rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6131metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6131newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6131Con una straordinaria celebrazione del talento e dell’eredità familiare nel jazz italiano, Minafra junior dedica, così, un nuovo capitolo del progetto “Lost Tapes” al padre Pino con un cd uscito a partire dal 20 novembre su tutte le piattaforme digitali.
È questa una pubblicazione che ripercorre il decennio che ha plasmato la visione artistica di Pino Minafra, dagli esordi nella musica corale e bandistica pugliese fino ai primi passi nel jazz internazionale. Attraverso registrazioni rare e inedite, recuperate con dedizione e fatica da Livio, emerge una visione del jazz che affonda le sue radici nel contesto culturale europeo, slegata dalle canoniche influenze d’oltreoceano e perfettamente integrata nella storia musicale della Puglia.
Il progetto Lost Tapes è nato da un’idea di Livio Minafra nel 2017. Ogni volume della serie è una scoperta, e questo omaggio a Pino Minafra riavvolge il nastro alla ricerca dei primi passi di un artista che ha contribuito a dare forma al jazz europeo. Di esso ce ne parla nel dettaglio in questa intervista.
Come nasce l’ispirazione per il progetto Lost Tapes?
Franco Chiarulli, un gommista. Eravamo a metà degli anni 2000 a Ruvo di Puglia ed io ero lì per la revisione della macchina. Si rivolge a me in dialetto locale:
– Vìnə dò, Mənà, vìnə dò. Vìnə a səndèjə. (Minafra, vieni qui a sentire!) Mi avvicino. Lui era seduto in una vecchia Fiat Uno e stava maneggiando il vecchio stereo a cassetta.
– Vieni, ascolta!
Parte la Musica.
– U gìezzə. E mò secondo tàikə, ci è ka stè a sənò? (Il Jazz! E ora, secondo te chi sta suonando?)
Preso alla sprovvista ma identificato in linea di massima lo stile cominciai a fare dei nomi: Duke Ellington? Fletcher Henderson? Count Basie? Ma più ne dicevo e più lui rideva fino a che, come una mitraglietta disse:
– Kìsse sò Mimì Laganàrə cu Zənghənnìddə au kondràltə, Pipùccə au tenòr e Menghìne Saullə a la trùambə. (Questi sono Mimì Laganara con Zənghənnìddə (Enzo Lorusso) al sassofono contralto, Pipuccio Pellicani al tenore e Menghino Saulle alla tromba). Orchestra di Bisceglie. Anni ’50.
Rimasi a bocca asciutta. Possibile?
Avevo sentito parlare da mio padre di alcuni musicisti che nel dopoguerra si erano distinti. Erano di Ruvo ed erano nati nella banda. Un certo Santino Tedone aveva persino suonato in Rai. Ma più di tanto non avevo approfondito. Passarono gli anni. Arrivò il 2017, il 16 ottobre 2017. Di notte sognai Pinuccio De Leo, musicista di Ruvo, che mi diceva: – Fai presto. Pinuccio De Leo era stato compagno di mio padre nei primi giri dei night club a fine anni ’60 in Medio Oriente. Lui suonava il sax tenore, mio padre la tromba. Avevano girato Libano e Persia, prima che divenisse Iran. Con Pinuccio ci salutavamo ma non c’eravamo mai più di tanto intrattenuti a parlare, né tantomeno c’era una forte amicizia. A maggior ragione perché era venuto in sogno e cosa aveva voluto dirmi? Mi tornò in mente quell’episodio dal gommista Franco e decisi di fare qualche ricerca su questi musicisti di cui avevo sentito solo parlare da persone dai 70 anni in su. L’idea fu di fare delle interviste ad alcuni di loro viventi, o ai figli, per scoprirne di più. Nacque in quel momento il docufilm Iazz Bann, che vedrà la luce 5 anni dopo. Ma perché Pinuccio mi era venuto in sogno? Perché proprio lui? Lo andai a trovare e scoprì che… proprio il giorno in cui l’avevo sognato, gli avevano diagnosticato un male, che in effetti alcuni mesi dopo se lo portò via. Mi aveva dunque voluto mandare un messaggio con l’inconscio? Ma perché proprio a me? Cominciai allora da Enzo Lorusso. Un musicista prodigioso, dicevano. Franco Lorusso, il fratello, me ne aveva sempre parlato. Così lo andai a trovare. Lessi subito in lui gioia per le ricerche che intendevo intraprendere ma anche dello scetticismo. Il fratello era morto da 51 anni… cosa mai avrei potuto recuperare e ricostruire? Partirono in quel momento una serie di ricerche che nella mia mente erano tutte aghi nei pagliai, quasi impossibili da trovare. Poi non sono riuscito più a fermarmi. Era come se questi spiriti, dapprima infastiditi di essere disturbati innanzi al loro placido oblio, avessero poi riconsiderato le mie intenzioni e mi avessero quindi cominciato a mandare segnali, indizi e tanto altro sulla mia strada, sulla mia vita, che non sarebbe stata più quella di prima. Ed ecco Lost Tapes, i nastri perduti, con Simone De Venuto, Angapp Music, mio vecchio alunno. Storie di uomini, storie di tempi che furono, delle nostre origini, storie di povertà, speranza, vitalità e professionismo… che non andava fatto morire due volte. Perché la morte tocca a tutti, ma l’oblio è una nefandezza dell’uomo e non del Creato.
