viva la speranza. Tuttavia, mi piacerebbe anche recarmi in Inghilterra per incontrare “Il Bardo”, ovvero William Shakespeare, colui che trasformò il teatro inglese, contribuendo anche alla formazione della lingua inglese moderna, a me tanto cara.

Tra i tanti luoghi artistici visitati, ce ne consigli 3 per i nostri lettori.

In Italia, non può mancare, nel corso della vita, una visita alla capitale, Roma, così ricca di cultura e storia, è un museo all’aperto dove vi è sempre qualcosa di nuovo da scoprire; in Europa, suggerirei Londra, senza alcun dubbio, un mix di antico e moderno, un melting pot di culture, lingue, religioni, tradizioni, una città dinamica e dal fascino cosmopolita che ammalia e rapisce “forever”. All’estero, direi il Giappone, per quella sua cultura talmente diversa da quella europea, per catturare l’anima di questo paese esotico, il suo animismo, la compostezza ed educazione del suo popolo e il suo magico “hanami”, ovvero l’usanza di godere della vista degli alberi in fiore, soprattutto i ciliegi.

L’insegnamento è il suo pane quotidiano. Cosa secondo lei, oggi, incentiva i giovani ad appassionarsi all’ arte e alla letteratura? 

I giovani devono essere incuriositi. Per questa ragione, talvolta la classica lezione frontale non è abbastanza, poiché può risultare noiosa. Occorre proporre alternative accattivanti, da una visita didattica ad un video, per fare qualche esempio, e non restare strettamente legati a un libro di testo poiché si rischia di inaridire la materia. I supporti digitali sono degli aiuti fondamentali, ma a ciò bisogna aggiungere che la presentazione di un contenuto deve avvenire attraverso il cuore. La passione del docente e il suo entusiasmo fanno la differenza.

Estrapolo questo passo del Prof. Enrico Galiano (Pordenone), letto sulla sua pagina, che dice “Servirebbe l’ora di educazione.  Educazione musicale? Artistica? Tecnica? No, no, proprio l’ora di educazione. Dire buongiorno. Dire grazie. Dire permesso. Quella roba lì. Poi l’ora di ascolto. In pratica: insegnare ai ragazzi ad ascoltare quando qualcuno parla”.  Uno studio che andrebbe riservato anche agli adulti. L’importanza del saper ascoltare è pari a quella del sapersi ascoltare. Una sua considerazione.

Saper ascoltare è un’arte che richiede presenza, apertura e sensibilità. Il vero ascolto non è facile, poiché è impegnativo porsi volontariamente da parte per far spazio a un’altra persona. Anche ascoltare sé stessi non è un gioco da ragazzi. Significa, infatti, illuminare ciò che si sente e prestare l’orecchio, poiché ogni emozione e sensazione è portatrice di un messaggio. Sembra facile, ma non lo è a causa dei condizionamenti che ci stringono e irretiscono. Così ritengo che l’idea del collega Enrico Galiano potrebbe essere vincente.

Un sogno nel cassetto?

Viaggiare e visitare quanti più luoghi possibili. La mia “bucket list”, ovvero la lista dei desideri, è lunghissima, ma in cima vi è la possibilità di scoprire il mondo. Per fare ciò mi serve tanto tempo e tanta salute. Spero di averne in abbondanza.

Si definisca in una sola parola.

Altra domanda difficile. Come si fa a racchiudere la complessità e le innumerevoli sfaccettature di una persona in una parola? Dopo avere riflettuto, direi che l’aggettivo che mi rappresenta al meglio è “appassionata”, in quanto piena di energia nel raggiungimento di ogni obiettivo, un’entusiasta a tutto tondo, convinta che la vita sia un frutto dolce da spremere al massimo.

]]>
https://stage.italianinews.com/2024/06/27/intervista-a-prof-deb/feed/ 0
Lettera aperta da parte di un papà al Presidente del Consiglio https://stage.italianinews.com/2024/06/17/lettera-aperta-da-parte-di-un-papa-al-signor-presidente-del-consiglio/ https://stage.italianinews.com/2024/06/17/lettera-aperta-da-parte-di-un-papa-al-signor-presidente-del-consiglio/#respond Mon, 17 Jun 2024 15:29:17 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/06/17/lettera-aperta-da-parte-di-un-papa-al-signor-presidente-del-consiglio/ Raccolgo e condivido, essendo madre anche io di figli disabili, l’appello di questo papà. Vi invito a condividere questa sua lettera tramite i mezzi di diffusione Stampa e Media.

“Sono il papà di un bimbo di 10 anni affetto da tetra paresi da paralisi cerebrale infantile…”

Lettera aperta al Presidente del Consiglio, al ministro della salute e soprattutto a tutte le forze politiche di opposizione.

Sono il papà di un bimbo di 10 anni affetto da tetra paresi da paralisi cerebrale infantile.

Mi rivolgo a tutti voi anteponendo un paio di premesse:

Non parlo a titolo personale ma a nome di tutti i genitori e famigliari dei disabili che necessitano di particola cure , attenzioni e realizzazione dei diritti di base riguardanti la salute, la dignità, la vita.

Non parlerò, anche se sarebbe opportuno ed importante, del tema della mobilità, dell’istruzione o dell’inclusione. Tematiche anch’esse ancora oggi molto disattese.

Vi racconto semplicemente un recente episodio.

Qualche giorno fa vengo contattato dal tecnico di fiducia dell’istituto medico che segue mio figlio e mi annuncia che l’ausilio posturale necessario è in corso di prescrizione, quello che dovrebbe impedire l’atrofia dei tendini e l’inesorabile contrazione progressiva dei muscoli nonché salvaguardare la stabilizzazione delle anche, prevede una spesa extra a carico della famiglia pari a due mesi di stipendio di un lavoratore precario o a tre di un pensionato sociale o cassaintegrato.

Tutto ciò perché il famigerato *nomenclatore  non contempla i codici necessari affinché il Sevizio Sanitario Nazionale fornisca in maniera totalmente gratuita lo strumento in questione.

Sempre a danno di mio figlio abbiamo dovuto rinunciare all’attività terapeutica in acqua perché la sua disabilità rende necessaria una specifica sedia che l’ASL, questa volta, non concede affatto.

La suddetta sedia costa due mesi di stipendio di un impiegato di buon livello. Come se non bastasse l’associazione a cui “doniamo” circa 10.000 euro annui e che si occupava della terapia in piscina non ha voluto acquistarla nemmeno usata ( ma questo è un’altra annosa questione che parla di business della sofferenza, sciacallaggio e finto buonismo).

Ora,  la mia, la nostra richiesta è di mollare un po’ il colpo con il turpiloquio e la zuffa politica, le incalzanti richieste di dichiarazioni di antifascismo e concentrarvi sulla riforma e l’aggiornamento di quegli strumenti che, senza costringere i genitori e i parenti dei disabili a tristi espedienti per amore , restituiscano la dignità, la considerazione, in una parola la VITA a chi ha già un peso sul cuore che solo noi dobbiamo gestire, con cui solo noi conviviamo e che nemmeno voi potreste mai toglierci anche se foste realmente al servizio dei cittadini!

