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Andrea Martire – Italianinews https://stage.italianinews.com La voce degli italiani nel mondo Fri, 29 Nov 2024 20:31:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://stage.italianinews.com/wp-content/uploads/2024/11/cropped-Logo-Italiani-news-def-copia@2x-32x32.png Andrea Martire – Italianinews https://stage.italianinews.com 32 32 Aceto balsamico, finalmente l’Italia si muove https://stage.italianinews.com/2022/08/10/aceto-balsamico-finalmente-litalia-si-muove/ https://stage.italianinews.com/2022/08/10/aceto-balsamico-finalmente-litalia-si-muove/#respond Wed, 10 Aug 2022 11:48:04 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/10/aceto-balsamico-finalmente-litalia-si-muove/ Richiesta la procedura d’infrazione contro la Slovenia che commercializza prodotto dal nome analogo. Il Consorzio di tutela chiedeva il provvedimento da tempo.

Il ministro Patuanelli ha reso l’informativa in sede di Consiglio dei ministri in relazione alla delicata questione ed alla trattativa con Lubiana, non andata finora a buon fine.

Il Governo Italiano ha attivato la procedura d’infrazione, ex art. 259 TFUE, nei confronti della Slovenia, a tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP. La notizia era attesa da mesi dal Consorzio di tutela ed è divenuta realtà solo pochissimi giorni or sono. L’Avvocatura dello Stato ha avuto mandato di procedere al fine di tutelare una volta per tutte non soltanto l’Aceto Balsamico di Modena IGP, ma l’intero sistema delle DOP e delle IGP, che avrebbe potuto trovarsi verosimilmente a rischio se la linea della Slovenia – che di fatto ha violato un regolamento europeo – non fosse stata impugnata per ristabilire l’ordine giuridico delle cose e dunque si fosse lasciato correre quello che si presenta come un pericoloso precedente. 

Procedura d’infrazione, la posizione del Consorzio di tutela

La reazione della Presidente del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP, Mariangela Grosoli, non si è fatta attendere; “la notizia che arriva dal Consiglio dei Ministri ci rinfranca e solleva il morale, poiché conferma il supporto ed il pieno sostegno del Governo al nostro fianco. Dopo mesi di attesa e preoccupazione, finalmente vediamo uno spiraglio di luce: dobbiamo solo attendere i tempi tecnici per lo svolgimento delle procedure interne che nell’arco dei prossimi mesi porteranno alla formalizzazione del ricorso, per il resto siamo certi che questa decisione possa finalmente portare ad una risoluzione del problema”. 

Il primo passo dopo l’attivazione della procedura d’infrazione sarà una fase di consultazione presso la Commissione Europea, a cui farà poi seguito, qualora si rendesse necessario, l’azione presso la Corte di Giustizia dell’UE. Intanto lo sprint finale – avevamo già trattato la delicata vicenda – è partito, grazie all’informativa presentata nel pomeriggio di giovedì 5 agosto dal Ministro Patuanelli al Consiglio dei Ministri.  

Dalla prima denuncia dell’infrazione da parte della Slovenia – a inizio del 2021 – sono state molteplici le dichiarazioni a sostegno del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP, con l’impegno di farsi portavoce con il Governo affinché venisse attivata la procedura d’infrazione, extrema ratio per veder tutelati i diritti della denominazione che rappresenta una fetta molto importante del made in Italy agroalimentare, stimato nel suo complesso con un valore economico di circa 17 miliardi di euro.  

Aceto balsamico Igp, non solo Made in Italy

La questione si è innescata solo quando il Governo sloveno ha notificato alla Commissione Europea una norma tecnica nazionale in materia di produzione e commercializzazione degli Aceti che, oltre a porsi in netto contrasto con gli standard comunitari e con il principio di armonizzazione del diritto europeo, cerca di trasformare la denominazione “aceto balsamico” in uno standard di prodotto. Come se balsamico fosse solo un aggettivo, come “dietetico”, “alcolico” o altro, quando invece esprime la caratterizzazione del prodotto. L’operazione era improvvida, illegittima e vieppiù in contrasto con i regolamenti comunitari che tutelano DOP e IGP e disciplinano il sistema di etichettatura e informazione del consumatore. Da allora non si erano avute risposte concrete e con la prima procedura non andata a buon fine, di fatto circa un anno fa la norma tecnica slovena è entrata in vigore con i rischi che ne conseguono per il sistema delle DOP e delle IGP europee, a quel punto di fronte ad un pericoloso precedente. 

Il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP, forte del ruolo istituzionale ed identitario che ricopre, si è attivato in tutte le sedi possibili, raccogliendo all’unisono il supporto del Comitato Agricolo delle Regioni, del Mipaaf, dell’Avvocatura dello Stato, di Origin Italia, Origin Europa e Federvini. 

A quel punto – le parole del Presidente Grosoli – non restava che attendere l’avvio ufficiale della procedura e seguirne le diverse fasi previste dalle normative europee. Nel mentre, mi preme ringraziare a nome del Consorzio, tutti coloro che all’interno delle Istituzioni negli ultimi mesi si sono spesi a difesa della nostra causa, in primis il Ministro Patuanelli che si fatto carico di presentare l’informativa in CdM, ma anche il Sottosegretario Sen. Centinaio, l’Avvocatura di Stato ed il Sottosegretario di Stato agli Affari Europei Dott. Vincenzo Amendola, senza dimenticare la Deputata On. Fiorini, in prima linea fin dalla prima ora come anche il Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e l’Assessore regionale all’agricoltura Alessio Mammi”.

Il ruolo del ministro Patuanelli 

Il ministro aveva ripetutamente chiesto alla Presidenza del Consiglio di inserire all’ordine del giorno l’avvio del ricorso alla Corte di Giustizia Ue, come previsto dall’ex art. 259 del TFUE, in caso del venir meno del principio di leale collaborazione tra gli Stati membri e del rispetto delle comuni norme. 

Ricordiamo che il procedimento va a beneficio di tutti poiché a rischio è non solo l’aceto balsamico a denominazione, che rientra tra le prime cinque denominazioni italiane per valore, fatturato ed export, ma tutto il sistema delle Dop e Igp dal valore di 17 miliardi in Italia e 75 miliardi in Europa.

Se si cede sulla tutela di un prodotto, si mette a rischio il Made in Ue nel suo complesso, dal Prosecco allo Champagne. E probabilmente questa sarà la leva politica che smuoverà la situazione.

