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Erano attese oltre diecimila persone. E in migliaia e migliaia si sono ritrovate insieme a Lucca. “Tra loro – racconta ancora Giani – anche tanti sindaci e amministratori: una presenza importante, perché la libertà di orientamento sessuale è una grande questione della democrazia e della civiltà nel nostro Paese e la Toscana, in occasione del Pride, con questa presenza forte ribadisce il suo impegno per l’affermazione dei diritti e il rispetto di tutte e di tutti: un messaggio semplice ma forte, per chiedere una società aperta, senza pregiudizi e discriminazioni”.
Da anni la Regione aderisce ufficialmente al Toscana Pride e sfila orgogliosamente con la comunità Lgbtqia+ per chiedere reale uguaglianza Il documento politico presentato dal Toscana Pride tocca numerosi temi: dall’affettività alle famiglie al contrasto alle discriminazioni, dall’educazione alle differenze a salute, prevenzione e benessere, dall’autodeterminazione al lavoro, i diritti umani e i diritti queer nel mondo, ma anche ambiente e sostenibilità.
]]>La Vespa Parade, la grande parata di Vespa di ogni epoca, modello e colore, è stato un successo mai visto in settanta anni di edizioni del raduno mondiale Vespa. Sono state 15.000 le Vespa che, dal centro di Pontedera, hanno sfilato per le colline della provincia di Pisa per poi rientrare al Vespa Village, cuore della grande festa. Un numero mai visto, degno di figurare nel Guinness dei Primati. È stato un serpentone di Vespa, spettacolare, coloratissimo e lungo più di 15 chilometri, che ha riunito Vespisti arrivati da tutti i continenti per l’annuale raduno dei Vespa Club di tutto il mondo. Alle foltissime rappresentanze di Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi, Svizzera e Austria, si sono mescolati i Vespa Club da paesi quali Giappone, Argentina, Hong Kong, Kuwait, Stati Uniti, Canada, Cina e Vietnam, a testimoniare la globalità del fenomeno Vespa.
Ad aprire la sfilata è stata la speciale Vespa Gts 300 con i colori e le insegne della Polizia di Stato, donata da Piaggio all’apertura dei Vespa World Days. E tra i primi Vespisti, in testa alla parata si è fatto notare Rudy Zerbi, conduttore TV e appassionato di Vespa, in sella a una fiammante Vespa Gtv 300. Tutti i modelli prodotti in settantotto anni di storia Vespa hanno sfilato per le strade della provincia di Pisa, dalle prime e rarissime 98cc del 1946 fino alle ultime versioni di Vespa Primavera, Sprint e Gts, passando per modelli mitici come le 125 “faro basso” dei primi anni ’50, le diffusissime serie Vbb, le 50cc del 1964, le ET3 125, le Rally degli anni ’70 e la sempre numerosa rappresentanza di Vespa Px.
I Vespa World Days sono il raduno annuale di tutti i Vespa Club nazionali che, per la prima volta in settanta anni di raduni mondiali, si tengono a Pontedera, la città in provincia di Pisa dove Vespa nacque nel 1946 e dove è ininterrottamente prodotta da allora. Per questa edizione si è registrata la presenza di 55 Vespa Club nazionali e si calcola in oltre 20.000 il numero di Vespa che hanno raggiunto il raduno, un record assoluto.
Il mito di Vespa nacque insieme al veicolo. Tanto da spingere molti, già dal 1946, ad associarsi nel nome di Vespa. Nacquero così i primi Vespa Club. Prima in Italia poi all’estero dando vita a una storia lunghissima e fatta di passione che ha portato, nel 2006, alla nascita del Vespa World Club. Nel 1948, in occasione della Fiera Campionaria di Milano, i Vespa Club nazionali organizzano un rally dal nome “sciame d’argento”, per il caratteristico colore verde argentato della prima Vespa. Fu il primo grande raduno che ebbe un’eco straordinaria. Per tutti gli anni ’50 furono all’ordine del giorno gare di ogni tipo, giri regionali e nazionali in Italia e all’estero (celebri il Giro della Svizzera, il Giro dei Tre Mari su un percorso di 2.000 Km, l’Audax Femminile, la 1.000 Km).
