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Luciana Manca – Italianinews https://stage.italianinews.com La voce degli italiani nel mondo Fri, 29 Nov 2024 20:29:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://stage.italianinews.com/wp-content/uploads/2024/11/cropped-Logo-Italiani-news-def-copia@2x-32x32.png Luciana Manca – Italianinews https://stage.italianinews.com 32 32 La vice-ministra ucraina Dzhaparova spiega in Italia il suo punto di vista https://stage.italianinews.com/2022/05/29/possibile-mediare-litalia-fra-zacharova-e-dzhaparova/ https://stage.italianinews.com/2022/05/29/possibile-mediare-litalia-fra-zacharova-e-dzhaparova/#respond Sun, 29 May 2022 06:48:08 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/05/29/possibile-mediare-litalia-fra-zacharova-e-dzhaparova/ Possibile mediare fra i ministeri degli Esteri russo e ucraino?

La portavoce del ministro degli Esteri Marija Zakharova stronca la proposta italiana di negoziato; intanto la vice-ministra ucraina Dzhaparova parla all’Università Louiss di embargo del petrolio ed esclusione delle banche russe dal sistema internazionale SWIFT

Il rifiuto russo 

La vice ministra ucraina Dzhaparova è stata invitata a tenere una lezione in una università italiana proprio nel momento del rifiuto di Mosca delle proposte italiane per la risoluzione del conflitto, un piano illustrato da Di Maio al segretario generale della Nazioni Unite Antonio Guterres. Il testo è stato definito su telegram “Un flusso di coscienza slegato dalla realtà” da parte dell’ex presidente russo Dmitry Medvedev, con riferimento alla proposta di rendere la Crimea autonoma e comunque parte dell’Ucraina. Marija Zakharova, portavoce del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che non si può da un lato fornire armi all’Ucraina e dall’altro proporre soluzioni diplomatiche e che assolutamente la Russia non cederà alle richieste europee. Il rapporto storicamente positivo fra Italia e Russia non ha facilitato la mediazione, non sembrano esserci spiragli per le trattative, la Russia che registra alcune vittorie non sembra voler accettare un cessate il fuoco in questa fase, mentre l’Ucraina non è disposta a cedere alcun territorio. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, dopo un confronto con Putin ha sentito Zelensky, per discutere sulla situazione delle regioni ucraine orientali, ribadendo il sostegno del governo italiano e dell’Unione Europea all’Ucraina. Si è discusso delle possibilità di sbloccare le esportazioni di grano dall’Ucraina verso i Paesi più poveri, ora profondamente in crisi e il Presidente Zelensky ha espresso apprezzamento per l’impegno da parte del governo italiano concordando futuri confronti con il Presidente Draghi sulle possibili soluzioni.

Dzhaparova e le sue proposte alla Louiss

La viceministra degli Esteri ucraina, Emine Dzhaparova, durante una lezione alla Luiss, dal titolo ‘Ucraina e Unione Europea: insieme’, ha dichiarato che a Mariupol i Russi bruciano i morti per non essere denunciati, paragonando una eventuale annessione di Crimea e Donbass alla Russia, alla situazione in cui i Sudeti e l’Austria divennero territori della Germania di Hitler. Rispondendo alle domande degli studenti del master in Giornalismo e comunicazione multimediale, Dzhaparova ha definito l’Ucraina cuore dove i Russi avrebbero portato dei forni crematori per nascondere le tracce dei propri crimini. Altri crimini contro l’umanità sarebbero stati gli attacchi ai mezzi utilizzati per l’evacuazione dei civili e quelle che lei definisce “deportazioni” sono per i nemici trasferimenti per motivi umanitari in zone occupate dalla Russia. Molte di queste persone erano senza documenti o minori non accompagnati e i cosiddetti “trasferimenti” erano già iniziati con l’annessione della Crimea nel 2014. A suo avviso l’unico modo per fermare la Russia è l’embargo del petrolio, ma molti Paesi dell’Unione europea non saprebbero come sostituire l’oro nero russo, per questo l’eventualità è oggetto di attuale discussione. Altra strategia proposta, sarebbe l’esclusione delle banche russe dal sistema Swift, Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, il sistema di trasferimento di denaro fra istituti bancari internazionali (Dire).

Trasformazioni geopolitiche in atto

In seguito Dzhaparova ricostruisce gli avvenimenti a partire dal fatidico 2014, quando ci fu una rivoluzione del popolo che voleva aderire all’UE (Rivoluzione di Maidan), contro il presidente Viktor Janukovhic che aveva invece sospeso il percorso di adesione. Morirono circa 100 persone negli scontri violenti e Putin approfittò di quel frangente per attaccare Crimea e Donbass. A suo avviso dunque i tempi sono adesso maturi per l’annessione dell’Ucraina all’UE, anche perché il panorama geopolitico è totalmente in trasformazione, basti pensare alla Finlandia e alla Svezia, geograficamente vicine alla Russia, che hanno richiesto di far parte della NATO.

Sostegno dell’Università ai rifugiati ucraini

Saranno così attivate, da parte dell’università Luiss Guido Carli, diverse borse di studio per studenti ucraini, e per le madri in fuga , secondo le dichiarazioni del direttore generale dell’ateneo Giovanni Lo Storto, che ha affermato che lo sconcerto per gli avvenimenti di questa guerra potrà trasformarsi solo grazie alla conoscenza, strumento per passare ad azioni concrete di sostegno alla popolazione accolta in Italia.

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Bread’n’Roses: strage di Piazza la Loggia del 28 maggio 1974 https://stage.italianinews.com/2022/05/28/breadnroses-strage-di-piazza-la-loggia-del-28-maggio-1974/ https://stage.italianinews.com/2022/05/28/breadnroses-strage-di-piazza-la-loggia-del-28-maggio-1974/#respond Sat, 28 May 2022 11:25:33 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/05/28/breadnroses-strage-di-piazza-la-loggia-del-28-maggio-1974/ Le italiane stragi impunite

“Stato forte con i deboli e debole con i forti”: Alessio Lega mette in parallelo due vicende avvenute a Piazza la Loggia a Brescia, la strage del ’74 e la protesta di un gruppo di lavoratori immigrati che nel 2010 rimase su una gru per più di due settimane

Nella mattinata del 28 maggio 1974, a Brescia, era in corso una manifestazione antifascista, con la partecipazione di centinaia di persone, quando in Piazza della Loggia esplose una bomba all’interno di un cassonetto della spazzatura, causando la morte di otto persone e circa cento feriti. Fu la seconda grave strage degli anni di piombo, dopo Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969 fino ad arrivare alla strage di Bologna del 1980. Inizialmente furono accusati alcuni membri di Ordine Nuovo, come esecutori materiali: Maurizio Tramonte, dei Servizi Segreti, Carlo Digilio e Marcello Soffiati come addetti agli esplosivi. In qualità di mandante fu invece incriminato il dirigente di ON Carlo Maria Maggi mentre altri imputati appartenenti al MSI furono assolti, anche se gli sviluppi giudiziari della vicenda sono ancora in corso. Le persone decedute furono: un pensionato ed ex partigiano,  Euplo Natali di 69 anni, due operai, Bartolomeo Talenti di 56 anni e Vittorio Zambarda di 60 anni e diversi insegnanti: Giulietta Banzi Bazoli di34 anni, Livia Bottardi di 32 anni, Alberto Trebeschi di 37 anni, Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni e Luigi Pinto di 25 anni.

