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Ferdinando Esposito – Italianinews https://stage.italianinews.com La voce degli italiani nel mondo Fri, 29 Nov 2024 20:32:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.2 https://stage.italianinews.com/wp-content/uploads/2024/11/cropped-Logo-Italiani-news-def-copia@2x-32x32.png Ferdinando Esposito – Italianinews https://stage.italianinews.com 32 32 Riduzione del carico fiscale, presidenzialismo e Riforma della Giustizia: le priorità del governo Meloni https://stage.italianinews.com/2022/10/19/riduzione-del-carico-fiscale-presidenzialismo-e-riforma-della-giustizia-le-priorita-del-governo-meloni/ https://stage.italianinews.com/2022/10/19/riduzione-del-carico-fiscale-presidenzialismo-e-riforma-della-giustizia-le-priorita-del-governo-meloni/#respond Wed, 19 Oct 2022 10:00:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/10/19/riduzione-del-carico-fiscale-presidenzialismo-e-riforma-della-giustizia-le-priorita-del-governo-meloni/ In questi giorni un po’ convulsi Giorgia Meloni è impegnata a predisporre una squadra di governo “di alto profilo”, come da lei stessa dichiarato agli organi di informazione, per cui a breve dovrebbe ricevere formalmente dal presidente della repubblica l’incarico di formare il nuovo governo di 22,23 “personalità” che sostituirà il deludente esecutivo di unità nazionale presieduto da Mario Draghi. Sembra che sia stato messo dall’alto un veto sul nome di Matteo Salvini come Ministro degli interni, sebbene in quel ruolo non abbia sfigurato nel primo governo guidato da Giuseppe Conte, per cui dovrebbe essere dirottato ad un’altra casella, molto probabilmente al Ministero dei Trasporti, mentre l’altro esponente leghista Giancarlo Giorgetti potrebbe essere dirottato dal Ministero dello sviluppo economico al Ministero dell’economia. Antonio Tayani sarà Ministro degli Esteri e in predicato per il Ministero della Difesa c’è Edmondo Cirielli, ex carabiniere, fondatore di FDI vicinissimo a Giorgia Meloni, persona seria e rigorosa come moltissimi appartenenti all’Arma dei CC. Appare oltremodo evidente come la Meloni sia alle prese con problematiche di cui non immaginava – nemmeno lontanamente – di doversi confrontare fino a qualche giorno fa, anche se alla fine troverà la quadra perché al centro destra verrà almeno permesso di iniziare a governare, ma la stabilità è una chimera se si considera che la maggioranza al senato si regge solo su 10 voti. Nel rispetto delle politiche del programma condiviso da quelle che saranno le principali forze di maggioranza di centro destra, vale a dire, lega, fratelli d’Italia e forza Italia, le priorità del nuovo gabinetto Meloni dovranno essere soprattutto dirette ad assicurare un sostanzioso taglio delle tasse ai contribuenti italiani divenuti tra i primi evasori fiscali al mondo non per loro scelta, ma perché oppressi da un sistema fiscale oggettivamente troppo alto che andrà rapidamente ritoccato verso il basso, rispettando il principio costituzionale della progressività della capacità contributiva e cercando di non sforare il 30% del reddito lordo per l’aliquota più alta. Quindi, le tasse devono essere abbassate in modo netto, anche ricorrendo a strumenti di “diritto intertemporale” per tenere sotto controllo i conti pubblici che potrebbero significativamente risentirne nella fase iniziale di applicazione della riduzione del carico fiscale che comporterà, giocoforza, una riduzione delle entrate nel bilancio pubblico. Proprio per fungere da effettivo contraltare ad possibile squilibrio dei conti pubblici, va rapidamente introdotta nel sistema anche una legge che preveda sanzioni penali molto gravi per gli evasori fiscali, come avviene negli Stati Uniti d’America. Si tratta di un deterrente che può funzionare anche nel nostro paese perché gli italiani sono diventati un popolo di evasori sia perché le tasse sono troppo alte, ma anche perché le sanzioni penali non sono eccessive, fatti che rappresentano due facce della stessa medaglia. Una volta messa in campo questa autentica “rivoluzione copernicana” che potrebbe definitivamente mutare in positivo il rapporto tra fisco e contribuente, il governo dovrà concentrarsi sulla riforma, altrettanto importante, della carta costituzionale in senso presidenzialista dal momento che la nostra costituzione, tanto decantata, a giorni alterni, si è rilevata – suo malgrado – la causa principale del mancato sviluppo del paese, perché il costituente del 1946 ha sostanzialmente finito con l’imprigionare l’azione dell’esecutivo in una farraginosa repubblica parlamentare il cittadino non è centrale rispetto alla funzione di governo. Peraltro, si tratta di un meccanismo istituzionale scarsamente adottato dagli Stati del G8, con la sola eccezione della Germania, anch’essa retta da una repubblica parlamentare, ma dove vige il determinante correttivo della “sfiducia costruttiva” contemplato da una legge del 1949, secondo cui: «Il Bundestag può esprimere la sfiducia al cancelliere federale soltanto eleggendo a maggioranza dei suoi membri un successore. Quindi, in Germania il governo in carica non può cadere se il parlamento è in grado di formare un governo che assicuri continuità e non è cosa da poco. Come si diceva, la repubblica parlamentare è quasi completamente assente dal novero delle altre nazioni del G8, come gli Stati Uniti e la Francia, retti, rispettivamente, da un sistema presidenziale e semi – presidenziale. Ma anche l’Inghilterra è retta da una monarchia costituzionale a base presidenziale perché il re nomina come primo ministro proprio il leader del partito vincitore delle elezioni, quindi, anche qui c’è un’investitura diretta del premier da parte del popolo.

