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Giulia Cortese – Italianinews https://stage.italianinews.com La voce degli italiani nel mondo Fri, 29 Nov 2024 20:31:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://stage.italianinews.com/wp-content/uploads/2024/11/cropped-Logo-Italiani-news-def-copia@2x-32x32.png Giulia Cortese – Italianinews https://stage.italianinews.com 32 32 Fine vita, Marco Cappato si auto-denuncia: “Ho aiutato Elena a morire” https://stage.italianinews.com/2022/08/05/fine-vita-marco-cappato-si-auto-denuncia-ho-aiutato-elena-a-morire/ https://stage.italianinews.com/2022/08/05/fine-vita-marco-cappato-si-auto-denuncia-ho-aiutato-elena-a-morire/#respond Fri, 05 Aug 2022 09:48:09 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/05/fine-vita-marco-cappato-si-auto-denuncia-ho-aiutato-elena-a-morire/ Il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, il radicale Marco Cappato, è uscito dalla caserma dei carabinieri di via Fosse Ardeatine, a Milano.

Si è appena autodenunciato per aver accompagnato la signora Elena, una donna di 69 anni della provincia di Venezia affetta da una grave patologia oncologica, al suicidio assistito in Svizzera.

Cappato, ora nel registro degli indagati a Milano per aiuto al suicidio, ha spiegato alla stampa: “Oggi mi reco alla caserma dei carabinieri per raccontare l’aiuto fornito a Elena, senza cui non sarebbe stato possibile arrivare in Svizzera. E spiegherò ai Carabinieri che per le prossime persone che ce lo chiederanno, se saremo nelle condizioni di farlo, aiuteremo anche loro. Sarà poi compito della giustizia stabilire se questo è un reato o se c’è la reiterazione del reato. O se c’è discriminazione come noi riteniamo tra malati”.

Il primo agosto Cappato si trovava in Svizzera per dare seguito alla richiesta di aiuto ricevuta da parte della signora, che aveva chiesto di essere accompagnata nel Paese elvetico per potere accedere legalmente al suicidio assistito.

In un video-messaggio, la donna aveva espresso chiaramente l’intento di porre fine alla sua esistenza: “Mi sono trovata davanti a un bivio. Una strada più lunga che mi avrebbe portato all’inferno, una più breve che poteva portarmi qui in Svizzera, a Basilea: ho scelto la seconda”.

La donna è riuscita a portare a termine la sua volontà: “Avrei sicuramente preferito finire la mia vita nel mio letto, nella mia casa – ha aggiunto – tenendo la mano di mia figlia e la mano di mio marito. Purtroppo questo non è stato possibile e, quindi, ho dovuto venire qui da sola” 

Nel 2020, Cappato era stato assolto a Massa per avere aiutato a morire Davide Trentini, malato di sclerosi multipla, non tenuto in vita da macchinari ma che riceveva medicine di sostegno.

Per Marco Cappato si tratta di una nuova disobbedienza civile, dal momento che la persona accompagnata non è “tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale”, quindi non rientra nei casi previsti dalla sentenza 2422019 della Corte costituzionale sul caso CappatoDj Fabo per l’accesso al suicidio assistito in Italia. In Italia, infatti, proprio grazie alla disobbedienza civile di Cappato per l’aiuto fornito a Fabiano Antoniani (sentenza 242 della Corte costituzionale) il suicidio assistito è possibile e legale in determinate condizioni della persona malata che ne fa richiesta (persona affetta da una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze, pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli e tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale). Cappato rischia dunque fino a 12 anni di carcere per l’accusa di aiuto al suicidio.

“A noi come associazione Luca Coscioni pare evidente che c’è una discriminazione costituzionale tra malati”, spiega Cappato, secondo il quale c’è discriminazione tra malati come Elena, che non possono accedere al suicidio assistito, e poi ci sono quelli che, come Federico Carboni, “sono dipendenti da trattamenti di sostegno vitale, lo possono fare pur con molte difficoltà”. “È un trattamento discriminatorio contro un certo tipo di malati rispetto ad altri, che faticherei a definire privilegiati, ma che almeno hanno questa faticosa, tenue, possibilità di ridurre le proprie sofferenze nella fase terminale della loro vita”.

Spiega sempre Cappato, “la signora Elena era una malata oncologica con metastasi in fase avanzata, ma ancora non era sottoposta a trattamenti di sostegno vitale. In base alla sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato-Antoniani, un italiano può accedere al suicidio medicalmente assistito, ma deve avere delle condizioni specifiche”. Lo ha spiegato l’avvocato di Marco Cappato e segretario dell’associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, davanti alla stazione Duomo dei carabinieri per l’autodenuncia del suo assistito. Le caratteristiche necessarie per l’avvio della procedura sono “una patologia irreversibile, la piena capacità di auto determinarsi, sofferenze e trattamento di sostegno vitale. Elena ancora non era nella fase del sostegno vitale, quindi mancava una condizione”. “Lei – ha proseguito il legale – ha quindi scelto di andare in Svizzera, non ha proprio presentato richieste in Italia e ha contattato il numero bianco dell’associazione per prendere contatti con Marco Cappato, in quanto non voleva coinvolgere la propria famiglia”.

Alla domanda se è disposto ad andare in carcere, lo storico esponente del Partito Radicale risponde così: “Sono pronto ad affrontare le conseguenze di questo gesto ma la speranza è che se non lo hanno fatto le aule parlamentari, possano le aule di tribunale riconoscere un diritto fondamentale come questo”.

La vicenda di Cappato sarà seguita dall’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Coscioni. Appare evidente che questa delicatissima materia ha bisogno di essere considerats in tutta la sua complessità e senza preclusioni ideologiche. Ci auguriamo vivamente che il prossimo parlamento si mostri in grado di farlo.

Giulia Cortese

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Accordo tra Letta e Calenda: al leader di Azione andranno 15 collegi https://stage.italianinews.com/2022/08/03/accordo-tra-letta-e-calenda-al-leader-di-azione-andranno-15-collegi/ https://stage.italianinews.com/2022/08/03/accordo-tra-letta-e-calenda-al-leader-di-azione-andranno-15-collegi/#respond Wed, 03 Aug 2022 16:25:25 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/03/accordo-tra-letta-e-calenda-al-leader-di-azione-andranno-15-collegi/ Dopo giorni di tira e molla, veti e ultimatum, Enrico Letta, Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova hanno firmato il patto, al termine di una riunione alla Camera durata due ore.

Un’intesa “elettorale per essere vincenti nei confronti della destra”, ha detto Enrico Letta.

“Oggi si riapre la partita”, ha ribadito Calenda. Sondaggi alla mano, il centrosinistra sa che il centrodestra parte di gran lunga favorito. Per questo, Letta ha sempre cercato di costruire un’alleanza la più larga possible. Dopo l’addio al M5S, reo di non aver votato la fiducia a Draghi, il compagno di viaggio più corteggiato è stato Calenda che, però stava coltivando la tentazione di correre da solo, al centro, in una lista con Più Europa.

