rank-math domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170metform domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170newsreader è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/dhktaefp/stage.italianinews.com/wp-includes/functions.php on line 6170Arrivati agli inizi di dicembre, siamo già in grado di suggerire i primi verdetti parziali. Stiamo entrando nel vivo della stagione, e i punti iniziano davvero a farsi sentire.
Per fare un summit della situazione, non possiamo non partire dalla “regina”, nonché capolista e leader assoluto di questo campionato; Cucine Lube Civitanova.
28 punti, 9 partite su 11 vinte, con 30 set conquistati. Un rullino da marcia a dir poco impressionante.
A conferma del momento d’oro della squadra, analizziamo assieme le dichiarazioni rilasciate dal Mister Gianlorenzo Blengini, nel post partita della partita d’esordio in Champions League.
“Un bell’esordio con una vittoria importante. Il 3-0 non deve ingannare: il Novosibirsk aveva perso solo sul campo di Kazan, sta giocando una pallavolo notevole con grande fisicità. Noi siamo stati aggressivi al servizio e siamo riusciti a limitare il loro punto di forza che è il gioco al centro. Questi sono tre punti importanti nell’economia di un girone impegnativo come il nostro, dato che c’è anche lo Zaksa campione d’Europa. Quando ci sono gironi così combattuti, con squadre di qualità, ogni partita è decisiva. Faccio i complimenti ai ragazzi. Da domani iniziamo a pensare al Mondiale in Brasile: abbiamo avuto questo tour de force tra campionato e Champions proprio perché saremo impegnati in questa manifestazione importantissima. Speriamo di riuscire a recuperare tutti i giocatori, anche se chi viene chiamato in causa si fa trovare sempre pronto: i ragazzi stanno dando il loro contributo con grande spirito di squadra. Più si alza il livello degli impegni e più è fondamentale avere tutti a disposizione.”
Le buone notizie non finiscono qui in casa Civitanova. Come riporta lo stesso allenatore nel corso dell’intervista, il ritorno dello Zar non sembra più così distante:
“Zaytsev si sta allenando con continuità da qualche giorno, ma chiaramente ancora non è in condizione e non è pronto per giocare una partita. Sta facendo buoni progressi e il ginocchio sta abbastanza bene, anche se bisogna tenerlo d’occhio. Ivan ha lavorato a testa bassa, non ha avuto intoppi nel recupero e bisogna dare merito sia a lui per l’impegno profuso in questi mesi, sia allo staff medico e al preparatore atletico perché hanno fatto un lavoro eccellente. Speriamo possa migliorare giorno per giorno, per dare un contributo concreto alla squadra”.
Sono 3 le inseguitrici della oramai andata Civitanova, che si contendono un posto nella parte alta della classifica e sono rispettivamente: “Itas Trentino e Sir Safety Perugia” a pari punti, mentre appena più in basso si posiziona “Volley Monza”
Trentino Volley sta dicendo la sua, come da pronostico. Un campionato in linea con le attese d’inizio stagione. Tanti giovani interessanti, su tutti Alessandro Michieletto, definito da molto un predestinato per la pallavolo italiana.
In tutto questo la testa non può che essere a Betim, scena del prossimo mondiale 2021 di pallavolo Maschile. Unica nota stonata il debutto in Champions League, con una sconfitta sonora per 3 set a 0 contro Perugia.
Così il tecnico nel post partita:
“La differenza fra le due formazioni c’è ancora, come dimostra la partita di questa sera, ma il divario sarebbe stato più semplice da colmare se avessimo fatto attenzione in alcune situazioni di gioco che non dipendono dalla ricezione o dalla loro potenza mostrata con il servizio. Bisogna mettere in conto di soffrire in seconda linea contro una formazione come Perugia, però bisogna saper anche leggere i momenti che contraddistinguono la partita e saperli sfruttare per rimanere aggrappati alla stessa. Oggi questo non ci è riuscito; il rammarico, quindi, sta tutto nel non aver trovato la compattezza per non farci staccare dall’avversario nel finale di primo set e per gestire meglio alcune occasioni propizie avute nel terzo parziale. Potevamo portare la contesa almeno al quarto set, che sarebbe stato utilissimo da giocare anche in vista dell’avventura iridata che ci attende”.
Anche in casa “Sir Safety Perugia” di certo l’entusiasmo non può mancare! Dopo la strabiliante vittoria in Champions League contro Trento in Champions League, oggi la formazione capitanata da Nikola Grbic scende in campo contro Vibo valente per proseguire la corsa al titolo.
Questo il programma, come riportato da SkySport24;
Alla manifestazione internazionale parteciperanno due squadre italiane. Cucine Lube Civitanova, squadra detentrice del titolo 2019, ultima edizione disputata, è inserita nel Pool A, debutterà l’8 dicembre alle 21 italiane contro gli argentini dell’UPCN San Juan e poi giocherà il 9 dicembre alla stessa ora contro i brasiliani del Funvic Taubaté. La seconda squadra italiana in campo sarà il Trentino Volley. L’Itas Trentino, in qualità di finalista dell’ultima edizione della Champions League, inserita nel Pool B, debutterà l’8 dicembre a mezzanotte e mezza per sfidare gli iraniani del Foolad Sirijan, vincitori della Champions League Asiatica 2021, poi il 9 dicembre affronterà i brasiliani del Sada Cruzeiro sempre alle 00.30. Per accedere alle semifinali, che si giocheranno il 10 dicembre, servirà conquistare almeno il secondo posto in classifica nel proprio girone. La finale è in programma alle 00.30 di sabato 11 dicembre.
La lotta per la parte bassa della classifica è più viva che mai.
“Spinti dal pubblico” è l’elemento in più che sta contraddistinguendo la realtà per VeronaVolley. Difatti, soprattutto nell’ultimo match casalingo contro RavennaVolley, il pubblico veronese ha incitato dall’inizio alla fine la squadra. Chapeau!
“Gioiella Prisma Taranto” e “Tonno Vibo Valentia”, stanno provando con tutte le loro forze a fare qualcosa di più. I limiti sono tanti, ma l’impegno di certo non manca. Per “Consar Ravenna” purtroppo invece, la situazione è alquanto drastica. Solo 2 punti in stagione, ultimo posto in classifica. Il baratro è da tempo ormai centrato, ma le vie di fuga a oggi, non sembrano esistere.
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La Liguria è bellezza, fascino, maestosità, nonché la terra dei grandi poeti romantici.
Così difatti, il premio Nobel vinto da Eugenio Montale per la letteratura, descrive magistralmente la caratteristica località turistica Monterosso, una delle cinque terre, (Patrimonio mondiale dell’UNESCO);
[…] perché dal mare l’io si sente quasi risucchiato, potentemente, come dall’elemento mitico per eccellenza vitale, ma insieme ne è rifiutato, espulso, confinato a terra; il mare è dunque la pienezza, l’integrità impossibile, quella della Vita stessa, contemporaneamente cantata a piena voce e negata al soggetto che la canta […]
Ma la Liguria non è solo questo, è soprattutto una terra dalle grandi tradizioni enogastronomiche antiche, tramandate dai nostri nonni di generazione in generazione.
Le 4 province liguri:
Imperia è un capoluogo di provincia Ligure ed è situata nella Riviera di Ponente, nel tratto denominato “Riviera dei fiori“. Nata come città industriale e oggi convertita in città turistica, Imperia offre ai suoi visitatori scorci panoramici mozzafiato e un’ampia varietà di attrazioni per ogni tipo di esigenza.
Istituita il 21 ottobre del 1923, chiamata anche città con “due centri”, Imperia è una località molto apprezzata per gli amanti del buon cibo.
Il prodotto di bandiera è indiscutibilmente l’olio extravergine di oliva. Difatti il centro storico, da sempre, è caratterizzato da una forte concentrazione di oleifici e di frantoi.
Ma sono tante altre le specialità tipiche che possiamo apprezzare: dalle olive taggiasche, alle verdure e torte ripiene, passando poi per la “piscialandrea” (o pizza all’Andrea), che deve il suo nome ad Andrea Doria ed è la specialità più famosa d’Imperia. È una pizza condita con sugo, pasta di acciughe, olio di oliva e aglio.
Molti apprezzati infine, anche i vini tipici locali. L’ormeasco, il Rossesse e il vermentino sono i prodotti di rilievo.
I locali dove poter gustare queste prelibatezze sono molteplici.
Non possiamo che citare “L’Osteria dell’olio Grasso”, osteria tipica, antica, a conduzione familiare e molto rinomata in città. Per non parlare poi della “Lanterna Blu”, un ristorante tipico situato in centro città, inserito nella lista dei top tre dei ristoranti migliori della città.
“Pizzeria Dal buonvicino”, invece, è la pizza più amata dai cittadini imperiesi.
Riportiamo infine, “L’enoteca Marchisio”, il punto di riferimento per il buon vino nella città.
Savona una città stupenda e varia, tutta da scoprire. Il Porto, Corso Paleocapa con i suoi portici e con la Casa Dei Pavoni, i Palazzi Liberty, le sue Chiese, la Savona antica con Via Pia, caratterizzata da antichi e storici Palazzi e dalle sue Torri. Per non dimenticare la zona collinare i cui edifici e ville si affacciano sul porto. Città turistica ed elegante. Sicuramente da visitare.
E soprattutto anche nel campo culinario, Savona sa dire la sua. Grazie al clima mite, viene portata a tavola una cucina prevalentemente mediterranea.
Tra le varie specialità tipiche, possiamo trovare la “Ciuppin”, nonché la zuppa di pesce tipica nel dialetto savonese, i ravioli dolci, le sardine ripiene e lo stocca fisso bollito.
“Ristorante Quintillo” migliore su tutti. Inserito anche sulla guida Michelin, questo ristorante, porta a tavoli piatti ricchi d’ingredienti di prima qualità, richiamando l’attenzione e il gusto ai sapori delle tradizioni di una volta. Se volete mangiare un’ottima pizza, da “Pizzeria Vesuvio”, sicuramente vi toglierete ogni soddisfazione. Per sorseggiare un buon bicchiere di vino, infine, “Enoteca Vio” è la scelta migliore.