Grazie, Marco Petruzzella

*In base al cosiddetto “Nomenclatore degli ausili, ortesi e protesi” (Decreto Ministeriale 332 del 27 agosto 1999), i cittadini con menomazioni e disabilità invalidanti hanno diritto alla fornitura di protesi, ortesi e ausili tecnici: carrozzine, letti ortopedici, deambulatori, arti artificiali, protesi oculari e acustiche, busti, collari ecc… e materiale per stomìe e incontinenza.

]]>
https://stage.italianinews.com/2024/06/17/lettera-aperta-da-parte-di-un-papa-al-signor-presidente-del-consiglio/feed/ 0
Intervista a Georgios Labrinopoulos    https://stage.italianinews.com/2024/06/16/intervista-a-georgios-labrinopoulos/ https://stage.italianinews.com/2024/06/16/intervista-a-georgios-labrinopoulos/#respond Sun, 16 Jun 2024 18:48:48 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/06/16/intervista-a-georgios-labrinopoulos/ “Giornalista della Stampa estera, è stato testimone di tutti i cambiamenti sociologici e politici degli ultimi 50 anni”

Ennio Flaiano nel suo libro: “Diario degli errori”, 1976 (postumo), si domandava: “Il giornalismo deve essere di formazione o di informazione? Lei cosa gli risponderebbe?

“Il Giornalismo odierno è diverso dal giornalismo del passato, noi eravamo sul pezzo, cercavamo la notizia. Avevamo le nostre fonti, e tutto andava più lentamente di oggi. Calcola che la notizia sui giornali era quella del giorno prima. Detto questo, oggi manca al giornalismo quello che noi mettevamo nei nostri pezzi: il nostro pensiero, la nostra analisi, la nostra opinione… Oggi pochi giornali continuano ad avere le analisi, le opinioni e l’anima del giornalista, in un articolo, come accadeva nel passato”, così mi risponde Georgios Labrinopoulos; giornalista della Stampa estera. Una vita la sua dedita al giornalismo, che l’ha visto vivere in prima persona un periodo storico e politico molto importante per il nostro Paese. Ha intervistato grandi nomi dello scenario politico italiano degli anni 80-90, tra cui ricordo: Giulio Andreotti, Bettino Craxi, Sandro Pertini, Francesco Cossiga, e l’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II, delineandoli, tramite le sue interviste, sia sotto il profilo politico che umano, permettendo così a tante persone, profane dell’argomento, di approfondire e comprendere meglio le ideologie e gli uomini che in quegli anni governarono il Paese.

Stefania Craxi sul libro “L’Italia dei Giganti” di   Labrinopoulos  dice: “Mi piace pensare a questa pubblicazione come un mezzo per i giovani e i meno giovani, per governanti e governati, affinché sappiano guardare con interesse al nostro passato non solo per rinvenire le radici di ciò che fu, ma per raccogliere i semi di ciò che potrà essere.”.

Avendo letto il libro confermo che queste parole rendono bene l’idea dell’opera del noto giornalista che in questo articolo si racconterà ai nostri lettori.     

Ripercorriamo insieme a lui la sua carriera.

Georgios ricorda il suo arrivo Italia: “Arrivai a soli 21 anni in Italia, non parlavo l’Italiano, ed è stato difficile per me abituarmi alla nuova vita. A Perugia c’erano tanti stranieri e poteva sembrare che fossi in vacanza, visto che parlavo bene l’Inglese, ma a Roma ho dovuto ricominciare tutto da capo: amicizie, amori, studio, trovare casa, praticamente avevo gli stessi problemi di un Calabrese o Siciliano, in quegli anni, e in più non conoscevo bene la lingua. Ogni due week end i miei genitori mi mandavano un biglietto aereo per tornare ad Atene, a trovare i miei amici e il mio habitat, finché un giorno ho deciso che dovevo entrare nella società Italiana, e ho cominciato a frequentare amici Italiani, anche grazie alla figlia di un amico di mio padre che studiava a Roma, e mi ha introdotto alle sue amicizie; pian piano ho imparato l’Italiano, e dopo due anni ho cominciato a capirci qualcosa, ma sinceramente non è stato facile…  Ma a oggi posso dire che non lascerei Roma per nessun motivo al Mondo!”.

La sua passione giornalistica, i suoi giornalisti di riferimento

La mia passione per il Giornalismo è nata all’Università, grazie al suo professore Agostino Lombardo. Ricordo che al mio esordio, come corrispondente per un giornale Ellenico, nel 1980, iniziai a seguire l’orientamento del giornale indirizzandomi verso modelli di giornalismo Greco. Ma i giornali, le agenzie e i Tg dell’epoca mi hanno fatto crescere, apprendendo anche dai grandi nomi del giornalismo italiano come Eugenio Scalfari, Montanelli, Enzo Biagi. Oggi, alla mia tenera età, posso dire di aver acquisito molta esperienza, grazie ai giornalisti del passato e contemporanei.

Uno sguardo all’Italia di ieri.

L’Italia in quel periodo storico, che racconto del mio libro era indubbiamente un’Italia forte economicamente; una potenza economica mondiale decisiva all’interno della NATO, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e in Occidente. Penso che, dopo la caduta del muro di Berlino, vi sia stato un cambiamento politico tale da travolgere molti uomini politici che sapevano trattare di Geopolitica e di Politica nazionale ed internazionale. Quello che è successo tra il 1992 ed oggi sta davanti ai nostri occhi. Penso che si veda che un certo sogno – quello di De Gasperi e Spinelli – riguardo alla Comunità Europea non è stato realizzato, perché la Ue non si è unita come fosse uno Stato, con una politica economica e militare comune.

Uno sguardo al panorama politico di oggi

A mio avviso nella politica odierna, si deve tornare di pensare come nel passato, più all’Italia e meno all’Europa, come tra l’altro fanno i Tedeschi, i Francesi e altri Paesi Europei, penso che i politici di oggi qualsiasi sia il loro orientamento politico, guardano più gli interessi europei, che i nostri, a mio avviso, vorrei vedere ritornare in Italia la politica di P maiuscola. Bettino Craxi è stato l’ultimo politico Italiano che ha difeso il Paese nella questione di Sigonella, Dopo di lui non   ricordo nulla di simile dagli altri politici odierni. Non so se esiste a mio avviso un margine tra seguire la politica Europea, ma anche creare la politica Italiana, qualcosa che manca oggi come oggi al Paese. L’Italia dovrebbe essere il primo pensiero menti di chi governa, tra l’altro vengono votati dall’ elettorato Italiano e fanno le promesse, e tante volte non mantenute, perché prevale, la politica di Bruxelles.

L’Italia dei Giganti

L’Italia dei Giganti, il mio libro edito da Pegasus Edizioni, raccoglie le mie interviste realizzate tra gli anni ottanta e novanta, ai protagonisti principali della Prima Repubblica, colossi indimenticabili di quel periodo storico; non è in ogni caso uno scritto nostalgico, ma ha funzione di memoria: penso che i trentenni anche i quarantenni di oggi non sappiano cosa esattamente come fosse l’Italia negli anni passati,  leggendolo, potrebbero approfondire e comprendere meglio quel periodo storico.