Nel patto elettorale siglato da Pd ed Azione/+Europa viene riconosciuta “l’importanza di proseguire nelle linee guida di politica estera e di difesa del governo Draghi con riferimento in particolare alla crisi ucraina e al contrasto al regime di Putin”. In ambito economico e sociale, si punta a contrastare le disuguaglianze e i costi della crisi su salari e pensioni, convenendo di realizzare il salario minimo nel quadro della direttiva Ue e una “riduzione consistente” del cuneo fiscale a tutela in particolare dei lavoratori.

Al centro del documento diffuso dopo l’accordo: candidature, posizionamento internazionale dell’Italia, rinnovabili e approvvigionamento energetico, salari e pensioni, cuneo fiscale, PNRR, reddito di cittadinanza e Bonus 110%, diritti civili e ius scholae. Il tutto sulle orme tracciate dall’agenda del governo Draghi.

I tre leader, Carlo Calenda, Benedetto della Vedova ed Enrico Letta, hanno sciolto le ultime riserve, in vista di un voto che a detta loro sarà uno “spartiacque tra un’Italia tra i grandi Paesi europei ed un’Italia alleata con Orban e Putin”.

L’impegno è dunque “promuovere, nell’ambito della rispettiva autonomia programmatica, l’interesse nazionale nel quadro di un solido ancoraggio all’Europa e nel rispetto degli impegni internazionali dell’Italia e del sistema di alleanze così come venutosi a determinare a partire dal secondo dopoguerra”.

Il senso dell’alleanza è stato riassunto da Letta: “Non è immaginabile che, dopo Draghi, il Paese passi al governo delle destre e sia guidato da Giorgia Meloni”. E Calenda: “L’accordo elettorale riapre la partita. Tutti i punti che avevamo chiesto a Letta sono stati recepiti. I voti di Azione non andranno a chi ha sfiduciato Draghi”.

Sono sette i punti di convergenza, dal programma alle candidature, il patto elettorale prevede, tra le altre cose, l’impegno a non candidare personalità che possano risultare divisive per i rispettivi elettorati nei collegi uninominali, in questi ultimi non saranno candidati i leader delle forze politiche che costituiranno l’alleanza, gli ex parlamentari del M5S, gli ex parlamentari di Forza Italia.
Al partito di Carlo Calenda (Azione), di collegi ne sono stati assegnati 15. Un’offerta generosa, da parte del Partito Democratico.

Subito dopo aver siglato il Patto elettorale con Calenda, Letta ha fatto diramare una nota in cui si assicura “diritto di tribuna” nelle liste dem “ai leader dei diversi partiti e movimenti politici del centrosinistra che entreranno a far parte dell’alleanza elettorale”. Un salvataggio studiato apposta per il ministro degli Esteri, insomma, con il prevedibile strascico di polemiche e rancori sia tra i dimaiani (“Letta ci ha traditi”) sia tra i democratici (“a forza di paracadutare gli altri non ci sarà più posto per noi”). Un incontro tra i due in serata non ha superato malumori e recriminazioni: Di Maio si è preso del tempo.

Letta ha sempre cercato di costruire un’alleanza la più larga possible. Dopo l’addio al M5S, reo di non aver votato la fiducia a Draghi, il compagno di viaggio più corteggiato è stato Calenda che, però stava coltivando la tentazione di correre da solo, al centro, in una lista con Più Europa.

Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha annunciato che il suo partito correrà da solo alle prossime elezioni politiche del 25 settembre: per Renzi l’unico accordo possibile era quello con Calenda per il terzo polo, ma senza doversi alleare con il Pd, di cui in passato è stato membro.

L’ex premier Romano Prodi festeggia (“si tratta di un accordo elettorale che rende molto più forte la coalizione e comprende finalmente una comune strategia su scelte determinanti per il futuro del Paese”), ma nel Pd la tensione è alta . E pure in Azione c’è già chi, come l’editore Roberto Mugavero, ha già deciso di sfilarsi (“Inaccettabile l’accordo con gli ex M5S”). Intanto l’effetto Calenda rischia di far salire i dem sulle barricate.

Giuseppe Conte, il leader dei 5 Stelle, fa invece delle osservazioni al vetriolo:

“Finalmente è finita la telenovela Letta-Calenda: in bocca al lupo alla nuova ammucchiata che va dalla Gelmini dei tagli alla scuola al Pd, passando per Calenda, che non ha mai messo il naso fuori da una Ztl. Si riconoscono nell’agenda Draghi. Salario minimo legale, lotta all’inquinamento e alla precarietà giovanile saranno fuori dalla loro agenda. Nessun problema, ce ne occuperemo noi”.
Prosegue sempre Conte, “il Pd sta restituendo un favore a Di Maio? Immaginate che dopo la scissione di Renzi nel Pd io lo avessi preso e gli avessi dato un posto: come l’avrebbe presa il Pd? Io sono sorpreso, facciano tutto quello che vogliono e lo spieghino ai cittadini. Lo spettacolo non è esaltante”.

È stato un matrimonio di ragione certo , quello celebrato ieri tra Pd, Azione e +Europa. Seppure “non esaltante “, potrebbe essere determinante per una possibile sconfitta della destra.

Giulia Cortese

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“Gi A Rocch”, il romanzo capolavoro di Mauro Pecchenino https://stage.italianinews.com/2022/08/03/gi-a-rocch-il-romanzo-capolavoro-di-mauro-pecchenino/ https://stage.italianinews.com/2022/08/03/gi-a-rocch-il-romanzo-capolavoro-di-mauro-pecchenino/#respond Wed, 03 Aug 2022 08:25:40 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/03/gi-a-rocch-il-romanzo-capolavoro-di-mauro-pecchenino/ “Gi A Rocch”, nell’antica lingua del Montefeltro, vuol dire andare a zonzo senza meta, bighellonare. Ed è questo l’originale titolo che Mauro Pechennino, giornalista e professore universitario ha dato al secondo romanzo della dilogia iniziata nel 2020 con A Rocch. Pubblicato da Lupi Editore, “Gi A Rocch Jazz” ha già ricevuto un’ottima accoglienza da parte di pubblico e critica ed è ora disponibile su Amazon.

Come anticipato dal titolo, il tema del viaggio come ricerca di sé stessi e della propria identità fa da filo conduttore alla storia. Una storia d’amore tenera e difficile, evanescente e drammatica.

La trama ci conduce in luoghi reali – come nel cinema verità – e con la colonna sonora di una musica jazz che non abbandona mai i protagonisti. Un Romanzo potente e persuasivo, poetico e moderno, che porta il lettore in giro per le strade del mondo, con uno stile estroso ed innovativo, quasi da sceneggiatura di un progetto cinematografico.

Si tratta di un racconto di respiro internazionale, che fa vivere al lettore la quotidianità dei due protagonisti, Melod e Pete. È un viaggio che ha come perno centrale Londra, ma si sposta poi negli Stati Uniti, in diverse parti d’Europa, in Africa ed in Malesia. Il tutto tra voglia di vivere e senso di smarrimento, silenzi ed assenze.
L’autore Pecchenino definisce il racconto “una storia gentile ed una sorta di racconto verità”.