Capoluogo della Liguria, Genova, Con i suoi 113 ettari di superficie è uno dei centri storici medievali più estesi d’Europa e con la maggiore densità abitativa. Il centro storico genovese è un dedalo di vicoli (caruggi) che si aprono inaspettatamente in piccole piazzette, spesso legate, come le chiese che vi si affacciano, a importanti famiglie nobili. Lo spirito di Genova risiede proprio nei vicoli, dove si mischiano, da sempre, odori, sapori, lingue e culture diverse.
E il centro storico, più di qualsiasi altra parte di città, è da sempre un melting pot.
In questi spazi angusti, stretti tra le colline e il mare, l’orgoglio dei ricchi mercanti e dei nobili genovesi fece edificare splendide dimore, dove furono raccolte e custodite per secoli opere d’arte, ancora visibili all’interno di alcuni dei palazzi, oggi musei aperti al pubblico. Botteghe storiche, edicole, vicoli e itinerari; Genova è una città tutta da scoprire. Focaccia di Recco, focaccia al formaggio, calamari fritti e trippa caratterizzano la cucina locale genovese.
Ma è la pasta al pesto, che si prende la scena. Un piatto, capace d’incantare migliaia di persone in tutto il mondo il mondo.
Trattoria “da Maria”, è il posto giusto dove gustare la classica cucina della tradizione genovese. Da “la pizza di Egizio, passione ed esperienza, danno vita a una delle pizze più buone della città. “Altivini”, infine, è il locale giusto per degustare i vini classici genovesi.
È il capoluogo della provincia, la città più ricca di servizi. Le sue origini sono antiche, ma è negli ultimi due secoli che la città è cresciuta e ha cambiato volto. La Spezia è situata al centro di una tra le più profonde e protette insenature della costa italiana, circondata da un paesaggio di colline a strapiombo sul mare in cui sono incastonati antichi e incantevoli borghi e innumerevoli spiagge, affacciate su uno dei mari più puliti del Mediterraneo e contornate da ambiente unici.
PORTONEVERE E LE CINQUE TERRE, sono indubbiamente i luoghi più incantevoli della provincia.
Le onde s’infrangono sugli speroni rocciosi di questo istmo di terra proteso verso il mare. Appoggiato a un parapetto in pietra un ragazzo di bell’aspetto contempla lo spettacolo della natura. Ogni tanto china il capo su di un piccolo taccuino sul quale appunta le sue sensazioni. Come per incanto queste note distratte diventano una poesia inebriata dal mare, il sole e la pietra di Portovenere.
In maniera così romantica e poetica, viene descritta questa terra “paradisiaca”.
Definito come il fiore all’occhiello della provincia, Portovenere, situata nel Golfo dei poeti, è una vera e propria perla sul mare.
Per non parlare delle cinque terre, descritta da molti, come una delle più belle aree mediterranee naturali della Liguria in un tratto costiero del levante lungo circa 10 km. La zona è caratterizzata dalla presenza di cinque antichi borghi marinari che si affacciano a picco sul mare e sono collegati tra loro con una fitta rete di sentieri.
In questa cornice meravigliosa, non potevano mancare le tradizioni tipiche locali.
“All’inferno dal 1905”, sapori e odori unici della tradizione locale si mescolano perfettamente, rendendo questa osteria, la più rinomata della città. Per gli amanti della buona pizza, la “Pianta 310”, è il locale giusto per voi. Infine sottolineo l’enoteca “LunaSpina”, situata nella provincia spezzino. Ricerca e qualità delle materie prime, danno origine a vini e bottiglie d’indiscussa bontà.
]]>Tre anni dopo l’introduzione del reddito di cittadinanza, e il versamento dei primi assegni ai richiedenti che ne avevano diritto, sono ancora tanti i punti in sospeso. A oggi, difatti, sono ancora tanti i dubbi legati alla misura nazionale intrapresa dal governo nel 2018. L’esternazione espressa dal Presidente dell’INPS Tridico:
“L’Italia non è pronta, violenta con i poveri”.
Così il presidente replica alle numerose accuse rivolte all’istituto in merito alla misura del reddito minimo garantito. Agli albori della manovra, questa soluzione veniva definita da molti come la misura “SalvaItalia”. Eppure a oggi i numeri e il malumore generale ci dicono tutt’altro: intanto “l’inserimento nel mondo del lavoro non ha funzionato – come ha riportato lo stesso Presidente nel corso dell’intervista – vi è stata una vera falla nel sistema”. L’RDC è nato quasi contestualmente a un’altra manovra di sostegno: la PDC (pensione di cittadinanza). Sulla scia delle decisioni prese dagli altri governi europei, Germania su tutti, anche l’Italia ha cercato di mettere sul campo delle manovre politiche di contrasto alla povertà sotto due principali aspetti; ricalibratura del sistema di Welfare (Ferrera 2012) e fine dell’epoca delle sperimentazioni.
Dalle sperimentazioni al reddito di cittadinanza
In Italia, infatti, schemi di reddito minimo sono stati sperimentati in alcune città fin dalla fine degli anni settanta (Torino 1978, Ancona 1981, Catania 1983, Milano 1989), in quanto già all’epoca, lo stato Italiano tramite i dati ISTAT, si era reso conto dello stato di povertà di una parte dei cittadini italiani. Le sperimentazioni continuano. Basti ricordare per esempio la sperimentazione del 1998 testate su diverse città italiane: 39 nel corso del primo biennio di sperimentazione e 306 nei due anni successivi. La soglia di povertà nel corso degli anni si è notevolmente abbassata, il numero di cittadini italiani dichiarati in stato di povertà è invece parallelamente aumentato drasticamente. Tutto questo, peggiorando progressivamente, ha portato l’ISTAT, nel 2018, ha dichiarare che ben cinque milioni d’italiani vivevano in condizioni di povertà. In risposta a questo, lo Stato per forza di cosa doveva trovare un modo per contrastare questa situazione a dir poco complicata.
La realizzazione vera e propria
Ed è qui che entra in gioco il reddito di cittadinanza. Difatti, con la legge di bilancio del dicembre 2018, furono varate due misure importanti: il reddito e la pensione di cittadinanza. Più che il funzionamento del provvedimento, vanno analizzati i soggetti coinvolti in questa manovra: da una parte troviamo i soggetti richiedenti beneficiari del reddito, dall’altra invece, troviamo i percorsi lavorativi e i centri per l’Impiego. Il connubio latente tra queste due parti e la scarsa disponibilità di risorse in contrapposizione a una domanda di richieste di sussidio sempre maggiore (la pandemia sicuramente ha peggiorato), hanno contribuito a generare questa fase d’incertezza e di fiducia nei confronti della manovra stessa.
Perché è notizia di qualche giorno fa l’arresto di un catanese, il quale incassava il reddito di cittadinanza di 12 prestanome. Oppure vediamo come nell’Ancolese, un ladro seriale con il reddito di cittadinanza in trasferta nel capoluogo dorico, ruba pantaloni al mercato, e rincorso dai poliziotti viene arrestato. Ma non è finita qui. Analizzando la questione da un punto di vista più matematico, vediamo come i dati e i numeri sono emblematici in tal senso.
DATI E NUMERI
Il riscontro infatti, arriva in occasione del festival “Bergamo città impresa”, il presidente dell’INPS Pasquale Tridico, ha dichiarato che ben il 75% dei percettori del RDC, non ha mai lavorato. Questa è la situazione attuale del RDC in ITALIA, ben distante da come ci aspettavamo tre anni fa. Chiaramente ora è compito del Governo trovare una soluzione per invertire la rotta, e dare credibilità e forza a un progetto che sembra vacillare ogni giorno sempre di più.
]]>15/11/2021, 12esima giornata di campionato conclusa, pausa per le nazionali in corso, 4 giorni al calcio di inizio della 13esima giornata con l’anticipo previsto tra Atalanta e Spezia allo “Gewiss Stadium” sabato 20 novembre ore 10:00
Dopo quasi 3 mesi dall’inizio della nuova stagione calcistica, siamo già in grado di fare dei verdetti parziali, vedendo cosa hanno combinato le 20 squadre italiane nella prima parte di campionato. Attraverso dati e numeri, potremmo capire quali squadre sono in linea con le premesse e quali invece attraverso le loro prestazioni, in un senso o nell’altro, stanno stupendo l’opinione pubblica.
Non possiamo che partire da loro. Chiamate anche le “magiche” due, la “coppietta” perfetta.
NAPOLI E MILAN
Insomma, Napoli e Milan stanno dominando in largo e lungo il campionato di seria A, riuscendo a mettere delle pietre miliari importanti per il proseguo della stagione.
Uniche due squadre d’Europa ancora senza sconfitte dopo la caduta del Liverpool e del Bayern Monaco nell’ultima giornata di campionato (Per il Milan si tratta di un primato assoluto: i rossoneri, infatti, non erano mai riusciti nella loro storia a centrare il bottino pieno in dieci delle prime undici uscite, mentre il Napoli aveva già eguagliato tale record durante la conduzione di Maurizio Sarri), 10 vittorie e solo 2 pareggi, 32 punti su 36 disponibili, 2 miglior attacco per il Milan e miglior difesa per in Napoli).
Ma il dato ancora più rilevante è lo stacco di punti in classifica verso le inseguitrici; +7 sul terzo posto, + 8 sul quarto posto e ben più 14 sulla Juventus, che anche se in difficoltà, ha pur sempre vinto 9 degli ultimi 10 campionati di serie A.
La domanda che tutti si stanno facendo a questo punto è la seguente; “Dove possono arrivare Napoli e Milan? Chi la spunterà? Vedremo una terza inseguitrice, oppure la lotta finale riguarderà solo le prime 2?”
Le domande sono tante, le risposte poche.
Una cosa è certa: Napoli e Milan stanno conducendo una prima parte di stagione a dir poco impressionante. Se continuano a questi ritmi, le inseguitrice non hanno speranza. E’ anche vero, come il calcio molte volte testimonia (vedi Milan anno scorso e Napoli e Inter negli anni passati), che dare giudizi affrettati non è mai una cosa positiva.
Personalmente, credo sia impossibile che riescano a mantenere imperterriti questo rullino di marcia nel tempo, e questo, potrà rappresentare una piccola porticina di “speranza”, che le inseguitrici dovranno essere brave a cogliere se vogliono rientrare nei giochi e ambire a dei posizionamenti importanti.
Personalmente, credo che ai ritmi attuali, lo scontro diretto tra Milan e Napoli indetto per il 19/12 allo stadio Mezza di “San siro”, potrà descriverci meglio la forza delle due squadre.