Tre aggettivi per definire Lost Tapes vol 21?
Antico, moderno, necessario.
Quanto è importante per lei diffondere con il progetto Lost Tapes la cultura del jazz europeo?
In realtà sul Jazz Europeo ho scritto un libro assieme a Ugo Sbisà, di nome “Jazz Europeo, non di solo passaporto”, edito Digressione, perché in Europa abbiamo amato il jazz ma molti hanno saputo/voluto integrarlo alla propria cultura facendone diventare qualcos’altro. Jan Garbarek, Misha Alperin, Gianluigi Trovesi, Enrico Rava… Con Lost Tapes invece vado alla ricerca di nastri perduti di artisti dimenticati, dei quali non c’è nulla. Parlo della comoda, pigra ma efficace ricerca YouTube, Google, Spotify… e così colmo un vuoto culturale. Guardi, tra fare una guerra e dimenticare un artista non c’è differenza. Vi è carenza di esercizio di memoria in entrambi i casi.
Quando e come emerge la sua passione nei confronti della musica?
Da piccolo, figlio di musicisti, cresciuto a pane e musica!
Quanto è importante il costante studio e la sperimentazione per lei?
Importante studiare. Fondamentale creare per trovare sè stessi. E invece assisto ancora a ciò che io definisco il “conformismo didattico”. Siamo ancora lontani da e-ducere, educare veramente, ovvero tirare fuori. Ecco perché per me abc, storia ed invenzione. Fin dalla prima lezione, perché se si pretende di inventare dopo aver imparato… la mente risulta satura e incapace di giocare.
In che misura il talento di suo padre l’ha motivata nel perseguire la sua carriera artistica?
Anche mi madre suona. Clavicembalo. In repertori barocchi e contemporanei. Mio padre invece, jazzista e sperimentatore. In questo senso mia madre mi ha incoraggiato a formarmi (ho oggi 4 lauree musicali) mentre mio padre mi ha insegnato a coltivare un pensiero compositivo. E questo provo a fare in Conservatorio. Ma purtroppo, assomigliare a dei modelli è ancora forte come tentazione, piuttosto che… assomigliarsi.
Nel corso della sua carriera lei ha stretto diverse collaborazioni con grandi musicisti. Una collaborazione che l’ha segnata più di tutti e perché?
Ho suonato con Louis Moholo, con Bobby McFerrin, con Jerry Gonzalez… ma la “collaborazione” che più mi ha segnato mi vedeva infante alle prese col gruppo di mio padre negli anni ’80, con Antonello Salis al pianoforte. Quella forza della natura a 3, 4, 5 anni mi ha colpito per sempre. Una musica sulfurea, roots ma anche delicata, che mi ha segnato per future visioni.
Un consiglio che darebbe ad un giovane musicista che vuole emergere nel panorama jazz italiano…
Fare i conti con la sua geografia sonora e solo dopo unire la modernità più sfrenata. Amo Renaud-Garcia Fons perché si sente il flamenco; amo Gabarek perché sento le steppe; amo Galliano perché si sente la Francia. Tutto il resto è globalità? No, tutto il resto è Findus.
]]>Le storie dell’elfo Socrate sono diventate un libro, ora in libreria con Gallucci editore, mentre le nuove avventure si possono ascoltare nel podcast di Storielibere.fm dal primo dicembre su tutte le app di ascolto.
Elisa Giordano per le sue storie e per il suo protagonista è partita dalla tradizione dell’Elf on the shelf, un elfo birichino e furbetto che su incarico di Babbo Natale entra far parte di una famiglia durante il periodo natalizio.
Ma a differenza dell’originale, l’elfo creato da Elisa Giordano, non ha un atteggiamento giudicante e vendicativo: si chiama Socrate, e con il filosofo greco ha in comune la saggezza e la sagacia. Si discosta dal giudizio di “bravi” o “cattivi” bambini e affronta i piccoli problemi quotidiani paragonandoli a ciò che avviene nel regno di Babbo Natale. Socrate ha la capacità di ridimensionare la gravità delle diverse situazioni con le sue proverbiali perle filosofiche.
É un personaggio buffo, apparentemente burbero, ma capace di creare empatia con i bambini stimolando la loro curiosità perché “esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza” senza mai diventare saccente (proverbiale il suo “so di non sapere”).
In ogni storia è inserita una citazione filosofica o il nome di un personaggio realmente esistito nella vita del filosofo (es: Meleto che nelle storie interpreta l’elfo antagonista di Socrate) che possono essere colti dai genitori più attenti. È un vero e proprio podcast da ascoltare insieme, grandi e piccoli.
Per ascoltare L’elfo Socrate
Ascolta su Spotify: https://bit.ly/elfosocrate_spoty
Ascolta su Apple podcasts: https://bit.ly/elfo_socrate_apple
Ascolta su Amazon music: https://bit.ly/elfo_socrate_amzn
Ascolta su storielibere.fm: https://storielibere.fm/lelfo-socrate/
Elisa Giordano si occupa di comunicazione, in particolare di eventi culturali. Parla, parla, parla e perde sempre la voce. I suoi bimbi, però, vorrebbero ascoltare cinque, dieci, cento storie, meglio se è la mamma a leggerle.
