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Paolo Cocuroccia – Italianinews https://stage.italianinews.com La voce degli italiani nel mondo Fri, 29 Nov 2024 20:29:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://stage.italianinews.com/wp-content/uploads/2024/11/cropped-Logo-Italiani-news-def-copia@2x-32x32.png Paolo Cocuroccia – Italianinews https://stage.italianinews.com 32 32 La Fed aumenta i tassi dello 0.75, non succedeva dal 1994 https://stage.italianinews.com/2022/06/17/la-fed-aumenta-i-tassi-dello-0-75-non-succedeva-dal-1994/ https://stage.italianinews.com/2022/06/17/la-fed-aumenta-i-tassi-dello-0-75-non-succedeva-dal-1994/#respond Fri, 17 Jun 2022 12:14:28 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/06/17/la-fed-aumenta-i-tassi-dello-0-75-non-succedeva-dal-1994/ I Bitcoin hanno perso il 40% in un paio di mesi e la Federal reserve aumenta i tassi di tre quarti di punti

Christine Lagarde e Jeremy Powell non sembrano in grado di gestire la crisi globale. E il Bitcoin scende in picchiata

Mentre assistiamo al più alto aumento di tassi degli ultimi 30 anni e al tracollo delle criptovalute, Fed e Bce hanno le loro responsabilità, eppure qualcuno ancora si chiede se il bitcoin sia la più grande truffa della storia. La risposta ovviamente è no. La prima ragione è evidente: perfino le monete che hanno una banca centrale hanno difficoltà a gestire un momento di crisi del genere, figuriamoci delle monete decentralizzate come la maggior parte delle criptovalute.

L’annuncio della Fed e la mancata attuazione del piano

Nei giorni scorsi la Federal reserve ha anticipato che avrebbe gradualmente alzato i tassi: tra covid e guerra l’economia piange, dicono dalla Fed. Eppure il brusco aumento di tre quarti di punto va proprio contro tutto quello che è stato dichiarato precedentemente. Era dal 1994 che non si vedeva un aumento così significativo. E questo dimostra quanto le parole del presidente della Fed Jeremy Powell valgano davvero poco. Perfino il Financial Times, sempre molto misurato nei giudizi, si sbilancia e parla di crisi inflazionerai da combattere.

L’annuncio della Bce e la totale mancanza di misure a sostegno

Dichiarare un passo e farne un altro, però, non è solo una mossa che trasuda insicurezza da tutti i pori: perché qui parliamo di grave incompetenza o malafede a questo punto. E le stesse accuse vanno rivolte a Christine Lagarde, che dopo aver annunciato l’aumento di tassi a luglio, non ha preposto in alcun modo misure anti spread. E’ evidente che non sia in grado di guidare la Bce, perché in queste situazioni ci vorrebbe la giusta creatività e il coraggio di attuarla. Lo stesso coraggio che Draghi ebbe con la sua proposta di Quantitative Easing e con la sua famosa esternazione “Whatever it takes”, che potrebbe essere tradotta “con qualsiasi mezzo necessario”.

Crisi globale o truffa globale?

Lo stesso ragionamento vale per la Fed, senza andare a prendere un personaggio ingombrante come Alan Greenspan, che in momenti di crisi continuava ad abbassare i tassi, ma almeno far seguito a quanto dichiarato. Perché altrimenti le previsioni di Fed e Bce, e cioè che per marzo 2023 l’economia ricomincerà a crescere del 2% ogni anno, non valgono più nulla. Se c’è chi crede ancora che il sistema delle cryptovalute sia la più grande truffa della storia, forse dovrebbe allargare l’accusa all’intero sistema economico mondiale.

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Referendum – Un’occasione persa: solo il 18% di affluenza https://stage.italianinews.com/2022/06/13/election-day-affluenza-al-417-nei-comuni-referendum-al-14/ https://stage.italianinews.com/2022/06/13/election-day-affluenza-al-417-nei-comuni-referendum-al-14/#respond Mon, 13 Jun 2022 09:48:30 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/06/13/election-day-affluenza-al-417-nei-comuni-referendum-al-14/ Peggiore risultato di sempre per i referendum: L’affluenza non supera il 18%

A questo punto si riflette sul mantenimento di un quorum che favorisce un’apatica e pericolosa astensione

Era prevedibile. Un referendum ignorato da politici e media non riesce a portare che il 18% di elettori al voto. Si tratta di una sconfitta per la democrazia stessa.