Prevalerà la forza del gruppo di Pioli con la supervisione del senza età “Zlatan Ibrahimovic”, auto-definitosi anche il “Benjamin Button” del calcio oppure l’entusiasmo e la bravura nel nuovo ma forte gruppo guidato dal mister Luciano Spalletti?
Se dovessi scommettere, ad oggi sarei 51% Milan e 49%. Linea sottilissima. Ma credo che il lavoro che ha iniziato Pioli due anni, sia un qualcosa di estremo valore. Ad oggi il Milan, è indubbiamente il gruppo più unito della seria a, con il calcio più veloce e “europeo” rispetto a tutti gli altri.
E poi diciamocelo…Quando hai in squadra un vero fenomeno in tutte le sue sfaccettature come Zlatan ibrahimovic, non puoi che partire avvantaggiato.
Trascinatore, Leader, allenatore, regista e ora pure attore del nuovo film “Zlatan” visibile al cinema. Dimenticavo, campione assoluto.
Zlatan è una leggenda a tutto tondo, dentro e fuori dal campo e nonostante abbia compiuto 40 anni, sono certo darà un contributo importante al Milan nella lotta per lo scudetto quest’anno.
ZONA CHAMPIONS:
Tolta l’Inter, che a mio modo di vedere, sarà la terza squadra incomodo che, forza della vittoria dello scudetto nella passata stagione, proverà fino alla fine a dare filo da torcere alle due capoliste, per la zona “Champions league“, il discorso è molto diverso.
La lotta per il 4 posto valido per partecipare alla prossima Champions League sarà molto combattuta e indecisa fino alla fine, visto l’andazzo di queste prime 12 giornate.
Vediamo come l’Atalanta e la Lazio, seppur con qualche defezione iniziale dovuta al nuovo modulo e sistema di gioco(lazio), e qualche certezza in meno rispetto allo scorsa stagione (atalanta), sono comunque in linea nella tabella di marcia, rispettando i pronostici iniziali.
Le due grandi delusioni, invece, sono rappresentate dalla Roma e dalla Juventus.
Con l’arrivo di Muorinho, lo “Special One”, l’uomo dei sogni per tutti gli interisti, ci si aspettava un cammino diverso almeno in questa prima parte della stagione. Troppi gol dubiti, poca solidità difensiva e mancanza di un vero goleador, capace di catalizzare le numerose occasioni da goal prodotto dalla Roma nelle ultime partite.
Non da meno la Juventus. Vederla all’ottavo posto dopo 12 giornate fa quasi effetto. Eppure è la realtà. La cura Allegri che tanto ha funzionato negli anni scorsi, sembra essersi smarrita.
Da la squadra dei record, capace di dominare senza timore 9 scudetti di fila, sembra ad oggi una squadra di metà classifica. L’impressione è che siamo giunti alla fine di un ciclo vincente, e questo potrà essere l’anno zero, l’anno nel quale si dovranno gettare le basi per cercare di ricreare un ciclo vincente, un ciclo da Juventus.
LE SORPRESE
Tra le soprese di quest’anno, non possiamo che citare la Fiorentina. Posizionata al 7 posto, pari punti della Juventus, la squadra guidata dal nuovo tecnico “Vincenzo Italiano”, sta sorprendendo tutti per gioco e intensità. Non possiamo non citare anche il Verona, che dopo “l’imprinting” dato da Ivan Juric nella scorsa stagione, la squadra veronese guidata da Igor tudor, sta dando continuità al progetto dell’anno scorso; capace di battere Juventus e Roma, e di portarsi a casa un pareggio contro il Napoli, L’Hellas Verona è una seria candidata per dar fastidio alle zone importanti d’Europa.
LOTTA PER NON RETROCEDERE
Nella bassa classifica invece, nella lotta per non retrocedere, la situazione è più viva che mai, com’è giusto che sia.
Se da una parte vediamo un calo netto per le genoane e il “disperso” Cagliari ormai, dall’altra vediamo l’impegno e la voglia di rimanere nella massima serie per le neopromosse (Venezia e Empoli su tutte), con la mina vagante rappresentata dallo Spezia.
Insomma, questa seria a, già in queste prime 12 giornate, ci sta regalando tante emozioni, gol e colpi di scena. Si preannuncia per fortuna, un bellissimo e avvincente proseguo di stagione.
]]>Oggi andiamo a parlare di un fenomeno sempre più in voga, in particolar modo nell’ultimo anno. Almeno una volta nell’ultimo anno, sono certo che l’80% di voi ha sentito parlare di questo termine.
Vediamo quest’oggi di capire assieme che cosa significa veramente il “crowdfunding “, mettendo luce su la tipologia di finanziamento del presente ma soprattutto del futuro
Come il nome stesso va già a suggerire, dall’unione delle due parole inglesi crowd, folla, e funding, finanziamento, il crowdfunding è una forma di finanziamento assolutamente innovativa che mette a disposizione di tutti la possibilità di raccogliere fondi per usi molteplici attraverso la folla, laddove naturalmente siano consentiti dalla legge di un determinato Paese.
Il significato di crowdfunding è dunque quello letterale di finanziamento collettivo, in cui è possibile richiedere, utilizzando appositi portali o piattaforme online, denaro a supporto di un determinato progetto, che sia di natura economica, sociale, culturale o benefica. Questo modello prevede di conseguenza il coinvolgimento di diversi soggetti che scelgono di investire in una causa, in un progetto o in una idea, fornendo il supporto finanziario necessario affinché diventi realtà. (quifinanza.it)
Il crowdfunding è un fenomeno abbastanza recente: le sue radici affondano nei primi anni 2000 anche se, prima del XXI secolo, ci sono stati degli episodi riconducibili a questo genere di finanziamento collettivo.
Secondo gli storici la prima campagna di crowdfunding sarebbe stata effettuata nel lontano 1884: in quell’anno il Comitato Americano, che aveva l’incarico di completare la restaurazione della Statua della Libertà, aveva grandi difficoltà economiche nel portarla a compimento.
Ma è dagli anni 2000 in poi che il Crowdfunding ha iniziato a prendere sempre più spazi tra il mondo finanziario.
Questa esplosione deriva per una grossissima fetta dell’avvento di Internet, ma un ruolo significativo dobbiamo riconoscerlo anche alla difficoltà di fare impresa soprattutto in Italia.
Qual è il nesso? Semplice.
Il crowdfunding molto semplicemente è lo strumento che permette a tante persone di veder coronato il loro sogno di fare impresa.
Sappiamo benissimo quanto sia difficile soprattutto in Italia, avere garanzie sufficienti, al fine di ricevere contributi, aiuti o finanziamenti da parte dello stato
Ecco qui in entra in gioco il nuovo modo di finanziare.
Come dicevo prima si tratta di un finanziamento collettivo, in quanto un gruppo di persone più o meno grande, decide di “sposare” un progetto sociale/imprenditoriale, contribuendo economicamente allo sviluppo dello medesimo.
In parole povere, spiegandovelo ancora più semplicemente, un qualunque Tizio che ha un idea che per lui è geniale, può pubblicare la sua idea progettuale su varie piattaforme di crowdfunding ( le cui più famose Kickstarter nel mondo, “Mamacrowd” 2in Italia.), fissando un budget di raggiungimento per perseguire quello scopo, e se trova il numero di persone giuste, il progetto potrà prendere piede.
Cioè vi rendete conto; una persona può lanciare un progetto mondiale, stellare, stellare solo con l’aiuto di persone. Per questo, grazie al crowdfunding, si parla per la prima volta, di finanziamenti collettivi formati da persone.
Alla faccia delle banche, delle garanzie, e dello stato, direbbe qualcuno!!!
Capite ora l’avvento delle startup up nell’ultimo decennio? Sapevate che tantissime aziende a livello mondiale, sono partite senza fondi, e si sono fatte finanziare da campagne di crowdfunding?
Fatta questa doverosa introduzione, mi collego all’ultimo spunto, per spiegarvi nel dettaglio cosa sono queste campagne di crowdfunding
Tramite i principali sopra riporti siti di crowdfunding, per campagna, si intende il processo finalizzato alla pubblicazione del progetto da finanziare.
La procedura pratica la possiamo racchiudere in 4 step essenziali.
1) scelta del portale.
2) formulazione del progetto: questa è una parte cruciale, in quanto l’ideatore dell’idea, solitamente assieme a qualche tecnico del sito, devo presentare l’idea alla platea del pubblico. Essenziale quindi, è il modo in cui lo si fa. Scelta di immagini (meglio video), testo e comunicazioni.
Tutto deve essere fatto alla perfezione, in quanto le campagne sono tante, e i piccoli dettagli sono fondamentali per il buon esito finale.
3) budget da raccogliere.
4) deadline. (termine per finanziare il progetto)
Nel range temporale che la campagna e attività, qualsiasi persona può liberamente contribuire economicamente nella maniera che preferisce.
Il contributo apportato si trasforma in quote. Più quote si hanno, più l’apporto e il ritorno economico sarà rilevante, nel caso il progetto diventi di successo, Avendo delle quote, si diventa a tutti gli effetti, SOCI del progetto, ovviamente in percentuale rispetto a quanto versato.
Essendo progetti altamente redditizi e innovativi, è chiaro che il rischio d’investimento è più alto rispetto ad investire in libretto postale dove si ha rendimenti del 2% all’anno.
D’altro canto, se tanto vuoi guadagnare, un pò devi rischiare.
Sembra una filastrocca, ma è la verità.
Com’e anche vero, che tante compagne di crowdfunding, realizzano incrementi d’utile del 10x in breve tempo, e questo non può che riflettersi positivamente anche sui soci.
Alle luce di quanto appena detto, mi sento di darvi qualche consiglio in merito, di modo da darvi maggiore consapevolezza sulla tematica.
1)Investite solo quando potete permettervi di perdere. In parole povere; non vendete la casa per aderire a un progetto!!
2)studiate e appassionatevi al progetto che volete finanziare.
3) diversificate gli investimenti.