 

 

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La siccità colpisce l’agricoltura, produzione di olio a forte rischio https://stage.italianinews.com/2022/08/09/la-siccita-colpisce-lagricoltura-produzione-di-olio-a-forte-rischio/ https://stage.italianinews.com/2022/08/09/la-siccita-colpisce-lagricoltura-produzione-di-olio-a-forte-rischio/#respond Tue, 09 Aug 2022 11:48:43 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/09/la-siccita-colpisce-lagricoltura-produzione-di-olio-a-forte-rischio/ Le stime della Cia parlano un possibile calo fino al 30% di produzione oleicola. L’Italia già importa circa la metà del fabbisogno nazionale, trovando più remunerativo esportare. Il settore soffre e rischia un durissimo colpo

Il calo è dovuto principalmente alle alte temperature a maggio in fase di fioritura e allo stress idrico nel mese di luglio . In attesa di vedere come si comporterà, a breve, la mosca

Che fosse un’annata complicata su molti fronti, in primis l’agricoltura, era ormai chiaro ai più e da diverso tempo. Il caldo prolungato, la siccità che dura da mesi, non autorizzano ad essere ottimisti. Ma se per le campagne non va bene il periodo è funesto anche per la piscicoltura, con il delta del Po ormai vittima della crescita del cuneo salino. Si tratta della zona in cui mi allevano le vongole italiane.

Siccità e olive, ecco le problematiche di questo periodo siccitoso

L’annata difficile per l’olivicoltura italiana rischia di compromettere la prossima campagna. Le prime stime di Cia-Agricoltori Italiani parlano dunque di un calo di circa il 30% per il 2022-23 rispetto alla campagna precedente nelle principali regioni del Sud Italia, vere roccaforti del sistema produttivo oleicolo nazionale (Puglia, che paga anche gli effetti delle eradicazioni del caso – xylella, Calabria, Sicilia e Campania). Malgrado l’olivo sia estremamente resistente alla siccità, infatti, l’acqua mantiene un ruolo fondamentale in determinate fasi del ciclo vitale della pianta. Il caldo anomalo nel periodo di fioritura a maggio e il deficit idrico nella fase di accrescimento a luglio hanno, infatti, creato le condizioni per un’annata molto sfavorevole per la produzione di olive.  

Col mix di caldo e siccità, la pianta si trova, dunque, costretta a sacrificare parte della sua produzione e in alcuni casi sono già visibili frutti secchi, segno tangibile degli scompensi climatici. Ma anche quando le olive riescono ad accrescersi, lo stress idrico disidrata la polpa e ne compromette lo sviluppo, riducendo la formazione dell’olio. 

Olivo, difficoltà di questa estate

A tali problematiche si devono sommare quelle tradizionali del periodo in essere, come ad esempio la minaccia incombente della mosca olearia, il parassita più preoccupante per gli uliveti italiani. In fase di pre-raccolta in autunno, il pericolo insetto potrebbe, infatti, danneggiare ulteriormente la quantità e la qualità delle produzioni.

Secondo Cia, sono, dunque, necessari per l’olivicoltura invasi e infrastrutture idriche moderne, oltre a una migliore gestione del suolo, con tecniche volte al contenimento delle perdite idriche. Il settore olivicolo italiano è attualmente uno dei protagonisti più importanti a livello internazionale. Nell’ambito del bacino del mediterraneo, dove si concentra oltre il 75% della produzione mondiale di olive, l’Italia, insieme alla Spagna, alla Tunisia e alla Grecia gioca un ruolo fondamentale. La produzione nazionale incide per il 15% su quella mondiale e il settore si caratterizza per essere il secondo esportatore dopo la Spagna.  

 

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Birra protagonista delle vacanze degli italiani https://stage.italianinews.com/2022/08/06/birra-protagonista-delle-vacanze-degli-italiani-2/ https://stage.italianinews.com/2022/08/06/birra-protagonista-delle-vacanze-degli-italiani-2/#respond Sat, 06 Aug 2022 11:48:30 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/06/birra-protagonista-delle-vacanze-degli-italiani-2/ Indagine di Bva Doxa per Assobirra: in vacanza la bevanda protagonista, il 29% dei turisti la beve tutti i giorni ovunque si trovi

Estate, caldo, sudore si sposano bene con la bionda, fresca e dissetante

Tempo di vacanze e di eventi in ambito food & beverage. In questi contesti la birra si conferma ancora una volta bevanda ideale per accompagnare il cibo, in grado di esaltarne gusti e sapori, nettare idoneo per contrastare l’arsura e la canicola estiva. Sono queste le principali evidenze dell’indagine condotta da Bva Doxa per il Cib, il Centro informazione birra di Asso Birra. L’appuntamento fisso, in questa edizione, accende i riflettori sul legame tra gli italiani, il turismo e la birra e ha riflessi anche istituzionali in quanto coinvolge la dott.sa Roberta Garibaldi, amministratore delegato di Enit, l’Agenzia nazionale del turismo

Birra, perchè l’estate va così forte

L’estate, attesta il report, si conferma la stagione d’oro per i consumi di birra: secondo l’indagine Bva Doxa in vacanza, gli italiani consumano birra mediamente quattro volte a settimana: le rilevazioni 2022 sono in linea con quelle del 2021, con un 29% che dichiara di bere birra tutti i giorni. La cena è il momento in cui la birra viene consumata maggiormente (72%), seguita dall’aperitivo (41%), il pranzo (36%), il dopo cena (31%) e, per un intervistato su quattro, anche il pomeriggio. 

“L’estate è la stagione in assoluto più favorevole per la birra – le parole di Andrea Bagnolini, direttore generale di AssoBirra -. È la bevanda perfetta perché, grazie alla sua leggerezza, alla grande varietà e al gusto inconfondibile, si può accompagnare a tutti i pasti e inserire in uno stile di vita improntato al benessere e all’equilibrio, oltre che ad essere un elemento di convivialità”.

Birra, la preferenza per fasce d’età

Ma non è tutto. Gli italiani, infatti, amano partecipare a momenti ed eventi ad hoc dedicati, soprattutto picnic con birra e cibo (68%), degustazioni di birre artigianali (67%) seguiti da feste in spiaggia con diverse tipologie di birre (56%), momento particolarmente amato da millennials e Generazione Z, visite guidate a birrifici (42%), e, seppur in percentuale minore, visite a musei e hotel a tema birra (rispettivamente 21% e 15%). 