Nel sistema della repubblica parlamentare il cittadino vota il parlamentare senza obblighi di mandato ed il governo viene eletto dalla maggioranza assoluta delle due assemblee parlamentari subito dopo il loro insediamento. Ma proprio il sistematico bisogno in capo al governo di ottenere la fiducia in parlamento per poter nascere e, soprattutto, sopravvivere, ha obbligato il paese a cambiare inesorabilmente un esecutivo all’anno dal lontano 1948 sino ai nostri giorni e questa mancanza di continuità nell’azione di governo è tra le cause principali che hanno impedito all’Italia una maggiore crescita economica. In effetti, è capitato spesso che il governo sia stato indotto alle dimissioni dopo l’approvazione di una mozione di sfiducia parlamentare in contrasto con la volontà popolare espressa nell’urna, ma frutto di giochi di palazzo intervenuti sottobanco dopo le elezioni. Ed il precetto costituzionale del divieto del vincolo di mandato permette ad ogni singolo parlamentare di avere “legalmente” in mano le sorti del governo e di essere decisivo perseguendo, sovente, non l’interesse generale, ma il proprio personale tornaconto. La costituzione è ampiamente migliorabile come tutte le cose del mondo e qualora venisse introdotto il presidenzialismo, il cittadino tornerebbe ad essere centrale nella scelta del proprio governante e proprio per questo motivo sono assolutamente ridicoli i timori di chi teme che introdurre il presidenzialismo possa comportare un pericolo per la democrazia. Al contrario, un’eventuale riforma in senso presidenziale potrebbe costituire una sorta di “anno zero” per il paese perché finirebbe con il conferire maggiore centralità al cittadino che diventa “elettore diretto”, togliendo spazio al parlamentare, concepito dall’attuale costituzione come “elettore mediato”. Questa sterzata potrebbe finalmente porre fine ai giochi di palazzo molto cari alle minoranze politiche, soprattutto, di sinistra che non hanno i numeri per governare nel paese, ma che hanno comunque spadroneggiato perché culturalmente legati da una plurisecolare comune militanza a poteri forti come giornalisti e magistratura che li hanno fatte sembrare numericamente più forti di quello che sono realmente.

Quindi, se garantita da un sistema elettorale in grado di assicurare stabilità e con periodiche verifiche elettorali per consentire un’alternanza al potere tra i diversi schieramenti politici, una riforma della costituzione in senso presidenziale potrebbe finalmente permettere al cittadino di avere maggiore voce in capitolo nella scelta dei propri governanti, permettendo, altresì, al paese di avere un governo politicamente più stabile, con evidenti ricadute anche sul piano dello sviluppo economico.

