Comincia oggi, in un clima di grande attesa, il processo a quattro poliziotti keniani accusati di diversi omicidi, rapimenti e atti di tortura in tutto il Paese. La scorsa settimana, il presidente William Ruto aveva sciolto questo gruppo di “elite” a causa delle diverse accuse accumulate negli ultimi anni: i quattro infatti si sarebbero resi colpevoli di uccisioni extragiudiziali e di “sparizioni” di persone considerate sospette. L’ultimo caso che ha sconvolto il Paese riguarda due indiani e il tassista che li accompagnava. Zulfiqar Ahmad Khan e Mohamed Zaid Sami Kidwai si trovavano in Kenya per partecipare alla campagna elettorale di Ruto, ma loro e il tassista Nicodemus Mwania sono scomparsi dopo essere stati prelevati dalla polizia a luglio. I loro resti sono stati rinvenuti in una foresta, solo la scorsa settimana. Il presidente Ruto, che si è insediato a settembre, ha ufficializzato lo scioglimento della squadra in un evento tenuto in una chiesa: “Ho deciso di smantellare la Squadra speciale che stava commettendo questi omicidi – ha spiegato – . Abbiamo un piano per rendere il Kenya più sicuro ed evitare la vergogna di vedere kenioti uccisi: renderemo questo Paese migliore”. Il processo si terrà a Nairobi, con i membri dell’ormai sciolto squadrone che dovranno rispondere di accuse come omicidio, rapimento e abuso d’ufficio. Un processo chiesto a gran voce dalla popolazione, che reclamava provvedimenti da anni anche con manifestazioni pubbliche, durante le quali i cittadini hanno marciato esponendo scritte come “Smettetela di ucciderci” o “Non condannateli, mandateli dritti all’inferno”. Alcuni gruppi con focus sui diritti umani hanno svelato che indagini indipendenti hanno dimostrato la colpevolezza della squadra speciale (e di altri agenti di polizia) per la morte di oltre 600 civili negli ultimi quattro anni. In attesa di sapere quale sarà la sorte dei quattro (ormai ex) poliziotti, il Kenya cerca di mettersi alle spalle una pagina buia della sua storia recente.