Iter giudiziario

Dopo una prima istruttoria, fu condannato nel 1979 Ermanno Buzzi, esponente dell’estrema destra di Brescia, poi assassinato e in secondo grado, alcuni anni dopo, i condannati furono assolti per insufficienza di prove. Successivamente, negli Ottanta, in seguito a nuove rivelazioni di pentiti il processo fu riaperto e si risolse ancora con delle assoluzioni, per una serie di intralci anche istituzionali che hanno fatto sì che per decenni nessuno abbia pagato per i crimini commessi. Anche nel 1989 emersero nuove prove da parte del SISMI (Servizio Segreto Italiano Militare) attraverso comunicazioni governative ufficiali, in seguito alle quali il possibile testimone fuggì all’estero poco prima di essere interrogato, in una rete di protezione internazionale difficile da scalfire da parte degli inquirenti. Nel 2005 la Corte di Cassazione richiede l’arresto di Delfo Zorzi ormai cittadino giapponese non estradabile e nei successivi processi gli imputati continuarono a essere assolti, quando ancora viventi, finché nel 2015 vennero condannati all’ergastolo Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte: il primo morirà qualche anno dopo e il secondo, arrestato, ha richiesto una revisione della condanna, per cui l’8 luglio prossimo si discuterà della sua presenza in Piazza della Loggia in seguito a nuovi rilevamenti antropometrici. 

La canzone: La Piazza, la loggia, la gru

Il brano di Alessio Lega, non ha la struttura della forma-canzone e ricorda una cantata di cantastorie che alterna strofe cantate a momenti narrati. Si incrociano nelle sue parole la strage del ’74 con una storia contemporanea (la canzone è del 2013) avvenuta nello stesso luogo, Piazza la Loggia: la protesta di alcuni lavoratori immigrati che per sedici giorni, dal 30 ottobre al 15 novembre 2010, dall’alto di una gru, hanno manifestato la loro esigenza di rientrare avere un documento i Italia. Nel frattempo a terra c’erano sempre dei sostenitori che issavano cibo e vestiti con una carrucola e non mancarono gli scontri con la polizia. Prima in dieci rimasero poi in sei, mandarono un video al Presidente della Repubblica con le loro richieste, sostenendo che se qualcuno fosse salito a prenderli si sarebbero buttati giù. L’8 novembre fu sgombrato il presidio nei pressi della gru e i manifestanti dall’alto impedirono ai vigili del fuoco di montare delle reti protettive da installare per prevenire eventuali suicidi. Si svolgono lezioni universitarie sotto la gru, in segno di solidarietà con loro, finche il 15 novembre gli ultimi quattro rimasti su scesero applauditi dalla folla.

L’autore

Alessio Lega è un cantastorie, scrittore e chitarrista, nato a Lecce e residente a Milano è considerato oggi il rappresentante più coerente del canto sociale in Italia. I suoi punti di riferimento musicale stanno nella canzone d’autore italiana, francese, slava e nella musica popolare del mondo. Nel 2004 Alessio Lega vince la Targa Tenco per l’opera prima con l’album “Resistenza e amore” e oltre alle sue canzoni, canta anche versioni italiane di brani di Brel, Brassens, Ferré, ecc. Nel 2014 è fra gli interpreti dello storico riallestimento Bella Ciao (diretto da Riccardo Tesi) ed è fra i curatori e gli interpreti della Rassegna Tenco dedicata alle Resistenze. Del 2018 è Nella corte dell’Arbat, un CD book sul padre della canzone russa Bulat Okudzava tradotto e cantato in italiano, presentato in anteprima al Tenco 2018 e vincitore della Targa nel 2019. Sempre nel 2019 ha pubblicato la biografia di Ivan Della Mea La nave dei folli, e ha curato varie iniziative nel decennale della sua scomparsa. Nel 2020 ha debuttato con uno spettacolo per bambini cantando i testi di Gianni Rodari ed è stato insignito del Premio Peppino Impastato.

Qui si può ascoltare La piazza, la loggia, la gru

https://www.youtube.com/watch?v=842XGUEaF58

 

La piazza, la loggia, la gru s’incrociano come in un campo di guerra
frustata dal vento la pioggia s’infogna ed in rivoli va sottoterra
si sperde nel buio obbligato di vicoli, trame, di oscure vicende
del tempo che passa, che passa, e non cura il dolore però lo sospende.

Sospesi al vento, sul braccio di una gru ci sono sei lavoratori immigrati
saliti per trentasei metri nel freddo d’autunno e rimasti aggrappati
a un esile filo a un pensiero, ad una speranza che brucia le ali
che gli uomini in fondo al futuro, mondati dall’odio, si svelino uguali…

Li prendono in giro i lavoratori stranieri
parlano di sanatorie e poi sono storie
inapplicabili tranelli legali
balzelli contro i più poveri
da anni venuti in Italia
sfruttati, beffati
fra il bisogno e la paura
paura di mostrare il viso
d’incontrare una divisa che ti dica
“tu qui non ci puoi più stare”
e così al mattino lavori
la sera ti chiudi in casa
e muori di nostalgia.
La pubblica via è un sofisma, c’è tutto un paese fantasma
l’identità è una carta
una corta illusione, una strana nazione.
Qui Brescia, qui nord produttivo
qui angoscia dal giorno che arrivo
qui niente sembra più vivo
la piazza è un deserto
trentasei anni fa
fu un luogo aperto
di speranza e di dolore: era un porto di resistenza ed amore
(il 28 maggio 1974 c’erano in piazza lo studente e il professore
perché un mondo migliore inizia da una scuola migliore).

Sui banchi di Piazza Loggia cade una pioggia che macchia di scuro
come l’inchiostro della sentenza che abbiamo lasciato al futuro
per raccontare ai nipoti dei figli l’assurdo segreto di stato
dei morti arrivati per caso nell’ora sbagliata e nel posto sbagliato:

otto morti sbranati dal fuoco, dall’urlo, il furore, dai canti assassini
lo scoppio, lo scolo di sangue in fretta pulito, lasciato ai tombini.
Passati dieci anni, vent’anni, trentasei anni quel lutto s’è stinto
si acceca il ricordo, muore memoria e il lutto è un pensiero indistinto.

E trentasei anni più tardi, trentasei metri sopra tutto questo
sei lavoratori stranieri resistono ad ogni costo
dal trenta di ottobre aggrappati a una gru stanno guardando dall’alto
il mondo fantasma che in basso ha perduto la sua strada nell’asfalto

ARUN, JIMI, RACHID, SAJAD, SINGH, PAPA
i nomi, il sudore, le ore, i bulloni, le viti, s’inciampa, si crepa
PAPA, SINGH, ARUN, SAJAD, RACHID, JIMI
al dieci novembre son stanchi e due fra di loro scendono primi…

Ancora la fame il vento la gru e il quindici undici solo
gli eroi della disperazione cedono infine e scendono al suolo
il quindici di novembre scendono piolo per piolo
mentre otto mute presenze da Piazza Loggia stan prendendo il volo.

Otto angeli custodi si fanno sotto le braccia
di croce della gru, col vento che punge la faccia
nel freddo che fa lacrimare, Rachid e gli altri hanno chiesto
“chi siete voi che salite qui su fino al nostro posto?”

Son Giulia Banzi Bazzoli donna, madre insegnante
uscita un mattino di maggio per una cosa importante
ho corpo d’amore ed ho voce, schiantata in un portico, rotta
aspettami dissi a mio figlio… è trentasei anni che aspetta.

Ed io impregnata di pioggia son Livia Bottardi Milani,
la pioggia che insanguina maggio, la pioggia che lava le mani
di quelli che fecero bombe e sperano il tempo cancelli
le tombe nel mare ai migranti e loro rimangono quelli.

Io Pinto Luigi emigrante, come voi, ma venuto da Foggia
per lavorare nel nord, col sangue mischiato alla pioggia
tornai stretto dentro una bara, la schiena straziata di schegge
l’Italia riunita nel sangue che ancora discrimina ma non protegge.