Un altro compito importante per il governo Meloni e per il futuro Ministro della giustizia Carlo Nordio sarà quello di ripristinare l’ordine all’interno della magistratura ordinaria diventato ormai un potere fuori controllo, da regolare mettendo finalmente mano ad una seria riforma del sistema giudiziario e della responsabilità del giudice in grado di conferire maggiore centralità al cittadino e ai suoi diritti lesi processualmente quasi ogni giorno dal giudice o dal PM. I tempi sembrano ormai maturi e proprio in questa direzione è particolarmente significativo l’accorato appello addirittura del presidente della repubblica che, in occasione del discorso per il suo secondo insediamento lo scorso febbraio, ha duramente richiamato all’ordine proprio la serietà delle valutazioni giudiziarie che sconquassano la vita delle persone. Il capo dello stato ha rimarcato il concetto che i cittadini sono letteralmente “atterriti di fronte ad un sistema giudiziario che viola lo stato di diritto“ e si tratta di considerazioni agghiaccianti proprio perché riconducibili al potere che dovrebbe far rispettare la legge agli altri.

Negli ultimi tempi qualche osservatore molto poco informato ha parlato di Giorgia Meloni come “un problema per l’Italia”, ma bisognerebbe ironicamente ricordare che “Dietro ogni problema c’è un’opportunità“ ha scritto il grandissimo filosofo toscano Galileo Galilei, padre della scienza moderna, intelligenza non comune e per questo ingiustamente perseguito dalla santa inquisizione che lo obbligo’ all’abiura delle proprie indagini metafisiche dalle quali è stato riabilitato solo recentemente da Giovanni Paolo II, a distanza di oltre 300 anni dalla sua morte. Ma tre secoli potrebbero addirittura non bastare alla giustizia italiana per porre rimedio alla innumerevole serie di errori che giacciono sotto la marea di cartaccia su cui si regge e che l’ha resa un sistema giudiziario da terzo mondo.

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Votare per la Meloni un rischio per la democrazia? https://stage.italianinews.com/2022/08/17/giorgia-meloni-elezioni-2022-rischio/ https://stage.italianinews.com/2022/08/17/giorgia-meloni-elezioni-2022-rischio/#respond Wed, 17 Aug 2022 09:44:44 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/17/giorgia-meloni-elezioni-2022-rischio/ Salvo clamorose sorprese, sempre possibili quando si tratta di elezioni politiche in un paese democratico e particolare come l’Italia, Giorgia Meloni – leader di una formazione politica dal nome bello ed impegnativo perché comune all’inno nazionale italiano – potrebbe trionfare con un certo margine di successo alle prossime elezioni parlamentari del 25 settembre 2022, rese necessarie dalle dimissioni di Mario Draghi che hanno posto bruscamente fine al governo di larghe intese.

In base agli ultimi recenti sondaggi elettorali, Fratelli d’Italia, il partito di cui la Meloni è leader da quasi 10 anni, dovrebbe risultare il primo nella coalizione di centro destra dopo essere passato, sotto la sua guida e nel giro di pochi anni, dal 4% di partenza all’attuale 24% nel gradimento degli italiani. Questo progressivo aumento per la Meloni del margine di gradimento da parte degli elettori coincide con una correlativa perdita di consenso in capo a Matteo Salvini, il quale oggi è al 12%, ma ha rotto qualcosa nel rapporto privilegiato che aveva abilmente intessuto con una parte degli elettori di centro destra, soprattutto, quando, da Ministro degli Interni nel primo governo di Giuseppe Conte, aveva toccato quota 34%, il massimo da quando aveva assunto la leadership della Lega che, in diverse mani, era sprofondata al minimo storico del 4%.