Per tutte le altre questioni tecniche e burocratiche(FAQ) sul crowdfunding, vi consiglio questo articolo, dove in 3 minuti, riuscite a comprendere meglio la materia anche da un punto di vista giuridico.
https://www.starsup.it/equity-crowdfunding-in-3-minuti/
Nel panorama italiano, In prima posizione troviamo “Synbiotec”, una PMI italiana che nel 2016 riuscì a raccogliere più di 1 milione di euro attraverso una piattaforma di Equity crowdfunding. Questa è la cifra più alta mai raggiunta da nessuna azienda Italiana su nessuna piattaforma di finanziamento online. La campagna di Synbiotec in 6 mesi ha raggiunto l’obiettivo che si era prefissata: raccogliere una quantità di fondi sufficiente per finanziare i progetti di sviluppo di probiotici e integratori alimentari che migliorano la salute e il benessere di persone e animali.
Nella storia del Crowfounding, nel panorama mondiale invece, una delle campagne che ha avuto il maggior successo in termini di finanziamenti ottenuti nel mondo è senza dubbio quella di Pebble.
Pebble era una piccola azienda produttrice di smartwatch ma assolutamente ambiziosa. Il suo scopo era quello di creare prodotti qualitativamente superiori, capaci di competere con i giganti del mercato come Samsung e Apple.
Ha quindi lanciato 3 campagne di crowdfunding che sono state un vero successo. Nel 2012 riescono ad ottenere oltre 10 milioni di dollari per il lancio del primo prodotto, nel 2015 oltre 20 milioni (contro il loro obiettivo di 500 mila euro).
La terza e ultima campagna, nel 2016, riesce a far ottenere a Pebble quasi 14 milioni di dollari
I numeri parlano chiaro. Nell’ultimo anno, i progetti sviluppati da una campagna di crowfounding, sono aumentati del 700%.
Contestualmente invece, è stato osservato, nel Rapporto sulla finanza sostenibile della Fondazione per la Sussidiarietà, che la velocità di chiusura di sportelli bancari fisici è accelerata nel corso dell’ultimo decennio.
Per questo e tanti altri fattori, molti esperti vedono il crowfounding come la banca del futuro.
]]>Si, oggi andiamo a trattare insieme, ciò che è emerso dell’ultimo G20 organizzato a roma lo scorso 30 e 31 ottobre.
Ma andiamo per gradi, per coloro i quali non hanno mai sentito parlare del G20, andiamo assieme a vedere che cos’è questo evento così tanto decantato, chi riunisce e sopratutto quali sono le finalità di quest’ultimo.
Allora il Il G20 è il foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo. I Paesi che ne fanno parte rappresentano più del 80% del PIL mondiale, il 75% del commercio globale e il 60% della popolazione del pianeta.
Si tiene ogni anno dal 1999 e dal 2008 prevede lo svolgimento di un Vertice finale, con la partecipazione dei Capi di Stato e di Governo.
Oltre al Vertice, durante l’anno di Presidenza si svolgono ministeriali, incontri degli Sherpa (incaricati di svolgere i negoziati e facilitare il consenso fra i Leader), riunioni di gruppi di lavoro ed eventi speciali.
Ma qualcuno di voi potrà dirmi… come mai è così importante il g20?
Sicuramente perché come da lista qui di seguito riportata, si riuniscono le principali potenze mondiali;
“Argentina, Australia, Brasile, Gran Bretagna, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Russia, Sudafrica, Arabia saudita, Corea del Sud, Turchia, Stati Uniti, Unione Europea e Spagna”
Inoltre, perché come riporta il corriere.it, dopo la crisi nel 2008, questo summit mondiale annuale ha assunto un ruolo cruciale nelle scelte geopolitiche mondiali.
Dopo la crisi economica del 2008, infatti, il G20 portò all’impegnò per oltre 1000 miliardi di spesa pubblica dei governi per la crescita e i posti di lavoro. In quanto forum che riuniva sia le potenze tradizionali dell’Occidente che i giganti emergenti, il G20 divenne un pilastro dell’ordine post-guerra fredda. Oggi quel quadro è assai meno chiaro come sottolinea Ishaan Tharoor sul Washington Post, osservando che senza Donald Trump l’atmosfera sarà forse meno tesa quest’anno, ma benché siano previste alcune «vittorie» sulla tassa minima globale, temi divisivi cruciali quali l’uso dei combustibili fossili restano irrisolti.
Le distanze significative tra i vari Paesi sui temi in agenda e l’assenza di alcuni importanti protagonisti riflettono le difficoltà della politica internazionale.
Il G20 non ha risposto in modo tempestivo alla pandemia, anche se i suoi Paesi membri si sono accaparrati da maggior parte di vaccini.
La filosofia del forum basata sulla cooperazione internazionale e sul rifiuto delle politiche protezioniste si è indebolita di fronte all’ascesa dei nazionalismi.
Quest’anno inoltre, a maggior ragione, viste tutte le sfide e le emergenze globali che dovremmo affrontare da qui a prossimi decenni, l’attenzione mediatica sull’evento è stata molto forte, dato che la posta in gioco, rispetto al passato, è ancora più alta.
Difatti, la ripartenza post pandemia, l’effetto serra, l’inquinamento mondiale, il green e cliente change, (nonché cambiamento climatico conosciuto a tutti per la rappresentanza di “Greta thunberg), sono stati sono alcuni dei temi più importanti trattati durante l’incontro, tenutosi per la prima volta nella storia in Italia, precisamente all’Euro Sky tower di Roma, sotto la guida del presidente del consiglio Mario Draghi.
Vediamo com’è andata nel dettaglio e analizziamo assieme ciò che è emerso dal summit, definito da molti, come l’evento internazionale più atteso dell’anno.
così commenta Mario Draghi alla fine dei due giorni di raduno (30 e 31 ottobre).
Da queste poche ma importanti cruciali parole, supponiamo che quindi, dal punto di vista del governo, vi è stata un’intesa con gli altri capi di stato sulle tematiche mondiali da affrontare fissare in agenda.
Aggiunge inoltre: “ma solo se lavoriamo assieme”
Questo ci fa capire che i buon intenti e le basi gettate durante questo incontro, dovranno davvero essere perseguite da ogni governo dal giorno seguente, affinché un clima di coesione completa, possa portare davvero ai risultati pianificati e sperati.
Ma andiamo ancora più nel dettaglio, per capire le manovre che le potenze mondiali vogliono attuare;
Per ciò che concerne la tematica del “green e climate change”, uno dei temi di bandiera prima dell’inizio del G20, si è posto un un’obbiettivo tanto ambizioso quanto necessario; OBBIETTIVO ZERO EMISSIONI ENTRO IL 2050.
Questo è che ciò di comune accordo hanno siglato tutti i capi di stato anche se l’Arabia e la Cina erano più propensi a una “deadline” maggiore, prolungata entro il 2060.
Rimane a oggi però, ancora il nodo legato alle ingenti spese che ogni stato membro dovrà affrontare per compiere questa trasformazione nonché passaggio ecologico secolare.
Gli altri due grandi temi, affrontati durante il summit, riguardano la salute e lo sviluppo sostenibile e su come si debba ‘approfittare’ della pandemia per ricostruire meglio le nostre economie sulla base dei piani nazionali, che sotto diversi formati e definizioni, sono stati messi a punto da tutti i Paesi e per rafforzare la capacità di risposta a future pandemie.
In merito a questo, i capi di governo hanno lanciato una promessa al mondo intero; “entro giugno 2022, il 70% della popolazione mondiale sarà vaccinata”
40% entro dicembre di quest’anno, e il restante 30 entro giugno 2022.
Tutto questo sarà possibile grazie ai 40 miliardi di dollari destinati all’acquisto di dosi vaccinali, al fine di aumentare l’attuale disponibilità concessa dalle Big Pharma, corrispondente a circa 1,3 miliardi di dosi.
Per dover di cronaca, ci tengo a sottolineare anche il raggiungimento di un’accordo mondiale molto rilevante, avendo contestualmente alla prima delle 2 giornate d’incontro.
Difatti, il 30 di ottobre, è arrivata l’intesa fra Ue e Usa sui dazi legati all’acciaio e alluminio.
Come afferma palazzo Chigi in una nota ufficiale del governo infatti, questo accordo, “conferma l’ulteriore rafforzamento in atto delle già strette relazioni transatlantiche e il progressivo superamento del protezionismo degli scorsi anni”
]]>Mai come in questo periodo, sentiamo parlare sempre di più delle auto elettriche. Soprattutto dopo i recentissimi rincari a dir poco esagerati per quanto riguarda il gas metano.
Da un 40 fino ad alcuni casi a dir poco “usurai”, a un 100% in più rispetto a prima.
Proprio in famiglia, ho potuto constatare ciò. La bolletta del gas ha subito una maggiorazione del 28% mentre il metano al rifornimento ancora peggio.
Mi diceva mio fratello che con 16 € faceva un pieno fino a 1 mese fa. Oggi invece, con la solita cifra, riesce a malapena a riempire metà serbatoio.(+50%) Leggevo proprio oggi addirittura, che in alcuni posti si è arrivati fino a un 100% di maggiornazione, semplicemente assurdo!
Ma oggi non sono qui per parlare di ciò. Ci tenevo a fare questa precisazione, al fine di entrare nel “magico” mondo delle auto elettriche!
Conviene non conviene? E’ una fregatura oppure no? Che macchina mi prendo? Ma come si fa una ricarica? Da casa oppure no?
Ecco queste sono solo alcune delle domande, d’altronde lecite, che la maggior parte delle persone si pone.
Ma come per tutti gli argomenti, sicuramente tra qualche mio lettore, vi è qualcuno che non conosce bene le dinamiche e gli aspetti legati al mondo dell’elettrico.
Ed è per questo motivo, che andiamo assieme a delineare una panoramica globale del tema di riferimento. Allora, per dare un indicazione temporale, ci tengo a dire che le macchine elettriche esistono da una vita.
Proprio qualche giorno fa, si festeggiavano i 150 anni dall’invenzione della prima macchina elettrica.
Il vero boom delle auto elettriche che vediamo oggi invece, è figlio dei modelli ibridi e/o elettrici creati qualche anno fa. In italia è scoppiato il fenomeno in maniera quasi esponenziale dal 2017 in poi.
Via via negli anni è raddoppiato se non triplicato il numero di nuovi “consumer” attivi, i quali un pò per moda, un po per prestazioni, sono stati completamente rapiti da questo nuovo “format” di auto. La crescita e l’espansione di mercato è stata così rapida e progressiva, tanto da chiudere il 2020, con un bilancio di +40% rispetto alla chiusura del 2019 con 3 milioni di nuovi veicoli in più.