Il settore birrario, come quello enogastronomico in generale, è un driver fondamentale che può dare un impulso concreto a un turismo esperienziale. “Il ruolo della birra è cambiato molto nel tempo -conferma Roberta Garibaldi, amministratore delegato di Enit-. Oggi non è più esclusivamente una bevanda che accompagna i momenti conviviali degli italiani in viaggio. È forte l’interesse a partecipare ad attività che consentano di fare esperienza della cultura brassicola locale, come ben evidenziato dal Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano del 2021″. 

Birra, l’opine del manager 

Secondo il manager, “l’acquisto di birre locali si conferma la più attenzionata, indicata dal 65% dei viaggiatori. Forte -aggiunge Garibaldi- è anche la voglia di poter degustare questa bevanda in abbinamento a specialità locali, esperienza votata dal 65% nel 2021, +3% sul 2019. La visita ai birrifici? Il 65%, il 6% in più sul 2019, vorrebbe scoprire i metodi di produzione artigianali, il 58% la storia e gli aneddoti relativi all’azienda, il 57% vivere una giornata come “mastro birraio” per provare a produrre la birra (+7%), il 56% visitare i luppoleti e i campi d’orzo (7%)”. 

 

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Parmigiano Reggiano, bagno di folla ad ottobre https://stage.italianinews.com/2022/08/05/parmigiano-reggiano-bagno-di-folla-ad-ottobre/ https://stage.italianinews.com/2022/08/05/parmigiano-reggiano-bagno-di-folla-ad-ottobre/#respond Fri, 05 Aug 2022 13:25:49 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/08/05/parmigiano-reggiano-bagno-di-folla-ad-ottobre/ Sabato 1 e domenica 2 ottobre torna l’evento dedicato alla produzione di Parmigiano Reggiano DOP con visite guidate a caseifici e magazzini di stagionatura, spacci aperti, eventi per bambini e degustazioni. La kermesse promossa dalla Fondazione Parma UNESCO City of Gastronomy.

Operazione di apertura al territorio e di incontro con le famiglie del brand emiliano, multinazionale del cibo conosciuta ed apprezzata in tutto il globo 

Dopo il grande successo di maggio, a distanza di pochi mesi, i caseifici riaprono le porte al pubblico. Sabato 1 e domenica 2 ottobre torna Caseifici Aperti promosso dal Consorzio del Parmigiano Reggiano: l’appuntamento che offrirà a tutti – dai foodies e appassionati ai curiosi, grandi e piccini – la possibilità di partecipare e immergersi nella produzione del Parmigiano Reggiano DOP.

Il brand ambasciatore del miglior made in Italy torna dunque ad incontrare, e far incontrare,  persone e territorio. L’iniziativa coinvolge tutte le province della Zona di Origine del Parmigiano Reggiano DOP: Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna alla sinistra del fiume Reno e Mantova alla destra del Po, e presto sarà pubblicata la lista dei Caseifici che aderiranno all’evento.

Lo scopo di Caseifici Aperti e dell’accoglienza turistica nei caseifici è quello di contribuire a generare una relazione con i turisti che transitano nel territorio e che possa continuare anche dopo la visita, offrendo la possibilità di acquistare e ricevere il Parmigiano Reggiano direttamente a casa attraverso il portale https://shop.parmigianoreggiano.com/

Caseifici aperti, il programma di massima dell’evento

Visite guidate al caseificio e al magazzino di stagionatura, spacci aperti, eventi per bambini e degustazioni, uniti alla passione dei casari offriranno la possibilità di vivere un’esperienza unica: un viaggio alla scoperta della zona d’origine del Parmigiano Reggiano, delle sue terre ricche di storia, arte e cultura. Assistere alla nascita della forma, passeggiare nei suggestivi magazzini di stagionatura, acquistare il formaggio direttamente dalle mani di chi lo crea: tutte esperienze uniche che il visitatore potrà vivere in un autentico viaggio nel tempo alla scoperta del metodo di lavorazione artigianale, rimasto pressoché immutato da oltre nove secoli. Il Parmigiano Reggiano, infatti, si produce oggi con gli stessi ingredienti di mille anni fa (latte crudo, sale e caglio), con immutata cura artigianale, grazie alla scelta di conservare una produzione del tutto naturale, senza l’uso di foraggi fermentati e di additivi ed è forse il prodotto alimentare italiano più conosciuto nel mondo intero.

Caseifici aperti, le dichiarazioni del Consorzio di tutela

Dopo anni difficili si ritorna a una estate che appare in grande ripresa – le parole pronunciate da Nicola Bertinelli, Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano DOP – L’antica e suggestiva tecnica di produzione del nostro formaggio, combinata agli innovativi strumenti che il Consorzio mette a disposizione dei visitatori per prenotare le visite nei caseifici, costituiscono un volano per il turismo enogastronomico e per la fidelizzazione delle comunità al nostro territorio”.

Quest’anno Caseifici Aperti è in calendario nell’ultimo weekend di Settembre Gastronomico, la manifestazione (dal 2 settembre al 2 ottobre) promossa dalla Fondazione Parma UNESCO City of Gastronomy, in collaborazione con il Comune di Parma, che promuove la cultura del cibo attraverso un ricco calendario di eventi.

La collaborazione tra il Consorzio del Parmigiano Reggiano e la Fondazione, si propone di fare da volano per la valorizzazione nel mondo della cultura enogastronomica di Parma Food Valley.

Evento di ottobre, le modalità di partecipazione

Partecipare a Caseifici Aperti è semplice: basta visitare il sito del Consorzio, parmigianoreggiano.com dove sarà presto pubblicato l’elenco dei Caseifici aderenti, e accedere all’area dedicata dove sono disponibili orari di apertura e attività proposte, a disposizione c’è anche un comodo strumento di geolocalizzazione per individuare il caseificio più vicino.

 

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Aceto Balsamico di Modena, perdura l’attacco del prodotto sloveno a quello tricolore https://stage.italianinews.com/2022/07/30/aceto-balsamico-di-modena-perdura-lattacco-del-prodotto-sloveno-a-quello-tricolore/ https://stage.italianinews.com/2022/07/30/aceto-balsamico-di-modena-perdura-lattacco-del-prodotto-sloveno-a-quello-tricolore/#respond Sat, 30 Jul 2022 13:48:37 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/30/aceto-balsamico-di-modena-perdura-lattacco-del-prodotto-sloveno-a-quello-tricolore/ Momento duro per l’oro nero modenese, dopo il Prosek croato adesso l’attacco al Made in Italy riguarda il balsamico, che si deve difendere dal prodotto sloveno. Il cui nome, però, sembra proprio fare il verso al nostro

E pensare che nell’ultimo anno l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop ha visto incrementare la produzione con valori a due cifre, nell’ordine di un + 60%. Lo rende noto il Consorzio di tutela

Tempi duri per il balsamico. Secondo il governo italiano, l’Aceto balsamico sloveno costituisce un caso di Italian sounding, un prodotto che “suona” italiano e quindi viene apprezzato a prescindere e mina le vendite di uno dei leader del made in Italy agroalimentare, sia per valore che per export. Chiaramente gli sloveni non la pensano così, e si difendono intendendo come semplice aggettivo il “balsamico” della denominazione, mentre in realtà sappiamo che ne è parte integrante.