Per questo motivo nel 2020 ha creato il suo podcast casalingo “Storie senza paura”, un progetto che accontenta entrambi: preserva le corde vocali della mamma e asseconda i desideri di Zeno e Nina, i suoi figli, puntando l’attenzione sulla positività e sui buoni pensieri. E se prima erano in due ad ascoltare questi racconti, oggi il podcast ha superato i 650.000 download con una media di circa 20.000 ascolti al mese pur pubblicando solo nel mese di dicembre. Il libro dell’Avvento dell’elfo Socrate è una raccolta degli episodi più apprezzati nelle tre stagioni esistenti: in questo modo i bambini potranno leggerle in autonomia o saranno i genitori con la propria voce a raccontare le avventure dell’elfo.
]]>
Il menù completo, di 28 giorni, è presente nel suo nuovo libro “Stop reflusso e gastrite” (Edizioni Lswr) e prevede anche l’applicazione di alcune semplici regole, che andrebbero sempre rispettate.
Scopriamo insieme le strategie per combattere gastrite e reflusso che ci consiglia la Dottoressa Missori:
– Seguire la regola 80:20: la dieta anti reflusso e anti gastrite deve essere seguite per l’80% della propria giornata, concedendosi il 20% di flessibilità senza compromettere il benessere.
– Gestire gli spuntini con attenzione: inserirli solo se necessario, in caso di fame o calo di energie. Non aggiungerli per abitudine.
– Non riempire lo stomaco oltre il 60-70%: evitare di sentirsi pieni o gonfi dopo i pasti, per ridurre il rischio di reflusso e facilitare la digestione.
–Usare metodi di cottura adeguati: preferire pentole in acciaio inox, ghisa, coccio o pyrex. Evitare le cotture lunghe e pentole antiaderenti, che possono alterare la qualità degli alimenti.
– Evitare pasti liquidi e cremosi di sera: questi alimenti possono peggiorare il reflusso notturno. Cenare almeno 3-4 ore prima di andare a dormire per migliorare la digestione.
– Bere tisane con cautela: in inverno, prediligere tisane tiepide come quelle alla malva, biancospino o passiflora, per lenire la mucosa gastrica. Evitare tisane troppo calde o contenenti camomilla o tè, che stimolano la secrezione gastrica.
– Preparare stomaco ed esofago alla digestione:
Prima dei pasti, sorseggiare acqua tiepida con limone, pompelmo o aceto di mele per rilassare gli spasmi esofagei e favorire la digestione.
– Mangiare lentamente e masticare bene: la masticazione lenta arricchisce il cibo di enzimi salivari, facilitando la digestione e riducendo irritazioni all’esofago.
– Fare torsioni dopo i pasti: eseguire leggere torsioni del busto aiuta a favorire il lavoro dello stomaco e ridurre la formazione di aria e reflusso.
Ecco tre giornate-tipo con il menù invernale
GIORNO 1
Colazione. Una fetta di pane a lievitazione naturale non tostato condita con olio e succo di limone + 1 uovo cotto in acqua + salvia + 1 tisana alla malva (no caffè, nemmeno decaffeinato, no caffè di cicoria). In una padella, aggiungere un fondo di acqua, appena bolle, sgusciare l’uovo e cuocere coperto per 2-3 minuti, posizionando la salvia sulla superficie.
Pranzo. Insalata di indivia cruda, mela a fettine, mandorle, condita con olio d’oliva e aceto di mele + un filetto di merluzzo in padella condito con succo di limone. In una padella scaldare un giro d’olio, cuocere il merluzzo ambo i lati, condire con succo di limone.
Cena. Petto di pollo alla griglia condito con succo di limone o pompelmo con verdure miste al vapore condite con olio e aceto di mele + riso lungo condito con olio extravergine d’oliva e limone.
Cuocere le verdure con la vaporiera e lasciarle croccanti, evitare la bollitura, rende più difficoltosa la digestione. Bollire il riso in abbondante acqua dopo averlo tenuto in ammollo, sciacquare il riso dopo la cottura (per ridurre amido e indice glicemico) e condire da tiepido. Consumare come ultima portata.
Spuntino. 5-10 mandorle + 1 fetta di pane a lievitazione naturale non tostata, se necessaria.
GIORNO 2
Colazione. 1 fetta di pane a lievitazione naturale non tostato con burro chiarificato biologico (ghee) e succo di limone + prosciutto crudo + tisana alla malva (no caffè, nemmeno decaffeinato, no caffè di cicoria).
Pranzo. Broccoli al vapore (cucinati doppi per il giorno 3) conditi con pinzimonio + ceci già cotti decorticati conditi con olio e rosmarino. Se non tollerati sostituire con uova o pesce.
Cena. Uova strapazzate con burro chiarificato (ghee), accompagnate da riso lungo e carote al vapore.
Spuntino. 5-10 olive verdi o nere + mezza fetta di pane a lievitazione naturale se necessario.
GIORNO 3
Colazione. Una fetta di pane a lievitazione naturale non tostato condito con olio e limone + uova strapazzate nel burro chiarificato e condite con succo di limone + tisana alla malva (no caffè, nemmeno decaffeinato, no caffè di cicoria).
Pranzo. Insalata di quinoa con avanzo del broccolo del giorno prima, mela a pezzetti e valeriana condita con olio extravergine d’oliva, succo di limone, olive e capperi.