Tra i tanti intervistati ricordo con piacere i due presidenti, Sandro Pertini e Francesco Cossiga. È stato interessante nel mio libro metterli a confronto: Pertini, giornalista e partigiano italiano, è stato il settimo Presidente della Repubblica Italiana ed il primo ed unico socialista a ricoprire la carica. Dal suo mandato ebbe inizio una fase diversa, direi meno ingessata e più popolare per quanto riguarda il ruolo di un Presidente. Di Pertini si ricorda il grido di ‘Sandro! ’ quando si recava in visita ufficiale in città italiane e Paesi stranieri, o quel suo urlo di gioia ai Campionati Mondiali di Calcio del 1982. Nell’intervista che mi ha concesso, Pertini ha fatto anche un riferimento, in tempi non sospetti, circa l’evoluzione che avrebbe avuto nei decenni successivi la Cina, dimostrando una non comune capacità di visione, oltre che di amministrazione contingente. Una rarità guardando al panorama odierno. Mi ha parlato per più di tre ore, e ancora ne rammento l’emozione del racconto, quando mi ha descritto tutta la sua vita da giovane fino all’ingresso in Quirinale. 

Cossiga aveva invece una cultura classica, e una visione ampia in ambito internazionale; seguiva relazioni euro–atlantiche, e possiamo dire tranquillamente che era uno straordinario interprete dell’ancoraggio italiano agli Usa. Senza il suo mandato non so che strada avrebbe intrapreso l’Italia. È stato un punto di riferimento primario; di lui non dimentico l’estrazione culturale, oltre che l’alta capacità politica. Cossiga ci ha unito fortemente come Paese all’America.

Oltre alla saggezza di Pertini, un altro politico lungimirante è stato Craxi: aveva previsto per primo le difficoltà che avrebbe avuto l’Europa a farsi Stato, come dimostrano le cronache di oggi.  

Dopo di loro fu Andreotti a mantenere i rapporti diplomatici con i Palestinesi, ed oggi siamo allo sbando politico.

Il Santo Padre, infine, sapeva che un giorno sarebbe caduta l’Unione Sovietica. Menti come loro oggi sono difficili da trovare. Non ci sono più uomini di siffatta levatura, ammettiamolo erano dei veri Giganti della politica Italiana, avevano portato il Paese a divenire la quarta potenza Mondiale, e l’Italia era economicamente forte, aveva un ruolo nella geopolitica mondiale.  

Di cosa mi occupo oggi?

Continuo a scrivere per il Corriere del Sud, un giornale on line, continuo a frequentare la Stampa estera ed essere nella giuria del nostro premio cinematografico della Stampa estera globo d’oro. Da un mese sono responsabile dell’ufficio Stampa di un istituto ellenico per la diplomazia culturale. Nel mio tempo libero frequento i miei amici, la mia famiglia, i miei figli; penso di essere la stessa persona, un po’ più matura, ma la stessa sia nei sentimenti e nei pensieri, come tanti anni fa… Forse un po’ meno greco e un po’ più italiano… anzi romano!

]]>
https://stage.italianinews.com/2024/06/16/intervista-a-georgios-labrinopoulos/feed/ 0
Intervista allo scrittore, Salvo Bilardello https://stage.italianinews.com/2024/06/06/intervista-allo-scrittore-salvo-bilardello/ https://stage.italianinews.com/2024/06/06/intervista-allo-scrittore-salvo-bilardello/#respond Thu, 06 Jun 2024 13:18:57 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/06/06/intervista-allo-scrittore-salvo-bilardello/ Salvo Bilardello torna in libreria con il terzo episodio della serie “Le inchieste del commissario De Stefano”, Necesse est. Finalista e Segnalazione Speciale del Premio Letterario Internazionale Victoria 3.0.

L’ospite di oggi, fin da bambino è stato sempre circondato dai libri grazie alla presenza del padre, filosofo e grande bibliofilo, che gli ha trasmesso l’amore per la lettura tantoché già in tenera età in lui ardeva forte il desiderio di poter un giorno scrivere e pubblicare. E si sa i sogni quelli voluti, ricercati, mai abbandonati, nonostante gli ostacoli della vita, si realizzano!  La passione per la lettura non l’ha mai abbandonato e, seppur le sue strade lavorative lo hanno portato in altre direzioni, la sua grande passione ha viaggiato con lui. Dopo aver vissuto per lavoro in Francia, Svizzera e Ucraina, nel 2020 ha pubblicato per LibroMania/De Agostini libri Il violino della salvezza, – Vincitore del premio “Fai viaggiare la tua storia”. Successivamente ha pubblicato Un’Abile regia, e nel 2021 La Cona cancherata, entrambi racconti gialli editi da LibroMania/De Agostini libri. Nel 2022 sempre per la De Agostini Libri Il suo romanzo Bora nera, è stato premiato “Libro dell’anno”. Torna oggi in libreria con il terzo episodio della serie” Le inchieste del commissario De Stefano”, Necesse est edito da Creativa edizioni.

“Maigret nacque dalla penna di Georges Simenon nel 1929, a Delfzijl nei Paesi Bassi, mentre lo scrittore era in viaggio per i canali navigabili francesi a bordo del cutter Ostrogoth, come sarà nato Il commissario De Stefano per Bilardello?”  Chiediamoglielo.

La ringrazio di essere qui, qual è stato il primo libro letto che ha suscitato in lei il desiderio di diventare scrittore?

Buongiorno e grazie. Premetto che se vivi in una famiglia in cui i libri sono la cosa più importante, dove ti ritrovi a vivere in una casa-biblioteca, in cui respiri l’odore unico dei libri, ecco che allora ne sei inevitabilmente influenzato. A casa dei miei, la cultura era il metro di valutazione di una persona. Non i denari, non i possedimenti patrimoniali, non lo stato sociale apparente, ma la cultura. Il cogito ergo sum di Cartesio era la moneta sonante e non, come avrebbe potuto postulare, il vide or ergo sum, cioè l’apparire. Pertanto, era inevitabile che io leggessi quello che era a portata di mano, Hugo, Madame De Stael, Dostoevskij, Manzoni, ma anche Sciascia, Levi, Simenon e tanti altri. Il libro che mi ha affascinato da bambino è stato I miserabili di Victor Hugo e che molto probabilmente, in nuce sicuramente, ha instillato in me la voglia di scrivere. Invidiavo la sua capacità di narrare, di raccontare storie che mi facevano sognare. Ecco, fu allora che nacque in me la voglia di scrivere, l’esigenza di liberare la mia fantasia “alata” e trasportarla su carta. Creare storie, raccontarle evocando con le parole suggestioni e immagini in cui il lettore si possa immedesimare e viverle. Ma, evidentemente non era il momento. Solo molto più tardi, quando ormai ero più libero da tanto altro, che divenne un bisogno perentorio.

Un ricordo di una lettura condivisa con suo padre?

 Onestamente non ricordo di una lettura “condivisa” nel senso di una lettura insieme a lui. Mio padre mi diceva sempre “Tu leggilo e alla fine ne discutiamo”. Voleva che fossi io a crearmi un’opinione, a sviscerare “il significato profondo e intrinseco del libro”. Solo dopo nasceva, quello sì, un approfondimento “condiviso”.  

Cosa l’ha indirizzata verso la carriera scientifica?  