Tutto questo è subito continuato nel 2021, tanto da segnalare, che solo nei primi 6 mesi del 2021, sono state vendute più di 31 mila unità(immatricolazioni), rispetto alle 30 mila del 2020.
Avete capito? In meno di un semestre, è stato superato il numero di registrazioni dell’anno precedente. Per chi ama i numeri come me, tutto questo si tramuta in un + 50% rispetto al 2020, + 90% rispetto al 2019. Allucinante.
Una domanda che mi sono fatto a cui non mi sono ancora dato una risposta esatta che voglio condividere con voi è;
“Ma dove vuole arrivare il mercato dell’elettrico? E soprattutto, siamo sicuri d’esser pronti a questo cambiamento? Non siamo sempre stati ostili noi italiani alla novità?
Domanda molto interessante, dalla quale possiamo estarre vari ragionamenti.
Allora se dovessero rispondere gli esperti del settore, sicuramente non ci sarebbe alcun dubbio. Difatti, secondo varie ricerche e studi a livello mondiale, si stima che entro il 2030 si saranno vendute + di 30 milioni di auto elettriche. Entro il 2040, massimo 2050 per i più pessimisti, tutto il mercato automobilistico sarà sotto un’unica bandiera: quella elettrica.
Se dovessimo rispondere noi italiani invece, a occhio e croce, direi che siamo leggermente distaccati da quelle previsioni.
Nonostante i numeri inequivocabili sopramostrati in merito allo sviluppo dell’elettrico, in italia vi è qualche dubbio ancora diciamo cosi’. Questa non è una mia supposizione, bensi’ ciò che è emerso dall’edizione 2021 di Osservatorio Continental sulla Mobilità e sulla sicurezza.
A Milano, per il terzo anno di fila, è stato organizzata questo Summit istituzionale, con la finalità di condividere attraverso un rapporto, i rendimenti annuali derivanti del mercato della mobilità e della sicurezza.
Visto il tanto folgore mediatico e pratico, quest’anno chiaramente, il focus centrale dell’incontro è stato proprio il mercato delle auto elettriche e la loro mobilità territoriale.
Ciò che è emerso dall’analisi Continental, (sviluppata su un sondaggio d’opinione realizzato dalle società di indagine EuroMedia Research e Kearney su un campione di 3.000 italiani di età compresa fra 18 e 72 anni, e suddivisi in quattro grandi gruppi per differenza di età), è risultato che l’italia in sè si dimostra interessata, affascinata e propensa ad acquistare un veicolo di tipo elettrico. Tuttavia però, 8 su 10 a oggi, non riescono a definirsi pronto al fine di intraprendere questo processo di passaggio verso l’ecologico.
Difatti apparte Toscana, Lazio e Trentino alto adige, nelle altre regioni, le vendite sono meno di 1/3 rispetto alle 3 prima citate.
E quindi l’altra domanda viene spontanea a questo punto… Quali possono essere le ragioni che limitano e frenano gli italiani verso l’acquisto di nuovi tipi di macchina? E tutta colpa della coltura “bigotta e arretrata” che accomuna noi italiani? Oppure vi sono delle ragioni valide dietro questi titubamenti?
Diciamo che stranamente, questa volta ci possono essere delle ragioni valide per tentennare.
Ma andiamo nello specifico; Direi che per delinerare un resoconto dettagliato, direi di segmentare l’analisi nelle 4 MACROAREE che formano l’ecosistema.
Consumi: Questo senz’ombra di dubbio, un punto a favore per l’elettrico rispetto ai suoi competitor di mercato. Difatti, con 2-3 € con l’elettrico, si riescono a percorrere circa 100 km. In definitiva quindi, spendi circa 1/4 di quanto consumeresti con un serbatoio diesel/benzina.
Autonomia: Entriamo nei primi punti deboli dell’elettrico, in quanto un’auto elettrica a oggi, è in grado di avere un’autonomia media che si aggira intorno ai 100-120 km, rispetto ai + 1000 delle macchine a benzina/diesel. Parliamo circa di 1/10 rispetto ai competitor. Sopratutto per coloro che per lavoro o qualsivoglia altro motivo, si trovano costretti a guidare tante ore durante il giorno, questa rappresenta una discriminante non indifferente.
Rifornimento: Altro aspetto molto delicato. Ad oggi infatti, rispetto alla crescita impressionante dal punto di vista di vendite, i rifornimenti per le auto elettriche lasciano ancora purtroppo tanto a desiderare. Difatti, a oggi le auto alla spina, rappresentano ancora lo 0,2% del del parco circolante, nonostante i grandi investimenti di ampliamento effettuati nel corso di questi anni. La situazione attuale di rifornimento quindi, è ancora distante dalla situazione ideale di confort per il cliente. E sono certo (parere personale, prendetelo con le pinze), che quando i rifornimenti saranno più presenti sul territorio, ben distribuiti e accessoriati, il mercato elettrico farà un ulteriore impennata verso l’alto, rassicurando e conquistando allo stesso tempo, i dubbi attuali della maggior parte dei consumer automobilistici italiani.
Costo: Eccoci arrivati all’ultimo ostacolo, nemico dell’elettrico, ovvero il costo d’acquisto. Seppur è vero che i consumi quotidiani sono minori, è altrettanto vero, che acquistare un’auto elettrica costa di più. Per darvi una stima media, a parità di veicolo, funzioni e prestazione, un’automobile elettrica, costa dai 10 ai 20 mila € in più. Questo ci fa bene capire, che per ammortizzare e rientrare dell’investimento fatto, dobbiamo utlizzare frequentemente la macchina. Quindi se stai leggendo questo articolo, e usi saltuariamente il tuo autoveicolo, sai già da te che non è un buon affare.
Analizzando oggettivamente i dati raccolti, ad oggi sono più i contro che i pro in merito all’acquisto o meno di un’auto elettrica.
Per una di queste o tutte le ragioni sopra indicate, la maggior parte degli italiani è ancora in posizione di “vigile attesa”. Vorrei fare però insieme a voi, ancora un’ultima considerazione.
Visto i grandi numeri e le previsioni ottimiste, come si può sensibilizzare e convincere il pubblico riguardo i vantaggi dell’elettrico? Ma soprattutto… In tutto questo lo stato italiano e l’Unione Europea, come si stanno comportando?
Secondo Alessandro de Martino, Amministratore delegato di Continental Italia, un passo in avanti significativo può arrivare tramite l’esperienza, al fine di favorire l’avvento dell’auto elettrica.
Continua così il suo intervento nella riunione:
“L’Osservatorio 2021 ci racconta una società propensa e incuriosita dalla svolta elettrica ma che non sembra ancora pronta ad affidarsi completamente a questa nuova frontiera. Emerge un problema reale di preparazione del consumatore dovuto alla poca chiarezza comunicativa che non abbatte i pregiudizi del pubblico. I dati emersi ci raccontano come i più favorevoli alla transizione siano i giovani, mentre le generazioni più adulte, che però hanno il maggiore potere d’acquisto, siano le più ostili al cambiamento. Occorre educare. Quando si parla di auto elettrica, è indispensabile vivere l’esperienza al volante. Ad oggi solo un italiano su otto ha provato a guidare una BEV a fronte di diversi segmenti di mercato potenziali quali ad esempio coloro che vivono in provincia, in una casa autonoma con spazio per una colonnina e percorrono meno di 150 chilometri al giorno, pari circa al 71% degli intervistati. In questo processo di transizione se le Case automobilistiche, i noleggiatori, le reti concessionarie e i fornitori di energia elettrica lavoreranno in sinergia per fornire ad esempio canoni anziché listini, comprensivi di Wallbox a condizioni interessanti e comprensivi di auto tradizionali per i viaggi lunghi o per il weekend, si potrebbero fare dei grandi passi in avanti verso gli obiettivi prefissati dall’Europa”.
Le due tematiche principali che emergono da queste dichiarazioni sono il consumer finale e l’erogatore del prodotto.
Se da una parte infatti dobbiamo educare il cliente alle nuove auto del futuro, dall’altra le case automobilistiche e le reti concessionarie, devono svolgere un lavoro importante, soprattutto in questi primissimi anni, al fine di sensibilizzare l’intero territorio italiano.
Difatti a oggi, una carenza strutturali, che rallenta inevitabilmente il processo di vendita dell’auto elettrica, è la scarsa esperienza delle reti di vendita delle concessionarie di veicoli elettrici.
Non a caso, l’Italia, è l’ultimo paese Europeo per numero di auto elettriche vendute.
Lo stesso Alessandro di Martino, oltre all’esperienza e alle competenze, durante l’intervista, anticipa la parola chiave che per molti paesi, può rappresentare davvero la svolta definitiva.
Mi sto riferendo agli incentivi. Semplice no? La soluzione è questa.
“La propensione all’acquisto dei consumatori risulta dunque essere bloccata da ragioni economiche, infrastrutturali e di prodotto che, al momento, sembrano essere barriere difficili da superare”.
Capite di cosa sto parlando? Gli incentivi solo lo strumento che possono permettere al consumatore di superare tutte le difficoltà oggettive che si contrappongono all’acquisto dell’autovettura elettrica desiderata.
Qui di seguito continuiamo a vedere alcune esternazione degli addetti al lavoro in merito ai possibili incentivi:
“Da qui al 2030 serve un deciso supporto normativo a favore della mobilità sostenibile, che può abilitare un giro d’affari pari almeno a 200 miliardi di euro, includendo l’acquisto dei veicoli e lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica, con potenziali benefici per tutta la filiera, ha commentato Simone Franzò, direttore dell’Osservatorio Smart Mobility.
Sono certamente una buona notizia i 38 miliardi stanziati dal Pnrr (circa il 20% dei fondi disponibili) per promuovere iniziative come la diffusione delle infrastrutture di ricarica, o del biometano e dell’idrogeno nei trasporti, ma Francia, Germania e Spagna, ad esempio, hanno deciso di supportare maggiormente l’acquisto di veicoli elettrici, il cui elevato costo iniziale rispetto alle auto tradizionali rimane in Italia il principale scoglio da superare.”
Sembra il titolo di un film dell’orrore… In realtà quello che vi sto condividere è esattamente un percorso vincente attutato dalla Norvegia qualche anno fa ormai, che tutti i paesi dovrebbero adottare.
Ma di costa sto parlando?