Cena. Petto di tacchino in padella condito con succo di pompelmo o limone, indivia saltata in padella con un filo d’olio e un pizzico di sale + una fetta di pane a lievitazione naturale non tostato.
Spuntino. 1 mela a fettine condita con succo di limone + 5-7 mandorle.
]]>
Le persone gentili sono virtuose e consolidano con estrema facilità relazioni amicali durature e significative. Secondo alcuni studi psicologici recenti il livello di gentilezza di ogni uomo dipende dai suoi caratteri ereditari. A studiare il sorprendente legame tra gentilezza e genetica è stato il team di ricercatori dell’Università del Connecticut che ha individuato gli individui nati con una copia di una variante del gene alcol- deidrogenasi 4 (Adh 4).
Nel corso delle loro analisi i ricercatori hanno scoperto che tale gene è il responsabile della gentilezza. In altri studi sul genoma umano gli scienziati hanno scoperto altri geni che contribuiscono a rendere le persone gentili. Studi svolti su gemelli identici hanno confermato che questa dote è ereditata per il 40% circa. La parte restante invece è determinata da altri fattori che subentrano durante l’esistenza dell’individuo come l’educazione e l’ambiente nel quale cresce.
Le persone gentili hanno maggiore empatia. Tendono infatti ad essere amichevoli, disponibili e affidabili. Vanno d’accordo con tutti e questo apporta loro un vantaggio sia nella vita privata che in quella professionale. Grazie alla gentilezza ci sia adatta facilmente a qualsiasi contesto sociale.
Anche nell’ambito familiare contare su un genitore gentile è di fondamentale importanza durante la crescita perché i genitori gentili sono degli ottimi motivatori e sono in grado di trasmettere ai propri figli ottimismo, sostegno e senso di protezione. Al contrario i genitori scortesi tendono a reagire in maniera esagerata e si sentono frustrati dai loro figli. Ciò aumenta il senso di insicurezza e ansia nei confronti del mondo di quest’ultimi. Se siete gentili sarete anche più resilienti e saprete cavarvela anche nelle situazioni difficili o tragiche.
Essere gentili fa persino bene alla salute e si associa a migliori condizioni di benessere della persona. Significativi rapporti sociali rendono più giovani le persone e le motivano a rimanere in forma. Le persone gentili sono infatti meno inclini all’obesità e al sovrappeso. Le relazioni stabili e significative di cui godono le persone gentili infatti riducono il rischio di malattie cardiache, diabete, morbo di Alzheimer e altre condizioni legate all’età.
Gary Small, noto esperto in neuroscienze e comportamento umano, docente di psichiatria e direttore dell’UCLA Longevity Center ha dedicato un intero capitolo del suo libro “La scienza della personalità” (Feltrinelli Urra), scritto con Gigi Vorgan, alla tematica della gentilezza. Grazie alle sue ricerche accurate ci fornisce degli utili consigli per allenare la nostra gentilezza ogni giorno:
– Esprimetevi: la migliore gentilezza implica la capacità di non concordare con qualcuno senza ricorrere ad insulti o a reazioni intense. La rabbia e i sentimenti inespressi possono trascendere nella passività. Non smettete mai di esprimere le vostre emozioni anche quelle negative;
– Imparate a perdonare: il fatto di lasciare andare i rancori ridurrà lo stress emotivo. Vi farà infatti sentire più positivi e aumenterà il vostro livello di gentilezza. Imparerete così ad essere più empatici e capire il punto di vista degli altri vi aiuterà a liberarvi dei risentimenti;
– Non siate “yes man”: essendo troppo simpatici e dicendo di sì agli altri potreste sentirvi arrabbiati e risentiti. Pensateci bene prima di fare le cose e accettarle. Dovete anche saper dire di no. Fatelo con diplomazia;
– Imparate ad ammettere i vostri errori: vi renderà più responsabili e vi farà ottenere il rispetto degli altri;
– Pensate positivo: il semplice fatto di coltivare ed esprimere pensieri positivi e colmi di riconoscenza e gratitudine nei confronti degli altri aumenterà la vostra autostima e gradevolezza;
– Fate la cosa giusta: abbinando le vostre azioni alle convinzioni aumenterete il senso di autostima, fiducia e anche la gentilezza. Per quanto possibile fate delle scelte coerenti con quello che siete;
– Imparare ad esprimere disappunto senza cadere sul personale: le persone tendono a mettersi continuamente sulla difensiva quando insorgono conflitti o si sentono attaccate. Cercate di evitare discussioni cadendo sul personale, enfatizzando le idee e le opinioni coinvolte ed evitando di giudicare o incolpare l’altra persona.
]]>Mangiare alimenti che aiutano a recuperare dall’esercizio fisico, riducendo l’affaticamento e l’indolenzimento muscolare, può aiutare a seguire meglio le proprie routine di allenamento. Questi nuovi risultati si aggiungono al crescente numero di evidenze scientifiche che esplorano il modo in cui le mandorle influenzano positivamente il recupero post esercizio.