La mia voglia innata di capire perché avvengono certi processi, cosa c’è nascosto dietro un evento, perché quando buttiamo lo zucchero in acqua si scioglie e così via. Più che laurearmi in chimica avrei voluto fare fisica, ma ho scelto chimica, va a capire perché. Ma forse questo mio desiderio era nel DNA, tant’è vero che mio figlio ha scelto fisica teorica. Quindi è proprio vero che trasmettiamo ai figli tutto ciò che abbiamo nel codice genetico.

Si descriva in una sola parola.

Fantasioso. Sono una persona con una fantasia sbrigliata tanto che da ragazzino un collega di mio padre mi definì “dalla fantasia alata”. Una facoltà della mente indispensabile per uno scrittore e per un chimico. Le trame dei miei libri nascono da una base reale, cioè da fatti realmente accaduti, ma arricchite, o se volete, manipolate dalla mia fantasia.

George Simenon diceva: “Scrivere non è una professione, ma una vocazione di infelicità. Non credo che un artista possa mai essere felice. Mentre lavoro a un romanzo, non vedo nessuno, non parlo con nessuno, non rispondo al telefono – faccio la vita di un monaco. Per tutto il giorno io sono uno dei miei personaggi. Sento quello che sente lui”. È così anche per lei?

Condivido ogni parola. Scrivere è solo passione, una maledetta passione, perché ti entra dentro e non ne puoi più uscirne. È una dipendenza psicologica. Per me è catarsi, un allontanarmi dal mondo reale per potere fuggire da tutto ciò che ti opprime e ti logora. Ti prende così tanto che molto spesso anch’io penso come potrebbero pensare i miei personaggi. E forse, qualche volta, mi calo così tanto in loro che credo di esserlo.

Amante da sempre di gialli e thriller, è un grande appassionato di Simenon, Mankell, Dexter. Se potesse viaggiare nel tempo e conoscere uno di questi autori chi sarebbe e cosa gli chiederebbe?

Vorrei essere Simenon per una sorta di “sana invidia” nell’aver creato un personaggio immortale, Maigret, che, e ne sono convinto, susciterà la stessa empatia e lo stesso fascino anche tra cent’anni. Gli chiederei, qual è la ricetta? È quella di non scadere nella tentazione di farne un eroe? Credo che mi risponderebbe di sì.

Se le storie dei grandi giallisti del passato fossero pubblicate oggi, secondo lei, potrebbero riscontrare lo stesso successo di allora?

Credo di sì. Lo dimostra il fatto che i libri di Simenon, ma anche di Agatha Christie, Rex Stout e tanti altri, continuano ad avere un grosso seguito. Non solo per i personaggi mitici che hanno creato, ma anche perché descrivono un mondo ormai lontano anni luce dal nostro, un mondo in cui i delitti hanno sempre gli stessi moventi ma narrati in modo meno efferati di oggi, con meno morbosità, a differenza degli scrittori di oggi che per attrarre più lettori scadono nell’orripilante. E infatti, questo oggi è il male del mondo moderno e tecnologico, una pornografia del macabro.

I suoi romanzi si ambientano a Trieste, terra a lei molto cara, in cui oggi vive. Un segreto della sua amata città, un angolo per lei speciale.

Non ci sono nato né studiato né lavorato, eppure la amo in maniera viscerale, tanto da considerarla la mia seconda città, dopo Marsala, la mia città natia. Una città in cui passo parte dell’anno. Una città che ho sentita subito mia, affascinato dalla sua aria plurietnica e la sua anima mitteleuropea, dalla sua storia dalle tante vite. Una città che mi ha preso per la sua cultura, per gli intellettuali stranieri che di Trieste ne hanno fatto la loro città come Joyce, Rilke, Stuparich, Stendhal e altri; o per gli intellettuali triestini come Saba, Svevo, Slataper, Magris e tanti altri. Una città che mi ha preso per i suoi molti Caffè dall’aria retrò, fucine di cultura e di storia, per i suoi monumenti e immobili dallo stile Liberty. Per capire meglio l’anima di Trieste, molto complessa e variegata, bisogna, a mio avviso, leggere il Canzoniere di Umberto Saba dove il poeta triestino descrive l’amalgama di fattori che tratteggiano Trieste e i triestini. Cultura che non è stata ed è solo letteraria. È anche musicale e teatrale, penso a Lelio Luttazzi e al teatro Verdi. È anche scienza, penso alla Fisica e alla Sissa (dove mio figlio si è laureato in Fisica Teorica e ha fatto il dottorato di Ricerca). Una città che si identifica con il suo vento, madame la Bora, amata e odiata, persino cantata da vari poeti triestini e non, come fosse un personaggio in carne e ossa. Umberto Saba scriveva “Io amo la Bora scura che ha una buia violenza cattiva nella mia Trieste triste che amare è impossibile e odiare anche.” Oppure Stendhal che asseriva “Non esiterei a mostrare coraggio di fronte ai briganti di Catalogna ma non alla Bora.” Ecco, è questo il mio segreto. E non c’è un angolo speciale perché Trieste è tutta speciale.

Il suo libro, Bora nera è stato premiato come “Libro dell’anno” 2022.  Qual è stata la motivazione della giuria?

Per la mirabile descrizione di Trieste e dei triestini in una trama giallistica sapientemente intrecciata.

Da poco ha pubblicato con Creativa Edizioni il terzo episodio della serie” Le inchieste del commissario De Stefano, Necesse est, ci svela qualcosa?

Quando parliamo di un giallo, un noir o un thriller purtroppo si può dire poco. Quello che posso svelare sono due dettagli: A) In questo episodio al commissario Renzo De Stefano la morte, per la prima volta in tutta la sua carriera, gli arriverà molto vicino, toccandolo profondamente; B) Il tema affrontato in questo caso, e che è, alla fine, il substrato da cui nasce il movente, è una tematica sociale e psicologica insieme.    

Di questa sua opera scrivono:” Un Noir che scava nell’animo dei personaggi, mettendo a nudo i loro punti forti e le loro debolezze”. Qual è la più grande debolezza del Commissario?

L’amore per la moglie. Un amore sincero, profondo e romantico. Una “debolezza” positiva che ritroviamo nella sua vita privata dove non incontriamo più il De Stefano rude e burbero ma una persona dolce e pieno di attenzioni. E poi, le sigarette e i caffè.

E giungo alla mia curiosità iniziale, come e quando nasce il commissario De Stefano nei suoi pensieri?

Avevo già deciso di scrivere dei gialli e mi chiedevo se fosse il caso di inventare un altro ennesimo commissario oppure partorire una nuova figura cui affidare il ruolo di investigatore. In quel periodo mi trovavo a Trieste quando vengo a sapere che il figlio di un mio carissimo amico di Marsala era al primo incarico come commissario di Polizia proprio in quella questura che descrivo nei miei romanzi. Lo andai a trovare e passammo qualche ora insieme. In quel momento e quel giorno nasce il commissario Renzo De Stefano. Un commissario proveniente da Marsala mi è servito per ricordare i tanti Poliziotti e soldati che provengono dal meridione lasciando la propria terra e i propri cari. Un modo per unire sud e nord, scirocco e bora.    