Io, Natali Euplo
fui partigiano qui a Brescia
di colpo mi colse l’angoscia
e venni in piazza a vedere
quanto era ancora da fare
cosa la liberazione
avesse lasciato in cantiere
e venni in piazza a morire
sai ‘eravamo in tanti
con Bartolo Talenti
e con Vittorio Zambarda
siamo i “vecchi” di piazza loggia
vecchi per modo di dire
pronti ancora a salire
in alto sul posto di guardia
perché chi è vecchio ricorda
e vede con la stessa angoscia
che l’orizzonte rovescia
il vecchio fascismo di Brescia
nel nuovo razzismo leghista.

Amore che insegna il percorso che c’è da una piazza a una gru
amore che non sciolse allora che non può sciogliersi più
amore che libera e sfida, ditelo ai nostri scolari
ha nome di Alberto Trebeschi e di Clementina Calzari
finché morte non ci separi, le frasi di rito un po’ orrende
noi fummo moglie e marito e il modo ancora ci offende
col quale una bomba feroce dentro una piazza di maggio
volle spezzarci la voce, volle disfare il coraggio
ma è amore che ancora ci porta da quella piazza alla gru
coraggio pietà non è morta e resta aggrappata lassù.

È amore che ancora ci porta da quella piazza alla gru
coraggio pietà non è morta e resta aggrappata lassù.
È amore che ancora ci porta da quella piazza alla gru
coraggio pietà non è morta e resta aggrappata lassù.

(Il 15 novembre 2010 a Brescia i lavoratori immigrati scendevano dalla Gru mentre la sentenza sulla strage di piazza Loggia poneva definitivamente una pietra tombale su quelle otto vittime. Nessuno è stato pare dunque. Continua la lotta.)

 

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È genocidio: Severodonetsk e la russificazione infantile di Mariupol https://stage.italianinews.com/2022/05/28/e-genocidio-severodonetsk-e-la-russificazione-infantile-di-mariupol/ https://stage.italianinews.com/2022/05/28/e-genocidio-severodonetsk-e-la-russificazione-infantile-di-mariupol/#respond Sat, 28 May 2022 06:48:55 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/05/28/e-genocidio-severodonetsk-e-la-russificazione-infantile-di-mariupol/ Un Think Tank americano denuncia la Russia

Non solo il bilancio dei morti è atroce, la Russia mira a disumanizzare gli Ucraini, anche attraverso giocattoli e cartoni animati: è ufficiale la violazione alla Genocide Convention del 1948

Tragici resoconti

Tre mesi pieni ormai di guerra russo-ucraina con un nuovo bersaglio, Severodonetsk, nella regione del Donbass, dove i Russi hanno mietuto 1.500 vittime anche in prossimità dei rifugi antiaerei, presi di mira proprio perché luoghi di riparo. La stima è stata riferita da Oleksandr Struk, sindaco della città, il quale ha dichiarato su Androknos che riguardo alle case, ”il 60 per cento, sono state distrutte dai bombardamenti russi, mentre l’80-90 per cento sono state danneggiate e necessitano di importanti interventi per la ricostruzione”. Intanto secondo l’ONU dall’inizio dell’invasione sono circa 4mila i civili uccisi in Ucraina e i feriti circa 4.700. I bambini deceduti dal giorno dell’inizio del conflitto armato sono 241 e i feriti 438, come ha rivelato l’ufficio del Procuratore generale ucraino, anche se sono bilanci approssimativi e in via di modificazione quotidiana. Inoltre, secondo Lyudmila Denisova, commissario per i Diritti Umani di Kiev, sono stati rapiti finora almeno 230mila bambini, di cui 121mila deportati, dopo essere stati strappati alle loro famiglie, forse per colmare il crollo della natalità russa (Avvenire).

Armi e ancora armi

L’esercito russo ha attaccato la città da Nord e da Sud, mentre gli Ucraini che non hanno avuto il tempo di evacuare la zona, continuano a resistere. Dmytro Kuleba, il ministro ucraino della difesa ha dichiarato su Twitter che “L’offensiva russa in Donbass è una battaglia spietata, la più grande sul suolo europeo dalla Seconda guerra mondiale”, invitando gli alleati a inviare al più presto armi e munizioni. È dello stesso avviso, come sempre, Volodymyr Zelensky  che ha addirittura definito il finanziamento militare all’Ucraina come “il miglior investimento” per la “stabilità nel mondo”, specificando la strumentazione necessaria: “lanciarazzi multipli, tank, armi antinave ecc” (Androknos).  Severodonetsk, per la sua vicinanza geografica a Donetsk e Lugansk potrebbe essere il fulcro per le sorti del conflitto, infatti secondo Dimitrij Medvedev, vicepresidente del consiglio di sicurezza russo queste città non torneranno più all’Ucraina» ha aggiunto, citando gli accordi di Minsk firmati nel 2014. Essi prevedevano che le regioni separatiste filorusse del Sudest ucraino, quali il Donbass avessero una maggiore autonomia, con ritiro di armi pesanti, scambio di prigionieri ecc, ma da allora le violazioni agli accordi sono state numerose. 

Russificazione di Mariupol

Intanto vicino a Mariupol,  a Stary Krym continuano le terribili scoperte di corpi senza vita nelle fosse. La notizia è stata riferita  dal consiglio comunale di Mariupol, attraverso Ukrinform: si tratterebbe di uno scavo rilevato dal satellite e secondo il sindaco della città Vadym Boychenko, i Russi stanno coinvolgendo la popolazione civile nelle sepolture, in cambio di cibo e acqua. A Mariupol simbolo della resistenza ucraina, o meglio in quel che resta della città, sono stati installati dei maxischermi per trasmettere contenuti di propaganda russa. L’opera di “russificazione” riguarda principalmente in bambini rimasti in patria, spesso orfani, per i quali la Russia ha stabilito che l’anno scolastico sarà esteso fino al primo settembre, allo scopo di “de-ucrainizzarli” attraverso la formazione scolastica. Si studierà storia e letteratura russa e addirittura i cartoni animati trasmessi dai maxischermi, insieme ai giocattoli distribuiti dai soldati, recano messaggi propagandistici filorussi. Anche l’autodifesa ucraina aveva puntato sugli aspetti ludici, con Mriya l’aereo di peluche, che riprendeva il nome e la forma dell’aereo cargo ucraino distrutto dai Russi e il missile Javelin, che gli Usa avevano fornito all’esercito ucraino, sempre in peluche (Ansa). Ora la russificazione infantile è la nuova frontiera dell’orrore.

Si parla ufficialmente di genocidio

Il New Lines Institute for Strategy and Policy, un “think tank”, cioè un gruppo di esperti apartitico di Washington D.C. che lavora sulla politica estera americana insieme al canadese Raoul Wallenberg Center for Human Rights  ha pubblicato un report intitolato “An Independent Legal Analysis of the Russian Federations Breaches of the Genocide Convention in Ukraine and the Duty to Prevent”, in cui sostanzialmente si afferma che la Russia sta attuando un genocidio in Ucraina. Si parla di diniego dell’esistenza e dell’identità del popolo ucraino: mentre i funzionari russi parlano di “denazificazione”, infatti gli Ucraini sono definiti nazisti per essere identificati col male assoluto e apparire bersagli legittimi, tuttavia il report evidenzia gli aspetti disumanizzanti del linguaggio militare utilizzato dalla propaganda, che li definisce come “subumani”, “contaminati”, “zombies”.  Vengono inoltre fornite prove dettagliate relative alle uccisioni di massa e alle deportazioni forzate di civili rendendo la Russia rea di aver violato la Genocide Convention adottata dall’ONU nel 1948, che stabiliva tre criteri essenziali per l’accusa: aver ucciso, aver compiuto l’assassinio contro un gruppo nazionale, etnico o religioso, aver agito con l’intenzione di distruggere in parte o in tutto il gruppo vittima. Naturalmente la Convenzione prevede la tutela dei diritti della popolazione oppressa, attraverso l’istituzione di un tribunale internazionale e il ricorso agli organi competenti dell’ONU. 