Studi precedenti hanno esaminato l’effetto delle mandorle sulla sensazione di fatica e sul metabolismo dell’esercizio e hanno analizzato l’efficacia del consumo di mandorle sulla sensazione di indolenzimento e sulle prestazioni muscolari. In questo nuovo studio randomizzato e incrociato, pubblicato su Current Developments in Nutrition e finanziato dall’Almond Board of California, 26 adulti di mezza età che svolgevano attività fisica da una a quattro ore alla settimana e che erano in normopeso o in leggero sovrappeso – indice di massa corporea (BMI) di 23-30 – hanno mangiato ogni giorno per otto settimane 57 g (circa due porzioni) di mandorle crude intere o un quantitativo equivalente in termini calorici di pretzel non salati (86 g).
Dopo otto settimane di consumo di mandorle o dell’alimento di controllo, con un periodo di washout di quattro settimane tra i due interventi, i partecipanti hanno eseguito una corsa in discesa su tapis roulant di 30 minuti per indurre un danno muscolare; quindi, hanno ricevuto immediatamente dopo la loro porzione giornaliera isocalorica da 57 g di mandorle o di pretzel. I partecipanti hanno continuato a mangiare porzioni giornaliere di mandorle o pretzel per tre giorni dopo la corsa su tapis roulant.
I ricercatori hanno misurato l’indolenzimento muscolare percepito dai partecipanti, le prestazioni muscolari (valutate attraverso un test di contrazione muscolare e un salto verticale) e i marcatori ematici del danno muscolare/infiammazione (creatina chinasi, proteina C-reattiva, mioglobina e capacità antiossidante) prima della corsa sul tapis roulant e a 24, 48 e 72 ore dopo la corsa.
Durante il recupero dall’esercizio fisico (fino a 72 ore dopo la corsa su tapis roulant), il gruppo mandorle rispetto a quello di controllo presentava:
· Livelli più bassi di creatinchinasi (CK), un indicatore di danno muscolare.
· Un declino più rapido dei livelli di CK dopo 72 ore, che potrebbe indicare un tasso di recupero più rapido.
· Migliori prestazioni muscolari a 24 e 72 ore.
· Modesta riduzione della valutazione del dolore dopo la contrazione massimale a 24 (37% in meno) e 48 ore (33% in meno).
Non sono state rilevate differenze in altri marcatori biochimici del danno muscolare e dell’infiammazione (come la proteina C-reattiva, le concentrazioni di mioglobina e la capacità antiossidante totale). Questo studio ha preso in esame adulti non fumatori che svolgevano attività fisica da una a quattro ore alla settimana e che avevano un peso normale o un leggero sovrappeso, quindi i risultati potrebbero non essere applicabili a persone con altre caratteristiche demografiche e di salute. Gli studi futuri dovrebbero inoltre prendere in considerazione la possibilità di effettuare misurazioni su un periodo di recupero più lungo
Una porzione da 30g di mandorle fornisce 6 g di proteine, 4 g di fibre, 13 g di grassi insaturi, solo 1 g di grassi saturi e 15 nutrienti essenziali, tra cui 81 mg di magnesio, 220 mg di potassio e 7,7 mg di vitamina E, che le rendono un ottimo spuntino per uno stile di vita sano e attivo.
Fare uno spuntino da 57 g di mandorle per otto settimane ha ridotto moderatamente la valutazione soggettiva del dolore, ha contribuito a mantenere la forza muscolare e ha ridotto i danni muscolari dopo l’esercizio.
]]>Le nuove Capitali mediterranee sono state ufficialmente annunciate oggi, in occasione della Giornata del Mediterraneo. Questa giornata annuale è dedicata a promuovere il dialogo interculturale, celebrare la cooperazione, abbracciare la diversità e rafforzare i legami tra le due sponde del Mediterraneo.
Questo riconoscimento, conferito dall’Unione per il Mediterraneo (UpM) e dalla Fondazione Anna Lindh, durerà un anno. Durante questo periodo, sono previsti scambi collaborativi che includeranno conferenze, eventi sportivi e spettacoli culturali, coinvolgendo artisti locali ed euromediterranei e la società civile.
“Il potere della cultura non deve essere sottovalutato. In un’epoca di divisioni e di tragici conflitti che non hanno una fine immediata, non dobbiamo ignorare il potenziale della cultura nel costruire ponti promuovendo il dialogo di cui c’è bisogno” afferma il segretario generale dell’UpM, Nasser Kamel. ‘Le congratulazioni sono d’obbligo per Matera e Tetouan, che abbracciano la promessa della cultura come mezzo per spianare la strada verso un futuro che sia vantaggioso per tutti noi”.
La regione, che ospita più di 480 milioni di persone in 3 continenti e una linea costiera di 46.000 km, offre una ricchezza ineguagliabile di diversità umana e naturale. Comunità e culture hanno a lungo scambiato idee, commerciato beni e imparato l’una dall’altra attraverso questo mare comune. La Giornata del Mediterraneo mira a rafforzare questi legami, a promuovere il dialogo, a mettere in luce i risultati raggiunti e a illustrare le questioni di interesse per mobilitare la volontà politica e le risorse per affrontare le sfide comuni.