Eppure è innegabile come il referendum resti uno strumento di partecipazione efficace. Diverse volte gli italiani hanno espresso il loro parere su temi anche molto delicati: divorzio (1974), aborto (1978), scala mobile (1985), droghe leggere (1993), acqua bene comune (2011) e leggi elettorali. Ma quando l’argomento si fa più complesso è divisivo, come in questo caso, gli italiani si allontanano dalle urne. Non è la prima volta. 

Il quorum sta affossando l’idea stessa di democrazia diretta

Basti pensare ai quesiti sulla procreazione assistita del 2005: molti partiti invitarono a non andare a votare, sfruttando così l’appiglio del quorum mancato per affossare il referendum stesso.

Il fallimento di un numero troppo alto di referendum per mancanza di quorum, e cioè della indispensabile maggioranza assoluta dei votanti, soprattutto negli ultimi vent’anni, sembrerebbe segnalarne l’inutilità e la perdita di incisività. 

Premesso che in alcun modo una democrazia dovrebbe premiare gli astensionisti, proprio come afferma l’articolo 48 della Costituzione “il voto oltre ad essere un diritto, resta un dovere civico”, sembrerebbe inattaccabile il concetto che una legge approvata dalla maggioranza dei parlamentari, che sono pur sempre rappresentanti del popolo, non possa essere abrogata nemmeno da una minoranza appassionata di elettori.

Il problema vero è che a incitare all’astensione sono gli stessi politici che si lamentano della bassa partecipazione alle elezioni. Non dimentichiamo che incitare all’astensionismo, oltre ad essere un pericoloso comportamento anti civico, è un chiaro attacco all’art. 48 della Costituzione.

Un problema risolvibile togliendo l’obbligo del raggiungimento del quorum da ogni referendum, proprio come avviene per quelli costituzionali.

L’efficacia dei referendum consultivi rispetto agli abrogativi

Un ulteriore soluzione potrebbe essere quella di inserire il referendum consultivo, ovvero la possibilità di votare per una legge ex novo: l’abrogazione di una legge infatti non garantisce mai una soluzione immediatamente accettabile, anzi, lascia sempre un vuoto legislativo anche sul lungo periodo.

Ci auguriamo che qualcuno abbia il coraggio di fare proposte che vadano in questa direzione.

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Perquisita la redazione di Report per l’inchiesta sui depistaggi della strage di Capaci https://stage.italianinews.com/2022/05/25/perquisita-la-redazione-di-report-per-linchiesta-sui-depistaggi-della-strage-di-capaci/ https://stage.italianinews.com/2022/05/25/perquisita-la-redazione-di-report-per-linchiesta-sui-depistaggi-della-strage-di-capaci/#respond Wed, 25 May 2022 09:48:42 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/05/25/perquisita-la-redazione-di-report-per-linchiesta-sui-depistaggi-della-strage-di-capaci/ La notizia data dal direttore Sigfrido Ranucci fa pensare ad un atto intimidatorio

Le parole di supporto da parte dei sindacati della stampa italiana fanno subito da eco, ma non bastano. Serve l’intervento del legislatore per evitare ulteriori incidenti

Il mandato di perquisizione a Report

Ieri la procura Nissena ha mando mandato alla DIA di Caltanissetta di perquisire la redazione di Report e la casa di Paolo Mondani, inviato di report e autore dell’inchiesta che svela gli intrecci tra mafia, estrema destra criminale e apparati dei servizi segreti. Tutto questo accade a 30 anni dalla strage di Capaci. Un atto barbaro, da cui forse ancora non ci siamo ripresi e in cui sembrano coinvolti anche apparati dello Stato. La notizia è stata data da Sigfredo Ranucci, direttore responsabile della nota trasmissione di Raitre. “Il motivo – svela il giornalista – sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l’inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci. Gli investigatori cercano atti e testimonianze anche su telefonini e pc”. La Federazione nazionale della Stampa italiana è subito intervenuta “al fianco del conduttore Sigfrido Ranucci, di Paolo Mondani e di tutta la redazione di Report ed è pronta a sostenere, insieme con l’Usigrai, tutte le iniziative che i colleghi riterranno necessario intraprendere a difesa del proprio lavoro e del diritto di cronaca. Quanto accaduto ai colleghi di Report, incalza la Fnsi, “è inaccettabile perché, nonostante la dichiarata disponibilità a collaborare con gli inquirenti, è stata disposta anche l’acquisizione di copie dei dati presenti su computer e telefoni”.