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Zuppi, prete di strada a presiedere i vescovi https://stage.italianinews.com/2022/05/25/zuppi-prete-di-strada-a-presiedere-i-vescovi/ https://stage.italianinews.com/2022/05/25/zuppi-prete-di-strada-a-presiedere-i-vescovi/#respond Wed, 25 May 2022 11:48:15 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/05/25/zuppi-prete-di-strada-a-presiedere-i-vescovi/ Una vita al servizio dei più deboli

Don Matteo, dalla Comunità di Sant’Egidio alla mediazione internazionale per la guerra in Mozambico: si spera in un buon auspicio anti-bellico

Il nuovo Presidente della CEI Conferenza Episcopale Italiana, eletto da Papa Francesco, sarà Matteo Maria Zuppi che lascia l’incarico di arcivescovo di Bologna. Uomo di formazione letteraria, già dagli anni ’70 collabora con la Comunità di Sant’Egidio, lavorando sempre per gli “ultimi”, nelle scuole popolari delle baraccopoli di Roma, con le persone con disabilità, i tossicodipendenti, gli anziani e i migranti. Ha svolto la funzione di vicario parrocchiale e poi di rettore in diverse Chiese nel centro di Roma, mentre dagli anni 2000 ha lavorato  in alcune Chiese della periferia di Roma Est. Negli anni ‘90 insieme al fondatore della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi ha cercato di mediare fra il partito socialista e quello conservatore, nella guerra civile, ottenendo ottimi risultati diplomatici e divenendo così cittadino onorario del Mozambico. L’impegno di Zuppi e Riccardi fu notevole, viaggiavano continuamente, avevano imparato il portoghese e alla fine fu firmata la pace proprio a Roma, nella sede della Comunità di Sant’Egidio. Ha conosciuto Desmond Tutu con cui ha condiviso progetti e ideali contro l’apartheid per la “nazione arcobaleno”, e ha partecipato al processo di pace al fianco di Nelson Mandela, a seguito dei genocidi africani, il massacro dei Tutsi da parte degli Hutu e le guerre fra Burundi e Repubblica democratica del Congo. In Italia ha lavorato al fianco di intellettuali impegnati e movimenti dal basso, a sostegno dei migranti di qualunque provenienza, denunciando sempre le omissioni di soccorso in mare, su cui ha anche pubblicato nel 2019, con Lorenzo Fazzini, il libro Odierai il prossimo tuo come te stesso (Per- ché abbiamo dimenticato la fraternità. Riflessioni sulle paure del tempo presente) . Nel 2016, insieme a Guccini ha accompagnato numerosi studenti ad Auschwitz

Triade virtuosa

Secondo il Sir – Servizio Informazione Religiosa – Zuppi ha dichiarato “Comunione e missione sono le parole che sento nel cuore. Cercherò di fare del mio meglio, restiamo uniti nella sinodalità”. Quest’ultima parola chiave insieme a carità e collegialità costituisce una triade di dinamiche virtuose nel contesto ecclesiastico, poiché egli aspira ad una Chiesa che si fa per strada nella multiculturalità contemporanea: “la Chiesa […] parla un’unica lingua, quella dell’amore, nella babele di questo mondo».

Accoglienza fra i politici

L’annuncio ai vescovi è stato Il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia ha comunicato la decisione papale ai vescovi, che riuniti per la loro 76ª assemblea generale avevano eletto tre nomi papabili. della terna per la nomina del Presidente, secondo quanto previsto dallo Statuto. I rappresentanti delle diverse fazioni hanno espresso le loro felicitazioni all’unanimità, dai Cinque Stelle a Forza Italia; ognuno ha focalizzato l’attenzione sul vissuto del nuovo presidente, sempre a contatto con la sofferenza umana per contribuire a trasformarla e una simile propensione non poteva che apparire di buon auspicio in una situazione disperata come quella contemporanea di pandemia e guerra. Il suo passato nella mediazione culturale e politica è parimenti gradita rispetto alle posizioni della Chiesa nell’attuale guerra e lo stesso Zuppi, nel suo discorso non ha dimenticato il riferimento a tutte le altre guerre in atto, ben più trascurate di quella ucraino-russa.

Auguri dalla sua attuale città

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha dichiarato, sempre su Androknos: “La sua presenza costante, il dialogo profondo con credenti e non credenti, lo spirito di collaborazione e il modo diretto e naturale con il quale entra in relazione con le persone sono qualità preziose, che saranno da oggi patrimonio di un impegno più grande”.

Cara Costituzione

Lo scorso anno in piena pandemia Don Matteo aveva scritto una lettera alla Costituzione, a riprova del suo instancabile impegno civile oltre che religioso, in cui parlava delle sofferenze fisiche e psichiche di persone di ogni generazione, accentuando l’importanza della collettività, di “essere sulla stessa barca” e poterne uscire solo tutti insieme. Si riferiva al mutualismo, alla cooperazione sociale e ai sussidi alle famiglie, con rammarico per la bassa natalità italiana, esaltando lo spirito imprenditoriale, ma solo se abbinato all’utilità sociale e al sostegno della dignità umana. Interessante e purtroppo attuale il riferimento alla guerra: “Tu ricordi che la pace va difesa ad ogni costo (art. 11). Tu sei nata dopo la guerra. Avevi nel cuore l’Europa unita perché avevi visto la tragedia della divisione. Senza questa eredità rischiamo di rendere di nuovo i confini dei muri e motivo di inimicizia, mentre sono ponti, unione con l’altro Paese. Solo insieme abbiamo futuro! Abbiamo tanto da fare in un mondo che è bagnato dal sangue nei tanti pezzi della guerra mondiale!” (Ibidem, pag. 5)

 

 

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Aborto sotto attacco negli USA https://stage.italianinews.com/2022/05/05/incredibile-ma-vero-attacco-allaborto-negli-usa/ https://stage.italianinews.com/2022/05/05/incredibile-ma-vero-attacco-allaborto-negli-usa/#respond Thu, 05 May 2022 06:48:09 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/05/05/incredibile-ma-vero-attacco-allaborto-negli-usa/ Attacchi all’autodeterminazione femminile negli Stati Uniti

Possibile che ci sia di nuovo il bisogno di tornare in piazza a lottare per diritti assodati da decenni? Sui corpi delle donne si giocano parecchie battaglie e oggi più che mai questioni di genere e post-coloniali si intrecciano

Il diritto all’aborto è in pericolo negli Stati Uniti, poiché la maggioranza conservatrice della Corte Suprema ha votato per abolirlo. La situazione americana è piuttosto particolare, perché a differenza, il diritto all’aborto non discende da un referendum popolare, bensì da una sentenza detta Roe vs Wade, che nel 1973 lo aveva legalizzato. Fu riconosciuto il diritto ad interrompere la gravidanza per Norma McCorvey, per cui divenne una prassi accettata, anche se parecchie sono state le controversie da allora, sia per chi è contro l’aborto per motivi religiosi, sia per chi ritiene che non sia corretto applicare una simile pratica senza una legge decisa dai cittadini.