]]>
https://stage.italianinews.com/2024/06/06/intervista-allo-scrittore-salvo-bilardello/feed/ 0
L’ armaru il nuovo libro di Mariacristina Di Giuseppe https://stage.italianinews.com/2024/05/31/l-armaru-il-nuovo-libro-di-mariacristina-di-giuseppe/ https://stage.italianinews.com/2024/05/31/l-armaru-il-nuovo-libro-di-mariacristina-di-giuseppe/#respond Fri, 31 May 2024 19:17:21 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/05/31/l-armaru-il-nuovo-libro-di-mariacristina-di-giuseppe/ Mariacristina Di Giuseppe torna in libreria con la sua nuova opera L’armaru edita da Navarra Editore.

La mia recensione

Alle donne d’amore

al loro talento.

M. Di Giuseppe

L’autrice, tramite particolareggiate descrizioni, sa spingere il lettore a immaginare ogni parola che scorre sul foglio. Ogni passaggio si manifesta visivamente e la lettura diviene viva, proprio come se innanzi a lettore vi fosse un palco e bravi teatranti recitassero ciò che sta leggendo.

Ma conosciamo meglio la storia: tra queste pagine conosceremo Agata, cantante e attrice teatrale. Agata si ritrova a dover vendere la casa dei suoi nonni scomparsi da tempo. Al centro di una stanza trova l’armaru appartenuto alla sua amata nonna. Una collocazione errata per un armadio. Dapprima Agata s’arrabbia e cerca una soluzione, ma col tempo impara a convivere con quella presenza che l’attrae sempre più. “Ha un nonsoché di famiglia”.  E tramite quell’armadio inizia ad avvertire quello stato di nostalgia, di rimorso per quel tempo perso a non respirare l’amore familiare, ed esserne in qualche modo estranea… Ora vorrebbe riavere indietro quel tempo per avvertire ancora la dolcezza dei suoi amati nonni; e questo suo desiderio, che esprime così intensamente, in qualche modo si fa vivo nel suo presente.

I giorni passano, nell’attesa di un compratore, Agata inizia ad avvertire una connessione tra lei e l’armaru, convinta più che mai che all’ interno viva l’anima della sua amata nonna.  Inizia tra loro un dialogo. Agata è una donna in carriera, una cantante solista e attrice teatrale, ma nel contempo è sola; e quel ritrovato senso di famiglia la spinge a ritornare spesso in quella stanza, in quella casa, dove ritrova l’armaru, ingombrante, posto al centro della stanza, troppo pesante da poter spostare. Un po’ come i ricordi spesso così pesanti e faticosi da rimuovere in noi. L’armaru diviene per Agata un affetto importante a cui non vuole rinunciare.

In questa delicata e meravigliosa narrazione l’armaru simboleggia il segreto, il sogno, il ricordo; pian piano i suoi cassetti si apriranno e Agata potrà conoscere meglio la sua amata nonna, e scoprire le tante storie di donne coraggiose che si susseguiranno in queste pagine.

L’autrice ci sorprende e se all’inizio del libro appare una storia divertente per la particolarità di Agata e del modo teatrale in cui si rapporta con il mondo, in seguito la narrazione cambia, diviene intensa a tratti drammatica, e ci riporta uno spaccato di molte vite di donne del passato. In quegli anni difficili in cui la donna non aveva ancora voce, dove ha dovuto sudarselo un posto nella società, e molto spesso da vittima diveniva carnefice per la mentalità di allora. Un avvicendarsi di donne coraggiose che hanno preso strade differenti, ma tutte hanno saputo lottare fino all’ ultimo per ciò che amavano, per ciò in cui credevano.

Tutto ciò avviene tramite la scoperta di vecchie lettere: una corrispondenza serrata tra la sua la sua amata nonna Lena e la di lei amica del cuore, Anita. In queste lettere scopriremo segreti celati tra quelle righe… Conosceremo le varie protagoniste di questa storia, ma soprattutto apprenderemo ancora una volta che l’amore può tutto! Un testo, seppur breve, intenso che racchiude storie di donne con vite difficili che, ancor oggi, troppo spesso, ritroviamo presenti nei fatti di cronaca.

L’Armaru apre un mondo. Apre alla vita alle passioni di Agata che, richiudendolo, capirà che è tempo di vivere libera e leggera, proprio come quei ricordi che ora fluttuano si librano grazie al coraggio usato ad aprire quelle ante e lasciarli volar via senza più prigioni, veti, senza più timore del giudizio altrui.

L’ opera è corredata da diversi testi musicali in vernacolo con possibilità di ascolto tramite un QR-code.

Un viaggio artistico che tra narrativa, musica e teatro ci fa sentire tutto l’amore dell’autrice per la Sicilia che tra queste pagine profuma di donna, di onore, di tradizioni, di forza, di resilienza, di coraggio e di tanta umanità.

]]>
https://stage.italianinews.com/2024/05/31/l-armaru-il-nuovo-libro-di-mariacristina-di-giuseppe/feed/ 0
Intervista alla scrittrice Stefania Chiappalupi. https://stage.italianinews.com/2024/05/30/intervista-alla-scrittrice-stefania-chiappalupi/ https://stage.italianinews.com/2024/05/30/intervista-alla-scrittrice-stefania-chiappalupi/#respond Thu, 30 May 2024 11:43:48 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/05/30/intervista-alla-scrittrice-stefania-chiappalupi/ Stefania Chiappalupi ritorna in libreria, con “L’usignolo e occhi di cielo”.

Un romanzo tratto da una storia vera.

Il bene esiste, Dio è lo stesso per tutti,

cambia solo il modo in cui si è rivelato.

 Stefania Chiappalupi

Mi aggancio a questa sua frase per presentarvi l’ospite di oggi: una donna con una grande umanità, una fede smisurata nel prossimo e nel cielo. Nelle sue liriche riporta spesso in auge la tematica della pace e della fratellanza.

Stefania Chiappalupi, classe 1970, romana di nascita, è una scrittrice e poetessa che attraverso la sua poetica e i suoi romanzi eleva l’amore, l’unione tra popoli, la libertà di pensiero, il no a qualsiasi forma di violenza.

La sua vena poetica sfocia in giovane età, grazie anche alla musica di Renato Zero, che sconvolge piacevolmente il suo animo: “Quel suo essere così diverso dagli altri, così eccentrico, mi illuminò a tal punto da indurmi a scrivere la mia prima poesia: “Uomo”, che a lui ho dedicato.

La sua sensibilità è forte tanto da aprirle la strada alla scrittura: da quel suo primo componimento Stefania è cresciuta, ha maturato la sua identità artistica, a oggi ha all’attivo 4 romanzi e molti importanti riconoscimenti sia per la sua poetica che narrativa.

Debutta come autrice con “Un’occasione unica”, in cui racconta un’esperienza personale che la toccò profondamente, un viaggio in Israele dove venne coinvolta in un attentato. Fu il tempestivo intervento di un sacerdote ad aiutarla fuggire e insieme bussarono alla porta di una di bottega gestita da una famiglia Islamica che non esitò a soccorrerli.

Dopo quel libro ne ha pubblicati altri tre: La ragazza che sognava l’Africa, L’amore tra due mondi, e L’usignolo e occhi di cielo, mi soffermo su quest’ ultimo. Un’opera ricca di contenuti, sempre purtroppo attuali, tratta avvenimenti realmente accaduti a Roma e Napoli, durante la seconda guerra mondiale. Una testimonianza di quanto la guerra, in ogni epoca, è sempre stata, e sarà, portatrice solo di morte e di distruzione! Quante famiglie spezzate, quanti amori mai vissuti, quanti bambini mai cresciuti a causa di questa assurda follia umana. Il libro ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionale.  “Premio del museo” anno 2018. In seguito è stato finalista nel concorso “Casa Sanremo Writers ed. 2019, ho ottenuto il Secondo posto a ex aequo al Premio letterario giornalistico Piersanti Mattarella edizione 2019 e il sesto posto nel concorso “Tra le parole e l’infinito”, the Grand Award to Eccellenze edizione 2021.