Le parole del procuratore

Stiamo parlando di un chiaro atto intimidatorio, nei confronti di chi con coraggio affronta temi che purtroppo sembrano ancora un tabù per gli inquirenti. Ma quello che infastidisce di più è la negazione di ogni evidenza. Infatti secondo il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, “la perquisizione non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta dal giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario”.  Il procuratore spiega come l’inchiesta sul contenuto della trasmissione, con la perquisizione eseguita dalla Dia nei confronti di “un giornalista che non è indagato”, punta semplicemente a “verificare la genuinità delle fonti”.

Noi ci chiediamo come una perquisizione in redazione possa dare luce sulla “genuinità delle fonti”, ma soprattutto vorremmo chiedere al procuratore che senso avrebbe entrare a casa di un giornalista che in modo onesto svolge il suo lavoro. La Federazione nazionale della Stampa italiana «è al fianco del conduttore Sigfrido Ranucci, di Paolo Mondani e di tutta la redazione di Report ed è pronta a sostenere, insieme con l’Usigrai, tutte le iniziative che i colleghi riterranno necessario intraprendere a difesa del proprio lavoro e del diritto di cronaca. Quanto accaduto ai colleghi di Report, incalza la Fnsi, «è inaccettabile perché, nonostante la dichiarata disponibilità a collaborare con gli inquirenti, è stata disposta anche l’acquisizione di copie dei dati presenti su computer e telefoni».

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Nasce il primo sky park italiano a Roma est: 3800 mq dedicati allo sport https://stage.italianinews.com/2022/05/03/nasce-il-primo-sky-park-italiano-a-roma-est/ https://stage.italianinews.com/2022/05/03/nasce-il-primo-sky-park-italiano-a-roma-est/#respond Tue, 03 May 2022 16:48:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/05/03/nasce-il-primo-sky-park-italiano-a-roma-est/ Il primo impianto sportivo italiano costruito su una terrazza è nel quadrante sud-est di Roma, nel Fusolab, ad Alessandrino

Vent’anni di passione e competenza: il Fusolab realizza il primo sky park in Italia con l’aiuto di IGT, Lifegate e IGD

La conferenza stampa

Partendo da una radio libera nel 2004 siamo arrivati al primo sky park italiano”: Dario Minghetti, presidente del Fusolab, apre la conferenza con un po’ di emozione, raccontando la storia di un gruppo di persone che da quasi vent’anni si batte per la riqualificazione di un territorio troppo spesso dimenticato.

Il vicepresidente della Regione, Daniele Leodori, continua parlando dei “253 progetti finanziati e tesi alla valorizzazione di spazi pubblici, utilizzati per l’inclusione sociale, culturale e sportiva”.

Michela De Biase, consigliera della Regione visibilmente commossa, ha vissuto le vicende del Fusolab dai primi anni e racconta come “partendo da uno scantinato sono riusciti a toccare il cielo. I cittadini di Alessandrino sono orgogliosi di questo spazio. Parlare e creare ponti vale più di qualsiasi altro segnale“. Michela ricorda come sia prezioso un lavoro del genere, teso al dialogo e alla connessione: “Dialogare è un lavoro complesso e con grande caparbietà sono riusciti a portare a casa il risultato. Per chi fa politica come me, avere interlocutori come loro è qualcosa di straordinario”. 

Mauro Caliste, presidente del V municipio, ammette che “è vero che ci sono i finanziamenti, ma ci sono loro: ragazzi e ragazze che hanno dimostrato come i cittadini delle periferie non vogliano arrendersi“.

Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, sottolinea la validità di un progetto che “intreccia tanti elementi virtuosi e buone pratiche che noi vorremmo diffondere: spazi che possono essere messi a servizio della comunità“. Tra l’altro ricorda quanto sia importante parlare di stadi, visto che la domanda sulla costruzione di nuovi stadi gli viene sempre posta, “ma è ancora più importante la disponibilità di spazi sportivi e di aggregazione. Apprezzo energia e vitalità del Fusolab, che non si spaventa di fronte all’innovazione. Riuscire a costruire modelli virtuosi in cui l’associazionismo aiuta a fornire buona pratiche e arricchiscono il nostro immaginario nel curare politiche pubbliche. Supportate realtà del genere è fondamentale per noi, soprattutto per il rilancio di Roma”

Lo sky park

Un impianto sportivo a cielo aperto, in una terrazza con vista mozzafiato, con 3800 metri quadri e la possibilità di giocare a Padel, pickleball, calcetto, street basket, ma anche pattinaggio, skateboard e parkour: una palestra all’aperto e zone dedicate alla ginnastica a corpo libero, crossfit e calisthenics. Il primo progetto del genere sviluppato in tutto il territorio nazionale.

Ideato da Fusolab, Associazione di Promozione Sociale e Sportiva Dilettantistica, con la supervisione artistica dell’associazione a.DNA, organizzazione che promuove street-art da dodici anni, con il sostegno di IGT, leader mondiale nel settore del gioco regolamentato, in collaborazione con LifeGate, da vent’anni punto di riferimento per lo sviluppo sostenibile e IGD, proprietario dell’immobile.

 Le pareti verticali sono state dipinte con Airlite, tecnologia che si applica come una pittura e che contribuisce a purificare l’aria. Una superficie di 600 metri quadrati dipinta con Airlite, infatti, riduce l’inquinamento corrispondente a quello prodotto da 16 auto diesel Euro 6 ogni giorno, evita l’emissione di 52 kg di CO₂ e ha lo stesso effetto di un’area di 100 metri quadrati di alberi ad alto fusto.

Sul fronte occupazionale si registreranno significativi incrementi nelle nuove collaborazioni , attivate dal Fusolab per la gestione di quello che diventerà il cuore pulsante di una delle zone più densamente popolate di Roma.

Il Casilino Sky Park, in viale della Bella Villa 106 a Roma, aprirà al pubblico il 2 giugno e consentirà di aumentare con efficacia la risposta ai bisogni della comunità locale all’insegna dell’inclusività: sono previsti infatti prezzi accessibili e possibilità di tesserarsi per gli habitué. Grazie al sostegno di IGT, saranno previste anche delle fasce di esenzione completa. 

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Le ragioni del dissenso https://stage.italianinews.com/2022/03/07/le-ragioni-del-dissenso/ https://stage.italianinews.com/2022/03/07/le-ragioni-del-dissenso/#respond Mon, 07 Mar 2022 12:48:40 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/03/07/le-ragioni-del-dissenso/ Siamo in guerra, non si torna più indietro, anche verso il dissenso.

Media e politica, ormai anch’essi in guerra da tempo, accusano chiunque dissenta di essere dalla parte sbagliata.

Nell’articolo di sabato scorso su HuffPost Giuliano Cazzola insinuava che i #nonallineati comprendessero implicitamente le ragioni di Putin e si schierassero con lui.

Ovviamente parliamo per noi: niente di più lontano. Non solo non comprendiamo le ragioni di Putin, ma ci schieriamo nettamente contro di lui, sia al livello ideologico che da un punto di vista più sostanziale. Siamo sempre stati contro Putin e la sua plutocrazia, anche quando Salvini e Meloni lo elogiavano. Quello che ci sembra ipocrita è questo improvviso e orwelliano cambio di guardia dei sovranisti: alla 1984, in cui i nemici venivano creati alla bisogna, da un secondo all’altro, anche perché Salvini si dice pronto a combattere contro Putin, ma deve ancora spiegarci del coinvolgimento leghista nell’affare col gigante energetico russo per vendere 3 milioni di tonnellate di petrolio all’Eni del valore di 1,5  miliardi di dollari. Da questa transazione, secondo BuzzFeed, sarebbero entrati 65 milioni di dollari nelle casse della Lega.

Eppure in difficoltà in Europa non c’è solo Salvini, c’è anche la francese Marine Le Pen, l’inglese Nigel Farage e il tedesco Alexander Gauland. Tutti sovranisti e tutti schierati con Putin, finora…

Perché ora sono tutti con la Nato. E noi oltre che contro Putin, come sempre, ci schieriamo anche contro la Nato, come quando nel 1999, come ci ricorda il buon Cazzola bombardava Belgrado e “liberava” il Kosovo. E noi sottolineiamo come questa strategia sia la stessa che sta portando avanti Putin con la “liberazione” di Donetsk e Lugansk. E chiediamo a Cazzola perché il Kosovo sì e le repubbliche di Donetsk e Lugansk no? E ancora, perché l’Iraq sì e il Kurdistan no?