Scontro commerciale italo – sloveno 

Continua dunque lo scontro tra due paesi membri, scontro che rischia di mettere a rischio – se dovesse persistere la linea slovena – non solo il riconoscimento della denominazione dell’aceto balsamico, ma tutto il sistema delle denominazioni italiano (circa 17 miliardi di euro di valore) nonchè tutto il sistema delle denominazioni europeo (circa 75 miliardi di euro).

Federvini e il Consorzio dell’aceto balsamico di Modena Igp hanno solertemente inviato a ottobre due lettere alla presidenza del Consiglio affinché il governo italiano prendesse formalmente una posizione netta in merito al comportamento della Slovenia, chiedendo l’avvio della procedura di infrazione o il ricorso alla Corte di Giustizia Ue. La Farnesina è pronta a dar battaglia proponendo un ricorso alla Corte di Giustizia come previsto dall’articolo 259 del TFUE. Il Governo sta continuando a portare avanti la questione, con grande attenzione e col massimo impegno, nei contatti a livello politico, anche ai più alti livelli con la parte slovena.

Aceto Balsamico di Modena, i numeri di un successo

Forse l’oro nero emiliano è sotto attacco perché riscuote ampio successo sul mercato. Il consumatore ha confermato in questi anni di avere una particolare attenzione per i prodotti di qualità e lo ha dimostrato continuando a premiare il Balsamico pur non trattandosi di un bene alimentare di prima necessità, in un momento economico per altro particolarmente difficile. 

Il confronto, fortemente a saldo positivo, con l’annata 2021 è per tutto il comparto un motivo di grande soddisfazione e la conferma arrivata dai numeri non fa che rafforzare sul mercato il valore dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop, il quale nonostante i continui aumenti nei procedimenti produttivi ha retto molto bene negli ultimi esercizi.

 

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La piadina romagnola ora ha il suo museo https://stage.italianinews.com/2022/07/29/la-piadina-romagnola-ora-ha-il-suo-museo/ https://stage.italianinews.com/2022/07/29/la-piadina-romagnola-ora-ha-il-suo-museo/#respond Fri, 29 Jul 2022 13:25:52 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/29/la-piadina-romagnola-ora-ha-il-suo-museo/ Inaugurato uno spazio multimediale che racconta segreti e storia della piadina, ne mostra la produzione e offre un laboratorio dove mettersi alla prova per realizzarne una. Il primo e unico museo al mondo dedicato al piatto tipico romagnolo. 

Giusto riconoscimento ad un cibo diventato brand ed ambasciatore di un territorio molto importante

Il Piadina Experience nasce dal sogno di voler celebrare il simbolo della Romagna gastronomica, il “pane nazionale dei Romagnoli” e di volerlo raccontare riconoscendole lo spessore che merita. Il Piadina Experience è un viaggio multimediale, che celebra la Romagna, il territorio e le materie prime di cui è composta la piadina.

La Piadina da vivere 

Attraverso un percorso insolito, i visitatori passeranno attraverso un vero e proprio Viaggio nel mondo della Piadina, dal Neolitico ai giorni d’oggi, alla scoperta della storia più antica fino all’evoluzione moderna, gustando i racconti di veri romagnoli DOC. Si sognerà nella Sala della Magia, come in un film del Maestro Fellini, in cui il Grano e gli altri elementi danzeranno insieme per raccontarci l’alchimia che si rinnova ogni volta che nasce una Piadina. Passeggiando sul Tunnel Panoramico, poi, si assisterà al processo produttivo. Sarà interessante seguire le fasi della produzione: dall’impasto, al riposo nella Spa delle Piadine, alla cottura a temperature differenziate, scoprendo i segreti della tecnologia al servizio della tradizione e della qualità.

E l’esperienza sarà anche interattiva. Ci sarà, infatti, la possibilità di aggiungere un’attività divertente al Tour: “Le Mani In Pasta”. Un simpatico Corso di Piadina e di Cassoncini Romagnoli insieme alle Azdore Romagnole in pieno ritmo di liscio! Ah Raul Casadei, perché non ci sei più tu…

Piadina, visite, laboratori e convivialità

E arriverà anche una degustazione a sorpresa della Piadina, per stuzzicare gli ospiti durante il percorso del Piadina Experience. I percorsi didattici per le visite scolastiche potranno essere declinati in base all’età degli studenti o alle necessità degli insegnanti. Ci troveremo di fronte ad un nuovo concetto di Esposizione, realizzato utilizzando proiettori ad altissima definizione che hanno reso possibile l’impossibile: la storia della piadina e del territorio in cui nasce prendono vita coinvolgendo e abbracciando il visitatore 360°. Ogni superficie diventa viva; pareti e soffitti si colorano delle tinte della Romagna.

Il Piadina Experience tocca le corde della memoria e fa provare sensazioni uniche, coinvolge non solo la vista ma anche l’udito, olfatto e tatto, grazie ad un percorso sensoriale che esalta l’emotività dell’esperienza. Una visita carica di suggestioni, per celebrare la Romagna e la Piadina.

Info Utili

Orari: lunedì/mercoledì/venerdì – Inizio visite alle 10,30 (Sabato e domenica chiuso)

Prenotazione obbligatoria 24h prima Per “Mani in Pasta” e “Azdora Piadina Show”, prenotazione obbligatoria 48h prima

Per gruppi disponibilità tutti i giorni su prenotazione.

 

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Consumo di suolo in Italia, nel 2021 il valore più alto degli ultimi 10 anni https://stage.italianinews.com/2022/07/27/consumo-di-suolo-in-italia-nel-2021-il-valore-piu-alto-degli-ultimi-10-anni/ https://stage.italianinews.com/2022/07/27/consumo-di-suolo-in-italia-nel-2021-il-valore-piu-alto-degli-ultimi-10-anni/#respond Wed, 27 Jul 2022 13:25:24 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/27/consumo-di-suolo-in-italia-nel-2021-il-valore-piu-alto-degli-ultimi-10-anni/ Il Rapporto Ispra svela le dimensioni del tragico fenomeno

La lieta novella sta nel fatto che Como, Impruneta e Marano di Valpolicella vincono la prima edizione del concorso ISPRA e acquisiscono il diritto ad essere “Comune Risparmia suolo” del 2022.