“Siamo tanto onorati del fatto che Matera è stata designata Capitale Mediterranea della Cultura. Il Mediterraneo non è solo un mare, è anche un mosaico di civiltà e Matera è il luogo ideale per incontrarle e creare un dialogo arricchente tra di loro. Il progetto culturale che ci ha condotto a questa nomina tanto voluta dalla Città di Matera e organizzata dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 rappresenta un’opportunità straordinaria per promuovere il dialogo interculturale, per valorizzare il nostro patrimonio e il senso di comunità, fratellanza e scambio con le altre comunità. È questo un percorso che a partire dal l’esperienza della Capitale Europea della Cultura nel 2019 porta a consolidare il ruolo di Matera come ponte di collegamento con le altre coste del mediterraneo, promuovendo l’inclusione, la resistenza nel tempo e i valori di unità in linea con la città marocchina di Tetouan”: è il commento di Raffaele Ruberto, commissario prefettizio della città di Matera.
]]>Sappiamo che il cambiamento delle proprie abitudini alimentari, attuato ancora prima dell’inizio delle terapie e continuato durante il trattamento, può attenuare o risolvere vari disturbi gastrointestinali che accompagnano spesso il percorso verso la guarigione.
Per trattare nel dettaglio l’argomento abbiamo consultato la Dottoressa Rachele Aspesi, farmacista specializzata in Nutrizione e Dietetica Applicata, autrice del volume “La dieta anti-cancro esiste? La prevenzione a tavola tra verità e scienza – Con le ricette della salute” (Edizioni Lswr) e curatrice del blog http://nutrirelasalute.farmacista33.it/
Dottoressa Aspesi, cosa non deve mancare nella dispensa di un malato oncologico?
Questa è la fase in cui è indispensabile controllare l’introito adeguato di nutrienti per garantire di non incappare in carenze nutrizionali o errati bilanciamenti. Sicuramente in questa fase occorre risolvere condizioni di malnutrizione molto avanzate, in cui il rischio di sarcopenia del paziente è dietro l’angolo.
Chi segue cure oncologiche rischia di soffrire di disturbi gastrici come vomito e nausea. Come combattere questi disturbi a tavola?
Il piatto della salute che vi propongo, secondo le indicazioni della World Cancer Research Fund e in base alle caratteristiche della nostra dieta mediterranea, prevede la presenza di tre componenti volumetricamente simili e sono ortaggi, verdure, cereali integrali e proteine sane. Per attuare le combinazioni alimentari corrette, si consiglia un menù che preveda la composizione adeguata del monopiatto e, in particolare, ricordiamoci di preferire il consumo di frutta lontano dai pasti o almeno mezz’ora prima, meglio se a colazione o negli spuntini. Occorre provare a utilizzare una porzione di verdure crude a inizio pasto, seguite dal monopiatto composto da cereali integrali, proteine nobili e verdure cotte. Fa tanto abbinare proteine vegetali a carboidrati integrali per ridurre l’effetto di digestione lenta che, purtroppo, alcune proteine animali potrebbero creare, generando fenomeni fermentativi fastidiosi. Ricordiamoci che i legumi si digeriscono e si assimilano molto bene se preceduti da insalate crude e accompagnati da verdure verdi cotte per poco tempo; sono, inoltre, più digeribili quanto più sono piccoli, come lenticchie e azuki.
La soluzione maggiormente consigliata per contrastare nausea e vomito, soprattutto a ridosso dei giorni di terapia, è mangiare poco e spesso, spezzando i tre pasti principali in circa 6 spuntini al giorno. Inoltre utile è evitare i piatti troppo elaborati o pesanti e i cibi con sapori e odori molti forti.
Come contrastare invece astenia e stanchezza?
Quando dormire non basta per ricaricare le pile e le normali attività quotidiane appaiono come ostacoli insormontabili, in gergo si parla di fatigue, una sorta di malattia nella malattia. Il consiglio è di puntare su cibi integrali, legumi, fibre con un po’ di olio extravergine di oliva, che aiutano a mantenere livelli di energia più stabili nel tempo.
Qual è la merenda ideale?
Per fare una merenda veloce e leggera si può optare per una porzione di frutta fresca accompagnata da piccole porzioni di frutta essiccata o secca come noci, mandorle o anacardi che, contenendo una buona dose di magnesio, aiutano a combattere la fatigue.
Cosa deve esserci nelle nostre dispense, per fare sempre prevenzione?
Ci sono diversi alimenti che non devono mai mancare, eccone tre. In primis il riso integrale Dal punto di vista nutrizionale è una buona fonte di vitamine del gruppo B, alleate del buon funzionamento del metabolismo, di potassio amico della salute cardiovascolare, di calcio e fosforo utili per la salute di ossa e denti, di rame e ferro necessari per la produzione di globuli rossi e di selenio, minerale necessario per il buon funzionamento delle difese antiossidanti naturali dell’organismo. Seguono i frutti di bosco che rappresentano una fonte ineguagliabile di polifenoli dall’accertato effetto antitumorale. Lo ribadiscono molti studi, a partire da una famosa ricerca statunitense, apparsa già nel 2009 sulla rivista dell’American Association for Cancer Research, che ha dimostrato l’utilità di una specie di lamponi neri, simili alle more, diffusi soprattutto nell’America settentrionale con spiccata azione antitumorale, contribuendo in modo significativo alla diminuzione del rischio di numerose forme neoplastiche. Infine il lino che negli ultimi anni ha assunto un ruolo speciale negli studi in ambito oncologico per il suo contenuto preziosissimo di acidi grassi essenziali della serie Omega-3.
]]>
Ci accompagna anche nei momenti più difficili e bui. Ci consente di ricaricarci, rilassarci, di fare il pieno di energie positive e vitali. La musica esprime voglia di vivere e si ciba della vita stessa.