Facciamo notare inoltre che nelle guerre per procura tra USA e URSS c’è la stessa logica che c’è nell’invasione dell’Ucraina: in Corea, in Vietnam e in Afghanistan sono stati prodotti d’anni di cui ancora oggi soffriamo le conseguenze, vedi ISIS e Corea del Nord.

Per tutte queste ragioni noi ci schieriamo col popolo Ucraino, stanco di veder giocare a risiko nel proprio territorio, da ben prima del 2014. E lo facciamo sia contro Putin che contro Biden e contro tutte le precedenti amministrazioni, come ogni buon democratico dovrebbe fare. E auspichiamo che anche oggi stiano dalla parte giusta.

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Referendum – La consulta ci riporta indietro di 50 anni https://stage.italianinews.com/2022/02/16/referendum-consulta-indietro-di-50-anni/ https://stage.italianinews.com/2022/02/16/referendum-consulta-indietro-di-50-anni/#respond Wed, 16 Feb 2022 21:33:29 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/02/16/referendum-consulta-indietro-di-50-anni/ Bocciati i referendum su cannabis ed eutanasia

La consulta ci riporta magicamente al 1974

Niente referendum. Dovevamo immaginarcelo. Nell’aria c’era tutt’altra atmosfera, ma potevamo prevedere una caduta di stile del genere da parte dei giudici della consulta. Sì, perché hanno avuto l’occasione di cambiare un paese vecchio, moralista e stanco, ma hanno gettato quest’occasione alle ortiche, nel peggior modo possibile. E vale sia per l’eutanasia che per la cannabis.

Riguardo l’eutanasia siamo addirittura al grottesco: le motivazioni infatti parlano di “tutela della vita umana”. A quanto pare una vita di sofferenze viene ancora definita umana dalla consulta. Ebbene, speriamo che abbiano un fine vita dolce, perché altrimenti sarebbero vittime della loro stessa decisione. Anzi, no. Andrebbero sicuramente in Svizzera a farsi “curare”, dove l’eutanasia è legale, loro che possono permetterselo.

E chi non ha i fondi per permettersi una fine degna? Molto semplice, che muoiano nel tormento e nella sofferenza. Pare di assistere alle motivazioni della Democrazia Cristiana negli anni del referendum sull’aborto, che con tutto il rispetto era comunque un partito, e come tutti i partiti, atto a esprimere opinioni e a formulare leggi. Ma la consulta non è un partito: è un organo dello stato che ci ha fatto fare un passo indietro di quasi 50 anni. 

Ma torniamo alla cannabis invece, perché qui pare di assistere a una super cazzola di mascettiana memoria: motivando infatti che “si faceva riferimento a sostanze che includono papavero, coca, e le cosiddette droghe pesanti” e di conseguenza “questo era sufficiente a farci violare obblighi internazionali”. Ricordiamo alla consulta che non non si trattava di violare gli accordi internazionali, in quanto sia la legislazione svizzera che quella olandese prevedono la somministrazione controllata di droghe pesanti, proprio per garantirne gradualmente la via d’uscita.

Ma forse in quel piccolo passaggio che cita la consulta, in quel dannato errore tecnico che ha fatto bocciare il referendum, c’è anche tutta la bellissima ingenuità radicale, così naïf anche dopo 50 anni: potevano aspettarselo in effetti. Potevano scrivere qualcosa di inattaccabile. Ma probabilmente la consulta avrebbe trovato altro a cui appellarsi, quindi niente colpe. Ma una riflessione va fatta, perché altrimenti rimarremo sempre in un Cul de sac.