L’Italia consuma troppo suolo. La media è di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e la velocità supera i 2 metri quadrati al secondo. Sono i numeri, tragici, che ci illustrano il fenomeno del consumo di suolo, che torna dunque a crescere e nel 2021 sfiora i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano edifici che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato.

Ma non tutti i comuni sono uguali. Como, Impruneta e Marano di Valpolicella si aggiudicano la prima edizione del concorso ISPRA e conquistano il titolo di “Comune Risparmia suolo” del 2022.

I numeri dell’emergenza

È il fenomeno del consumo di suolo in Italia, fotografato dal Rapporto SNPA 2022 che, insieme alla cartografia satellitare di tutto il territorio e alle banche dati disponibili per ogni comune italiano, certifica il quadro aggiornato dei processi di trasformazione della copertura del suolo a livello nazionale, comunale e provinciale.

Tra il 2006 e il 2021 l’Italia ha perso 1.153 km2 di suolo naturale o seminaturale, con una media di 77 km2 all’anno a causa principalmente dell’espansione urbana e delle sue trasformazioni collaterali che, rendendo il suolo impermeabile, oltre all’aumento degli allagamenti e delle ondate di calore, provoca la perdita di aree verdi, di biodiversità e dei servizi ecosistemici, con un danno economico stimato in quasi 8 miliardi di Euro l’anno.

Il suolo consumato pro capite aumenta in Italia nel 2021 di 3,46 m2/ab e di 5,46 m2/ab rispetto al 2019 con un trend in crescita. Si passa, infatti, dai circa 349 m2/ab nel 2012 ai circa 363 m2/ab di oggi.

La dimensione regionale del fenomeno erosione

A livello regionale, la Valle d’Aosta è la regione con il consumo inferiore, ma aggiunge comunque più di 10 ettari alla sua superficie consumata, la Liguria è riuscita a contenere il nuovo consumo di suolo al di sotto dei 50 ettari, mentre Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Basilicata e Calabria si mantengono sotto ai 100 ettari. E allora dove si è cementificato di più? Gli incrementi maggiori sono avvenuti in Lombardia (con 883 ettari in più), Veneto (+684 ettari), Emilia-Romagna (+658), Piemonte (+630) e Puglia (+499). I valori percentuali più elevati si collocano anche quest’anno in Lombardia (12,12%), Veneto (11,90%) e Campania (10,49%).

Tra i comuni, Roma conferma la tendenza dell’ultimo periodo e anche quest’anno consuma più suolo di tutte le altre città italiane: in 12 mesi la Capitale perde altri 95 ettari di suolo. Inoltre, Venezia (+24 ettari relativi alla terraferma), Milano (+19), Napoli (+18), Perugia (+13), e L’Aquila (+12) sono i comuni capoluogo di Regione con i maggiori aumenti.

Le problematiche maggiori nei grandi centri

Se parliamo, invece, di suoli urbani dobbiamo ricordare che oltre il 70% delle trasformazioni nazionali si concentra nelle aree cittadine cancellando proprio quei suoli candidati alla rigenerazione.

Gli edifici aumentano costantemente: oltre 1.120 ettari in più in un anno distribuendosi tra aree urbane (32%), aree suburbane e produttive (40%) e aree rurali (28%).  Correre ai ripari è possibile: si potrebbe iniziare intervenendo sugli oltre 310 km2 di edifici non utilizzati e degradati esistenti in Italia, una superficie pari all’estensione di Milano e Napoli.

Il Veneto è la regione che ha la maggior superficie di edifici rispetto al numero di abitanti (147 m2/ab), seguita da Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Piemonte, tutte con valori superiori ai 110 m2/ab. I valori più bassi si registrano invece nel Lazio, in Liguria e Campania, rispettivamente con 55, 60 e 65 m2/ab, a fronte di una media nazionale di 91 m2/ab.

Sul fronte della logistica possiamo dire che anch’essa ha il suo peso. Sono ben 323 gli ettari adibiti nel 2021, prevalentemente nel Nord-Est (105 ettari) e nel Nord-Ovest (89 ettari). Prosegue quindi il consumo di suolo dovuto alla costruzione di nuovi poli logistici rilevati anche in aree a pericolosità idrogeologica elevata.

Fotovoltaico a terra: poche le nuove istallazioni a terra fotografate dal SNPA nel 2021 (70 ettari), ma gli scenari futuri prevedono un importante aumento nei prossimi anni stimato in oltre 50 mila ettari, circa 8 volte il consumo di suolo annuale.

Oggi oltre 17 mila ettari sono occupati da questo tipo di impianti, in modo particolare in Puglia (6.123 ettari, circa il 35% di tutti gli impianti nazionali), in Emilia-Romagna (1.872) e nel Lazio (1.483).

 

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Vongole, produzione in calo e prezzo ai massimi storici; l’estate nera dei mitili italiani https://stage.italianinews.com/2022/07/25/vongole-produzione-in-calo-e-prezzo-ai-massimi-storici-lestate-nera-dei-mitili-italiani/ https://stage.italianinews.com/2022/07/25/vongole-produzione-in-calo-e-prezzo-ai-massimi-storici-lestate-nera-dei-mitili-italiani/#respond Mon, 25 Jul 2022 16:48:26 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/25/vongole-produzione-in-calo-e-prezzo-ai-massimi-storici-lestate-nera-dei-mitili-italiani/ L’allarma è lanciato da Cia ma segue quello di Coldiretti di fine giugno; il settore è in subbuglio e la produzione in grave difficoltà

Il problema deriva sempre dalle temperature troppo alte che producono un fenomeno che porta alla mancanza di ossigeno nell’acqua, con relativa sofferenza dei mitili

Neanche le vongole se la passano bene in queste giornate roventi. Anzi, potremmo parlare di estate orrenda per gli amati mitili. Ormai, un chilo di vongole veraci veleggia oltre i 15 euro all’ingrosso, che diventano pure 20 al dettaglio, facendo segnare un clamoroso + 40% rispetto al 2021, mentre i consumi calano del 50%. Il settore è dunque in ginocchio, e ciò succede per via della morìa di mitili nelle lagune del Delta del Po, in cui si concentra la quasi totalità degli allevamenti di vongole veraci del Paese.