La tua prima poesia racconta di un uomo che vive dietro una maschera e alla fine la toglierà per rivelare al mondo intero i l suo vero volto. Portiamo tutti una maschera, secondo te perché?

Innanzitutto permettimi di ringraziarti per la tua intervista. A mio modesto parere sì. La vita sfrenata e competitiva di oggi probabilmente ci obbliga a vivere un po’ tutti dietro una maschera. Anche solo per apparire agli altri come vorremmo essere o semplicemente per essere accettati di più dalla società.

Nei tuoi romanzi: Un’ occasione unica – La ragazza che sognava L’Africa – L’amore tra due mondi e L’usignolo e occhi di cielo c’è ’è una tematica che li accomuna?

I romanzi sono tutti completamente diversi ma hanno un unico denominatore in comune: la donna. Diverse tra loro ma tutte temerarie e combattive.

Sei stata scelta in diversi eventi a scopo umanitario. tra i più importanti “Identità violate” che ha come tema fondamentale la violenza e la violazione dei diritti umani, “Due parole su questa tua esperienza.

“Identità violate” è stato il primo evento a cui sono stata invitata a partecipare e come il primo amore non si scorda mai. Ho un bellissimo ricordo legato a quel periodo, di pace e di solidarietà, Eravamo diversi artisti, ognuno ha partecipato con la propria arte e ci siamo uniti per dire basta alla differenza tra popoli, all’emarginazione nonché alla violenza di ogni genere. È stata un’esperienza che mi ha fatto maturare molto, come artista ma soprattutto come persona. Credo di aver ricevuto molto di più di quanto io abbia dato

Con la tua poesia “L’uomo vestito di bianco”, dedicata a Papa Francesco hai vinto la “Menzione della Giuria” del Premio per la Pace e la Giustizia Sociale XXIX edizione. Un tuo pensiero sul Santo Padre?

Ho una profonda stima del Santo Padre, credo che in lui sia rimasta l’umiltà di quando era un semplice sacerdote e non per niente mi piace definirlo “Il sacerdote del popolo.”

Qual è il tuo rapporto con la fede?

Sono molto credente, frequento la parrocchia e sono catechista. La fede mi è stata trasmessa dalla mia nonna materna. Credo in Dio e credo in nostro Signore Gesù, ma sono fermamente convinta che la Chiesa sia molto lontana dagli insegnamenti che Gesù ci ha lasciato. Alle volte penso che se lui tornasse sulla terra la sua Chiesa non la riconoscerebbe.

Nel tuo romanzo d’esordio “Un’occasione unica” riporti su carta un’esperienza vissuta, durante un attentato a Gerusalemme, decidi di scrivere quest’opera per ringraziare una famiglia israeliana che ti soccorse.  Dopo quella vicissitudine è cambiato il tuo modo di vedere la vita?

È un’esperienza che mi ha toccato molto e sinceramente ha forgiato il mio carattere. Dopo quella notte ho capito il vero significato della fratellanza che scavalca ogni confine di razza e nazionalità. Il bene puoi riceverlo da una persona sconosciuta e che non rivedrai più ma con cui rimarrai legato per sempre da quel filo impercettibile chiamato vita.

“L’usignolo e occhi di cielo” è il tuo nuovo romanzo, cosa ti ha spronata a trattare proprio questo tema così doloroso?

Mia nonna, quando era ancora in vita, aveva manifestato il desiderio di scrivere un libro sui suoi ricordi legati alla guerra. L’aveva vissuta, si era trovata faccia a faccia con la morte tante volte e aveva nel diario della memoria tantissimi avvenimenti realmente accaduti durante quegli anni che valevano la pena di essere raccontati. Io credo semplicemente di aver realizzato un suo desiderio.

Alexander Berkman (1870-1936) definì la guerra come un’obbedienza cieca, sconsiderata stupidità, brutale insensibilità, sfrenata distruzione e irresponsabile massacro. Un tuo pensiero?

A mio avviso la guerra è solo un capriccio dei potenti. Non ci sono né vincitori né vinti, ma solo morte e distruzione.

C’è un fondo di verità in questo tuo libro, chi sono i veri protagonisti da cui hai preso ispirazione?

In primis i protagonisti principali Caterina e Alessandro sono ispirati alle figure dei miei nonni materni. Caterina, come mia nonna, desiderava prendere i voti ma venne rifiutata dall’istituto in cui aveva inoltrato domanda di noviziato e fu così che in seguito conobbe mio nonno e se ne innamorò. Alessandro è descritto esattamente come mio nonno. Un giovane borghese che sognava di diventare ingegnere ma per ubbidire al volere della famiglia accettò il lavoro continuando a studiare all’università. Nel frattempo sposò mia nonna ma dopo l’arrivo della guerra lui dovette abbandonare tutto e partire alla volta di Cefalonia. Inoltre nel libro ho voluto raccontare la storia di Vittorio, morto durante il bombardamento a Roma del 19 luglio 1943, mentre insieme alla sua fidanzata Clara, prestava servizio come volontario presso l’ospedale Umberto I. Ho voluto inoltre ricordare Ornella, una cugina di mio papà, la cui giovane vita è stata spezzata prematuramente a causa della ferocia nazista e Stella piccolo fiore volato in cielo troppo presto, di cui il corpo è stato dilaniato da una bomba, lasciando solo un misero ciuffo di capelli biondi. Ciuffo che ancora oggi la sua famiglia conserva in sua memoria.

Caterina la protagonista del tuo romanzo desidera ardentemente diventare suora, ma la mancanza di dote non glielo permette. Fede e denaro sono un abbinamento alquanto difficile da accettare.  Una tua considerazione.

Non è facile accettare un rifiuto del genere e non lo è stato facile nemmeno per mia nonna. Fino alla sua morte continuava a ripetere di quanto non fosse stato giusto il rifiuto da parte del convento. Come ho già espresso credo che la chiesa ancora oggi è lontana dagli insegnamenti di nostro Signore. La chiesa ha il dovere di accogliere tutti i credenti senza nessuna distinzione di ceto sociale ma non è così. Forse adesso, in assenza di vocazioni, le cose stanno cambiando ma non so se arriveremo mai a una vera conciliazione tra fede e denaro.

Quale messaggio vorresti che arrivasse, attraverso queste pagine, al lettore?

Vorrei lanciare un messaggio di speranza: la vita anche la più disperata vale sempre la pena di essere vissuta.

Un sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe vedere realizzare questo libro in una rappresentazione teatrale e portare mia mamma in prima fila ad assistere allo spettacolo. Non so chi delle due sarebbe più emozionata.