Precedenti e sostenitori

Per adesso occorre attendere la pubblicazione definitiva del testo e probabilmente il fatto che la notizia sia trapelata potrebbe contribuire alla formazione di movimenti di protesta. Già nel 2018 nel Mississipi, il caso pendente  Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization sulla costituzionalità del divieto di abortire dopo la quindicesima settimana di gravidanza aveva suscitato (generalmente erano previste 24 settimane).  Ciò che potrebbe avvenire con la nuova bozza di opinione di maggioranza, sarà che ogni stato possa decidere autonomanete come avvenuto per la pena di morte. Il presidente della Corte Suprema John Roberts ha confermato il fatto e comunque già a febbraio c’era stato un voto informale in cui erano stati a favore dell’abolizione dell’aborto Alito, nominato da Bush figlio e Thomas, scelto da Bush padre, oltre a Gorsuch, Kavanaugh e Barrett, alleati di Trump.

Aborto e razzismo

Alito ha dichiarato nella sua sentenza che il diritto all’aborto è anti costituzionale e va votato e il fatto ogni Stato potrà decidere autonomamente provocherà numerosi spostamenti da uno Stato all’altro, che potranno complicare situazioni già delicate sia a livello sociale, che di salute delle donne. Alito ha anche scritto che si tratta di un problema razziale, poiché di solito le interruzioni di gravidanza vengono fatte da afroamericane, quindi a suo avviso chi è a favore dell’aborto lo è perché vuole limitare la nascita di persone di colore. Inoltre evitare l’aborto faciliterebbe le adozioni che possono essere una valida alternativa per chi vuole interrompere la gravidanza. Chissà cosa ne pensano le donne… A Washington la polizia si sta già preparando a domare le rivolte previste. Centinaia di persone hanno infatti immediatamente organizzato delle proteste davanti alla Corte suprema, la maggior parte sono contrari all’abolizione, con striscioni e slogan quali “Lasciate le leggi fuori dalle mie mutande” oppure “My body, my choice” (Androknos) e non manca qualcuno del movimento pro vita, con messaggi che inneggiano a contenuti religiosi.

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La (non) sottile differenza fra pacifismo e putinismo https://stage.italianinews.com/2022/05/02/la-sottile-differenza-fra-pace-e-putinismo/ https://stage.italianinews.com/2022/05/02/la-sottile-differenza-fra-pace-e-putinismo/#respond Mon, 02 May 2022 06:48:15 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/05/02/la-sottile-differenza-fra-pace-e-putinismo/ Controversie sulla marcia della pace Perugia-Assisi 2022

Dopo due anni di sosta a causa della pandemia, l’appuntamento con la marcia per la pace “Perugia-Assisi” ha suscitato, quest’anno, non pochi contrasti, dato il delicato frangente bellico e le posizioni divergenti sul conflitto.

Pacifismo sempre più al centro delle polemiche

La contesa sulla marcia della pace era cominciata con le critiche al manifesto dell’evento, in cui erano rappresentati una mamma e un bambino in mezzo a due proiettili, uno bianco e uno nero, provenienti da direzioni opposte. E’ stato obiettato che i diversi colori dei proiettili creavano ambiguità fra invasi ed invasori e Flavio Lotti, coordinatore del Comitato promotore della Marcia ha lanciato un appello su Androknos: “Basta polemiche, ora è urgente fermare la guerra”, lamentando il fatto che da quando è scoppiata la guerra la parola “pace” è divenuta impronunciabile, poiché immediatamente soggetta a interpretazioni negative e filoputiniane. È come se il pacifismo fosse una mancanza di rispetto riguardo al diritto del popolo ucraino a difendersi, ma per Lotti il discorso è un altro, il senso del manifesto è semplicemente di stare dalla parte delle vittime, della popolazione civile.

Presenze e assenze

Il corteo contava circa 25mila persone, c’erano Amnesty, Anpi, Emergency, Libera, i sindacati e le associazioni cattoliche e laiche. Le bandiere principali sono state naturalmente quella ucraina e  quella arcobaleno e il messaggio generale emerso dai vari interventi e dalle parole del Papa è stato di rivalutazione del concetto di pace rispetto all’attuale corsa agli armamenti difensivi. Fratoianni e Landini presenti al corteo hanno insistito sui tentativi diplomatici, l’unica via per fermare il crescendo di violenza in atto, mentre, oltre a rappresentanti di Sinistra Italiana, Verdi e Rifondazione Comunista, non c’erano altre rappresentanze politiche quali il PD che, coerentemente con la linea del riarmo ucraino, non hanno aderito.

La pace è un concetto troppo astratto?

Le accuse rivolte al pacifismo degli organizzatori dell’evento, da diversi fronti, si focalizzano sullo “scarso impegno” o astrazione della proposta, eppure nella pagina web della marcia la proposta non è poi così peregrina, se solo ci fosse condivisione dell’obiettivo: “E’ urgente l’apertura di un negoziato multilaterale serio, strutturato, concreto, onesto e coraggioso, sotto l’autorità delle Nazioni Unite. Il Segretario Generale dell’Onu, i responsabili dell’Unione Europea e della politica internazionale lo devono fare ora! Guardando al presente ma anche al futuro.” Interessante anche la proposta del fisico Rovelli, sostenitore del disarmo internazionale, lanciata proprio a ridosso della marcia in una intervista su Domani. Per lui il disarmo è certamente un progetto utopico, ma che può realizzarsi a piccoli passi, partendo da una riduzione della polarizzazione, degli attacchi all’avversario e poi con una idea molto semplice, da applicare sul larga scala e sul lungo periodo. Rovelli propone un accordo internazionale, per cui ogni Stato dovrà impegnarsi a diminuire le spese militari del 2 % ogni anno. Con la percentuale che si risparmia si possono affrontare problemi legati al welfare e se ciò viene fatto a livello mondiale le cifre saranno alte. Questa misura non colpirebbe l’economia perché le industrie belliche “producono pochissima occupazione e non si può certo dire che abbiano un impatto positivo sulla popolazione”. L’appello per questa iniziativa era stato lanciato alcuni mesi fa, ma con lo scoppio della guerra l’attività di diffusione si è interrotta. Non si può dire che non sia un proposta concreta e per fortuna il pensiero pacifista non si può ridurre al filoputinismo.

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Putin-Kirill, una bizzarra accoppiata https://stage.italianinews.com/2022/04/30/unaccoppiata-bizzarra-putin-e-il-patriarca-di-mosca/ https://stage.italianinews.com/2022/04/30/unaccoppiata-bizzarra-putin-e-il-patriarca-di-mosca/#respond Sat, 30 Apr 2022 11:48:22 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/04/30/unaccoppiata-bizzarra-putin-e-il-patriarca-di-mosca/

Guerra anche fra patriarcati

Come per Enrico IV che rinunciò alla fede protestante per convertirsi al cattolicesimo, al solo scopo di poter governare la Francia, anche per Putin è il caso di dire che “il sovranismo val bene una messa”

Il giorno della Pasqua ortodossa, il 24 aprile, era previsto un “cessate il fuoco” per l’Ucraina, ma non è stato rispettato da Putin, il quale ha poi partecipato alla celebrazione religiosa pasquale nella cattedrale di Mosca, in cui l’officiante era il suo “alleato”, il patriarca Kirill, con un passato molto vicino al KGB (The Guardian del 3.04.2022). Ecco alcune delle stravaganze che contraddistinguono l’accoppiata Putin-Kirill, dato che il capo del Cremlino, con il suo passato nei Servizi Segreti Sovietici, dunque nel Partito Comunista, da sempre dichiaratamente ateo, è stato definito dal Patriarca “miracolo di dio” (Reuters 8.02.2012). D’altronde non meno singolare è il fatto che un uomo di Chiesa dia il suo sostegno ad un attacco armato. Entrambi fautori del Russkii mir (Mondo russo), una fondazione governativa nata nel 2007, che promuove la lingua e la cultura russe, incentrata sulla narrazione storica di uno scontro di civiltà tra la Russia portatrice di positivi valori morali e un Occidente in declino (Il Mulino 2.03.2022). D’altra parte, come ha dichiarato all’Androknos Andrii Yurash, ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Kirill non avrebbe mai realmente accolto l’invito del Papa a fare un tregua per Pasqua, in quanto è uno dei più acerrimi sostenitori della guerra, mentre il Papa è equiparato alle tante voci occidentali di cui non tener conto. Durante la messa di Pasqua Kirill ha parlato di Mosca come “centro di tutte le Russie” contro l’estero e della sua invincibilità se resterà unita: “la vittoria non è sempre quella delle armi, ma anche la vittoria dello spirito, e molti oggi vorrebbero che questo spirito scomparisse”. L’impeto nazionalista che accomuna Putin e Kirill si autorafforza attraverso i valori più conservatori della Chiesa, in chiave antiamericana e antieuropea.