L’ampiezza del comparto della mitilicoltura

Sono ben 1500 le aziende, per una produzione di circa 95mila tonnellate annue, che lamentano il rischio di mancati redditi per decine di milioni. Le proibitive temperature di maggio e giugno insieme alla portata ridottissima di Po e Adige hanno messo in crisi tutti gli operatori, gettando ombre sul futuro dell’acquacoltura nazionale. Danno significativo anche per il settore della ristorazione, che nell’alta stagione si vede costretto a ritoccare i listini. Il primo piatto condito col mollusco più amato dagli italiani si attesta ormai sui 14 euro in media, dagli abituali 12.

Negli allevamenti di cozze e vongole del Po l’innalzamento delle temperature, unita alla impossibilità di ricambi di acqua, sta dunque provocando l’espansione a macchia d’olio del fenomeno della cosiddetta “acqua bianca”, ovvero aree di delta in cui la decomposizione di alghe e sostanza organica ruba l’ossigeno necessario alla vita di vongole e cozze, uccidendole. Secondo Coldiretti Impresapesca «la situazione climatica sta mettendo in pericolo il lavoro di centinaia di famiglie di pescatori e allevatori ittici. Se non ci sarà un cambiamento radicale delle condizioni meteo, il livello di salinità rischia di salire dal 30 al 70 per mille». L’emergenza acqua per le vongole del Delta del Po si aggiunge a quella rappresentata dal caro carburanti, con il prezzo medio del gasolio per la pesca che è praticamente raddoppiato (+90%) rispetto allo scorso anno. Bisogna portare via le alghe, dunque, per salvare le vongole della Sacca degli Scardovari.

Tutti i rischi per l’impresa e per la salute

Ancora peggiore il quadro tracciato da Cia; £con il caldo anomalo di questi ultimi mesi si stima un 35% di molluschi morti negli specchi d’acqua stretti fra il Delta del Po e l’Adriatico, habitat ideale per la vongola verace che dal Polesine arriva, poi, sulle tavole di tutti gli italiani”.

Il comparto va, dunque, tutelato per evitare che la contrazione produttiva porti a un aumento dell’import da Grecia o Turchia, andando incontro all’85% dei consumatori italiani che ha dichiarato di preferire, sempre secondo la Cia, il prodotto ittico allevato in Italia, proprio perché nessun Paese può competere con la serietà dei nostri controlli, che rendono il prodotto costantemente tracciato.

Per fare fronte alla crisi, si chiedono aiuti concreti e lo stanziamento di fondi per implementare le infrastrutture idrauliche, unica arma contro gli effetti delle annate calde e siccitose (mare calmo e fioriture di alghe), sempre più frequenti. Proteggendo con opere di sbarramento le lagune, il maggiore idro-dinamismo di questi ecosistemi aumenterebbe la loro resistenza agli scompensi del climate change.

 

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Il miglior ristorante del mondo è a Copenhagen https://stage.italianinews.com/2022/07/21/il-miglior-ristorante-del-mondo-e-a-copenhagen/ https://stage.italianinews.com/2022/07/21/il-miglior-ristorante-del-mondo-e-a-copenhagen/#respond Thu, 21 Jul 2022 12:48:42 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/21/il-miglior-ristorante-del-mondo-e-a-copenhagen/ Il prestigioso riconoscimento alla capitale danese per il secondo anno consecutivo. Non solo il menu fa parte della valutazione, ma anche la cantina, l’impatto ambientale ed il servizio.

L’Italia nell’edizione 2022 migliora, con 5 ristoranti nella Top 20 mondiale. Molti i segnali mandati al mondo della ristorazione mondiale dal premio.

Il Geranium di Copenaghen, guidato dallo chef Rasmus Kofoed e dal sommelier Søren Ledet, è stato premiato come miglior ristorante della classifica World’s 50 Best Restaurants 2022. Realizza un avvicendamento perché scalza dal gradino del podio un altro locale della capitale danese, il Noma, e migliora in questo modo la propria posizione nel ranking mondiale, arrivando in vetta. Il premio non è una scelta casuale ma arriva dopo 3 Stelle Michelin e una scalata nella classifica dei 50 che dura da parecchi anni. La particolarità del locale sta nel fatto che non serve carne e man mano toglierà dalla tavola anche il pesce per diventare plant-based, così come lo chef che da qualche anno non si ciba che di pietanze vegetali. Il menu proposto, completo, prevede un esborso di ben 429€. Ma del resto è il miglior ristorante del mondo…

La classifica dell’edizione di questo anno piazza, dietro al Geranium di Copenaghen, il Central di Lima (miglior ristorante del Sud America) e Disfrutar di Barcellona. Terminano la Top 5 Diverxo, di Madrid, e Pujol a Città del Messico (miglior ristorante dell’America del Nord).

La posizione dell’Italia nella classifica mondiale

Sì, ce lo siamo chiesto anche noi. E l’Italia, patria della dieta mediterranea, maggior produttore mondiale di vino e stato che detiene il record di produzioni protette? Migliora. Nell’edizione 2022 piazza ben 5 ristoranti nella Top 20 mondiale. Il miglior locale in Italia, secondo la classifica World’s 50 Best Restaurants 2022, è Lido 84 di Gardone Riviera, in provincia di Brescia. Altro ristorante che chiude la Top 10 è Le Calandre di Rubano, in salita dalla posizione 26 alla 10. Uliassi, di Senigallia, è stato premiato come Highest New Entry della World’s 50 Best Restaurants 2022: è infatti passato dalla posizione 52 alla 12. Il ristorante Reale di Castel di Sangro completa la Top 15 (nell’edizione 2021 era alla posizione 29). Scala di una posizione Piazza Duomo di Alba, ora al 19esimo posto. Il sesto e ultimo ristorante italiano presente nella World’s 50 Best Restaurants 2022 è St. Hubertus di San Cassiano, che ha fatto il suo esordio in Top 50 passando dalla posizione 54 dello scorso anno alla 29 di quest’anno.

Non c’è in classifica l’Osteria Francescana di chef Massimo Bottura, inserita nella Best of the Bestla Hall of Fame che esclude dal ranking i passati vincitori, istituita nel 2019.