La musica è un ottimo antistress e migliora il nostro umore quando attraversiamo periodi difficili. A confermarlo è uno studio psicologico approfondito condotto presso l’Università di Belfast.
Il team di ricercatori di Belfast ha coinvolto circa 80 individui che hanno completato una prova sperimentale consolidata in psicologia, il cosiddetto “Trier Social Stress Task”. Questo esperimento psicologico consisteva nel creare uno scenario connesso con lo stress di parlare in pubblico. In pratica veniva chiesto ai partecipanti al test di preparare in forma scritta e nel giro di 5 minuti un piccolo estratto sulla propria vita. In seguito esso doveva essere presentato oralmente di fronte a un pubblico.
Questa è una prova che crea disagio nelle persone perché non tutti sono capaci di parlare efficacemente e con assertività davanti ad un pubblico. Lo stress emotivo e la paura connesse ad una prova di questo tipo aumentano quando si ha poco tempo per prepararsi il proprio discorso. La fretta e avere un tempo stabilito genera stress.
Dopo la fase di scrittura gli esperti hanno diviso il campione in due gruppi: il primo doveva ascoltare la propria musica preferita per 10 minuti prima della presentazione orale. Il secondo invece doveva ascoltare un documentario scientifico. Dall’esperimento è emerso che dopo questi 10 minuti di pausa, coloro che avevano ascoltato la propria musica risultavano più rilassati, meno confusi, meno tristi al pensiero di dover parlare in pubblico. Quelli che invece avevano ascoltato il documentario erano depressi, inquieti, agitati.
Questa ricerca psicologica ci conferma quanto la musica abbia un effetto positivo e terapeutico nelle nostre esistenze.
L’educazione musicale dovrebbe essere impartita e allenata già in tenera età. La musica stimola la mente dei più piccoli. E’ stato provato scientificamente che i bambini che ascoltano musica già nei primi mesi si vita diventeranno più intelligenti, socievoli.
Suonare uno strumento stimola il cervello e lo sviluppa ampiamente. Grazie alla musica anche la nostra sfera emotiva viene potenziata. Quando si impara a suonare si diventa multitasking e si acquisisce maggior problem solving, social skills di vitale importanza nel mondo del lavoro. L’educazione musicale nei più piccoli accresce il processo decisionale da adulti. Aiuta infatti a prendere decisioni in maniera celere ed efficace.
Suonare è una “palestra” per il nostro cervello che è tenuto a mantenersi costantemente lucido e concentrato. Quando si suona bisogna mantenere la mente attiva. Ciò è un continuo esercizio di memoria.
Chi suona uno strumento in futuro sarà meno timido nell’esporsi in pubblico e nel parlare ad una platea. Svilupperà maggiore capacità di instaurare rapporti interpersonali perché inevitabilmente chi fa parte di una band sviluppa nel tempo la coesione, la solidarietà, il rispetto, l’empatia e la capacità di lavorare in squadra.
]]>
Lo scrittore romano Roberto Emanuelli è tornato in libreria con un nuovo appassionante libro intitolato “Donne che si amano. Pensieri di donne in rinascita” (Sem Libri) che scava ancora una volta nell’universo multisfaccettato femminile.
Questa volta Emanuelli ha pubblicato un libro intimistico e profondo caratterizzato da pensieri che diventano grandi spunti di riflessione sul mondo odierno delle relazioni sentimentali e sull’essere donne. Troverete in esso tanti pensieri di donne che stanno vivendo una meritata fase di rinascita dopo un periodo buio e tormentato, dopo aver vissuto sulla propria pelle un amore disfunzionale che ha succhiato la linfa vitale facendo perdere tempo, energie, entusiasmo e motivazione. È anche vero che tutto non ci sarà restituito e che non si può tornare indietro ma come insegna Emanuelli si può proprio ripartire dalla fine di un amore tormentato per costruire con coraggio, forza e determinazione un nuovo inizio tutto da colorare e progettare.
“Adesso sei delusa. Adesso sei solo delusa…E la delusione è quel posto in cui ci si volta per sempre, per un viaggio nuovo, senza tornare mai più”. Tante donne si indentificheranno in queste parole dopo aver vissuto una delusione d’amore, dopo aver investito le proprie energie e soprattutto le proprie emozioni in un amore che poi non si è rivelato all’altezza delle proprie aspettative. Emanuelli ci invita ad assecondare anche quel senso di frustrazione e dolore perché è inevitabile provarlo.
Occorre accettarlo, metabolizzarlo perché solo dopo averne preso coscienza si possono acquisire delle consapevolezze nuove che sfuggivano alla propria cognizione quando eravamo “innamorate dell’amore” e non di quella persona che ci stava manipolando, mentendo, deludendo, tradendo. Si può ripartire dal dolore e dalla sofferenza per costruire qualcosa di inedito, un percorso tutto nuovo da progettare e costruire con determinazione senza guardarsi più indietro prendendosi cura di quella parte di noi stessi che è rimasta in silenzio ma che necessita di essere ascoltata, assecondata e che dovrebbe risplendere sempre e comunque.