Giulia Cortese

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Il Movimento 5 Stelle ed i vari “big” che non potranno ricandidarsi https://stage.italianinews.com/2022/08/01/il-movimento-5-stelle-ed-i-vari-big-che-non-potranno-ricandidarsi/ https://stage.italianinews.com/2022/08/01/il-movimento-5-stelle-ed-i-vari-big-che-non-potranno-ricandidarsi/#respond Mon, 01 Aug 2022 09:48:27 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/01/il-movimento-5-stelle-ed-i-vari-big-che-non-potranno-ricandidarsi/ Alla fine è stato deciso: la regola del doppio mandato è confermata in pieno.

Dopo mesi di tira e molla, rinvii, voci di deroghe, ipotesi di voto degli iscritti, dichiarazioni furenti di Beppe Grillo uscite e poi smentite, altre voci di deroghe ci siamo: chi ha già svolto due mandati con il Movimento 5 Stelle non sarà ricandidato alle prossime elezioni del 25 settembre.

Dopo il muro eretto da Beppe Grillo, anche Giuseppe Conte decide di confermare la regola aurea dei pentastellati: gli eletti che hanno già svolto due mandati non potranno più ricandidarsi.

La conferma ufficiale è arrivata a distanza di ore con un post pubblicato su Facebook dallo stesso ex premier, il quale ha annunciato che “alle prossime elezioni politiche non troverete, tra i candidati del M5S, chi ha già svolto due mandati”.

“Non cambia, quindi, la regola che il Movimento si è imposto dalla prima ora come forma di garanzia affinché gli eletti possano dedicarsi al bene del Paese, senza lasciarsi distrarre dai propri destini personali – aggiunge ancora il presidente dei 5 Stelle – Il mio pensiero è oggi rivolto a tutti coloro che nel corso dei due mandati hanno lottato contro tutto e tutti per vincere le battaglie del M5S. Sono partiti dai banchetti nelle loro città per chiedere giustizia sociale, legalità, tutela ambientale. Hanno sopportato sacrifici e subito attacchi e offese di ogni tipo per portare a termine gli impegni assunti con i cittadini: il reddito di cittadinanza, la legge anticorruzione, il decreto dignità, il superbonus che abbatte l’inquinamento e rilancia l’economia, il taglio dei parlamentari e dei privilegi della politica. E tante altre misure. Lasciando il seggio non potranno più fregiarsi del titolo formale di “onorevoli”. Ma per noi, per la parte sana del Paese, saranno più che “onorevoli”. Stanno compiendo una rivoluzione che nessuna forza politica ha mai avuto il coraggio neppure di pensare. Stanno dicendo che per fare politica non serve necessariamente una poltrona. Stanno dicendo che la politica è dappertutto. Ovunque ci siano le urgenze e i bisogni dei cittadini, soprattutto di quelli che non hanno privilegi, che non sono affiliati alle cordate politiche e ai potentati economici”, si legge nel post di Conte.

Si tratta di un passaggio fondamentale in vista del voto imminente, perché – tra chi se n’è andato con Di Maio e chi resterà fuori per questa regola – il Movimento perderà praticamente tutti i suoi big nel passaggio da una legislatura all’altra.

In tutto sono circa 50 i parlamentari, tra deputati e senatori, che in virtù di uno dei principi fondanti del Movimento, difeso a spada tratta dal garante Beppe Grillo, dovranno rinunciare ad una nuova corsa elettorale. Nelle ultime settimane il pressing per ottenere qualche deroga si era fatto più forte, ma era stato subito stoppato da Grillo in persona dietro la minaccia di lasciare il Movimento.

Fra i parlamentari che hanno già alle spalle due legislature ci sono anche la ministra delle Politiche giovanili Fabiana Dadone e quello per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, l’ex ministro Danilo Toninelli, che in questi giorni ha difeso la regola del limite ai mandati, Riccardo Fraccaro, il presidente della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia, Nunzia Catalfo (ex ministra del Lavoro e prima firmataria del disegno di legge sul salario minimo), il tesoriere Claudio Cominardi, Gianni Pietro Girotto e l’ex ministra della Salute Giulia Grillo.

Sono big nel movimento non solo perché hanno avuto due mandati, ma anche perché sono rimasti pur sapendo che facendolo sarebbero dovuti tornare a casa, alla vita di tutti i giorni e ricominciare da zero, dai vecchi lavori che avevano fatto prima di darsi alla politica.

L’agenzia di stampa Adnkronos ha contattato molti di loro. I più delusi si trincerano dietro il classico no comment, qualcuno plaude alla decisione di Conte e Grillo, altri accolgono la ferale notizia con placida rassegnazione. E non manca chi coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Il deputato Angelo Tofalo, geotecnico con master in “Intelligence e Sicurezza”, si dice “soddisfatto e felice” e già guarda oltre: “Tornerò a fare l’ingegnere, con grande gioia e voglia di misurarmi sul mercato. Svilupperò tecnologia sovrana ‘Made in Italy’”. Per l’ex sottosegretario alla Difesa, Grillo e Conte hanno fatto bene a preservare il “principio fondante” del M5S, perché “la politica è servizio al cittadino e al Paese”.

Angelo Tofalo poi si dice “certo” che “tutti i parlamentari che torneranno alle proprie vite e alle proprie professioni potranno continuare a dare un contributo alla nostra comunità”. Una prospettiva tutt’altro che scontata, perché il rischio ora è quello di un disimpegno – anche e soprattutto economico – da parte degli eletti finiti nella ‘tagliola’ del secondo mandato in vista della campagna elettorale d’agosto.

La senatrice Paola Taverna affida così ai social il suo commiato dal Movimento, dopo che la scure della legge aurea di Grillo sul secondo mandato si è abbattuta su di lei ed altri membri del partito Cinque Stelle. “Dal Movimento ho avuto tanto. Al Movimento ho dato tanto, come è giusto che sia quando si crede in qualcosa e si è spinti da ideali alti. È il momento di guardare avanti e di farlo tutti insieme! Con l’entusiasmo delle origini e la voglia di cambiare che ci ha consentito di vincere tante battaglie. Io c’ero, ci sono e ci sarò sempre! Viva il Movimento 5 Stelle!”, conclude la pentastellata.

Conte, da parte sua, fa sapere: “Ci aspetta una campagna elettorale molto dura. Ci hanno spinto fuori dal Palazzo. E lo hanno fatto con astuzia, tentando pure di attribuircene la colpa”. Il limite dei due mandati è il totem perfetto per questo riposizionamento: la politica come servizio, non come professione, nell’ambito di un’idea di partecipazione dal basso che rende quasi interscambiabili/superflui i parlamentari. In quest’ottica, anche la critica principale, ovvero la perdita di esperienza e competenza, non ha ragion d’esistere: contano programmi, principi e prassi, non qualità e aspirazioni individuali”.