World’s 50 Best 2022, che cosa è e da dove viene

Un gruppo di 1080 esperti, 27 regioni con altrettante commissioni di voto, un presidente e 40 esperti ogni commissione (di cui almeno 10 cambiano ogni anno) con 10 voti a disposizione ciascuno. E’ questa la più influente guida di ristoranti. Quest’anno compie 20 anni. Era il 2002 quando un manipolo di giornalisti enogastronomici decise di stilare un elenco dei posti del cuore, coinvolgendo colleghi di tutto il mondo per produrre una vera a propria classifica mondiale. Quell’anno fu El Bulli il preferito dei superesperti, non solo giornalisti e critici enogastronomici, ma anche chef e ristoratori, food lovers e grandi buongustai. Persone sempre informate sulle novità del settore, chiamate a provare in anteprima nuovi menu dei ristoranti, capace di intercettare e spesso orientare nuove tendenze, che si incontra ovunque ci sia un posto che probabilmente di lì a poco occuperà un posto di rilievo nelle cronache di settore e nei desiderata dei gourmet. Non stupisce, dunque, che intorno a questa guida si concentrino interessi e ingenti investimenti.

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Un fenomeno antico che non conosce sosta, il contrabbando di sigarette https://stage.italianinews.com/2022/07/19/un-fenomeno-antico-che-non-conosce-sosta-il-contrabbando-di-sigarette/ https://stage.italianinews.com/2022/07/19/un-fenomeno-antico-che-non-conosce-sosta-il-contrabbando-di-sigarette/#respond Tue, 19 Jul 2022 07:48:04 +0000 https://stage.italianinews.com/2022/07/19/un-fenomeno-antico-che-non-conosce-sosta-il-contrabbando-di-sigarette/ Alla crescita esponenziale del mercato degli stick di tabacco riscaldato (+62%) e quello degli eLiquids (+33%) corrisponde uno sviluppo del traffico illecito degli stessi, principalmente attraverso il canale di vendita online.

Oggi il business non riguarda solo le sigarette e si è spostato verso il web. Ce lo descrive il Report curato da Intellegit e da BAT Italia

Il contrabbando di sigarette, liquidi da inalazione per sigarette elettroniche (eLiquid) e stick di tabacco riscaldato (THP) è un’attività criminale che colpisce una serie di soggetti e interessi collettivi, a partire dal Fisco e la salute dei consumatori, gli operatori della filiera del tabacco, e non ultimo gli operatori legali della distribuzione, come i tabaccai.

In Italia, la collaborazione tra Forze dell’Ordine, l’introduzione di strumenti di tracciamento sempre sofisticati lungo la filiera, il mantenimento di una politica fiscale equilibrata, e la sensibilizzazione dei consumatori verso la legalità hanno permesso di ridurre significativamente l’impatto del fenomeno, del 38% rispetto al 2020. Mentre in alcuni Paesi europei le vendite illecite assumono proporzioni ormai da noi sconosciute, come Francia e Grecia dove le quote di contrabbando rappresentano rispettivamente il 29 % e il 24% sul totale del consumo, in Italia l’incidenza è del 2,2%: il nostro Paese si posiziona infatti al 27esimo posto (su 30) della classifica sull’incidenza del consumo illecito.

Un quadro, dunque, migliore rispetto ad altri Paesi. Ma non possiamo purtroppo escludere che, magari per fattori esogeni, come elevata inflazione, crisi energetica e conflitto russo-ucraino, possano favorire una potenziale ripresa del fenomeno nei prossimi anni. Anche per il 2021 il prezzo si è confermato uno dei principali driver del contrabbando: con l’aumento dei prezzi delle sigarette – che nel corso del 2020 è stato in media di 2,6 punti percentuali superiore al livello generale dei prezzi – i consumatori meno abbienti rischiano di essere espulsi dal mercato legale e di decidere di optare per un mercato più in linea con le loro disponibilità economiche.

Sono osservazioni e dati enunciati nell’annuale Report sul contrabbando in Italia, quest’anno intitolato “Il mercato illecito di sigarette e prodotti di nuova generazione in Italia. Come cambia tra crisi economica, fine pandemia e scenari di guerra“. Lo studio è realizzato da Intellegit, la start-up sulla sicurezza dell’Università di Trento, con il contributo di BAT Italia e curato da Andrea Di Nicola (presidente e socio fondatore Intellegit, nonché professore di criminologia e direttore del Centro di Scienze della Sicurezza e della Criminalità). Il Report, giunto alla sua 5^ edizione, da quest’anno viene esteso anche a Trieste oltre a Napoli, Milano, Bari e Palermo, e incrocia i più recenti dati disponibili dalle diverse fonti esistenti in materia (Project Stella KPMG, Empty Pack Survey, Mistery Shopper a cura di AZ Investigation, BAT, Comando Generale della Guardia di Finanza, dati sul monitoraggio dei canali di vendita illecita online dei prodotti di nuova generazione). Oltre all’analisi delle rotte, dei punti di transito, dei luoghi di consumo e di sequestro delle sigarette di contrabbando e dei prodotti di nuova generazione, quest’anno contiene anche un approfondimento sulle percezioni e le opinioni dei tabaccai sul fenomeno del contrabbando nel nostro Paese.

Sigarette di contrabbando, sempre più importanti i paesi dell’est

Per quanto riguarda il contrabbando di sigarette, anche per il 2021 Udine (33,8%) e Trieste (21,5%) si classificano ai primi posti per la maggiore incidenza di prodotti non domestici sul totale di quelli rilevati e confermano la loro crescente importanza strategica nei flussi di sigarette non domestiche provenienti dall’Est Europa e dai Balcani, regione da cui originano il 33% dei flussi illeciti, di cui il 16,9% solo dalla Slovenia, principale paese di provenienza. Perdono invece di importanza i canali tradizionali dall’Ucraina e dalla Bielorussia, situazione destinata a perdurare anche nel prossimo futuro a causa del conflitto in corso, suggerendo modificazioni a livello di gruppi criminali e di modalità operative che vanno poste sotto attenzione. Oltre la metà dei sequestri (56,6%) nel nostro Paese appartiene alla categoria delle illicit whites, marchi prodotti lecitamente in Paesi extra UE e destinati invece soprattutto al mercato illecito nei Paesi dell’Unione Europea. 