Proteste interne alla Chiesa ortodossa

Addirittura, nel 1934 un gruppo di pastori protestanti sottoscrisse un documento che impediva di formare una chiesa-nazista, per evitare anche in futuro che la Chiesa potesse essere preda di ideologie dittatoriali. Si trattava della Dichiarazione di Barmen, che definiva l’opposizione a qualsiasi interpretazione del cristianesimo basata su teorie razziali, attraverso la condanna del nazismo. Anche oggi molti pastori ucraini, studiosi e laici hanno sentito il bisogno di produrre un documento del genere contro la complicità della Chiesa ortodossa russa nell’invasione di Vladimir Putin. Il loro documento, intitolato Una dichiarazione sull’insegnamento del “mondo russo”, condanna il patriarca Kirill di Mosca per aver fornito la copertura teologica alla barbarie in atto. Nelle sue funzioni il patriarca, proprio mentre piovevano bombe in Ucraina pontificava sull’aspetto metafisico dell’Unione dei Paesi russofoni, esaltando l’operato di Putin in una unione ideale (e surreale) di etnia, nazione e chiesa, poiché l’Ucraina sarebbe accusata di aver ceduto ai valori deteriori della globalizzazione, del materialismo e dell’omosessualità. Dato che la religione ortodossa è la più diffusa in Russia (dati World Factbook), questa alleanza è stata strategica per Putin, nel tentativo di raccogliere consensi in patria, ma non è chiaro quanti russi siano dalla sua parte, né sul territorio nazionale, né nelle zone russofone dei Paesi dell’ex blocco sovietico, come la Crimea e il Donbass.

Scontri fra Chiese

I cambiamenti nella Chiesa ortodossa russa sono stati notevoli, negli ultimi venti anni, dopo la caduta del muro di Berlino, da quando Putin è al potere e da quando il predecessore di Kirill invitò il concilio dei vescovi a potenziare la “cooperazione” fra Chiesa e società civile, e fra Chiesa e Stato (Micromega 10.03.2022). Così con Kirill la Chiesa ortodossa russa è diventata un’entità patriottica influente in diversi campi sociali, anche nell’istruzione, per cui l’ideologia cristiana si è fusa con quella zarista e nel 2012, sotto la presidenza Medvedev, fu emanata una legge sull’insegnamento della religione nelle scuole. Nel 2014, dopo l’occupazione russa della Crimea il Patriarcato di Mosca ebbe uno scontro con il Patriarca di Costantinopoli, che aveva accettato la richiesta di autocefalia della Chiesa Ucraina, in segno di indipendenza dalla Russia. Il presidente ucraino Petro Porošenko aveva annunciato al suo Paese la nascita di una Chiesa finalmente libera dalla Russia, mentre il patriarca Kirill aveva dichiarato lo scisma definendo come autentiche solo le Chiese fedeli a Mosca. Pertanto lo scontro attuale è anche uno scontro fra Chiese, infatti Kirill, in un primo momento apparentemente neutrale riguardo all’attacco russo in Ucraina,  ha poi iniziato a difendere, nelle sue celebrazioni liturgiche, i valori condivisi con Putin. Da quando Putin ragiona come Enrico IV.

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Niente di nuovo con i negoziati: ancora armi e minacce https://stage.italianinews.com/2022/04/29/niente-di-nuovo-con-i-negoziati-ancora-armi-e-minacce/ https://stage.italianinews.com/2022/04/29/niente-di-nuovo-con-i-negoziati-ancora-armi-e-minacce/#respond Fri, 29 Apr 2022 08:25:45 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/04/29/niente-di-nuovo-con-i-negoziati-ancora-armi-e-minacce/ Pericolosa escalation: nessun Paese escluso

Il confronto fra i diversi capi di stato delinea una situazione allarmante, Gran Bretagna e USA incalzano sugli armamenti e non a caso la spesa militare ha raggiunto un record mondiale nel 2021

In un discorso pubblico a San Pietroburgo, Putin ha dichiarato che a prescindere dai negoziati internazionali, procederà fino al raggiungimento degli obiettivi militari previsti in Ucraina, ribadendo che saranno utilizzati tutti gli strumenti in suo potere per fermare chi cercherà di intromettersi. Intanto a partire dal 27 aprile sia la Polonia che la Bulgaria non riceveranno più il gas russo, infatti la Gazprom ha bloccato tutte le forniture, poiché come previsto, non sono pervenuti i pagamenti in rubli. Gli attacchi non sono solo energetici – e ovviamente militari – ma anche informatici, infatti alcuni gruppi di hacker russi hanno condotto attacchi ai sistemi ucraini, secondo quanto ha rivelato il vicepresidente di Microsoft all’Androknos. I rapporti economici basati sull’esportazione di gas in Russia sono attualmente utilizzati da Putin come armi contro l’Europa, infatti Zelensky non smette di ripetere, anche sui social, che vanno chiusi tutti i contatti commerciali con la Russia, per poter creare una maggiore stabilità nel mercato europeo.

Russia inarrestabile

L’Inghilterra minaccia Putin aprendo una nuova fase della guerra: il sottosegretario alla Difesa il conservatore inglese James Heappey ha dichiarato che l’Inghilterra attaccherà obiettivi militari russi, sempre a difesa dell’Ucraina, la quale sostanzialmente ha il lasciapassare per bombardare la Russia con armi inglesi. Cosicché Putin ha subito minacciato di reagire violentemente e Maria Zakharova, Ministro degli Esteri russo ha parlato della possibilità reale che la Russia colpisca obiettivi militari nei Paesi della Nato, fra cui il Regno Unito. Biden ne fa una questione sostanziale, paragonando la guerra in Ucraina al crollo del muro di Berlino, due momenti storici di scontro fra democrazie e regimi totalitari e la ministra degli Esteri britannica, Liz Truss sostiene un aumento della percentuale di PIL, investita in armi e di un significato simbolico di questa guerra nella ridefinizione della geopolitica mondiale. Arrendersi a Putin creerebbe, secondo lei, una reazione a catena ingestibile con un futuro intervento della Cina.

Record di spese militari

In tutto ciò, non a caso, le spese militari mondiali hanno raggiunto un record storico, superando i 2.100 miliardi in un anno (Dire), secondo i report di Sbilanciamoci e Rete italiana pace e disarmo, due organizzazioni pacifiste che partecipano al Global Day of Action on Military Spending. Si tratta di un evento annuale organizzato dall’International Peace Bureau (IPB) e dall’Institute for Policy Studies (IPS), a partire dal 2011, si svolge ogni anno a metà aprile e rappresenta un appuntamento sulla consapevolezza delle somme di denaro spese per i militari. L’idea è che la scelta di invertire la rotta dovrebbe comportare uno spostamento di capitali dagli attuali acquisti di armi, a spese di welfare che incrementino realmente la sicurezza umana. L’aumento delle spese militari si basa infatti sul paradosso della sicurezza, al tempo stesso in cui ce la toglie e neanche la pandemia ha fermato la tendenza all’aumento di investimenti distruttivi.