Giulia Cortese

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Il sistema Terracina che travolge Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia https://stage.italianinews.com/2022/07/30/il-sistema-terracina-che-travolge-giorgia-meloni-e-fratelli-ditalia/ https://stage.italianinews.com/2022/07/30/il-sistema-terracina-che-travolge-giorgia-meloni-e-fratelli-ditalia/#respond Sat, 30 Jul 2022 09:48:35 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/30/il-sistema-terracina-che-travolge-giorgia-meloni-e-fratelli-ditalia/ ll sistema di potere di Fratelli d’Italia a Terracina è stato travolto dall’inchiesta giudiziaria della procura di Latina, “una mercificazione della res publica”, è la definizione della giudice Giorgia Castriota.

Il comune era cosa loro, i politici lavoravano per gli interessi dei concessionari amici con la compiacenza di funzionari complici o minacciando in maniera esplicita quelli non asserviti.

Terracina è tra le città più importanti della provincia di Latina e alcova della destra nazionale. Fratelli d’Italia la governa da molti anni, al punto da averla trasformata in un feudo di una destra spregiudicata. Proprio a Terracina Giorgia Meloni ha selezionato parte della sua classe dirigente, anche nazionale ed europea, facendone piattaforma di lancio per carriere repentine. Ci sono tante omissioni, presenti sull’ordinanza di custodia cautelare, fanno pensare che l’inchiesta si allargherà. Due indagini, una della procura di Latina e una della Direzione Distrettuale Antimafia Capitolina ancora in corso, fanno presagire che lo tsunami giudiziario che ha travolto Terracina potrebbe essere solo all’inizio.

Incendi dolosi ai lidi e attentati incendiari alle automobili di imprenditori che volevano denunciare, estorsioni e intimidazioni alcune delle quali con il metodo mafioso. Nei confronti dell’europarlamentare Procaccini, un fedelissimo di Giorgia Meloni, le accuse sono di induzione indebita a dare o promettere utilità e turbata libertà degli incanti. Procaccini è stato sindaco di Terracina tra il 2011 e il 2015 e tra il 2016 e il 2019. Eletto al Parlamento europeo, ha lasciato il timone della città all’allora sua vice, Roberta Tintari, anche lei di Fratelli d’Italia, poi eletta sindaca nel 2020 e finita ai domiciliari. In totale sono cinquanta le persone finite nel registro degli indagati.

È il 21 gennaio 2020 quando l’eurodeputato si presenta a un incontro con il Pm Carlo Lasperanza e il maggiore dei carabinieri Giuseppe Bottone. Procaccini non lo sa, ma in quel momento il magistrato lo sta registrando, mentre si lamenta del fatto che, secondo lui, in quel momento la Capitaneria di Porto stava svolgendo un’attività di controllo sulle attività balneari troppo incisiva, al solo scopo di screditare l’Amministrazione comunale. A un tratto l’europarlamentare tira fuori dalla borsa anche dei documenti, che mostra a Lasperanza. Si tratta di alcuni ordini di esibizione, emessi dalla Procura di Latina, che il politico non avrebbe dovuto possedere.

Una circostanza che, nell’ordinanza, viene definita come “attuale pericolo di inquinamento probatorio”. Scrivono i magistrati: “Nel tentare di ostacolare l’attività di indagine, gli indagati si sono finanche serviti dell’intervento dell’europarlamentare Procaccini Nicola, il quale, come visto, ha provveduto a contattare in prima persona soggetti ed altre istituzioni, quali il precedente comandante della Capitaneria di Porto Andrea Velardi e il procuratore della Repubblica di Latina Dott. Lasperanza, nella vana speranza di delegittimare e paralizzare le operazioni investigative”.

Nell’ordinanza della procura di Latina si legge in effetti che “in qualità di ex sindaco del comune di Terracina e membro del Parlamento europeo, dunque pubblico ufficiale abusando dei suoi poteri, compiva atti idonei, diretti in modo non equivoco ad indurre una dipendente dell’ufficio Suap del Comune di Latina, a velocizzare l’istruttoria e a rilasciare la licenza per la conduzione di spettacolo viaggiante all’impresa Oasi Sea Park in modo indebito, in quanto il responsabile risultava residente a Roma dove era pure la sede legale dell’impresa, per cui il rilascio della suddetta licenza avrebbe dovuto essere richiesto al comune di Roma; evento non verificatosi per cause indipendenti dalla sua volontà e per il sopravvenuto cambio di residenza del responsabile, strumentale al perfezionamento delle condizioni necessarie per ottenere il provvedimento richiesto al comune di Terracina”.

A settembre 2020, nel presentare la candidatura della Tintari a sindaco di Terracina, la Meloni disse: “Con una classe dirigente all’altezza del popolo che rappresenta e all’altezza della storia che rivendica non dobbiamo temere niente. Ci serve solo una politica che sia alla nostra altezza. All’altezza dei cittadini italiani, della nostra storia e della nostra identità. Qui a Terracina voi l’avete, non ce l’hanno tutti, voi ce l’avete e avete visto la differenza. Basta che vi guardiate indietro, e pensate a Terracina com’era anni fa. Date la possibilità a queste brave persone, oneste, capaci, concrete, di continuare ad amare questa terra come hanno saputo fare. Noi vi promettiamo che prenderemo questo esempio, che voi ci avete consentito di fare qui con il vostro consenso e libertà, e lo porteremo anche al governo della nazione, perché vi prometto una cosa, la democrazia tornerà anche in Italia. E quando tornerà dimostreremo che si può fare politica anche in un altro modo, e dimostreremo che l’Italia chiede democrazia libertà e orgoglio. Esattamente l’Italia fiera, coraggiosa e libera che costruiremo anche grazie a voi”.

Le amministrazioni precedenti alle quali fa riferimento Meloni sono appunto quelle di Nicola Procaccini, suo portavoce ai tempi del ministero della Gioventù. L’esponente di FdI si è difeso con documenti alla mano anche sulla questione del mancato pagamento di una prestazione erogata da un’associazione. Ma è soprattutto politica la sua interpretazione dei fatti a due mesi dalle elezioni. Sul modello Terracina indicato dalla Meloni si dice ancora pronto a scommettere.

Giulia Cortese  

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Enrico Letta ed il suo campo semi-largo. La difficile costruzione di un’alleanza competitiva https://stage.italianinews.com/2022/07/28/enrico-letta-ed-il-suo-campo-semi-largo-la-difficile-costruzione-di-unalleanza-competitiva-2/ https://stage.italianinews.com/2022/07/28/enrico-letta-ed-il-suo-campo-semi-largo-la-difficile-costruzione-di-unalleanza-competitiva-2/#respond Thu, 28 Jul 2022 09:48:49 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/28/enrico-letta-ed-il-suo-campo-semi-largo-la-difficile-costruzione-di-unalleanza-competitiva-2/ Dopo l’affossamento del governo Draghi, nella politica italiana è in atto un vero e proprio rimescolamento di carte

Più che una crisi politica, per gli elettori quella in corso appare più come una crisi di sistema

Il governo è andato e ad essere in crisi è il sistema stesso. Le colpe di questa situazione, per sei italiani su dieci, si racchiudono in due figure politiche: Giuseppe Conte (M5S) e Matteo Salvini (Lega). Questo è quanto emerge dall’ultimo report di Euromedia Research, riportato dalla Stampa. Il 61,8% degli intervistati non si dichiara contento della fine dell’esperienza del governo Draghi, e tra di loro troviamo il 63,2% degli elettori di Forza Italia e il 51,1% di quelli del Carroccio. Tuttavia, il poco tempo disponibile prima della data delle elezioni, fissata per il 25 settembre, impone di ricomporre il quadro politico in tempi brevi, ed arrivare a due poli prevalenti che si fronteggino. E per far ciò verificare le alleanze, superando personalismi e vecchi rancori. Per il Pd lo schema sembra pronto.