Viaggiare e incontrarsi in Vespa diventò sinonimo di libertà, di fruibilità degli spazi, di più facili rapporti sociali, insomma Vespa diventò presto un fenomeno di costume tanto da caratterizzare un’epoca e trovando testimonianze infinite nel cinema, nella letteratura, nelle immagini pubblicitarie di molti prodotti, nei comportamenti di una società in rapida evoluzione. Il Vespa Club Europa venne fondato a Milano nel febbraio 1953, per volontà unanime dei delegati rappresentanti dei Vespa Club d’Italia, Belgio, Francia, Germania, Olanda e Svizzera. Pochi mesi dopo la costituzione, alle sei nazioni fondatrici si aggiunsero Austria, Danimarca, Regno Unito, Portogallo, Spagna e Svezia. Nasce successivamente il Vespa Club Mondial, che verrà denominato – insieme a quello europeo – Fédération Internationale des Vespa Clubs, attivo fino al 2005.
Nel marzo 2006, in occasione dei 60 anni di Vespa, è nato il Vespa World Club, che raccoglie le funzioni di coordinamento e di promozione di tutte le organizzazioni vespistiche del mondo. Il Vespa World Club è nato per fare tesoro delle migliori esperienze e iniziative messe in campo dai Vespisti delle diverse nazioni, con l’obiettivo di valorizzare il ruolo delle associazioni nazionali e di essere al fianco di tutti i Vespa Club. Oggi sono 66 i Paesi associati al Vespa World Club. Ogni anno i Vespa Club nazionali e gli appassionati di tutto il mondo si radunano per i Vespa World Days che, nel 2024, tornano in Italia e si tengono a Pontedera.
]]>Adattamento dell’omonimo romanzo di Liu Cixin – facente parte della trilogia Memoria del passato della Terra – Il problema dei 3 corpi (3 Body Problem) è un esperimento che si può dire riuscito. David Benioff e D.B. Weiss – creatori di Game of Thrones – ancora una volta si sono dimostrati più che all’altezza delle aspettative. Insieme a loro, questa volta anche Alexander Woo.
Una serie sci-fi che, percorrendo tre linee temporali, ci fa compiere un viaggio tra scienza, fede e filosofia. Partendo dalla Cina, passando per Londra e giungendo a New York, la serie racconta sì i difetti dell’umanità, ma anche il suo punto di forza: la resilienza. Ma com’è finita la prima stagione della serie Netflix? Scopriamo la spiegazione del finale de Il problema dei 3 corpi.
La prima stagione de Il problema dei 3 corpi inizia con la giovane astrofisica Ye Wenjie (Zine Tseng) che, durante la Rivoluzione Culturale Cinese nel 1966 a Pechino, vede morire il padre che non si era piegato alla dittatura. Dopo essere stata arrestata, per via della sua enorme conoscenza e preparazione in fisica le viene data una seconda possibilità. Proprio il suo lavoro per il Partito, la conduce a una serie di eventi che avranno delle ripercussioni per tutta l’umanità e che ci porteranno alla storia raccontata nel presente. Negli anni, Ye – interpretata nella sua versione da adulta da Rosalind Chao – lavora a un progetto scientifico che prevede dei tentativi di comunicazione con altre forme di vite. Proprio Ye riesce a entrare in contatto con i San-Ti, delle forme di vita extraterrestri che sembrano pacifiche.
Ai giorni nostri, il detective Da Shi (Benedict Wong) indaga sulla morte di alcuni scienziati e su uno strano videogame – particolarmente realistico e futuristico – in cui occorre risolvere il cosiddetto “problema dei tre corpi”, salvando una popolazione dalla distruzione. Tramite questo videogioco, i San-Ti capiscono quali sono le menti più acute della Terra. Il loro mondo, infatti – Trisolaris – non riesce a garantire la vita a causa del sistema composto da tre Soli per cui si alternano fasi stabili a fasi di caos e distruzione. Per tale motivo, gli abitanti di questo luogo – per salvarsi dall’annientamento totale – hanno individuato nella Terra la loro prossima casa. Conoscendo gli umani, i San-Ti cominciano a credere che questi siano una specie pericolosa per tutte le forme di vita e per la Terra stessa. I San-Ti considerano gli esseri umani – come dichiarato sugli schermi di tutto il mondo, quando decidono di rivelarsi – degli insetti, infestanti e da eliminare.