Posizione italiana

Come il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, anche Di Maio è sicuro che Putin sarà sconfitto in nome della legittima  difesa dell’Ucraina. Invece Mattarella in un intervento a Strasburgo è sembrato fiducioso nella mediazione e con toni meno guerrafondai dei suoi colleghi angloamericani, parla di “inclusione” e “condivisione” nel Consiglio Europeo, immaginando di opporre alla guerra un modello positivo ha criticato i metodi obsoleti di attacco della Russia “Non è più il tempo di una visione tardo-ottocentesca, e poi stalinista, che immagina una gerarchia tra le nazioni a vantaggio di quella militarmente più forte. Non è più il tempo di Paesi che pretendano di dominarne altri”. Nell’incontro fra Zelensky e Draghi però, al di là delle parole di conciliazione, si è discusso del materiale militare necessario che l’Italia può fornire: obici, cannoni e missili.

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Musica e guerra in Ucraina: non solo Maneskin https://stage.italianinews.com/2022/04/27/musica-e-guerra-in-ucraina-non-solo-maneskin/ https://stage.italianinews.com/2022/04/27/musica-e-guerra-in-ucraina-non-solo-maneskin/#respond Wed, 27 Apr 2022 16:10:59 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/04/27/musica-e-guerra-in-ucraina-non-solo-maneskin/ Canzoni fra pacifismo e nazionalismo

Da “Stand Up for Ukraine” alle ninne nanne nei bunker, la musica è come sempre un medium ideale per la protesta, la ricerca di un rifugio interiore, l’esaltazione identitaria e azioni concrete come la raccolta di fondi a fini umanitari

Molti musicisti professionisti o amatoriali, semplici attivisti e addirittura bambini hanno cantato, suonato ed esposto apertamente la propria opinione contro la guerra in Ucraina, ma l’attenzione dei media si è focalizzata sui Maneskin, dato anche il notevole successo commerciale che hanno riscosso nell’ultimo anno. Damiano David alla fine di un concerto, il 18 aprile al Coachella Festival, in California ha urlato “Free Ukraine, fuck Putin” e già alcune settimane fa con il suo gruppo aveva composto una canzone contro questa guerra, “Gasoline”. Nel corso dell’esibizione californiana i maxi-schermi sullo sfondo del palco mostravano immagini di guerra alternate allo sguardo di Putin, a cui sono dedicate anche le parole del testo, “How are you sleeping at night/ How do you close both your eyes/ Living with all of those lives/ On your hands – Te ne stai da solo sulla collina/ usando il tuo petrolio per uccidere/ Non ce ne staremo fermi/ guardaci ballare”. La polemica sulla posizione dei Maneskin ha riportato nel mainstream il confronto con altre guerre combattute da anni, come la guerra in Palestina. Il tema è stato proposto da Chef Rubio che in un tweet ha chiesto appunto ai Maneskin, come mai, con il loro carisma, non sostengano anche la causa palestinese. La risposta di Damiano David è stata offensiva e la controversia, come spesso accade sui social, è degenerata in una serie di insulti su un tema che poteva essere interessante discutere.

Dichiarazioni e canzoni sui social

Oltre all’evento dei Maneskin, le dichiarazioni pubbliche di pace e i gesti simbolici dei musicisti si sono moltiplicati non solo in Europa e Stati Uniti, ma anche nella stessa Russia, fin dall’inizio delle guerra in Ucraina, il 24 febbraio 2022 . Stevie Wonder è stato fra i primi a denunciare la Russia, in un video messaggio su Twitter, mentre Sting ha pubblicato un video su Instagram in cui interpreta “Russians” una sua celebre canzone degli anni ‘80 sulla guerra fredda che appare, oggi, di incredibile attualità (“There’s no such thing as a winnable war, it’s a lie we don’t believe anymore – Non esiste una guerra che possa essere vinta, è una bugia a cui non crediamo più”). Anche altri artisti, quali Elton John o Peter Gabriel si sono esposti pubblicando sulle loro pagine la bandiera ucraina e la cantante Elisa ha interpretato in un video amatoriale una sua versione molto energica di “Zombies”, storico brano pacifista dei Cranberries. Un caso particolare è quello della cantautrice attivista Joan Baez che, da sempre schierata con le sue canzoni anti-militariste, stavolta, piuttosto che cantare, ha dipinto un ritratto del presidente Volodymyr Zelensky (che di anti-militarista non ha nulla) pubblicandolo come post su facebook. Infine Non poteva mancare una versione ucraina di “Bella Ciao”, simbolo della resistenza italiana cantata da Khrystyna Soloviy, con un testo piuttosto cruento, che incita a combattere e liberare il mondo dai Russi: “Ніхто не вірив, ніхто не бачив/ У чому ж насправді лють українців/ Ми без пощади вб’ємо проклятих катів/ Хто порушує наші землі –  Nikhto ne viryv, nikhto ne bachyv/ U chomu zh naspravdi lyutʹ ukrayintsiv/ My bez poshchady vbʺyemo proklyatykh kativ/ Khto porushuye nashi zemli – Nessuno credeva, nessuno vedeva/ Qual è la furia degli ucraini in realtà/ Uccideremo i boia maledetti senza pietà/ Che violano terre nostre.” Certamente il testo scritto da Khrystyna Soloviy fraintende il senso originario della canzone italiana, in cui non c’erano né esaltazione nazionalistica, né incitamento all’uccisione. D’altra parte la cantante e autrice del Bella Ciao ucraino, qualche mese fa,  esattamente il 26 febbraio,  aveva pubblicato un post con una foto che inneggiava a Stephan Bandera, fondatore dell’Esercito insurrezionale ucraino e seguace di Hitler ai tempi della seconda guerra mondiale (Micromega 20.04.2022). Il caos incalza… 

Global Citizen e la musica vettore di trasformazione sociale

Molti musicisti, per realizzare le proprie opere a contenuto anti-militarista, si sono connessi al movimento Stand Up for Ukraine, che coordina aiuti umanitari ai rifugiati e nasce dalla piattaforma preesistente Global Citizen, un gruppo di attivisti riuniti nel 2008 a Melbourne, per contrastare la povertà nel mondo entro il 2030. I progetti portati avanti finora da Global Citizen sono molto ambiziosi e riguardano il cambiamento climatico, la disuguaglianza sociale e naturalmente la guerra. Il movimento è riuscito a raccogliere milioni di dollari per un programma vaccinale contro la poliomelite, per il sostegno all’istruzione e durante il lockdown ha organizzato in collaborazione con Lady Gaga il grande evento One world – Togheter at home per la raccolta di fondi da investire nel contrasto al Covid 19. La musica è per Global Citizen un vettore cardine per la propagazione dell’attivismo, tanto che i suoi membri hanno creato a partire dal 2012, il Global Citizen Live, un festival musicale annuale per aumentare la consapevolezza sulla povertà globale. Nel 2021 il Festival ha avuto come obiettivo principale la fine alla pandemia, con un focus sull’equità dei vaccini; si è trattato di un evento globale di 24 ore, iniziato il 25 settembre 2021, che ha coinvolto tutti i continenti, con l’esibizione di artisti di fama internazionale. Anche per l’Ucraina, oggi, la mobilitazione è notevole.