“Fidati delle tue sensazioni. La tua sensibilità è la tua arma più potente. A volte può ferirti. Ma sa anche salvarti”
“Donne che si amano” è una vera e propria celebrazione della propria sensibilità come tratto istintivo della personalità di un essere umano. Grazie ad essa riusciamo a cogliere la bellezza dove la gente comune scruta solo delle Ombre. La sensibilità ci connette con la curiosità e la capacità di meravigliarci e sognare ancora mantenendo viva quella “parte bambina” che dimora nella nostra anima che ha bisogno di risvegliarsi grazie a gesti semplici ed essenziali, grazie alla cura e all’amore verso sé stessi.
“Tu hai dei sogni e dei desideri: non permettere a nessuno di sminuirli o renderli poco importanti. Quei sogni, quei desideri, sono tutto ciò che hai. E tutte le volte che rinunci alla tua felicità, tutte le volte che rinunci a difendere quello in cui credi, co che ti accontenti di qualcosa che non ti fa davvero esplodere il cuore, per seguire i desideri di altri (…) in quei momenti stai rinunciando un pò anche a te stessa”.
Molti sono gli insegnamenti che si colgono in queste parole che dovremmo ripetere più volte a noi stessi. Ciò che davvero conta è non tradire mai sé stessi. Solo imparando ad amarci per quello che siamo, compresi i propri difetti, le contraddizioni, le crepe, le fragilità e le parti esiliate che si fa fatica a perdonare, solo allora saremo capaci di amare davvero e attrarre a noi persone che ci accetteranno per quello che siamo nella nostra unicità, senza cambiarci o manipolarci. È un percorso complicato che non risparmia difficoltà e tentennamenti, ma vale la pena intraprenderlo per vivere in coerenza con i propri ideali, sogni, desideri e la parte più autentica del nostro essere.
Ancora una volta Emanuelli si riconferma un grande conoscitore dell’animo femminile. Le sue parole scavano in profondità e smuovono le coscienze. Ci spronano ad agire e non smettere mai di perseguire ciò in cui crediamo con grinta, coraggio e determinazione. Una lettura che consiglio non solo alle donne ma anche agli uomini, a chi ha bisogno di creder di più in sé stesso, a chi ha il coraggio di credere ancora nell’amore Puro nonostante le batoste, le porte in faccia e le sofferenze. A chi ha imparato a “dire di no” per non tradire più il proprio sé autentico per non darlo in pasto agli innumerevoli “vampiri emotivi” grazie ai quali acquisiamo più consapevolezza di quanto valiamo e di come in realtà “siamo solo per pochi”.
]]>Non è altro che uno snack di carne secca tradizionale sudafricano, apprezzato per il suo alto contenuto di proteine e il suo sapore inconfondibile.
Con una preparazione che risale ai coloni olandesi del XVII secolo, la carne viene marinata con aceto e speziata con coriandolo, pepe nero e sale, per poi essere essiccata lentamente. Il risultato è un alimento morbido, gustoso e altamente nutriente, perfetto per essere portato e consumato ovunque perché non unge e non necessita di refrigerazione.
A far conoscere questa tradizione sudafricana in Italia ci ha pensato il marchio Qina, che in lingua Zulu significa “forza” fondato dall’imprenditrice Marcella Manghi.
Scopriamo insieme quali sono le motivazioni che rendono il biltong di struzzo un cibo salutare e molto apprezzato:
– Alleato dell’alimentazione sana: la carne di struzzo è una scelta sorprendente e non convenzionale, che spicca per le sue qualità nutrizionali. Lo struzzo è infatti una carne magra, altamente ricca di ferro e omega-3, un alleato per chi cerca un’alimentazione equilibrata, perfetta per giovani in età di sviluppo, per le donne in gravidanza e per chiunque voglia evitare i grassi saturi senza rinunciare a una fonte proteica completa.
– Un’alternativa più sostenibile rispetto alla carne bovina: l’allevamento dello struzzo ha un impatto ambientale significativamente ridotto rispetto all’allevamento di altri animali. Lo struzzo consuma meno risorse e genera meno emissioni, rappresentando una scelta più sostenibile rispetto alla carne bovina. Questa scelta risponde alle esigenze di un pubblico sempre più consapevole e attento all’impatto ambientale delle proprie abitudini alimentari.
– Un superfood proteico salato: in un mercato dominato da snack proteici dolci, come barrette, biscotti e frullati, il biltong di carne di struzzo rappresenta un’alternativa salata. Con soli 2g di carboidrati per 100g di prodotto, il biltong è inoltre un alimento ricco di proteine ma privo degli zuccheri spesso presenti nei superfood dolci. Questa particolarità lo rende ideale per chi pratica sport o segue una dieta bilanciata e a basso contenuto di carboidrati, offrendo uno spuntino nutriente, dal gusto intenso, e privo di additivi superflui.
– Pratico, gustoso e sempre pronto: si può gustare direttamente con le mani, senza utensili, senza sporcare e senza dover essere refrigerato. Confrontato con la frutta secca, offre un miglior rapporto calorie/proteine, mentre rispetto ai classici integratori proteici in polvere, è una fonte di proteine animali, considerate complete e di alta qualità dagli esperti di nutrizione sportiva. Il biltong è uno snack versatile, perfetto per essere consumato ovunque, dall’ufficio alla palestra, dal trekking alle lunghe giornate di viaggio, rappresentando un alleato perfetto per chi ha una vita dinamica e non vuole scendere a compromessi.
]]>