È “chiuso al 99%”, come spiega un membro della segreteria del Partito Democratico. Alle elezioni del 25 settembre Enrico Letta si presenterà con una sorta di “campo semi-largo”. A guidare la coalizione sarà la lista del Pd dentro la quale confluiranno esponenti di Articolo 1, sicuramente il ministro della Salute Roberto Speranza e Nico Stumpo, dei Socialisti e Luigi Di Maio, che verrà candidato in Campania insieme a qualche figura di Insieme per il Futuro che ha lasciato il Movimento 5 Stelle prima della caduta del governo Draghi. Il simbolo, probabilmente, verrà ritoccato leggermente per far spazio ai nuovi ingressi.

Insieme al Pd, poi, come alleati ci saranno da un lato la cosiddetta bicicletta formata da Sinistra Italiana e dai Verdi e il centro di Azione-PiùEuropa nel quale entreranno quasi certamente transfughi di Forza Italia. Tra questi vi è Renato Brunetta, il quale ha fatto sapere che ci vorrebbe, a suo parere, un’unione repubblicana. E, per quanto riguarda la crisi di governo, ha detto: “Nulla abbiamo saputo, una decisione presa alle nostre spalle”. Così il ministro della Pubblica amministrazione a Mezz’Ora in più ha proposito della scelta di Forza Italia sul governo. “E’ stato un atto di irresponsabilità motivato da un opportunismo temporalistico”, ha detto, “Una valutazione di tipo opportunistico. Salvini vedeva deteriorare il suo consenso mese dopo mese, Forza Italia non si espandeva, Meloni cresceva. Hanno preferito non pagare il costo del governo ma farlo pagare agli italiani”.

Anche il segretario del Pd Enrico Letta si concede uno sfogo: “In questa campagna elettorale vedrete Salvini pieno di Madonne. Berlusconi con foto del 2004. E dalla Meloni ascolterete parole della peggiore destra sovranista. O noi o Meloni – ha detto ancora il segretario del Pd – vuol dire che o noi convinciamo qualcuno che in passato ha votato per loro o noi questa sfida non la vinciamo. Dobbiamo toglierci dalla testa il ragionamento per cui: se quello sta con voi non vi voto. Noi siamo responsabili per la nostra lista, per quello che siamo noi, per il nostro programma”. Ha aggiunto sempre Letta, “Dobbiamo metterci piedi per terra sapendo che queste elezioni non si vincono prendendo la medaglia d’oro su Twitter. Io assumo completamente il ruolo di front runner della nostra campagna elettorale ed assumo fino in fondo tutta questa responsabilità, lo farò con la massima determinazione, sapendo che abbiamo dall’altra parte abbiamo una coalizione divisa, debole, che ha deciso di mettersi insieme per il potere”.

Il più ottimista a riguardo sembra essere Renzi, il quale ha detto: “Due mesi di campagna elettorale sono pochi, ma possono essere sufficienti a un ribaltone dei sondaggi o a un pareggio che permetta di ripartire da Draghi. Ma bisogna avere le idee chiare sulle scelte”. Nonostante tutti i sondaggi diano il centrodestra vincente, secondo il leader di Italia Viva Matteo Renzi quella che definisce “la peggiore destra d’Europa” si può battere. Il come lo spiega sul Corriere: “Europa contro sovranismo, lavoro contro sussidi, Industria 4.0 contro Quota 100, Buona scuola contro chi diceva “con la cultura non si mangia”, termovalorizzatori e rigassificatori contro chi diceva no a trivelle e Tap. E poi il tema decisivo: come si combatte l’inflazione? Diamo soldi a chi non lavora col reddito di cittadinanza ma il problema italiano è che chi lavora guadagna troppo poco. Le famiglie non ce la fanno più! Noi abbiamo fatto gli 80 euro e l’abolizione dell’Irap sul costo del lavoro. Gli altri solo chiacchiere e bonus zanzariere. Spero che i cittadini eleggano i competenti, non i populisti”.

Secondo Adnkronos i due leader di Italia Viva ed Azione si sarebbero visti nel tardo pomeriggio del 25 luglio. Nel corso dell’incontro, definito ”affettuoso”, Renzi avrebbe ribadito la sua intenzione di correre da solo alle prossime elezioni del 25 settembre. Calenda starebbe ancora riflettendo sul da farsi, anche perché da più parti si moltiplicano le pressioni per vederli nello stesso schieramento. Il leader di Azione ha dichiarato: “Letta deve domandare a tutti i suoi compagni di strada se sono d’accordo con l’agenda Draghi. Dovrebbe essere un polo europeista e democratico, con un’area liberal ed una socialdemocratica. Non un listone unico”.

Intanto il vertice del Pd è in contatto con alcune sigle centriste e con l’area degli ex grillini guidati da Luigi Di Maio. Ma i nostalgici guardano altrove. Il pretesto è quello di non appiattirsi sul programma con il quale Draghi si è presentato nel febbraio del 2021 e che in questi mesi cercherà di mettere in sicurezza. Tra i Dem c’è anche chi esterna dispiacere per la rottura con il Movimento 5 Stelle, aggiungendo un elemento di ulteriore confusione in una situazione già caotica e mercuriale.

Giulia Cortese

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Il Movimento 5 Stelle tra personalismi e tensioni sul limite di due mandati https://stage.italianinews.com/2022/07/26/il-movimento-5-stelle-tra-personalismi-e-tensioni-sul-limite-di-due-mandati/ https://stage.italianinews.com/2022/07/26/il-movimento-5-stelle-tra-personalismi-e-tensioni-sul-limite-di-due-mandati/#respond Tue, 26 Jul 2022 09:48:28 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/26/il-movimento-5-stelle-tra-personalismi-e-tensioni-sul-limite-di-due-mandati/ Nel Movimento 5 Stelle regna il caos più assoluto.

Continua lo scontro a distanza tra il Movimento ed il PD, dopo lo strappo sull’appoggio al governo Draghi.

“È vero, Enrico – ha detto il leader M5S ed avvocato Giuseppe Conte, replicando a un post del segretario del Pd Enrico Letta e del Pd sull’Italia tradita”. “L’Italia è stata tradita quando in Aula il Premier e il centrodestra, anziché cogliere l’occasione per approfondire l’agenda sociale presentata dal M5S, l’hanno respinta umiliando tutti gli italiani che attendono risposte. L’agenda Draghi da voi invocata – ha aggiunto Conte – ha ben poco a che fare con i temi della giustizia sociale e della tutela ambientale, che sono stati respinti e umiliati sprezzantemente”.