Sempre secondo i più recenti sondaggi, anche il Partito Democratico guidato da Enrico Letta è in crescita rispetto al trend del suo predecessore Nicola Zingaretti, per cui il PD si è propone oggi come secondo partito a livello nazionale con il 22% di potenziale gradimento. Appena iniziata la campagna elettorale, il segretario del PD ha subito lanciato la sfida direttamente alla Meloni siglando un accordo politico elettorale con un paio di “partitini” di estrema sinistra, Verdi e Sinistra Italiana che, ad oggi, hanno più parlamentari che elettori nel nostro paese, ma, sin dai tempi in cui la sinistra era retta da un comunista illuminato come Enrico Berlinguer fino ad arrivare ai nostri giorni in cui è guidata da persone non di pari valore, la sinistra non ha mai superato la soglia del 30% nel gradimento elettorale per cui è evidente che la maggioranza degli italiani non è di sinistra e le speranze di Letta e soci dovrebbero essere vicine allo zero considerato che, sempre secondo i sondaggi, la coalizione di centro destra dovrebbe superare la soglia del 45%. Questo permette di comprendere la brusca e apparentemente immotivata interruzione del patto politico stipulato appena 4 giorni addietro da Enrico Letta con il leader di Azione, l’ex ministro del PD Carlo Calenda, il quale potrebbe aver capito il rischio di schierarsi in una colazione potenzialmente perdente, sganciandosi e provando a fare esternamente da “arbitro”.

Tornando alla Meloni, va rilevato che è stata nominata leader di un partito che non ha storicamente nel proprio dna il conferimento di particolare centralità alle figure femminili nei ruoli di comando e questo aspetto rende il suo partito un po’ più maturo ed “europeo“ di quanto non gli venga riconosciuto dai media nostrani. In effetti, soprattutto il PD e gli altri partiti di sinistra – almeno a chiacchierare – vorrebbero conferire alle donne maggiore centralità e compartecipazione ai ruoli di vertice del paese sia in politica che nella società civile. Curiosamente a sinistra i partiti non hanno leder politici donna e la lungimiranza di FDI potrebbe premiare la Meloni facendola addirittura diventare la prima donna a governare l’Italia, sia grazie a se stessa perché ha saputo imporsi all’attenzione degli elettori, soprattutto, nell’ultimo triennio, ma anche grazie a coloro che, a suo tempo, le diedero fiducia individuandola come leader. La Meloni ha già una precedente esperienza di governo essendo stata ministro della gioventù dal 2008 al 2011 e proprio nell’ottobre del 2011, ospite della convention organizzata dalla “Nother Italian American Foundation” a Washington, tenne un lungo discorso innanzi ad una platea favorevolmente colpita dalla sua notevole dimestichezza con la lingua inglese “tecnica”. Quindi, almeno per quanto riguarda la conoscenza dell’inglese, Giorgia Meloni non è seconda a Mario Draghi, il quale rimane un grande banchiere, ma ha dimostrato di essere politicamente un po’ acerbo non avendo digerito il fatto che la politica non lo abbia mandato al Quirinale dopo avergli dato la possibilità di guidare il governo di larghe intese, da lui accettato forse anche in previsione di una possibile scalata al colle più alto. Draghi ci teneva a salire al Quirinale per chiudere trionfalmente la sua carriera “politica”, ma è rimasto sostanzialmente “intrappolato” a Palazzo Chigi, forse anche perché potrebbe essersi fidato un po’ troppo, non riconoscendolo come tale, di qualche potenziale competitor per la corsa al Quirinale che gli ha proposto di fare il premier ben sapendo che non avrebbe potuto facilmente liberarsi dalla “trappola”. Mario Draghi forse avrebbe dovuto fare meglio i suoi calcoli analizzando lo sfasamento temporale tra la data di chiusura della legislatura e la data di rinnovo del Quirinale. Puntualmente, alla prima occasione utile, Draghi ha abbandonato la partita approfittando della clamorosa ingenuità di Giuseppe Conte che ha ritirato l’appoggio al governo del Movimento 5 Stelle nel percorso di approvazione parlamentare del decreto “crescita”. Dopo la mancata elezione a presidente della repubblica, Draghi si è dimostrato non del tutto a proprio agio, ma la cosa non deve sorprendere più di tanto perché, anche una persona estremamente navigata come lui ma con scarsa dimestichezza in politica, può avere qualcosa da imparare dalle trappole e dai tradimenti di cui è costellata la politica. Anche il mondo bancario da cui proviene non è sicuramente da meno, ma la politica è in condizioni di riservare sorprese perfino a vecchie volpi come lui.