Stand Up for Ukraine

L’attuale campagna globale Stand Up for Ukraine ha raccolto 9,1 miliardi di euro per le persone in fuga dall’invasione russa. Centinaia di migliaia di cittadini, tra cui artisti, atleti ecc, hanno contribuito a raccogliere i fondi anche attraverso la risposta a “chiamate” di natura musicale. Una di queste è stata accolta della cantante  ucraina rifugiata in Lituania Elizaveta che il 12 aprile, insieme a 300 lituani, ha cantato in piazza a Vilnius una canzone popolare ucraina, anch’essa di tradizione militare, con un video divenuto virale.  La canzone “Ой у лузі червона калина/ Oi u luzi chervona kalyna/ Oh, il viburno rosso nel prato” è una marcia patriottica ucraina, scritta da  Stepan Charnetsky nel 1914, in onore e memoria delle truppe ucraine che combatterono contro l’Armata Rossa. Il viburno rosso, “kalyna” è un simbolo nazionale per l’Ucraina e il testo della canzone recita: “А ми тую червону калину підіймемо, А ми нашу славну Україну, гей-гей, розвеселимо – A my tuyu chervonu kalynu pidiymemo, A my nashu slavnu Ukrayinu, hey-hey, rozveselymo – E prenderemo quella kalyna rossa e la innalzeremo/ e rallegreremo la nostra gloriosa Ucraina”

Il viburno rosso dei Pink Floyd

Negli stessi giorni la canzone interpretata da Elizaveta e dal coro lituano è stata ripresa, con il titolo “Hey, hey rise up” dai Pink Foyd, i quali l’hanno suonata sulla traccia cantata in un post di Instagram da Andriy Khlyvnyuk, cantante della band ucraina Boombox. La traccia usa la voce di Andriy presa dal suo post di Instagram in cui canta “Oi u luzi chervona kalyna”,  nella piazza Sofiyskaya di Kyiv. Gilmour dopo aver visto il post ha dichiarato su BBC di essere rimasto colpito dal fatto che, essendo a cappella, si potesse trasformare in una canzone e così ha fatto con loa sua band. Ha contattato Khlyvnyuk, intanto in ospedale per una ferita contratta durante i combattimenti, lui ha accettato la proposta e naturalmente i proventi raccolti saranno devoluti in aiuti umanitari. Khlyvnyuk, musicista di successo anche in Russia prima dell’attacco, ha deciso di abbandonare la musica per arruolarsi in difesa dell’Ucraina.

Il canto di Amelia

La canzone più toccante resta però quella amatoriale di Amelia, una bambina di cinque anni che in un seminterrato che accoglieva numerosi sfollati, a Kiev, ha intonato la versione ucraina di “Let it go”, tratta dal film Frozen. Il video della bimba è stato pubblicato sui social dalla giornalista Marta Smekhova e ha commosso tutti, anche fuori dal bunker.

 

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Dopo Leopoli i negoziati. Ad Azovstal intanto si resiste https://stage.italianinews.com/2022/04/26/dopo-leopoli-i-negoziati-e-intanto-ad-azovstal-si-resiste/ https://stage.italianinews.com/2022/04/26/dopo-leopoli-i-negoziati-e-intanto-ad-azovstal-si-resiste/#respond Tue, 26 Apr 2022 12:48:04 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/04/26/dopo-leopoli-i-negoziati-e-intanto-ad-azovstal-si-resiste/ Ucraina ormai invasa, si iniziano a scorgere trattative

A seguito della propagazione dell’offensiva militare a due passi dalla Polonia, in Ucraina non ci sono più zone franche e sui bersagli colpiti dai missili, le versioni dei due Paesi in conflitto non combaciano: ecco perché non è chiara la vera entità dei massacri, né il numero esatto di bambini scomparsi. L’acciaieria di Azovstal resta l’ultimo baluardo ucraino e i tempi non sembrano maturi per i negoziati.

Dopo che bombe e missili sono stati scagliati su Leopoli si è iniziato a parlare di fase 2 e di una preoccupante estensione territoriale a ovest dell’invasione in Ucraina. Il generale russo Aleksandr Dvornikov già attivo nella guerra in Siria e accusato di diversi crimini contro l’umanità (The Guardian) aveva concentrato già da diverso tempo le truppe e a est tentando da un lato e di attaccare il Donbass e dall’altro di bloccare i rifornimenti di armi , diretti a Kiev dall’occidente. A Leopoli ci sono stati 7 morti tra civili e 11 feriti a causa di un missile caduto sotto alcune case, nel frattempo la gente in fuga si dirige verso le stazioni ferroviarie, luoghi ormai simbolici, dopo la strage di Kramatorsk, dove nonostante tutto si concentra un altissimo numero di civili. Ormai le zone franche in Ucraina non esistono più dato che Leopoli si colloca a soli 70 km dal confine polacco e aveva finora rappresentato un luogo sicuro per accogliere i profughi. I missili hanno raggiunto il centro della città e il sindaco ha parlato di genocidio dichiarando sul Corriere della Sera che l’Ucraina sta difendendo se stessa e allo stesso tempo anche gli altri Stati europei. È necessario creare corridoi umanitari, il pericolo è su tutta la nazione poiché è ormai rischioso anche andare a cercare il cibo.

Conflitto informativo

Le informazioni sui bersagli degli attacchi russi risultano contraddittorie, ad esempio nel caso di Leopoli  secondo fonti ucraine si tratterebbe di magazzini vuoti, mentre per la Russia sarebbero stati distrutti dei magazzini contenenti armi. Anche a Kiev erano state colpite delle fabbriche, ma l’entità dei danni resta incerta, poiché già prima della guerra molti arsenali di armi erano stati svuotati e persiste il dubbio sui bersagli futuri.

Bambini scomparsi

Zelensky denuncia che migliaia di bambini scomparsi sono stati deportati in Russia dall’inizio della guerra, ma il referente Unicef italiano, Andrea Iacomini dichiara ad Androknos che senza un report ufficiale delle Nazioni Unite, la notizia non può essere confermata, anche se è indubbio che “ci siano movimenti di bambini che dalla zona orientale e sud orientale dell’Ucraina, con i genitori o senza, si ritrovano oltre il confine”. Occorrerà stabilire numeri precisi ma il pericolo principale è che questi minorenni diventino vittime di tratta.

Negoziati tentati

L’obiettivo della Russia appare la creazione di un territorio filorusso che comprenda Donbass, Transistria e i Paesi della Federazione russa, ma intanto con l’occasione della tregua per la Pasqua ortodossa imminente, si cerca di attuare soluzioni diplomatiche. Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel il 22 aprile ha pubblicato un tweet sulla sua chiamata con Putin, in cui ha ribadito il sostegno dellEuropa all’Ucraina e ha sollecitato l’apertura di corridoi umanitari provenienti da Mariupol. Putin ha dichiarato che le prossime mosse della Russia dipenderanno dai negoziati attualmente in atto con gli Ucraini riguardo all’appartenenza della Crimea alla Russia e all’indipendenza delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Inoltre secondo l’agenzia di stampa russa Tass, Putin avrebbe definito “irresponsabili” le affermazioni del Consiglio europeo riguardo a una soluzione militare del conflitto in Ucraina. Sulle condizioni il capo del Cremlino è stato chiaro e inamovibile: ritiene di aver dato la possibilità ai soldati ucraini di un trattamento in linea col diritto internazionale, con cure mediche ecc, in cambio della resa, ma essi lo hanno rifiutato. Infatti il vice comandante Sviatoslav Palamar a nome del battaglione Azov – unità paramilitare e nazionalista dell’esercito ucraino, nata da volontari di estrema destra – ha dichiarato in un video che sono pronti ad evacuare, ma portando con sé le armi. Gli ultimi combattenti di Mariupol (si parla di poche migliaia), fra cui i soldati del battaglione Azov sono asserragliati nell’acciaieria Azovstal; si attende intanto lunedì 26 aprile, nella speranza di un “cessate il fuoco” dopo la visita del segretario generale dell’Onu Guterres a Mosca.

 

 

 

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