Tutti lì a sperare e a farsi i calcoli: piantine dentro casa, morti addolcite, e invece niente. Accontentatevi di Sanremo, della serie A e, da ora in poi, della consulta. Buona visione

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Giorgia Meloni e l’ennesima querela: Stavolta si tratta di satira https://stage.italianinews.com/2022/01/17/giorgia-meloni-e-lennesima-querela-stavolta-si-tratta-di-satira/ https://stage.italianinews.com/2022/01/17/giorgia-meloni-e-lennesima-querela-stavolta-si-tratta-di-satira/#respond Mon, 17 Jan 2022 10:48:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/01/17/giorgia-meloni-e-lennesima-querela-stavolta-si-tratta-di-satira/ Giorgia Meloni ha querelato una giornalista freelance per via di un post che la ritraeva in una foto ritoccata con un ritratto di Mussolini aggiunto da un burlone. Per dovere di cronaca ricordiamo che la foto girava indisturbata da giorni

Dopo Vauro, Roberto Saviano, un ex brigatista, Repubblica e Domani, la leader di Fratelli d’Italia colpisce ancora: ora è il turno di Giulia Cortese, giornalista e madre di una bimba di 5 anni. Per chi non la conoscesse, Giulia è una freelance con qualche vizio di troppo: è laica, antifascista, scrive bene e sa fare satira.

Tutto è nato da un tweet. Tre mesi fa la giornalista pubblicava una delle battute più divertenti del giorno: “La sua matrice preferita”. Il tweet era accompagnato da una foto ritoccata da un utente anonimo: la foto ritraeva la Meloni con un ritratto di Mussolini accanto. Tutto finto ovviamente, e ci mancherebbe, ma senza quella foto non ci sarebbe stata satira.

Che cos’è la satira

L’unica colpa della giornalista infatti sarebbe stata quella di coprire di ridicolo la leader di un partito in ascesa. Ma non è proprio quello il compito della satira? Ecco, non credevamo fosse il caso di spiegare cosa sia la satira, ma quando c’è di mezzo Giorgia Meloni, meglio essere chiari, altrimenti può partire una querela. Secondo Treccani la satira è una “composizione poetica che rivela e colpisce con lo scherno o con il ridicolo concezioni, passioni, modi di vita e atteggiamenti comuni a tutta l’umanità, o caratteristici di una categoria di persone o anche di un solo individuo, che contrastano o discordano dalla morale comune (e sono perciò considerati vizi o difetti) o dall’ideale etico dello scrittore”. 

No vax, no pax

Per spiegare la battuta, bisogna fare un passo indietro di qualche mese e ricostruire il fatto: Era il 9 ottobre 2021, giorno in cui durante una manifestazione no vax, alcuni militanti di Forza nuova assaltarono la sede nazionale della Cgil. Il giorno dopo la Meloni attacca il ministro Lamorgese per la cattiva gestione della piazza, esprime solidarietà al leader della Cgil Landini, ma dichiara di non conoscere la matrice del gesto. Uscita infelice, visto che i volti (e i nomi) sono già sulle prime pagine di tutti i giornali: La matrice è chiaramente fascista. Parte l’inevitabile polemica. E la satira.

Il tweet incriminato

Giulia Cortese, la giornalista querelata, essendo sempre sul pezzo, ne approfitta per fare un tweet satirico: “La sua matrice preferita” afferendo ovviamente al ritratto di Mussolini finto e al fatto che la Meloni ancora non aveva riconosciuto la matrice dell’insano gesto compiuto da Forza nuova in piazza.

Lesa maestà

Non c’è altra locuzione per spiegare l’eventuale danno causato alla leader di Fratelli d’Italia. A questo punto viene da chiedersi se tutto questo fosse solo un pretesto per querelare la giornalista, altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui la foto in questione sarebbe stata ignorata per tutto quel tempo. Tutto sommato questa foto girava in lungo e in largo già da mesi ed era stata lanciata da un sito parodia di Confindustria

Davide contro Golia

C’è poi un problema che riguarda molti colleghi precari: Chi non ha un contratto per poter garantire al politico di turno il risarcimento che chiede, come fa a scrivere con lo stesso coraggio? Magari non è il caso di Giulia Cortese, che fa anche altro, ma non è possibile lavorare con la spada di Damocle della querela sempre presente. Giorgia Meloni avrebbe potuto incassare la battuta, farsi una risata e chiuderla là. Tra l’altro, sempre riguardo alla giornata della manifestazione, la leader di Fratelli d’Italia ammetteva la matrice fascista solo qualche giorno dopo. Allora ci auguriamo che anche stavolta rinsavisca, che riconosca di aver esagerato e che ritiri immediatamente la querela. Dopotutto c’è ancora un articolo della Costituzione che garantisce libertà di pensiero.