Se Fratelli d’Italia dovesse vincere le elezioni come primo partito della coalizione di centro destra al termine della competizione, la Meloni sarà inevitabilmente presidente del consiglio con buona pace di tutti i vari “poteri forti” o “meno forti” che possano provare a mettersi di traverso. In un eventuale gabinetto Meloni, il Ministro della Giustizia sarà quasi sicuramente Carlo Nordio, ex magistrato molto ascoltato da tutto il centro destra e già candidato al Quirinale proprio da Fratelli d’Italia. Si tratta di una persona perbene e di un magistrato garantista ed è auspicabile che nei primi 3 mesi dal suo insediamento faccia approvare un disegno di legge per introdurre un sistema di responsabilità del giudice nei settori civile, penale e disciplinare che metta finalmente al riparo i cittadini da quelle “decisioni giudiziarie che contrastano con lo stato di diritto e rovinano la vita delle persone”, come autorevolmente ed allarmisticamente sottolineato dal presidente della repubblica Sergio Mattarella nel secondo discorso di insediamento dello scorso febbraio in cui ha impietosamente descritto lo stato attuale del sistema giudiziario, ben al di delle “chiacchiere” di qualche magistrato perennemente in TV che non ha ancora realizzato che la giustizia italiana è diventata del tutto inaffidabile in assenza di puntuali norme di legge che delimitino le responsabilità.

Se la Lega dovesse risultare il secondo partito della coalizione, come attualmente prospettano i sondaggi, Matteo Salvini sarà molto probabilmente vicepremier e Ministro dell’Interno, ruolo in cui ha già operato bene durante il governo Conte I, avendo mantenuto una linea ferrea sia nei decreti “sicurezza” e sia contro l’immigrazione clandestina, anche se ci sarà qualche procura della repubblica che proverà a mettergli i bastoni tra le ruote.

Inoltre, il delicato compito di Ministro della Difesa potrebbe toccare ad uno dei vertici di FLI più ascoltati da Giorgia Meloni, vale a dire l’ex presidente della provincia di Salerno, della Commissione Difesa del Senato ed attuale Questore della Camera dei Deputati, Edmondo Cirielli, uomo delle istituzioni unanimemente riconosciuto come una persona perbene che rinuncio’ all’incarico di relatore di un disegno di legge perché non si riconosceva del tutto in una discussa riforma della prescrizione passata alla storia proprio come la cd legge “Ex Cirielli”.

Parte della stampa, rigorosamente di sinistra, sia italiana che estera, ha individuato nella Meloni un “rischio” per la democrazia, ma, in realtà, non c’è proprio nessun rischio a votarla e si tratta solo di propaganda politica per dissuadere a non votare l’attuale schieramento di centro destra, composto da una classe dirigente sicuramente migliorabile, come tutte le cose del mondo, ma che, una volta eletta democraticamente, governerà il paese senza particolari forzature costituzionali, come già accaduto in passato. Anzi, la consistenza numerica del nuovo parlamento ridotta dal referendum approvato di recente potrebbe finalmente permettere al legislatore di migliorare la costituzione repubblicana che, contrariamente a quanto fingono di credere i nostalgici, è la causa principale della mancata crescita del paese, avendo disegnato un governo “ostaggio” del parlamento, poiché l’esecutivo è notoriamente obbligato ad avere la fiducia delle Camere per poter nascere e, soprattutto, per poter sopravvivere. Questo meccanismo ha comportato che la volontà popolare sia stata spesso tradita da giochi di palazzo che, sebbene costituzionalmente legittimi, hanno sostanzialmente finito con il sovvertire la scelta degli elettori nell’urna proprio perché il sistema prevede un’elezione del governo non diretta, ma “mediata”. Anche per questo motivo, puntualmente, ogni anno cade un governo e questa discontinuità dell’azione di governo ha impedito al paese di fare passi avanti, per cui un’eventuale riforma in senso presidenziale della costituzione del 1948 non sarebbe una cattiva notizia, anche perché permetterebbe agli elettori di verificare periodicamente l’affidabilità del presidente attraverso il ricorso al voto, come accade nel paese più democratico del mondo, gli Stati Uniti d’America, prima potenza mondiale anche perché retta da una costituzione presidenzialista.

Proprio con riferimento alle potenzialità dell’animo umano che tendono alla felicità come bene sommo al precipuo fine di conferire ulteriore fiducia per la realizzazione dei più importanti percorsi di vita, sovviene, in proposito, un celebre insegnamento di Aristotele nel suo capolavoro “L’Etica Nicomachea”, uno dei cinque libri “esoterici” edito nel quarto secolo AC, secondo cui: “Ogni essere umano viene al mondo dotato di una potenzialità che aspira a realizzarsi al bene ultimo, così come sicuramente la ghianda aspira a diventare la quercia che si porta dentro”.