La produzione di tali sigarette è concentrata nell’Est Europeo per ragioni legate direttamente al minor prezzo del pacchetto e alla minor qualità del tabacco lavorato usato in quei Paesi. Ancora una volta, dunque, i differenziali di prezzo fra nazioni si confermano essere una delle principali leve del contrabbando.  I dati mostrano un consumo che non è più solo una peculiarità dei comuni del Sud ed è diffuso in altre aree del Paese. Casoria, la prima città in classifica, si attesta su un valore di poco superiore al 50%, contro più del 75% della prima classifica dello scorso anno (Marano di Napoli). Inoltre, in cima alla classifica si trovano per la prima volta anche città del Nord Italia: Modena (terzo posto) con un’incidenza del 50%, Savona e Rimini (sesto e ottavo posto); evidentemente il consumo di questa tipologia di sigarette non è più solo una peculiarità dei comuni del Sud.

La corrispondenza tra prezzi e mercato nero

I prezzi di vendita delle sigarette lecite sono aumentati nel 2021 in quasi tutti i Paesi europei. In Italia il costo medio di un pacchetto di sigarette è di poco superiore ai 5€, 16 centesimi in più rispetto al 2020. L’aumento dei prezzi e la loro variabilità in Europa sono fattori che rappresentano una vulnerabilità del sistema e un’opportunità per i contrabbandieri. Questo soprattutto alla luce dei valori rilevati sul consumo di sigarette non domestiche in Italia: benché in media nel 2021 il consumo di prodotti illeciti sia diminuito rispetto agli anni precedenti (3%, la metà di quello del 2016), nella seconda metà del 2021 si osserva una leggera crescita, che potrebbe indicare il rischio di una graduale ripresa del mercato.

L’attività della Guardia di finanza

Nel 2020 la Guardia di Finanza ha effettuato 1.824 operazioni nel contrasto al fenomeno del contrabbando. I tabacchi sequestrati sono per oltre la metà di illicit whites (56,5%) e per il 43,1% di marchi noti, costituiti entrambi principalmente da tabacchi lavorati (sigarette e altri prodotti confezionati, rispettivamente 92,3 e 98,0%).

I sequestri si sono concentrati nei comuni della Campania, che spiccano sia per numero di operazioni sia, in alcuni casi, per quantità sequestrata, ma anche nelle aree portuali del Friuli e della Liguria e in Lombardia. Napoli si conferma al primo posto tra le province italiane per numero di sequestri (893), ma anche Trieste e Genova confermano la loro rilevanza, in particolare il capoluogo friulano, al primo posto nella classifica nazionale delle quantità sequestrate, con 80,1 tonnellate, seguita da Brescia (57,5 tonnellate), Napoli (49,5 tonnellate) e Genova (13,5 tonnellate).

L’azione di contrasto è stata ulteriormente intensificata nel 2021 e nei primi mesi del 2022, nel corso dei quali sono state sequestrate 649 tonnellate di tabacchi lavorati esteri e denunciate 1.165 persone, di cui 155 tratte in arresto. Le indagini confermano la transnazionalità del fenomeno e il coinvolgimento di ramificate organizzazioni criminali, dotate di grandi quantità di risorse finanziarie, mezzi e uomini, che ottengono enormi profitti in danno del bilancio dello Stato e dell’Unione europea, degli operatori onesti e della salute dei consumatori.

Tabacco riscaldato e e-liquids

Tra il 2018 e il 2021, le abitudini dei consumatori sono cambiate sensibilmente: il mercato delle sigarette tradizionali ha subito un calo del 9,4%, mentre il consumo dei prodotti di nuova generazione, in particolare stick THP e cartucce di eLiquids, è aumentato. Allo stesso tempo, il traffico illecito dei prodotti di nuova generazione si è sviluppato principalmente sul web attraverso il canale di vendita online, affiancato con minore impatto da bancarelle e venditori ambulanti. La maggior parte dei siti internet di rivenditori di liquidi da inalazione, stick THP e dispositivi THP operanti illecitamente è straniera: nel 2021 sono stati analizzati 71 siti Internet di rivenditori di liquidi da inalazione operanti illecitamente, dei quali un terzo sono italiani (24) e due terzi stranieri (47). I Paesi di maggior provenienza sono Russia (per i liquidi da inalazione), Russia e Stati Uniti (per gli stick THP) e Regno Unito (per i dispositivi THP).

Il punto di vista dei tabaccai

Con l’obiettivo di raccogliere sempre più informazioni e dati utili alla prevenzione e contrasto del contrabbando, Intellegit e BAT Italia hanno condotto e integrato nello studio la prima indagine sulla percezione dei tabaccai riguardo la vendita illecita di sigarette tradizionali e dei prodotti di nuova generazione in Italia. I risultati suggeriscono una presenza capillare del mercato illecito sul territorio nazionale (confermando che non esistono aree del Paese immuni e che possono essere trascurate) e fanno trasparire come la questione rappresenti un problema molto sentito per la maggioranza degli intervistati. Secondo la loro percezione, il finanziamento di organizzazioni criminali è un danno del contrabbando particolarmente sentito da Nord a Sud, seguito dai danni all’erario; inoltre, il mercato illecito ridurrebbe i loro ricavi di circa il 13,7% per quanto riguarda le sigarette tradizionali, e del 12,8% in riferimento ai prodotti di nuova generazione. E se da un lato circa un terzo dei tabaccai teme una possibile futura crescita del fenomeno dovuta agli effetti delle conseguenze economiche derivanti dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, manifestando una preoccupazione diffusa, dall’altro la maggior parte dei intervistati (64% al Nord, 69% al Centro e 75% al Sud) considera le campagne di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai consumatori una strategia utile nella prevenzione e contrasto del contrabbando sia di sigarette che di prodotti di nuova generazione.

“Lo Stato incassa più di 10 miliardi l’anno dal consumo di sigarette, tabacco riscaldato e liquidi da inalazione. E ha deciso di distinguere le accise in relazione al fatto che il suo incasso doveva salire gradualmente, ma tenendo ben conto delle diverse tipologie a fronte della diminuzione da anni in corso delle sigarette tradizionali”, le parole di Oscar Giannino, giornalista economico. Che continua; “E senza pensare a fughe in avanti di una tassazione già così rilevante, come avvenuto invece in altri Paesi UE: non è un caso ma c’è invece un rapporto di causazione diretta, tra chi ha alzato per via fiscale il prezzo del pacchetto a 10 euro e oltre, e i Paesi in cui il fenomeno dell’illecito e del contrabbando ha raggiunto la doppia cifra percentuale rispetto al mercato legale. È un errore da evitare: perché a rischio sarebbe la salute di un maggior numero di consumatori di prodotti illeciti, e tutti i componenti delle filiere legali di produzione e distribuzione ci perderebbero insieme allo Stato per primo”.

 

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