Voglio partire col dirvi che già nel marzo 2016, i norvegesi hanno acquistato più auto elettriche rispetto a quelle tradizionali. Sempre nel marzo del 2016, delle 13 mila auto vendute, più del 60% era suddiviso tra ibride, elettrico e plug-in.
Perchè la Norvegia è campionessa di auto elettriche?
Viene da chiedersi chiedersi cos’abbia fatto la Norvegia rispetto alle altre nazioni avanzate, visto che nel Paese il boom di auto elettriche e ibride non ha pari – in percentuale – nelle altre parti del mondo. La risposta è in una parola: incentivi. I norvegesi pagano tasse tra le più alte del mondo, ma ricevono enormi vantaggi per l’acquisto di auto elettriche. Esse sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto (IVA) così come dalle tasse di acquisto, che in media in Norvegia fanno lievitare il costo del veicolo del 50%. Inoltre, non pagano il pedaggio stradale, le spese di utilizzo dei tunnel e le spese di trasporto in traghetto.
Non basta: possono parcheggiare gratuitamente, effettuare liberamente la ricarica nei punti disseminati per le città e utilizzare le corsie degli autobus.
Gli incentivi per l’auto elettrica in Norvegia hanno avuto talmente tanto successo che i regolatori hanno stabilito che è necessario ridurne una parte. I proprietari di auto elettriche dovranno pagare metà della tassa di circolazione a partire dal 2018 e il 100% dal 2020. Le esenzioni dall’IVA verranno sostituite da una sovvenzione l’anno prossimo, che probabilmente sarà revocata nel corso del tempo. Alle autorità locali è affidata la scelta tra offrire il parcheggio gratuito, l’esenzione dal pedaggio e l’utilizzo delle corsie preferenziali ( FONTE rinnovabili.it).
Al netto di quanto sopra descritto, i tre fattori che determineranno davvero l’ascesa definitiva dell’elettrico nelle nostre abitazioni sono racchiuse tra esperienza, competenze e incentivi.
]]>Una poesia. Un’opera d’arte mobile (come direbbe Vittorio Sgarbi), il cibo più amato dai noi italiani.
Questa vera e propria prelibatezza assoluta trascina e conquista i cuori di milioni di persone nel mondo.
Noi italiani lo sappiamo bene. Talvolta, si porta dietro dichiarazioni d’amore ancora più passionali rispetto a quello che facciamo a nostra/o moglie/marito. Non ci credete?
“L’amante perfetto è quello che si trasforma in pizza alle 4 del mattino”, cosi’ definisce la pizza il buon Charles Pierce”.
Oppure vediamo un tale Kevin James, affermare che “non vi è sensazione miglior al mondo di una scatola di pizza calda in grembo” Vediamo persone come il romantico Mike Birbiglia, affermare che “innamorarsi è un esperienza davvero trascendente. È come mangiare un gelato al gusto di pizza”.
Insomma, abbiamo capito che la pizza è amore. La pizza è quella pietanza che infuoca il cuore e il palato di tutte le persone del mondo. Quell’alimento che consacra un momento di gioia. Margherita, farcita, bianca o rossa. La pizza è poesia. In famiglia al lavoro, con la fidanzata/il fidanzato… La pizza è perfetta in ogni occasione.
La pizza è l’attesa che arrivi il sabato sera per portare chi vuoi a mangiarla. La pizza è la dedizione e l’impegno con il quale la domenica, impastiamo e inforniamo la nostra creazione.
Compagna di malumore e di tristezza, la pizza ha un potere enorme su di noi, lo sapevate?
La pizza, quindi, è molto di più di un semplice cibo. Ci sono poche cose al mondo che gratificano il nostro cuore e palato più della pizza.
A parte chi vive in “Burundi” (ma penso sia arrivata pure fino li), tutti sanno che cos’è la pizza. Ma scommetto che pochi di voi, sanno esattamente la storia millenaria di questo piatto leggendario! Partiamo assieme nel mondo magico della pizza, pronti?! Tutti sanno più o meno che l’origine della pizza è italiano, nella fattispecie è un marchio di fabbrica napoletano. Ma per dover di cronaca, vi riporto che le prime pietanze che hanno qualche sembianza con la pizza moderna, risalgono al tempo dei greci e romani, addirittura tra il IV e il V secolo A.C.
Più che pizze, le potremmo definire odiernamente, come un mix tra una focaccia schiacciata e un calzone. Per contestualizzare il tutto, direi che si tratta del primo tipo di pizza di epoca primordiale.
Per arrivare alla famosa “pizza napoletana”, conquistatrice di milioni d’italiani e turisti del mondo ogni anno, dobbiamo fare un balzo in avanti fino al 1889, quando un certo Raffaele Esposito, divenne titolare e costruttore, della storica e più visitata taverna napoletana con il nome di “Pizzeria di Pietro e basta così” Fu con questo evento quindi, che ebbe inizio la storia della Pizza Margherita, definita senz’ombra di dubbio, come la pizza più celebre e celebrata al mondo. Una pizza tanto semplice, quanto estremamente buona. Prodotti di vera qualità. Impasto come vi dicevo semplice, con acqua, sale, lievito e farina.
Pomodoro, mozzarella rigorosamente di “bufala”, e una splendida foglia fresca di basilico del campo. Questo è l’incanto dell’antica pizza margherita, chiamata ai nostri giorni, “pizza verace”. Tutto l’amore per la pizza, trova riscontro nei numeri che essa è in grado di generare. Secondo Coldiretti, (Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti), il business della pizza si attesta annualmente attorno ai 10 miliardi di €. Secondo l’ente del turismo mondiale, ogni anno partono circa 10 milioni di persone, con l’unica finalità e missione, di assaggiare e godersi il “frutto” prelibato.
La pizza piace e piacerà sempre a tutti, dai più piccoli ai più grandi. Per questo ogni anno, migliaia di pizzaioli studiano ricette, fantasie e nuove cotture della pizza.
Per non parlare della pizza all’estero. Senza ironizzare, credo che una pizzeria all’estero è difficile che fallisca. Secondi le recenti indagini ISTAT a livello mondiale, difatti, si stima che il 93% degli americani, consuma la pizza almeno due volte al mese. E i nostri “amici” Francesi invece? Hanno stimato che un francese in media, consuma circa cinque kg di pizza all’anno. Per non parlare invece di quei “pazzi” dei cinesi. A oggi, 2021, circa 600 milioni di persone, si sono definiti amanti e fan della pizza! Ragazzi non sto scherzando. La pizza è stata la fortuna di tantissimi nostri connazionali all’estero. Grazie alla pizza, infatti, tantissimi italiani emigrati in America in cerca del famoso “eldorado”, hanno davvero fatto la fortuna sperata.
La pizza insomma è un valore assoluto, un patrimonio dell’UNESCO.
O meglio questo è quello che vorrebbe Alfonso Pecoraro Scanio, attraverso la fondazione Univerde, nonchè l’associazione Pizzaioli Napoletani Coldiretti. Difatti, da diversi anni oramai, è nata una petizione di raccolte firme a livello mondiale affinché si possa inserire la prelibatezza della pizza nella lista del Patrimonio Culturale e immateriale dell’UNESCO.
Finalmente nel novembre del 2016, il congresso dell’UNESCO europeo, organizzò una riunione per valutare la fattibilità e la veridicità della richiesta. A oggi purtroppo, da quel novembre, la situazione non si è ancora sbloccata. Nonostante ciò, l’associazione di Pecoraro continua a raccogliere migliaia di firme ogni anno. A proposito, firma anche tu: http://www.pizzanelmondo.org/ Queste difatti, sono le parole del presidente del comitato:
“Un prodotto mai commerciale ma sempre ispirato a una competenza artigianale che si tramanda da decenni e decenni fra i professionisti del settore, partendo da una città come Napoli che ne ha fatto quasi una bandiera di identità culturale e anche sociale.”
Perché è buona? Sicuramente. Ma vi ricordate cosa vi ho detto prima? La pizza è un business milionario.
Proprio per questo motivo, effetto indiretto della globalizzazione, soprattutto negli ultimi decenni, la pizza è uno dei piatti della cucina tradizionale italiana più falsificato al mondo, proprio perché in qualunque modo la fai, la pizza è sempre buona.
Tutto questo viene evidenziato in maniera molto chiara, da un articolo del Ilsole24 ore, nel quale si riporta che secondo le indagini recenti del 2018 dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), il business del fittizio alimentare, del contraffatto, supera addirittura gli introiti derivanti dalla vera pizza napoletana. Definito difatti, come “un business globale di 32 miliardi di euro”
Tutti noi almeno una volta, abbiamo infatti acquistato un prodotto “tarocco”. I settori merceologici più contraffatti sono l’alimentari e l’abbigliamento su tutti. Tutto questo inevitabilmente, si riflette in maniera negativa sull’economia italiana. Si stima difatti, che il danno per grossisti e dettaglianti italiani si aggira intorno agli 8,3 miliardi di €. Sinceramente e personalmente, ma sono certo che tutti noi italiani, troviamo la cosa alquanto disgustosa.
L’eccellenza italiane va tutelata, preservata e amata.
Spero vivamente si possa porre fino a questo “scempio”. Per non rattristarvi troppo, voglio concludere questo articolo, con tutti i record che la pizza si porta dietro nel mondo.
Oggi voglio condividere con voi la lista dei top 5:
1) In California, precisamente nella città di Fontana, nel 2017, è stato realizzato il record mondiale per la pizza più lunga al mondo. Con lo slogan “le dimensioni contano”, questi americani sono stati in grado di preparare una pizza lunga 1800 metri, attraverso un’equipe e di mani, di circa 300 pizzaioli.
2) Sempre i nostri amici americani se cosi’ vogliamo definirli, sono detentori di altri due record sulla pizza. Nel 2016, infatti, un certo Brian Edler, pizzaiolo da Domino’sa Findlay, ha saputo realizzare più di 250 pizze in meno di un’ora. Come direbbero gli inglesi: “That’s fucking incredible”. Rimanendo in America, vediamo anche un certo Joe Carlucci, imprenditore statunitense, entrare nei primati, grazie a lancio in alto più alto di un impasto di pizza. (scusate gioco di parole) Parliamo di un’altezza di circa 7 metri. Ma non finisce qui. Ci sono anche americani definiti come dei veri e propri collezionisti dell’arte della “pizza”. È il caso di Scott Wiener, il quale è entrato nel Guiness dei primati nel 2013, dopo che è riuscito a raccogliere e conservare circa 600 scatole diverse di pizza.