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Garantismo vs. Giustizialismo – Nuova rubrica sulla giustizia https://stage.italianinews.com/2022/01/07/garantismo-vs-giustizialismo-nuova-rubrica-sulla-giustizia/ https://stage.italianinews.com/2022/01/07/garantismo-vs-giustizialismo-nuova-rubrica-sulla-giustizia/#respond Fri, 07 Jan 2022 12:53:17 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/01/07/garantismo-vs-giustizialismo-nuova-rubrica-sulla-giustizia/ Garantismo e giustizialismo: due temi su cui c’è sempre stato scontro in Italia e su cui c’è bisogno di far chiarezza.


Oggi inauguriamo un dibattito che ha sempre diviso questa nazione, in tutto e per tutto, anche all’interno degli schieramenti classici: sì, perché il garantismo, esattamente come il giustizialismo, è sempre stato un tema divisivo sia all’interno della destra che all’interno della sinistra, tanto per i partiti quanto per gli organi di informazione.


Qualcuno tende a dividerli in schieramenti: garantismo a destra, giustizialismo a sinistra, e viceversa, ma sappiamo bene che entrambi i fronti hanno schiere di garantisti e forcaioli al loro interno. Basti pensare al Partito democratico e a Forza Italia, due partiti agli opposti, eppure entrambi garantisti, oppure il Movimento 5 stelle e Fratelli d’Italia, agli estremi opposti ma entrambi giustizialisti.


Prendiamo il manifesto, storico quatodiano comunista e sempre garantista, che ha ospitato firme ultragarantiste come l’ex senatore Luigi Manconi e che si è sempre distinto per non attaccare Berlusconi sul fronte giudiziario, esattamente come il Riformista, fondato da Antonio Polito, e il dubbio fondato da Piero Sansonetti, entrambi garantisti, perché in questo sono sempre stati simili a quotidiani di destra come Libero e il giornale.
Ce ne sarebbero tanti di esempi da fare, ma lasciamo spazio al dibattito, perché siamo fieri di aprire questa rubrica che troverà molti contributi anche fuori dalla redazione. E siamo fieri di definirci garantisti.

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COVID: oggi il PD chiederà l’obbligo vaccinale https://stage.italianinews.com/2022/01/05/obbligo-vaccinale/ https://stage.italianinews.com/2022/01/05/obbligo-vaccinale/#respond Wed, 05 Jan 2022 12:20:42 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/01/05/obbligo-vaccinale/ Fonti dal nazareno assicurano che oggi il PD chiederà ufficialmente l’obbligo vaccinale per fronteggiare l’aumento di casi da COVID. “E’ l’unico modo per fare chiarezza ed evitare di infilarsi in distinzioni portatrici di equivoci”, così adnkronos esordisce nell’agenzia di pochi minuti fa.

Nella cabina di regia di oggi pomeriggio e nel successivo consiglio dei ministri, sembra proprio che il partito democratico abbia intenzione di rompere gli indugi, uscendo da una situazione di stallo, proponendo finalmente l’obbligo vaccinale “come via maestra per affrontare il tema della crescita di contagi in corso”.

Alla resa dei conti potevano arrivarci prima, ma meglio tardi che mai: “Si tratta – chiariscono le stesse fonti – dell’unico modo, a nostro avviso, per fare chiarezza ed evitare di infilarsi in distinzioni di età o di funzioni che finiscono per essere portatrici più di equivoci che di soluzioni”.

A questo punto siamo in attesa e soprattutto curiosi di vedere come risolveranno il nodo delle responsabilità dovute a complicazioni da vaccino. Finora infatti, prima di fare il vaccino, negli ospedali stanno facendo firmare l’esonero da responsabilità per complicazioni dovute a somministrazione di vaccino anti-covid.

Attendiamo le reazioni del governo e in primis del ministro della salute Speranza.