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Errori giudiziari e sentenze definitive. I limiti mostrati dalla cassazione https://stage.italianinews.com/2022/06/07/errori-giudiziari-e-sentenze-definitive-i-limiti-mostrati-dalla-cassazione/ https://stage.italianinews.com/2022/06/07/errori-giudiziari-e-sentenze-definitive-i-limiti-mostrati-dalla-cassazione/#respond Tue, 07 Jun 2022 09:48:00 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/06/07/errori-giudiziari-e-sentenze-definitive-i-limiti-mostrati-dalla-cassazione/ Una sentenza definitiva errata può rovinare una vita per sempre

La cassazione è sempre affidabile?

Lo scorso 21 maggio 2022 la trasmissione di Italia 1 “le iene” ha mandato in onda un interessante ed articolato servizio sul processo penale in cui è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco, in provincia di Pavia, nel lontano 2007. Alberto Stasi era stato assolto in primo grado da un giudice coscienzioso del Tribunale di Vigevano mentre è stato condannato in appello dalla Corte d’assise di Milano a 16 anni di reclusione e la sentenza di secondo grado “bis” è stata confermata dalla Cassazione, così per il ragazzo si sono aperte le porte del carcere già dal 2015 ed attualmente sta scontando la pena. Da notare che il processo è stato aperto e chiuso nel giro di 8 anni come dovrebbe accadere in un paese civile, ma questo è potuto succedere soprattutto perché si è trattato di un caso mediatico e solitamente i processi che in questo paese non vengono mai lasciati prescrivere sono proprio quelli accompagnati dalla grancassa mediatica, da sempre molto apprezzata dai giudici che sono esseri umani sensibili, come tutti, a finire sui giornali. Quindi, dovrebbe essere cosa buona e giusta che il processo sia durato un tempo più o meno ragionevole, peccato solo che Stasi abbia raccontato una storia davvero sconvolgente. Infatti, secondo lui, la condanna definitiva a suo carico non sembra che sia stata provata “oltre ogni ragionevole dubbio” come prevede espressamente la legge ai sensi dell’art 530 cpp. Anzi, dagli atti processuali potrebbero emergere alcuni elementi di segno contrario che potrebbero lasciare intravedere “quell’ipotesi alternativa altamente plausibile” che, secondo il costante orientamento delle sezioni unite della Corte di Cassazione, avrebbe dovuto indurre i giudici di secondo grado a confermare l’assoluzione di primo grado. Infatti, gli atti sembrano costellati da plurimi aspetti indiziari che, da un lato, non sono univoci e coerenti a carico dell’imputato e, dall’altro, coinvolgono anche una persona di sesso femminile che sarebbe stata vista da una testimone, sempre secondo “Le iene”, “aggirarsi nei pressi dalla scena del crimine con un corpo contundente in mano in un orario compatibile con la morte della ragazza”.