]]>
https://stage.italianinews.com/2024/05/30/intervista-alla-scrittrice-stefania-chiappalupi/feed/ 0
 Intervista alla scrittrice Mariacristina Di Giuseppe https://stage.italianinews.com/2024/05/19/intervista-alla-scrittrice-mariacristina-di-giuseppe/ https://stage.italianinews.com/2024/05/19/intervista-alla-scrittrice-mariacristina-di-giuseppe/#respond Sun, 19 May 2024 18:49:40 +0000 https://stage.italianinews.com/2024/05/19/intervista-alla-scrittrice-mariacristina-di-giuseppe/ Il dolore ti trasforma; a volte ti offre un gradino per elevarti,

per guardare le cose della vita da un altro punto di vista.

Come scrivo ne “L’armaru”,

L’esperienza si nutre d’emozioni, di attimi di creazione che crescono e ci portano a comprendere il nostro cammino. L’ospite di oggi muove i primi passi nel mondo artistico tramite la fotografia: l’arte di saper cogliere l’attimo e renderlo immortale, imprimendolo su carta, e ciò l’accomuna alla scrittura anch’essa imprime parole rendendole eterne su pagina. Scrivere è saper comunicare appieno il proprio pensiero, saper donare emozioni che poi, grazie alle parole, verranno trasmutate in vari settori artistici: che si parli di un soggetto teatrale, un testo musicale o di un romanzo.  La scrittura compie quel passaggio necessario affinché arti diverse possano realizzare il loro intento. L’ospite di oggi in questo eccelle! Ha un bagaglio di esperienze lavorative importanti e dopo essersi cimentata nel campo fotografico, realizzando cover, booklet e manifesti per diversi artisti, tra i quali Edoardo De Angelis, Sergio Endrigo, Bruno Lauzi, Ennio Morricone, Clara Murtas, Tosca.

L’esperienza la porta a scoprire in sé l’attitudine a una particolare forma di scrittura, “sospesa tra la cifra poetica e il fluire della prosa”. Questo apre in lei nuove strade lavorative che nel tempo la porteranno a importanti collaborazioni e grandi soddisfazioni.  Dedita alla scrittura, si cimenta in vari campi artistici che vanno dalla stesura di testi teatrali, musicali, alla figura di paroliera per artisti di calibro come Edoardo De Angelis, Amedeo Minghi, Neri Marcorè, Milva, Antonella Ruggiero.   

Ma conosciamola nel dettaglio: romana di nascita, classe 1970, compie gli studi classici e quelli accademici di carattere storico-politico coltivando, parallelamente, una grande passione per la fotografia. È autrice degli interventi di scrittura, offerti alla voce di Tosca, per il teatrale musicale Altre emozioni – Omaggio a Sergio Endrigo, nella serie di concerti andati in scena con l’Orchestra Sinfonica e Coro del Friuli Venezia Giulia. In seguito, è chiamata a scrivere pagine destinate a voci recitanti, tra canzone e canzone, nella produzione del Teatro Massimo di Palermo Summertime – Ninnananne dalla Sicilia e dal Mondo, con la partecipazione di Antonella Ruggiero e dell’Orchestra Sinfonica residente. Nel 2009 scrive con Edoardo De Angelis, su musiche di Valter Sivilotti, i testi del balletto. Voglio essere libero ispirato alla vita di Rudolph Nureyev, presentato nello stesso anno al Mittelfest di Cividale nel Friuli e al Myth Fest di Positano. Queste esperienze la conducono a cimentarsi nella stesura di alcuni testi di canzoni per Edoardo De Angelis, e in uno dei lavori discografici dell’artista romano, la sua lirica “Spasimo” è prestata alla caratteristica voce di Andrea Camilleri. Collabora, inoltre, alla scrittura di testi per Amedeo Minghi, Neri Marcorè, Milva, Antonella Ruggiero. Nel 2014, il romanzo Sale di Sicilia affidato ai tipi di Navarra Editore, segna il suo esordio nel mondo della narrativa. Nel dicembre 2019, vede la luce il suo secondo romanzo, Maremmana, affidato anch’esso ai tipi e alla cura di Navarra Editore. È uscito da pochi giorni per la Navarra Editore il suo nuovo romanzo: “L’armaru”, adattamento del teatrale omonimo nato da un’idea condivisa con Laura Mollica. Di ambientazione siciliana, il romanzo contiene, in forma di QR code, canzoni del repertorio tradizionale e contemporaneo dell’Isola, affidate alla voce di Laura Mollica e agli arrangiamenti del maestro Giuseppe Greco.

E come potete ben immaginare c’è davvero tanto oggi da dire e da scoprire insieme a questa artista della parola. E sono davvero curiosa di conoscerla meglio; e allacciandomi alla sua Lirica “Spasimo”, recitata da Camilleri, estrapolo questo verso: “Punto le gambe, predispongo il cuore, bilancio occhi e respiro”. In queste parole mi sorge una curiosità… che mi toglierò in questa intervista.

Innanzitutto, la ringrazio di essere qui e le chiedo: come è nata in lei la passione per la fotografia?

È stata la prima forma d’arte che mi ha chiamato alla creazione. Durante un’uscita didattica, in terza elementare, con la mia Polaroid in spalla, ho varcato la soglia di Castel Sant’Angelo e, contestualmente, quella del fantastico mondo della fotografia. Ricordo ancora il primo scatto di quella giornata così inaspettatamente significativa. Mi sentivo grande. Il canto delle sirene della fotografia lo avevo sentito molto tempo prima, quando da ancor più piccola osservavo mio padre curvo sulle vasche di sviluppo e fissaggio, nella magia della camera oscura. Era il suo hobby. Realizzava stampe da regalare alla famiglia e agli amici e costruiva, cartoncino dopo cartoncino, immagine dopo immagine, la casa dei ricordi comuni. Era tutto bellissimo.

Tra i vari lavori eseguiti in campo fotografico, quale l’è rimasto particolarmente nel cuore?

Prediligo realizzare ritratti ambientati, fotografare le persone che si muovono in un contesto ben preciso. Mentre si rapportano a esso, che sia il luogo di lavoro, la propria dimora, la natura, o altro, ci svelano qualcosa di sé, oltre la consapevolezza. In questo modo si fotografano tre soggetti: la persona, il contesto, e la relazione tra i due. È un modo di raccontare il loro “stare al mondo”; è una forma di narrazione che può dire tanto senza l’uso di parole. Per rispondere più puntualmente alla tua domanda direi che li amo tutti, anche quelli più faticosi, noiosi, meno riusciti. Li sento come paragrafi di un unico romanzo… e non è retorica.

Dopo l’esperienza in campo fotografico, la scrittura diviene parte integrante della sua vita.  Qual è stato il primo scritto che l’ha spinta continuare in tale direzione?

Banalmente… una poesia scritta guardando il mare da un affaccio di un albergo. Era già adulta. Mai, prima di allora avevo pensato di scrivere in termini creativi. Quel giorno è accaduto qualcosa di particolare. Mentre scrivevo sentivo l’emozione scorrermi nelle vene. Fu un evento inaspettato e lietissimo. Era una poesia sul mare. La penso sempre con tenerezza.

 L’immagine, quanto la parola, sa comunicare; nel suo comporre quanta ispirazione prende dall’ immagine, da ciò che la circonda?