Passata la tempesta, anche il garante Beppe Grillo è tornato a catechizzare i suoi iscritti e l’ha fatto tramite un video condiviso sul suo blog. Al centro della filippica di Beppe Grillo c’è il vincolo sul doppio mandato, che per il fondatore del Movimento 5 Stelle non è derogabile. “Siamo in un momento caotico, strano. Tra 15 giorni potremmo essere morti. Non lo so ma so che i nostri due mandati sono la luce nella tenebra, sono l’interpretazione della politica in un altro modo, sono l’antibiotico di una politica intesa come servizio civile”, spiega il comico genovese con il suo solito modus sincopato.

L’Elevato, poi, alza il tiro e dichiara che le recenti defezioni “sono causate da questa legge innaturale che è contro l’animo umano”. È facile capire chi sia il destinatario del suo attacco ma subito dopo Beppe Grillo diventa ancora più esplicito: “Giggino la cartelletta adesso è di là che aspetta di archiviarsi in qualche ministero della Nato…”. Il garante del Movimento ricorda l’intento con cui, assieme a Gianroberto Casaleggio, aveva creato una nuova forza politica che ponesse fine ai politici di professione. Esattamente ciò che sta facendo, a suo avviso, Luigi Di Maio: “C’è gente che fa questo lavoro, entra in politica per diventare poi una “cartelletta”.

Così una buona percentuale di deputati e senatori dei 5 Stelle rischia di concludere qui la carriera parlamentare. Tra questi c’è, ad esempio, Roberto Fico. Il presidente uscente della Camera fa parte del gruppo di big sul quale potrebbe presto abbattersi la “mannaia” del secondo mandato. Con lui anche il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia, l’ex guardasigilli Alfonso Bonafede, l’ex ministra della Sanità nel governo gialloverde, Giulia Grillo, l’ex titolare delle Infrastrutture nello stesso esecutivo, Danilo Toninelli ma pure l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Riccardo Fraccaro e Vito Crimi.

Nella lista anche le ex presidenti della commissione giustizia Giulia Sarti e Francesca Businarolo o l’attuale presidente della commissione Affari sociali, Marialucia Lorefice. Al contrario i cinque vicepresidenti scelti da Conte per farsi aiutare nella guida del Movimento sono quasi tutti in grado di ricandidarsi senza deroghe: l’unica al secondo mandato, infatti, è la senatrice Paola Taverna, mentre Riccardo Ricciardi, Mario Turco e Michele Gubitosa sono alla prima esperienza in Parlamento.

La viceministra al Mise, Alessandra Todde, invece, ha davanti a sé addirittura due mandati avendo fallito l’elezione all’Europarlamento nel 2019. Su questi nomi, infatti, pesa la storica tagliola dei due mandati per il Movimento che è da sempre il primo vero cavallo di battaglia dei grillini. Il regolamento interno dei partiti varia, ma i pentastellati sono da sempre i più severi e a differenza di Pd (tre mandati) e Forza Italia (quattro), per i parlamentarsi M5S non sembrano esserci deroghe in vista di un nuovo impegno nella prossima formazione politica che si metterà al lavoro col futuro Governo.

E intanto nel Movimento torna ad aleggiare l’ombra di Alessandro Di Battista. L’ex deputato sembra essere in procinto di fare il proprio rientro all’interno dell’universi pentastellato, dopo quasi cinque anni di pausa trascorsi attraversando il mondo in lungo e in largo (ora è in Russia per raccontare, sempre per Il Fatto Quotidiano, la visione dei cittadini russi sulla guerra in Ucraina) per realizzare reportage. Ma, ovviamente, ci sarà un lungo corteggiamento e i diktat da rispettare. Intanto, senza il PD il M5S potrebbe guardare verso sinistra.

“De Magistris, che sta lanciano l’Unione popolare con Potere al popolo e Rifondazione, sta alla finestra, osserva ed è tentato da questa strada”, scrive Repubblica. “Se dopo aver chiuso con il draghismo, Conte lo facesse davvero anche con il PD, allora sarebbe nell’ordine delle cose dialogiare e provare a trovare dei punti di contatto. I principali interlocutori del Movimento dovrebbero essere i non allineati. Lotta alle disuguaglianze, pacifismo, onestà, beni comuni e acqua pubblica: è la nostra storia, noi ci siamo”, dice De Magistris come riporta Repubblica. Può nascere un movimento di sinistra del Sud.

Giulia Cortese

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Berlusconi torna in campagna elettorale, le promesse sembrano quelle del 1994 https://stage.italianinews.com/2022/07/25/berlusconi-torna-in-campagna-elettorale-le-promesse-sembrano-quelle-del-1994/ https://stage.italianinews.com/2022/07/25/berlusconi-torna-in-campagna-elettorale-le-promesse-sembrano-quelle-del-1994/#respond Mon, 25 Jul 2022 11:48:07 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/25/berlusconi-torna-in-campagna-elettorale-le-promesse-sembrano-quelle-del-1994/ Silvio Berlusconi riparte con le solite millanterie da campagna elettorale.

Ormai i programmi elettorali si fanno un tanto al chilo, tanto chi li legge?

Devono aver pensato quelli di Forza Italia, costretti a consegnare all’irriducibile leader Silvio Berlusconi una serie di punti, compreso un certo numero di alberi da piantare perché si sa, la lotta al cambiamento climatico non può mancare e una pennellata di verde al proprio look non costa nulla. A meno di non sbagliare i conti e promettere meno piante di quante sono già previste nel PNRR e negli impegni del G20, come gli fa notare la parlamentare del Movimento 5 stelle Ilaria Fontana, che facendo due conti mette insieme 6,6 milioni di arbusti.

L’uomo dell’azzardo, il gran comunicatore ogni volta quando il gioco si fa duro buca lo schermo anche con le cifre (magari qualche anno fa era più lucido), con un linguaggio da imprenditore quale è (ieri: pensioni minime a 1000 euro; un milione di alberi piantati ogni anno) a costo pure di sfottò sui social che però non hanno fatto altro che parlare di lui, come accade dal 1994 sui media. Rieccolo, come fu scritto dell’intramontabile Amintore Fanfani della Prima Repubblica. Stavolta, Silvio Berlusconi lancia la sua nuova sfida alla soglia degli 86 anni. Li avrà compiuti il 29 settembre, proprio quattro giorni dopo le elezioni anticipate di domenica 25.

La prossima sfida dell’ex Cavaliere è prendersi la rivincita sull’estromissione dalla politica dopo la sentenza Mediaset. I suoi già lo vedono eletto presidente di palazzo Madama, successore di Alberti Casellati. Dopo il fallimento delle sue ambizioni quirinalizie a gennaio, in tanti pensano che il primo obiettivo di Berlusconi sia il secondo scranno più alto. Lui non conferma, i suoi fedelissimi smentiscono e parlano di insinuazioni “ridicole ed offensive. Nessuno ha mai offerto nulla al presidente. E la sua scelta non è stata orientata dalla disponibilità o meno di un qualunque posto”.