Gli accertamenti del Pm

Altro particolare agghiacciante raccontato dal ragazzo sta nel fatto che gli accertamenti compiuti dal PM di Vigevano hanno comportato addirittura che sia stato perso il possibile alibi che avrebbe potuto scagionarlo e che Alberto Stasi aveva fornito alla polizia giudiziaria in corso d’indagine. In effetti, il ragazzo aveva escluso la propria responsabilità sostenendo di essere stato impegnato al computer per tutto l’arco della mattinata a scrivere la tesi, ma la perdita dei dati ha impedito la possibilità di un riscontro proprio su questo fondamentale punto. I particolari raccontati da Alberto Stasi gettano un’ombra davvero inquietante perché lasciano intravedere il concreto rischio che la condanna definitiva possa essere sbagliata e confermano che in questo paese le sentenze anche definitive sono tutt’altro che affidabili. Bisogna dare atto che, in qualche caso, gli errori giudiziari vengono sanati dalla Corte di Cassazione, tuttavia, andrebbe acceso un faro anche sulle condanne definitive perché, sovente, recano errori giudiziari del tutto irreparabili e rispetto ai quali andrebbero rapidamente introdotti dei rimedi processuali straordinari. Il racconto di Stasi è molto interessante perché permette di cogliere come i giudici della corte d’appello di Milano abbiano considerato sufficienti per la condanna elementi di colpevolezza estremamente deboli e che, in quanto tali, erano stati del tutto disattesi dal giudice di primo grado che lo aveva assolto. Quindi, in assenza di una flagranza di reato, di una confessione garantita o di testimoni presenti ai fatti, la legge dovrebbe rapidamente introdurre un limite alla libera valutazione della prova da parte del giudice perché questo è sicuramente uno dei principali motivi che hanno permesso ai magistrati di adottare quelle terribili “decisioni irrazionali che contrastano con lo stato di diritto e che rovinano la vita delle persone” denunciate dal presidente Sergio Mattarella nel discorso tenuto in occasione del suo secondo insediamento lo scorso febbraio con cui ha duramente richiamato all’ordine la serietà delle valutazioni giudiziarie. E se il richiamo del capo dello stato si è soffermato proprio sulla congruità di alcune decisioni “sospette”, giocoforza c’è il serio rischio che alcuni magistrati abbiano perso il “prudente apprezzamento” che dovrebbe caratterizzare, da sempre, le sentenze ed i provvedimenti giudiziari, anche a prescindere dalla loro definitivita’. L’attenzione del capo dello stato su questo punto è da considerare una presa di posizione a tutela esclusiva dei cittadini perché Sergio Mattarella non è espressione di una maggioranza politica di cui fanno parte soggetti condannati o indagati, non rappresenta interessi di parte, ma solo l’unità nazionale.

Magistrati condannati e sospetti di calunnie

Una vicenda processuale molto simile a quella di Alberto Stasi riguarda un magistrato che è stato condannato nonostante la denuncia avesse un palese sospetto di calunnia, come sostenuto dal gip e dal Tribunale del Riesame che avevano escluso la penale responsabilità dell’imputato, mentre il Gup ha riconosciuto l’attendibilità della vittima anche perché non “mastica bene la sintassi della lingua italiana”. In questo caso è avvenuto che un dato probatorio secco agli atti di causa sia stato incredibilmente sostituito da una personale illazione del giudice. E questa sentenza è stata definita “indifendibile” perfino dal PG della corte d’appello che aveva chiesto l’assoluzione piena per l’imputato anche in secondo grado. Nonostante la richiesta del pg la condanna è stata comunque confermata, ma a dare il meglio di se’ è stata la cassazione che ha addirittura omesso di esaminare il motivo di ricorso che avrebbe comportato la sicura assoluzione dell’imputato, il quale doveva essere condannato “a tutti i costi”. Quindi, nel nostro sistema giudiziario è ben possibile che si possano nuovamente ripetere errori giudiziari se non verrà posto un serio argine alla libera valutazione degli elementi di prova a carico, anche responsabilizzando la categoria estendendo la verifica al merito delle decisioni giudiziarie ed introducendo rimedi processuali straordinari da esperire innanzi a giudici non togati. Novità che potrebbero fattivamente contribuire alla risoluzione del problema, ma che vengono colposamente ignorate dagli schieramenti politici di qualsiasi colore e casacca e non si capisce bene il perché. In effetti, se il sistema ha dato ripetutamente prova di essere inaffidabile, tale inaffidabilità non può essere automaticamente esclusa solo perché lo ha stabilito la corte di Cassazione in quanto anch’essa ha perso il prestigio di un tempo e non può essere considerata “zona franca”.

Immaginando un colloquio tra due menti illuminate che concordano sulle umane ingiustizie sebbene li separino oltre 2000 anni di storia, sovviene, in proposito, un celebre insegnamento del grande scrittore, nonché deputato dell’assemblea costituente ai tempi della Rivoluzione Francese, Victor Hugo, secondo cui: “È molto facile essere buoni, mentre è molto più difficile essere giusti”. Affermazione memorabile e assolutamente condivisibile, soprattutto, da chi, come il grande filosofo greco Platone, ha vissuto l’ingiustizia del processo farsa aperto dagli ateniesi al suo maestro Socrate ed ha significativamente insegnato che: “Il capolavoro dell’ingiustizia è quello di sembrare giusta senza esserlo”.

di Ferdinando Esposito

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