Grazie all’invenzione del culto fondato da Ye e con l’appoggio di alcuni umani, i San-Ti raggiungeranno la Terra in circa quattrocento anni. Dato che gli unici a poterli fermare sono proprio i più brillanti scienziati del mondo, i San-Ti hanno trovato il modo di insinuarsi nelle menti degli studiosi, portandoli alla morte e cercando di rallentare il più possibile il progredire della scienza in quanto unica arma di salvezza degli umani per sopravvivere.
Come detto, i San-Ti spiano gli esseri umani e lo fanno attraverso dei super-computer conosciuti come “sofoni”, che hanno la grandezza di un protone e che sono ovunque. Nel finale de Il problema dei 3 corpi, troviamo l’assistente di ricerca in fisica Saul Durand (Jovan Adepo) alla sede delle Nazioni Unite a New York, dove scopre di essere stato scelto per essere uno dei tre Wallfacer (gli Impenetrabili): questi ultimi sono chiamati a sviluppare un piano segreto, esclusivamente nella loro mente – unico luogo che i San-Ti non possono violare – per cercare di difendere il mondo dalla conquista aliena.
Nel frattempo, l’insegnante di fisica Will Downing (Alex Sharp), allo stadio terminale di un tumore al pancreas, accetta di prendere parte al progetto Staircase: dona il suo cervello affinché questo venga congelato criogenicamente e lanciato nello spazio con una sonda spia per raggiungere i San-Ti. Purtroppo, però, il lancio non va come sperato e la sonda prende una traiettoria diversa con enorme dolore della scienziata Jin Cheng (Jess Hong), amica e amore di sempre di Will. Nelle scene finali, il leader Thomas Wade (Liam Cunningham) riceve un messaggio da parte degli alieni che gli fanno comprendere come lui stesso avrà un ruolo fondamentale nella loro conquista. La prima stagione si conclude, dunque, con l’agente Da Shi che a Saul e a Jin spiega come, sebbene attualmente meno avanzati scientificamente dei San-Ti, gli esseri umani saranno comunque in grado di sconfiggerli. Il motivo? Anche gli insetti combattono contro chi vuole ucciderli, ma resistono e continuano a esistere e ad adattarsi. Allo stesso modo, gli umani saranno in grado di resistere e sopravvivere, ricorrendo a nuove strategie.
Ancora non ci sono notizie ufficiali in merito alla seconda stagione de Il problema dei 3 corpi ma, considerato il fatto che si tratta di una trilogia di romanzi e che la serie è stata accolta positivamente da pubblico e critica, non è difficile pensare che una conferma possa giungere a breve.
]]>Prodotta da Apple e creata da Peter Harness, Constellation è una delle serie TV sci-fi più avvincenti degli ultimi anni. Per la precisione, si tratta di un thriller psicologico fantascientifico che racconta il ritorno sulla Terra della brillante astronauta svedese Johanna Ericsson (Noomi Rapace) dopo un disastro avvenuto nello spazio. Una volta tornata a casa, però, le cose sono un po’ diverse da come si ricordava: la sua automobile è rossa e non blu, anche gli oggetti non sono al loro posto e la sua famiglia si comporta in modo strano.
Man mano che si procede con la narrazione, si comincia a parlare di fisica quantistica, teoria dell’osservatore e alcune domande iniziano a trovare risposta. Determinata a recuperare tutto della sua vita e pensando di soffrire di disturbo post-traumatico, Jo intraprende un viaggio dentro se stessa, tra i misteri dello spazio e della fisica mentre indaga su ciò che potrebbe essere accaduto e su quanto siano realmente coinvolti NASA, ESA e Roscosmos. Se Constellation ti è piaciuta particolarmente, ecco alcune serie TV da guardare tra una tazza di tè caldo da sorseggiare e una fetta di pizza da addentare.
Creata da Aaron Martin e prodotta per due stagioni dal 2019 al 2021, Another Life segue le vicende della comandante Niko Breckinridge – interpretata da Katee Sackhoff, la Kara Thrace di Battlestar Galactica – alla guida di un’astronave che indaga sulle origini di un manufatto alieno giunto inaspettatamente sulla Terra. L’obiettivo è quello di entrare in contatto con chi lo ha creato per comprenderne i motivi. La serie affronta, quindi, il tema del primo contatto con forme di vita extraterrestri.