“Nel nostro programma – ha detto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi – c’è l’aumento delle pensioni, tutte le nostre pensioni, ad almeno 1000 euro al mese per 13 mensilità, c’è la pensione alle nostre mamme che sono le persone che hanno lavorato di più alla sera, al sabato, alla domenica, nei periodi delle ferie e che hanno diritto di avere una vecchiaia serena e dignitosa e poi c’è l’impegno a mettere a dimora, a piantare ogni anno almeno un milione di alberi su tutto il territorio nazionale”.

È arrivata a stretto giro la risposta di Ilaria Fontana, sottosegretaria al ministero della transizione ecologica nell’ormai ex governo Draghi: “Sono rallegrata che Forza Italia si preoccupi dell’ambiente. Peccato però che Berlusconi ha dichiarato nella presentazione dei suoi otto punti programmatici di piantare meno alberi di quelli previsti nel Pnnr e dagli impegni del G20. Nel PNRR sono già previsti 330 milioni di euro di stanziamento per piantare un totale di 6,6 milioni di alberi per le 14 città metropolitane: 1.65 milioni di piante entro la fine dell’anno e la parte restante entro il dicembre 2024”.

E siccome è già campagna elettorale per tutti, à la guerre comme à la guerre: “Obiettivi ambiziosi, condivisibili e necessari quelli del PNNR e del G20, che il Movimento 5 Stelle negli anni ha fatto propri piantando decine di migliaia di alberi attraverso l’iniziativa “Alberi per il futuro”, spiega Fontana, e rilancia: “Ogni voto al Movimento contribuirà sicuramente a garantire decine di nuovi alberi”. A conti fatti, la campagna elettorale vede Berlusconi già indietro di parecchi milioni di alberi. Che per sua fortuna non votano.

Una nuova “giovinezza” gli dà il vento in poppa e la prospettiva di tornare nel Senato che lo aveva espulso nel 2013 a causa della condanna definitiva per frode fiscale con l’interdizione ai pubblici uffici per due anni. Anche allora decise di far cadere il governo di Enrico Letta, come ha fatto il 20 luglio, per ragioni opposte. E come allora i ministri di Forza Italia Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello abbandonarono il loro storico leader troppo spinto da cupi propositi di vendetta, così oggi hanno fatto Mariastella Gelmini, Renato Brunetta e Mara Carfagna. Sullo strappo che ha determinato la crisi di governo “non c’è stato nessun concorso del centro-destra”.

Silvio Berlusconi lancia la campagna elettorale e cerca di addossare per intero ai % Stelle la responsabilità di una crisi di governo che può essere equamente ascritta a M5S, Forza Italia e Lega: “Noi siamo stati sempre i più leali sostenitori del governo Draghi.”, ha detto Berlusconi. ” Era un governo di unità nazionale che noi per primi (in realtà era stato Matteo Renzi, ndr) avevamo proposto per far fronte alle emergenze del Paese. Sono stati i Cinque Stelle a mettere in crisi il governo, ancora una volta, rifiutando di votare un provvedimento davvero essenziale per gli italiani”, ha dichiarato al Tg5, ovvero in casa propria.

Il tempo passa, ma la faccia tosta del leader di Forza Italia è quella di sempre.

Giulia Cortese

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La crisi di governo vista dal New York Times https://stage.italianinews.com/2022/07/24/la-crisi-di-governo-vista-dal-new-york-times/ https://stage.italianinews.com/2022/07/24/la-crisi-di-governo-vista-dal-new-york-times/#respond Sun, 24 Jul 2022 09:48:55 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/24/la-crisi-di-governo-vista-dal-new-york-times/ L’Italia torna al voto e il mondo ci guarda in attesa di capire se il nostro Paese sarà l’anticamera di un nuovo fenomeno politico: il neofascismo al potere.

“Il futuro è l’Italia, ed è desolante”, è l’analisi del NY Times sulle prossime elezioni: ancora una volta laboratorio dell’occidente.

Torna chi portò al tracollo il Paese nel 2011? L’asse di centrodestra era stato cacciato nel 2011 con il Paese sull’orlo del tracollo finanziario mentre il mondo rideva dell’Italia e dei bunga bunga del suo presidente. Ora il 25 settembre la stessa formula, ma molto più spostata a destra, è data per sicura vincente.

Lo storico giornalista americano David Broder, autore che sta lavorando ad un libro sul fascismo nell’Italia contemporanea, ha analizzato quel che sta succedendo: l’Italia come 100 anni fa può mostrare al mondo quel potrà accadere anche in altri Stati. ”Fratelli d’Italia sta per diventare il primo partito di estrema destra a guidare una grande economia dell’eurozona”. “Il governo italiano si è spaccato tra i rancori, quando i principali partiti si sono astenuti dal voto di fiducia e hanno inferto un duro colpo al premier Mario Draghi, non lasciandogli altra possibilità che dimettersi”.

Inizia così il pezzo che l’autorevole quotidiano statunitense dedica alla crisi politica in Italia e ad una giornata “iniziata con Draghi” che sarebbe potuto restare alla guida del governo e che invece “si è conclusa con recriminazioni, divisioni sempre più profonde e la quasi certezza di elezioni in autunno che favoriranno un gruppo di partiti di centro ed estrema destra”. Il quotidiano specifica inoltre che con le dimissioni di Draghi “si chiude un periodo di eccezionale stabilità e influenza politica e si apre una stagione politica che si promette caotica”, con l’Italia che torna di nuovo a essere un laboratorio politico per l’Europa”.

In particolare, Broder si sofferma sull’ascesa del partito Fratelli d’Italia e sulla figura della sua leader Giorgia Meloni, divenuti fonti di ispirazione in altri Paesi europei, dice il giornalista rifacendosi alle parole contenute nel libro di memorie di Meloni. La leader di Fratelli d’Italia “si presenta come una politica coi piedi per terra”, ma allo stesso tempo “mescola in modo micidiale le paure del declino della civiltà con aneddoti popolari sui suoi rapporti con la sua famiglia, Dio e l’Italia”.

L’esempio di questa tecnica retorica è il comizio della leader di Fratelli d’Italia in Andalusia, a sostegno della campagna elettorale di Vox, partito di estrema destra che guarda con nostalgia al regime di Franco. Il libro si apre con una chiamata alle armi eccessiva perfino per un memoir politico: “If this is to end in fire, then we should all burn together” (Se tutto questo finirà in fiamme, allora bruceremo insieme).

La crescita italiana, scrive il New York Times, “è rimasta piatta negli ultimi due decenni, mentre il debito pubblico incredibilmente alto ha ostacolato gli sforzi per rilanciare il Paese. La disoccupazione giovanile è sempre elevata e la disuguaglianza regionale è profondamente radicata. In questa atmosfera di declino, il messaggio di Fratelli d’Italia – che la salvezza nazionale può essere trovata solo tenendo lontani i migranti e nella difesa della famiglia tradizionale – ha trovato un pubblico ricettivo”.

In conclusione e per tutti questi motivi, l’autore riprende una frase del libro di Giorgia Meloni (che in realtà cita Ed Sheeran): “Se deve finire in un incendio, allora dobbiamo bruciare tutti insieme. Se l’estrema destra prenderà il controllo del governo, in Italia o altrove, sicuramente qualcuno di noi lo farà”.

