Anche i libri hanno trovato (già da qualche anno) i propri influencer. Si chiamano bookstagrammer, sono in prevalenza donne, e concentrano i propri contenuti nei profili Instagram piuttosto che nei blog e negli altri social network. Nei loro post troviamo proposte di lettura d’ogni sorta, a volte sintetizzate in una immagine, a volte accompagnate dalle motivazioni. Si comincia per il gusto di farlo, e c’è il rischio che diventi una vera professione.
Giuliana Grimaldi (un_oceano_di_libri per gli utenti del noto social) ci ha raccontato un po’ di questo interessante spazio per internauti del libro).
Giuliana, si diventa bookstagrammer per passione, per diletto, o c’è già in partenza un obiettivo professionale?
Per me non c’è stato uno scopo preciso e credo che, in generale, in principio, non ci sia nessun intento se non quello della pura condivisione. Col tempo e con tanta cura della pagina, può sfociare in qualcosa di più impegnativo quando non addirittura in un lavoro, ma alla base c’è null’altro che la passione per la lettura. È iniziato come una sorta di diario delle mie letture, tramutato in alcune occasioni in collaborazioni. Poi il meccanismo dei social è noto, se il numero di followers cresce di molto, allora si può diventare appetibili per le case editrici che possono ricavare una buona pubblicità dai nostri post.
Cioè, lavorate per gli editori?
Se faccio riferimento alla mia esperienza personale, no. Non ho contratti con gli editori, il ritorno economico non è la parte fondamentale di questa esperienza, dal momento che a oggi è praticamente nullo. Mi è capitato che autori emergenti mi chiedessero quale fosse il mio tariffario, ma fino a ora ho sempre risposto che non avrei accettato soldi per promuovere a prescindere un libro. Il mio giudizio sull’opera deve rimanere libero e intellettualmente onesto. Per le case editrici è diverso: quando mi è capitato di collaborarci ho ricevuto in omaggio la copia del libro con l’impegno di leggerlo e di parlarne. Si attiva così un meccanismo di promozione attraverso storie, post, tag, recensioni.
Tra libri e lettori, la tua posizione è nel mezzo? Sei un veicolo?
Sì, diciamo che si è vettori potenziali. Casa editrice, libreria, lettori, io dovrei, in teoria, influenzare il pubblico, stimolarne la lettura e perché no, l’acquisto.
Hai riscontri dai lettori?
Ci sono periodi più proficui, altri in cui l’attenzione cala. Dipende anche da come agisci.
Cioè?
Le analisi di mercato dei social media manager indirizzano a capire quali argomenti approfondire, ma ci sono anche valutazioni autonome. Se un tuo post ha ottenuto grande seguito significa che il tuo pubblico attuale è interessato al genere che hai trattato, ma io tendo a proporre soprattutto cose che mi piacciono e non mi affido a logiche di mercato e ai guru del web. Alcuni bookstagrammer confidano, ad esempio, nelle novità e selezionano i libri in base al proprio pubblico di riferimento. L’onda delle novità può portare maggiori riscontri, diversamente anche gli amanti dei classici hanno i propri follower. Novità, classici, poesia, io condivido ciò che leggo e mi piace, magari un libro ritrovato per caso in cantina.
Negli ultimi vent’anni molte librerie hanno chiuso, oggi la possibilità di acquistare libri on line rende difficile la vita ai librai che hanno resistito finora. Eppure le librerie fisiche sono state e ancora sono un luogo in cui ci si può incontrare e confrontare.
Le librerie sono importantissime, vorrei aprirne una, un giorno forse lo farò. Soluzioni per tenere in vita le librerie ci sarebbero, ma serve l’impegno di chi stabilisce le regole. Il ddl promozione lettura andava in quella direzione perché stabiliva un limite alla scontistica applicata dai negozi on line. I negozi on line saltando la filiera possono permettersi margini di sconto impossibili per i negozi fisici, soprattutto per gli indipendenti. Faccio da relatrice alle presentazioni in libreria, le chiusure forzate per la pandemia sono state un duro colpo, ma si sta ripartendo.
Social network. Ritieni che gli utenti leggano libri?
Sì, solitamente sì. Io ho un pubblico per lo più di lettori. Chi legge segue i profili di persone che parlano di libri. Oltre al mio profilo social di bookstagrammer, ho un profilo personale e da lì seguo profili che mi interessano, si può andare dall’arredamento ai temi delle mamme, ma ci sono sempre anche i libri, gli autori, le case editrici. Vale lo stesso principio per le persone che seguono il mio profilo Instagram un_oceano_di_libri.
Il tuo diario.
Leggere è un mondo a parte. È un posto in cui mi sento al sicuro anche se a volte ho bisogno di staccarmi. Scompaio per tornare più carica, con nuovi stimoli.
Prediligi un social network rispetto agli altri?
Instagram senza dubbio. Avevo anche una pagina Facebook ma ho smesso di utilizzarla. Facebook non mi piace più. Poi amo la fotografia e quindi su Instagram sto bene, mi piace scorrere le immagini quanto pubblicare foto. L’unione di immagini e parole mi stuzzica. Ho provato a utilizzare twitter ma il limite al numero di caratteri mi ha frenato. Ho bisogno di più testo per parlare di libri. Inoltre non sono il tipo da battuta veloce. TikTok lo trovo ancora meno incline alle mie peculiarità. Ha portato spesso alla ribalta personaggi senza alcun talento, a volte di cattivo gusto.
Una bookstagrammer può permettersi un genere preferito?
Non mi piace tutto, ma non mi faccio frenare dal mio gusto personale. Se reputo interessante un’uscita la prendo anche se si può allontanare dal mio genere. Preferisco la narrativa contemporanea ma non rifiuto i classici. Se la trama è ben costruita e originale posso leggere un fantasy. Amo Haruki Murakami, e ho tenuto un gruppo di lettura su questo straordinario scrittore.
Il tuo libro preferito?
Norwegian wood. Tokyo blues, anche se ho un tatuaggio ispirato a Oceano mare di Alessandro Baricco.