Con Hilary Swank nei panni dell’astronauta Emma Green, Away è stata prodotta nel 2020 per una sola stagione. Creata da Andrew Hinderaker, la serie condivide alcune tematiche con Constellation: le missioni spaziali, tanto per cominciare e come queste influiscono sulle relazioni personali. In entrambi i casi, ci sono viaggi spaziali, astronauti ed emozioni complesse. La storia vede Emma lasciare la famiglia per lavorare alla guida di un equipaggio internazionale alla volta di Marte.
Remake della serie Galactica di Glen A. Larson del 1979, Battlestar Galactica porta la firma di Ronald D. Moore ed è stata prodotta per quattro stagioni dal 2004 al 2009. La storia vede la specie umana – di cui si contano soltanto 49998 sopravvissuti – in viaggio sulla Galactica, unica astronave che si è salvata dall’attacco cylone. I Cyloni sono una razza di robot senzienti e di forma umanoide, creati proprio dagli umani. Ora alla ricerca di una nuova casa – la leggendaria Terra – la Flotta deve continuare a difendersi dagli attacchi dei Cyloni.
Serie di fantascienza ideata da Paul Mullie e Joseph Mallozzi, Dark Matter è stata prodotta per tre stagioni dal 2015 al 2017. Tra i protagonisti, c’è la Lucy Chen di The Rookie: Melissa O’Neil, che veste i panni di Due/Rebecca/Portia Lin. La storia prende il via all’interno dell’astronave in cui sei persone si svegliano senza ricordare assolutamente nulla di chi siano e del perché si trovino lì. Come detto, la loro memoria è stata cancellata e nessuno ricorda in che punto dello spazio si trovino o quale sia il proprio nome. Così come in Constellation, Dark Matter affronta l’esplorazione dell’identità intrecciando l’esplorazione dello spazio al mistero.
Halle Berry è protagonista di Extant, serie ideata da Mickey Fisher. A coprodurre c’è Steven Spielberg. Due stagioni, dal 2014 al 2015, che vedono l’astronauta Molly Woods appena rientrata sulla Terra dopo una missione nello spazio. Come Jo anche lei deve adattarsi nuovamente alla vita sulla Terra. Anche in questo caso, deve imparare a riconciliarsi con la propria famiglia. Di strano c’è che Molly torna a casa incinta e questo potrebbe cambiare il destino dell’umanità…
Serie sci-fi prodotta dal 2011 al 2015 per cinque stagioni, Falling Skies è prodotta da Steven Spielberg e creata da Robert Rodat. Tom Mason (Noah Wyle) è un ex-professore di storia secondo in comando del secondo reggimento della milizia del Massachusetts in seguito a un’invasione aliena. Insieme ad alcuni sopravvissuti, si trova a combattere contro gli alieni per cercare di proteggere l’umanità dall’estinzione. Horror e suspense caratterizzano sia Falling Skies che Constellation.
Scritta e creata da Ronald D. Moore, Ben Nedivi e Matt Wolpert, For All Mankind racconta di una corsa allo spazio mai terminata e con l’allunaggio da parte dell’Unione Sovietica sulla Luna. Prodotta dal 2019 e alla sua quarta stagione, la serie ci porta in un 1969 diverso con gli USA che perdono la corsa alla Luna. La NASA, quindi, si concentra per cercare di raggiungere i sovietici e le missioni Apollo si trovano ad esplorare il Polo Sud della Luna, trovando dell’acqua ghiacciata. Si tratta, quindi, di una serie che esplora la concorrenza tra Stati Uniti e Unione Sovietica per la corsa allo spazio, un po’ come accade anche in Constellation.
Infine, da mettere in lista è Foundation, una serie sci-fi liberamente tratta dall’omonima saga di romanzi di Isaac Asimov che vede protagonista Jared Harris (Hari Seldon). Prodotta dal 2021 e alla sua seconda stagione, ci porta nel 12067. Seldon è un inventore della psicostoria, una nuova scienza che permette di prevedere eventi futuri grazie alla statistica e alla matematica.
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