Giulia Cortese

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Brunetta, Gelmini e Carfagna: così Forza Italia perde le sue pietre miliari https://stage.italianinews.com/2022/07/22/brunetta-gelmini-e-carfagna-cosi-forza-italia-perde-le-sue-pietre-miliari/ https://stage.italianinews.com/2022/07/22/brunetta-gelmini-e-carfagna-cosi-forza-italia-perde-le-sue-pietre-miliari/#respond Fri, 22 Jul 2022 15:00:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/22/brunetta-gelmini-e-carfagna-cosi-forza-italia-perde-le-sue-pietre-miliari/ La resa dei conti è iniziata.

Lo strappo di Forza Italia dalla maggioranza pro-Draghi, con la scelta di boicottare la fiducia al governo, sta accentuando una divisione latente in quello che fu il partito di traino del centrodestra.

Da un lato il blocco “governista”, rappresentato nell’esecutivo dai ministri Brunetta, Carfagna e Gelmini; dall’altro la fazione più vicina al blocco sovranista di Lega e Fratelli d’Italia, associato soprattutto alla senatrice Licia Ronzulli e agli attuali vertici forzisti. Una scissione fra le due correnti, già ipotizzata più volte, ha iniziato a manifestarsi il 20 luglio, con una serie di addii pesanti per gli equilibri interni a FI. A partire proprio da due ministri del governo in uscita, Maria Stella Gelmini e Renato Brunetta. Anche il senatore Andrea Cangini, che ieri ha votato sì alla mozione che doveva tenere in piedi la maggioranza, sta rassegnando le dimissioni: “Mi metterò ora a sbrigare le pratiche burocratiche che per la verità non conosco. Non mi ha chiamato nessuno ma so benissimo che con la decisione che ho preso ieri mi sono messo fuori dal partito, la mia è stata una scelta in coerenza con la linea tenuta fino a quel momento sull’importanza del governo Draghi, il premier aveva anche aperto su alcune richieste di Forza Italia”. Cosa è cambiato in Forza Italia? “Inseguire Salvini sui temi e sui modi del salvinismo. Non ho alcun rispetto per il politico Salvini. La cultura di centrodestra è realista, Salvini è un demagogo che non costruisce nulla”.

Dopo le due dimissioni di ieri nessun contatto con gli altri che hanno lasciato il partito fondato da Silvio Berlusconi: “Non mi sono coordinato con nessuno, ho fatto politica per dare un senso più alto a quello che faccio ma posso tornare al mio lavoro. Per ora non ho ancora sentito né Gelmini, né Brunetta. È possibile che molti pur dissentendo preferiscano restare”. In Forza Italia, dunque, si sta consumando un vero e proprio sfaldamento.

Maria Stella Gelmini ha lasciato il partito dopo un duro confronto con Licia Ronzulli, Renato Brunetta l’ha seguita a poche ore di distanza. E anche Mara Carfagna, notiriamente vicina al governo e lontana da Salvini, è data in uscita. Ha dichiarato Gelmini, “Ho ascoltato gli interventi in Aula della Lega e di Forza Italia, apprendendo la volontà di non votare la fiducia al governo (esattamente quello che ha fatto il Movimento 5 Stelle giovedì scorso). In un momento drammatico per la vita del Paese – dichiara la ministra per gli affari regionali – , mentre nel cuore dell’Europa infuria la guerra e nel pieno vortice di una crisi senza precedenti, una forza politica europeista, atlantista, liberale e popolare oggi avrebbe scelto di stare, senza se e senza ma, dalla parte di Mario Draghi. Forza Italia ha invece definitivamente voltato le spalle agli italiani, alle famiglie, alle imprese, ai ceti produttivi e alla sua storia, e ha ceduto lo scettro a Matteo Salvini”. “Se i danni prodotti al Paese dalle convulsioni del Movimento 5 Stelle erano scontati, mai avrei immaginato che il centrodestra di governo sarebbe riuscito nella missione, quasi impossibile, di sfilare a Conte la responsabilità della crisi: non era facile, ma quando a dettare la linea è una Lega a trazione populista, preoccupata unicamente di inseguire Giorgia Meloni, questi sono i risultati. Questa Forza Italia non è il movimento politico in cui ho militato per quasi venticinque anni: non posso restare un minuto di più in questo partito”, conclude.

A stretto giro di posta l’addio di Brunetta: ”Non sono io che lascio, ma è Forza Italia, o meglio quel che ne è rimasto, che ha lasciato se stessa e ha rinnegato la sua storia. Non votando la fiducia a Draghi, il mio partito ha deviato dai valori fondanti della sua cultura: l’europeismo, l’atlantismo, il liberalismo, l’economia sociale di mercato, l’equità, i cardini della storia gloriosa del Ppe, a cui mi onoro di essere iscritto, integralmente recepiti nell’agenda Draghi e nel pragmatismo visionario del Pnrr”, ha aggiunto. “Sono fiero di aver servito l’Italia da ministro di questo Governo. Sono degli irresponsabili coloro che hanno scelto di anteporre l’interesse di parte all’interesse del Paese, in un momento così grave. I vertici sempre più ristretti di Forza Italia si sono appiattiti sul peggior populismo sovranista, sacrificando un campione come Draghi, orgoglio italiano nel mondo, sull’altare del più miope opportunismo elettorale”, si legge ancora nella nota dello storico esponente azzurro. Dichiara sempre Brunetta, “tanti cittadini increduli mi stanno scrivendo e chiamando, gli stessi che nei giorni scorsi si sono appellati a Draghi perché rimanesse alla guida del governo. Io non cambio, è Forza Italia che è cambiata. Mi batterò ora perché la sua cultura, i suoi valori e le sue migliori energie liberali e moderate non vadano perduti e confluiscano in un’unione repubblicana, saldamente ancorata all’euroatlantismo. Perché dobbiamo contrastare la deriva di un sistema politico privo degli anticorpi per emanciparsi dal populismo e dall’estremismo, piegato a chi lavora per modificare gli equilibri geopolitici, anche indebolendo l’alleanza occidentale a sostegno dell’Ucraina. È una battaglia per il futuro che coincide con la difesa della mia storia, e di quella di Forza Italia”.

E Mara Carfagna, a sua volta da mesi data in uscita, ha ufficializzato il suo addio al partito di Berlusconi ed è pronta a entrare in una formazione di centro.

Ieri sera Toti e Quagliariello hanno chiamato in causa la ministra in uscita da Forza Italia. “Ci vuole coraggio, Stella. Tu lo hai avuto! E te lo dice uno – ha detto Toti – che ha percorso la tua stessa strada e può affermare con certezza che il pensiero liberale, riformista, popolare non è morto”. Ma lei smentisce di aver preso qualsiasi decisione sul suo futuro. I fuoriusciti di Forza Italia si ritroveranno tutti sotto uno stesso centro, con Calenda, Renzi e forse Toti, sostituendo i problematici 5 Stelle nell’alleanza con il Partito Democratico?

Giulia Cortese

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