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Chi sarà il prossimo presidente della Repubblica? Parte il totonomi https://stage.italianinews.com/2022/01/04/chi-sara-il-prossimo-presidente-della-repubblica-parte-il-totonomi/ https://stage.italianinews.com/2022/01/04/chi-sara-il-prossimo-presidente-della-repubblica-parte-il-totonomi/#respond Tue, 04 Jan 2022 10:48:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/01/04/chi-sara-il-prossimo-presidente-della-repubblica-parte-il-totonomi/ A breve sarà eletto il nuovo presidente della Repubblica ed è tempo di totonomi. Ecco le personalità che sono circolate finora

Oggi il presidente della Camera Roberto Fico convocherà i due rami del Parlamento in seduta comune per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Tolto l’attuale presidente, ancora per poco, la situazione si complica: Sergio Mattarella ha infatti rifiutato l’idea di un secondo mandato. L’altro pezzo da 90 che avrebbe dovuto unire le varie anime del Parlamento è il presidente del consiglio Mario Draghi. Essendo però fondamentale per la ripresa e per l’immagine dell’Italia all’estero, Draghi resterà molto probabilmente dov’è ora. E al di là del ruolo di Draghi, che comunque resta decisivo in quelle vesti, un’elezione dell’attuale capo del governo spaccherebbe decisamente la maggioranza di governo e ci porterebbe diretti alle urne. Un’ipotesi da scongiurare a tutti gli effetti. Soprattutto in un momento del genere.

I nomi più divisivi

I nomi che sono circolati finora non danno sempre una salda garanzia di unità, e sembrano invece piuttosto divisivi, per molti motivi. La candidatura di Silvio Berlusconi, nonostante sia decisamente sponsorizzata da quasi tutta la destra italiana, ha due problemi molto evidenti: intanto è un nome per nulla super partes, anzi, diremo piuttosto di parte e dunque difficilmente votabile dalla sinistra del Parlamento. Il secondo problema, a quanto pare meno evidente, per lo meno a destra del Parlamento, è l’immagine che il cavaliere ha dato negli ultimi anni: festini e bunga bunga avranno giovato il morale e la popolarità nei primi tempi, ma ora restano solo la stanchezza e la senilità di un uomo-partito che si è consumato dietro le sue vicende giudiziarie.

Un altro nome divisivo è quello di Romano Prodi, molto legato al nome di Berlusconi per via degli scontri epici degli anni precedenti. Ricordiamo che Prodi è stato vittima del fuoco amico nelle ultime presidenziali, perché facendo i conti avrebbe potuto essere eletto e per un pugno di voti fu “trombato”, come si dice in gergo.

I nomi da prima Repubblica

Giuliano Amato invece sarebbe davvero “amato” da entrambe le parti, ma essendo già stato proposto un’infinità di volte, molto probabilmente anche stavolta rischirebbe di essere messo di nuovo e inutilmente sotto le luci dei riflettori. Ovviamente mai dire mai, soprattutto considerato che l’ennesima nomina potrebbe essere quella decisiva. Un altro politico di razza, e che gode della stima di una bella fetta del Parlamento, è Pier Ferdinando Casini. Un nome da prima Repubblica, esattamente come il precedente, ma proprio per questo anche lui rischia di essere uno dei tanti nomi bruciati, a meno di sorprese dell’ultim’ora.

Chi invece potrebbe stupire è Emma Bonino, radicale della prima ora, protagonista di tante battaglie e a suo modo portatrice di unità. Senza dubbio un altro nome di parte, ma super partes quando si tratta di garanzie costituzionali. Ha già sconfitto il cancro e potrebbe sconfiggere anche un possibile stallo istituzionale.

I nomi nuovi

Nomi più freschi invece sono quelli di due ministri: la guardasigilli Marta Cartabia e il ministro dell’economia Daniele Franco. Potrebbero essere gli outsider vincenti di una delle più difficili tornate della storia.

I nomi burla

Ma attenzione ai voti burla, pungenti e irriverenti, che sono sempre nel cuore di molti italiani: ne abbiamo a dozzine, da Valeria Marini a Rocco Siffredi, passando per Sophia Loren e Francesco Guccini, arrivando perfino a calciatori come Paulo Roberto Falcao e Gianni Rivera. Ma il preferito dalla redazione resta il conte Raffaello “Lello” Mascetti, interpretato da Ugo Tognazzi, personaggio immaginario di Amici Miei, uno dei capolavori della commedia all’italiana, che insieme al Professor Sassaroli, impersonato da Adolfo Celi, forma una coppia indimenticabile nella schiera dei voti più assurdi mai dati.

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