Assolutamente no! Ci stavo arrivando. Nel mondo non possiamo sottolineare il mitico filippino Kelvin Meldina, il quale fu capace di mangiare un’intera pizza di 30cm in soli 23 secondi. Per non parlare poi della spedizione di pizza più “ad alta quota del mondo”. Nel 2016 Pizza Hut, difatti, per celebrare l’apertura del suo centesimo Store in Tanzania, organizzò una consegna di pizza molto particolare: fece partire una pizza dal suo ristorante, situato a 745 metri di altezza, per farla arrivare in cima al Kilimangiaro. Ci sono voluti quattro giorni, uno zaino per le consegne speciale e un team di esperti scalatori, ma alla fine la “pepperoni” pizza ha raggiunto l’altitudine di 5.897 metri. Forse sarà arrivata un po’ freddina, ma vuoi metterla mangiarla di fronte al panorama che si può ammirare da lassù?
Calmi. Secondo voi, noi inventori, potevamo farci trovare impreparati? Eddai su facciamo i seri.. Siamo difatti i detentori del record della pizza più grande del mondo: 1261.65 metri quadrati, realizzata nel 2012 alla Fiera Roma da alcuni pizzaioli della NIP Food. Nel 2018, invece, la catena “Rossopomodoro”, in collaborazione con APN, ha realizzato la pizza fritta più lunga del mondo: 7.5 metri.
Non solo; nel 2020 ha fatto scalpore la Figazza Luxury di Dino Forlin, a Vicenza: 2.000 euro per una pizza da 144 ore di lievitazione, condita con foglie d’oro commestibile, burrata artigianale e due varietà di caviale. In realtà, nel prezzo rientrava anche una bottiglia di Dom Perignon e il servizio composto da posate d’oro: venne annunciata dai giornali italiani come la pizza più costosa del mondo. Insomma che dire… Viva la pizza! (rigorosamente quella originale).
]]>Oggi andremo a vedere assieme una delle questioni più “calde” nel nostro paese, ovvero il passaggio storico e inevitabile della compagnia aera simbolo della nostra nazione, ALITALIA.
Per quei pochi che ancora non hanno avuto modo di capire le dinamiche di questo evento mondiale, oggi siete nel posto giusto.
Il 15 ottobre 2021 è difatti decollato l’ultimo aereo di tratta nazionale sotto il marchio Alitalia.
Partenza Cagliari destinazione Fiumicino. Ultimo volo in quanto Alitalia da quel giorno in poi non esiste piu.
La nuova compagnia aerea di riferimento italiana difatti, prende il nome di “Ita Airways”, che va proprio a sostituire il vecchio brand di riferimento “ALITALIA”.
“un nome che risalta l’innovazione, che ci proietta nel futuro”
Cosi le prime parole del CEO e amministatore delegato, nonche acquirente,Fabio Lazzerini, durante la conferenza stampa di presentazione della nuova compagnia.
Continua dicendo: “Abbiamo voluto mantenere i colori, verde e rosso sono gli stessi di Alitalia, e l’acquisto del marchio di ieri rispecchia questa logica: non disperdere un valore.
Conclude dicendo: “Il brand Alitalia non poteva appartenere a nessun altro che alla nuova compagnia di bandiera italiana.
Nonostante ad oggi, 31 ottobre, la nuova compagnia ha già decollato ufficialmente, sono ancora purtroppo tanti, i punti e i problemi da definire.
Come ironicamente molti hanno affermato, “nuova compagnia, vecchi problemi”
Taglio netto dei dipendenti, ritardi, misteri nelle biglietterie di prenotazione offline e online.. Insomma, i presupposti non sono incoraggianti. In ogni caso, staremo a vedere.
Tutto questo ha portato e porterà anche in futuro, a scioperi nazionale di protesta. Prima di andare oltre, vorrei fare con voi un passo indietro e capire le ragione indi per cui si è arrivati alla cessione del brand Made in Italy “Alitalia”.
Passaggio epocale, tanto quanto necessario: questa è l’opionione degli esperti del settore.
Alitalia viene fondata il 16 settembre 1946, con il nome di Alitalia aereolinee italiane internazionale.
Dopo un primo avvio incoraggiante, vediamo che gia nei primi anni ’70, inziarano a verificarsi diverse e ripetute tensioni verso la compagnia.
Proteste e scontri con sindacati, e altre problematiche mai sistemate, hanno portato la compagnia, dagli anni ’90 in poi, ad avviarsi in un vero processo di declino.
L’unica via d’uscita possibile, fu indivuadata nelle collaborazioni estere e fusioni operative. D’altro canto il debito pubblico sempre piu crescente, le falle del sistema, e i malumori all’interno dell’ambiente, non davano altra scelta.
Diverse fusioni operative, la famosa “cordata italiana”, e patnership strategich come l’ingresso di Etihad, hanno tamponato in parte le lacune.
Tutto questo però non fu sufficiente al fine di evitare l’inizio dell’ultima fase di vita della compagnia, denominata anche “buco nero dei conti”
Difatti, invece del pareggio operativo da tutti auspicato, l’aumento dei debiti fu sempre piu consistente tanto che Alitalia continuava a registrare perdite.
Maglrado la ricapitalizzazione, (con conseguente aumento del debito pubblico italiano), e i vari tentativi di salvezza ( come quello del 2017), il covid 19 ha dato la cosiddetta “mazzata finale” a qualsiasi speranza di rinascita da parte della compagnia.
Tornando all’attualita, la fine di ALITALIA per noi contribuenti è stato un vero e proprio sospiro di sollievo.
Dici Alitalia, dico costo: questo è il parere e lo stato d’animo di molti di noi.
Per darvi due numeri concreti, difatti, l’altro giorno è stato diramato un bilancio uffficiale dei costi stimati provocati della vecchia compagnia: 13 miliardi, è la cifra che lo stato italiano ha speso per ALITALIA.
Tanti, davvero tanti soldi. Tutti contenti tranne le famiglie degli 8 mila lavoratori ex Alitalia che disperatamente sono andati in cassa integrazione, perdendo il lavoro.
Ma una domanda sorge spontanea almeno a me: ItaAirways su che basi sta nascendo? Sara mica che anch’essa, si sia fatta finanziare dallo stato, gravando sempre di piu sul debito pubblico italiano?
Ebbene si, la risposta putroppo è si. Ma da dove nasce il problema del debito pubblico? e perché sempre piu aziende sfruttano questo asset a danno dell’intero popolo?
Le principali cause le possiamo individuare nelle grandi crisi finanziarie e in particolare nelle crisi dei debiti sovrani. Questo perché le situazioni di debito prolungato e di defualt permanente, hanno recato dei danni irrecuperabili allo stato Italiano, e alle tasche di tutti noi contribuenti. La soluzione però, per fortuna, sembra essere piu semplice delle parole complicate sopra utilizzate. E per farvici arrivare, voglio partire da una riflessione.
Sicuramente perché la legge lo permette direte voi. E su questo posso essere d’accordo, ma vi è una motivazione piu rilevante.
Il debito pubblico viene così tanto chiamato in causa, perché fare impressa oggi è veramente difficile, estenuante a dir poco logorante.
Come certifica l’indicatore Doing Business della banca mondiale, l’italia è uno dei paesi mondiali dove e piu difficile fare impresa.
E io nel mio piccolo, quando avevo un attivita, ho avuto modo di viverlo personalmente. Tasse, spese, e pagamenti talvolta ancor prima di fatturare. Lentezza burocratica e amministrativa, richieste assurde e pochi incentivi di sviluppo.
Queste sono solo alcune della ragioni piu lampanti. Come uscire quindi da tutto questo? Qual possono essere le soluzioni concrete ?
La commissione europea, difatti, sono già diversi anni, che sta studiando a tavolino delle possibilità soprattutto a lungo termine di miglioramento globale. In merito a ciò, nel corso degli anni e delle varie riuini europee, è emerso che l’italia deve fare riforme per la crescita e al tempo stesso, aumentare l’avanzato primario, ma entrambe le opzioni purtroppo, sono state e sono tutt’ora per varie motivazioni, difficili da attuare. Per questo, è nata la ricerca di soluzioni alternative.
Quali sono? Nell’ultimo decennio, tra proposte fittizie, false e irrealizzabili, le uniche due che potrebbero aiutare davvero il nostro paese sono:
Mutualizzazione: ovvero l’idea presentata dal consiglio tedesco nel 2011, fu quella di mettere i debiti in eccesso della soglia del 60% in un fondo comune ( ERF, European Redemption Fund) che si sarebbe finanziato sul mercato per acquisire i debiti degli stati membri.
L’altra opzione, invece, per certi versi molto piu fattibile della prima, è rappresentata dalla creazione di un European Safe Asset, ossia di un titolo europeo privo di rischio. L’idea, difatti, e quella di aggirare l’ostacolo della scarsa fiducia che si frappone a progetti di mutualizzazione, creando contestualmente, un titolo europeo privo di rischio, con la finalia di mettere fine all’assimetria ad oggi registrata.
In ogni caso la situazione odierna rimane molto dubbiosa, perché entrambe le proposte possono dare un contributo importante di stabilità ma non allegeriscono direttamente l’ onere dell aggiustamento. (ovvero il problema maggiore) Però, come direbbe qualcuno di voi, poco è meglio di neinte, staremo a vedere.
La domanda finale quindi, in parte collegate a quest’ultimo discorso, è la seguente.
Riuscirà la nuova compagnia ad affermarsi negli anni, creando un sistema operativo vincente senza ripetere gli errori di alitalia? Molti degli esperti trovano riposta nelle possibili alleanze strategiche di successo con realtà estere. Concretamente, vediamo come gli eventi stanno andando in direzione di questa opzione. Difatti, vediamo come notizia degli ultimi giorni, l’interessamento di Delta, come possibile partner del nuovo marchio ITA.
“DELTA non ha intenzione di investire in ITA, ma ha avviato una conversazione per una possibile partership.”
Così afferma l’amminstratore delegato della compagna, ED Bastian.
Staremo a vedere, ad oggi siamo ancora in una fase di trattativa. Quello che è certo, è che le partnership strategiche, possono rappresentare un opzione di progressiva stabilità della nuova compagnia nel panorama mondiale, sempre a patto che non vengano sormontate da un tasso di indebitamento esorbitante, come nel caso di ALITALIA.
