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ACCADDE DOMANI - Claude Debussy - Italianinews

ACCADDE DOMANI – Claude Debussy

Claude Debussy muore a Parigi il 25 marzo del 1918 a cinquantasei anni a causa di un male incurabile, ciononostante gli ultimi anni della sua vita sono incredibilmente fecondi e produttivi.
Mancano otto mesi alla fine della Prima guerra mondiale e Parigi è bombardata dall’esercito tedesco. La difficile situazione militare della Francia non consente che vengano celebrati funerali di Stato per il compositore, né cerimonie al momento della sua sepoltura, o celebrazioni delle sue opere. 
Nel 1980 la Banque de France conierà la banconota da 20 franchi con la sua effigie, che verrà ritirata soltanto con l’avvento dell’euro.
Achille-Claude Debussy è figlio di piccoli commercianti di porcellane ed entra nel Conservatorio di Parigi nel 1872 studiando composizione con E. Giraud e pianoforte con A.-F. Marmontel. Nel 1884 ottiene il Prix de Rome con L’enfant prodigue
Frequenta ambienti parigini legati al simbolismo e all’impressionismo, tra cui il salotto di Mallarmé, preferendo molto spesso la compagnia di poeti e scrittori a quella di musicisti.

Il rapporto con Wagner

Si interessa all’opera di Wagner, e non ne risulta impermeabile, come del resto la maggior parte dei francesi suoi contemporanei. Molti letterati entusiasti di Wagner vedono l’universo tematico e artistico di Debussy (Baudelaire, Verlaine, Mallarmé…) permeato di molte tematiche wagneriane.
Egli riconosce il genio e la grandezza wagneriana, ma ne prende tuttavia le distanze, aderendo a quel profondo cambiamento del linguaggio musicale che è lo specchio di un’intricata trama di antagonismo franco-tedesco che precede la Prima guerra mondiale.

Se la musica drammatica soffre al giorno d’oggi ciò è dovuto al fatto che essa ha male interpretato l’ideale wagneriano e ha voluto trarne una formula inaccettabile per il nostro popolo. Wagner non è un buon professore di francese [C. Debussy, 1° novembre 1913].

Un’interessante riflessione di Jean-Jacques Nattiez ci aiuta a comprendere meglio questo concetto:

A ben guardare, Debussy si situa agli antipodi di Wagner. Nel duetto d’amore dei due protagonisti, nel quarto atto di Pélleas et Mélisande, Pélleas sussurra «Je t’aime». «Je t’aime aussi» risponde Mélisande. «Oh! qu’as tu dit, Mélisande! Je ne l’ai presque pas entendu!» E in quel preciso istante, laddove in Tristan un Isolde Wagner avebbe scatenato un dilagare di sequenze armoniche e di accordi di settime diminuite, l’orchestra di Debussy tace. Mai il silenzio è stato così intenso. [Nattiez, L’universo wagneriano, i wagnerismi, il debussismo]

C’è chi utilizza moltitudini per esprimere le emozioni più grandi e chi preferisce dar voce all’eleganza, all’ineffabile e al silenzio. Claude Debussy appartiene alla seconda corrente di pensiero.

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