Tantissima. Scrivo per immagini. Ho portato il mio amore per la fotografia dentro questa dimensione espressiva in modo naturale, inevitabilmente direi. Siamo somme di esperienze, e viaggiamo con bagagli sempre più corposi. Abbondo nelle descrizioni di personaggi e di luoghi proprio per fornire elementi utili all’immaginazione del lettore, che pur in assoluta libertà, vorrei avesse comunque qualcosa della mia… Offro fotografie di luoghi e persone sotto forma di parole.   

Ha collaborato come paroliera per grandi nomi della musica italiana.  Tra le canzoni scritte ce n’è una che sente più vicina alla sua persona?

“Mamèn”, la prima con un mio testo integrale, a seguire “Sale di Sicilia” e “Spasimo”. Una triade che amo particolarmente. La prima è contenuta in Historias di Edoardo De Angelis, e le altre due in “Sale di Sicilia”, sempre di Edoardo De Angelis. Un lavoro corale che condivide il titolo con il mio primo romanzo e che contiene l’omonimo brano scritto da me e da Edoardo De Angelis, con versione siciliana di Francesco Giunta. Spasimo è, invece, una piccola suite che contiene, tra le altre mirabili cose, un mio testo letto da Andrea Camilleri, e a seguire un frammento di Stranizza d’amuri cantata da Franco Battiato su un tappeto di zampogna.  

Secondo lei qual è la canzone più bella di tutti i tempi?

Fatico davvero a sceglierne una nel bel mazzo di rose. Questa volta, però, voglio accontentarti. “Across the Universe” dei Beatles. Subito dopo almeno altre dieci… 

Nel 2009 scrive con Edoardo De Angelis, su musiche di Valter Sivilotti, i testi del balletto. “Voglio essere libero ispirato alla vita di Rudolph Nureyev”, presentato nello stesso anno al Mittelfest di Cividale nel Friuli e al Myth Fest di Positano. Un aneddoto di questa sua esperienza.

Il mondo del balletto è una galassia a sé stante. È stato come avere un passaporto per lo spazio. Ne sono entrata e uscita in punta di piedi. Quando a Positano ho guadagnato il palcoscenico per gli applausi finali mi sono sentita fuori luogo, una profana ospitata in una cattedrale. È un mondo magico, abitato da grandi professionisti, che sembrano vivere una vita diversa dalla nostra, in un altrove. Onorata di aver avuto questo punto di contatto.

Definiscono la sua scrittura come sospesa “tra la cifra poetica e il fluire della prosa”. Il saper fluire è forse la parte più difficile per un narratore, nella sua esperienza quanto conta scrivere in modo fluido ed efficace?  

Fluisco da un genere all’altro o, meglio, spesso rimango sospesa tra i due. Quanto ad avere una scrittura fluida, non ne sarei così sicura… Sono un po’ manzoniana, non per scelta ma per natura.  I miei pensieri sono ricchi di subordinate, e tendo a trasferirle anche nella scrittura. Scrivo come penso, con un po’ di labor limae, certamente, ma neanche troppo.

Charles Bukowski alla domanda “Che differenza c’è tra poesia e prosa?” rispose: “La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ci mette un bel po’”. Una sua considerazione.

Tutto sommato, sottoscrivo…

Pubblica il suo primo romanzo nel 2014 “Sale di Sicilia” edito da Navarra Editore, con la prefazione di Neri Marcorè. Da dove è nata l’idea di questo titolo?

Basta guardare i siciliani negli occhi per capire da dove venga il titolo. Il sale che hanno nell’aria, lo respirano e lo restituiscono con grande generosità di sentimento e intelletto. La Sicilia ha condito la mia esistenza.  

Sia in “Sale di Sicilia”, sia nel suo secondo romanzo “Maremmana”, editi entrambi da Navarra Editore, il cambiamento di vita appare la chiave per riprendersi dal dolore. Spesso vedere la vita sotto un’altra prospettiva, seppur il nostro inconscio sia dolorante, può condurci ad una apertura ad un nuovo inizio. Questo è anche il caso di Vittorio, protagonista di Sale di Sicilia e Lorenza, protagonista di Maremmana?

Il dolore ti trasforma; a volte ti offre un gradino per elevarti, per guardare le cose della vita da un altro punto di vista. Come scrivo ne “L’armaru”, da una caduta, da un “culo a terra” ci si può rialzare e ripartire con determinazione. I momenti difficili sono passaggi che vorremmo evitarci, ma quando non è possibile, meglio pensare di viverli come opportunità di crescita. Come si dice, nel buio si possono vedere meglio le stelle.  È proprio così.

Da pochi giorni è uscito il suo nuovo libro. “L’armaru” edito da Navarra Editore.  Ho avuto modo di leggerlo e amarlo, e le chiedo: tra le figure femminili di questo suo bellissimo romanzo, si sente più affine ad Agata o Anita?

Direi Anita. Non l’ho descritta pensando a me, ma tra le due figure è quella che con me ha più punti di contatto.

La figura della nonna nella sua vita è stata importante?

Importantissima. Non c’è più da tanti anni, ma è sempre con me. Un riferimento affettivo continuo. Una campana di vetro che mi conforta, dalla quale non voglio uscire.

In questo suo romanzo ci trasporta in storie di donne coraggiose, combattive, legate alla famiglia e pronte a tutto per proteggerla. Contro però una società che non dà loro voce … A oggi la situazione in molti paesi del mondo è ancor molto simile allo spaccato che lei narra. Una sua considerazione.

La nostra è una società ancora profondamente maschilista. La cura della famiglia e degli affetti è quasi esclusivamente delegata alle donne, che per ottemperare a ciò devono per forza di cose sacrificare altri aspetti della loro esistenza, se non l’esistenza stessa. Ci vorrebbe più equilibrio, ci vorrebbero più opportunità pensate su misura per le donne, ma anche per gli uomini che volessero occuparsi di più di questo aspetto familiare. La cura è un aspetto importante e meraviglioso da praticare senza che sia richiesto spirito di abnegazione o annullamento di sé. Se non hai gli strumenti adeguati, alla fine ti convinci che quella sia l’unica via, e non riesci, in ragione di ciò, ad attivare un pensiero laterale.

Come è nata l’idea dell’armadio? L’armaru.

L’armaru nasce da uno spunto lanciato da Laura Mollica, un’artista siciliana che stimo moltissimo. La prima stesura è nata per il teatro. Dopo anni, Laura voleva mettersi di nuovo in gioco come attrice, e pensava che il mio mondo, il mio modo di scrivere, il mio sentimentalismo potessero accostarsi alla sua espressività sanguigna. Mi ha chiesto, così, un testo con dentro una Sicilia al femminile, un testo che parlasse di sentimenti e società. Un testo che trattasse di donne ma si rivolgesse a tutti. 

E giungo alla mia curiosità iniziale: “Punto le gambe predispongo il cuore, bilancio occhi e respiro”. In questo verso, tratto dalla sua lirica “Spasimo”, le interpretazioni sono tante… Le gambe salde alla terra e il cuore che si apre al cielo… e quel lanciarsi nell’ ignoto: occhi e respiro. Quanto razionalità e sogno lottano nei suoi giorni e quale delle due parti vince?

È una bella contesa. Diciamo che pratico una razionalità sentimentale, che lascia posto al sogno. 

Maggiori info sull’ autrice, sul suo sito

]]>
https://stage.italianinews.com/2024/05/19/intervista-alla-scrittrice-mariacristina-di-giuseppe/feed/ 0