]]>Si perché il concetto penso sia chiaro a tutti ma è sempre bene ribadire le cose. Il settore del turismo è stato uno mercati più colpiti dalla pandemia.
Giusto per farvi riflettere sull’entità dei danni provocati dal Covid-19, dai recenti dati ISTAT, si emerge che nell’anno 2020/2021 si sono verificati circa 60 milioni di licenziamenti per i lavoratori operanti nel mondo del turismo. Ripeto. 60 milioni di persone.
Questo, in parte o del tutto, dovuto al calo notevole del turismo in entrata e uscita. Tutte le varie restrizioni e chiusure, hanno causato un vero e proprio crollo del mercato turistico. Si parla circa del -73% rispetto ai bilanci passati.
In parole povere, se in passato ne partivano 10, in quest’ultimo anno ne sono partiti due.
Il danno chiaramente non è fine a se stesso. Perché intere città se non stati, “vivono” condizionate e in maniera complementare al mondo del turismo.
Meno partenze, hanno causato meno affluenze in città, con relativa chiusura delle attività commerciali. Se ci mettessimo a ragionare sul concetto causa – effetto, probabilmente staremmo qui tutta la notte come si dice dalle mie parti.
Questo per darvi un infarinatura generale al fine di arrivare al vero tema del giorno.
Domanda lecita, no? Come si può far ripartire l’economia? Su quali tematiche stanno ragionando gli enti locali e globali per attirare turismo in entrata?
Sostenibilità. Si questa è una delle quattro parole chiavi principali che sono emerse dalle varie indagine fatte a livello locale e mondiale.
Si perché come qualcuno di voi giustamente può pensare, il covid-19 ha completamente cambiato parte delle nostre abitudini e ha posto l’attenzione su alcune questioni nascoste.
Non a caso, da un recente studio Americano di rilievo, è emerso che centinaia di strutture in tutto il mondo, stanno promuovendo iniziative che vadano a ridurre l’inquinamento atmosferico, tenendo comunque alta la soglia di soddisfazione dei clienti. Difatti, basti pensare, che il 70% dei giovani tra i 18 e i 29 anni, ha liberamente ammesso di voler soggiornare in strutture cosiddette “green”.
Gli enti difatti, stanno cercando di proporre e incentivare un turismo più “pulito”, salutare, cambiando il focus del visitatore.
Ora andremo a vederlo dettagliatamente. In merito a ciò, vorrei fare una disamina completa, prima sullo scenario locale/nazionale e in seguito invece, vedere come il mondo sta cercando di reagire a ciò:
Seppur strano, ma il nostro paese si è mosso in anticipo rispetto ai paesi europei e mondiali. No, davvero non è una barzelletta.
Oltre a ciò, fin da quest’anno, abbiamo visto l’ideazione di tantissime idee e promozioni incentivanti che stanno già iniziando a dare i loro frutti. Venite con me. Slogan, citazioni e provocazioni sono alcune delle componenti di queste nuove “strategie operative”.
Partirei dal progetto “il turismo tutto l’anno”. Questo progetto, nasce con l’idea di rendere attrattive quelle città che solitamente vengono visitate soltanto in determinati periodi dell’anno. Mi riferisco per esempio alle città balneari d’estate, e alle località di montagna durante l’inverno. Per trovare un equilibrio più o meno stabile in termine di offerta stabile durante tutti i 365 giorni, diverse città italiane, tra cui spiccano Rimini e Trentino, hanno aderito a questo progetto.
Un altro grande promotore del turismo italiano, in particolare toscano, è rappresentato da visittuscany.com, il sito virtuale, cresciuto notevolmente negli ultimi anni, è diventato punto di riferimento per il turismo toscano. Proposte di itinerari, percorsi particolari e innovativi, eventi promozionali e di sviluppo turistico. Insomma possiamo definirla come l’enciclopedia del pianeta turistico Toscana.
Lo spazio. Si Manuel che c’entra? Stai iniziando a dare i numeri? Cosa c’entra ora la fisica con la chimica?
Ebbene si, lo spazio è il nuovo “sogno” turistico di una nicchia sempre più crescente di viaggiatori sviluppatasi in Italia.
Chiaramente il Covid-19 ha limitato fortemente la possibilità di contatto.
Così’ il nuovo “trend” del momento, è quello di vivere un’esperienza turistica nella completa libertà e nella solitudine più completa. Più che un viaggio, personalmente sembra una spedizione “spirituale”…. Ma la questione è davvero seria.
Non a caso, nella pagina “VisitRimini“, nella Home in rilievo, c’è uno slogan abbastanza eloquente; “il mare adriatico infinito”.
Ma non è finita qua.
L’altro movimento turistico molto in voga tra i viaggiotori, prende il nome di “turismo di vicinato”. Ovvero, visto il focus sulla sostenibilità e fermo restando le difficoltà oggettive di spostamento da un punto di vista logistico ed economico, per molte strutture ricettive, il nuovo target medio di cliente è considerato il vicino di “casa”. Così specialmente sul web, troviamo sempre più campagne pubblicitarie mirate proprio a catturare questo segmento specifico di clientela.
Meritano un approfondimento inoltre, due grandi campagne turistiche promozionali di successo:
La prima è “Toscana, Rinascimento senza fine”, ovvero una grande campagna regionale promozionale volta a incrementare l’afflusso di turisti a Firenze, una delle città più colpite dal covid-19. Questa promozione è stata particolarmente apprezzata, perché ha coinvolto tutti gli operatori del settore turistico, dai tour operator fino alle agenzie di viaggio.
Preservare un turismo articolato che cerchi di trasformare la sfida della sostenibilità in un veicolo di crescita, invece, è la missione della città di Genova fissato dal progetto “Urbact”, progetto urbano volto a migliorare la ricettività e sostenibilità della città ligure.
Tralasciando la promozione turistica, da un punto di vista ricettivo, a che punto è l’accoglienza per il turista in arrivo?
Diciamo che le linee guide italiane sono in netto miglioramento. Difatti, Secondo le recenti analisi ISTAT, Milano Roma Genova e Torino, sono le città che per prime si sono poste il problema dell’accoglienza.
Nel mondo invece, New York, Pechino, Londra, Thailandia, Bahamas, sono tra le città che per volontà o dolore, hanno dovuto fin da subito, migliorare il sistema ricettivo in entrata. A oggi, il peggio sembra passato. Godono di sistemi all’avanguardia, dando garanzie di massimo confort per il cliente cliente.
Per darvi una panoramica completa, voglio includere anche la gestione ricettiva mondiale.
Come vi dicevo prima le 3 tematiche principali sulle quali gli alberghi, b2b o motel che sia, sono:
Lasciando un attimo da parte la sostenibilità in quanto già trattata, vorrei prende in esame la digitalizzazione.
Da una recente indagine dell’ “American Hotel e Lodging Association” , pubblicata su note riviste del paese, è emerso che il 50% dell’accoglienza turistica abbia intenzione di sfruttare i big data e i sistemi in cloud al fine di rendere i procedimenti più”smart”. In questo modo, gli albergatori possono gestire in modo “agile“, tutte quelle che sono le operazioni turistiche; Prenotazione, politiche di cancellazione, e rimborso, tutto totalmente da remoto, limitando difatti, il contatto, andando ad aumentare e rafforzare i sistemi di prevenzione e controllo.
Troviamo riscontro d’apprezzamento da due interviste rilasciate da Andrea Montecchia, direttore dell’ “Hotel Sporting di Alba Adriatica” e dalla professoressa docente alla Business intelligence dell’Alma Mater di Bologna.
Entrambi sinteticamente, hann0 affermato che la digitalizzazione, i dati interni e software di big data, rappresentano ad ogi gli strumenti più efficaci per accogliere in totale sicurezza il cliente.
Tornando al discordo da remoto, va da se, che la tendenza utilizzata da molti enti turistici è quella di lavorare in totale o parziale smart working.
Ma l’elemento imprescindibile di rilievo non può che essere l’igiene e la sanificazione.
In merito a ciò, 8 strutture su 10 hanno intensificato notevolmente i sistemi di accesso e di prevenzione, soprattutto degli spazi al chiuso. Difatti, le implementazione sanitaria sono aumentate del 74%. Dispenser gel, scanner, misuratori, tamponi. strumenti totalmente all’avanguardia, sono solo alcune degli strumenti di prevenzione e controllo messi in pratica dagli albergatori al fine di garantire un soggiorno in totale sicurezza.
Alla luce di quanto detto amici miei, a meno che non siate davvero sfortunati/e, vi posso dire di viaggiare in serenità, in quanto l’accoglienza decorose del cliente, sarà il focus sempre maggiore delle attività turistiche in tutto il mondo.
Ma nel globo, invece, vi è qualche iniziativa turistica- promozionale interessante? Vi cito cinque realtà molto interessanti che mi sento di condividere.
In svizzera, il Switzerland Global Enterpirise, sta lavorando da tempo, attraverso dei workshop di “design thinking”, sul come proporsi in maniera vincente al turista e investitore interessato. State collegati, perché presto vi saranno grosse novità.
Andando più sul pragmatico, vediamo le seconde interessanti realtà. Mi sto riferendo alla campagna estiva attiva londinese “now is your time” e “Scotland is calling“, dal 30 settembre aperta al pubblico. Quest’ultima, incoraggia i cittadini britannici e scozzesi, a visitare una parte della Scozia.
Uscendo dall’Europa ,invece, vediamo la terza realtà di rilievo. Andiamo fino a Porto Rico, nei Caraibi, dove Leah Chadler, Chief office manager di “Discover”, ha creato delle campagne messagistiche di successo in tutta l’isola.
Will Secombe, presidente di “Connect Travel” invece, è riuscito ad attirare l’attenzione del globo, attraverso un video diventato virale, dove vengono ripresi dei pinguini vagare liberamente nell’acquario, al fine di testimoniare un eccellente esempio di mantenimento di presenza del marchio nelle case delle persone.
Vediamo infine Keith Than (Ceo del “Singapore Tourism board”) e Chris Chiames, presidente di una linea di crociere rinomata, stanno incentrando il loro messaggio pubblicitario sui giovani, inquadrati come il capitale sociale positivo, sul quale costruire i viaggi del presente e del futuro.
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